di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 13 dicembre 2019
Tribunale Ue - Sentenza 12 dicembre 2019 nella Causa T-683/18. No alla registrazione come marchio comunitario di un segno che evoca la marijuana. Lo ha stabilito il Tribunale dell'Ue, con la sentenza 12 dicembre 2019 nella Causa T-683/18, chiarendo che un simile segno è contrario all'ordine pubblico in quanto raffigura una sostanza il cui consumo è vietato in numerosi Stati europei. Per il Tribunale infatti il segno in questione sarà percepito dal pubblico di riferimento come un'indicazione che gli alimenti e le bevande menzionati, nonché i relativi servizi, contengono sostanze stupefacenti, illegali in diversi Stati membri, è ciò sufficiente per concludere che detto marchio è contrario all'ordine pubblico.
La vicenda - Nel 2016, una cittadina comunitaria ha presentato all'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) una domanda di registrazione di un segno figurativo che riproduceva in forma stilizzata delle foglie di marijuana con la dizione "Cannabis Store Amsterdam". L'Euipo però ha respinto la domanda, ritenendo il segno contrario all'ordine pubblico. Contro questa decisione la donna ha proposto ricorso.
La decisione - Per il Tribunale tuttavia la foglia di cannabis, unitamente al riferimento alla città di "Amsterdam", dove la vendita a determinate condizioni è tollerata, ed alla indicazione della parola "store", produceva nel pubblico l'aspettativa che i prodotti e i servizi commercializzati corrispondessero a quelli offerti da un negozio di sostanze stupefacenti. Pertanto il Tribunale, pur riconoscendo che la canapa non è considerata sostanza stupefacente al di sotto di una certa soglia di tetraidrocannabinolo (Thc), ha dichiarato che, nel caso di specie, grazie alla combinazione di tali diversi elementi, il segno attirava l'attenzione dei consumatori che non sono necessariamente in possesso di conoscenze scientifiche o tecniche precise sulla cannabis.
Per quanto riguarda la nozione di "ordine pubblico", poi, il Tribunale osserva che, anche se, attualmente, la questione della legalizzazione della cannabis a fini terapeutici o anche ricreativi è oggetto di dibattito in numerosi Stati membri, allo stato attuale del diritto il suo consumo e il suo utilizzo oltre una certa soglia rimangono illegali nella maggior parte degli Stati membri. In questi ultimi, quindi, la lotta alla diffusione della sostanza stupefacente derivata dalla cannabis risponde ad un obiettivo di sanità pubblica. Il regime applicabile al consumo e all'utilizzo di detta sostanza rientra dunque nella nozione di "ordine pubblico". Peraltro, il Trattato su funzionamento dell'Unione europea (Tfue) dispone che l'Unione completa l'azione degli Stati membri volta a ridurre gli effetti nocivi per la salute umana derivanti dall'uso di stupefacenti.
Il Tribunale sottolinea infine che, dal momento che una delle funzioni di un marchio consiste nell'identificare l'origine commerciale del prodotto o servizio, al fine di consentire così al consumatore di fare la propria scelta, il segno in questione incita all'acquisto di tali prodotti e servizi o, quantomeno, ne banalizza il consumo.
di Serena Termini
Redattore Sociale, 13 dicembre 2019
Trecento reclusi della sezione "Laghi" del carcere Pagliarelli di Palermo per buona condotta si trovano in celle per gran parte del tempo aperte, in un regime di sorveglianza dinamico. Sembrano più sereni degli altri detenuti e riescono a pensare anche a quello che faranno, a fine pena, appena saranno liberi. Sono alcuni tra i 300 reclusi della sezione "Laghi" del carcere Pagliarelli di Palermo che per buona condotta si trovano in celle per gran parte del tempo aperte, in un regime di sorveglianza dinamico.
Ai "Laghi" si arriva dopo aver percorso un lungo corridoio e attraversato diverse porte di ferro. Ci sono grate in ferro da ogni parte ed è un continuo aprirsi e chiudersi di porte blindate che, per chi non è abituato a sentirle, dà un forte sensazione di privazione di libertà. Le celle sono da tre letti; hanno un tavolo, un piccolo lavello dove mettere un fornellino per cucinare e un bagno con doccia. Nella "stanza della socialità" alcuni di loro giocano a carte; ci sono solo tavoli e sedie di plastica. Si attende l'arrivo di un televisore. Tranne qualche eccezione in gran parte ci sono tutti ragazzi molto giovani la cui età va dai 23 ai 40 anni.
