di Simonetta Ieppariello
ottopagine.it, 23 marzo 2020
Da domani in Irpinia in tutti le carceri astensione dalla Mensa Obbligatoria di Servizio. La Segreteria Provinciale Osapp di Avellino annuncia che, a partire da domani, inizierà l'astensione facoltativa dalla Mensa obbligatoria di Servizi per motivi Sanitari coronavirus, visto che l'Amministrazione Centrale ha disposto solo la chiusura degli spacci e non delle Mos (mensa obbligatoria di servizio).
"Inoltre ad oggi non sono stati dotati i Poliziotti Penitenziari di idonei strumenti di protezione dal rischio contagio in particolar modo presso la Casa Circondariale di Ariano Irpino, che si trova ad operare in un contesto difficile e in piena zona rossa e ad alto rischio contagio così come decretato dal Presidente della Regione Campania e di tutti gli strumenti Dpi e inoltre chiediamo il tampone a tutti gli operatori Penitenziari per tutelare e ridurre il rischio contagio da Covid-19.
Pertanto dalla giornata di domani stato di Agitazione con astensione dalla MOS facoltativa da parte del personale di Polizia Penitenziaria in tutta la provincia di Avellino (Ariano Irpino, Sant'Angelo dei Lombardi, Bellizzi Irpino e Lauro)".
di Raffaele Cantone
Il Mattino, 23 marzo 2020
Guardare al futuro (e a volte anche al passato) è un ottimo sistema per esorcizzare gli incubi del presente. A me sta capitando spesso in questi giorni di pensare al momento in cui, ad esempio, la parola "curva" riprenderà ad indicare un tratto di strada non rettilineo, piuttosto che un'unità di misura di contagi e decessi.
O a quando accenderemo la tv non per ascoltare il bollettino di guerra della protezione civile ma per attendere le partite di calcio e i riflessi sul fanta-calcio o, ancora, a quando le star della medicina torneranno ad essere dietologi e chirurghi estetici ed i virologi continueranno, invece, ad esporre le loro teorie, non sempre coincidenti, nelle più felpate riunioni delle società scientifiche.
Ma guardare al futuro è anche una cosa molto più seria, dovrebbe essere l'occupazione principale di chi guida la cosa pubblica, di chi si occupa, cioè, di politica, con la P maiuscola. E dovrebbe significare soprattutto programmare, una parola nel nostro Paese ripetuta con lo stesso ritmo con cui viene in concreto ignorata, mi verrebbe da dire come altre due parola mantra, legalità e semplificazione.
Programmare non è scienza da maghi, ma è disegnare scenari probabili, in relazione alle esperienze del passato e alla conoscenza dei fenomeni sociali e di conseguenza individuare strategie. E questa attività andrebbe fatta, prudentemente e diligentemente, prima, non certo attendendo il verificarsi delle ipotesi e gestendole, poi, sull'onda di una nuova emergenza. Gli scenari cui penso riguardano, per mia deformazione mentale, la criminalità e l'ordine pubblico, variabili notoriamente dipendenti dall'andamento dell'economia.
Nel futuro, che tutti ci auguriamo essere il più prossimo possibile, tutti gli analisti preconizzano un sicuro impoverimento sociale ed una crisi (si spera passeggera) delle attività imprenditoriali, soprattutto piccole. La crisi inevitabilmente morderà ancor di più in realtà socialmente difficili, in cui i pur costosi ammortizzatori sociali, meritoriamente messi in cantiere, incideranno poco.
Mi riferisco a quelle realtà che vivono border line, con attività al nero, o di indotti più o meno criminali, che tutti conosciamo (interi quartieri, ad esempio, di Napoli e provincia e di altre città soprattutto meridionali) e che facciamo finta di non vedere. Cosa accadrà quando tutto quel mondo avrà ancora più difficoltà di prima a mettere un piatto a tavola, a volte per famiglie anche numerose? Il rischio è una bomba sociale che si inserirà in un contesto che, per quanto attiene l'ordine pubblico, è per altri aspetti già in una fase critica.
