di Barbara Alessandrini
L'Opinione, 3 marzo 2020
Discussioni e confronti ospitati dai media si piegano alla dittatura della cronaca e all'attualità delle notizie. Non ci si può far molto. Ne è prova il fatto che mentre a tener banco sui quotidiani e nei talk show continuano ad essere la paura, l'allarme e le misure per contenere la nuova emergenza sanitaria da Covid19, è già velocemente andato in archivio il confronto pubblico su un altrettanto, se non più insidioso e liberticida virus, il Trojan di Stato, protagonista di uno dei baratti più indecenti con cui si è conclusa la scorsa settimana politica.
Se, per dirla con Burke, "Ogni forma di governo di fonda sul compromesso e sullo scambio" ve ne sono alcuni come questo ingiustificabili, anche dall'emergenza sanitaria da Crorona virus che sta impegnando il governo a riacciuffare una gestione iniziale quanto mai cialtrona e segnata dall'incompetenza. Questa settimana, dunque, apre un periodo in cui al timore di difenderci dal Covid19 dovremo aggiungere anche la preoccupazione di guardarci in qualsiasi conviviale riunione anche casalinga dall'altrettanto, se non più insidioso e liberticida, virus informatico.
Del malware l'Opinione (insieme a pochissime altre testate) si fregia di essersi occupata, intravedendone il potenziale liberticida, quando ancora la nascitura misura, di cui di lì a breve, nel 2017, l'ex guardasigilli Andrea Orlando avrebbe consentito l'utilizzo nelle inchieste per i reati gravi per captare comunicazioni tra presenti, non richiamava l'attenzione e l'allarme che ora, sebbene per poco, giustamente e finalmente ha meritato e ricevuto dai media in occasione della recente fiducia votata al dl intercettazioni che ne prevede l'uso ed amplia il ventaglio delle ipotesi delittuose per cui i Pm potranno richiederne l'utilizzazione.
A rischio di incorrere in tardiva pedanteria è bene ripetere che con l'uso del Trojan nei cellulari e nei computer di casa, verranno registrate qualsiasi conversazione o scambio anche in video, aprendo la strada alle cosiddette intercettazioni a strascico. Quelle che serviranno, con aberrante effetto domino, a cercare altri reati, diversi da quelli per cui verranno autorizzate.
Per la gioia delle società private che gestiranno le intercettazioni e quindi controlleranno le nostre vite, avendo tutto l'interesse ad alimentare un lucroso Grande fratello che evoca la invasiva capacità di controllo dei ragnetti metallici di Minority Report. E dei Pubblici ministeri a cui la nuova legge conferisce in esclusiva, togliendolo alla polizia giudiziaria, la gestione e la disponibilità delle intercettazioni effettuate con il Trojan.
La tempistica della genesi di una misura tanto lesiva dei capisaldi costituzionali posti a presidio delle libertà e della tutela della riservatezza delle conversazioni di ogni individuo è già di per sé indice del grado di pressione che la magistratura ha instancabilmente operato sulla politica per arrivare a questo meccanismo di controllo di massa che infligge una ulteriore torsione antidemocratica di cui il nostro paese davvero non sentiva la mancanza e con cui ogni cittadino cederà quote fondamentali di garanzie e di libertà individuali alla pretesa inquisitoria selettiva, agli arbitri delle procure ed agli inevitabili cortocircuiti a cui l'interpretazione normativa ma anche l'impreparazione dei già intasati uffici giudiziari a sistemare la ciclopica mole di captazioni, lasceranno ampio spazio. Già, perché da questa settimana (in realtà dal prossimo maggio) il nome di chiunque di noi finisca come argomento di conversazione pronunciata e captata tra le quattro mura di un domicilio privato nell'ambito di una qualsiasi indagine, potrà ritrovarsi a sua volta indagato e poi imputato secondo l'uzzolo del pm che deciderà se rappresentiamo o meno un caso "interessante", politicamente e mediaticamente vantaggioso. Effetto appunto, delle intercettazioni a strascico.