"Manca il biliardino e il televisore come c'è nelle altre sezioni. Sono ai Laghi da tre mesi e speriamo che queste due cose arrivino al più presto perché ne abbiamo bisogno - dice G. che ha 29 anni. Rispetto alla sezione a circuito chiuso, qui è tutta un'altra cosa perché gli orari di apertura e chiusura delle celle sono molto elastici. Tutto è basato sul rapporto di fiducia tra noi e la polizia che non è per niente invadente. Il rapporto tra di noi è anche molto tranquillo. Siamo anche agevolati nei colloqui con le nostre persone più care".
"Abbiamo le docce con acqua calda. Siamo qua perché ce lo siamo meritati - dice A. di 30 anni. Pur essendo sempre un carcere, avere però la possibilità di muoverci autonomamente non è poco. Una cosa positiva è che ai 'Laghi' si rispetta l'orario di riposo dalle 15 alle 16 diversamente dalle altre sezioni che sono decisamente molto più rumorose. In questi giorni aspetto di essere chiamato per lavorare dentro il carcere come muratore perché è questa la mia professione".
"Sono ai Laghi da sei mesi - aggiunge C. di 26 anni -. La cosa davvero assurda del sistema italiano è la lungaggine dei processi che penalizza tutta la nostra vita. Io sto scontando una pena per un reato risalente a 10 anni fa, per cui oggi sono una persona completamente diversa. Con la carcerazione ho dovuto lasciare il mio lavoro di cameriere messo in regola, chissà se dopo, lo ritroverò. In carcere ci sono tante proposte di corsi di formazione professionale e di lavoro interno ma ce ne dovrebbero essere ancora di più per permettere a tutti di partecipare sempre e non solo a rotazione".
Ai "Monti", invece, c'è la sezione dedicata alle 91 donne. In piccolo anche nella sezione femminile c'è quella dedicata alle detenute per buona condotta come ai "Laghi". La presenza delle donne rende, già a prima vista, gli ambienti comuni più curati e gradevoli. Le celle aperte sono tutte molto ordinate e piene di foto appese di figli, mariti e genitori. Incrociamo delle donne che si ritirano dopo i colloqui con i familiari: sguardi molto diversi, alcuni soddisfatti altri tristi, qualcuno piange.
Incontriamo una ragazza che attende pensierosa di essere chiamata per parlare con un suo familiare. "Aspetto di fare il colloquio con la mia famiglia - dice M. di 31 anni. In carcere, per impiegare il tempo, sto facendo un corso di chitarra e aspetto di potere fare quello per pasticcera. Ho tre figli piccoli e spero tanto di avvalermi delle leggi a mia disposizione per avere la possibilità di vederli di più. Mio padre è morto e mia madre sta molto male per questo sono in attesa di avere sue notizie". Nello spazio comune l'atmosfera che si respira è molto tranquilla.
"In carcere per la prima volta ho scoperto che la libertà è il dono più prezioso della vita. I miei genitori sono malati e non ho colloqui da due anni perché gli altri miei familiari vivono tutti in provincia di Catania. Ho completato il corso di pasticcera con il maestro Cappello - dice M. di 42 anni - dove ho imparato a fare piatti dolci e salati della cucina siciliana. Adesso, non mi sembra vero perché, fra alcuni giorni, in regime di semilibertà, uscirò da sola per fare il tirocinio presso un tennis club in modo da prendermi l'attestato per potermi aprire in futuro un'attività".
La distanza dagli affetti è una sofferenza comune a molte di loro. "Sono mamma di tre figli e nonna di 8 nipoti - dice F. di 53 anni. Il mio desiderio è quello di potere rivedere i nipotini al più presto. Vorrei anche trovare un lavoro dentro il carcere. I miei familiari sono di Ragusa e non vengono a trovarmi. Vorrei un trasferimento a Catania per avvicinarmi a loro".
