coe.int, 21 gennaio 2020
Il Comitato del Consiglio d'Europa per la prevenzione della tortura (CPT) ha pubblicato oggi un rapporto in cui raccomanda di abolire la misura d'isolamento diurno imposto dal tribunale come sanzione penale accessoria per i detenuti condannati a reati che prevedono la pena dell'ergastolo. Il CPT accorda inoltre particolare attenzione a varie forme di isolamento e di separazione dal resto della popolazione carceraria imposte ai detenuti, in ragione della durata indeterminata di tali provvedimenti e dell'assenza di procedure e garanzie relative alla loro applicazione e riesame.
today.it, 21 gennaio 2020
"Abolire l'isolamento diurno e ripensare il 41bis": nel rapporto del Comitato anti-tortura pesanti raccomandazioni per le autorità italiane sottolineando le condizioni delle carceri. Suicidi in aumento e denunce di violenza: "Calci e manganellate in luoghi non coperti da telecamere".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 gennaio 2020
Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti chiede che venga rivisto l'isolamento diurno dei detenuti.
Presunte violenze al 41bis come la vicenda di una ispettrice femminile del carcere di Viterbo che avrebbe bruciato le dita dei piedi con un accendino per accertare se il detenuto stesse fingendo uno stato catatonico. È questo uno dei casi segnalati da CPT (Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti).
Quotidiano di Sicilia, 21 gennaio 2020
Il Cpt, Comitato anti tortura del Consiglio d'Europa, nel rapporto sulla visita condotta in Italia lo scorso marzo con l'obiettivo di valutare le misure d'isolamento imposte ai detenuti, invita il governo italiano a intervenire sul sistema carcerario. E sollecita anche una riforma del regime del 41bis perché potrebbe creare disordini mentali.
agensir.it, 21 gennaio 2020
"Avviare una seria riflessione sul regime detentivo speciale detto 41bis", evitare il sovraffollamento delle carceri, contrastare forme di violenze sui detenuti: sono alcuni dei pesanti rilievi mossi all'Italia dal Comitato del Consiglio d'Europa per la prevenzione della tortura (Cpt) mediante un rapporto pubblicato oggi a Strasburgo. Vi si raccomanda, anzitutto di "abolire la misura d'isolamento diurno imposto dal tribunale come sanzione penale accessoria per i detenuti condannati a reati che prevedono la pena dell'ergastolo".
Il Cpt accorda inoltre "particolare attenzione a varie forme di isolamento e di separazione dal resto della popolazione carceraria imposte ai detenuti, in ragione della durata indeterminata di tali provvedimenti e dell'assenza di procedure e garanzie relative alla loro applicazione e riesame"; invita, appunto, le autorità "ad avviare una seria riflessione sul regime detentivo speciale detto 41bis, al fine di offrire ai detenuti un minimo di attività utili e di porre rimedio alle gravi carenze materiali osservate nelle celle e nelle aree comuni delle sezioni 41bis visitate". Inoltre, il rapporto descrive "diversi casi di maltrattamenti fisici inflitti ai detenuti dal personale della polizia penitenziaria".
In tal senso, il Cpt raccomanda alla direzioni delle carceri in questione di "esercitare maggior controllo sul personale di polizia penitenziaria e di far sì che ogni denuncia di maltrattamenti di questo tipo sia sottoposta a un'indagine efficace da parte dell'autorità giudiziaria".
di Andrea Oleandri*
Ristretti Orizzonti, 21 gennaio 2020
Questa mattina il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura, organo del Consiglio d'Europa, ha pubblicato un report sulla visita effettuata in Italia nei mesi scorsi e durante la quale i membri del Comitato avevano visitato alcune carceri del nostro paese."Quello che emerge nel report - il commento di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - è una situazione che denunciamo da diverso tempo e che abbiamo avuto modo di segnalare anche al CPT, incontrato da noi durante la loro visita.
adnkronos.com, 21 gennaio 2020
Abolire l'isolamento diurno, pena accessoria per gli ergastolani. E' quanto raccomanda il comitato del Consiglio d'Europa per la prevenzione della tortura (Cpt), che ha pubblicato un rapporto su alcune carceri italiane (Biella, Milano Opera, Saluzzo e Viterbo). Il Cpt riserva anche particolare attenzione "a varie forme di isolamento e di separazione dal resto della popolazione carceraria imposte ai detenuti, in ragione della durata indeterminata dei provvedimenti e dell'assenza di procedure e garanzie relative alla loro applicazione e riesame".
