di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 17 gennaio 2020
Corte di cassazione - Sentenza 16 gennaio 2020 n. 1677. Il divieto di estradizione (a meno di esigenze cautelari di "eccezionale gravità") per le madri di prole sotto i tre anni, previsto dalla legge 69/2005 (modificata dalla legge 117/2019), vale unicamente per gli Stati membri dell'Ue. Tuttavia, essendo la tutela dei minori un principio generale dell'ordinamento, riconosciuto anche a livello internazionale dalla Convenzione sui diritti del fanciullo e dalla Cedu, l'estradizione verso paesi terzi è legittima soltanto quando gli Stati extra Ue forniscano adeguate garanzie sia ai bambini che alla famiglia nel suo complesso. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 1677 di ieri, rigettando il ricorso di una madre contro la sentenza della Corte di appello di Brescia che ne autorizzava l'estradizione in Albania per il reato di "falsa denuncia".
Per la Suprema corte dunque "non costituisce condizione ostativa all'estradizione la circostanza che l'ordinamento dello Stato richiedente preveda per l'esecuzione delle pene detentive forme di tutela a favore della madre di prole in tenera età non corrispondenti a quelle previste dall'ordinamento italiano: è infatti sufficiente che siano previste disposizioni comunque funzionali a preservare l'integrità psicofisica del minore, oltre che dei genitore e della stessa famiglia".
"Al di fuori di meccanismi improntati a rigidità assoluta - prosegue la decisione -, l'esistenza nello Stato richiedente di un sistema di tutela di tali situazioni, per quanto possa essere realizzato secondo differenti e peculiari modalità, consente comunque una pronuncia favorevole all'estradizione, dovendo escludersi che ricorrano le condizioni ostative", previste dal c.p.p. (articolo 705), "purché venga salvaguardata - si ripete - l'integrità psicofisica non solo del minore, che altrimenti resterebbe privato del rapporto affettivo con la madre in una fase delicata della sua esistenza, ma dello stesso genitore e dell'intera famiglia". E per garantire "concreta effettività" alla verifica è previsto che la Corte di appello "attivi gli strumenti suoi propri".
Così, tornando al caso concreto, il giudice di secondo grado dopo aver correttamente escluso "l'estensione analogica" della legge 69/2005 al procedimento di estradizione, ha proceduto all'accertamento "dapprima delle generali condizioni di detenzione nello Stato albanese", e poi allo "specifico trattamento penitenziario" cui sarebbe stata sottoposta la ricorrente.
Ed ha così accertato che sarebbe stata collocata presso la struttura femminile "Ali Demi" di Tirana che prevede il diritto delle madri di "mantenere presso l'asilo nido della istituzione il loro bimbo fino all'età di tre anni". E che l'accomodamento del minore avviene in "sezioni dedicate alle madri con prole, con personale qualificato". Mentre il controllo sull'esecuzione è assicurato da una serie di istituzioni e comitati esterni.
di Antonio Iorio
Il Sole 24 Ore, 17 gennaio 2020
L'inasprimento delle sanzioni penali in caso di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di documenti per operazioni in tutto o in parte inesistenti e l'estensione della responsabilità amministrativa delle società in presenza di questo reato - previsti dal decreto fiscale - comporta un'attenta valutazione delle modalità attraverso cui potrebbe manifestarsi la condotta illecita.
Spesso, infatti, quando si parla di false fatturazioni si pensa all'ipotesi fraudolenta tipica rappresentata dalla contabilizzazione (e successiva utilizzazione in dichiarazione) di una fattura a fronte di un'operazione che non sia mai avvenuta. In realtà, tra le ipotesi più frequenti ci sono anche i casi di fatture soggettivamente inesistenti nelle quali l'imprenditore, che riceve i documenti fiscali è ignaro della frode in atto, risultando coinvolto solo perché non avrebbe utilizzato la normale diligenza e accortezza nei rapporti con il fornitore. A ciò si aggiungono altre ipotesi, nella prassi non rare, in cui si è in presenza non di fatture in senso tecnico, ma di meri documenti che hanno rilevanza ai fini fiscali e, in quanto tali, idonei a integrare l'illecito penale.
A norma dell'articolo 1 del Dlgs 74/2000 per "fatture o altri documenti per operazioni inesistenti" cui fanno riferimento i delitti di dichiarazione fraudolenta (articolo 2) e di emissione dei medesimi documenti (articolo 8) si intendono non solo le fatture in senso tecnico, ma anche gli altri documenti aventi rilievo probatorio analogo in base alle norme tributarie. Per l'integrazione dei delitti in esame occorre poi che fatture e/o documenti siano emessi a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte o che indicano i corrispettivi o l'Iva in misura superiore a quella reale, ovvero che riferiscono l'operazione a soggetti diversi da quelli effettivi.