"Sono di Parma e al Pagliarelli mi trovo bene - racconta M di 54 anni. Purtroppo ho i miei familiari lontani con cui posso parlare solo al telefono. Ho partecipato a tanti corsi e tra questi quelli di riflessologia plantare, di pasticceria e di taglio e cucito. Quella che mi sta dando però tantissimo dal punto di vista umano e spirituale è la partecipazione alla produzione delle ostie che poi distribuiamo nelle chiese.
Questo servizio di volontariato ha accresciuto tanto, infatti, il mio cammino di fede, restituendomi quella pace interiore che riesce, nonostante tutto, a farmi stare bene. La serenità di questo mio periodo di carcerazione vorrei tanto riuscire a trasmetterla ad altre detenute che non sempre ce l'hanno".
C'è, poi, anche, chi lamenta di essere fortemente penalizzato dalle negligenze burocratiche. "Nonostante debba scontare ormai poco - si sfoga S. di 57 anni - non riesco ad avere gli arresti domiciliari dallo scorso settembre. La mia richiesta è stata più volte rimandata sempre con la motivazione che manca l'assegnazione dell'assistente sociale dell'Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna) di Trapani dove ho casa. È possibile mai che devo ancora aspettare per un mio diritto?".
di Antonio Iorio
Il Sole 24 Ore, 13 dicembre 2019
Scatta la causa di non punibilità se il contribuente regolarizza le fatture false ricevute prima di aver avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell'inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali. È questa una delle novità più interessanti introdotte dalle modifiche al decreto fiscale in tema di reati tributari.
In concreto, la vigente causa di non punibilità, già prevista dal Dlgs 74/2000 per i reati di dichiarazione infedele e omessa presentazione (articoli 4 e 5) viene estesa anche ai delitti di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (articolo 2) e mediante alti artifici (articolo 3).
La causa di non punibilità scatterà, nella specie, allorché i debiti tributari, comprese sanzioni e interessi, siano estinti con l'integrale pagamento degli importi dovuti, a seguito del ravvedimento operoso, sempreché la regolarizzazione intervenga prima che l'autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell'inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali.
L'iniziativa legislativa, in linea di principio, deve essere salutata con estremo favore, in quanto, in buona sostanza, priva della rilevanza penale la regolarizzazione a posteriori dell'illecito ancorché esso sia rappresentato da condotte fraudolenti (utilizzo di false fatture, operazioni simulate ecc.)
In concreto però si rischia che tale causa di non punibilità non abbia una effettiva applicazione per una serie di ragioni. Innanzitutto essa scatterà mediante il ravvedimento della violazione ma, sul punto, l'agenzia delle Entrate con un orientamento molto discutibile e singolare (che ora dovrà rivedere) non ammette questa regolarizzazione per le condotte fraudolenti prima fra tutte la dichiarazione che include costi fittizi. Poi vi è la necessità che la presentazione della dichiarazione corretta avvenga prima dell'inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali.
Ciò nonostante ormai da anni il ravvedimento possa essere eseguito anche successivamente alla consegna del Pvc contenente la constatazione delle violazioni. Inoltre, sorgono seri dubbi sull'interesse concreto del contribuente di sanare la propria posizione illecita benché non veda alcun rischio conseguente alla violazione commessa. Al riguardo è significativo il parere dell'Ufficio del Massimario della Corte di cassazione (relazione III/05/2015) quando nel 2015 questa causa di non punibilità venne introdotta per la dichiarazione infedele e l'omessa presentazione.
L'alto ufficio rilevava che "per la dichiarazione infedele e omessa esso (il debito tributario) va estinto con il ravvedimento o con la presentazione della dichiarazione omessa, entro il termine di presentazione previsto per il periodo di imposta successivo e l'autore del reato non deve aver avuto conoscenza di controlli o accertamenti. Sul piano pratico, per queste ultime ipotesi è improbabile un'applicazione dell'istituto, potendo difficilmente pronosticarsi comportamenti di "ravvedimento" da omessa/infedele dichiarazione non "sollecitati" dalla conoscenza di accertamenti".
