La Stampa, 29 febbraio 2020
Aperta un'inchiesta. Il 37enne marocchino, al Lorusso e Cutugno di Torino per rapina, aveva tentato il suicidio in carcere. I soccorritori non riuscirono a salvarlo. La Procura di Torino ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti, per la morte di un 37enne di origine marocchina che la sera del 31 gennaio si era suicidato nella sua cella, sezione "Nuovi giunti" del carcere Lorusso e Cutugno di Torino, inalando del gas dalla bomboletta di un fornelletto dopo aver infilato la testa in un sacchetto di plastica.
Il reato ipotizzato è omicidio colposo. A quanto si apprende, durante i soccorsi si sarebbe rotto il ventilatore a mascherina utilizzato per somministrare l'ossigeno. Sul posto erano intervenute due ambulanze del 118 e il medico di guardia del carcere. Dall'esame autoptico è emerso che l'uomo è deceduto per morte per spazio confinato e che era già morto all'arrivo dei soccorsi. Il 37enne, in carcere per rapina, avrebbe dovuto essere rimpatriato a metà febbraio.
informatoreorobico.it, 29 febbraio 2020
Per l'inserimento lavorativo dei detenuti. Il progetto coinvolge, oltre all'associazione Carcere e Territorio, la Casa Circondariale di Bergamo, l'Uepe (Ufficio locale esecuzione per l'esecuzione penale esterna) di Bergamo e il Consorzio Mestieri Lombardia.
Ieri mattina, il presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli, ha firmato il rinnovo per l'anno 2020 della Convenzione per la realizzazione del progetto Carcere e Territorio per l'inserimento lavorativo di persone in esecuzione penale.
La Provincia di Bergamo si rende disponibile a realizzare tirocini extra curriculari nel Settore Viabilità rivolti a detenuti e a persone in esecuzione penale fuori dal carcere. Il Carcere e L'Uepe, in collaborazione con la Magistratura di Sorveglianza, individuano i soggetti in esecuzione penale da proporre come beneficiari dei tirocini. Il Consorzio Mestieri predispone la convenzione con la documentazione amministrativa e progettuale necessaria all'attivazione dei tirocini, provvedendo alle assicurazioni e all'erogazione ai beneficiari delle borse lavoro: 500 € per il tempo pieno e 350 € per il tempo parziale.
La Provincia per la realizzazione del progetto assume in forma diretta le spese relative alla fornitura di divise e alle visite del medico competente, nonché la messa a disposizione di quanto è necessario per lo svolgimento del lavoro. Eroga inoltre sotto forma di contributo all'Associazione le spese relative alle borse lavoro, ai pasti, alle assicurazioni Inail e responsabilità civile e le spese relative alla formazione in tema di sicurezza del lavoro. Nel 2019 la Provincia ha impiegato tre persone nel Servizio Progettazione e manutenzione viabilità, di cui due come cantonieri e una in ufficio, con riscontro positivo sia da parte dei soggetti coinvolti che da parte dell'Ente.
"Siamo molto felici di fare la nostra parte come Provincia e di dare un'opportunità a queste persone", ha detto il presidente Gafforelli, "ci impegniamo anche a inviare una lettera a tutti i Comuni per sensibilizzare all'adesione a questo progetto e per diffondere l'iniziativa sul territorio."
Il ruolo di via Tasso anche nella sensibilizzazione dei Comuni è stato sottolineato anche dalla Consigliera provinciale, Romina Russo, rappresentante della Provincia del Comitato Carcere e Territorio, che ha commentato: "So che molti Comuni già hanno in essere convenzioni come questa, credo sia dovere della Provincia, alla luce degli esiti positivi, adoperarsi anche per promuovere l'iniziativa presso gli Enti del territorio".