Si pensi ad esempio alle note spese che vengono prodotte dagli amministratori in occasione di trasferte. Questi documenti vengono poi dedotti dalla società. Nel caso in cui - a seguito di specifici riscontri - le spese chieste a rimborso (e dedotte) dovessero risultare non sostenute in tutto o in parte dall'interessato (nota spesa gonfiata), non vi è dubbio che si è in presenza di un documento avente rilevanza fiscale che riporta i corrispettivi in misura superiore a quella reale o addirittura relativo ad operazioni mai effettuate.
La società che riporta (tra i costi) in dichiarazione tali documenti potenzialmente sta integrando la condotta illecita di dichiarazione fraudolenta prevista dall'articolo 2 del Dlgs 74/2000. Va da sé che è il rappresentante legale responsabile in prima battuta di tale reato e potrebbe addurre a propria difesa l'assenza dell'elemento soggettivo non essendo a conoscenza della falsità (totale o parziale) del documento dedotto ove questo sia stato prodotto da altro soggetto.
Tuttavia, se la nota spese è stata predisposta proprio dall'amministratore o da uno degli amministratori che si è recato in trasferta è evidente che la consapevolezza della commissione dell'illecito non è più in discussione. La sanzione penale a seguito delle modifiche introdotte dal Dl 124/2019 per questo delitto è ora della reclusione da 4 a 8 anni se l'imponibile non veritiero dedotto supera i 100mila euro in un periodo di imposta o da 18 mesi a 6 anni se l'importo è inferiore.
Corriere del Trentino, 17 gennaio 2020
Il governatore Maurizio Fugatti torna a parlare del sovraffollamento del carcere di Spini di Gardolo. Rispondendo a una interrogazione di Futura collegata alla relazione della garante dei detenuti del luglio scorso (nella quale si sottolineava che il problema di sovraffollamento "non esiste"), il Presidente della Provincia parla di limiti di capienza superati e di inviti disattesi per il rispetto di tali limiti.
E ricorda le questioni sollevate a luglio dello scorso anno al ministro della giustizia e al capo dell'amministrazione penitenziaria del ministero: "Ho evidenziato la necessità di disporre di un rapporto completo e aggiornato dell'amministrazione penitenziaria sulla situazione gestionale del carcere, sia con riferimento al numero dei detenuti che alla situazione dell'organico del capo di polizia penitenziaria presente nella casa circondariale di Trento".
Non solo: "È mia intenzione provvedere nelle sedi opportune a promuovere un intervento teso a far rientrare i numeri della popolazione carceraria nei parametri sanciti dall'accordo di programma quadro (240 detenuti, ndr)". Perché, conclude Fugatti, "il sovraffollamento della casa circondariale, unito alla carenza di personale, determina gravi lacune alla garanzia di sicurezza non solo nei momenti tipici della vita carceraria, ma anche nel corso delle attività culturali-ricreative che richiedono una particolare e attenta vigilanza".
cronachedellacampania.it, 17 gennaio 2020
Il Garante dei detenuti: "Una vertenza democratica. Una vittoria per i minori". "La Regione ripristina il diritto alla salute per i minori presenti nelle comunità. Durante le settimane scorse, le comunità per minori dell'Area penale insieme al Garante regionale dei detenuti, hanno portato avanti una battaglia di giustizia per ripristinare il diritto alla salute per gli adolescenti che sono presenti (più di 100) nelle comunità residenziali della Campania. I loro coetanei, ristretti presso gli Istituti penali, si vedono rispettati il loro diritto alla salute".
Così in una nota Samuele Ciambriello, Garante regionale dei detenuti e Vincenzo Morgera, della comunità "Jonathan", che aggiungono: "La notizia della decisione, da parte della Regione Campania, di ripristinare il codice di esenzione F01 per i minori dell'area penale accolti presso le comunità, ci riempie di orgoglio e dimostra che esiste ancora lo spazio per rivendicare i diritti e praticare la giustizia sociale.
L'essere riusciti a sancire che minori in custodia cautelare presso gli Ipm e minori in misura cautelare presso le comunità debbano avere, allo stesso modo, accesso gratuito al Ssn è una vittoria democratica, innanzitutto per i minori stessi, ma anche e forse soprattutto per il sistema nel suo complesso. Un sistema che ha trovato la forza per riformarsi, per tornare sulle proprie posizioni e correggere un vulnus discriminante e pericoloso".