Era certamente preferibile la causa di non punibilità avesse seguito le previsioni vigenti per i reati di omesso versamento. Di sicuro avrebbe comportato un sostanziale abbattimento del numero dei procedimenti penali pendenti ed incentivato il pagamento delle imposte dovute (con positivi risvolti anche per le casse erariali). Per tali delitti (omesso versamento ritenute, Iva, indebita compensazione di crediti non spettanti), la non punibilità scatta, infatti, se il debito tributario compreso sanzioni e interessi venga completamente estinto prima dell'apertura del dibattimento anche mediante le speciali procedure conciliative e di adesione all'accertamento previste dalle norme tributarie. Da ultimo, va segnalato che non è stato incluso nella causa estintiva anche il corrispondente reato di emissione di fatture false: il contribuente che ha ricevuto le false fatture e decide di ripresentare la dichiarazione espungendole dai costi rischia concretamente di denunciare indirettamente colui che le ha emesse.
di Giuseppe Bulgarini d'Elci
Il Sole 24 Ore, 13 dicembre 2019
Corte di cassazione Sentenza 31531/2019. La detenzione di quantitativi non modici di sostanze stupefacenti, benché intervenuta al di fuori dell'orario e del luogo di lavoro, costituisce giusta causa di licenziamento, perché è richiesto al lavoratore, oltre a un comportamento diligente in servizio, di tenere una condotta extra-lavorativa che non sia tale da compromettere gli interessi morali e materiali del datore di lavoro.
La Cassazione (sentenza n. 31531 del 3 dicembre 2019) precisa che non può essere dirimente, in senso contrario, che la detenzione delle sostanze stupefacenti non sia riconducibile al rapporto di lavoro, in quanto la minaccia potenziale sul futuro corretto adempimento della prestazione lavorativa che può derivarne è, di per sé, foriera di una irreparabile lesione del vincolo fiduciario.
Il caso sottoposto alla Suprema Corte era relativo al licenziamento di un portalettere, che aveva patteggiato una pena di quattro mesi e 800 euro di multa, con beneficio della sospensione condizionale e non menzione nel casellario giudiziale, per detenzione di circa 60 grammi di sostanze stupefacenti.
Il lavoratore aveva impugnato il licenziamento sul presupposto, tra gli altri, che la misura era sproporzionata, in quanto la violazione di legge si era verificata in un ambito estraneo all'orario e al luogo di lavoro. A ulteriore conferma della illegittimità del licenziamento il lavoratore aveva dedotto che i fatti accertati in sede penale risalivano all'aprile 2014, mentre l'azione disciplinare si collocava nel mese di maggio 2016, ben due anni dopo. Questo dato temporale costituiva, ad avviso della difesa, conferma del fatto che l'illecito penale ascrivibile al portalettere non aveva avuto riflessi sulla prestazione lavorativa.
La Cassazione rigetta questa lettura e ribadisce che il possesso fuori dal luogo e dall'orario di lavoro di un rilevante quantitativo di stupefacenti costituisce, di per sé, una condotta socialmente censurabile, tale da violare essenziali principi del vivere civile. A fronte di un illecito di questo tenore, il contenuto delle mansioni del portalettere, che implica un costante contatto con il pubblico e con l'ambiente sociale circostante, risulta incompatibile con la prosecuzione del rapporto di lavoro.
Né può avere rilievo, secondo la Cassazione, che il rapporto di lavoro sia proseguito per due anni dopo il compimento dell'illecito, perché alla base del licenziamento si colloca la sentenza di patteggiamento, equiparata a condanna passata in giudicato. Conclude la Cassazione che, in senso contrario, non possono essere richiamate le previsioni sul recupero dei lavoratori tossicodipendenti, per i quali la conservazione del rapporto di lavoro abbia il fine di favorirne la guarigione. In questo caso, infatti, ad avere rilievo non è l'assunzione, bensì la detenzione, di sostanze stupefacenti, per la quale la sanzione del licenziamento costituisce misura assolutamente proporzionata e legittima.
