di Marco Bellizi
L'Osservatore Romano, 19 gennaio 2020
C'è un dato toccante che emerge dalle tristi statistiche sulle carceri italiane. I suicidi dei detenuti calano nei periodi in cui, nel dibattito pubblico, cresce l'attenzione sugli istituti di pena. Trarne una conclusione è forse azzardato, giacché occorre osservare sempre una grande cautela parlando di persone che decidono di togliersi la vita.
Avvenire, 19 gennaio 2020
L'ispettore generale, don Raffaele Grimaldi: occorre umanizzare i luoghi di reclusione per favorire il recupero del detenuto. Il ministro: fondamentale il ruolo dei sacerdoti nei percorsi di recupero. Carceri più umane. I cappellani degli istituti di pena lo hanno chiesto questa settimana, durante un incontro, al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
Il Giornale, 19 gennaio 2020
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede "deve solo piantare una bandierina, non cambierà mai la sua posizione perché prescinde dal merito della questione". È la denuncia del Presidente dell'Unione Camere penali Gian Domenico Caiazza, ieri a Palermo.
giornaledimonza.it, 19 gennaio 2020
Venerdì scorso il gesto estremo di un detenuto in regime di carcere aperto. Inutili i soccorsi. Ha approfittato di restare solo in cella per impiccarsi. È morto in carcere un uomo italiano di 24 anni detenuto al Sanquirico nel settore cosiddetto di "regime di carcere aperto".
L'uomo ha atteso che i due compagni si recassero uno al lavoro nella struttura e uno a un corso in un'altra sezione per mettere in atto il proposito suicida e farla finita. Il fatto è avvenuto venerdì attorno alle 14.30. A trovare il corpo senza vita del detenuto sono state le guardie di Polizia penitenziarie che hanno tentato inutilmente di rianimarlo.
È il primo episodio del 2020, ma arriva a poco da un altro suicidio quando a togliersi la vita era stato a novembre un 46enne (detenuto per aver preso a martellate la moglie, ferendola gravemente).
di Alan David Scifo
Il Fatto Quotidiano, 19 gennaio 2020
"Giovanni Falcone ci disse: noi arrestiamo i padri, voi educate i figli". È questo monito a dare la forza ai giovani scout siciliani della rete Agesci (associazione guide e scout cattolici italiani) che hanno subito due atti incendiari e un raid vandalico in tre mesi, in tre diverse sedi, una delle quali si trova in un terreno confiscato alla mafia.
Un'azione sistematica che è cominciata a Marsala, nel Trapanese e continua a Mineo e poi Ramacca, dove c'è stato l'ultimo atto intimidatorio. Porte rubate, infissi distrutti e devastazioni generali nell'immobile inaugurato 10 anni fa in un terreno confiscato alla mafia.
"Stiamo dando fastidio a qualcuno - spiega uno dei responsabili regionali dell'Agesci Sicilia, Giulio Campo - quando si pratica l'educazione, si smuovono le acque e sicuramente questo a qualcuno non piace. Noi non possiamo dire con certezza che sia stata la mafia, ma ci stiamo facendo un pensierino".
I danni, infatti, non sono opera di vandali sprovveduti, ma di gruppi d'azione ben organizzati che hanno deciso di colpire i gruppi scout siciliani con l'intento di fermarli. Le basi scout assumono infatti un significato diverso in Sicilia: i ragazzi dei gruppi cattolici sono infatti in prima fila a ogni marcia contro la mafia, soprattutto nei territori difficili, come la periferia catanese dove la criminalità è ben presente.
Il danno complessivo nelle tre basi, cui si aggiunge anche la sede di Milo, anch'essa oggetto di "visite", ammonta a circa 100 mila euro, una cifra spropositata se si pensa che per raccogliere offerte al fine di aprire la sede si sono mobilitati i ragazzi e i loro genitori.
A Mineo, altra base danneggiata, erano state le famiglie degli scout a raccogliere i soldi per la struttura che doveva essere inaugurata il 15 dicembre. Un mese prima però tutto è andato distrutto per mano di ignoti che hanno incendiato l'intera ex casa cantoniera, rendendola inagibile.
Gli scout però non si fermano: "I ragazzi non hanno paura - spiega ancora Giulio Campo - continueremo insieme a lottare con le nostre finanze anche se non è facile. Sia i giovani che noi non abbiamo voglia di mollare". L'ombra della mafia è ben presente in questa vicenda mai ragazzi di Ramacca, così come gli altri, guardano oltre: "Questo atto ci mortifica ma ci chiede anche se siamo in grado di lottare contro un sistema che vuole svilire ciò che viene creato per il bene comune - dicono Luana Barbagallo e Davide Falcone del gruppo "Ramacca 1".