di Luca Simonetti
Il Foglio, 21 gennaio 2020
Chi sceglie gli esperti nel processo? Come nascono i giudizi sbagliati. Contro-indagine. Ormai non sono poche le sentenze con cui i giudici italiani hanno condannato l'Inail a risarcire, come infortunio sul lavoro, tumori cerebrali sviluppatisi in persone che utilizzavano intensamente telefoni cellulari (ad esempio, App. Brescia n. 614/2009, confermata da Cass. n. 17438/2012, e Trib. Firenze n. 391/2017). In tutti questi casi, alla sentenza si è arrivati dopo che i consulenti tecnici di ufficio (Ctu) avevano ravvisato una maggiore probabilità di insorgenza di tumori cerebrali a seguito di una prolungata esposizione a radiofrequenze. La recentissima sentenza della Corte di appello di Torino del 3.12.2019, che ha confermato l'analoga decisione del Tribunale di Ivrea (n. 96/2017), è solo l'ultima della serie.
La Corte torinese si è trovata a decidere un caso in cui tutti i Ctu, sia in primo grado sia in appello, avevano concluso per l'esistenza di un nesso di causalità fra l'esposizione a telefoni cellulari per diverse ore al giorno per oltre dieci anni (15, in questo caso) e l'insorgenza della rara neoplasia sviluppata dal lavoratore (un neurinoma). Quando i giudici si trovano a dover decidere di complesse questioni scientifico-tecniche, la legge prevede che essi si avvalgano di esperti di loro fiducia, cioè appunto i Ctu, perché questi li aiutino a prendere cognizione dello "stato dell'arte" sulla questione. Tanto che, quando il giudice segue il parere espresso dal Ctu, non è, salvo in alcuni casi eccezionali, neppure tenuto a motivare perché l'abbia fatto.
Nel caso della sentenza di Torino, quindi, i giudici si sono trovati dinanzi a ben due consulenze d'ufficio (una in primo grado, una in appello) che hanno ritenuto provato il nesso causale. Difficile biasimarli se hanno ritenuto di adeguarvisi. Sarebbe più interessante, semmai, chiedersi come facciano dei periti a giungere regolarmente, sistematicamente anzi, a conclusioni come questa che non sono affatto condivise dalla comunità scientifica e sono, in particolare, rigettate dalle principali autorità di vigilanza tecnico-scientifica anche italiane, inoltre alcuni di questi, come l'Istituto Ramazzini, sono anch'essi enti "privati".
Né si comprende per quale ragione un ente "pubblico" non possa anch'esso, legittimamente, perseguire un proprio interesse che potrebbe benissimo, in astratto, far velo all'obiettività della ricerca. Senza contare che molte scoperte sulla nocività di determinate sostanze sono state finanziate proprio dagli enti privati che le producevano. Ma, soprattutto, è un argomento errato. Posto infatti che il ricercatore è tenuto alla trasparenza sui finanziamenti e su ogni circostanza che possa influire sulla sua ricerca, il giudizio sulla bontà dei suoi risultati non può certo ridursi al rilievo di un potenziale conflitto d'interessi.
Se sono un professore di matematica al liceo, è chiaro che ho un forte interesse a che la scuola continui a prevedere l'insegnamento della matematica: ma non per questo avrò torto contro qualcuno che pretenda di dimostrare che la matematica è un'opinione perché 2+2=5. E d'altronde, il negazionismo climatico è scientificamente infondato non perché chi lo sostiene sia più o meno direttamente finanziato dalla lobby petrolifera (benché in molti casi sia davvero così), bensì perché i climatologi hanno portato argomenti validi a dimostrare l'origine antropica del riscaldamento globale. A poterci dire se una ricerca scientifica è corretta e se i suoi risultati sono validi non è chi sia il suo autore (chi lo paga, che opinioni abbia, eccetera): ce lo dice la ricerca stessa e il modo in cui il resto della comunità scientifica si confronta con essa.
Ora, la Corte d'appello, e prima ancora il Tribunale di Ivrea, nonché i Ctu, per liberarsi delle ricerche che contraddicono la loro conclusione, invocano un presunto principio di "terzietà" o "indipendenza" sancito da una sentenza della Cassazione (n. 17438/2012). Tuttavia, non è la Cassazione a poter stabilire quali siano i criteri in base ai quali valutare le ricerche scientifiche.