Mentre nel 2017 già la legge firmata dall'ex ministro Orlando, piegatosi alle richieste delle spinte più punitive della magistratura aveva previsto l'utilizzo del Trojan nelle inchieste per i reati gravi solo per captare comunicazioni tra presenti, con la successiva e recente legge Spazza corrotti del 2019, esso viene esteso ai reati contro la PA commessi da pubblici ufficiali e funzionari della Pa per reati per cui la pena massima non sia inferiore a cinque anni, a cui la legge appena liquidata in parlamento aggiunge le indagini su incaricati di pubblico servizio.
A gennaio, una sentenza delle Sezioni Unite si esprime in modo inequivocabile contro le intercettazioni a strascico ma un emendamento chirurgico dell'ex procuratore nazionale antimafia Aldo Grasso blocca gli effetti della sentenza. Stabilendo poi che ciò che non sarà direttamente utilizzabile per il reato per cui sono state autorizzate le captazioni, potrà costituire 'notitia criminis', per avviare altre intercettazioni. Una messa a sistema dell'ossessiva impostazione inquisitoria che cerca altri crimini partendo da un'indagine, secondo l'onnipresente principio davighiano "sono tutti colpevoli non ancora scoperti".
E arriviamo al compromesso, spinto da Roberto Fico, sulla tempistica del baratto parlamentare: il via libera senza inciampi alle misure per il corona virus in cambio della fiducia al dl Intercettazioni che modifica la riforma Orlando. Attività da mercanti in fiera, dunque, che ha dissolto anche ogni ombra di proudness per le garanzie dei renziani, tartufescamente allineati al Pd, a Grasso e ai 5Stelle, e paghi dell'incasso di un semplice aggettivo, quel 'rilevanti' riferito alle captazioni con Trojan ritenute autorizzabili. Epiteto tanto vago quanto ininfluente per la salvaguardia di garanzie e diritti di chi di quelle captazioni sarà bersaglio.
I tatticismi di una classe politica che, sotto i diktat dei settori più retrivi della magistratura, nemmeno per un istante è stata colta da esitazione nell'amputare fondanti principi costituzionali e dei cui madornali errori il tempo a restituire le prove, sono riusciti a calpestare un'altra fetta di principi cardine della democrazia e dello stato di diritto su cui si è edificata la nostra democrazia. Ma davvero la cecità della nostra politica è tale da non comprendere che la forza distruttrice di norme che infliggono un radicale vulnus alle tutele individuali come i diritti alla privacy (le captazioni sono consentite nelle case private) e consentono che l'autorità dello stato aggredisca e si impossessi dell'esistenza di tutti, non risparmierà chi le ha imposte al paese?
di Francesco Maisto*
Ristretti Orizzonti, 3 marzo 2020
Rendo noto che, in conformità alle Raccomandazioni del ministero della Giustizia e del ministero della Salute - armonizzate con le Indicazioni del Presidente del Tribunale di Sorveglianza, del Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria e dei Direttori degli Istituti di pena ho provveduto a diramare nei giorni scorsi informative di coordinamento, note divulgative e suggerimenti per la prevenzione del contagio del virus Covid -19, cosiddetto "Coronavirus".
Al fine di prevenire eventuali casi di contagio nell'ambito territoriale di competenza, nello specifico le quattro carceri di competenza (C.C. Francesco di Cataldo - San Vittore, C.R di Milano Bollate, C.R di Milano-Opera, Istituto Penale Minorile Cesare Beccaria), è stata inoltrata apposita comunicazione alle direzioni degli Istituti penitenziari di preservare con particolare riguardo i diritti delle singole persone ristrette contemperati con l'interesse delle comunità, in conformità all'art. 32 della Costituzione italiana. Ho predisposto, inoltre, attraverso l'Ufficio, uno spazio di raccolta di segna lazioni da parte degli operatori e dei volontari.
*Garante per i diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano
di Giampaolo Piagnerelli
Il Sole 24 Ore, 3 marzo 2020
Corte di cassazione - Sezione II penale - Sentenza 2 marzo 2020 n. 8481. Truffa per il commercialista che si fa consegnare dalla società una somma consistente di denaro per far ottenere la rateizzazione del debito tributario con il Fisco, anche se lo stesso poi non corrompe il personale di Equitalia.
La decisione - In un passaggio della sentenza della Cassazione n. 8481/20 si legge testualmente che il difensore del professionista avesse adombrato la possibilità che il suo assistito si fosse accordato con altri due soggetti per corrompere funzionari di Equitalia Serit di Campobasso e indurli a concedere una rateizzazione senza la necessaria fideiussione, ma tale circostanza non è venuta alla luce a dimostrazione dell'illecito tributario commesso.