Noi abbiamo investito tempo e denaro in questo luogo per renderlo simbolo di una lotta concreta alla mafia e continuiamo". E mentre le istituzioni latitano (solo dopo il terzo atto il vicepresidente alla Regione ha chiesto di incontrare i vertici) l'appoggio arriva dal mondo cattolico e da don Luigi Ciotti: "Bisogna continuare senza indietreggiare, con tenacia e con speranza - ha detto il sacerdote. La riconoscenza verso chi è stato assassinato per noi si paga portando avanti le sue idee, senza rinunciare a mordere le coscienze".
di Andrea Oleandri*
Ristretti Orizzonti, 19 gennaio 2020
"Riteniamo un grave errore quello del governo che, nel Consiglio dei Ministri tenutosi ieri, ha dato il via libera alla dotazione stabile per tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine della pistola elettrica taser, un'arma pericolosa e potenzialmente mortale, come ci dimostra la realtà dei paesi in cui è in uso". A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.
La sperimentazione del taser era partita nel settembre del 2018 in dodici città su iniziativa dell'allora ministro dell'Interno Salvini. Secondo un'indagine della Reuters il taser ha provocato oltre mille morti nei soli Stati Uniti. La stessa azienda americana che la produce - la Taser International Incorporation, da cui deriva il nome dell'arma - chiamata in causa sulla potenziale pericolosità, ha dichiarato che esisterebbe un rischio di mortalità pari allo 0,25%. Ciò significa che se il taser venisse usato su 400 persone una di queste potrebbe morire.
"Nonostante il rispetto delle necessarie cautele per la salute e l'incolumità pubblica e il principio di precauzione a cui gli agenti saranno richiamati, la pericolosità di quest'arma non viene meno, soprattutto perché non è possibile sapere o stabilire se la persona cui si sta per sparare soffra o meno di cardiopatia o epilessia, due delle patologie per cui la pistola elettrica potrebbe risultare mortale" aggiunge ancora Gonnella, ricordando come anche alcuni organismi internazionali, tra cui la Corte Europea dei Diritti Dell'uomo ed il Comitato Onu per la prevenzione della tortura si siano espressi relativamente alle pericolosità di quest'arma e il rischio di abusi che l'utilizzo può comportare.
Prima della pronuncia di ieri del Consiglio dei Ministri era stato lo stesso ex Ministro Salvini - attraverso il primo decreto sicurezza - ad allargare la platea dei possibili utilizzatori di quest'arma, dando ai comuni con più di 100.000 abitanti la facoltà di dotarne gli agenti di polizia locale. Proprio per rispondere a questa proposta Antigone aveva lanciato una campagna rivolta agli amministratori locali a cui si chiedeva, attraverso l'approvazione di un ordine del giorno, di non dare seguito a questa possibilità. Un invito a cui hanno risposto i comuni di Palermo, Torino, Milano e Bergamo.
"Quello che auspichiamo e chiediamo al governo - sottolinea il presidente di Antigone - è che torni sui suoi passi, rinunciando a dotare le forze dell'ordine di quest'arma che, nella pratica quotidiana diventa un sostituto del manganello e non della classica pistola. Inoltre, speriamo che questo non sia il preludio per dare seguito alla proposta emersa nei mesi scorsi di dotare anche gli agenti di polizia penitenziaria, impegnati nel lavoro nelle carceri, di questa pericolosa arma. Se ciò accadesse - conclude Patrizio Gonnella - l'opposizione di Antigone sarebbe ferma e decisa".
*Ufficio Stampa Associazione Antigone
di Francesco M. De Sanctis*
Il Riformista, 19 gennaio 2020
Il termine garantismo circola sempre più con una sorta di specializzazione semantica che lo rivolge in maniera prevalente all'attività inquisitoria della magistratura. In realtà, quando parliamo di garantismo, dobbiamo far riferimento all'intero sistema di garanzie che offre l'ordinamento giuridico, a partire dalle "garanzie costituzionali" che lo informano in tutta la sua struttura.
di Paolo Mieli
Corriere della Sera, 19 gennaio 2020
Da anni esponenti di ogni tendenza, da noi ma anche negli Stati Uniti, promettono che mai più, se un avversario avrà noie giudiziarie, cercheranno di approfittarne. Poi però ricadono in tentazione. È davvero molto difficile spiegare perché per Pd e Italia Viva dovrebbe essere dannoso pronunciarsi domani in Commissione a favore del rinvio a giudizio di Matteo Salvini.
