di Federica Priori
Cremona Oggi, 25 agosto 2026
Nel dibattito sulla Casa Circondariale interviene la cooperativa che da dieci anni attiva percorsi di inserimento lavorativo per persone in esecuzione penale, con azioni virtuose nel settore. Anche la Cooperativa Sociale Nazareth, che da dieci anni porta avanti percorsi di inserimento lavorativo per persone in esecuzione penale, entra nel dibattito che si è aperto di recente sulla Casa Circondariale di Cremona, con diversi episodi di violenza accaduti durante l’estate e a seguire la visita in struttura dei Radicali. Un intervento che intende non contrapporsi bensì aggiungersi alle dichiarazioni già rilasciate sul carcere, per sottolineare anche le azioni virtuose messe in campo nel settore: sono mediamente dieci i detenuti introdotti da Nazareth ogni anno nelle attività di inserimento lavorativo gestite dalla Cooperativa.
di Monica Dolciotti
Il Telegrafo, 25 agosto 2026
“Insieme ai consiglieri alleati Andrea Dinelli di Fratelli d’Italia e Carlo Ghiozzi della Lega (era presente anche Costanza Vaccaro per Alternativa Popolare), ho incontrato i rappresentanti del sindacato Fials Livorno (che ha invitato tutti i gruppi del Consiglio Comunale) per discutere dell’assistenza sanitaria nella casa circondariale Le Sughere. Le segnalazioni raccolte indicano una condizione di crescente difficoltà, aggravata dall’arrivo di ulteriori detenuti provenienti anche da Sollicciano (Firenze) e dalla contestuale insufficienza del personale sanitario”. A riferirlo è Alessandro Guarducci capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale.
di Mauro Giustozzi
Corriere Adriatico, 25 agosto 2026
Il concerto sabato 29 agosto. Sollievo e armonia attraverso la musica in luoghi di disagio e sofferenza. Protagonista il carcere anconetano di Montacuto dove andrà in scena sabato 29 agosto il concerto della band maceratese Route77, capitanata dall’avvocato Vando Scheggia, che si esibirà dalle 9 alle 11 in una sala appositamente allestita per accogliere una parte dei detenuti per reati comuni presenti nella struttura. L’iniziativa è nata da un’idea dello stesso Vando Scheggia e subito appoggiata da un altro legale come Giancarlo Giulianelli, qui nella veste di Garante regionale dei diritti della persona e dei detenuti, che ha trovato la piena condivisione del comandante della Polizia penitenziaria di Montacuto e Barcaglione, Nicola De Filippis.
di Mauro Palma
Il Manifesto, 25 agosto 2026
La sinistra, soprattutto nel nostro Paese, non ha bisogno di impostare una riflessione sul programma ripensando a presunti eccessi nella battaglia per i diritti. Dovendo dare una indicazione a un giovane per comprendere il presente non esiterei a dirgli “stay woke”, così riprendendo un originario invito a tenere gli occhi aperti, a comprendere il presente, a leggere le disuguaglianze. A capire come anche la normalità quotidiana abbia il germe della sottomissione dei diritti di taluni alla cupidigia impositiva di altri. Non avrei paura di ubriacarmi, come alcuni sembra abbiano avuto e abbiano tuttora, di eccessiva attenzione a tali diritti soggettivi, perché il contesto è talmente distruttivo dei diritti delle minoranze da non temere eccessi di attenzione unidirezionale.
di Rocco Tralli
Il Fatto Quotidiano, 25 agosto 2026
Un Paese spaventato vuole protezione, uno consapevole vuole soluzioni. La paura è una delle emozioni più potenti, semplifica la realtà, cattura l’attenzione e spinge a cercare protezione. Ed è proprio per questo che, nella comunicazione politica e sui social, funziona molto bene. Basta scorrere un feed per trovare una successione continua di aggressioni, furti, risse, degrado e violenze. Episodi reali, naturalmente, ma quando viene mostrata sempre e soltanto una parte della realtà, il rischio è quello di trasformare la cronaca in una percezione permanente di allarme. E così, bastano pochi minuti sui social per darci l’impressione di vivere in un Paese completamente fuori controllo. La politica ha imparato a fare leva sul pericolo immediato, tralasciando le criticità strutturali che incidono davvero sulla vita quotidiana: una scuola fragile, salari insufficienti, la difficoltà dei giovani nel costruirsi un futuro, la violenza sulle donne, l’integrazione mancata, la crisi demografica e la delocalizzazione delle attività produttive. Sono proprio questi i temi su cui la politica dovrebbe costruire attenzione, consenso e, soprattutto, risposte.
