di Elisabetta Zamparutti
L’Unità, 4 luglio 2026
Continua la serie degli “amicus curiae” di Nessuno tocchi Caino su Domenico Papalia, l’ergastolano più ergastolano che vive in Italia avendo già espiato ininterrottamente mezzo secolo di pena. Ha conosciuto tutte le forme più afflittive della detenzione previste dalla legge penitenziaria, a tal punto che il carcere lo ha segnato nella forma più dura, quella della pena corporale e della tortura. È sopravvissuto a tutto questo, speranza contro ogni speranza, grazie a una forza d’animo straordinaria. Sul tavolo dei magistrati - che devono decidere se i suoi 81 anni di età, i 50 di pena espiata e le sue condizioni di salute siano ancora compatibili con lo stato di detenzione - sono sicuramente giunte le cosiddette “informative della DDA” che raccontano un altro Papalia, quello della preistoria criminale. Vorremmo che al fascicolo siano allegate anche le “informative di NTC”, che raccontano il Papalia che abbiamo conosciuto noi, quello che ha chiuso col suo passa to ed è rinato a una nuova vita, volta al bene e ai valori umani universali. S.D.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 4 luglio 2026
Alessandra Truscello, quando entrai nel carcere pisano, nel 1996, era una ragazza di trent’anni, e sembrava una ragazza di venti. Dunque molto seria, molto gentile, molto magra, dai lunghi capelli neri. Un’educatrice: nel lessico ufficiale si sarebbe chiamata “funzionaria della professionalità giuridico-pedagogica”, terribilità dei progressi sindacali e ministeriali. Avevo alle spalle galere precedenti, e un’età ragguardevole, l’idea di essere rieducato da quella ragazza o dai suoi bravi colleghi, uomini e donne - Salvatore, Piera, Loredana, Orlando, Liberata - mi faceva sorridere. Avemmo nove anni da trascorrere insieme, pressoché quotidianamente, ci sbrigammo a volerci bene.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 4 luglio 2026
Ancora una volta la Cedu bacchetta l’Italia in tema di violenza di genere. E ancora una volta lo fa censurando la “cultura sessista e stereotipata” che continua a serpeggiare nelle aule di giustizia, con il rischio di esporre le donne che denunciano a una vittimizzazione secondaria. Come avviene ed è avvenuto nell’ultimo caso esaminato dalla Corte di Strasburgo, che ha condannato il nostro Paese per aver agito male e con ritardo in una vicenda di violenza domestica. A “stupire” i giudici, si legge nella sentenza pubblicata il 2 luglio, sono le parole utilizzate da una pm di Benevento.
Il Sole 24 Ore, 4 luglio 2026
Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 120/2026, depositata oggi, pronunciandosi sulle questioni sollevate dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Siracusa in un procedimento penale riguardante il trasporto via mare di trentaquattro migranti. Non sono costituzionalmente illegittime le pene previste per il reato di morte o lesioni come conseguenza dei delitti in materia di immigrazione clandestina, introdotto nel 2023 dal cosiddetto “decreto Cutro”. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 120/2026, depositata oggi, pronunciandosi sulle questioni sollevate dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Siracusa in un procedimento penale riguardante il trasporto via mare di trentaquattro migranti. In seguito alla collisione dell’imbarcazione con una motovedetta intervenuta per prestare soccorso, tre persone erano decedute e altre dieci erano rimaste ferite.
Il Sole 24 Ore, 4 luglio 2026
La Cassazione ribadisce l’orientamento già espresso e che fa applicazione del principio del favor rei per cui l’applicazione ai processi pendenti del nuovo regime di sostituzione della pena non include il divieto in caso di sospensione condizionale. La Corte di cassazione ha accolto il ricorso che lamentava la mancata presa in considerazione della richiesta di sostituzione della pena detentiva breve perché dichiarata incompatibile con la sospensione condizionale della pena. La sentenza n. 24832/2026 ha respinto il ragionamento dei giudici di merito sull’applicabilità della preclusione per fatti commessi ante Riforma Cartabia.
di Rossella Conte
La Nazione, 4 luglio 2026
C’è carenza di posti? In casi di emergenza si possono utilizzare anche brande e materassi a terra. È quanto ha comunicato il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, attraverso il provveditorato regionale della Toscana, ai direttori delle carceri. In particolare, per far fronte a dinieghi ad accettare detenuti per il sovraffollamento, si devono utilizzare “tutti gli spazi disponibili fino al raggiungimento del limite indicato e se necessario anche oltre, adottando in tali casi ogni iniziativa ritenuta opportuna, compresa, in via estrema per quanto assolutamente provvisoria, la collocazione di brande o materassi a terra”.
