Il Sole 24 Ore, 14 gennaio 2020
Famiglia - Potestà dei genitori - Illecita sottrazione minore - Richiesta rimpatrio - Provvedimento -Valutazione del giudice - Criteri. In tema di sottrazione internazionale del minore, il giudice, cui sia stato richiesto di emettere un provvedimento di rientro nello Stato di residenza del minore illecitamente sottratto, nell'accertare se sussista il fondato rischio, per il minore, di essere esposto, per il fatto del suo rientro, a pericoli psichici, o comunque di trovarsi in una situazione intollerabile (ai sensi dell'art. 13, primo comma, lettera b, della Convenzione de L'Aja 25 ottobre 1980, resa esecutiva con la legge di autorizzazione alla ratifica 15 gennaio 1994, n. 64), deve attenersi ad un criterio di rigorosa interpretazione della portata della condizione ostativa al rientro, sicché egli non può dar peso al mero trauma psicologico o alla semplice sofferenza morale per il distacco dal genitore autore della sottrazione abusiva, a meno che tali inconvenienti non raggiungano il grado - richiesto dalla citata norma convenzionale - del pericolo psichico o della effettiva intollerabilità da parte del minore.
• Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 11 dicembre 2019 n. 32411.
Famiglia e minori - Rimpatrio minore illecitamente trattenuto da un genitore - Inidoneità genitore affidatario - Tutela del minore. Il giudice, cui sia richiesto di emettere un provvedimento di rientro nello Stato di residenza del minore illecitamente trattenuto da un genitore, può tener conto delle attitudini educative del genitore affidatario, in quanto l'inidoneità a garantire adeguate condizioni, anche materiali, di accudimento dei minori è circostanza che li espone a rischi fisici o psichici, tanto più quando il padre si disinteressa della figlia come nel caso in esame.
• Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 5 ottobre 2011 n. 20365.
Famiglia - Potestà dei genitori - Illecita sottrazione internazionale di minori - Convenzione de l'aja 25 ottobre 1980 - Domanda di rientro - Indagine sulla possibile migliore sistemazione del minore presso il familiare "abductor" - Ammissibilità - Esclusione - Conseguenze. In tema di illecita sottrazione internazionale di minori, ai sensi della Convenzione de L'Aja 25 ottobre 1980, il giudizio sulla domanda di rimpatrio non investe il merito della controversia relativa alla migliore sistemazione possibile del minore; cosicché tale domanda può essere respinta, nel superiore interesse del minore, solo in presenza di una delle circostanze ostative indicate dagli artt. 12, 13 e 20 della Convenzione, fra le quali non è compresa alcuna controindicazione di carattere comparativo che non assurga - nella valutazione di esclusiva competenza del giudice di merito - al rango di vero e proprio rischio, derivante dal rientro, di esposizione a pericoli fisici e psichici o ad una situazione intollerabile.
• Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 7 marzo 2007 n. 5236.
Famiglia - Potestà dei genitori - Illecita sottrazione internazionale di minore - Convenzione de l'Aja 25 ottobre 1980 - Opposizione del minore al ritorno - Carattere vincolante ai fini delle determinazioni dell'autorità giudiziaria - Esclusione - Fattispecie. In tema di illecita sottrazione internazionale del minore da parte di un genitore, a norma dell'art. 13, secondo comma, della Convenzione de L'Aja 25 ottobre 1980 (resa esecutiva con la legge 15 gennaio 1994, n. 64), ai fini della pronuncia di rifiuto di ordine di ritorno del minore, l'autorità giudiziaria, pur considerando il minore sufficientemente maturo, non è vincolata dalla volontà del minore stesso che abbia espresso un parere contrario al ritorno, ma conserva al riguardo un potere discrezionale di valutazione, che esclude qualsiasi automatismo. (Enunciando il principio di cui in massima, la S.C. ha confermato il decreto del tribunale per i minorenni che, in accoglimento del ricorso proposto dal pubblico ministero, aveva ordinato il ritorno del minore in Argentina, con ripristino della situazione di affidamento congiunto ad entrambi i genitori; e ciò, avendo i giudici di merito accertato che il bambino aveva espresso sì il desiderio di rimanere in Italia, dove il padre si era nel frattempo trasferito con la nuova consorte, ma che tale desiderio non si traduceva in una opposizione o rifiuto al ritorno in Argentina, rimanendo quindi a livello di un semplice orientamento; e avendo gli stessi giudice ritenuto, in questo quadro, non superabile l'illegittimità dell'azione di trattenimento posta in essere dal padre).
• Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 27 aprile 2004 n. 8000.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 14 gennaio 2020
Corte di cassazione, Terza sezione penale, sentenza 13 gennaio 2020 n. 843. La riforma delle impugnazioni dettata dalla legge Orlando sul processo penale, datata 2017, non ha portata retroattiva. Manca infatti una puntuale disciplina della fase transitoria e, quindi, bisogna fare riferimento, quanto a individuazione delle norme applicabili, alla data di presentazione dell'appello. Lo chiarisce il principio di diritto messo a punto dalla Cassazione con la sentenza n. 843 della Terza sezione penale depositata ieri. La pronuncia ha accolto il ricorso presentato dalla difesa di un imputato che, in secondo grado, si era visto respingere come inammissibile l'impugnazione per difetto di specificità.
La Corte considera un errore di diritto commesso dalla Corte d'appello l'avere ritenuto che la riforma Orlando sia applicabile anche per il passato. In questo senso, se non esiste un precedente specifico in materia, a fare da riferimento ci sono le sentenze di Cassazione con le quali è stato preso in esame un caso simile, quello delle modifiche processuali ai poteri di impugnazione del pubblico ministero, limitati in caso di doppio verdetto di assoluzione.
In quel caso, la Cassazione (sentenza n. 4398 del 2018, per esempio) stabilì che il riferimento doveva essere fissato alla data di presentazione del ricorso, momento in cui matura l'aspettativa del ricorrente alla valutazione sull'ammissibilità dell'impugnazione. Si tratta, scrive oggi la Corte, di un "principio condivisibile", che trova applicazione anche per quella parte dell'intervento del 2017 che ha interessato la modifica della disciplina delle impugnazioni e, in particolare, i presupposti per la dichiarazione di inammissibilità che colpisce gli atti privi di un'enunciazione specifica dei motivi, con l'indicazione degli elementi di diritto e di quelli di fatto che sono a fondamento di ciascuna richiesta avanzata.
E allora, nella vicenda approdata in Cassazione, l'appello meritava un esame più attento, soprattutto sotto il profilo della diversa qualificazione giuridica del fatto. Su questo punto i giudici di secondo grado si sarebbero dovuti esprimere, tanto più che in primo grado era stata assente una considerazione proprio della qualificazione giuridica.
dirittoegiustizia.it, 14 gennaio 2020
Corte di Cassazione, sez. VI Civile - 1, ordinanza n. 319/20; depositata il 10 gennaio. Respinta l'opposizione del padre. Evidente lo stato di abbandono del minore. A inchiodare l'uomo non solo la detenzione ma anche il provvedimento di decadenza dalla responsabilità sul figlio, provvedimento da lui non impugnato. Impossibile anche ipotizzare un suo recupero della capacità genitoriale in tempi rapidi. Lo stato di detenzione - con fine pena nel 2021 - dei due genitori è sufficiente per dedurre lo stato di abbandono del figlio minorenne e dichiararne di conseguenza l'adottabilità.
di Giovanni Altoprati
Il Riformista, 14 gennaio 2020
Il Consiglio Superiore della Magistratura, "la casa di vetro" delle toghe italiane come disse molti anni fa il costituzionalista Carlo Esposito, è impermeabile a tutto. Può accadere qualsiasi cosa, come ad esempio che si dimettano cinque consiglieri togati su sedici, senza che nessuno si ponga il benché minimo interrogativo. L'attività prosegue come se non fosse successo nulla.