La Nazione, 19 gennaio 2020
I cittadini potranno partecipare alle celebrazioni insieme ai detenuti del carcere di Porto Azzurro. Sono ripresi a pieno ritmo, dopo le soste forzate per il maltempo, i lavori di ristrutturazione della seicentesca chiesa di san Giacomo, situata nell'omonimo forte che ospita il carcere. Chiesa che, il direttore del penitenziario Francesco D'Anselmo intende riaprire all'esterno facendola tornare un importante punto di riferimento per Porto Azzurro ed i suoi abitanti.
"La chiesa - dice D'Anselmo - appartiene al paese ed è parte integrante di esso. Oltre a celebrarvi i matrimoni con l'offerta di un 'pacchetto' comprensivo del 'catering' a cura dei detenuti - spiega D'Anselmo - vogliamo riprendere la vecchia tradizione della messa domenicale alla quale, insieme ai reclusi, può assistere la popolazione. Per rafforzare il legame tra carcere e territorio, d'accordo con il sindaco Papi, intendiamo inoltre far ripartire dal Forte la processione in occasione della festa patronale di san Giacomo".
Il maltempo farà slittare di alcune settimane la conclusione dei lavori per i quali è stata prevista una spesa di circa 250 mila euro coperta per il 70% con una donazione dalla Fondazione Terzo Pilastro di Roma e per il 30% dall'amministrazione penitenziaria. "Il rifacimento del tetto - aggiunge il direttore D'Anselmo - è stato quasi completato. Si passerà agli intonaci esterni per poi iniziare i lavori nella parte interna. Contiamo di inaugurare la chiesa entro fine giugno".
di Antonio Tagliacozzi
Edizione Caserta, 19 gennaio 2020
Sono ben 19 le ditte o le associazioni di imprese che partecipano alla gara di appalto per i lavori per la realizzazione di un condotta idrica al servizio della Casa circondariale e delle due aule bunker di Santa Maria. L'importo a base d'asta è stato fissato in un milione e 400 mila euro e l'appalto sarà aggiudicato con il criterio dell'importo più conveniente. Il responsabile unico del procedimento è il tecnico comunale, Luigi D'Addio. Di queste 19 ditte nove sono state ammesse con riserva dovendo procedere alla sistemazione di alcuni dettagli relativi alla documentazione prevista dal bando.
Quindi, dopo oltre dieci anni di promesse e ritardi, qualcosa inizia a muoversi per la eliminazione della carenza idrica al carcere di massima sicurezza "Generale Uccella" che ospita 940 detenuti su una capienza massima di 833, 478 agenti di Polizia penitenziaria e circa altre cento figure professionali.
Il carcere non è senza acqua, ma non è attaccato alla rete idrica cittadina e questa "mancanza" crea qualche problema di approvvigionamento che risale alla sua costruzione e da allora si è andati avanti con pozzi artesiani, autobotti e... bottiglie di acqua minerale.
Gli uffici comunali competenti, infatti, hanno in precedenza liquidato oltre 52 mila euro ai tecnici che hanno approntato e consegnato gli atti per l'inizio dei lavori quali progettazione, relazioni geologiche, sondaggi ed altro.
La gara per l'affidamento del servizio di progettazione e di tutte le indagini connesse è stata aggiudicata al Rtp (Raggruppamento temporaneo di persone) studio tecnico Colosimo ed altri che ha offerto un ribasso, sull'importo fissato in complessivi 96mila euro e 600, del 39,25 per cento determinando l'importo netto di aggiudicazione in 58mila 684 e 50 oltre Iva e cassa Previdenza per complessivi 15 mila 774,00 euro.
È stato il primo atto concreto, questo, per la soluzione del problema che negli ultimi anni è stato più volte denunciato e al centro di vibrate proteste da parte dei detenuti e dei difensori dei loro diritti che hanno posto in essere una serie di iniziative che sono valse a smuovere la burocrazia e concretizzare tutte quelle iniziative necessarie per risolvere la questione.
Il finanziamento dei lavori per l'allacciamento alla rete idrica comunale della casa di massima sicurezza e le due aule bunker è a carico della Regione che ha stanziato i soldi con una deliberazione dell'aprile del 2016 (un milione e quattro di euro) ed ora si è passati alla fase operativa per la eliminazione del problema. Certo, ancora molto vi è da fare, siamo solo in una fase preliminare, ma le intenzioni ci sono e basta velocizzare solo le procedure per allacciare finalmente la casa circondariale ed il suo complesso alla rete idrica comunale.
- Milano. La libertà che non si può rinchiudere dentro una cella
- Padova. Volontari nelle carceri, una missione lunga 40 anni
- Piacenza. Colloqui tra padri e figli in carcere, Croce Rossa riqualifica la stanza
- Libia. Il testo dell'accordo è già stato scritto. Ma nessuno sembra crederci
- Stati Uniti. Gli artefici del programma di torture della Cia testimoni a Guantánamo