È la comunità scientifica, non un giudice, a determinare se una ricerca sia valida oppure no. Se poi il concetto di "comunità scientifica" vi pare vago (e infatti dappertutto esistono vasti corpus di giurisprudenza per stabilire proprio quale sia la comunità scientifica a cui fare riferimento: basti pensare alla sentenza "Daubert" negli Stati Uniti e alla sentenza Cass. n. 43786/2010 in Italia), potete usare una semplice rule of thumb: fidarvi degli organi tecnico-scientifici pubblici preposti per legge alla tutela della salute, che hanno tutte le competenze necessarie per giungere alla conclusione corretta. Se l'Istituto Superiore di Sanità ci dice che non esiste prova che i telefoni cellulari causino tumori, allora questo è il dato da cui periti e Tribunali dovrebbero partire.
In Italia, invece, si sta affermando, sotto la maschera di una richiesta d'imparzialità e oggettività del parere tecnicoscientifico, la stranissima pretesa che, su questioni complesse, possano esprimersi tutti tranne proprio gli esperti, cioè coloro che della questione si sono già occupati. È successo, se ricordate, con il caso Stamina, quando il Tar del Lazio pretese che della commissione valutatrice del "metodo" di Vannoni e Andolina facessero parte solo esperti che su Stamina non si fossero ancora pronunciati. E infatti l'associazione che ha dato vita al caso deciso dalla Corte di Torino (la A.p.p.l.e, cioè "Associazione per la prevenzione e la lotta all'elettrosmog"), nel suo comunicato stampa celebrativo della "vittoria", sostiene proprio che, siccome alcuni membri dell'Istituto superiore di sanità sono stati in passato membri di un organismo (l'Icnirp) che da decenni nega il nesso causale fra tumori e telefonini, allora essi si troverebbero in "conflitto d'interessi". Ancora una volta, l'argomento prova troppo, e per di più è illogico e errato. Prova troppo, perché se essersi già pronunciati sulla materia costituisce conflitto d'interessi, allora era in conflitto d'interessi anche il Ctu del Tribunale di Ivrea, che dal 2010 circa scrive articoli per sostenere un nesso causale fra telefonini e tumori. Ed è illogico ed errato, perché in questo modo si finisce per escludere dal processo proprio coloro che sono più esperti.
Nonostante la (comprensibile) tentazione di biasimare i giudici, insomma, questo tipo di sentenze "antiscientifiche" richiede di ragionare a mente fredda su riforme di sistema che risolvano il nodo cruciale: cioè i criteri di selezione e i metodi di controllo degli "esperti" nel processo. Non si tratta certo dell'unico problema che affligge la giustizia italiana, e nemmeno del più grave: perché, ad esempio, ci dovrebbe preoccupare ancora di più il crescente "interventismo" dei giudici in aree sottratte alla loro competenza, come dimostra la recente iniziativa della magistratura amministrativa (vedi Tar Lazio n. 500/2019 e Cons. Stato n. 5887/2019), proprio in materia di rischi connessi all'uso dei telefonini, di ordinare al Governo di effettuare una "campagna informativa" priva di senso.
Ma, se parliamo della deriva "antiscientifica" dei tribunali, la soluzione è da ricercare qui. Il fatto poi che parti politiche e sociali, giornali e altri media straparlino di sentenze che avrebbero "confermato il nesso di causalità tra esposizione ai telefonini e tumore al cervello" è il frutto amaro di una decennale confusione tra esito processuale e verità scientifica: la verità non la stabiliscono i tribunali. Ma anche questo, un grave e diffuso problema di ignoranza e incultura, è di tutti noi italiani e non solo dei giudici.
di Annamaria Rivera*
Il Manifesto, 21 gennaio 2020
Parma, 18.12.2018, Egidio Tiraborrelli finisce in carcere a 81 anni per una condanna del 2017 che ignora: ha nascosto in viaggio una "clandestina". La "colpa" lo porterà alla morte.
Sembra una narrazione letteraria dall'esito tragico la vicenda di cui scrivo: riferita a suo tempo dalla Rete Diritti in Casa, un collettivo di Parma che si batte per il diritto all'alloggio, nonché da alcune testate online di sinistra, poi raccolta e rilanciata dall'agenzia Agi e dal quotidiano Avvenire; non già da altri media di rilievo nazionale.
di Giulia Merlo
Il Dubbio, 21 gennaio 2020
"Se i leghisti votano per l'autorizzazione contro Salvini, sarà un boomerang". Sempre fuori dal coro, il filosofo Massimo Cacciari analizza i possibili esiti del caso Gregoretti e, soprattutto, come e se impatterà sul voto emiliano. Dove la vittoria di Bonaccini è probabile e, se così fosse, "si dovrà accendere un cero alle Sardine".
