di Adekeye Adebajo*
Il Domani, 29 agosto 2025
La sicurezza umana - definita per la prima volta nel fondamentale Rapporto sullo sviluppo umano del 1994 del programma delle Nazioni unite per lo sviluppo - è un quadro innovativo post Guerra fredda che si concentra sugli individui, in contrapposizione agli stati nazionali. Da allora ha portato a una maggiore enfasi sulla protezione delle persone dalla fame, dalle malattie, dalla repressione e dai conflitti che influenzano negativamente i risultati sanitari, aggravano l’insicurezza alimentare e interrompono l’accesso all’acqua potabile.
di Daniela De Robert
vocididentro.it, 28 agosto 2025
Voci di dentro è il nome di questo giornale, che ha l’ambizione di portare fuori il racconto del mondo di dentro. Quello che scorre dietro le sbarre e i muri di cemento nell’indifferenza dei più. Ma le voci di dentro sono sempre più flebili di questi tempi, un po’ per il caldo insopportabile nelle celle affollate oltre ogni limite, anche oltre quei tre metri quadri a testa che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha indicato come soglia minima al di sotto della quale c’è una forte presunzione di trattamento inumano e degradante (vietato dall’articolo 3 della Convenzione europea insieme alla tortura). È lo stesso Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria a registrare queste situazioni. Al 31 luglio dieci persone detenute vivevano in uno spazio vitale inferiore ai tre mq. Molte di più quelle tra i tre e i quattro mq: 15.314. Bastano 5 cmq in più per superare la fatidica soglia segnata in rosso dal Dap e rientrare così nella “normalità” dell’anormale sovraffollamento, arrivato a una media del 134, 29%, ma che nella Puglia supera il 170%: in altre parole, ogni cento posti ci sono settanta persone in più.
di Giancamillo Palmerini
ilsussidiario.net, 28 agosto 2025
Al Meeting di Rimini si è parlato anche dell’importanza del lavoro in carcere e del ruolo rieducativo della pena. Non solo Mario Draghi e Giorgia Meloni al Meeting di Rimini che si è appena concluso, ma anche tanti altri, più o meno rilevanti a livello mediatico, incontri e dibattiti in cui si affrontano i grandi temi dell’attualità italiana ma non solo. Nei giorni scorsi, ad esempio, partendo da un corposo lavoro di studio, ma anche di proposte, prodotto dal Cnel di Brunetta nelle scorse settimane, sulla questione “recidiva zero” e sul ruolo rieducativo, come ci ricorda anche la nostra Costituzione del 1948, della pena.
di Edmondo Bruti Liberati
Il Dubbio, 28 agosto 2025
Il carcere che conosciamo ha poco più di due secoli: progresso rispetto a pene corporali, mutilazioni, deportazione e pena capitale, spesso con supplizi aggiuntivi. La storia è di riforme per una pena più rispettosa della dignità delle persone e più idonea a prevenire la recidiva; soprattutto limitarla come extrema ratio per i reati più gravi e allargare le possibilità di pene alternative. Ma è anche storia di regressi di fronte a gravi fatti di criminalità, e ancor più di fronte alle campagne “law and order”. Sono gli Stati Uniti la democrazia che più paga lo scotto di queste campagne. Permane la barbarie della pena di morte, che i democratici non hanno mai avuto il coraggio di affrontare alla radice, limitandosi alle “moratorie”, facilmente spazzate via da repubblicani al potere. Non caso uno dei primi atti della seconda presidenza Trump è stata la ripresa delle esecuzioni al livello federale. Il democratico Clinton aveva introdotto con three strikes and you are out un truculento trattamento della recidiva. Risultati, a tacere delle persistenti discriminazioni razziali: tasso di carcerazione dieci volte più alto della media europea, condizioni carcerarie spesso durissime e inumane cui corrispondono tassi di criminalità violenta elevatissimi rispetto all’Europa.