La Nuova Sardegna, 13 dicembre 2019
Gli altri dodici istituti penitenziari che ospitano 41bis sono stati adattati con la conseguenza di non rendere possibili tutte le misure previste da questo regime carcerario. "Le strutture penitenziarie per il regime al 41bis dovrebbero avere una forma e un tipo di ripartizione logistica idonea: si potrebbe immaginare che i detenuti siano in celle tutte sulla medesima fila con di fronte solo il muro.
In Italia ci sono 13 istituti penitenziari che hanno il 41bis ma sono tutti adattati successivamente: l'unico che nasce con una vocazione mirata è Sassari. Gli altri come l'Aquila - dove c'è il maggior numero di detenuti al 41bis - nascono come carceri di altro circuito, con file una di fronte all'altra: il detenuto al 41bis si trova di fronte un altro detenuto al 41bis e quindi qualunque forma di comunicazione è possibile tra le due celle. Poi ci anche sono i momenti di socialità, di cui i detenuti hanno diritto anche se si fa una selezione dei gruppi di socialità e poi tutto è osservato".
Lo ha detto - in una audizione sul regime di cui all'articolo 4bis dell'ordinamento penitenziario e le conseguenze derivanti dalla sentenza della Corte Costituzionale sui permessi premio ai mafiosi - davanti alla Commissione parlamentare antimafia, il direttore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Francesco Basentini.
sempionenews.it, 13 dicembre 2019
Leggere è un'attività che pare che gli italiani siano oramai da tempo trascurando. Ma ci sono, come sempre, ottime eccezioni. È il caso di Fondazione per Leggere e della Casa di Reclusione di Opera. I due soggetti, infatti, hanno appena siglato un accordo triennale per potenziare l'offerta culturale destinata ai detenuti. I libri ci fanno viaggiare nel tempo.
Durante la lettura ci isoliamo e, almeno per un po', è come se ciò che abbiamo attorno fosse diverso. Ci fanno ridere, commuovere, sognare... Ci fanno vivere avventure incredibili... Spesso sono un ottimo rimedio a qualche conversazione scomoda. Leggere le storie altrui è un buon modo per mettere da parte per un po' le proprie, a volte angosciose, per poi tornarci vedendole con un nuovo punto di vista.
è stato istituito un rapporto triennale tra il sistema bibliotecario di Fondazione Per Leggere e la biblioteca all'interno dell'Istituto penitenziario di Milano-Opera. Tale rapporto integra e migliora le varie collaborazioni attive tra l'istituto e Associazioni, Enti, Istituzioni e personalità del mondo della cultura che già promuovono e realizzano iniziative culturali e socio culturali volte al miglioramento delle condizioni dei detenuti. Si vuole promuovere la lettura favorendo la massima accessibilità dei detenuti alla biblioteca. Il Servizio è garantito da un bibliotecario lavorante e più volontari operanti nella Biblioteca Centrale.
Alla biblioteca vengono destinati ampi spazi: l'area Sezione Osservazione (Nuovi Giunti) Biblioteca Centrale e l'Area Verde di Lettura accanto alla Biblioteca Centrale, l'area Biblioteca presso il Centro Diagnostico Terapeutico. Il personale della Fondazione che opera nell'Istituto contribuisce alla gestione delle attività di prestito, con particolare riferimento a quello inter-bibliotecario con le altre biblioteche del territorio, ampliando così il patrimonio documentale. I detenuti lavoranti che collaborano a tali attività sono selezionati dalla Direzione di concerto con Fondazione.
La biblioteca fruirà di tutti i servizi e delle risorse, umane, economiche, professionali, di coordinamento funzionale, attività e consulenza tecnico-biblioteconomica e supporto tecnologico per la informatizzazione di Fondazione per Leggere. Il personale della Fondazione, in accordo con la Direzione dell'Istituto, promuoverà lo sviluppo del servizio e fornirà ai detenuti il supporto per l'apprendimento di tecniche di organizzazione e di gestione di una biblioteca e di catalogazione e trattamento delle opere presenti nelle raccolte.