Ciambriello e Morgera concludono: "È doveroso ringraziare tutti coloro che ci hanno affiancato in questa vertenza: le Comunità, il Cgm di Napoli, il Presidente Franco Roberti e la Regione Campania, la quale ha mostrato quella capacità di mettersi in discussione e di tornare sulle proprie posizioni che oggi è sempre più merce rara".
di Alessandra Napolitano
centropagina.it, 17 gennaio 2020
Il Garante Andrea Nobili ha presentato il report 2019 sulla situazione degli istituti penitenziari della regione. "Il vero problema è quello dei percorsi da attivare per il reinserimento dei detenuti". Sovraffollamento negli istituti penitenziari di Montacuto ad Ancona e Villa Fastiggi a Pesaro; carenza di psicologi e di agenti di polizia penitenziaria; tossicodipendenza e difficoltà di reinserimento lavorativo dei detenuti.
Sono queste le criticità principali che emergono nel report 2019 sulla situazione delle sei carceri marchigiane. Per il quinto anno consecutivo, il garante regionale dei diritti della persona, Andrea Nobili, ha voluto fotografare, con oltre 50 visite, più di 400 colloqui con i detenuti ed altri incontri, le problematiche degli istituti penitenziari marchigiani. Per la prima volta l'indagine ha riguardato approfonditamente anche la situazione sanitaria.
Alla presentazione ufficiale del report a Palazzo delle Marche hanno partecipato (oggi, giovedì 16 gennaio) il presidente del consiglio regionale, Antonio Mastrovincenzo e alcuni rappresentanti dell'amministrazione penitenziaria, tra questi anche la direttrice degli istituti di Montacuto e Barcaglione, Manuela Ceresani.
"Abbiamo fatto un'analisi seria e approfondita ascoltando la voce di chi spesso non ha voce: i detenuti - spiega il Garante. Permangono delle criticità che non caratterizzano solo la nostra regione. Mi riferisco al sovraffollamento presente ancora a Montacuto e a Villa Fastiggi. Questo ha conseguenze sulla qualità della vita dei detenuti e sulla vivibilità dei luoghi. Altra problematica che dobbiamo nuovamente segnalare è la carenza di organico, quindi agenti di polizia penitenziaria e operatori destinati ad area trattamentale e Uepe. Il dato relativo alla presenza di tossicodipendenti nelle carceri è inaccettabile. Anche se siamo in linea con il resto del Paese, circa un detenuto su tre ha problemi di tossicodipendenza. Il sistema si deve interrogare e capire con quali strumenti affrontare questa situazione".
La tossicodipendenza si conferma il problema principale nelle carceri marchigiane con 270 casi, pari al 29%, numerosi sono i detenuti in terapia metadonica. Un'altra criticità ritenuta particolarmente rilevante è quello dei percorsi da attivare per il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti. Anche il presidente del Consiglio regionale, Antonio Mastrovincenzo, ha ribadito l'impegno istituzionale sul versante delle attività trattamentali, sottolineando l'importanza del reinserimento dei detenuti nella società.
Il Garante inoltre, ha rinnovato il suo appello affinché le Marche tornino a potersi avvalere di un'adeguata presenza del Prap (Provveditorato amministrazione penitenziaria), con un dirigente che si occupi, in modo esclusivo, del territorio regionale. "Non è piu' possibile - ha stigmatizzato Nobili - suddividere l'intervento tra Marche ed Emilia Romagna. È indispensabile che a livello centrale ci si faccia carico al più presto di questo problema". Per quanto riguarda invece le criticità strutturali, a Montacuto sono terminati i lavori di ristrutturazione, a Fossombrone sono partiti recentemente e saranno completati nel giro di 2-3 anni. "La qualità delle strutture riguarda tutto il sistema penitenziario in Italia. Alcuni necessitano ristrutturazioni, alcuni non hanno spazio per la socializzazione" conclude Nobili.
I numeri dei sei istituti marchigiani
I detenuti presenti nelle Marche sono 898 (fonte Ministero Giustizia, 31 dicembre 2019), nel 2018 erano 929. Gli stranieri sono 278, nell'anno precedente erano 314. Sulla base dei dati raccolti dal Garante, risultano effettivamente in servizio 613 agenti di polizia penitenziaria (su 657 assegnati), 18 educatori e 8 psicologi.
