di Vittoria Terenzi
Città Nuova, 18 settembre 2019
Incontro del Papa Francesco con una rappresentanza dei cappellani delle carceri italiane e delle associazioni di volontariato, assieme a polizia e personale dell'amministrazione penitenziaria. Francesco invita a diventare "costruttori di futuro" e di "ponti" tra il mondo dei reclusi e la società civile. "Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere" (Eb 13,3). Speranza e compassione nelle parole di papa Francesco che, pochi giorni dopo l'annuncio del prossimo viaggio in Tailandia e in Giappone, è tornato a parlare delle carceri.
di Domenico Affinito
Corriere della Sera, 18 settembre 2019
La droga non conosce crisi. L'ultimo rapporto dell'agenzia delle Nazioni Unite è allarmante: 271 milioni di persone hanno fatto uso di droghe nel 2017, l'ultimo anno analizzato. È coinvolto il 5,5% della popolazione tra i 15 e i 64 anni. Il dato è simile alle stime del 2016, ma rispetto al 2009 l'aumento è del 30% a fronte di una crescita della popolazione mondiale nello stesso periodo del 9,77%. Con l'aumento del consumo di droghe, è di conseguenza cresciuto il numero delle persone che soffrono di gravi disturbi di salute: in dieci anni si è passati da 30,5 milioni a 35 milioni. Purtroppo è un quadro parziale, perché ancora oggi la metà dei Paesi al mondo non monitora la diffusione delle droghe sul proprio territorio. I dati dell'Agenzia per la lotta alla droga mostrano un crescente uso di oppioidi in Africa, Asia, Europa e Nord America; il boom della cocaina, la tenuta costante della cannabis, che rimane la droga più usata, ai quali si aggiunge la continua invenzione di devastanti nuove droghe sintetiche. Si muore anche di più. I decessi totali per droga nel mondo nel 2017 sono stati 585mila: più 30% rispetto ai 450mila del 2015.
Gli oppiodi uccidono di più - Gli oppiodi sono i responsabili dei due terzi dei decessi totali del 2017. Sono usati da 53,4 milioni di persone (+56% rispetto al 2016), 11 milioni delle quali se li iniettano. Tra queste ultime 1,4 milioni vivono con l'HIV e 5,6 milioni con l'epatite C. I rischi di contagio sono particolarmente alti nelle carceri dei Paesi sottosviluppati, spesso altamente permeabili all'ingresso di stupefacenti, e dove continua lo scambio di siringhe. Negli Usa l'overdose da oppiodi ha ucciso oltre 47.000 persone (più 13% rispetto al 2016), e 4.000 in Canada (più 33%). Aumenti causati soprattutto dall'uso di farmaci come il fentanyl, un antidolorifico oppiaceo 50 volte più potente dell'eroina e facilmente reperibile su prescrizione medica. In Africa, invece, si è diffuso l'uso del tramadolo (un altro potentissimo antidolorifico procurabile con ricetta semplice). È la droga che assumevano i combattenti dell'Isis prima delle battaglie. In nove anni i sequestri di tramadolo sono passati da 10 chili nel 2010 a 125 tonnellate nel 2017. Viene fabbricato illegalmente in Asia meridionale e arriva in Africa attraverso il Medio Oriente.
L'Afghanistan resta il primo produttore al mondo di oppio e derivati con 263.000 ettari, anche se si registra un calo del 17% dei terreni coltivati a papavero. Nonostante questo, e nonostante la grave siccità, nel 2018 il Paese asiatico ha prodotto 6.400 tonnellate di oppio. L'82% del totale mondiale. Il 2017 è stato un anno di record per quanto riguarda i sequestri: oppio (+5% rispetto al 2016), eroina +13%, morfina +33%.
È allarme cocaina nel mondo - La produzione di polvere bianca, che si concentra nella regione andino-amazzonica, ha battuto nel 2017 tutti i record con una stima di 1.976 tonnellate, più 25% rispetto al 2016. Ed è cresciuta del 50% negli ultimi dieci anni. Un boom dovuto soprattutto all'aumento della domanda in Nord America ed Europa, sostenuta da un surplus di produzione in Colombia (che da sola fa il 70% del totale). Grazie all'accordo di pace concluso nel 2016 tra governo e le Farc, infatti, i campi di coca hanno si sono estesi ai territori precedentemente controllati dai guerriglieri (+17%). Il rapporto Unodc stima che nel 2017 circa 18,1 milioni di persone, tra i 15 e i 64 anni, hanno fatto uso di cocaina. Sono però aumentati anche i sequestri. Dal 2014 al 2017: +95,7%.