di Alessandra Rossi
Il Secolo XIX, 4 luglio 2026
Per l’associazione Nessuno Tocchi Caino e la Camera Penale ligure “è inaccettabile”. Sopralluoghi nelle case circondariali di Marassi, Pontedecimo e Imperia. Nel carcere di Marassi i detenuti della seconda sezione, quelli con condanne definitive, hanno rivestito di stoffa le plafoniere di neon perché persino la luce aumenta in maniera insopportabile il caldo di queste giornate. Il rubinetto del bagno resta sempre aperto con l’acqua fredda per rinfrescare lo yoghurt o persino l’ambiente. E quel caldo opprimente aumenta ad ogni piano che si sale. A raccontarlo è Fabiana Cilio, presidente della Camera penale ligure, reduce in questi giorni da alcuni sopralluoghi nelle carceri di Marassi, Imperia e Pontedecimo insieme a Nessuno Tocchi Caino e in collaborazione con il neonato Movimento Italiano Diritti Detenuti.
di Niccolò Gramigni
La Nazione, 4 luglio 2026
Il vicepresidente dell’Ordine, Mangini: “Preoccupa il fatto che all’assessora Monni sia stato impedito di accedere ai locali. Fondamentale garantire la piena tutela dei percorsi di cura per i detenuti”. Il carcere fiorentino di Sollicciano è sempre più nel caos e il fatto che all’assessora regionale alla sanità Monia Monni sia stato negato l’accesso ai locali dell’articolazione della salute mentale non getta certo acqua sul fuoco. Anche l’Ordine degli psicologi della Toscana manifesta forte preoccupazione. “Preoccupa il fatto che all’assessora regionale alla sanità Monia Monni sia stato negato l’accesso ai locali dell’articolazione della salute mentale durante la visita istituzionale, perché la trasparenza è fondamentale garantire la piena tutela dei percorsi di cura per i detenuti”, afferma Simone Mangini, vicepresidente e referente del Gruppo di lavoro Psicologia Penitenziaria dell’Ordine degli Psicologi della Toscana.
di Eleonora Dragotto
La Repubblica, 4 luglio 2026
Il Garante Luigi Pagano: “I detenuti sono troppi, inutile girarci intorno”. La notte è un inferno, perché mentre tu sei chiuso dentro, il cemento rilascia il calore”. A. N. ricorda così le estati passate al carcere di Bollate, da cui è uscito nel 2024. La sua cella si trovava al quarto piano, il più caldo. “Lì la situazione è invivibile, visto che al posto del tetto c’è una colata di catrame”. Per i detenuti l’aria condizionata non esiste, né in cella né negli ambienti comuni. “Ho visto compagni collassare in biblioteca a causa dell’afa”. E persino ottenere dei ventilatori è complicato. “Per problemi amministrativi, era possibile acquistarli solo a luglio inoltrato”.
di Giuseppe Baldessarro
La Repubblica, 4 luglio 2026
Per due giorni consecutivi sono rifiutati di rientrare in cella e hanno appiccato il fuoco. La denuncia dei sindacati della penitenziaria. Proteste, incendi e una lunga trattativa per far rientrare la situazione. La mancanza d’acqua all’interno dell’intero carcere della Dozza ha provocato due notti ad alta tensione. Lo dicono in una nota congiunta i segretari di tutte le sigle sindacali della polizia penitenziaria (Sappe, Sinappe, Osapp, Uil, Cisl, Con.Si.Pe, Cnpp/S.pp e Cgil) che chiedono “interventi immediati all’amministrazione e a tutte le autorità competenti”.
- Ferrara. Il carcere al collasso: “Superata la capienza. Oltre 100 detenuti in più”
- Novara. La chiusura del 41 bis non elimina i problemi del carcere
- Bologna. Il progetto di don Domenico per i minori soli usciti dal carcere
- Modena. Inclusione lavorativa. Bottega di pasta fresca prodotta dai detenuti
- Napoli. “Noi per Nisida”, l’Ordine dei Medici di Napoli accanto ai giovani detenuti