Entrando nello specifico delle singole realtà, la casa circondariale di Montacuto ad Ancona conta 328 detenuti (di cui 112 stranieri) ma la capienza è di 256. Ci sono 132 agenti di polizia penitenziaria a fronte dei 150 assegnati; è presente un solo psicologo mentre gli educatori sono 3. Sempre ad Ancona si trova la casa di reclusione Barcaglione con 97 detenuti (31 stranieri) a fronte di una capienza di 100 posti. Gli agenti presenti sono 53 (assegnati 55), ci sono 2 psicologi e tre educatori. La casa circondariale di Pesaro - Villa Fastiggi conta 225 detenuti (di cui 85 stranieri e 21 donne) per una capienza complessiva di 153 unità. Gli agenti in servizio sono 159 (assegnati 164); è presente un solo psicologo mentre gli educatori sono 3.
A Fossombrone (Pu) ci sono 89 detenuti (uno solo è straniero) a fronte di 202 posti disponibili, ma in questo caso è da considerare la chiusura di una sezione per detenuti comuni, a causa dei lavori di ristrutturazione che sono stati avviati dopo un lungo periodo di attesa. Gli agenti presenti sono 100 (106 quelli assegnati), ci sono 4 educatori e uno psicologo. A Marino del Tronto (AP) ci sono 102 detenuti (26 stranieri) su 105; gli agenti presenti sono 121 (134 quelli assegnati); gli psicologi sono 3 e gli educatori 2.
Nella casa di reclusione di Fermo i detenuti sono 63 (16 stranieri) ma la capienza è di 40. Gli agenti di polizia penitenziaria sono 48 sui 50 assegnati. Sono presenti due educatori e due psicologi. Per quanto riguarda la Rems (Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza) di Macerata Feltria, al momento è ubicata nella struttura "Case Badesse" e si registrano 25 ospiti (3 donne), di cui 22 provenienti dalle Marche.
La situazione sanitaria
Come già detto, il problema della tossicodipendenza è molto frequente nelle carceri marchigiane (270 casi pari al 29% della popolazione detenuta): a Montacuto ci sono 120 casi, 66 a Villa Fastiggi, 50 a Barcaglione, 14 a Fermo, 5 a Fossombrone e a Marino del Tronto. Preoccupano anche le patologie di tipo psichiatrico e i casi di autolesionismo, con un primato per Villa Fastiggi (58) e a seguire Montacuto (42 episodi), Marino del Tronto (24), Barcaglione (4), Fermo (3). Presenti anche diversi detenuti affetti da Epatite C, Hiv ed altre problematiche.
Le attività trattamentali
Attraverso la sottoscrizione di accordi specifici con Ats di Pesaro, Assam e Comune di Ancona e l'attivazione di altre collaborazioni, Andrea Nobili è riuscito a portare in carcere laboratori, letteratura, poesia, cinema e danza. Tra le novità più significative, l'avvio del Polo professionale (Regione, Prap e Garante), istituito presso l'istituto penitenziario di Ancona Barcaglione, dove fino al prossimo mese di luglio è in programma il corso di aiuto cuoco con il coinvolgimento di 16 detenuti (entro breve partirà anche quello per meccanico).
Primo laureato, invece, per il Polo universitario di Fossombrone (Uniurb, Prap e Autorità di garanzia), a compimento del previsto percorso triennale. E come annunciato nel corso dell'incontro, sono in fase di partenza nei sei istituti penitenziari le "Lezioni sulla legalità", progetto curato dal Comitato regionale della Croce Rossa Italiana e promosso dal Garante, che si protrarrà fino a maggio.
rpiunews.it, 17 gennaio 2020
Oggi, venerdì 17 gennaio 2020, alle ore 10.30, presso l'Università di Chieti, è in programma la firma di un protocollo di intesa tra il Garante regionale dei detenuti Gianmarco Cifaldi, il Rettore della d'Annunzio Sergio Caputi e il direttore della Casa Circondariale di Chieti Franco Pettinelli.
Il protocollo di collaborazione riguarda un argomento di ricerca altamente innovativo che mira a valutare le risposte comportamentali di detenuti sottoposti ad un determinato stimolo. In particolare, il progetto verrà svolto attraverso la collaborazione tra tre diversi Dipartimenti dell'Ateneo, ovvero il Dipartimento di Scienze Giuridiche e Sociali nella persona del Professor Gianmarco Cifaldi, il Dipartimento di Scienze Mediche, Orali e Biotecnologiche nella persona del Professor Michele D'Attilio e il Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche nella persona del Professor Arcangelo Merla.
Questo progetto avverrà in collaborazione con il carcere di Chieti e attraverso l'aiuto del garante dei detenuti d'Abruzzo. "La ricerca - spiega Gianmarco Cifaldi - volge a verificare i presupposti di un comportamento deviante mediante una metodica di stimolo-risposta attraverso una strumentazione non invasiva per verificare il grado di aggressività del detenuto.