Cannabis, la droga più diffusa - La droga più diffusa, comunque, rimane la cannabis, che viene prodotta in 159 paesi, ma soprattutto in Maghreb, Medioriente e Balcani meridionali. È usata da 188 milioni di persone. Il mercato più grande al mondo sono gli Stati Uniti, dove si sta cercando di combatterne il traffico anche attraverso la legalizzazione. I produttori illegali hanno cercato a loro volta di contrastare la legalizzazione aumentando il principio attivo fino a cinque volte. Sta di fatto che Il numero di consumatori negli Stati Uniti è aumentato del 60% dal 2007 al 2017, anno in cui i sequestri di cannabis sul suolo statunitense hanno rappresentato il 21% del totale.
Quasi mille tipi di droghe sintetiche - Sul fronte delle droghe sintetiche, continuano a essere individuate nuove sostanze psicoattive per un totale di 892 a fine dicembre 2018. In dieci anni il quantitativo sequestrato nel mondo di metanfetamina, una delle sostanze sintetiche più diffuse, è aumentato dell'800% nella zona del sudest asiatico. Grandi consumatori di metanfetamine sono i nordamericani: ne fa uso il 2,1% della popolazione compresa tra 15 e 64 anni.
Un dato preoccupante è l'aumento costante della potenza delle droghe: cannabis con più Thc, ma soprattutto cocaina ed eroina con maggiori gradi di purezza. Lo dimostrano le analisi sui sequestri, che sono in aumento anno per anno. In dieci anni in Europa è stato sequestrato il 2% in più di eroina e oppioidi, il 137% in più di cocaina e il 15% in meno di cannabis. Nel Nordamerica l'eroina e gli oppioidi sequestrati sono stati il 359% in più, la cocaina il 66%, la cannabis il 40% in meno. Secondo Unodc le polizie hanno posto meno attenzione al traffico di cannabis, concentrando gli sforzi sulle droghe più pesanti.
Rispetto al resto d'Europa e Usa in Italia i dati sono ribaltati. In dieci anni nel nostro Paese si è sequestrato il 53% in meno di eroina l'1,33% in meno di cocaina e il 194% in più di cannabis. Ma nel 2018 si sono registrati alcuni cambi di tendenza: più 59,52% di eroina sequestrata, più 37,31% di droghe sintetiche, il 93,93% di piante di cannabis e il 318,5% di hashish. Continuano invece a calare i volumi della cocaina (-11,70%), mai così in basso dal 2004, e di marijuana (-58,01%). Le regioni nelle quali avvengono i maggiori numeri di sequestri sono Sicilia seguita da Puglia, Campania, Lazio, Lombardia, Calabria, Toscana e Liguria. I cali più vistosi in percentuale, invece, in Molise, Emilia Romagna, Abruzzo, Marche e in Trentino Alto Adige.
Nel 2017 il 22% degli italiani tra i 15 e i 64 anni hanno fatto uso di droghe almeno una volta. Siamo i terzi più consumatori d'Europa, a pari merito con l'Olanda, dopo Repubblica Ceca e Francia. Al 31 dicembre 2018 le strutture sanitarie avevano in cura 15.754 persone, mentre quelle segnalate per detenzione a uso personale di sostanze stupefacenti o psicotrope sono state 39.278, l'11% dei quali minorenni. Dati sostanzialmente stabili rispetto al 2017 (la crescita si aggira sull'1%). L'età media dei segnalati è di 24 anni, le classi di età con maggiore incidenza sono quelle tra i 18 anni e i 20 anni e quella oltre i 30 anni. Crescono per il secondo anno consecutivo le morti per overdose che, nel 2018, sono state 334, 38 in più rispetto al 2017 (+12,84%). Metà di loro hanno perso la vita a causa degli oppiacei, eroina in primis. Dal 1973, anno in cui hanno avuto inizio le rilevazioni in Italia, ad oggi hanno perso la vita 25.405 persone.
In Italia la droga sequestrata da forze dell'ordine viene tenuta in deposito, sorvegliato dalla polizia giudiziaria, per una decina di giorni, cioè il tempo necessario alle perizie e al prelievo di piccoli campioni per uso processuale. Quindi il giudice ne ordina la distruzione, che avviene in inceneritori appositamente predisposti, alla presenza del giudice, degli avvocati, della polizia giudiziaria e, in caso ne facciano richiesta, anche degli imputati, dei loro familiari e dei giornalisti. Tutte le confezioni di droga che vanno nell'inceneritore sono controllate per verificare che il contenuto non sia stato sostituito. Se uno degli addetti all'operazione sottraesse una parte della droga sequestrata e venisse scoperto, verrebbe processato per peculato e non per spaccio. Una procedura "blindata", ma in tanti Paesi le forze di polizia sono corrotte e conniventi e molta della droga sequestrata torna in circolo.