La magistratura sarà ancor di più in affanno; dovrà recuperare arretrati significativi (l'emissione di quante misure cautelari è stata di fatto rinviata?) e anche gestire il carico di una marea di denunce, più o meno fondate, per le violazioni di questi giorni. La situazione carceraria che erediteremo sarà (a essere buoni) problematica ed è il simbolo per eccellenza della mancata programmazione; se si fanno politiche securitarie non ci si deve preoccupare prima di dove sistemare le persone incarcerate?
E se la sicurezza delle case circondariali è quella che abbiamo visto nei giorni passati, quando all'unisono, senza accordi, in poche ore i detenuti si sono appropriati dei penitenziari, c'è da stare non molto tranquilli. Le forze dell'ordine, d'altro canto, pagheranno le conseguenze inevitabili del sovraccarico di impegni di questi giorni e della necessità di considerare prioritario il controllo minuto delle strade, piuttosto che monitorare i movimenti criminali.
In questo scenario è purtroppo possibile un aumento della criminalità comune, di tipo predatorio; un pericolo non solo italiano, tipico delle fasi di emergenza, che gli americani, abituati culturalmente all'auto - programmazione e soprattutto all'autodifesa hanno pensato di risolvere facendo la fila oltre che ai supermercati alle armerie. E a questo rischio si accompagna un altro non meno grave e cioè che questa eventuale massa di disperati possa diventare nuova manovalanza delle mafie. A proposito di queste ultime, in questo periodo certamente i loro affari si sono contratti; spaccio di droga, estorsioni, rapine, prostituzione sono in calo.
Ma le mafie restano un deposito di liquidità, pronto ad essere immesso in un mercato che avrà fame di denaro per ripartire, con il pericolo di un inquinamento (ulteriore) dell'economia legale. Un possibile futuro, quello descritto, che preoccupa, anche se mi tranquillizza un pensiero da ottimista per natura; se a queste conclusioni sono arrivato io, che sono chiuso in casa a lavorare in smart working, è evidente che ad esse ed in molto più raffinato siano giunti analisti e programmatori più competenti e soprattutto con la possibilità di individuare da subito le contromisure adatte.
primabiella.it, 23 marzo 2020
Tavolo Carcere di Biella, in risposta ad una richiesta di aiuto economico a supporto delle telefonate sostitutive dei colloqui con i familiari proveniente dalla direzione del carcere di Biella, ha raccolto 1.500 euro che sono stati consegnati venerdì dalla Garante dei diritti delle persone ristrette, Sonia Caronni, alla direttrice del carcere Tullia Ardito.
Sono stati inoltre raccolti beni alimentari attraverso l'operato de Il Banco Alimentare di Biella, l'associazione Zaccheo, la Comunità Papa Giovanni XXIII e Caritas Diocesana Biella. Sono quindi stati consegnati: caffè solubile, the, latte a lunga conservazione, biscotti, brioches, vari tipi di cioccolato. Fanno parte del Tavolo Carcere di Biella le associazioni Ricominciare, Zaccheo, Better Places, Papa Giovanni XXIII, Hope Club, Vocididonne, Incontromano, Naso in Tasca, Acli Service, Caritas Diocesana Biella, UISP, Liceo G.Q. Sella.
vistanet.it, 23 marzo 2020
Volevano dimostrare la loro vicinanza al personale sanitario impegnato nella battaglia contro il Covid-19 e hanno organizzato una raccolta fondi per l'ospedale. "L'iniziativa - ha spiegato Elisa Montanari, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme" - è nata dalla volontà di M.S. e R.S., due giovani donne di un paese dell'Oristanese, che volendo rappresentare la vicinanza di chi sta scontando una pena a chi è impegnato sul fronte della salute per sconfiggere un nemico invisibile ma assai pericoloso, ha ottenuto l'adesione dell'intera sezione femminile della Casa Circondariale di Cagliari-Uta".
Alcuni giorni fa la cronaca ci ha raccontato delle violente proteste all'interno di alcune carceri della Penisola, proprio legate all'emergenza sanitaria in atto, risulta dunque ancora più significativo il gesto delle detenute di Uta. "È un gesto - sottolinea Montanari - che peraltro denota l'attenzione delle donne detenute verso chi lavora per l'intera comunità locale e regionale dovendo affrontare condizioni di difficoltà umane e professionali, esprimendo al contempo la consapevolezza delle oggettive priorità delle problematiche".
