di Elisa Barresi
ilreggino.it, 24 marzo 2026
Dalla cattedra universitaria alla direzione sanitaria del carcere di Catanzaro, il professor Giulio Di Mizio racconta un sistema complesso e poco conosciuto: tra ritardi storici, criticità strutturali e importanti progressi, emerge il ruolo cruciale della sanità penitenziaria nella tutela dei diritti e nella tenuta dello Stato di diritto. Abbiamo incontrato Giulio Di Mizio, Professore Associato di Medicina legale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro (Dipartimento di Giurisprudenza), Direttore della Sanità Penitenziaria dell’ASP di Catanzaro e componente del direttivo della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria (SIMSPe). Con lui un confronto diretto, approfondito e senza filtri su un settore poco conosciuto ma cruciale.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 24 marzo 2026
Progetto dedicato al personale della Medicina Penitenziaria di Modena e Castelfranco. Altini (dg Ausl): “Passi avanti in un contesto difficile”. Alessio La Monica: “Più sicurezza per tutti”. La formazione come leva per rafforzare sicurezza e qualità dell’assistenza sanitaria in carcere: è questo l’obiettivo del nuovo percorso di sviluppo professionale dedicato agli infermieri della Medicina Penitenziaria di Modena e Castelfranco Emilia, realizzato in collaborazione con il Dipartimento Interaziendale di Emergenza-Urgenza, che ha preso il via nei giorni scorsi. “Il percorso - spiegano dall’Ausl - si inserisce in un progetto più ampio e condiviso di valorizzazione professionale e sviluppo delle competenze avanzate, pensato per rispondere alla complessità del contesto carcerario e rafforzare la sicurezza clinica e operativa”.
corrieredisaluzzo.it, 24 marzo 2026
È quanto emerso durante il convegno “Carcere oggi: 50 anni dopo la riforma”, di sabato 14 marzo nella sala Rovasenda della Castiglia. Non è stata casuale la scelta della location. Quel luogo, che oggi ospita la memoria del passato carcerario e la storia cavalleresca, è stato per oltre un secolo il carcere a Saluzzo, trasferito in Regione Bronda a metà degli anni Novanta. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, la casa di reclusione Rodolfo Morandi è diventata istituto di alta sicurezza. Il convegno ha messo a nudo le ferite di un sistema in crisi, dove le carenze ostacolano la funzione rieducativa della pena e il riscatto sociale dei detenuti. Il risultato è un inasprimento del confine tra carcere e mondo esterno. A dividere le due realtà non sono solo le sbarre, ma un muro invisibile di burocrazia e pregiudizi che scava un solco profondo tra reclusione e società civile.
di Romano Francardelli
La Nazione, 24 marzo 2026
I detenuti di alta sicurezza di Ranza hanno scritto al Papa. Chiedono una visita privata fra le celle di alta sicurezza e dal Vaticano Papa Leone ha risposto lasciando la porta mezza aperta. Chissà. Silenzio e bocche cucite sul contenuto della lettera. In questi giorni all’ingresso principale super sorvegliato della casa di reclusione di alta scurezza di Ranza si è presentato l’Arcivescovo di Siena il cardinale Monsignor Augusto Paolo Lojudice, presidente della Conferenza Episcopale dei Vescovi della Toscana per portare il saluto della Santa Pasqua.
regione.sicilia.it, 24 marzo 2026
Una stanza della casa circondariale del Paglieralli di Palermo trasformata in laboratorio caseario, con pareti lavabili, acqua potabile e cappa di aspirazione. Non è un esperimento artistico, ma un progetto formativo con un preciso obiettivo: dotare i detenuti di competenze certificate e immediatamente spendibili nel mercato del lavoro, dentro e fuori i confini nazionali. Il titolo del percorso è volutamente lungo e denso: “La lavorazione del latte e i suoi derivati quale mezzo di crescita culturale e integrazione sociale dei soggetti limitati nella libertà”. A promuoverlo sono le Commissioni distrettuali Rotary “Promozione Prodotti Agricoli e Caseari” e “Sostenibilità del sistema agroalimentare” del Distretto 2110 Sicilia-Malta, in sinergia con l’Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, Coldiretti Sicilia e il dipartimento Stebicef dell’Università di Palermo.