L'Istituto e Fondazione per Leggere hanno elaborato congiuntamente un moderno regolamento per la fruizione del servizio (modalità di consultazione, prestito, eventuali altri servizi). Il libro è la chiave dei pensieri. Insomma pochi minuti, un buon libro tra le mani e siccome "i libri sono una vera forma di evasione", con la cultura siamo più liberi. Tutti.
genova24.it, 13 dicembre 2019
In consiglio regionale la proposta di delibera si è scontrata con il veto della Lega, i Dem ci provano comunque a Tursi. Genova. Il gruppo Pd in consiglio comunale ha presentato una proposta di delibera per l'istituzione della figura del garante dei diritti delle persone private della libertà personale, o per così dire dei detenuti, del Comune di Genova.
"Ci sembra un passaggio opportuno - dice la capogruppo del Pd a Tursi - spesso abbiamo affrontato commissioni consiliari sul tema ma senza mai avere chiaro quale fosse il ruolo dell'ente, invece è previsto dal suo stesso statuto che il Comune debba favorire la rimozione di tutti gli ostacoli che si frappongono all'effettivo sviluppo della persona e all'eguaglia degli individui".
I Dem hanno proposto di istituire questa figura anche a livello regionale visto che la Liguria e la Basilicata sono le uniche due regioni italiane senza garanti dei detenuti. "Se non è possibile averne uno regionale, proviamo ad averne almeno uno sulla città di Genova, visto che abbiamo scoperto che è possibile, come per esempio accade in Piemonte, istituire un garante in ogni Comune dove si trovi la sede di un carcere". Il garante non si occuperà soltanto delle persone nei penitenziari, ma anche di quelle che hanno altre restrizioni, o quelle soggette a trattamento sanitario obbligatorio, un ambito spesso critico anche sotto il profilo della cronaca: nel giugno 2018 il giovane Jefferson Tomalà venne ucciso durante un'operazione di polizia.
La delibera, che disciplina la nomina e i compiti del garante, sarà depositata oggi. "Dopodiché convocheremo le commissioni consiliari dedicate al tema e speriamo di arrivare a breve all'approvazione, questa non è una battaglia politica, è una questione tecnica" afferma Lodi, ottimista sulla possibilità che in consiglio comunale non arrivi il veto del centrodestra come in consiglio regionale dove il 17 dicembre sarà presentato un documento che unisce le proposte di Pd e Rete a Sinistra.
"Durante le commissioni che abbiamo svolto in passato sul tema - aggiunge - abbiamo percepito dell'interesse anche da parte della maggioranza e speriamo di poterlo interpretare in maniera positiva".
La figura del Garante delle persone private della libertà, in base alla proposta di delibera del Pd, sarà nominato dal sindaco di Genova e avrà diversi compiti tra cui quello di promuovere l'esercizio dei diritti di queste persone sul piano civile e sociale, momenti di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti umani e forme di volontariato, ma anche il compito di verificare con le autorità competenti eventuali segnalazioni di violazioni dei diritti. Una proposta per l'istituzione del garante dei detenuti era stata presentata per la prima volta in Regione nel 2006, a firma di Cristina Morelli (Verdi) ma non arrivò mai alla discussione in aula.
di Monica Coviello
vanityfair.it, 13 dicembre 2019
È la prima volta che succede: dopo un corso di 64 ore, si è tenuta la prima sessione di esami e a dicembre sono stati consegnati i diplomi. Impiegare il tempo passato in carcere per riscattarsi, esercitare il diritto allo studio, ricostruire la fiducia in sé stessi e negli altri, lavorare sul proprio futuro. Da tempo i penitenziari danno la possibilità ai detenuti di poter studiare e conseguire un titolo di studio che potrà tornare utile una volta che la pena a cui sono stati condannati sarà stata scontata. Ma è la prima volta che vengono consegnati diplomi per la certificazione della lingua inglese in carcere.
È successo nella Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, dove il 3 dicembre si è svolta la cerimonia di consegna dei diplomi di certificazione Cambridge Preliminary (Cambridge B1 - Preliminary PET), ottenuti dai nove detenuti che hanno partecipato al progetto "La certificazione linguistica internazionale in carcere: a change for the better", il primo corso in Italia rivolto alla preparazione per la certificazione della lingua inglese in carcere.
