di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi
Il Sole 24 Ore, 26 febbraio 2020
Una circolare ministeriale non basta e non può bastare per affrontare l'emergenza coronavirus nei 190 istituti penitenziari italiani che ospitano complessivamente 60.769 detenuti di cui 19.888 stranieri (dati del ministero della Giustizia aggiornati a fine gennaio). I cinesi sono 226, pari all'1,1% della popolazione carceraria.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 26 febbraio 2020
Maggiori poteri ai pm, forte estensione dell'utilizzo dei "captatori informatici", sanzioni pressoché simboliche per chi viola il divieto di pubblicazione fuori dai casi consentiti. In estrema sintesi, sono questi i punti centrali della riforma delle intercettazioni telefoniche che troverà applicazione per i procedimenti penali iscritti a partire dal prossimo mese di maggio. Per tutti i procedimenti in corso continuerà ad applicarsi la disciplina attuale. La norma stravolge completamente la disciplina del 2017, voluta dall'allora ministro Andrea Orlando (Pd), e mai entrata in vigore in quanto oggetto di numerose proroghe.
La novità più rilevante riguarda, come detto, l'incremento del poteri dei pm. Saranno loro, e non più la polizia giudiziaria come previsto nella riforma Orlando, a determinare e scegliere cosa è rilevante per le indagini e cosa non lo è. Sarà consentita, poi, la possibilità di usare i risultati delle intercettazioni in procedimenti penali diversi rispetto a quello nel quale l'intercettazione è stata autorizzata. Oltre che per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza, tale possibilità è prevista anche per l'accertamento dei reati indicati nell'art. 266 del cpp qualora le intercettazioni siano ritenute "indispensabili e rilevanti" per l'accertamento della responsabilità penale. Questo in dettaglio.
Per quanto attiene l'esecuzione delle intercettazioni, il testo ripropone sostanzialmente la formulazione antecedente la riforma del 2017 per la trasmissione dei verbali delle intercettazioni, la comunicazione ai difensori (che avranno facoltà di esaminare gli atti e di ascoltare le registrazioni), il procedimento incidentale finalizzato alla cernita ed alla selezione del materiale probatorio nell'ambito di una apposita udienza. Lo stralcio potrà riguardare, oltre alle registrazioni di cui è vietata l'utilizzazione, anche quelle che riguardano dati personali, sempre che non ne sia dimostrata la rilevanza.
Vengono ripristinate le disposizioni relative alla possibilità che alle operazioni di stralcio partecipi il pm ed il difensore; quest'ultimo potrà estrarre copia delle trascrizioni integrali delle registrazioni disposte dal giudice e potrà far eseguire copia. Come in passato, il gip disporrà la trascrizione integrale delle registrazioni, o la stampa delle informazioni contenute nei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche, da acquisire poi con le forme della perizia tecnica.
I verbali e le registrazioni, e ogni altro, saranno conservati integralmente nell'apposito "archivio delle intercettazioni" gestito e tenuto sotto la direzione e la sorveglianza del procuratore della Repubblica. Non sarà, comunque, un archivio "riservato".
Le attività di intercettazione ambientale mediante utilizzo dei cd virus Trojan, già consentite per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, saranno estese anche ai delitti degli incaricati di pubblico servizio. Sono esclusi i delitti contro la pubblica amministrazione da quelli per i quali sarà necessario indicare "i luoghi e il tempo, anche indirettamente determinati, in relazione ai quali è consentita l'attivazione del microfono".
Viene consentita l'utilizzabilità delle intercettazioni effettuate per mezzo del captatore anche per la prova dei reati diversi da quelli per i quali è stato emesso il decreto di autorizzazione, a condizione che si tratti di reati contro la pubblica amministrazione puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a 5 anni o di delitti attribuiti alla competenza della procura distrettuale.
I risultati delle intercettazioni dovranno essere indispensabili per l'accertamento di tali delitti. Nulla, invece, viene specificato circa le società private che forniranno le dotazione tecnologiche alla Procure. Essendo la riforma a ' costo zero', non è prevista una gara per l'identificazione di un fornitore unico nazionale o la creazione di un albo a cui rivolgersi.