L'alterazione delle quietanze di pagamento emesse dalla società incaricata della riscossione dimostrano anzi che la corruzione non è mai avvenuta. L'imputato, peraltro, avvalendosi della facoltà di non rispondere, oltre a non fornire giustificazione alcuna sulla sorte delle somme che gli erano state personalmente consegnate neppure ha affermato che sussisteva un simile accordo.
Non risulta però possibile la contestazione da parte dell'indagato della non punibilità ex articolo 115 del codice penale non rientrando il caso illecito nella fattispecie di quasi reato ai sensi della citata disposizione normativa. Infatti la sentenza chiarisce che da un punto di vista strettamente giuridico le truffe vengono realizzate anche solo inducendo in errore la persona offesa prospettando falsamente la possibilità di ottenere un ingiusto vantaggio attraverso la corresponsione di una somma di denaro. E l'imputato si è mosso all'interno di questa cornice: colpevole di truffa pur non avendo corrotto nessuno.
noinotizie.it, 3 marzo 2020
È stata annullata la riunione per la firma di un protocollo tra le parti (Asl bari, Policlinico e Casa circondariale di Bari) che era stata convocata per il 26 febbraio scorso e che da un anno non si riesce a tenere. La sua convocazione era necessaria e indispensabile per il promesso trasferimento del cosiddetto "Gabbione", il padiglione per il ricovero dei pazienti detenuti, dal Policlinico ad altra struttura in seno alla Asl.
L'associazione Marco Pannella ne aveva rendicontato in seguito alla visita effettuata presso il carcere di Bari con il Consigliere regionale Francesca Franzoso il 15 febbraio, promettendo di seguire la vicenda. E puntualmente la riunione è saltata. Come segnalato anche in precedenti visite, che l'Associazione regolarmente effettua presso gli istituti penitenziari, su Bari, nonostante l'eccellenza del Direttore, vi è un forte problema di incomunicabilità tra il carcere, la cui direzione costantemente segnala richieste e necessità, e la Asl e il Policlinico. Questi due essendo due enti differenti tra loro, si rimpallano la responsabilità sui detenuti che necessitano di cure sostanzialmente rimpallandosele.
Al momento il cosiddetto Gabbione, un reparto per detenuti ricoverati, è ubicato presso il Policlinico, che però dice non essere di sua competenza. Parliamo di dieci posti letto, su un fabbisogno notevolmente più ingente, con responsabile solo un infermiere e nessun medico, e la totale incapacità di gestire i detenuti ricoverati.
La sua esiguità poi fa sì che gli altri malati siano in corsia insieme degenti comuni. Ma piantonati, quindi con altri agenti tolti dall'organico del penitenziario. La situazione è stata denunciata anche dai sindacati di polizia penitenziaria, anche a seguito di tentativi di fuga dal gabbione con conseguenti danni fisici causati dai detenuti.
Da mesi dopo la richiesta dell'amministrazione penitenziaria, la Asl aveva promesso di prendersi in carico il servizio trasferendo il cosiddetto gabbione presso il San Paolo, scelta ufficializzata anche con una delibera di già dello scorso luglio. Ma difronte alle continue richieste da parte dell'amministrazione penitenziaria, visto lo stato di emergenza, di conoscere il cronoprogramma dello spostamento, la Asl ha prima provato a ritrattare, salvo poi, solo in seguito all'attenzione del Procuratore Generale, promettere, ancora una volta, che la presa in carico avverrà entro 14 mesi. A tale riguardo il 26 febbraio doveva essere firmato un protocollo tra le parti, ma la riunione è stata nuovamente rinviata. Eppure l'emergenza non è più rinviabile.
Inoltre da anni il carcere ha fatto richiesta di un nuovo macchinario di radiologia a distanza che dimezzerebbe le uscite dei detenuti, e quindi le spese e il personale fuori sede, ma non riesce ad averlo. Chissà se ce la faremo prima delle elezioni di maggio. Come non è ancora arrivata nessuna delle strumentazioni coperte dai 300 mila euro ad hoc che il consigliere Franzoso aveva fatto mettere a bilancio 2019.