Le transazioni di droga avvengono anche in rete. Nell'open web, attraverso siti appositi (molti dei quali ubicati in server situati in Olanda, Nord Europa o Europa dell'Est), ma soprattutto nel dark web, la parte "oscura" della rete alla quale si accede con sistemi di connessione anonima e criptata. I pagamenti avvengono con carta di credito o attraverso cripto-monete. Un e-commerce illegale che permette la crescita di una nuova imprenditorialità criminale "fai da te" nell'ambito del traffico di droga. Una modalità di diffusione particolarmente difficile da contrastare e da punire, poiché vendita e acquisto avvengono senza contatti diretti: posta aerea ed elevato grado di riservatezza sul contenuto.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 settembre 2019
Il caso di un detenuto di Perugia finisce davanti la Consulta. I magistrati di sorveglianza emanano provvedimenti e se sono positivi per i detenuti l'amministrazione penitenziaria non esegue. Questo accade soprattutto quando si tratta dei diritti dei detenuti reclusi al 41bis.
di Patrizia Macciocchi
Il Sole 24 Ore, 18 settembre 2019
Corte di cassazione - Sentenza 38277/2019. L'interesse ad informare la collettività, può scriminare il giornalista dal reato di ricettazione. Partendo da questo principio, adottato sulla scia della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'Uomo, la Cassazione (sentenza 38277) ha annullato con rinvio la condanna per ricettazione a carico di Nuzzi e Belpietro per aver acquisito un Cd rom con telefonate illecitamente registrate.
La condanna, a 10 mesi e 20 giorni di reclusione, è relativa al processo perla campagna diffamatoria che sarebbe stata ordita e finanziata nove anni fa dal patron dei supermercati Esselunga Bernardo Caprotti, morto nel 2016, ai danni della concorrente Coop Lombardia. Per i giudici, i giornalisti erano consapevoli della provenienza illecita delle notizie pubblicate, che si sono rivelate vere. L'appello bis dovrà appurare se la campagna di "Libero" apportasse un contributo a un dibattito pubblico su un tema di interesse generale. La Cassazione ricorda che la Cedu, ha affermato che la scriminate del diritto di cronaca può essere configurata non solo per i reati commessi con la pubblicazione della notizia, ma anche per quelli compiuti per procacciarsela.
di Leonardo Martinelli
La Stampa, 18 settembre 2019
Il presidente francese a Roma: sintonia col governo sulla ridistribuzione. La Guardia costiera salva 90 persone, accolti da Malta dopo un negoziato. Ricominciamo da capo. È con questo spirito che Emmanuel Macron sbarca oggi a Roma, primo dirigente straniero in visita dopo il debutto del nuovo governo. Obiettivo: far dimenticare i difficili trascorsi con la precedente maggioranza gialloverde (compreso il richiamo dell'ambasciatore in Italia da parte della Francia lo scorso febbraio). Macron vuole parlare soprattutto di politica migratoria.
E davvero con un nuovo spirito, perché anche a casa sua sta spingendo verso una stretta, con la volontà di ridurre i richiedenti asilo, il ricongiungimento familiare, l'assistenza sanitaria ai clandestini.
Intanto, le trattative continuano fra i ministeri degli Interni dei due Paesi, oltre che di Malta e della Germania, in vista dell'incontro dei quattro ministri alla Valletta il 23 settembre, dove si punta a fissare un meccanismo automatico di redistribuzione dei migranti salvati nel Mediterraneo. Il tema sarà affrontato anche oggi da Macron e Giuseppe Conte, che si vedranno a cena a Palazzo Chigi (in precedenza il presidente francese vedrà Sergio Mattarella, che l'Eliseo definisce "la garanzia di una continuità nei nostri rapporti, al di là delle peripezie politiche").
Proprio ieri una nuova crisi si è aperta sui migranti tra Italia e Malta. Dopo che lunedì notte la nostra Guardia costiera aveva soccorso un barchino con 90 persone su esplicita richiesta dell'autorità Sar maltese, è ricominciato l'abituale scaricabarile sulle competenze, con le unità navali italiane dirette verso La Valletta, che però si rifiutava di concedere il trasbordo. Solo in serata i soccorsi sono stati trasferiti su un pattugliatore maltese, forse grazie all'intervento del presidente di Malta George William Velia, che era ricevuto da Mattarella. In serata quindi Malta ha dato via libera allo sbarco. Per evitare situazioni del genere, secondo l'Eliseo bisogna definire regole precise: "Il porto più vicino e più rapidamente raggiungibile deve accogliere i migranti salvati. Poi dovrà scattare un meccanismo stabile e automatico di ripartizione di quelle persone fra i Paesi europei, che non dovranno essere solo Francia, Germania e pochi altri".