Gli stessi test verranno eseguiti su una popolazione esterna eterogenea come gruppo controllo. Si andrà a verificare se c'è o meno un cambiamento posturale in soggetti dotati di una particolare aggressività in funzione di stimoli somministrati attraverso immagini visive utilizzando apparecchiature non invasive: la pedana posturo-stabilometrica, uno strumento che rileva le variazioni del baricentro corporeo neo tre piani dello spazio; la termografia, uno strumento che rileva la temperatura dei muscoli superficiali del viso".
"Il test - continua Cilfadi - sarà suddiviso in tre fasi: il soggetto, durante le registrazioni posturo-stabilometriche e termografiche, verrà sottoposto alla visione di immagini emotivamente significative ed emotivamente neutre; il soggetto verrà sottoposto ad un questionario di anamnesi medica ed odontoiatrica; il soggetto verrà testato col protocollo posturale del Prof. D'Attilio mediante pedana posturo-stabilometrixa e termocamera.
Il confronto statistico tra il gruppo test e controllo e tra i vari esami ci darà informazioni circa l'obiettivo del nostro studio. Il progetto - conclude Cifaldi - si è potuto realizzare anche grazie alla disponibilità del Ministero della Giustizia e del provveditore interregionale del Dap dott. Carmelo Cantone".
Nei giorni scorsi, intanto, due appuntamenti hanno visto come protagonisti gli studenti detenuti della casa circondariale San Donato di Pescara, iscritti alle classi del corso di Amministrazione Finanza e Marketing dell'Istituto Aterno-Manthoné, diretto dalla preside Antonella Sanvitale. Promotore delle iniziative è il Garante dei detenuti della Regione Abruzzo, Gianmarco Cifaldi, anche docente del corso di laurea di Sociologia e criminologia dell'Università d'Annunzio di Chieti-Pescara.
Martedì mattina, il docente di Sociologia del diritto, Michele Cascavilla, ha illustrato le caratteristiche del corso di laurea; cinque detenuti, diplomatisi nell'ultimo anno scolastico nella scuola carceraria dell'Aterno-Manthoné, infatti, si sono iscritti nell'ateneo teatino-pescarese. Cascavilla ha dato indicazioni sugli insegnamenti caratterizzanti il percorso universitario, assicurando la piena disponibilità dei docenti universitari per lezioni specifiche che saranno tenute all'interno della casa circondariale San Donato diretta da Lucia Di Feliciantonio.
Quest'ultima ha accolto con entusiasmo l'opportunità offerta dalla d'Annunzio ai detenuti che, grazie all'intervento del Garante, hanno potuto beneficiare dell'iscrizione gratuita. I detenuti, in ogni caso, potranno contare sull'appoggio digitale di Marina Di Crescenzo, vicepreside dei corsi serali e per adulti dell'Istituto di via Tiburtina e Assunta Pelatti, docente di Lettere, per tutte le pratiche burocratiche.
Mercoledì, invece, Pasquale D'Alberto e Marcella Leombruni, organizzatori del premio Croce di Pescasseroli, hanno presentato l'edizione 2020 della manifestazione alla quale parteciperanno, in qualità di giurati popolari, anche gli studenti di San Donato.
I detenuti leggeranno i volumi partecipanti alla sezione di Letteratura giornalistica e concorreranno, con il loro voto, alla scelta del vincitore tra i tre finalisti. Con gli studenti della scuola superiore erano presenti anche i frequentanti delle classi di scuola media ed elementare del Cpia (Centro provinciale per l'istruzione degli adulti) Pescara-Chieti, diretto da Michela Braccia.
di Pietro Vultaggio
Quotidiano di Sicilia, 17 gennaio 2020
Protocollo d'intesa fra Carcere di Favignana, Area Marina Protetta e Uepe di Trapani. Saranno impegnati in attività finalizzate alla rieducazione e al reinserimento sociale. Non sempre il carcere permette una rieducazione pratica ed un reinserimento nel mondo lavorativo, ma nella più grande riserva marina d'Europa si sta portando avanti un nobile progetto nel tentativo di cambiare lo stato delle cose.
Saranno i detenuti del carcere di Favignana ad avere l'opportunità di essere impiegati, per la prima volta, in diverse attività ricadenti nell'ambito dell'Area Marina Protetta del territorio egadino, anche se da anni risultano già coinvolti in occupazioni temporanee retribuite sull'isola. Il lavoro è, infatti, uno dei principali strumenti, previsti dalla Costituzione e dall'ordinamento penitenziario, per la risocializzazione ed il trattamento rieducativo del condannato.