Emendamento ricordiamo appunto di 300 mila euro per dotazione sanitaria nelle carceri di Bari e Taranto che nacque proprio da una richiesta che ci venne espressamente rivolta durante una precedente visita. A questo infatti servono le visite, costanti e frequenti, che l'Associazione Pannella fa in carcere, non passerelle. Per questo ci spiace che ad esempio per la visita presso il carcere di Taranto ancora una volta ci sia stato negato il permesso, questa volta con la motivazione del coronavirus. A tale riguardo chiediamo alle Asl competenti di relazionare in merito alla situazione nelle carceri, diversamente non si capirebbe il diniego alla richiesta.
Mentre sempre proficuo e fruttuoso è stato il rapporto instaurato negli anni con la direzione del carcere di Bari e in particolare con la dottoressa Pirè e il dottor Bonvino. Tra l'altro le nostre visite si rendono ancora più necessarie dal momento che invece il Garante in carica da 7 anni nominato dalla Regione Puglia, presidente di Confcooperative, oltre a convegni, contratti e protocolli, è totalmente carente proprio nel ruolo che gli spetta, ovvero garantire i diritti dei detenuti che nelle carceri pugliesi non sono garantiti affatto.
Del resto pure la relazione annuale che dovrebbe consegnare è ferma al 2017. Per tale ragione a seguire pubblichiamo gli ultimi dati aggiornati a gennaio 2020 delle presenze negli istituti penitenziari pugliesi. Numeri che chi come l'Associazione Pannella visita regolarmente gli istituti sa bene, sono solo il più sterile del grande dramma umano che la comunità penitenziaria vive nella totale indifferenza, se non quando peggio propaganda, della comunità circostante".
di Marco Aldighieri
Il Gazzettino, 3 marzo 2020
È morto, tra domenica e lunedì notte, Ercole Salvan uno dei luogotenenti di Felice Maniero. Nato 57 anni fa a Sant'Urbano in provincia di Padova, veneziano di adozione risiedeva tra Santa Maria di Sala e Chirignago, è deceduto nel carcere di Parma. Era malato da tempo, ma il magistrato di sorveglianza gli aveva negato gli arresti domiciliari perché considerato persona socialmente pericolosa. Lui però aveva rifiutato di sottoporsi a interventi chirurgici, nonostante la sua vita fosse in pericolo.
Ercole Salvan avrebbe compiuto 58 anni il prossimo 30 di aprile. Tra i luogotenenti di Maniero, il boss della Mala del Brenta, il 15 luglio del 2005 era stato condannato a vent'anni di reclusione per l'assalto a un portavalori blindato avvenuto a Villanova Marchesana, in provincia di Rovigo. Specializzato proprio nell'assalto ai blindati, per anni si era portato a spasso conficcato in un gluteo l'ogiva di un proiettile. E secondo gli inquirenti, quella ferita, era la prova schiacciante che Salvan, il 21 ottobre del 1987, aveva partecipato all'assalto di un furgone blindato sull'autostrada A13 all'altezza di Boara Pisani. E nel conflitto a fuoco con la polizia stradale era rimasto ucciso un giovane camionista di Udine, Gianni Nardini, e ferito gravemente un agente. Ma i giudici della Corte d'Appello, per quel tragico assalto al blindato, hanno assolto Salvan. L'ex della Mala fu sottoposto a una Tac, e l'esame dimostrò che il proiettile non era calibro 9 come quelli in dotazione alla Polizia.
Giusto un anno fa è stato condannato in via definitiva dai giudici della Corte di Cassazione per la tentata rapina effettuata a Villatora di Saonara contro la filiale del Credito Cooperativo di Sant'Elena. Quel 5 ottobre di 5 anni fa sulle tracce banda c'era la Squadra mobile di Pordenone, che da tempo stava seguendo Salvan e i suoi due complici. Alle otto del mattino un bandito ha posteggiato la propria auto in piazza Tricolore ed è stato raggiunto da una motocicletta Honda Hornet bianca con a bordo Salvan e un complice.
Uno dei due ex della mala del Brenta è salito in macchina ed è stato in questo momento che i poliziotti sono entrati in azione. Salvan è caduto dalla moto e si è graffiato al naso e alla guancia. Dal borsone blu che portava in spalla è spuntata la targa che sarebbe servita dopo il colpo per coprire quella della moto. É spuntata fuori anche una pistola semiautomatica.