La direttrice del carcere di Bergamo Teresa Mazzotta ha sottolineato le ricadute positive del progetto per il reinserimento sociale di queste persone dicendo: "Qualificarsi e inserirsi in un contesto esterno, rientrare in famiglia con un'opportunità di avere un reddito, superare la diffidenza iniziale delle persone con cui lavorano e sentirsi accolti, sono tutti elementi di vitale importanza per giungere a un vero reinserimento, che ricordo essere un principio dettato dalla nostra Costituzione".
Hanno partecipato all'incontro anche Lucia Manenti, direttrice Uepe di Bergamo, e il presidente del Comitato Carcere e Territorio, Fausto Gritti accompagnato dal vicepresidente dell'associazione, Gino Gelmi. Accanto ai tirocini previsti da questa Convenzione (tre anche per il 2020), la Provincia ha intenzione di attivare anche un progetto di lavoro socialmente utile finalizzato alla raccolta dei rifiuti lungo le strade provinciali.
giornaletrentino.it, 29 febbraio 2020
"Dietro ad ogni diritto affermato nella Costituzione c'è una situazione orribile che in futuro si vorrebbe prevenire" ha sottolineato ieri Andrea Pugiotto, docente di Diritto Costituzionale a Ferrara, portando ad esempio Auschwitz o lo sgancio delle bombe atomiche sul Giappone nel 1945.
Parole forti, ma ricche di significato, pronunciate davanti ad un pubblico particolare, visto che il seminario in questione, "Principi costituzionali, migrazione e tutela dei diritti", si è svolto nel carcere di Spini. Davanti ad un pubblico composto anche dai detenuti hanno quindi preso la parola diversi esperti del settore, che hanno detto la loro riguardo ad un tema sempre attuale come la Costituzione italiana ed i diritti dei cittadini italiani e non.
Questo seminario arriva al termine di un percorso, nato grazie alla collaborazione tra la facoltà di giurisprudenza di Trento e l'associazione provinciale per l'aiuto sociale (Apas), "Oltre i confini", che ha permesso a due classi di studenti della casa circondariale di confrontarsi con temi molto rilevanti, per contribuire al reinserimento sociale attraverso la conoscenza e la cultura. Rispetto alla prima edizione dell'iniziativa, nel 2017, in questa seconda si è deciso di raddoppiare i corsi, non parlando solo di Costituzione, ma anche dell'immigrazione.
Una decisione che appare più che logica considerando che quasi il 72% dei detenuti di Spini sono stranieri. Nel corso del suo intervento "La tutela dei diritti dei detenuti stranieri", la garante dei diritti dei detenuti per la Provincia, Antonia Menghini, ha spiegato come le difficoltà linguistiche, economiche e familiari diventino un problema quando si tratta di accedere a misure cautelari alternative, alla difesa giuridica oppure alla semplice imparzialità di trattamento.
A chiudere il seminario, la giudice della Corte costituzionale Daria De Pretis che, riguardo alla Costituzione ed alle sue applicazioni, ha ricordato come: "il testo spiega modi e limiti con cui il popolo esercita il potere. Ma quello che la maggioranza della popolazione vuole non sempre è compatibile con alcuni diritti non negoziabili ed inviolabili, enunciati proprio nella Carta".
di Laura Tedesco
Corriere di Verona, 29 febbraio 2020
Tribunale sempre più "blindato" contro lo spettro del coronavirus. Da ieri, è infatti scattata a palazzo di giustizia un'ulteriore "stretta anti-assembramento" nelle aule e lungo i corridoi. Si tratta di un provvedimento "pilota" che potrebbe "far scuola ed essere adottato in chiave preventiva anche negli altri tribunali finché si protrarranno l'emergenza e la psicosi di questi giorni".
In che modo? È presto detto: il presidente della sezione penale Sandro Sperandio, su richiesta e iniziativa della Camera penale e del Consiglio dell'ordine, ha ordinato che le udienze filtro - le più affollate - fino a mercoledì 3 marzo siano differite dal magistrato d'udienza a patto che sia presente un difensore che sostituisca tutti gli altri.