Entrando nel vivo del progetto, è stato firmato un protocollo d'intesa fra la casa di Reclusione, l'Area Marina Protetta e l'Uepe di Trapani (Ufficio esecuzione penale esterna), rappresentato da Maria Rosaria Asta, che consentirà l'impiego di una decina di detenuti per lo svolgimento di lavori sul territorio delle isole Egadi, nell'ambito delle attività e dei beni che ricadono nella riserva naturale.
Il documento prevede la corretta applicazione della Legge sei dicembre 1991, che configura le Aree Naturali Protette quali "luogo di sperimentazione e conduzione di modelli sociali consapevoli ed orientati allo sviluppo economico sostenibile dei territori, anche attraverso progetti d'inclusione sociale" e della Legge Penitenziaria che prevede l'inserimento socio lavorativo dei soggetti sottoposti a detenzione.
Un modello positivo in un Paese che non funziona ovunque allo stesso modo. Qualche mese fa è stata realizzata una relazione sull'attuazione delle disposizioni di legge relative al lavoro dei detenuti per l'anno 2018, inviata al Parlamento dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
Quello che emerge è una sostanziale diminuzione dei detenuti lavoranti (17.614) rispetto ai 18.405 del 2017, il 4,29% in meno. Eppure nello stesso periodo i detenuti in carcere sono invece saliti da 57.608 a 59.655. Un aumento di presenze che non ha portato ad un aumento del lavoro. La situazione non è quindi delle migliori, ma realtà come quelle egadine fanno ben sperare per il futuro del territorio trapanese.
di Antonia Opipari
calabria7.it, 17 gennaio 2020
Cartelle cliniche consegnate tardi o mai date, scarsezza di farmaci, relazioni che tardano ad essere depositate, laboratori non finanziati, attività lavorative ridottissime e assoluta carenza di mediatori linguisti e culturali.
E se a questo si aggiunge il fatto che si trovano a vivere in un carcere, la vita dei detenuti nella casa circondariale di Crotone deve essere più dura di quanto non sia già. A raccontarcelo è il Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Crotone Federico Ferraro, al quale abbiamo chiesto qual è la situazione reale del penitenziario.
"Nella casa circondariale di Crotone ci sono attualmente oltre un centinaio di detenuti, il 60% dei quali stranieri.; si tratta di un carcere maschile, suddiviso in tre sezioni tutte di media sicurezza, vale a dire per reati con condanne non superiori ai 7 anni, come ad esempio illeciti legati all'immigrazione, spaccio, furto, rapine e qualche forma di violenza" spiega Ferraro.
Cosa fanno giorno dopo giorno i detenuti? Come trascorrono il loro tempo?
"Certamente non sono abbandonati a loro stessi: alcuni di loro si rendono utili nel servizio mensa, cucinano, si occupano della lavanderia e quant'altro. Ci sono state anche tutta una serie di attività all'esterno, come laboratori di cucina, falegnameria, lavorazione del ferro, che hanno anche permesso ai detenuti di conseguire degli attestati spendibili una volta fuori dal carcere. Vero è che si potrebbe fare molto di più se ci fossero i fondi; alcuni laboratori, che prima erano aperti non lo sono più e, questo fa molto male a queste persone alle quali è necessaria dare la possibilità di imparare un mestiere, per poter sperare in un reinserimento lavorativo e sociale che non li porti a delinquere nuovamente.
La mia figura di Garante comunale dei diritti dei detenuti, ha permesso di creare una collaborazione tra l'amministrazione penitenziaria, il provveditorato regionale, la direzione della casa circondariale, il Comune di Crotone e le associazioni, che ha fatto sì che all'interno del carcere di svolgessero tutta una serie di attività che hanno come obiettivo la tutela del benessere del detenuto: un'attenzione particolare, ad esempio, all'aspetto ricreativo - culturale con spettacoli teatrali, musicali e da ultimo, un laboratorio di poesia e di scrittura conclusosi lo scorso dicembre, nel quale i detenuti hanno elaborato un quaderno di lettere ed una poesia a sfondo religioso dedicata al nuovo arcivescovo Mons. Franzetta. Con il Comune di Crotone, poi, è stata stabilita una convenzione che riguarda i lavori di pubblica utilità, non retribuiti in quanto esecuzione della pena, ma la firma dell'accordo è stata rimandata a causa della vicenda del commissariamento del Municipio".
Insomma, sforzi tanti, problemi troppi... e nel frattempo i detenuti aspettano il più delle volte invano, anche solo per poter ottenere ciò che spetta loro di diritto, ovvero vedere i propri familiari.
