agensir.it, 3 luglio 2026
“Il profumo del pane appena cotto, dello zucchero che caramella, della pasta di mandorle lavorata a mano, del biscotto appena uscito dal forno. Anche così si può parlare di carcere e dei laboratori nati dentro le mura di alcuni istituti penitenziari italiani, dove uomini e donne detenuti imparano un mestiere vero, con orari, regole, clienti da non deludere”. Stefano Lampertico, direttore di “Scarp de’ tenis”, introduce così il dossier del nuovo numero della rivista di strada. “Lo certificano i numeri: chi lavora durante la detenzione, soprattutto con percorsi formativi solidi come quelli della pasticceria, ha una recidiva minore rispetto a chi, i mesi e gli anni, li passa in una cella senza far nulla.
di Andrea Casadio
Il Domani, 3 luglio 2026
Gli studiosi hanno le idee chiare: la crisi della salute mentale dei giovani è provocata dal peggioramento delle loro condizioni materiali e non dal diffondersi dei social e dei telefonini. Vietarli, quindi, non serve a niente. Lo scorso 15 giugno, l’ormai ex primo ministro inglese, Keir Starmer, ha annunciato: “I social media verranno vietati a tutti i giovani di età inferiore ai 16 anni. Restituiamo ai nostri ragazzi la loro infanzia!”. Come se i social fossero un mostro maligno che li turba e li corrompe.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 3 luglio 2026
Dopo la decisione della Corte Suprema arriva la stretta: 10mila arresti in 5 giorni da parte dell’Ice, nel mirino le migranti che potrebbero partorire negli Stati Uniti. Donald Trump non si arrende, dopo la decisione della Corte Suprema di lunedì scorso che ha annullato l’ordine esecutivo presidenziale con il quale si negava lo ius soli, limitando il diritto alla cittadinanza automatica per i bambini nati negli Stati Uniti. Forte dell’apparato statale a sua disposizione e dei teorici che fanno capo a vari think tank per motivare una serie di interventi - a partire dall’organizzazione America First Legal fondata da Stephen Miller -, il presidente degli Stati Uniti prosegue dritto come un treno.
di Mario Del Pero
Il Domani, 3 luglio 2026
La vicenda della sentenza sullo ius soli della Corte suprema ci mostra lo scontro in atto tra diverse visioni di cosa la nazione statunitense sia e debba essere. Oggi incassa una sconfitta, ma è un fatto che il presidente ripropone categorie, logiche e lessici (gli immigrati che “avvelenano il sangue dell’America”, ad esempio) lontane nel tempo, che parevano avere perso qualsiasi legittimità. È certamente una sconfitta per Donald Trump, il pronunciamento della Corte suprema che conferma l’interpretazione consolidata del 14° emendamento sul diritto di cittadinanza per nascita sul territorio degli Stati Uniti e dichiara incostituzionale l’ordine esecutivo che Trump aveva promulgato non appena insediatosi nel gennaio 2025. Una sconfitta che è però temperata da altre decisioni della Corte, su tutte quella che estende grandemente i poteri dell’esecutivo e limita l’indipendenza di agenzie federali. E che non chiude una discussione sullo ius soli semplicemente inimmaginabile sino a pochissimi anni da, con tre giudici (Gorsuch, Alito e Thomas) apertamente schierati con Trump e un quarto, Kavanaugh, che vota sì con la maggioranza, ma non condivide l’idea della incostituzionalità dell’ordine esecutivo di Trump e asserisce che un provvedimento del Congresso possa porre termine all’attuale applicazione universale dello ius soli. La Corte suprema salva l’anima d’America: Trump sconfitto dai giudici sullo Ius soli Se mettiamo le dispute costituzionali da parte, la vicenda è illustrativa soprattutto dello scontro in atto tra diverse visioni di cosa la nazione statunitense sia e debba essere. E della radicalità estrema del nazionalismo razziale di Trump, sublimata proprio da quell’ordine esecutivo che pretendeva di cancellare il 14° emendamento. Tra le tante dialettiche che hanno segnato la parabola degli Stati Uniti, centrale è stata a lungo quella tra due opposte concezioni della nazione. Da una parte quello civica, costituzionale, progressiva; dall’altro quella essenzialista, razziale e quasi pre-costituzionale a cui Trump oggi dà voce.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 2 luglio 2026
Settantacinque anni, malato, da poco colpito da ictus, entrato qualche giorno prima per scontare una pena non elevata, muore in solitudine nel carcere fiorentino di Sollicciano. Pochi chilometri più a ovest, alle Dogaie di Prato, a soli ventisei anni muore anche lui in carcere e non per scelta volontaria. Pare avesse denunciato violenze subite dalle forze di Polizia al momento dell’arresto. Due storie che non stordiscono l’opinione pubblica come dovrebbe accadere, che lasciano insensibili le istituzioni. Siamo a 114 morti nelle prigioni d’Italia dall’inizio dell’anno. Una parte viene qualificata dall’amministrazione penitenziaria come decessi con cause da accertare. Il punto è che restano tali anche nei mesi e anni a seguire.