Questo allo scopo di "venire incontro agli avvocati che si lamentavano degli assembramenti fuori udienza" che avrebbero "ipoteticamente potuto agevolare il contagio da coronavirus". Sia la Camera penale che il Consiglio dell'ordine hanno quindi messo a disposizione un difensore che sostituisca tutti. "Visto il provvedimento del Presidente della sezione penale dottor Sandro Sperandio, con il quale si dispone il rinvio delle udienze-filtro da citazione diretta dal 27 febbraio al 3 marzo 2020, il Direttivo della Camera Penale Veronese e l'Ordine degli Avvocati di Verona si rendono disponibili, per mezzo dei rispettivi Consiglieri, ad essere presenti per i giorni indicati, in sostituzione dei colleghi, e ad annotare le date di rinvio delle udienze.
Pertanto - si legge nella comunicazione notificata nelle scorse ore a tutti gli iscritti all'Ordine scaligero - chi non sarà presente verrà sostituito. Sottolineiamo che la sostituzione è funzionale ad evitare la compresenza di più persone, cosa quanto mai opportuna in questo momento; vi invitiamo altresì ad evitare il più possibile la presenza in udienza delle parti. Successivamente, all'esito delle udienze, invieremo mail agli iscritti con le date dei rinvii della giornata".
A seguire, l'elenco dei nominativi dei legali "prescelti" per fare le veci dei colleghi giorno per giorno fino a mercoledì prossimo. Tutto ciò dopo che a Verona il sistema-giustizia già da alcuni giorni ha cercato di reagire al rischio coronavirus attraverso l'adozione da parte del Tribunale - con una circolare di tre pagine firmata dalla presidente Antonella Magaraggia - di una serie di provvedimenti che regolano l'accesso alle aule, accordano il legittimo impedimento alle parti che si trovano nelle zone rosse e prevedono limiti d'orario al funzionamento delle cancellerie.
Misura, quest'ultima, riguardo cui serpeggiano "malumore e preoccupazione" soprattutto per le "cancellerie a orario ridotto", che rendono problematica la visione dei fascicoli prima delle udienze, e per l'apertura della segretaria amministrativa "solo per il deposito degli urgenti dalle ore 9 alle 10 e dalle 13 alle 13.30". A fronte di ciò, ieri si è diffuso un certo allarmismo per la presenza in tribunale e in udienza di un avvocato di Monselice, a "una manciata di km dalla zona rossa".
pisatoday.it, 29 febbraio 2020
Il progetto punta ad offrire formazione nel campo della ristorazione con i proventi che saranno devoluti in beneficenza. Dal 17 aprile al 7 agosto tornano le "Cene galeotte", progetto ideato dalla direzione della Casa di Reclusione di Volterra e realizzato in collaborazione con Unicoop Firenze e la Fondazione Il Cuore Si Scioglie Onlus, che dal 2006 fa della struttura toscana non solo un luogo unico di integrazione e solidarietà, ma anche un punto di riferimento per tanti altri istituti italiani che propongono analoghi percorsi rieducativi. In oltre 30 casi questa esperienza si è tradotta in impiego presso ristoranti e strutture esterne, a pena terminata o secondo l'art. 21 che regolamenta il lavoro al di fuori del carcere.
Oltre mille i partecipanti della scorsa edizione e più di 16mila visitatori dall'esordio di un'iniziativa che propone ai detenuti un percorso formativo attraverso cene mensili aperte al pubblico e realizzate con il supporto a titolo gratuito di chef professionisti. Il ricavato di ogni serata - 45 euro il costo, 35 per soci Unicoop Firenze per circa 100 i posti disponibili - è interamente devoluto dalla Fondazione Il Cuore Si Scioglie Onlus a progetti di beneficenza di respiro nazionale ed internazionale, realizzati in collaborazione con il mondo del volontariato laico e cattolico.
Le Cene galeotte sono possibili grazie al sostegno economico di Unicoop Firenze, al fianco della struttura carceraria di Volterra fin dalla nascita del progetto, che oltre a fornire gratuitamente le materie prime necessarie alla preparazione dei menu assume regolarmente i detenuti per le giornate in cui sono impegnati nella realizzazione dell'evento.