L'iniziativa è stata accolta con soddisfazione dal Direttore del carcere Marco Porcu che ha dato disposizioni affinché il contributo venga immediatamente corrisposto all'Ospedale cagliaritano. "Il gesto - ha sottolineato il Direttore - è un segnale importante di condivisione e comprensione delle difficoltà in cui versa l'intera società sarda e nazionale".
di Filippo Miraglia
Il Manifesto, 23 marzo 2020
Immigrazione e coronavirus. La logica di contenimento, separazione e controllo che ha caratterizzato le politiche dell'accoglienza basate sull'emergenza, accentuatasi negli ultimi anni per ragioni politico-elettorali, rischia di ritorcersi pesantemente anche contro le comunità locali e di appesantire il nostro sistema sanitario già fortemente stressato. È quindi necessario intervenire con assoluta urgenza
C'è bisogno di aspettare un focolaio di contagio in uno dei tanti centri per stranieri in Italia affinché il governo se ne occupi davvero? Abbiamo letto che al Viminale stanno studiando questa questione, che potrebbe diventare esplosiva se non s'interviene con urgenza e con efficacia. Non c'è tanto tempo. Anzi ci sembra di poter dire che è già tardi.
I centri d'accoglienza straordinaria (Cas) per richiedenti asilo, così come tutti i grandi centri gestiti dal Viminale (Hub, Hotspot, Cara, Cpr), hanno ricevuto fino ad oggi raccomandazioni generiche per affrontare l'emergenza sanitaria. Ma le condizioni in cui si vive in questi centri non sono per nulla uguali a quelle delle normali abitazioni.
Solo l'accoglienza diffusa, quella dell'ex Sprar, ora Siproimi, gestita dai comuni, in collaborazione con il terzo settore, si realizza in appartamenti inseriti nei contesti urbani e solo in questi casi l'emergenza può essere affrontata con le regole generali di sicurezza sanitaria definite dal governo, pur con la dovuta attenzione.
Le scelte politiche sbagliate e strumentali, fatte dal Conte1 a trazione leghista, e ancora non modificate sostanzialmente dal Conte2, stanno drasticamente riducendo il ruolo e il numero dei posti in accoglienza diffusa (al 29 febbraio sono 23 mila su 86.600 posti), a favore dei Cas, che fanno capo alle Prefetture e che oggi rappresentano ancora la maggioranza dei posti che ospitano richiedenti asilo e rifugiati, pari a 63 mila (73%). La maggior parte di questi centri, ospita centinaia di persone, alle quali sono offerti servizi comuni e dove la distanza di sicurezza è impraticabile.
Per queste persone, sia per quelle ospitate nelle strutture che per gli operatori e le operatrici, non sono sufficienti le indicazioni generali, ma servirebbero procedure specifiche e dispositivi individuali di sicurezza, come in altri luoghi analoghi. La logica di contenimento, separazione e controllo che ha caratterizzato le politiche dell'accoglienza basate sull'emergenza, accentuatasi negli ultimi anni per ragioni politico-elettorali, rischia di ritorcersi pesantemente anche contro le comunità locali e di appesantire il nostro sistema sanitario già fortemente stressato. È quindi necessario intervenire con assoluta urgenza.
Una prospettiva, quella del contagio nei centri d'accoglienza, che fra l'altro verrebbe sicuramente usata per ridare fiato al razzismo di matrice leghista, sopito in questa fase, nella quale il Paese è obbligato a occuparsi di problemi drammaticamente reali, e quindi meno disponibile a dare ascolto alle sirene della destra razzista. Le istituzioni nazionali, governo e Parlamento, più volte avevano espresso la volontà di andare verso un sistema unico, che fosse basato sulla rete pubblica gestita dai Comuni, dove, pur con limiti e contraddizioni, la dignità delle persone è rispettata e ci si prende cura anche della relazione tra i beneficiari dell'accoglienza e le comunità che li ospitano.
È il momento di rilanciare quell'obiettivo, come hanno chiesto già molti comuni, e avviare un processo inverso a quello favorito dagli interventi di Salvini, ripristinando lo Sprar (quindi consentendo ai richiedenti asilo di essere accolti nel sistema dei comuni), avviando un progressivo e urgente trasferimento da Cas a Sprar e quindi promuovendo l'istituzione di un sistema unico, che andrà certamente rivisto per superarne alcuni limiti e problematiche.