di Simona Musco
Il Dubbio, 28 agosto 2025
Rendere più difficile la concessione di permessi premio per chi è condannato per mafia o terrorismo. È questo l’obiettivo del disegno di legge presentato alla Camera dalla presidente della Commissione antimafia, Chiara Colosimo, insieme ad altri deputati. La proposta vincola la concessione dei permessi al parere dei pubblici ministeri, fino ad oggi non obbligatorio. L’iniziativa nasce a seguito di articoli di Repubblica che avevano documentato come alcuni esponenti di spicco delle associazioni mafiose avessero trascorso periodi fuori dal carcere durante le festività natalizie e pasquali. Nei primi mesi del 2025, i permessi concessi sono stati quasi 200.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 28 agosto 2025
Al meeting di Cl duro affondo della premier contro una parte della magistratura. La replica dell’Anm: “Noi non facciamo opposizione”. “Andremo avanti con la riforma della giustizia nonostante le invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati che provano a sostituirsi al Parlamento”. Non usa mezzi termini la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ieri di fronte alla platea “amica” del meeting di Comunione e Liberazione a Rimini ha rilanciato sulla separazione delle carriere e non solo, in vista del referendum che andrà in scena con ogni probabilità nel 2026.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 28 agosto 2025
Il segretario di Area democratica per la giustizia: “Noi schierati? Ma se ci sono anche indagini sul centrosinistra”. “Finiscono le ferie e ricomincia la campagna contro la magistratura. I giudici italiani non si intromettono nelle scelte governative ma si limitano a fare il loro dovere: garantire i diritti di tutti gli essere umani, così come sanciti dalle leggi italiane e da quelle internazionali che il nostro paese riconosce. Affermare il contrario non fa il bene delle istituzioni della Repubblica”. È pressoché istantanea la reazione di Giovanni Zaccaro, giudice della Corte d’appello di Roma e segretario di Area democratica per la giustizia, all’attacco di Giorgia Meloni dal palco del meeting di Rimini. “Andremo avanti con la riforma della giustizia - ha detto la premier raccogliendo applausi dal pubblico di Comunione e liberazione - nonostante le invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati che provano a sostituirsi al parlamento e alla volontà popolare”.
di Bruno Larosa
L’Unità, 28 agosto 2025
A volte è necessario scrivere di fenomeni che riguardano la nostra società senza perseguire fini scientifici, facendolo per far conoscere il proprio pensiero su argomenti che, solo apparentemente, appartengono a un settore specialistico come quello del Disegno di legge di iniziativa governativa per la riforma del Titolo IV della Costituzione, che per i più tratta della separazione delle carriere del Giudice da quella del P.M. Una proposta nevralgica, seppur non risolutiva, per un’ineludibile miglioramento del servizio della giustizia penale, che deve essere sostenuto anzitutto da coloro che hanno una visione progressista della società, più sensibili di altri ai temi della giustizia e alle preoccupanti conseguenze che derivano dai risultati di un sondaggio condotto da Alessandra Ghisleri per LA7, secondo il quale “Gli italiani hanno paura della giustizia”, nonché dal giudizio critico di Antonio Polito, scritto su Il Corriere del Mezzogiorno, ispirato ai dati pubblicati dal Ministero della Giustizia per i quali dal 2018 al 2024, lo Stato ha speso 220 milioni di euro per riparazioni di ingiusta custodia cautelare in carcere, subita da indagati e imputati.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 agosto 2025
Tra un mese l’Unione delle Camere Penali italiane si riunirà a Catania per il XX Congresso ordinario, probabilmente l’ultimo prima del referendum sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere, che dovrebbe tenersi nella tarda primavera 2026. Il titolo dell’evento è appunto “La giustizia che sarà - Il Giudice e le parti: ruoli, funzioni, culture”. Sarà ovviamente un momento di riflessione collettiva sulla battaglia delle battaglie per i penalisti italiani, tanto è vero che qualcuno - come battuta ma non tanto - sostiene che “se vinceranno i “sì” al referendum l’Ucpi si deve sciogliere, se vinceranno i “no” l’Ucpi deve comunque sciogliersi”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 28 agosto 2025
Nelle ultime settimane sui quotidiani sono state riversate decine di chat, spesso penalmente irrilevanti, di soggetti indagati (e non) coinvolti nell’inchiesta milanese sull’urbanistica. Colpa di un enorme vuoto normativo che consegna ai pm poteri immensi. E la riforma annunciata dal ministro è bloccata. Decine di chat scambiate tra i soggetti indagati (e non) nella maxi inchiesta milanese sull’urbanistica sono state pubblicate nelle ultime settimane sui principali quotidiani italiani. Conversazioni in molti casi dal contenuto penalmente irrilevante. Non si tratta di un caso isolato.
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