Svuotate tasche e lo zainetto nero del complice, sull'asfalto sono rimasti ammucchiati passamontagna, guanti, un coltello e un'altra pistola. Arrestato era finito ai domiciliari a Sant'Angelo di Piove di Sacco, da dove nel dicembre del 2015 è evaso. Nel marzo del 2016 è stato poi catturato a Chirignago ed è stato trasferito nel carcere di Parma.
di Errico Novi
Il Dubbio, 3 marzo 2020
Il Consiglio dell'Ordine delibera l'astensione fino a mercoledì 11 marzo. Allarme dopo il caso dei 7 contagiati in uno stesso studio legale, ma sono stati decisivi i ritardi nelle misure sanitarie e nelle direttive "anti-calca" in tribunale.
Pressione altissima. Ovunque. In tutta Italia. E con gli uffici giudiziari sottoposti a sollecitazioni enormi. Ma a Napoli, nelle ultime ore, si è raggiunto un picco forse ravvisato a Milano solo nei giorni più difficili. Anche perché in uno stesso studio legale ben sette persone, dopo una trasferta nel capoluogo lombardo, sono risultate positive al coronavirus, e la circostanza ha scatenato l'allarme fra avvocati, magistrati e non solo. E visti i "ritardi nella predisposizione delle misure preventive, abbiamo scelto, come Consiglio dell'Ordine, di proclamare otto giorni di astensione dalle udienze", spiega il presidente degli avvocati napoletani Antonio Tafuri.
Il vertice di oggi pomeriggio alla Regione Campania - La decisione, difficile e clamorosa, arriva in capo a un fine settimana di serrati e affilatissimi scambi fra i capi degli uffici giudiziari e il Coa partenopeo. Un vertice tenuto oggi pomeriggio in Regione Campania, a cui ha preso parte, oltre al governatore Enzo De Luca, anche il prefetto Marco Valentini, non ha risolto le divergenze fra avvocati e magistrati. I primi hanno sollecitato misure immediate e, in vista della loro adozione, la sospensione temporanea delle udienze. Il presidente della Corte d'appello Giuseppe de Carolis e il pg Luigi Riello hanno ritenuto, visti i provvedimenti fin qui adottati a livello nazionale, di non essere nella facoltà di bloccare l'attività del distretto.
Astensione senza preavviso: lo consente la legge - Ma ad essere decisiva è stata, per gli avvocati, la tempistica poco rassicurante degli interventi sanitari: dispenser coi gel igienizzanti disponibili solo nelle prossime ore (e in virtù di un accordo straordinario fra Regione e Asl), in un Tribunale in cui manca in quasi tutti i bagni persino il sapone, sanificazione degli uffici programmata solo per il prossimo fine settimana. A quel punto l'Ordine forense ha deliberato lo stop da domani, 3 marzo, fino all'11 marzo compreso, in base alla norma che lo autorizza senza preavviso laddove esista un pregiudizio per l'incolumità delle persone.
Una situazione arroventata proprio in coincidenza con la tragedia di Ugo Russo, il 15enne ucciso con due colpi di pistola dal carabiniere che, secondo le ricostruzioni accreditate finora, avrebbe subito dal ragazzo un tentativo di rapina. Non è tragica come la morte del povero Ugo, eppure è comunque tesissima la situazione nei palazzi di giustizia napoletani, dove l'incubo del contagio è il carburante principale, ma a far divampare tutto è stata forse una scintilla.
Un riferimento, contenuto in una nota dei vertici giudiziari, all'articolo 650 del codice penale (che sanziona l'inosservanza dei provvedimenti assunti dalle autorità) e alla sua possibile contestazione a quei professionisti che, consapevoli di aver contratto il virus, non si fossero messi in autoquarantena.
La replica di Tafuri, presidente del Coa, ai capi degli uffici - Anche da lì è partita la risposta, durissima, del presidente dell'Ordine di Napoli, Tafuri che, in una pec inviata sabato scorso a presidente della Corte d'appello e procuratore generale, ha ribaltato la contestazione, e osservato come avvocati e dipendenti dello studio colpito si fossero "regolarmente autoposti in quarantena in osservanza delle direttive ministeriali". Secondo il vertice degli avvocati napoletani, dunque, non era "ravvisabile alcun comportamento riconducibile all'articolo 650".
