di Alessia Arcolaci
Il Domani, 28 agosto 2025
Le opposizioni attaccano il sindaco Lepore per l’iniziativa. Ma la sperimentazione si basa su dati e studi scientifici. L’epidemiologo e ricercatore esperto nelle dipendenze, Raimondo Pavarin: “Si fa molto allarmismo ma nessuno si sta preoccupando di che cosa fare. Dare le pipe da crack significa iniziare a occuparsi della salute di queste persone”. Bologna distribuirà pipe in alluminio gratuite ai consumatori di crack. Un annuncio del Comune che ha scatenato la reazione dell’opposizione con la minaccia, attraverso le parole dell’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Stefano Cavedagna, di denunciare il sindaco Matteo Lepore perché “incentiva il consumo di droga”.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 28 agosto 2025
Gaza e Israele. Il divorzio totale dalla verità del nemico è uno dei frutti più tossici di ogni guerra. Una distanza profonda va aprendosi tra ciò che noi vediamo di Israele e ciò che Israele vede di sé. È uno iato che rende difficile persino interpretare i fatti, sempre sospesi tra verità e menzogna, mentre il discredito internazionale di Netanyahu e dei suoi ministri aumenta di strage in strage, l’ultima delle quali all’ospedale Nasser di Khan Younis. Ancora martedì il Paese è stato attraversato da un’ennesima ondata di proteste, con blocchi stradali e cortei contro la guerra condotta a Gaza ormai da quasi settecento giorni. Lo scontro asimmetrico tra una potenza altamente tecnologizzata e un gruppo terrorista incistato dentro la propria popolazione può avere forse un esito scontato: ma ha di sicuro un costo difficile da sostenere per chi continua a proclamare, almeno a parole, i valori di una democrazia occidentale.
di Maurizio Stefanini
Il Foglio, 28 agosto 2025
Porta (Pd) ci dice: serve una missione in Venezuela per liberare al più presto gli italiani. Sono stati liberati in Venezuela Américo De Grazia e Margarita Assenzo, resta dentro Alberto Trentini, e restano dentro anche altri cittadini italiani. “Un anno fa a Caracas l’arresto del giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pileri”, ha ricordato in un comunicato Fabio Porta: deputato del Pd eletto dagli italiani all’estero in America Latina, e da sempre tra i più impegnati sui problemi venezuelani. “Non dimentichiamo i nostri detenuti in Venezuela”, esorta. Il comunicato della Farnesina alla liberazione di De Grazia e della Assenzo è sembrato attribuirsi meriti. Mi pare che voi come opposizione lo abbiate criticato. “Noi del Pd stiamo all’opposizione, ma in questo momento abbiamo chiaro che l’interesse principale è la liberazione dei detenuti. Non vogliamo fare polemiche, ma soltanto collaborare. Abbiamo salutato positivamente la designazione come inviato speciale da parte della Farnesina di Luigi Maria Vignali, tra l’altro persona che stimo e conosco personalmente, perché da otto anni è anche il direttore generale per gli italiani all’estero. Ma ciò non toglie che siamo anche rammaricati per qualche errore che è stato fatto sull’organizzazione del suo viaggio (Vignali era volato a Caracas i primi di agosto per negoziare ed era stato respinto, nda). Personalmente ho seguito soprattutto la vicenda di De Grazia, ho incontrato più volte la figlia, ho accettato di essere padrino su richiesta dell’istituto Casla della sua detenzione, ma non faccio un comunicato per attribuirmi il merito della sua liberazione”.
di Futura d’Aprile
Il Domani, 28 agosto 2025
Mehmet Çakas è stato condannato nel nostro paese ed estradato in Germania nel 2023. Adesso rischia di essere rimandato in Turchia, dove deve scontare una condanna per legami con il Pkk. Questo proprio quando sta giungendo a compimento il processo di pace tra movimento curdo e governo turco. Il 28 agosto Mehmet Çakas, un uomo curdo rifugiatosi in Europa agli inizi degli anni Novanta per sfuggire alle persecuzioni etniche e politiche, sarà estradato in Turchia. Una volta nel paese, dovrà scontare il carcere a vita per i presunti legami con il Partito dei lavoratori curdi (Pkk), organizzazione considerata terroristica dalla Turchia e dall’Unione europea. Più nel dettaglio, Çakas è stato condannato in Germania con l’accusa di aver ricoperto dal 2017 il ruolo di “capo settore” a Berlino, poi ad Hannover e infine a Brema. La storia di Çakas però riguarda anche l’Italia e il più grande processo di pace in corso tra il governo turco guidato dal presidente Recep Tayyip Erdogan e il movimento curdo.