I problemi, infatti, non vengono affrontati ma molto più semplicemente rimossi. Partiamo proprio dalle dimissioni dei cinque togati coinvolti negli incontri di maggio con i parlamentari Cosimo Ferri e Luca Lotti per discutere di nomine di alcune Procure.
Quando vennero resi noti i loro colloqui intercettati con il telefono di Luca Palamara ci fu chi paragonò l'accaduto allo scandalo della loggia P2. Vennero chiesti provvedimenti feroci nei loro confronti, essendo stati accusati di essere "indegni" di vestire la toga. Poi, però, passata qualche settimana, la vicenda è finita nel dimenticatoio e del procedimento disciplinare si sono perse le tracce. Anzi, pare non sia mai iniziato.
E cosa dire della Banca popolare di Bari? Il Csm decise di affidare nel 2015, con un bando pubblicato a Ferragosto, le proprie ingenti risorse economiche alla disastrata banca pugliese. Bpb, presente nel Lazio con solo cinque sportelli, scalzò Banca Intesa San Paolo, il primo gruppo bancario italiano, fra i primi dieci in Europa, diventando il tesoriere di Palazzo dei Marescialli. Già nel 2010, però, erano note le difficoltà dell'istituto di credito pugliese, come certificato dalle numerose ispezioni della Banca d'Italia.
Sono stati presi provvedimenti? Non risulta. Anzi, Bpb continua ad avere uno sportello all'interno del Csm, erogando mutui e prestiti molto vantaggiosi a tutto il personale del Csm. Capitolo nomine. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che del Csm è il capo, si è raccomandato spesso, l'ultima volta a giugno, di procedere in tempi rapidi per evitare che gli uffici restino scoperti a lungo. Bene, è dallo scorso maggio che la Procura di Roma è vacante.
Marcello Viola, il procuratore generale di Firenze che era stato inizialmente scelto per essere il successore di Giuseppe Pignatone, è stato fatto fuori dopo lo scandalo di maggio. La Commissione per gli incarichi direttivi azzerò tutto. Ad ottobre venne deciso di procedere con le audizioni di tutti i candidati. La nomina era attesa entro il 2019. Poi questa settimana quando all'ultimo momento, per motivi non noti, è sfumata ancora.
Discorso a parte meritano le continue esternazioni del consigliere Piercamillo Davigo. A memoria non si ricorda un componente dell'organo di autogoverno della magistratura che punti a sostituirsi al legislatore dettando quelle che dovrebbero essere, secondo lui, le riforma in materia di giustizia. Al massimo il Csm può dare dei pareri, non vincolanti, all'inquilino di via Arenula. La sintesi di quanto accade a pizza Indipendenza può essere lasciata ad Andrea Mirenda, giudice di sorveglianza a Verona, da sempre critico con la deriva torrentizia della magistratura e con le disfunzioni del Csm.
Scrive Mirenda sulla sua pagina Fb: "Passano i giorni e nessuno parla. Tace la nobilissima Anm, e con essa il suo illuminato presidente, ancorché sempre pronta ad intervenire sui massimi sistemi copernicani; tace il vice presidente del Csm, quello per intenderci che esaltava il rinnovamento del lauto governo dopo l'ignobile traffico notturno per pilotare le principali nomine delle Procure italiane; tacciono i capi e capetti delle correnti, e tace addirittura il presidente della Repubblica a cui solo dobbiamo la simpatica scelta di far eleggere in tre rate quell'organo anziché scioglierlo per ridare ai magistrati il diritto di pronunciarsi fino in fondo sui miasmi emersi.