Sempre in relazione al richiamo a quella fattispecie penale "per gli avvocati che frequentino i Palazzi di giustizia nonostante il sospetto di infezione da coronavirus", Tafuri aveva anche avvertito che, qualora "le Autorità Giudiziarie" non avessero dato disposizione di "rinviare i giudizi ai quali non partecipino tutti i difensori costituiti", il Coa di Napoli sarebbe stato "costretto a proclamare l'astensione".
L'allarme è stato creato anche dalla suggestiva quanto incredibile circostanza secondo cui, sempre per citare la lettera Tafuri "i casi accertati di coronavirus a Napoli riguardano solo avvocati": così è stato, almeno, fino a due giorni fa. Dopo l'invio di quella missiva il quadro è cambiato: ora in Campania i contagiati procedono purtroppo verso quota trenta, certo non solo avvocati. Ma il caso dello studio legale partenopeo resta all'origine dell'allarme.
Il primo legale contagiato parla a "Anteprima24" - Il primo professionista ad aver contratto il virus ha spiegato ieri al giornale online Anteprima24, in un'intervista a Marina Cappitti in cui ovviamente non viene mai citato col suo nome, di non aver dato pubblicità alla sua trasferta lombarda per evitare di diffondere un allarme incontrollabile, e di non sentirsi perciò un "irresponsabile", come lo aveva invece definito il governatore De Luca.
L'Ocf: sospendere udienze o misure straordinarie - A schierarsi sul particolarissimo caso partenopeo è anche l'Organismo congressuale forense: "La situazione coronavirus nel distretto di Napoli sta sfuggendo di mano nella totale assenza di provvedimenti da parte delle autorità", dice il coordinatore dell'Ocf Giovanni Malinconico, che chiede "l'immediata sospensione delle udienze per due settimane" o in subordine "il rinvio dell'escussione dei testi, l'autorizzazione al deposito di verbali telematici e l'igienizzazione di tutti i locali".
Parte delle tensioni potrebbe essere attenuata se i capi degli uffici traducessero le linee guida diffuse venerdì scorso da ministero della Giustizia e Cnf in una circolare capace di vincolare formalmente i giudici. In particolare per impedire assembramenti di avvocati e parti processuali non solo nelle aule di udienza. Finora si è provveduto sì a decongestionare le aule, ma le pericolosissime calche hanno continuato a formarsi appena fuori le porte.
askanews.it, 3 marzo 2020
Dialoghi serrati sulla vita, sull'arte, sul teatro e sul suo approdo in carcere. Sono gli spunti che condiscono "Un'idea più grande di me" (Luca Sossella edizioni), l'autobiografia artistica di Armando Punzo, drammaturgo e regista teatrale, fondatore nel 1988 nel carcere di Volterra della Compagnia della fortezza, scritta con Rosella Menna, studiosa di teatro e critico tra gli altri di Doppiozero.
Più di venti incontri in giro per l'Italia con prima tappa il 6 marzo alle 18.45 al cinema "La Compagnia" di Firenze (via Cavour 50/r) per raccontare un'opera che può definirsi una sorta di romanzo di formazione sui generis, incentrato sull'esperienza della Compagnia della fortezza del carcere di Volterra, la prima e più longeva esperienza di lavoro teatrale, spaziando da Shakespeare alla prosa contemporanea, in un istituto penitenziario. Una forma di conversazione, scandita dagli interventi di Menna che immortalano una collaborazione pluriennale iniziata nel 2012. Alla presentazione, promossa da Stefania Ippoliti, responsabile area cinema di Fondazione Sistema Toscana, parteciperanno, oltre agli autori, il presidente della regione Toscana Enrico Rossi; Franco Corleone, ex parlamentare; Teresa Megale, delegata del rettore dell'Università di Firenze per le attività artistiche e spettacolari di ateneo.
ottopagine.it, 3 marzo 2020
Promosso da Camera penale e Associazione Libero Teatro. Era in programma domani ma, causa il protrarsi dell'epidemia da Coronavirus, è saltata la presentazione, presso la casa circondariale di Benevento, del progetto "Cortincarcere", un'iniziativa che porta il cinema in carcere, come percorso di formazione e di riabilitazione.