di Luca Tescaroli
Il Fatto Quotidiano, 27 agosto 2025
Chiedere o disporre che un essere umano vada in prigione significa incidere sul bene supremo di cui dispone: la libertà. Sono dunque scelte che debbono essere attentamente soppesate e che incidono in profondità sulla coscienza di chi è chiamato a farlo e che tolgono il sonno. I nostri Padri costituenti hanno fissato un principio di civiltà democratica: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, che costituisce il punto di partenza per avviare percorsi reali di recupero e di accesso ai valori della socialità e della legalità, che devono essere parametrati alla tipologia di detenuto, al grado di pericolosità, alla nazionalità dei ristretti e all’essere costoro provenienti da fasce di emarginazione della società.
di Luigi Mollo
osservatoriorepressione.info, 27 agosto 2025
Suicidi in carcere e mancanza di rideterminazione della pena: un’emergenza ignorata da una politica inetta tra inerzia e mancata volontà. Nel cuore delle carceri italiane si consuma una tragedia silenziosa e costante: quella dei suicidi tra i detenuti. Il sistema penitenziario, sempre più afflitto da sovraffollamento, carenza di personale e strutture inadeguate, si trasforma troppo spesso in una trappola mortale per chi vi è recluso. A questo si aggiunge una questione giuridica tanto delicata quanto urgente: la mancata rideterminazione delle pene a seguito di mutamenti normativi, che alimenta la sensazione di abbandono e ingiustizia.
di Davide Mattiello*
Il Fatto Quotidiano, 27 agosto 2025
Il riferimento ai “boss mai dissociati” rappresenta una clamorosa novità nel discorso pubblico di Fratelli d’Italia. D’accordo: in guerra e in propaganda la verità è come il panda, quasi estinta. Però a tutto dovrebbe esserci un limite, soprattutto se in ballo c’è la credibilità delle istituzioni parlamentari sul terreno del contrasto alle mafie. Invece, sul profilo Facebook (ed è tutto dire!) di Fratelli d’Italia campeggia il seguente roboante post: “Nessun premio ai boss. Nessuna apertura a chi non si è mai dissociato. Lo stop ai permessi premio, deciso dalla presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo, è un segnale chiaro e netto. Con il Governo Meloni lo Stato non arretra: nessun tentennamento, nessuno sconto”.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 27 agosto 2025
Christian Serpelloni e Ilaria Summa, responsabili del settore penale dell’Unione nazionale camere minorili: “Quando si commette un reato, spesso la causa è da ricercare in bisogni di varia natura, che non riescono ad essere intercettati. La carenza di comunità e di risorse per minorenni è un problema che non potrà essere ignorato ancora a lungo dalle istituzioni, pena il collasso del sistema”. Dopo i recenti fatti dei quattro bambini rom che, a Milano, alla guida di un’auto rubata hanno investito e ucciso Cecilia De Astis e del diciassettenne che si è suicidato nel Centro di prima accoglienza annesso all’Istituto penale per minorenni di Treviso, l’Unione nazionale camere minorili ha preso posizione per dichiarare l’urgenza di “comprendere che le risorse per il settore della giustizia minorile, necessariamente integrata con il sistema dei Servizi socio-sanitari, debbono essere assolutamente incrementate e veicolate, in una ottica non solo emergenziale ma strutturale”. Abbiamo dialogato con Christian Serpelloni e Ilaria Summa, responsabili del settore penale dell’Unione nazionale camere minorili.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 agosto 2025
Il ministro Nordio rischia un testo “al ribasso” per poter blindare la separazione delle carriere. A far discutere le impugnazioni e la revisione della custodia cautelare. Oltre a quello sotto la luce del sole sulla separazione delle carriere, è in atto un altro scontro tra magistratura ed avvocatura. E si sta consumando al di là dei riflettori mediatici, nel silenzio delle stanze della Commissione Mura per la riforma del processo penale. Istituita per volere del ministro della Giustizia Carlo Nordio a maggio 2023, terminerà i lavori a settembre di quest’anno. Le aspettative sono alte, tuttavia, spifferi di via Arenula fanno sapere che la montagna molto probabilmente partorirà un topolino. Il motivo? Toghe da un lato e penalisti e accademici dall’altro non avrebbero raggiunto accordi su significative iniziative riformatrici, anzi ci sarebbe un muro contro muro su due tematiche in particolare: impugnazioni e custodia cautelare.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 27 agosto 2025
La legge Pinto e i suoi correttivi, per quanto utili a tamponare le urgenze, non bastano a cambiare la percezione di un sistema che, ancora oggi, appare più lento delle sue stesse riforme. “Giustizia ritardata è giustizia negata”, così già recitava il filosofo Montesquieu nel 1700. Mai frase fu più vera di questa e si sa che il ritardo della giustizia non può ripagare, in alcun modo nessuna sofferenza e non può restituire alla persona un bene prezioso e supremo come la libertà. Eppure, in Italia il diritto a un processo di durata ragionevole continua a essere spesso una mera aspirazione. Il rimedio previsto ormai più di venti anni fa con la legge n. 89/2001, la cosiddetta legge Pinto, non ha saputo incidere significativamente sulle lentezze strutturali del nostro sistema giudiziario, limitandosi ad una riparazione ex post.
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