Un tema, dunque, molto delicato, quella della tenuta dei dati sensibili appaltati ai privati, su cui non è stata fornita alcune risposta chiara. Anche le conversazioni fra l'avvocato e il suo assistito, pur restando inutilizzabili, potranno continuare ad essere ascoltate dal pm meno ' corretti', svelando di fatto la strategia difensiva. Sparisce definitivamente l'ipotesi di "carcere" per chi viola il divieto di pubblicazione delle intercettazione, rimanendo in vita le sanzioni dell'articolo 114 cpp.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 26 febbraio 2020
La maggioranza giallorossa ha dato il via libera alla Camera. Per il deputato di Forza Italia Sisto è un "provvedimento barbaro". Incassata la fiducia, la maggioranza ha deciso di posporre il voto finale per il decreto sulle intercettazioni a domani, anticipando quindi l'esame del decreto sul coronavirus, come chiesto dall'opposizione. Nessun problema per la fiducia, che è passata con 304 sì, 226 no e un astenuto. Il nuovo calendario dei lavori messo a punto dalla conferenza dei capigruppo - per consentire l'approvazione del decreto legge coronavirus nella giornata di oggi - prevede il via libera definitivo al provvedimento, nel testo già votato dal Senato, per domani sera. Rivendicano la "vittoria" sia la Lega sia Forza Italia.
di Orlando Sapia
lanuovacalabria.it, 26 febbraio 2020
La sicurezza, ora declinata quale sicurezza dei confini rispetto alle migrazioni in atto dall'Africa/Asia verso l'Europa, ora quale sicurezza interna rispetto al presunto aumento dei fenomeni criminali, in realtà in costante diminuzione da diversi anni[1], è la bussola che segna la rotta politica degli esecutivi susseguitisi negli ultimi decenni. La riforma in materia di prescrizione, entrata in vigore in data 1 gennaio, ne è un chiaro esempio.
di Giorgio Agamben
Il Manifesto, 26 febbraio 2020
La paura dell'epidemia offre sfogo al panico, e in nome della sicurezza si accettano misure che limitano gravemente la libertà giustificando lo stato d'eccezione. Di fronte alle frenetiche, irrazionali e del tutto immotivate misure di emergenza per una supposta epidemia dovuta al virus corona, occorre partire dalle dichiarazioni del Cnr, secondo le quali "non c'è un'epidemia di Sars-CoV2 in Italia".
Non solo. Comunque "l'infezione, dai dati epidemiologici oggi disponibili su decine di migliaia di casi, causa sintomi lievi/moderati (una specie di influenza) nell'80-90% dei casi. Nel 10-15% può svilupparsi una polmonite, il cui decorso è però benigno in assoluta maggioranza. Si calcola che solo il 4% dei pazienti richieda ricovero in terapia intensiva". Se questa è la situazione reale, perché i media e le autorità si adoperano per diffondere un clima di panico, provocando un vero e proprio stato di eccezione, con gravi limitazione dei movimenti e una sospensione del normale funzionamento delle condizioni di vita e di lavoro in intere regioni?
Due fattori possono concorrere a spiegare un comportamento così sproporzionato. Innanzitutto si manifesta ancora una volta la tendenza crescente a usare lo stato di eccezione come paradigma normale di governo. Il decreto-legge subito approvato dal governo "per ragioni di igiene e di sicurezza pubblica" si risolve infatti in una vera e propria militarizzazione "dei comuni e delle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile ad una persona proveniente da un'area già interessata dal contagio di virus".