Fra le novità di questa nuova edizione la partnership con il Movimento turismo del vino Toscana, associazione vinicola di riferimento nel panorama regionale le cui aziende, coinvolte nel progetto dalla Fisar Delegazione Storica di Volterra, metteranno a disposizione gratuitamente i propri vini. Poi un progetto fotografico vedrà ogni sera raccontata dagli scatti di professionisti, presenti sempre in maniera gratuita, le cui opere saranno raccolte a fine edizione in una mostra.
L'iniziativa è realizzata dalla Casa di Reclusione di Volterra con la supervisione artistica del giornalista Leonardo Romanelli. I cui vini sono abbinati e serviti ai tavoli con il supporto dei sommelier della Fisar-Delegazione Storica di Volterra, dal 2007 partner storico del progetto impegnato anche nella realizzazione di corsi di avvicinamento al vino tesi a favorire il reinserimento dei carcerati.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 29 febbraio 2020
Pisa, Velletri, Livorno, Padova, Milano San Vittore, Bollate: sono solo alcuni degli Istituti penitenziari in cui ormai da anni si praticano 'interventi assistiti con animali' (IAA), una co-terapia integrativa degli approcci standard nel percorso riabilitativo dei detenuti. Dal 2008 cani e altri animali da compagnia hanno iniziato a essere coinvolti in progetti trattamentali strutturati all'interno degli istituti penitenziari, in seguito alla promulgazione dell'Accordo tra Stato e Regioni sulle linee guida nazionali per gli IAA.
In molti casi gli interventi sono destinati non solo ai detenuti ma anche alle famiglie e, in particolare, ai figli minori, come nel caso di un progetto di sostegno alla genitorialità di Telefono Azzurro, grazie al quale dal 2018 in alcuni istituti toscani è consentito ai bambini di visitare i propri genitori detenuti alla presenza di un cane. A breve anche la casa circondariale di Bergamo avvierà un progetto di ricerca IAA con l'obiettivo di aumentare la socialità dei detenuti portatori di disagio psicologico e con difficoltà di adattamento all'interno dell'istituto di pena.
I detenuti partecipanti saranno individuati dall'equipe di osservazione e trattamento della casa circondariale e sottoposti ad alcuni test di ammissione alla sperimentazione. Il progetto coinvolgerà 18 detenuti, quattro coadiutori e quattro cani. In tutto 14 incontri, uno a settimana, della durata di un'ora circa. Obiettivi del progetto: favorire un migliore adattamento al carcere, gestire la propria emotività, abbassare i livelli di ansia e di stress.
di Argiris Panagopoulos
Il Manifesto, 29 febbraio 2020
L'esercito presidia la frontiera, Mitzotakis chiama Merkel. Syriza ed ex Pasok: "La Dichiarazione comune Ue-Ankara è finita". Tensione nella Nato. La Grecia ha chiuso in pratica i suoi confini con la Turchia alle prime luci dell'alba di ieri mattina, portando centinaia di poliziotti dalle regioni della Macedonia Centrale e Orientale e dalla Tracia, mentre nelle prossime ore e giorni si aspettando nuovi rinforzi di polizia ed esercito. E ora con difficoltà passano la frontiera anche le persone con documenti regolari.
"C'è una pressione sull'ingresso delle persone nei confini a causa degli immigrati. Non chiudiamo le frontiere per far passare in modo legale le persone. I confini si sigillano, ma non si chiudono. Tuttavia faremo tutto il necessario per non far passare i clandestini", hanno riferito ieri mattina fonti del governo greco. Il primo ministro greco Mitsotakis ha avuto un colloquio telefonico con Angela Merkel, dove ha esposto le iniziative che prenderà il suo governo sui profughi e sul Coronavirus. Il portavoce della cancelleria tedesca ha detto dopo il colloquio tra Mitsotakis e Merkel che la cancelliera avrà parlerà anche con Erdogan.