A Roma si segnala pure la presenza del primo ministro libico Fayez al Sarraj, che dopo quasi due giorni di attesa vedrà il premier italiano oggi a mezzogiorno. Come suggeriscono diversi media arabi, al Sarraj avrebbe sperato in un incontro estemporaneo anche con Macron (ma l'Eliseo esclude che ci siano il tempo e l'intenzione di un vertice a tre).
Il leader libico sta cercando di rafforzare il suo ruolo, magari riguadagnando terreno diplomatico sul rivale Haftar, che è di casa a Parigi. Ritornando alla politica migratoria, ieri all'Eliseo insistevano sul fatto che, al di là del meccanismo di redistribuzione delle persone salvate in mare, Macron vuole discutere con l'interlocutore italiano "della riforma dello spazio Schengen e dell'accordo di Dublino". Quanto agli immigrati economici "dobbiamo accelerarne l'identificazione e il loro ritorno nei Paesi di origine".
Lunedì scorso Macron ha incontrato i deputati del suo partito, la République en Marche: un incontro ufficioso, ma i messaggi lanciati dal presidente sono già trapelati nei media francesi. In salsa Nicolas Sarkozy, Macron ha chiesto una stretta sugli immigrati. Vuole eliminare "le distorsioni del diritto d'asilo", per cui in Francia, dopo gli afghani, sono i georgiani e gli albanesi i richiedenti più numerosi (provenienti da due Paesi che non hanno diritto allo status di rifugiati).
E le richieste in generale aumentano (130 mila previste a fine anno) mentre calano nel resto dell'Europa. Inoltre, Macron pretende dai suoi parlamentari nuove norme che limitino il ricongiungimento familiare e anche il finanziamento (un miliardo di euro) consacrato ogni anno alle cure mediche dei clandestini. Una possibilità è escludere il trattamento di cancro ed epatite C. Le prossime presidenziali, nel 2022, alla fine sono dietro l'angolo. Marine Le Pen appare come l'inevitabile rivale, ancora una volta. E sui migranti bisogna essere all'altezza.
Gazzetta del Sud, 18 settembre 2019
"Serve un nuovo modello organizzativo". "Due drammatici eventi recenti, e cioè il suicidio per impiccagione di un giovane detenuto ventenne affetto da disturbi psichiatrici e l'aggressione al collo di un poliziotto penitenziario da parte di un altro detenuto con disturbi psichici, comprovano le persistenti e gravi difficoltà di gestione e funzionamento del reparto 8 che ospita la cosiddetta "articolazione per la tutela della salute mentale" del carcere di Barcellona Pozzo di Gotto".
Lo sottolinea in una nota il Garante regionale dei diritti dei detenuti, Giovanni Fiandaca. "La difficoltà di prevenire eventi del genere - sottolinea Fiandaca - è accentuata dalla perdurante mancata adozione di un modello organizzativo adeguato del reparto in questione (una bozza di modello organizzativo attende ancora sui tavoli dell'Assessorato regionale della Salute) nonché dalla insufficienza di personale, non avendo ancora il Dipartimento di salute mentale di Messina preso effettivamente in carico l'articolazione suddetta".
Fiandaca sollecita, pertanto, tutte le autorità competenti a provvedere nel più breve tempo possibile "a disporre tutti i provvedimenti e le misure necessarie per assicurare un funzionamento dell'A.T.S.M. di Barcellona Pozzo di Gotto conforme a esigenze di efficacia operativa e preventiva".