Il progetto è cominciato il primo marzo: il Centro Cambridge English Assessment ha verificato la possibilità di eseguire una sessione d'esame in carcere e, dopo un corso di 64 ore, il 15 giugno si è tenuta la prima sessione di esami Cambridge Preliminary in una scuola in carcere.
"Si tratta di un progetto pilota davvero unico e ambizioso per il contesto in cui si è svolto. In primo luogo gli studenti hanno saputo vedere nel corso e nella certificazione internazionale un'opportunità per poter entrare nel mondo del lavoro senza pregiudizi, considerandone la spendibilità una volta finito il percorso di detenzione", spiega la professoressa Rosa Scimone, referente del progetto. "In più hanno colto il valore di questa iniziativa come una forma di controllo attivo sulla propria vita: dalla consapevolezza della condizione ristretta alla proiezione di un futuro di reinserimento socio-lavorativo, favorendo la percezione dell'utilizzo del tempo in carcere come tempo della ricostruzione dell'io sociale e del sé interiore. Inoltre, molti studenti hanno riferito di aver apprezzato l'aspetto riempitivo e distraente del corso, che è diventato un'opportunità per alimentare la mente". La certificazione Cambridge English, rispetto ad altre certificazioni linguistiche, è valida per sempre: potrà rappresentare uno strumento spendibile nel curriculum futuro dai detenuti.
cuneocronaca.it, 13 dicembre 2019
Inaugurato ieri, giovedì 12 dicembre, alle 10, presso la Castiglia di Saluzzo (piazza Castello), la VI edizione di "Destini incrociati", rassegna nazionale di teatro in carcere, che per la prima volta viene ospitata in Piemonte nel territorio della provincia di Cuneo. Il programma si svolgerà nelle giornate di giovedì 12, venerdì 13 e sabato 14 in diverse location a Saluzzo (la Castiglia, il teatro civico Magda Olivero, l'Antico Palazzo comunale e la casa di reclusione "Morandi"), con un'incursione a Savigliano, dove è previsto un appuntamento al teatro Milanollo.
Fulcro della rassegna sono gli spettacoli portati in scena dai gruppi di detenute e detenuti provenienti da case circondariali e di reclusione di tutta Italia - Cosenza, Livorno, Pesaro, Saluzzo - a cui si aggiunge la performance dei pazienti della struttura Rems di Bra. Il programma propone inoltre alcuni incontri di approfondimento, percorsi di avvicinamento per gli studenti, seminari. Una speciale sezione è dedicata ad una rassegna di quindici video prodotti a partire da laboratori teatrali condotti in altrettanti istituti carcerari, compresi due contesti dell'area penale minorile.
In Redemption day, detenuti provenienti da Cosenza raccontano della possibilità di sconfiggere la paura e di maturare l'autostima e la consapevolezza necessarie al reinserimento e all'inizio di una vita nuova.
Di seconda possibilità, di sfide e di speranza tratta anche l'atto unico "Game over" della Compagnia Teatro e Società di Torino, che acquista particolare significato in quanto promosso dal Fondo Musy, creato dalla moglie di Alberto Musy, Angelica, per sostenere chi in carcere ha deciso di dedicarsi agli studi universitari.
Per Radio Rems, invece, saliranno sul palco i pazienti della Rems di Bra con uno spettacolo che elabora, sotto forma di manifesto e di risa, gli spunti nati dalle attività di improvvisazione teatrale, fino ad arrivare a proporre una "radio dal di dentro per chi ascolta dal di fuori".
La malattia mentale è centrale anche nello spettacolo del Gruppo Teatrale Stranità di Genova Sintomatologia dell'esistenza. Un Dsm per medici e poeti in cui un gruppo composto da persone seguite dalle strutture per la salute mentale, volontari, operatori socio-sanitari ed alcuni attori professionisti mettono in scena uno spaccato del mondo della psichiatria visto dal suo interno, presentandone il dietro le quinte. La rassegna proporrà anche il video dello spettacolo realizzato dalle attrici detenute dell'Istituto Pagliarelli di Palermo: nello spettacolo In stato di grazia, liberamente ispirato al romanzo di Dacia Maraini "La lunga vita di Marianna Ucrìa", la voglia di libertà e di conoscenza a cui Marianna dà sfogo attraverso i libri diventa metafora del percorso di formazione all'espressione teatrale vissuto dentro il carcere.