Mitsotakis ha parlato anche con altri leader europei per informarli del "sigillo" messo alle frontiere con la Turchia. Secondo le fonti greche Mitsotakis è in continuo collegamento con la Ue e la Nato. Perché la tensione tra Atene e Ankara si ripercuote nell'Alleanza atlantica. Dopo aver tentato invano di occupare nei giorni scorsi con forze speciali di polizia le isole di Lesbos, Chios e Samos per costruire hot spot, vale a dire carceri per i profughi e gli immigranti in mezzo al niente, Mitsotakis ha scritto su Twitter: "Un numero significativo di profughi e immigrati si è concentrato in grandi gruppi nei confini terrestri della Grecia con la Turchia e ha tentato di entrare illegalmente nel paese. Voglio essere chiaro: non tollereremo ingressi illegali. Stiamo aumentando la sicurezza nei confini. La Grecia non ha alcuna responsabilità per i fatti tragici in Siria e non subirà le conseguenze delle decisioni prese da altri. Ho informato l'Unione europea per questa situazione".
Le foto di soldati turchi che accompagnano profughi e immigrati per passare la frontiera e le notizie che la tv in turca inciterebbe i profughi e gli immigrati a passare le frontiere, anche di quelle con la Bulgaria, hanno aumentato il nervosismo sia ad Atene che a Sofia, che ha a sua volta mobilitato circa mille soldati al confine con la Turchia. Il capo dello stato maggiore greco Floros e il ministro della Protezione civile Chrisoxoidis sono arrivati ieri mattina nella regione di Evros al confine greco-turco, mentre il ministro della Marina mercantile Plakiotakis e il comandante della Guardia costiera Kliaris sono andati prima a Lesbos e dopo a Chios e Samos. Con l'obiettivo di mobilitate la polizia, l'esercito, la Guardia Costiera e la Marina militare per aumentare i controlli lungo il fiume Evros e il mar Egeo: i profughi non devono passare.
Solo nel posto di frontiera di Kastanies i poliziotti in poche ore erano centinaia e l'esercito aveva già iniziato a presidiare mettendo filo spinato lungo le frontiere. Pattuglie comuni di poliziotti e soldati controllano ora tutti i passi frontalieri. A Lesbos, dove sono arrivate piccole imbarcazioni di profughi, la Guardia costiera si è rafforzata con cinque navi e 70 uomini; nell'Egeo Orientale solo la Guardia costiera ha mobilitato finora 50 navi e 1.300 uomini. In zona ci sono anche 12 navi Frontex.
"La situazione è critica, una volta confermate queste informazioni, La Grecia deve chiedere la convocazione di un Consiglio europeo straordinario, per gestire la nuova situazione a livello europeo" ha detto il portavoce di Syriza ed ex ministro Charitsis. "In sostanza, se sono vere le cose venute alla luce, stiamo parlando della cancellazione della Dichiarazione comune tra Ue e la Turchia, che riguarda in primis i rifugiati dalla Siria. Politicamente è importante che la Grecia metta la questione a livello europeo", ha continuato Charitsis.
"Le minacce della Turchia per l'apertura dei confini e la moltiplicazione dei flussi migratori e dei profughi portano alla fine della Dichiarazione comune Ue-Turchia. Il governo deve proteggere con efficacia i confini e di sbloccare (da profughi e immigrati, ndr) le isole. L'Europa deve assume urgentemente le sue responsabilità", ha scritto nel suo comunicato il Movimento Kinal, l'ex Pasok.
di Alberto Negri
Il Manifesto, 29 febbraio 2020
Erdogan ricatta gli europei minacciando ondate di profughi e non è detto che non lo possa fare anche in Libia dove tiene per il bavero il governo di Tripoli, sotto attacco del generale Khalifa Haftar, alleato dei russi. Dalla Siria quasi dimenticata arriva la stagione cinica e amara dei ricatti incrociati e delle contraddizioni laceranti di un conflitto iniziato nel 2011 come una guerra civile diventata sempre di più una guerra per procura tra potenze internazionali e attori regionali. In un'area, il Medio Oriente, dove le azioni di destabilizzazione - cominciate quest'anno con l'assassinio da parte degli Usa del generale iraniano Qassem Soleimani - si accavallano alle devastanti crisi economiche, politiche e sociali interne che non lasciano scampo ai cittadini siriani, curdi, iracheni, libanesi, iraniani, palestinesi.