A questo punto ogni cittadino ha il diritto di pensare ciò che vuole di un sistema siffatto, di certi modi di intendere la magistratura e la toga ed infine di invitare ciascuno dei sunnominati a darsi l'insulto che preferisce".
di Anna Guerriero
primativvu.it, 14 gennaio 2020
Sottoscritto un accordo di collaborazione per il progetto "La sicurezza dentro" tra Luca Ponticelli, Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Avellino, Marianna Adanti, Direttrice della Casa di Reclusione "Bartolo, Famiglietti e Forgetta" di Sant'Angelo dei Lombardi, Grazia Memmolo, Direttrice della Direzione territoriale Inail di Avellino e Carmine Piccolo, Direttore della Uot di Certificazione Verifica e Ricerca di Avellino.
Il progetto, giunto alla seconda edizione, prevede una serie di incontri informativi-formativi rivolti ai detenuti "lavoratori" della Casa di reclusione di Sant'Angelo dei Lombardi, finalizzati a promuovere e rafforzare la cultura della prevenzione degli infortuni e la tutela della persona negli ambienti di vita e di lavoro.
La casa di reclusione di Sant'Angelo di Lombardi è da anni un esempio di casa di reclusione completamente autosufficiente. I detenuti sono tutti assunti dall'amministrazione penitenziaria che, oltre a valorizzare le competenze dei singoli porta avanti un progetto di rieducazione e reinserimento lavorativo globale.
In tale contesto si inserisce l'Inail che, in collaborazione con il Comando dei Vigili del Fuoco di Avellino, coinvolgerà circa 200 detenuti e 10 agenti di Polizia Penitenziaria in un percorso didattico che prevede moduli formativi che vanno dalla classificazione di rischi negli ambienti di lavoro, al primo soccorso, alla sicurezza antincendio per affiancare la casa Circondariale in questo percorso globale di acquisizione di competenze professionali di alta specializzazione spendibili sia all'interno della struttura che alla fine del periodo di detenzione. Sette gli incontri in calendario con inizio il prossimo 16 gennaio 2020
pmi.it, 14 gennaio 2020
Economia carceraria: quando il reinserimento nel mondo lavorativo produce ricchezza per il Paese e per le persone. L'esempio del Pub& Shop "Vale la Pena". Quanto costa ai contribuenti il sistema carcerario italiano? Soprattutto, quanto aumenta la spesa di tutto l'apparato redentivo nel caso in cui il detenuto, tornato in libertà, ricominci a commettere illeciti? Quanto ciascuno di noi crede fermamente e ha fiducia in un percorso di riabilitazione di chi si è macchiato di un crimine e, più di tutto, quanto ne sappiamo in proposito?
Il comune sentire è portato a pensare che non serva a nulla "il periodo di riflessione" all'interno delle case circondariali, un po' per un atteggiamento prevenuto e conservativo verso chi commette illeciti e un po' per le condizioni di vita tristemente note alla cronaca in cui versano i carcerati. La maggior parte può asserire che, una volta fuori dalle "sbarre", l'ex detenuto si riappropri della propria vita "garantita" a spese dei contribuenti e, nella maggior parte dei casi, riprenda vecchie e rovinose abitudini per sé e per la società.
Purtroppo, i dati in nostro possesso confermano proprio tale triste realtà attraverso un tasso di recidiva pari al 70% (fonte Dap- Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) e costi sempre più onerosi che gravano sulle tasche dei cittadini, confermando sfiducia nel sistema e prestando inconsapevolmente il fianco a facili e pericolosi appelli politici alla "pancia" invece che alla testa delle persone. Quasi nessuno, però, si domanda perché tale numero sia così elevato e come funzioni la vita in carcere; o meglio perché tutto il processo detentivo e di riabilitazione non funzioni e si arrivi a trend così negativi e scoraggianti.
Ce lo chiariscono Oscar La Rosa, ex direttore di Semi di Libertà Onlus - associazione fondata da Paolo Strano e votata al reinserimento nel mondo lavorativo degli ex detenuti o ancora in libertà vigilata - Veronica e Massimo, gli attuali gestori di Vale La Pena Pub & Shop, primo esercizio fisico in Italia, completamente basato sull'Economia Carceraria, brand fondato da La Rosa che, già nel nome, racchiude la propria mission.