Professore, il caso Gregoretti ha tenuto col fiato sospeso il Parlamento...
"Lei dice? Io non vedo davvero che interesse possa avere questo fatto. L'unica cosa certa è che tutti, Matteo Salvini da una parte e la maggioranza dall'altra, stanno usando la cosa in chiave unicamente strumentale".
Salvini rischia la galera, però...
"Rimane politichetta di infimo livello".
Si rianima il solito scontro dualistico tra politica e giustizia?
"Direi di no. Mi sembra, anzi, un fatto abbastanza lineare: i giudici hanno rilevato nel comportamento dell'ex ministro dell'Interno un comportamento che viola alcune norme penali e di diritto internazionale, per questo ha aperto il procedimento e chiede l'autorizzazione. Ora sta al Parlamento decidere e ognuno si assumerà le sue responsabilità. Ma non mi parli di scontro tra politica e magistratura, perché in Italia abbiamo assistito a drammi di ben altra portata, rispetto ai quali questo è poco più di un fatterello secondario".
E questo fatterello influenzerà il voto emiliano?
La commissione ha votato l'autorizzazione, dunque bene o male Salvini ha una nuova cartolina da poter usare in questi ultimi giorni di campagna elettorale.
Ci va anche grazie ai voti della Lega, è stata una mossa furba?
"Direi piuttosto un boomerang, perché si tratta di una strumentalizzazione che grida vendetta al cielo. Mi sembra una mossa talmente spudorata che, paradossalmente, aggiunge una freccia all'arco dei suoi avversari".
Al netto dei fatti nazionali, come crede che finirà in Emilia?
"Sono quasi certo che vincerà Bonaccini, ma gli scenari sono tutti ancora possibili".
Ipotizziamo, invece, che il centrosinistra perda...
"Se così fosse, assisteremmo alla caduta di un piccolo muro culturale, politico e simbolico. Se succedesse, non vedo come il Pd e il governo potrebbero far finta di nulla. Per il Pd, almeno, non sarebbe possibile ignorare un evento di tale portata. Anche in questo caso, però, le ipotesi sono varie: se la Lega vincesse sarebbe il disastro; però esiste anche l'ipotesi che Bonaccini vinca sul fil di lana, ma la coalizione avversaria superi il 50%. Il Pd potrebbe dire che, tutto sommato, non ha perso e Bonaccini riuscirebbe a mettere in piedi un governo regionale, forte del fatto che nessuna Regione si è mai sciolta anzitempo".
Lei parla solo del Pd, ma al governo le conseguenze le subirebbero anche i 5 Stelle...
"I 5 Stelle da mesi hanno smesso di ragionare. Era talmente evidente che in Emilia non avrebbero dovuto presentarsi ma stringere un accordo con Bonaccini per costruire una lista civica e garantirsi l'elezione senza andare alla conta, per poi dire che il Pd aveva vinto grazie a loro. Andare con un loro candidato è stata una scelta demenziale ed è incredibile che Luigi Di Maio continui a rimanere a galla".
Le Sardine, invece, hanno dato una mano, elettoralmente parlando?
"Bisogna vedere, io spero e penso di sì. Certamente sono state loro la novità, perché hanno mobilitato le piazze quando i partiti tradizionali non riescono più nemmeno a organizzare un comizio decente. Sono state sicuramente utili, ma non è detto che la piazza si tramuti in voti".
Sarà difficile calcolarli, però.
"Per farlo bisognerà vedere il combinato disposto del probabile tracollo 5 Stelle e dei livelli del Pd. Se i 5 Stelle finissero molto in basso e i dem facessero un risultato particolarmente positivo, probabilmente significherebbe che le Sardine hanno prodotto una osmosi tra Pd e grillini. In ogni caso, certamente le Sardine male non hanno fatto. Anzi, dico di più: se Bonaccini riuscisse a farcela, dovrebbe accendere un cero alle Sardine".
- Nave Gregoretti, Salvini si manda a processo da solo (ma la partita è lunga)
- Prescrizione, pronto il ddl sul nuovo processo penale. Italia viva: noi tenuti fuori
- Riformare il carcere riconvertendo l'umano
- "Arancia meccanica" a Chieti: il Garante "rieduca" i reclusi
- Il "garantismo a oltranza" che danneggia i minori