"È vero. Mi sono state segnalate delle mancate nomine di assistenti sociali a tutela dei figli minorenni dei detenuti. Inoltre a causa della carenza di organico del personale dell'ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe), esistono eccessivi ritardi nell'invio delle relazioni utili alla concessione dei benefici (permessi premio, trascorrere del tempo con la famiglia, etc.) che naturalmente non aiutano la permanenza in carcere del detenuto. Partendo dal presupposto che la pena non deve avere solo una funzione punitiva, bensì rieducativa, ritardare gli incontri, non permettere agli stranieri di inserirsi a causa della carenza di mediatori linguistici e culturali, procrastinare visite sanitarie per scarsezza di personale o dover agognare per la somministrazione di un farmaco perché non ce ne sono, non fa altro che esasperare gli animi. Tutte cose che si sta cercando di risolvere con l'aiuto delle istituzioni".
Qual è la percezione della gente "lì fuori"?
"Credo non buona, dal momento che più e più volte ho anche chiesto aiuto all'imprenditoria locale perché prendesse qualcuno di loro a lavorare ma non ho mai ottenuto risposta. Un esempio? lo sport è importante e per questo all'interno del carcere si sta ultimando un campetto che possa ospitare delle manifestazioni sportive. Ecco, io stesso ho invitato ripetutamente il Crotone Calcio a venire a fare visita ai detenuti e, a tutt'oggi non c'è stata nessuna attenzione".
di Jacopo Norfo
castedduonline.it, 17 gennaio 2020
La struttura sarà in grado di ospitare già da lunedì una cinquantina di migranti considerati irregolari, cioè che dovranno poi lasciare la Sardegna secondo le procedure previste. Adesso è ufficiale: il primo centro regionale permanente per il rimpatrio dei migranti (Cpr) di Macomer aprirà lunedì 20 gennaio. La pec inviata dalla Prefettura di Nuoro è arrivata al Comune ieri pomeriggio. È tutto pronto, dunque, nell'ex carcere della cittadina del Marghine, ristrutturato per accogliere gli stranieri irregolari.
"Già da lunedì la struttura è operativa per ospitare una cinquantina di persone, ma appena verranno completati i lavori si arriverà a 100 posti disponibili - spiega la vice Sindaca di Macomer, Rossana Ledda - Non sappiamo se già lunedì arriverà qualcuno o se ci vorrà ancora qualche giorno per vedere qui i primi migranti.
Il Comune ha lavorato tanto negli ultimi anni per arrivare all'apertura del centro e fare in modo che ci fosse una ricaduta economica favorevole per la città. C'è una società che si è aggiudicata il bando di gara per i servizi interni: mensa, lavanderia, pulizie, infermeria. Tutto questo genera nuovi posti di lavoro e restituisce vitalità".
Massimo impegno da parte del Comune anche sul fronte della sicurezza, tema 'caldo' su cui si era spaccato il Consiglio comunale. "Abbiamo ottenuto tutte le rassicurazioni necessarie dalla Prefettura - dichiara la vice Sindaca - ci è stato garantito il massimo dell'attenzione, mettendo a disposizione su questo fronte carabinieri, polizia e una vigilanza esterna alla struttura da parte dei militari della Brigata Sassari. L'auspicio è che gli impegni vengano mantenuti per consentire al centro di funzionare ma anche la dovuta tranquillità ai cittadini".
di Arianna Belloli
La Repubblica, 17 gennaio 2020
In Comune una commissione allargata ha analizzato le ricadute sulla città del penitenziario. In via Burla a breve sarà aperto un nuovo padiglione. Il Comune di Parma si mobilita, nelle sue capacità e competenze, sulle problematiche del carcere di Parma soprattutto in vista dell'ampliamento della struttura che oggi vede detenute 600 persone, ma vedrà la realizzazione di un nuovo padiglione per 200 detenuti.
I detenuti in aggiunta, senza tuttavia che sia arrivata all'Amministrazione comunale la conferma ufficiale, saranno di media sicurezza, ossia provenienti dalla condanna per crimini come lo spaccio di sostanze stupefacenti, per esempio. La commissione Affari istituzionali e servizi sociali, sanità e sicurezza si è riunita così il 16 gennaio alla presenza di autorità e sindacati coinvolti. Previsto per oggi, 17 gennaio, invece, l'incontro del Clepa, organismo paritetico provinciale che si occupa della rilevazione dei bisogni del sistema carcerario.
Presenti i consiglieri comunali, l'assessora Laura Rossi, i rappresentanti sindacali degli agenti penitenziari, il direttore generale dell'ospedale di Parma, Massimo Fabi, il direttore del Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria, Marco Bonfiglioli, il Garante dei detenuti per il Comune di Parma, Roberto Cavalieri, la direttrice generale Ausl Parma, Elena Saccenti e la dottoressa Maria Teresa Luisi che cura le procedure per il trasferimento dei detenuti dal carcere all'ospedale.