Una formula cosi vaga e indeterminata permetterà di estendere rapidamente lo stato di eccezione in tutte le regioni, poiché è quasi impossibile che degli altri casi non si verifichino altrove. Si considerino le gravi limitazioni della libertà previste dal decreto: a) divieto di allontanamento dal comune o dall'area interessata da parte di tutti gli individui comunque presenti nel comune o nell'area; b) divieto di accesso al comune o all'area interessata; c) sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in un luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico; d) sospensione dei servizi educativi dell'infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, salvo le attività formative svolte a distanza; e) sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all'articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, nonché l'efficacia delle disposizioni regolamentari sull'accesso libero e gratuito a tali istituti e luoghi; f) sospensione di ogni viaggio d'istruzione, sia sul territorio nazionale sia estero; g) sospensione delle procedure concorsuali e delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l'erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità; h) applicazione della misura della quarantena con sorveglianza attiva fra gli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusa.
La sproporzione di fronte a quella che secondo il Cnr è una normale influenza, non molto dissimile da quelle ogni anno ricorrenti, salta agli occhi. Si direbbe che esaurito il terrorismo come causa di provvedimenti d'eccezione, l'invenzione di un'epidemia possa offrire il pretesto ideale per ampliarli oltre ogni limite. L'altro fattore, non meno inquietante, è lo stato di paura che in questi anni si è evidentemente diffuso nelle coscienze degli individui e che si traduce in un vero e proprio bisogno di stati di panico collettivo, al quale l'epidemia offre ancora una volta il pretesto ideale. Così, in un perverso circolo vizioso, la limitazione della libertà imposta dai governi viene accettata in nome di un desiderio di sicurezza che è stato indotto dagli stessi governi che ora intervengono per soddisfarlo.
Corriere Fiorentino, 26 febbraio 2020
Il mandato di Corleone è finito a ottobre: "Pronto allo sciopero della fame". L'appello di Sofri. "Serve prima possibile un nuovo garante per i diritti dei detenuti. Non si può più aspettare. La Toscana è stata tra le prime regioni a nominarne uno, il posto non può restare vacante così a lungo. Anche perché le questioni sul tappeto sono tante e tutte delicate". Franco Corleone, ex garante della Regione Toscana, lancia l'allarme.
Il suo mandato di sei anni è scaduto il 26 ottobre, la sua attività è proseguita durante i 90 giorni di proroga ma ancora non si vede all'orizzonte una soluzione. Ci sono stati due rinvii in Regione della commissione affari istituzionali. "Se entro metà marzo non dovesse esserci la nomina - dice Corleone - non escludo di ricorrere al digiuno come forma di protesta". Ci sono una quindicina di temi aperti, spiega: dalle scelte per il teatro stabile di Volterra, dai lavori nella sezione femminile del carcere di Pisa, la seconda cucina a Sollicciano, il ritardo dell'apertura della Rems a Empoli".
Due giorni fa anche Adriano Sofri su Facebook ha lanciato un appello: "Franco Corleone ha completato il suo mandato, compresa la proroga ammessa. Ora bisogna sperare che la candidatura prescelta appartenga alla persona dal curriculum e dai titoli più appropriati alla responsabilità che assumerà. Mi auguro - ha scritto Sofri - che i consiglieri se ne ricordino e si guardino dal far prevalere calcoli di opportunità di partito e di correnti. Si tratta di andare nelle galere a vedere e auscultare i giorni e le notti degli esseri umani detenuti. Non di un titolo in più da stampare sul proprio biglietto da visita".
Il Foglio, 26 febbraio 2020
Perché il decreto sulle intercettazioni ingrasserà ancora il circuito della gogna. Nella disattenzione generale degli organi di informazione, impegnati ad alimentare la psicosi sul coronavirus, l'aula della Camera ha approvato la questione di fiducia posta dal governo sul decreto intercettazioni, con 304 voti favorevoli e 226 contrari.
Il voto finale sul provvedimento è previsto per la serata di giovedì, ma i contenuti del decreto (che modifica la precedente riforma varata due anni fa dal governo Gentiloni, ma mai entrata in vigore) sono ormai definiti. Il decreto estende innanzitutto l'utilizzo dei trojan, cioè dei captatori informatici inoculati nei dispositivi elettronici per effettuare intercettazioni ambientali, anche nei confronti degli incaricati di pubblico servizio, per i reati contro la Pubblica amministrazione, e quindi non più solo nei riguardi dei pubblici ufficiali.
