di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 27 agosto 2025
Per il nuovo potere l’informazione è un problema. Oggi si vuole togliere il bisogno di leggere, di sapere, di capire. Mariam Abu Dagga, reporter vittima dell’attacco all’ospedale di Gaza, consapevole del rischio connesso al suo lavoro, ha lasciato al figlio una bellissima lettera in cui scrive: “Voglio che tu tenga la testa alta, che studi, che tu sia brillante e distinto, che diventi un uomo che vale, capace di affrontare la vita, amore mio”. Questa donna, abituata a fissare le cose del mondo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, mette così in relazione due principi da trasmettere a suo figlio, rendendoli conseguenziali: “Studia, per diventare un uomo che vale, capace di affrontare la vita”. Quella donna, insieme ad altri colleghi, è stata uccisa dal bombardamento deciso da Israele, uno Stato che rientra tra quelli in cui vige un sistema democratico.
di Iacopo Luzi
La Stampa, 27 agosto 2025
La sua amministrazione cercherà di applicarla in tutti i casi di omicidio a Washington DC, una mossa che potrebbe incontrare non pochi ostacoli. Chi commetterà un omicidio a Washington DC potrebbe ora affrontare la pena di morte. O, per lo meno, è ciò che vorrebbe il presidente Donald Trump. “Se una persona uccide qualcuno nella capitale, Washington DC, chiederemo la pena di morte”, ha dichiarato Trump durante una riunione con il suo Gabinetto Presidenziale questo martedì. “E questa è una misura preventiva molto forte”. Allo stesso tempo, Trump guarda a una possibile estensione del controllo federale sulla capitale, con l’aiuto del Congresso. The Donald avrebbe già discusso i piani per una proroga con il presidente della Camera Mike Johnson, e ne parlerà presto con il leader della maggioranza al Senato, John Thune. Entrambi sono repubblicani. Secondo la legge, la sua autorità sul dipartimento di polizia della città scadrebbe fra poco più di due settimane, a meno che il Congresso non voti per estenderla.
di Luca Attanasio
Il Domani, 27 agosto 2025
Quest’estate è scattata la nuova strategia del presidente Usa per esternalizzare la questione migratoria, che mira ai paesi africani: prima il Sud Sudan, poi eSwatini, più di recente il Rwanda e l’Uganda, con cui la Casa Bianca ha stretto alcuni accordi. Prima il Sud Sudan, poi eSwatini (ex Swaziland), più di recente il Rwanda e qualche giorno fa l’Uganda. È scattata questa estate la nuova strategia di gestione esternalizzata della questione migratoria di Donald Trump, una controversa politica di vere e proprie deportazioni sperimentata fin dal suo primo mandato in America Latina e ora indirizzata a una serie di paesi africani. La scelta che ha visto fin qui la sigla di accordi con i quattro stati sopracitati, è stata impostata nel corso del mini vertice voluto dal presidente americano con alcuni leader africani alla Casa Bianca a luglio. L’idea iniziale è di inviare in Africa richiedenti asilo, rifugiati o immigrati condannati per vari reati, ma non esclude la possibilità di appaltare in seguito a questi stati e ad altri una gestione più complessiva del fenomeno migratorio.
di Nadia Addezio
Il Manifesto, 27 agosto 2025
Un rapporto di Human Rights Watch denuncia il governo: torture, stupri, detenzioni arbitrarie dei migranti che attraversano il paese, “frontiera esterna” Ue. Dal 2020 a oggi, le forze di sicurezza mauritane hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani contro le persone migranti e richiedenti asilo. Lo denuncia Human Rights Watch (Hrw) nel suo ultimo rapporto, pubblicato oggi. Secondo l’organizzazione, gli abusi sono stati aggravati dai programmi di esternalizzazione delle frontiere che Unione europea e Spagna portano avanti da vent’anni in Mauritania. L’ultimo passo è stato il partenariato migratorio dal valore di 210 milioni di euro siglato a marzo 2024.
di Tamara Esposto
Il Riformista, 26 agosto 2025
Trasformare il carcere da luogo di segregazione a spazio di rinascita. Questo l’obiettivo di “Recidiva Zero”, il progetto promosso dal CNEL con il Ministero della Giustizia e il Ministero del Lavoro per abbattere il tasso di recidiva, oggi al 70%, attraverso scuola, formazione e lavoro. Martedì scorso, durante la seconda giornata nazionale dedicata al progetto, il CNEL ha siglato un protocollo d’intesa con sedici organizzazioni datoriali per rendere il reinserimento lavorativo dei detenuti una politica strutturale, capillare nei 189 istituti penitenziari italiani. La pena deve rieducare, recita l’articolo 27 della Costituzione. I dati lo dimostrano: la recidiva precipita al 2% per chi accede a percorsi di formazione e lavoro durante o dopo la detenzione. Eppure, su 60mila detenuti, solo un terzo è coinvolto in attività lavorative, spesso poco qualificate e senza prospettive solide. Con un costo annuo del sistema carcerario di oltre 3 miliardi di euro, “Recidiva Zero” propone un cambio di paradigma: non solo giustizia, ma un investimento economico per ridurre i costi sociali della criminalità.