Il presidente del Consiglio comunale, Alessandro Tassi Carboni, annuncia che l'incontro sarà il primo di altri e aprendo la discussione, ricorda la situazione del penitenziario cittadino: a partire dalla direzione che vede da anni affidi temporanei che non permettono la programmazione di azioni a lungo termine; alla profonda carenza di personale; la difficoltà nel portare a esecuzione nuovi progetti lavorativi per i detenuti anche se supportati da finanziamenti privati; criticità anche sui fondi e risorse, probabilmente insufficienti visto che è stata stanziata la stessa cifra dell'anno precedente al fronte invece di 200 persone in più da gestire.
L'assessora Rossi spiega come il Comune concorra ai finanziamenti di 212 mila euro per il penitenziario: 90 mila euro arrivano dal Comune, 72 mila euro dalla Regione e il restante dal fondo sociale territoriale "che non era scontato li destinassimo al carcere, ma che dimostra la nostra attenzione per questo tema. - commenta Rossi -. Fondi che devono supportare non solo il pagamento dei costi per i detenuti e le retribuzioni dei lavoratori ma anche molti progetti: teatro, laboratori musicali e dell'università, lo spazio giochi per i figli dei detenuti, lo sportello per avvicinare i detenuti agli uffici comunali per consegna di documenti o procedure varie, attività sportive, rassegne cinematografiche. Tutte attività che fortunatamente vedono la collaborazione di molte associazioni e volontari".
"Il carcere in questi anni ha dimostrato tuttavia come faccia fatica a gestire questi finanziamenti" aggiunge il Garante Cavalieri.
"Non ho voluto prima di ora fare ingerenza sulla decisione di ampliamento del penitenziario - dichiara ancora l'assessora Rossi - perché credo che ogni decisione presa sia fatta con motivazione. Ad oggi però il Comune non è ancora stato contattato dal ministero della Giustizia per capire come programmare l'ampliamento e quindi i servizi. Serve quindi pressione perché si parli di questi problemi insieme".
Tutti gli intervenuti hanno mostrato preoccupazione per le ricadute che si avranno sul territorio per le persone che saranno dimesse dal carcere e saranno senza fissa dimora, per la già difficile situazione dell'ospedale nell'accogliere pazienti detenuti: che oggi vede infatti - come ricorda Catalano segretario della federazione sindacati penitenziari - solo 5 posti riservati su una popolazione carceraria di 600 persone tra cui alcune nel settore 41bis, ossia massima sicurezza.
Colelli, della segreteria Cgil, ha commentato la situazione di sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani in generale, che nel luglio 2019 era in media del 128%, "e sono sicuro che Parma superi addirittura questa percentuale. Chiediamo personale adeguato almeno nei numeri. Solo per gli agenti sottoufficiali si registra una carenza del 90%.
A Parma abbiamo solo un commissario quando dovrebbero essere 4. Le figure educative sono invece in carenza del 50%".
Tante le aggressioni, assenza di un direttore di nomina stabile, forte carenza di funzionari e inaccettabile mancanza di figure di sottufficiali, nonché un numero inadeguato di agenti per l'apertura del nuovo padiglione. Un nuovo padiglione che aprirà senza alcune risorse necessarie e con 200 problemi in più, denuncia la Fp Cgil. Carlo Parnanzone, di Uil, porta invece richieste semplici quanto concrete per migliorare il benessere all'interno del carcere, a partire dai parcheggi per gli agenti e famigliari in visita e i parcheggi riservati all'ospedale per gli agenti che devono trasportare detenuti per i soccorsi, fino al miglioramento del collegamento delle linee urbane dei bus. "Sembrano richieste banali - commenta il capogruppo di Effetto Parma Cristian Salzano - rispetto alla complessità del problema. Ma migliorare le linee dei bus come i parcheggi e altre proposte sono fondamentali per migliorare il benessere di lavoratori come dei detenuti. Su questo il Comune può lavorare e dare il suo contributo".
I consiglieri del Pd Lorenzo Lavagetto e Daria Jacopozzi sottolineano invece l'importanza del ruolo riabilitativo che deve avere la pena. "Il 68% degli ex detenuti ha ricadute, soprattutto quelle persone che non hanno avuto opportunità di lavoro e attività all'interno del penitenziario" specifica Jacopozzi. "La nostra disponibilità come Comune c'è - conclude Rossi - Il problema è capire cosa serve per queste 200 persone in più che saranno detenute nel carcere di Parma".
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