Una modifica non da poco, visto che nella nuova categoria ricadono tutti coloro che svolgono una funzione pubblica (dai medici ai postini e bidelli). Il decreto dà il via libera anche alla pratica delle intercettazioni "a strascico", prevedendo la possibilità di usare i risultati delle captazioni anche in procedimenti diversi rispetto a quello nel quale l'intercettazione è stata autorizzata (purché si tratti di reati che prevedono una pena superiore a cinque anni).
Cambia anche il meccanismo che mira a limitare la pubblicazione di intercettazioni penalmente irrilevanti sui giornali. Sarà il pubblico ministero, e non più la polizia giudiziaria come previsto dalla precedente riforma, a dover selezionare il materiale per stabilire quali siano le intercettazioni di rilievo per le indagini e quelle, invece, irrilevanti.
Il pm sarà anche formalmente responsabile della sorveglianza dell'archivio digitale delle intercettazioni, mentre nessuna novità viene prevista nei confronti dei giornalisti che dovessero pubblicare le intercettazioni coperte da segreto, per i quali continueranno ad applicarsi le norme (inconsistenti) attualmente in vigore.
Su questo fronte, insomma, la riforma pare essersi sgonfiata, con il rischio che la gogna mediaticogiudiziaria prosegua senza tante preoccupazioni. Per ora, però, una cosa è certa: la promessa di "più trojan per tutti".
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 26 febbraio 2020
Decreto legge in materia di intercettazioni coordinato con modifiche parlamentari. Il Governo incassa la fiducia della Camera sul decreto intercettazioni (304 i sì, 226 i no e 1 astenuto). Domani il via libera definitivo, dopo la rinuncia dell'opposizione all'ostruzionismo per favorire una rapida trattazione delle misure urgenti sul contrasto al coronavirus.
Il decreto legge corregge in passaggi non marginali la riforma Orlando del 2017 con la quale da una parte si puntava a conciliare necessità investigative e tutela della privacy e dall'altra si introduceva per la prima volta una disciplina di nuovi e discussi strumenti d'indagine come i trojan. Le modifiche entreranno in vigore solo per i procedimenti iscritti a partire dal 1° maggio, mentre a tutti quelli in corso continueranno ad applicarsi le vecchie regole.
Quanto ai contenuti, il decreto sopprime l'assai controverso, anche da parte dei capi delle principali procure del Paese, punto della riforma del 2017 sull'iniziale valutazione discrezionale della polizia giudiziaria, chiamata a decidere cosa trascrivere per il pubblico ministero, e stabilisce che sarà quest'ultimo a dovere vigilare perché nei verbali non siano riportate espressioni lesive della reputazione delle persone o quelle che riguardano particolari categorie di dati personali, a meno che non si tratti di intercettazioni rilevanti per le indagini.
È esteso poi il regime del divieto di pubblicazione a tutte le intercettazioni non acquisite al procedimento e sono inseriti nel catalogo dei reati per i quali sono ammesse le intercettazioni anche i delitti commessi utilizzando le condizioni previste dall'articolo 416-bis del Codice penale (associazione di tipo mafioso) oppure per agevolare le associazioni di stampo mafioso.
Quanto ai trojan, si stabilisce che le attività di intercettazione ambientale già consentite per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione sono riferite anche ai delitti degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione, e si escludono espressamente i delitti contro la pubblica amministrazione da quelli per i quali è necessario indicare "i luoghi e il tempo, anche indirettamente determinati, in relazione ai quali è consentita l'attivazione del microfono".
Cambia, anche per fare fronte a una recente sentenza delle Sezioni unite penali della Cassazione, la disciplina dell'utilizzo delle intercettazioni in procedimenti diversi da quello oggetto dell'originaria autorizzazione. L'utilizzo sarà possibile solo se le intercettazioni sono "rilevanti e indispensabili" per l'accertamento della responsabilità per reati per i quali è previsto l'arresto in flagranza o rientrano comunque tra quelli intercettabili(al di sopra del tetto di 5 anni di detenzione nel massimo).