askanews.it, 26 agosto 2025
“C’è la necessità di creare innanzitutto una cultura del lavoro all’interno delle carceri. Significa cambiare prospettiva”. Il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, ha illustrato ad askanews al Meeting di Rimini le iniziative per migliorare le condizioni carcerarie e ridurre la recidiva. “Norme, finanziamenti, progetti certo servono, ma ci vogliono persone che credono in questi progetti e diano al detenuto la contezza che partecipare a questi percorsi è fondamentale ai fini della propria salute fisica, psichica, ma anche della prospettiva post carcere”, ha spiegato Sisto annunciando un importante provvedimento governativo. “L’11 agosto c’è stato comunicato un decreto del Ministero della Giustizia con cui vengono utilizzati fondi europei di sviluppo regionale per decine di milioni di euro su progetti in tutte le regioni proposti dagli istituti e dalle regioni e ratificati dai provveditorati. Avremo interventi su strutture da risistemare, immobili demaniali da adibire a residenze anche temporanee di detenuti che abbiano necessità di sedi trattamentali. Abbiamo soprattutto tanti corsi di preparazione per i nostri detenuti: forni per la panificazione e pasticceria, corsi di sartoria, di estetisti”, ha dettagliato il viceministro.
di Carlo Ciavoni
La Repubblica, 26 agosto 2025
Su 200 Istituti di reclusione italiani, solo in 20 i detenuti riescono a lavorare e ad imparare un mestiere. È come se favorire la rieducazione fosse un insulto alla Costituzione. Nelle carceri italiane è solo dal lavoro che può cominciare una nuova strada verso il reinserimento, la rieducazione, il riscatto: un lavoro che però deve essere vero, serio. È un concetto semplice, questo, eppure nei luoghi di reclusione è applicato solo in casi rarissimi, come se far lavorare i detenuti e permettere loro magari di imparare un mestiere fosse un’offesa alla nostra Costituzione, che invece nell’articolo 27, comma 3 dice che “le pene non possono essere contrarie al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 26 agosto 2025
La polemica “estiva” del giornale di Marco Travaglio contro il governo arriva in piene emergenza sovraffollamento e suicidi. In queste giornate di stasi parlamentare si continua comunque a parlare di temi legati alla giustizia. In particolare della custodia cautelare. È di ieri, ad esempio, la polemica sollevata dal Fatto Quotidiano con l’articolo dal titolo “Governo pro colletti bianchi: manette (ancora) più difficili”. A finire del mirino l’abrogazione, giusto un anno fa, del reato di abuso di ufficio, l’introduzione dell’interrogatorio preventivo come rafforzamento delle prerogative della difesa, il gip collegiale per decidere delle misure cautelari, che dovrebbe entrare in funzione dal 2026. In particolare poi il giornale diretto da Marco Travaglio ha puntato il dito contro il vice ministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto e il deputato di Forza Italia Enrico Costa. Le loro colpe? Proporre iniziative per ridurre la carcerazione preventiva che banalmente significa una cosa sola: essere in carcere in attesa di una sentenza definitiva.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 26 agosto 2025
Il piano per aumentare i letti con moduli prefabbricati costa 12 milioni in più. Gara d’appalto cancellata e sostituita. Nuova procedura per 45,6 milioni di euro. In fumo i posti promessi entro l’anno. Avevano fatto i conti senza l’oste - è proprio il caso di dirlo - il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il Dap e il Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria Marco Doglio, quando giusto cinque mesi fa annunciarono “l’avvio di una gara pubblica per la costruzione di 384 nuovi posti detentivi entro il 2025”, per un “importo complessivo di 32 milioni di euro”. Una cifra decisamente ragguardevole, per “la progettazione, la fornitura e l’installazione” di 16 blocchi detentivi prefabbricati da installare all’interno delle cinta murarie di nove istituti penitenziari italiani, eppure non sufficiente. Dopo la scadenza del bando prevista per il 10 aprile, rifatti i conti con le imprese che avevano manifestato interesse nel primo avviso pubblico del 21 marzo, l’impatto con la realtà del mercato ha infatti mandato tutto a monte. Conti sbagliati di ben 12 milioni di euro (in più, naturalmente). Il commissario Doglio è costretto ad annullare il bando. E a ricominciare tutto da capo.
di Diana Ligorio
Il Domani, 26 agosto 2025
Casal del Marmo è il penitenziario minorile romano. Molti sono migranti arrivati da soli nel nostro Paese. L’operatrice: “Non hanno un progetto migratorio chiaro”. La differenza tra sezioni maschile e femminile. Bisogna superare il quartiere del tribunale penale e salire lungo le pendici del Monte Mario per sbucare in un territorio asettico, livellato da un cielo basso e nascosto allo sguardo della città: il carcere minorile di Roma.
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