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 25 agosto 2026
Stop di Toscana e Campania. Il presidente dell’Emilia-Romagna prima apre, poi frena. La Germania smorza le tensioni sui dublinanti: “Non c’è alcuna divergenza con Roma”. I nuovi Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) sono ancora solo sulla carta ed è molto probabile che ci restino, da qui alla fine della legislatura. Ma continuano ad alimentare la polemica politica, dopo che da destra hanno rilanciato l’obiettivo di costruirli “anche nelle regioni contrarie” (parole di Giovani Donzelli, tra i principali dirigenti di Fratelli d’Italia). Nello specifico, si tratta di Toscana, Campania ed Emilia-Romagna, tutte e tre amministrate dal centrosinistra. E dopo Eugenio Giani e Roberto Fico, entra nel dibattito il governatore Michele de Pascale, che a febbraio aveva aperto all’ipotesi di realizzarne uno a Bologna, come proposto dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, salvo poi frenare per le reazioni furibonde dentro il Pd e da parte degli alleati del campo progressista.
di Bianca Lattanzi
Il Manifesto, 25 agosto 2026
Il meloniano Riccardo De Corato chiede un secondo centro a Milano. Le Ong: “l’esternalizzazione delle frontiere non ferma le partenze ma nasconde le violazioni dei diritti”. Dopo Toscana e Campania, ieri l’Emilia Romagna è tornata a polemizzare con il progetto del governo di imporre un Cpr in ogni regione. Secondo i dati forniti dal rapporto di gennaio 2026 del Tavolo asilo e immigrazione, attualmente i centri di permanenza per il rimpatrio sono dieci con solo la metà dei posti occupati. Se si considera l’incidenza dei rimpatri, raramente la percentuale ha superato il 10%. Il rapporto del Tavolo sull’asilo e l’immigrazione parla di “istituzioni totali” con casi segnalati di suicidi e autolesionismo, oltre all’abuso nella somministrazione di psicofarmaci. Due settimane fa un uomo è morto nel Cpr di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 25 agosto 2026
Il quarto morto in pochi mesi a Borgo Mezzanone. Il fratello Nazim e i compagni lo hanno cercato per giorni nelle campagne del foggiano. Lo hanno trovato i carabinieri, cadavere, nel bagagliaio di una delle tante auto abbandonate lungo le strade che collegano i campi di pomodori. Sadam Houssain, bracciante pakistano di 32 anni, è stato ucciso probabilmente la sera in cui è scomparso, il 4 agosto. Lo ipotizzano gli inquirenti, dato che il corpo è stato trovato in avanzato stato di decomposizione. La procura di Foggia ha aperto un fascicolo per omicidio volontario a carico di ignoti. Due le ipotesi al vaglio degli investigatori: una morte sul lavoro (come quella di Satnam Singh a Latina) occultata dai caporali o una vera esecuzione, per aver visto qualcosa o pestato i piedi a qualcuno che gestisce la manovalanza di origine straniera nel periodo della raccolta.
di Teresa Cioffi
Corriere della Sera, 25 agosto 2026
L’ong: “Non collaboriamo con i criminali libici”. Piantedosi: “Hanno violato le norme”. La nave aveva soccorso 6 persone, di cui 3 minori non accompagnati in acque internazionali. Resta in porto, a Napoli, la Sea-Watch 5, con 45 giorni di fermo e 7.500 euro di multa. L’accusa è di non aver collaborato con le autorità libiche. La nave era approdata giovedì 13 agosto alle 3 del mattino dopo quattro giorni di navigazione: aveva soccorso 6 persone, di cui 3 minori non accompagnati (“persone provenienti dal Medio Oriente”) in acque internazionali, in SAR libica. “Abbiamo informato l’Italia e i Paesi europei limitrofi - fanno sapere dall’Organizzazione non governativa -. Ma non il cosiddetto centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico, un’autorità fantoccio che serve a legittimare e rendere interlocutore accettabile quegli uomini e trafficanti che, poco dopo il soccorso, ci hanno puntato contro un fucile intimandoci di allontanarci dal “loro territorio”.
di Claudio Dionesalvi
Il Manifesto, 25 agosto 2026
Il ghetto dopo la favela. Potrebbe essere questo il destino delle 93 famiglie di origini rom, abitanti da 40 anni nella baraccopoli di Scordovillo, a Lamezia Terme. “La giunta regionale - la denuncia di Giacomo Marino dell’associazione Un Mondo di Mondi - ha deciso di affrontare la negazione del diritto alla casa delle famiglie rom con la negazione di questo diritto sotto altra forma. La legge regionale approvata il 7 luglio scorso rende infatti inapplicabile la normativa in vigore dal 1996”, norma che regola le assegnazioni degli alloggi. “Tutto ciò - ribadisce Fiore Manzo, attivista rom dell’associazione Lav Romanò - cancella le tutele sociali delle famiglie coinvolte e innesca conflitti nel tessuto urbano”. La vicenda di Scordovillo è annosa e tormentata.