di Sara Di Sciullo
adnkronos.com, 2 luglio 2026
Il presidente del Gnpl: “Segnalata lunga attesa per la liberazione anticipata”. Il sovraffollamento carcerario e le misure per contrastarlo, l’ondata di caldo eccezionale in tutta Europa e gli interventi negli istituti penitenziari, il sequestro disposto dal gip del Tribunale di Firenze di sei sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano: ne parla in un’intervista all’Adnkronos Riccardo Turrini Vita, presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl).
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 2 luglio 2026
La Suprema Corte annulla il no del Tribunale di Locri a un detenuto che chiedeva di vedere la moglie senza agenti a vista. La Corte di Cassazione ha bocciato il Tribunale di Locri, che aveva negato a un detenuto i colloqui riservati con la moglie. L’uomo aveva chiesto di poterla incontrare senza il controllo a vista degli agenti, la possibilità aperta dalla sentenza numero 10 del 2024 della Corte costituzionale. I giudici calabresi avevano detto no per due motivi: la pericolosità del detenuto, condannato in via definitiva per associazione mafiosa e per omicidio e ancora sotto processo per un altro omicidio, e il fatto che il matrimonio fosse stato celebrato in carcere, senza prova di una convivenza precedente. La quarta sezione penale ha annullato quella decisione e ha rimandato il caso allo stesso Tribunale, spiegando che nessuna delle due ragioni sta in piedi così com’è stata scritta.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 2 luglio 2026
La rimessione alle Sezioni Unite delle norme sulla tutela del difensore da intercettazioni e perquisizioni, disposta dalla sesta sezione penale della Cassazione, non investe un dettaglio procedurale, ma il punto di equilibrio più delicato dell’intero sistema penale: il confine tra l’esigenza di ricerca della prova e la tutela della funzione difensiva. Il quesito è netto. Le garanzie che l’articolo 103 del codice di rito appronta per ispezioni, perquisizioni e sequestri negli uffici dei difensori hanno carattere soggettivo - perché ancorate alla qualità professionale dell’avvocato e alla salvaguardia del relativo segreto - oppure carattere meramente funzionale e, dunque, operano soltanto a favore del difensore dell’indagato o dell’imputato nel procedimento in cui l’atto si rende necessario? Detto altrimenti: quelle garanzie sopravvivono quando è l’avvocato stesso a essere iscritto nel registro degli indagati?
di Angela Stella
L’Unità, 2 luglio 2026
Il Tribunale di Sorveglianza di Roma respinge il ricorso dell’anarchico al carcere duro dal 2022: “Il suo gruppo è pericoloso, potrebbe guidarlo”. Alfredo Cospito resterà detenuto al 41 bis. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha infatti respinto il ricorso presentato dalla difesa contro la proroga del regime di carcere duro disposto dal ministero della Giustizia, confermando il rinnovo della misura restrittiva per altri due anni. L’anarchico, rinchiuso nel carcere di Sassari, è sottoposto al 41 bis dal 2022. Il ricorso era stato presentato dall’avvocato Flavio Rossi Albertini, che aveva contestato le motivazioni alla base del decreto ministeriale.
di David Romoli
L’Unità, 2 luglio 2026
Stop alla semilibertà di cui usufruiva dal 2017. Non solo. L’ex Nar ora a Rebibbia è sorvegliato, chiuso in uno spazio “dedicato” 24h - senza poter avere rapporti con nessuno, né ricevere visite - a scontare tre anni di isolamento diurno. La funzione rieducativa della pena sarebbe sancita da un articolo della Costituzione spesso ignorato anche da chi sbandiera continuamente, a proposito e a sproposito, la sacralità della Carta. Capita che si vada oltre la semplice ignoranza dell’art. 27 della Costituzione e che la pena, per ottusità feroce o per una vendicatività che sopravvive ai decenni, sia utilizzata per stracciare e cancellare una rieducazione già avvenuta, certa, comprovata. È il caso del processo contro tre ex leader delle Br oggi tutti ultraottantenni.
- Intercettazioni, sì a uso cautelare per altro reato se l’autorizzazione era legittima
- Toscana. Il Garante dei detenuti: da Prato a Firenze è una mattanza, lo Stato rispetti la dignità
- Emilia Romagna. Petitti (Pd): “Carceri, non possiamo più limitarci a gestire l’emergenza”
- Liguria. “Carcere, parte della comunità. Anche in estate”
- Sardegna. Sul 41-bis Nordio tira dritto: “Nessun pericolo infiltrazioni, Isola luogo giusto”