Oltre alle criticità del sistema d'accoglienza, l'emergenza sanitaria e i provvedimenti assunti hanno determinato difficoltà e contraddizioni nelle procedure, che in questa fase sono sospese, salvo i provvedimenti di espulsione e di rinvio in altri Paesi Ue a seguito del Regolamento Dublino, peraltro impraticabili, dato il blocco della mobilità verso l'estero. L'accesso alla procedura asilo, che secondo le disposizioni del Viminale è ancora possibile, è al momento impedito in gran parte d'Italia, nonostante le raccomandazioni dell'Unhcr e si rischia così di lasciare per strada centinaia di persone che hanno diritto all'accoglienza.
La crisi che ci troviamo ad affrontare evidenzia gli effetti drammatici che potrebbero avere le scelte sbagliate fatte nel recente passato e non solo. Sarebbe davvero imperdonabile non intervenire con urgenza ed efficacia per invertire questo stato di cose, sia con modifiche legislative possibili nella fase della conversione in legge del decreto sull'emergenza coronavirus, che con provvedimenti amministrativi che riparino i danni provocati dall'egemonia dell'ideologia razzista.
*Responsabile Immigrazione Arci Nazionale
ilpost.it, 23 marzo 2020
Almeno 23 persone sono morte in una delle più grandi prigioni di Bogotà, in Colombia, in quello che secondo le autorità del paese è stato un tentativo di evasione di massa causato dalle preoccupazioni dei detenuti per il coronavirus. La ministra della Giustizia Margarita Cabello ha detto che negli scontri legati alla tentata evasione sono rimasti feriti 83 detenuti nel carcere di La Modelo, ma altre proteste si sono svolte in diverse altre prigioni del paese. In Colombia ci sono 132 carceri che, scrive Bbc, potrebbero ospitare un massimo di 81mila detenuti ma ne ospitano invece almeno 120mila. Nel paese, i casi per ora individuati di contagio da coronavirus sono 231.
rainews.it, 22 marzo 2020
"Purtroppo sono una trentina in tutta Italia gli agenti penitenziari e oltre una decina i detenuti positivi - sottolinea il segretario del Sindacato di Polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo. Il lavoro del personale continua a svolgersi senza mascherina perché i direttori lo impongono per evitare - dicono - di creare ulteriore allarmismo nella popolazione carceraria".
La Stampa, 22 marzo 2020
Potranno parlare ed effettuare videochiamate con i propri cari, che non possono incontrare di persona per le restrizioni dettate dall'emergenza coronavirus. TIM, in collaborazione con il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - Ministero di Grazia e Giustizia, ha donato 1.600 cellulari e altrettante SIM agli Istituti Penitenziari italiani per sostenere e avvicinare i detenuti ai propri familiari in questo periodo di emergenza dovuto al Coronavirus.
Il Riformista, 22 marzo 2020
Il Garante nazionale: "Vigileremo su comunicazioni alternative". "Mi rivolgo proprio a voi detenuti per dirvi che capisco la vostra contrarietà, ma vi assicuro che si stanno ampliando tutte le possibilità di comunicazione con i vostri cari, anche dotando gli istituti di telefoni cellulari disponibili, oltre che di mezzi per la comunicazione video".
di Ornella Favero
Ristretti Orizzonti, 22 marzo 2020
Quando è scoppiato il caso della nave Aquarius e dei naufraghi respinti dall'Italia, lo scrittore Edoardo Albinati ha scioccato l'opinione pubblica affermando di aver "desiderato" che su quella nave morisse qualcuno, morisse un bambino, così sarebbe cessato il gioco cinico di scommettere sulla vita degli altri per propaganda elettorale.
- Medici penitenziari: "Senza strumenti di protezione, temiamo per nostra incolumità"
- Carceri, il Governo teme nuove rivolte con l'appoggio di gruppi anarchici
- Carceri e coronavirus. Antigone: per gestione ordinaria fuori 10 mila detenuti
- Bologna. Quattro positivi al Covid-19 nel carcere della Dozza
- Modena. Paura virus e controlli per 80 detenuti rimasti