Il costo sostenuto dalla popolazione italiana per le carceri è di 3 miliardi di euro all'anno e circa il 90% si riferisce solo allo stabile e al personale in servizio, mentre le spese di mantenimento per la permanenza in galera dovrebbero essere a carico di ciascun detenuto che, scontata la pena, dovrebbe onorare il debito accantonato in carcere. Cosa succede, però, se durante il periodo detentivo non si lavora? Difficoltà in un reinserimento totale nella società, nella ricerca di un lavoro regolare su cui sono applicate immediatamente le trattenute sullo stipendio e un automatismo quasi sconcertante al ritorno di vecchi schemi mentali o a modelli economici insani: ossia lavoro nero e una probabilità molto elevata di ritorno al crimine.
Anche in questo caso i dati sono allarmanti e il progetto di Oscar La Rosa assume connotazioni sociali ed economiche ancora più importanti: su 60.000 carcerati, 17.500 sono impiegati direttamente nelle carceri per mestieri quali lo scopino, il porta vitto, lo spesino, e solamente 2.500 sono i dipendenti delle cooperative o delle realtà aziendali che hanno deciso di assumere persone detenute e avviare un'attività produttiva in carcere.
Proprio da questi ultimi numeri, seppur ancora molto bassi, arrivano le notizie migliori. Il tasso di recidiva è totalmente capovolto, riducendosi del 70%, a significare che chi impara l'etica e l'impegno di un mestiere tende a replicare tale modello anche al di fuori del carcere. Chiaramente non vale per tutti ed è bandito ogni buonismo di sorta ma è necessario l'apporto del privato affinché tale sistema virtuoso funzioni e si immetta sul mercato forza lavoro fresca, pulita e in grado di pagare le tasse.
Inoltre, le imprese che decidono di assumere persone detenute possono beneficiare di tutta una serie di sgravi fiscali grazie alla legge Smuraglia del 2000 in base alla quale il costo del lavoro è nettamente inferiore rispetto al mercato libero. L'indotto generato dall'economia carceraria, in sintesi, porta innumerevoli vantaggi a tutta la società, non solo per l'abbattimento della recidiva ma anche in termini economici: per ogni euro investito in tale sistema virtuoso, lo Stato ne risparmia otto.
È indubbio, come ci spiega Oscar La Rosa, che "il pregiudizio gioca un ruolo molto forte specie se pensiamo alla fiducia e all'affidabilità che un imprenditore deve riporre verso i propri dipendenti". Sentimento facilmente obiettabile se riflettiamo sul fatto che il carcere "è il posto più controllato d'Italia per cui la produzione segue determinati passaggi, tutti eseguiti alla perfezione".
Non può essere altrimenti dal momento che le produzioni a cui si fa riferimento riguardano nella maggior parte dei casi prodotti alimentari, quali pasta, taralli, biscotti, caffè e tisane oltre alla birra; tutti lavorati secondo rigidi criteri artigianali e basati su materie prime eccellenti, provenienti dal territorio di appartenenza e disponibili nello shop del Pub Vale La Pena.
Si tratta del solo Pub & Shop di Economia Carceraria. Ubicato a Roma in via Eurialo 22 nel cuore dell'Alberone, uno dei quartieri più densi della Capitale, nasce due anni fa per volere di Paolo Strano e sin da subito ha goduto di un'accoglienza straordinaria da parte dei residenti e dei suoi avventori.
Gli attuali gestori riferiscono che Vale La Pena non è solo una birreria che prende vita la sera ma una sorta di casa dove le persone si ritrovano anche per lavorare e trascorrere la propria giornata. Aperto tutto il giorno, con wi-fi gratuito, attira frequentatori abituali che lo hanno eletto come spazio di co-working e proprio smart office.