A noi qui in Europa, per la nostra indifferenza, la mascherina del Coronavirus serve soprattutto a evitare il contagio della vergogna di non guardare quanto accade intorno a noi. Ma forse ancora per poco. A Idlib lo scenario è quello di un'immane tragedia umanitaria e di uno scontro aperto su larga scala tra Turchia e Siria nel quale Mosca, il principale sponsor di Assad con l'Iran, non può certo fare la parte dell'attore neutrale ma appare anche l'unica potenza in grado di intervenire per abbassare una tensione giunta al culmine con l'attacco aereo di Bara e Balyoun in cui sono stati uccisi 33 soldati turchi.
Erdogan ricatta gli europei minacciando ondate di profughi sulla rotta balcanica che comincia in Grecia e non è detto che non lo possa fare anche in Libia dove tiene per il bavero il governo di Tripoli sotto attacco del generale Khalifa Haftar, alleato dei russi. Nelle guerre comunicanti di Siria e Libia tutto è possibile. In Grecia intanto la guerriglia per i campi profughi in costruzione sulle isole sta già favorendo l'azione di propaganda dei neonazisti di Alba dorata.
La Nato - così come gli Stati Uniti - fa finta di sostenere la Turchia, membro dell'Alleanza atlantica che adesso chiede l'imposizione di una no fly zone su Idlib. Ma nessuno dei due dimentica che Erdogan ha acquistato dai russi il sistema missilistico S-400, è diventato il principale partner del gas di Mosca e che nell'ottobre scorso ha massacrato i curdi siriani, i maggiori alleati degli Usa e dell'Occidente nella lotta al Califfato. Americani ed europei non sono intervenuti allora, minacciando falsi embarghi sulle armi alla Turchia - che anche l'Italia vende a tutto spiano - difficilmente lo faranno oggi. Lo stesso capo del Pentagono Esper ha dichiarato che Washington non vuole essere coinvolta in un altro conflitto in Siria se non nella lotta al terrorismo.
Se si va a guardare bene chi combatte a Idlib e provincia - dove nel 2011 vivevano 1,2 milioni di persone e adesso almeno tre, con profughi e ribelli provenienti da ogni dove - un eventuale appoggio a Erdogan significa anche un aiuto alla coalizione jihadista di Hayat Tahir al Sham, l'ex fronte al Nusra affiliato ad al Qaeda. Gli stessi soldati turchi sono mescolati ai ribelli, e non è una novità perché Erdogan ha appoggiato in questi anni i jihadisti e fatto intese con l'Isis in funzione anti-curda e anti-Assad.
In poche parole, ucciso Al Baghadi, lui è diventato il vero "califfo" degli estremisti che ha spostato, insieme a truppe turche, anche a Tripoli per difendere il governo di Fayez al Sarraj in violazione dell'embargo. Secondo gli accordi di due anni fa tra Turchia, Russia e Iran nell'area di Idlib doveva essere attuato un cessate il fuoco e il disarmo dei gruppi jihadisti e ribelli con la supervisione dei militari turchi. Ma questo accordo non è stato mai attuato. Mentre Ankara occupava prima il cantone dei curdi siriani di Afrin e una parte consistente del Rojava, la Turchia - già entrata con le sue truppe in Siria nel 2016 in funzione anti-curda - ha insistito a mantenere il controllo di un territorio in base al principio di "profondità strategica": in poche parole i turchi volevano tenere in pugno gli assi autostradali Nord-Sud verso Aleppo e Damasco e quello Est-Ovest in direzione della costa di Latakia e poi ricollocare in queste aerea una parte dei loro 3,5 milioni di profughi siriani. L' obiettivo dell'avanzata delle truppe di Assad e dell'aviazione russa è strappare alla Turchia questi collegamenti essenziali anche con attacchi indiscriminati sui civili, come testimonia Medici senza Frontiere. Questa è la posta in gioco di una battaglia che ha già prodotto 900mila rifugiati in condizione disperate.