Tale percorso, al via nei prossimi giorni, attraverso il linguaggio cinematografico - si legge in una nota-, inteso quale strumento di reinserimento sociale di persone sottoposte a limitazione della libertà personale, insieme ai film, porta oltre le sbarre anche autori, attori e studiosi del settore. È un progetto ambizioso, che sarebbe stato impossibile immaginare e realizzare senza l'apporto e la collaborazione di tutto il personale della Casa Circondariale.
A promuoverlo la Camera Penale di Benevento insieme all'Associazione Libero Teatro di Benevento, con il supporto tecnico-logistico della Direzione del carcere. La Direzione artistica di "Cortincarcere" è affidata all'Associazione Libero Teatro, organizzatrice del Social Film Festival ArTelesia, concorso internazionale del cinema sociale, giunto alla XII edizione.
Il corso - che si svilupperà nell'arco di tre mesi e riguarderà il reparto comuni, alta sicurezza e sex offender - è strutturato in due parti: una destinata a fornire le conoscenze di base dell'analisi del film, privilegiando un punto di vista tecnico, l'altra finalizzata al dibattito sulle tematiche sociali soggetto dei corti proiettati.
Fino al 19 maggio, nelle sale predisposte dalla Casa Circondariale, i migliori cortometraggi in concorso saranno proiettati e valutati da una Giuria formata da detenuti e presieduta da un professionista. Si tratta, dunque, di un momento di grande apertura del carcere sul mondo del cinema, in un progetto comune di elevata qualità artistica che avrà ricadute positive anche sul territorio.
di Giuseppe Simeone
osservatoreromano.va, 3 marzo 2020
Seminiamo bellezza e non inquinamento. Con le parole di una preghiera proposta da Papa Francesco alla fine dell'Enciclica "Laudato sii" inizia il nuovo cammino di tanti studenti e docenti della città di Santa Maria Capua Vetere. Questa la tematica principale che verrà affrontata nel corso del nuovo anno scolastico con gli alunni degli otto istituti scolastici aderenti al Protocollo d'intesa "Educazione alla Legalità".
Il 18 ottobre il primo incontro con gli insegnanti e successivamente il tour nelle scuole. Programmata anche la pubblicazione di un libro per fine anno scolastico. Arrivato alla terza annualità, il progetto ha come fulcro centrale non solo il valore educativo e culturale ma anche la scuola come esperienza di vita. Una scuola da amare per ricordare le parole di papa Francesco. Migliaia gli studenti incontrati nel corso di questi anni per confrontarsi e sensibilizzarli su tante tematiche.
Dipendenze da gioco d'azzardo, alcol e droghe, la violenza di genere, cyberbullismo, il processo di beatificazione di Aldo Moro, il sinodo dei giovani, lo spettacolo teatrale Epoché, con magistrati e detenuti sul palco del Teatro Garibaldi, il pellegrinaggio degli studenti in aula Paolo vi per l'udienza con il Santo Padre e il suo saluto a tutti coloro che hanno aderito al progetto di formazione alla legalità dell'Arcidiocesi di Capua. Sacerdoti, magistrati, rappresentanti delle Istituzioni e di ordini professionali, forze dell'ordine, dirigenti scolastici, insegnanti e docenti universitari hanno incontrato migliaia di giovani a cui l'arcivescovo di Capua, monsignor Salvatore Visco, ha parlato anche al Duomo in occasione della Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Le attività rientrano nel protocollo stipulato il 3 luglio 2017 presso la Presidenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e che vede uniti 20 partner sul tema dell'educazione degli studenti. I sottoscrittori sono il Comune di Santa Maria Capua Vetere, l'Arcidiocesi di Capua, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, la Procura della Repubblica, la Questura di Caserta con il locale commissariato di Polizia di Stato, l'Università degli Studi della Campania Dipartimento di Giurisprudenza, il Consiglio dell'Ordine degli avvocati, l'Associazione nazionale magistrati sezione di Santa Maria Capua Vetere, le dirigenze scolastiche degli istituti di Santa Maria Capua Vetere, l'Ufficio di Sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere, il Centro per la Giustizia minorile della Campania, l'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Caserta e l'Asl di Caserta.
siciliafan.it, 3 marzo 2020
Grande emozione e felicità per Ruggero Battaglia, attualmente recluso nella Casa circondariale di Agrigento, vincitore della V edizione del Concorso Internazionale. A fine marzo una grande manifestazione di tre giorni organizzata dall'Ass. cult. Athena assieme all'organizzazione del Concorso. Il Concorso di poesia "Il Parnaso - Premio Angelo La Vecchia" si avvia alla conclusione della V edizione.