Ammessa l'utilizzabilità dei risultati delle intercettazioni effettuate attraverso trojan anche per la prova dei reati diversi da quelli per i quali è stato emesso il decreto di autorizzazione, a patto che si tratti di reati contro la pubblica amministrazione puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a 5 anni o dei gravi delitti attribuiti alla competenza della procura distrettuale.
Nell'esecuzione delle intercettazioni, rivive sostanzialmente la formulazione antecedente alla riforma Orlando per la trasmissione dei verbali delle intercettazioni, per l'immediata comunicazione ai difensori che hanno facoltà di esaminare gli atti e di ascoltare le registrazioni, per il procedimento di selezione del materiale probatorio nell'ambito di una udienza stralcio dedicata. In questa fase il decreto legge specifica che lo stralcio al quale partecipano sia il pm sia i difensori con possibilità di copia, può riguardare, oltre alle registrazioni di cui è vietata l'utilizzazione, anche quelle che riguardano categorie particolari di dati personali, sempre che non ne sia dimostrata la rilevanza.
Nell'avviso all'indagato della conclusione delle indagini preliminari dovrà poi essere contenuto anche l'avvertimento che l'indagato e il suo difensore hanno facoltà di esaminare per via telematica gli atti relativi alle intercettazioni e ascoltare le registrazioni, con possibilità di farne copia. Il decreto riconosce al difensore la facoltà, entro 20 giorni, di depositare l'elenco delle ulteriori registrazioni ritenute rilevanti di cui chiede copia. Sulla richiesta decide il pm con decreto motivato.
Infine, spazio alla possibilità per il giudice, con il consenso delle parti, di disporre l'utilizzazione delle trascrizioni delle registrazioni già effettuate dalla polizia giudiziaria nel corso delle indagini, senza procedere alla trascrizione integrale attraverso perizia. In caso di contestazioni si dovrà procedere alla trascrizione integrale.
di Roberto Fontanili
Gazzetta di Reggio, 26 febbraio 2020
La creazione di una apposita sezione in cui tenere in quarantena per due settimane i nuovi arrivati nella casa circondariale di via Settembrini e il divieto, già in vigore, di tradurre o ricevere carcerati provenienti da altri istituti penitenziari, sono solo le due prime misure assunte dalla Direzione del carcere reggiano per evitare che il Coronavirus possa entrare in via Settembrini.
"Siamo in attesa di disposizioni da parte della Direzione che ha già avuto un colloquio con i dirigenti della Sanità pubblica. Inoltre abbiamo chiesto un protocollo da seguire per non lasciare spazio allo spontaneismo dei singoli e al tempo stesso non creare allarmismo" hanno detto ieri i rappresentanti degli agenti della Polizia Penitenziaria che, nel frattempo, hanno chiesto che venga loro fornito tutto il materiale necessario (dai guanti alle mascherine alle tute) per non essere esposti a un eventuale contagio da parte di un detenuto che risultasse positivo ai controlli sanitari.
Una situazione tutt'altro che improbabile per il carcere di via Settembrini, che oltre a essere sovraffollato come qualsiasi altra Casa circondariale, è studiato e progettato per evitare le evasioni ma non per essere impermeabile agli agenti patogeni che arrivano dall'esterno.
"Il carcere è una città nella città, in cui quotidianamente entrano decine e decine di persone. Da fornitori, agli operatori sanitari, agli educatori, agli avvocati e ai familiari stessi che hanno ottenuto un colloquio con un detenuto", spiega Giovanni Trisolini della Fp-Cgil, consapevole che le spesse mura non possono fermare il contagio dal coronavirus. "Ho già avvertito la mia famiglia che nel caso sospetto o positivo di infezione potremmo doverci trovare nella situazione di essere anche noi agenti messi in quarantena", conclude con fatalismo Vito Bonfiglio della Fns-Cisl.