Erdogan adesso ha cinque fronti. Due di guerra, in Siria e Libia, uno interno, sempre più insofferente sia verso i profughi siriani che nei confronti delle sue avventure militari in combutta con i jihadisti. Il quarto fronte è quello del ricatto dei profughi nei confronti dell'Europa che lo paga per tenerseli. Il quinto, il più importante, è con Vladimir Putin. Deve decidere se tentare di vincere guerre che forse non può vincere o venire a patti con il suo alleato strategico russo che gli consente di essere il più grande hub del gas nel Mediterraneo e continuare a giocare con Usa ed Europa. Forse sarà Putin a decidere per lui.
ideawebtv.it, 29 febbraio 2020
"Ulisse. Una storia sbagliata" si svolgerà il 3, 4 e 5 aprile. Ingresso a pagamento, con nuova prenotazione obbligatoria, entro domenica 15 marzo. A causa dell'allarme sanitario provocato dal "Coronavirus" e in ottemperanza alle misure contenitive dell'emergenza ancora in atto, la Direzione della Casa di Reclusione di Saluzzo "Rodolfo Morandi" ha ritenuto necessario bloccare l'ingresso dei civili all'interno del carcere.
Pertanto, lo spettacolo "Ulisse". Una storia sbagliata" a cura dell'associazione di formazione e produzione teatrale Voci Erranti, inizialmente in programma nei giorni 6, 7 e 8 marzo è stato posticipato a venerdì 3, sabato 4 e domenica 5 aprile, sempre alle ore 15 e in replica alle ore 17. Tutte le prenotazioni effettuate sono state pertanto annullate: per chi desidera partecipare allo spettacolo deve necessariamente effettuare una nuova prenotazione, entro domenica 15 marzo, scrivendo una mail a
Il costo del biglietto intero è di 10 euro, studenti 8 euro, 5 euro per gli under 14.
Lo spettacolo rientra nel progetto "Per aspera ad astra - Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza", promosso da Acri (l'associazione delle Fondazioni di origine bancaria) e sostenuto da 11 Fondazioni di origine bancaria, tra cui la Fondazione Crc.
Allo spettacolo teatrale hanno lavorato in questi mesi 30 detenuti: 20 saliranno sul palco come attori, 5 detenuti si occuperanno della parte audio/luci e altri 5 lavorano alla realizzazione della scenografia e dei costumi.
finestresullarte.info, 29 febbraio 2020
Il progetto di Loredana Longo a Palazzo Branciforte. Dal 28 febbraio al 29 marzo 2020, Palazzo Branciforte a Palermo ospita "Quello che rimane", mostra ideata dall'artista Loredana Longo (Catania, 1967) come risultato finale del progetto L'arte della Libertà, curato da Elisa Fulco e Antonio Leone, all'interno della Casa di Reclusione Calogero di Bona - Ucciardone di Palermo
Il progetto si configura come un diario di bordo che documenta con scritte, disegni e oggetti il processo artistico che ha trasformato l'esperienza del tempo condiviso di trenta persone, tra detenuti, operatori socio sanitari, operatori museali e polizia penitenziaria, in installazioni, video e performance. Le opere, disseminate negli spazi labirintici del Monte dei Pegni di Palazzo Branciforte e che funzionano come capitoli di una storia attraverso cui rileggere le tappe del progetto, intendono dar corpo a una riflessione corale sul tema della libertà e della reclusione, del tempo come personale unità di misura e della creatività, come forma residuale di libertà e via di fuga da spazi chiusi e da pensieri limitanti.