"Una edizione particolare e carica di emozione" dice subito il direttore artistico Gero La Vecchia, "quest'anno ricade il centenario dalla nascita di mio padre e abbiamo voluto realizzare una edizione con diverse novità".
In effetti questa edizione si presenta "arricchita" da altre sezioni di grande interesse: la prima è la sezione dedicata alla "Poesia sperimentale e destrutturalista", una sezione curata dalla blogger Mary Blindflowers che vive in Inghilterra; altra sezione di grande importanza è quella dedicata alle scuole del primo ciclo "La Poesia è la mia lingua" che ha visto la partecipazione di oltre 50 ragazzi da tutto il mondo.
Anche quest'anno il Concorso ha il Patrocinio del Ministero della Cultura Italiano e del Ministero della Cultura del Daghestan oltre che il patrocinio "naturale" del Comune di Canicattì. Intanto sono già usciti fuori i risultati dei premiati a questa quinta edizione. A vincere il primo premio della sezione principale, che consiste nella edizione di un libro con le poesie dell'autore primo in classifica, è Ruggero Battaglia.
"Siamo rimasti contenti ed emozionati per questo risultato che, sinceramente non ci aspettavamo" dice Gero La Vecchia "la poesia, in lingua siciliana, si intitola "Li vriogna di via Maqueda" ed ha la capacità di "dipingere" senza sbavature un fatto storico con una capacità espressiva non banale. Il fatto che sia stata apprezzata dai vari giurati fa piacere e dimostra ancora una volta che la poesia non conosce barriere!".
Più volte il Concorso e i suoi organizzatori si sono espressi esaltando il potere trasversale della cultura e della poesia che non conoscono barriere e confini ma le "barriere" cui si riferisce il prof. La Vecchia sono anche quelle "materiali" della reclusione nella quale si trova il vincitore.
"Coltivare la bellezza della poesia può cambiare il mondo, ci crediamo e crediamo profondamente che la cultura e la poesia possono contribuire al riscatto umano e sociale di chi, come il sig. Ruggero, si trova in una condizione contingente di restrizione della propria libertà.". Continua ancora Gero La Vecchia: "Grazie all'amica prof. Wilma Greco che da volontaria si occupa da tempo del recupero culturale all'interno delle carceri, ho potuto conoscere una realtà che, nella negatività di una condizione chiusa e ristretta da tutti i punti di vista, può trovare un motivo, una speranza proprio nella cultura in genere e nella poesia in particolare".
Menzione d'Oro del Premio "Angelo La Vecchia", per "La ragazza curda" di Tania Anastasi, "Disperso in un tilt" di Sergio D'Angelo e "Posparu addrumatu" di Girolamo La Marca. Tutti gli altri vincitori sono pubblicati sulla pagina Facebook del Concorso "Il Parnaso - Premio Angelo La Vecchia". Nella sezione dedicata alle scuole, "La Poesia è la mia lingua" il primo premio andrà ad uno studente dell'Istituto Manzoni di Ravanusa, Fausto Contrino; premiati anche altre ragazzi dal Brasile, Daghestan, Bielorussia, Caserta, Cerda, Trapani, Aragona, ecc.
Come ogni anno ci sono delle sezioni del Concorso gestite con paesi stranieri: sez. spec. "Rasul Gamzatov" con il patrocinio del Min. della Cult. del Daghestan, "Ante Popovski" con la Macedonia e "Amdi Giraybay" con la Crimea.
Intanto si sta preparando l'evento che conterrà la manifestazione finale del Concorso. L'Associazione Culturale Athena assieme al Concorso e al Comune di Canicattì stanno organizzando tre giorni di manifestazioni che si terranno al Centro Culturale San Domenico mentre la manifestazione finale si svolgerà al Teatro Sociale di Canicattì il 29 marzo. Sono previste presenze dalla Macedonia, Bielorussia, Daghestan e Azerbaijan ma c'è il problema contingente del virus che potrebbe modificare gli ambiziosi piani.
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