Anche in "Errando. Dal laboratorio al palcoscenico", performance dei detenuti del Morandi di Saluzzo, si racconta del significato e del senso più profondo che l'esperienza teatrale rappresenta per il detenuto. Infine, anche il corpo è utilizzato come strumento di rinascita e riscatto: i detenuti provenienti da Livorno, insieme con due attrici e a alcune danzatrici, portano in scena "Un tuffo al cuore", in cui raccontano attraverso alcune lettere dal carcere destinate a figure femminili l'attesa, la distanza, i sentimenti e le emozioni dei reclusi.
In "Rugby. Corpo a corpo", invece, gli attori e le attrici del carcere di Pesaro, prendendo spunto da un inedito connubio tra il gioco del rugby e la poesia di Cesare Pavese, arrivano a immaginare il vissuto dei protagonisti come persone che si giocano i loro sogni, nel ricordo di una vita all'interno di una comunità a cui sentono di voler appartenere.
La rassegna si colloca nell'ambito del progetto nazionale di teatro in carcere "Destini incrociati" con il contributo del Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo ed è promossa in rete da 22 organismi aderenti al Coordinamento Nazionale di Teatro in Carcere, con capofila l'Associazione Teatro Aenigma. Per informazioni e prenotazioni (ingresso spettacoli 5 euro, studenti gratuito) visitare il sito internet www.vocierranti.org o telefonare al numero 340.3732192.
di Nuccio Sciacca
lasiciliaweb.it, 13 dicembre 2019
Le attività si sono svolte nella casa circondariale "Luigi Bodenza". "Educazione alla legalità e benessere psicofisico" è il progetto che ha avuto come obiettivo quello di interessare i diversi ambiti della vita dell'uomo coinvolgendo, nelle diverse iniziative, i detenuti. All'interno di uno spazio chiuso e disciplinato da severe norme regolamentari, i detenuti tendono ad annientarsi e a non riconoscere più il valore della propria persona.
Il peso degli errori commessi può essere così ingombrante da spegnere l'entusiasmo di vivere. Questo progetto ha voluto stimolare ed educare i detenuti, attraverso attività mirate, affinché potessero ritrovare il benessere psicofisico e ricordare che ogni uomo ha un valore e può avere il suo riscatto sociale. I laboratori organizzati con e per i detenuti hanno coinvolto molte figure professionali e anche i familiari degli stessi detenuti.
Nei laboratori si acquisiscono competenze e si conquista la soddisfazione di scoprire quanto si è abili e capaci. Si è voluto porre particolare attenzione ai bisogni della persona, in un clima di rispetto reciproco, ottenendo così ampia adesione da parte dei detenuti alle attività aggregative organizzate. Il tutor Massimiliano Palillo, per Avis Comunale di Enna, ha curato il "Laboratorio di Benessere Psicofisico" per promuovere salute e benessere grazie ai benefici dell'attività fisica. Riuscire a catturare l'interesse dei detenuti coinvolti non è sempre agevole.
Si è cercato, quindi, di strutturare il laboratorio in attività divertenti, a tratti ludiche, così che venissero percepite come un elemento positivo per contribuire non solo al mantenimento di uno stato di salute psicofisica ma anche al miglioramento delle relazioni reciproche all'interno dell'istituto. Tutti i laboratori si sono svolti presso la casa circondariale "Luigi Bodenza" di Enna grazie al finanziamento della Chiesa Valdese, l'Ong Luciano Lama ente capofila e al partenariato con l'associazione culturale "Innova Civitas", il Movimento Difesa del Cittadino e l'Avis di Enna.
- Bologna. Formazione dei volontari che operano presso il Polo Universitario Penitenziario
- Genova. Violenza sulle donne: i detenuti mettono in scena le proprie "Emozioni recluse"
- Siracusa. "Le dolci evasioni" della Casa circondariale di Cavadonna
- Cannabis Light, passa l'emendamento che la rende legale sotto lo 0,5% di thc
- "Chi ha paura di Rita Bernardini e della battaglia sulla cannabis?"