Dall'insegna luminosa Volare per una farfalla non è una scelta all'omonima maglietta che ospita la frase-manifesto del progetto, elaborata dal gruppo il primo giorno di lavoro; dall'installazione Il buco nella rete, composta di strisce di tessuto su cui sono raccolte le frasi sulla libertà realizzate dal gruppo misto dei partecipanti, le cui parole fluorescenti, appositamente illuminate, aprono nuove prospettive, a Il Tempo che rimane, sorta di tenda che scandisce il tempo in parti uguali, ospitando modi diversi di rappresentarlo e di interpretarlo graficamente.
A questi lavori si aggiunge il ciclo di performance che, attraverso le video installazioni, mette in scena il cambiamento del rapporto tra tempo e spazio quando ci si muove in percorsi obbligati e costrittivi come in Avanti e indietro dove il corridoio diventa il luogo di passeggiate forzate; o in La mappa dell'abitudine, ricostruzione dello spazio di una cella a partire dai disegni preparatori; in Il Tempo del tempo libero, dove sono mimati i camminamenti dei detenuti nelle ore di libertà, le cui tracce diventano dei ghirigori grafici che segnano le traiettorie prodotte dai performer indossando stivali di gomma con tacchi di grafite; e in Il muro di carne dove un cerchio umano impedisce alle persone di uscire.
La mostra, dunque, vuole ribaltare e cancella le distinzioni tra libertà e detenzione, rivelando l'ambiguità implicita nel concetto stesso di libertà, mostrando come la creatività, sospendendo ruoli e funzioni sociali, riporta l'attenzione sui bisogni e i desideri comuni, creando una nuova immagine del carcere, che apre e collega simbolicamente il dentro al fuori.
Inoltre, in occasione dell'esposizione, sarà presentato il video documentario curato da Elisa Fulco e Antonio Leone, con la regia di Georgia Palazzolo. A fine mostra sarà pubblicato il libro del progetto (Acrobazie edizioni) con le testimonianze di tutti i partecipanti; il calendario delle attività svolte durante il workshop con Loredana Longo a cui si aggiungeranno quelle con gli artisti ospiti del laboratorio permanente (Stefania Galegati, Marco Mirabile, Ignazio Mortellaro, Sandrine Nicoletta); le lezioni di arte contemporanea in carcere, e le visite guidate nei principali musei cittadini.
"Se l'arte è in generale un'espressione di libertà", commenta Carlo Borgomeo, presidente di Fondazione Con Il Sud, tra gli organizzatori della rassegna, "proporla all'interno di un carcere vuol dire farne anche un potente strumento di liberazione, attraverso il quale far emergere la conoscenza e la consapevolezza della propria persona. La sfida è di dimostrare che la pena non è l'inizio di un destino segnato, ma è piuttosto un bivio davanti al quale è possibile intraprendere una nuova strada. Avere accanto le giuste persone e le giuste opportunità in questo cammino è di fondamentale importanza per vincere. La Fondazione Con Il Sud ha sostenuto questo progetto, e altre circa 30 iniziative nello stesso ambito, perché crediamo nella possibilità di fare della pena un momento per ricostruire il rapporto con la società, non per romperlo".
"Siamo particolarmente felici di ospitare questa seconda fase del progetto per tanti motivi", sottolinea Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia, che come Fondazione Con Il Sud sostiene il progetto. "Primo fra tutti è accogliere una mostra che racchiude la sensibilità e la creatività dei detenuti su temi che li riguardano personalmente e su cui tutti noi siamo chiamati a riflettere. Tra gli obiettivi della Fondazione figurano, da sempre, il dialogo e l'inclusione, e questa iniziativa li favorisce entrambi".
La mostra apre il 29 febbraio dalle 9:30 alle 14:30, dal 1° al 29 marzo dalle 9:30 alle 19:30 (la biglietteria chiude un'ora prima). Chiuso il lunedì. Biglietti: intero 7 euro, ridotto 5 euro per (gruppi di almeno 15 persone, over 65 e convenzionati), gratis per le scuole e gli under 18. Per info: 091 8887767, 091 7657621,
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