Anche il segretario provinciale del Sappe, Michele Malorni, evidenzia la preoccupazione per la possibile diffusione del Coronavirus nel carcere di Reggio. "Particolari linee guida sono state dettate per una attività di prevenzione al contagio mediante il ricorso all'uso di guanti, mascherine, occhiali para schizzi e camice, igienizzanti di superfici, strumenti di lavoro, automezzi e persone. Sono state avviate riunioni operative di confronto e coordinamento per un'attività di prevenzione alla diffusione del Coronavirus".
"In via cautelativa - rimarca Malorni - sono stati sospesi i colloqui visivi tra i detenuti e familiari, intensificando i colloqui telefonici: altresì saranno sospese le attività collettive interne alla struttura penitenziaria. Il Sappe vigilerà sul delicatissimo tema trattato per ridurre al minimo i rischi per la salute della polizia penitenziaria e delle restanti persone, riferendo ogni altra notizia utile atta a ridurre allarmismi che possano scaturire panico".
di Ambra Notari
redattoresociale.it, 26 febbraio 2020
Niente colloqui, niente volontari, niente traduzioni da e verso gli istituti delle carceri delle regioni in cui si sono riscontrati casi di coronavirus. Lo comunica in una nota il Garante per i detenuti di Bologna: "Si ritiene opportuno l'ampliamento delle possibilità di effettuare comunicazioni telefoniche o via Skype".
Sospeso l'accesso in istituto di tutti i volontari e i colloqui con familiari e terze persone; impossibilità di accedere agli istituti penitenziari per coloro che dimorano nei Comuni sottoposti a quarantena (per gli operatori vari, i volontari e i parenti delle persone detenute); sospese, anche per quanto riguarda la detenzione minorile, delle traduzioni da e verso gli istituti penali minorili di Torino, Milano, Treviso, Bologna, Pontremoli e Firenze.
Sono queste le misure adottate dall'istituto penitenziario Rocco D'Amato di Bologna per prevenire il contagio dovuto alla diffusione del coronavirus. La comunicazione arriva in una nota di Antonio Ianniello, Garante per i detenuti del Comune di Bologna: "Considerata la sospensione in atto dei colloqui, si ritiene inoltre opportuno l'ampliamento delle possibilità di effettuare comunicazioni telefoniche o via Skype, laddove possibile".
Nella nota il Garante aggiunge: "Si raccomanda l'adozione di adeguate misure di informazione nei confronti delle persone detenute circa le principali misure igieniche da assumere per le malattie a diffusione respiratoria, nonché il deciso incremento dell'attenzione circa l'igienizzazione degli ambienti in cui vivono le persone detenute e degli ambienti in cui lavorano gli operatori penitenziari, anche con riferimento alle dotazioni di dispositivi di protezione individuale".
Intanto, dopo le denunce dei giorni scorsi, il Sinappe ha ringraziato l'amministrazione della Dozza e degli istituti regionali "per la tempestiva presa d'atto della delicatezza della situazione e, anche se non ancora in maniera omogena e capillare, ha portato all'attuazione di interventi mirati, quali la distribuzione di mascherine filtranti, gel antibatterico, guanti, sapone antisettico". Accolta con soddisfazione anche la decisione di sospendere i colloqui, "in alcuni contesti invocata perfino dagli stessi ristretti a tutela della salute dei rispettivi familiari".
Contestualmente, il sindacato nazionale autonomo di polizia penitenziaria avanza alcune ulteriori richieste: "Riteniamo che vada completata la distribuzione in tutti gli Istituti del Distretto dei DPI; disciplinato il divieto temporaneo di fruire del campo sportivo da parte dei detenuti, in ossequio alle ultime disposizioni ministeriali, e istituito l'obbligo da parte di tutte le Direzioni di predisporre una sezione per l'esclusiva accoglienza e/o cura dei detenuti nuovi giunti che, in alcuni istituti regionali, anche di rilievo, vengono ancora destinati ai reparti detentivi ordinari, cosa che riteniamo grave e molto rischiosa. Si sollecita, infine, l'adozione delle misure necessarie a monitorare costantemente le condizioni di salute di tutto il personale".
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