siciliaogginotizie.it, 24 marzo 2026
Grazie al progetto Labirinti arte di strada e momenti di gioco per ricostruire legami familiari in un contesto di umanità e inclusione. Ci sono legami che nessuna distanza può spezzare, ma che hanno bisogno di tempo, spazio e umanità per continuare a vivere. In uno spazio - quello delle carceri - scandito da ritmi lenti ma precisi, quando le occasioni di relazione entrano, si crea qualcosa di unico ed eccezionale. Mercoledì 25 marzo, dalle ore 10 alle 12, presso la Casa Circondariale di Ragusa, si terrà l’evento “Sotto Sopra Show - Gran festa del papà”, promosso dal progetto Labirinti, grazie al quale i padri detenuti potranno incontrare i loro figli in un contesto diverso - fatto di sorrisi, gioco e condivisione - andando oltre le barriere del colloquio tradizionale. La mattinata sarà animata dallo spettacolo dell’artista di strada Giuseppe Buggea, che coinvolgerà grandi e piccoli con esibizioni di giocoleria, giochi di palline, monociclo e numeri su trave. A seguire, padri e figli potranno partecipare attivamente, giocando insieme e vivendo un momento autentico di vicinanza e leggerezza.
lavocedivenezia.it, 24 marzo 2026
Uno sguardo inedito sulla vita delle donne nelle carceri italiane attraverso l’obiettivo del fotoreporter Giampiero Corelli. La mostra “Domani faccio la brava - Donne e madri nelle carceri italiane” è aperta dal 20 al 29 marzo alla Scoletta dei Calegheri di Venezia, nell’ambito del programma Marzo Donna promosso dal Comune. Il reportage, frutto di un lavoro ventennale, documenta la realtà quotidiana in tredici istituti penitenziari femminili della penisola, da Venezia a Palermo, attraverso trenta scatti che alternano il colore al bianco e nero. Le immagini catturano storie di sofferenza ma anche di speranza e riscatto, raccontando la complessità della detenzione femminile in Italia.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 24 marzo 2026
Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha recentemente pubblicato un documento formale di osservazioni sul nuovo regolamento europeo in materia di rimpatri, avvertendo che alcune disposizioni rischiano di porre gli Stati membri in conflitto diretto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. L’allarme arriva mentre il Parlamento europeo si avvicina al voto finale su una riforma che il governo italiano ha invece accolto con entusiasmo, vedendoci la consacrazione del modello Albania.
di Alessia Candito
La Repubblica, 24 marzo 2026
Lo ha stabilito il Tar del Veneto in risposta alla class action presentata da sette associazioni. “Il Viminale ha 90 giorni di tempo per porre rimedio”. Entro 90 giorni il Viminale dovrà porre rimedio “all’inefficienza strutturale” delle questure di Vicenza e Venezia che ha impedito a centinaia di richiedenti asilo di presentare domanda. Lo ha stabilito il Tar del Veneto, affermando che si tratta di una “una disfunzione organizzativa non occasionale, bensì strutturale”, espressione di una specifica scelta dell’amministrazione. È una sentenza storica che rischia di avere effetti a cascata su tutte le questure d’Italia e causare non pochi problemi al Viminale, quella emessa dai giudici amministrativi in risposta alla class action presentata da sette associazioni, Asgi, Cadus, Casa di Amadou, Emergency, Lungo la Rotta Balcanica, Oxfam Italia, Spazi Circolari. Motivo? Sebbene già in passato diversi tribunali abbiano condannato l’inerzia amministrativa di uffici come quello di Torino, per la prima volta i giudici sottolineano che le lunghe code che si formano dietro le porte degli uffici Immigrazione sono il risultato di una precisa strategia.
Il Dubbio, 24 marzo 2026
L’inchiesta del quotidiano americano parla di almeno sette siti danneggiati, tra cui Evin e complessi legati ai Pasdaran. Cresce l’allarme per i prigionieri politici e per almeno sei cittadini americani detenuti in Iran. I raid aerei condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran avrebbero colpito anche strutture utilizzate dal regime per la detenzione di oppositori e prigionieri politici. A sostenerlo è un’inchiesta del Wall Street Journal, secondo cui almeno sette siti riconducibili all’apparato carcerario e di sicurezza iraniano sarebbero stati danneggiati nel corso della campagna militare. Tra questi figura anche il carcere di Evin, alla periferia nord di Teheran, simbolo della repressione della Repubblica islamica.
- Carceri italiane, il sovraffollamento cresce ancora
- Chi è “quasi libero” resta invisibile: il lavoro che cambia davvero le regole del gioco
- Referendum, affluenza boom. E per i sondaggisti l’esito è “imprevedibile”
- Meloni, il verdetto è politico: stabilità a rischio o volata finale
- Quei referendum che hanno cambiato la storia