Molte istituzioni, tra cui l'Università Unint (Università degli Studi Internazionali di Roma), ha deciso di organizzare lì alcuni dei propri consigli di Istituto e di portare nelle proprie lezioni la case history della birreria e dell'Economia Carceraria, a riprova della bontà e della solidità di questo progetto dalle importanti connotazioni sociali ed economiche.
di Beatrice Archesso
La Stampa, 14 gennaio 2020
A metà tra atelier, caffè e circolo culturale, Verbania ha aperto la "Caffetteria di quartiere", con un'impronta sociale. Alla base c'è un progetto di riqualificazione di un rione di Intra - la Sassonia - che nonostante non sia lontano dal centro ha sempre vissuto ai margini, circondato da case popolari. La Caffetteria, allestita in una delle sedi del museo civico, chiamato "del Paesaggio", mira a ridare colore al quartiere facendo lavorare chi non ha avuto troppa fortuna: ragazzi con disabilità al bancone, ma anche emarginati ed ex detenuti.
Per i prodotti si punta al biologico e in particolare al commercio equo solidale. Insomma, scelte forse poco azzeccate dal punto di vista economico ma redditizie sul piano sociale. Dietro le quinte ci sono due cooperative: Divieto di sosta (forte di una precedente esperienza di successo, la "Banda biscotti", con l'impiego di detenuti) e Il Sogno.
La "Caffetteria di quartiere" ha a lato un centro espositivo, per eventi e residenze artistiche. L'allestimento è costato 200 mila euro. È però il contenuto immateriale che valorizza il progetto. "Faremo - conferma Carlo Rocchietti, direttore del Sogno - inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. Di quattro dipendenti, due sono di profilo "fragile"". Aggiunge il sindaco di Verbania Silvia Marchionini: "Portare in un quartiere con serie problematiche sociali creatività e vicinanza alle persone va nell'ottica del "vivere bene".
di Francesco Spagnolo
romasette.it, 14 gennaio 2020
In mostra gli scatti delle detenute, frutto di un laboratorio di tre mesi con Natascia Aquilano. Le donne della sezione nido davanti e dietro all'obiettivo. "Andare oltre le sbarre, il pregiudizio, lo stereotipo e vedere piuttosto l'umanità di madri e di figli".
La fotografa Natascia Aquilano spiega così il senso della Mostra "Essere madre, oltre la pena", presentata oggi, 13 gennaio, nella Casetta Koinè della Casa circondariale femminile di Rebibbia. Il progetto è il risultato finale di un laboratorio fotografico educativo, formativo ed emotivo, ideato e portato avanti per tre mesi da Aquilano insieme all'educatrice Luciana Mascia, in collaborazione con la onlus ProPositivi, appositamente dedicato alle madri detenute della sezione nido di Rebibbia e ai loro bambini.
"L'idea del laboratorio fotografico - spiega Aquilano - nasce dal desiderio di andare oltre la realtà del carcere e cercare innanzitutto le relazioni tra le persone. Sia le donne detenute, in quanto prima e soprattutto madri, che i loro bambini sono stati non solo i soggetti delle foto ma anche in molti casi gli autori. Le abbiamo infatti aiutate a realizzarle, eseguendo una serie di scatti a tema, e attraverso questo a lavorare sulla relazione con i loro bimbi". Infatti, prosegue la fotografa, "in un posto come il nido del carcere sembra prevalere il loro ruolo di madri, quasi fosse un'etichetta, più che la relazione con i loro bambini. A questo si aggiunge un ulteriore stigma che è quello di essere delle recluse, anche se nel mio lavoro con loro non ho voluto conoscere i motivi della loro pena. Non è stato semplice ma come fotografa ho puntato innanzitutto a rappresentare delle persone".
La mostra comprende sia gli scatti realizzati e scelti dalle detenute che le foto scattate durante il laboratorio da Aquilano, "così da avere una doppia inquadratura sulla nuova relazione", spiegano le curatrici del progetto. "Con delicatezza e determinazione - aggiungono - la mostra fotografica vuole invitare tutti a oltrepassare la cinta muraria e ad avvicinarsi a una realtà troppo spesso ignorata.
Queste immagini non spiegano cosa avviene nella sezione nido del carcere di Rebibbia ma sollecitano profonde riflessioni sulla condizione anche dei 56 bambini sotto ai 3 anni attualmente presenti nelle carceri italiane insieme alle loro madri. Un bambino è erede del contesto in cui nasce e cresce, non lo sceglie - chiariscono ancora le curatrici - pertanto ha il diritto di essere felice ovunque si trovi. Questo, nel caso specifico, succede solo se si cambia il modo di intendere e vivere la pena, che è non solo possibile ma sempre più necessario".
Alla fine di questa esperienza, "che vorrei potesse andare anche oltre le mura di Rebibbia, mi porto dietro le tante esperienze e conoscenze fatte con le madri e i loro bimbi - è il bilancio della fotografa. Le foto, che dopo la presentazione del 13 andranno ad abbellire gli spazi del carcere, non spiegano tutto, a partire dal perché quelle donne sono lì, e nelle foto quasi mai si rappresenta in maniera esplicita il carcere, ma volevo raccontare la loro realtà che è fatta dei sapori di un buon caffè, di un abito tagliato ad arte o del profumo della loro cucina, perché quella è la loro vita di tutti i giorni".
modenatoday.it, 14 gennaio 2020
La vita in carcere di William Frediani nel suo nuovo libro. È William Frediani Piccancino con il suo libro "Un universo di acciaio e cemento. Vita quotidiana nell'istituzione totale carceraria" ad aprire la rassegna 2020 dei mercoledì a Lo Spazio Nuovo di Modena (via IV novembre 40), il 15 gennaio alle 18.30, ad ingresso libero e gratuito.
L'evento, promosso in collaborazione con l'Associazione Idee in circolo, Aliante Coopsociale e l'Associazione Carcere Città, propone una un'osservazione partecipante che permette di penetrare attraverso le sbarre e le porte blindate dell'istituzione totale carceraria. L'autore, studi classici, laurea con lode in Conservazione dei Beni Culturali, ex prigioniero, arrestato per "propaganda sovversiva" nel 2004 e condannato per "associazione eversiva" nel 2009, dialogherà con Sara Manzoli, di Aliante Cooperativa Sociale e Paola Cigarini dell'Associazione Carcere e Città di Modena. Dalle 17.00 classico appuntamento con il "Magico Mundo free" laboratori gratuiti per bambini: "Logiche, giochi e rompicapi".
di Elisabetta Burla*
Ristretti Orizzonti, 14 gennaio 2020
Raccolta fondi, in forma privata, dei Consiglieri comunali di Trieste a favore dei bambini per l'acquisto di un fasciatoio da donare alla Casa Circondariale. L'iniziativa trae origine dalla richiesta avanzata dal Garante comunale dei diritti dei detenuti. Il componente d'arredo sarà destinato, non già alla sezione detentiva, che generalmente non ospita mamme e figli, ma alle famiglie che si recano e si recheranno presso l'Istituto per effettuare il colloquio con il proprio congiunto ristretto rendendo più confortevole e funzionale lo spazio d'attesa.
La raccolta è stata effettuata in occasione della celebrazione della giornata internazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e in questi giorni prenatalizi il fasciatoio è stato consegnato alla Casa Circondariale di Trieste. Un dono che sottolinea l'attenzione e la sensibilità dei rappresentanti istituzionali del Comune di Trieste - nella loro collegialità - nella tutela dei minori e, in particolare, dei bambini in tenera età.
*Garante comunale dei diritti dei detenuti di Trieste
- Roma. Inaugurazione della Sala "Enrico Maria Salerno" a Rebibbia Nuovo Complesso
- Roma. Naufraghi... in cerca di una stella
- Napoli. I pranzi di Natale della Comunità di Sant'Egidio nelle carceri della Campania
- Bologna. Piccoli in carcere e ora cuochi
- Padova. Progetto per far conoscere il carcere e la giustizia riparativa ai giovani