Padre Insana: "Il problema è il sistema, non la carenza di personale"
Il suicidio del ventenne detenuto palermitano nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto ha riacceso i riflettori su un dramma che purtroppo si ripete troppo spesso. Padre Pippo Insana, da sempre in prima linea su questo problema, esprime la sua chiara posizione: "Non funziona il sistema a supporto dei detenuti con patologie d'igiene mentale. Non è un problema di carenza di personale, ma di organizzazione delle giornate, per chi come il ragazzo palermitano, tossicodipendente in carcere per rapina, avrebbe bisogno di un'assistenza diversa, non solo di un'osservazione sterile. Serve dare stimoli, superare la noia e favorire la socializzazione ed il reinserimento perché troppo spesso la convivenza nello stesso reparto non fa che esasperare le singole patologie, con le conseguenze a cui assistiamo troppo spesso, aggressioni al personale ed episodi di autolesionismo, che portano anche al suicidio. Se non si cambia sistema e non si riempiono le giornate dei detenuti con problemi di salute mentale questa catena non si potrà spezzare".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 settembre 2019
Sempre più pressanti problematiche strutturali per ciascuno dei 13 istituti penitenziari piemontesi. Ma anche altre criticità come la mancanza di personale di direzione, di comando, di custodia, educativo, sanitario, scolastico, di interpretariato e mediazione culturale, o la scarsa valorizzazione del volontariato o, ancora, la complessiva cattiva qualità della vita in carcere, che si ripercuote su chi in carcere vive, operatori e ristretti, con conseguenze spesso drammatiche.
Questo è ciò che emerge dalla relazione annuale di Bruno Mellano, il garante della regione Piemonte delle persone private della libertà. Martedì scorso, durante l'ottava seduta del nuovo consiglio regionale, il garante ha avuto la possibilità di raccontare e fotografare non solo un anno di lavoro e impegno, ma un iter lungo, al momento cinque anni, fatto di collaborazione con Amministrazione penitenziaria, assessorati ed Enti, per far sì che il carcere e l'espiazione della pena rispondano ai dettami costituzionali in ottica rieducativa e non meramente afflittiva. Un dato positivo che emerge è il fatto che il Piemonte è l'unica regione con un o una garante comunale per ogni città sede di carcere.
Tredici, in quanto a Torino sono presenti la Casa circondariale "Lorusso e Cutugno" e l'Istituto penale per Minori "Ferrante Aporti" e con una presenza femminile maggioritaria, il 67% per cento. Ricordando gli ambiti d'intervento e monitoraggio del proprio ruolo a tutela della dignità umana, in collaborazione con l'Ufficio del Garante nazionale e i singoli garanti comunali, ha evidenziato come i luoghi e i modi della privazione della libertà in Piemonte scontino "una situazione difficile, anche per chi vi lavora".
In merito all'esecuzione penale, oggi i numeri parlano di un "sovraffollamento strutturale", sia a livello nazionale che regionale. "Sono oltre 4.700 i detenuti nelle 13 carceri piemontesi, un dato in aumento negli ultimi dieci anni che si avvicina ai livelli di guardia del 2010 quando le persone ristrette erano oltre 5.000. In Italia superano le 60.000 unità, per una capienza dichiarata, secondo le statistiche ufficiali, pari a circa 50.500 posti. Questo numero non tiene conto delle chiusure parziali, o dell'inagibilità di alcune sezioni o padiglioni, portando la capienza effettiva a circa 47.500".
Dalla relazione, infatti, si evincono diverse criticità su questo punto. Rappresentativi i casi della Casa di Reclusione "Giuseppe Montalto" di Alba (su 142 posti 109 non sono disponibili perché una parte dell'Istituto è ancora chiusa da inizio 2016 a seguito di un'epidemia di legionellosi), o degli istituti di Cuneo dove "un intero padiglione è chiuso per restauro da dieci anni" e Vercelli "dove per avviare i lavori di restauro c'è voluto l'intervento dell'Asl".
Un'esecuzione penale e una popolazione ristretta quella piemontese che vedono "crescere il numero di detenuti attenzionati in regime particolare per affiliazione alla 'ndrangheta e alla mafia. Sono due gli istituti in regione, Cuneo e Novara, con il regime del 41bis (il cosiddetto carcere duro), così come due sono le sezioni negli istituti con presenza femminile, Torino e Vercelli, per complessive 170 donne recluse (circa 134 a Torino). Sempre nel capoluogo è presente il "Ferrante Aporti", che ospita una quarantina di minori reclusi, nonché l'Icam, Istituto di custodia attenuata per madri, con a oggi presenti 11 mamme e 13 bambini".
Non solo le criticità nella relazione, ma anche gli aspetti virtuosi, come "la formazione, o il lavoro, intesi quali elementi di vita all'interno del carcere ed elementi trattamentali imprescindibili". Alcuni esempi messi in campo dalla regione e dagli enti nazionali e locali sono i diversi protocolli d'intesa sottoscritti.
Come quello del marzo scorso quando il Garante ha aderito al "Protocollo per l'attivazione di uno Sportello di orientamento legale del detenuto presso gli istituti penitenziari di Cuneo, Fossano, Saluzzo", sottoscritto il dall'Ordine degli avvocati di Cuneo, il Provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta, la Camera penale "Vittorio Chiusano" del Piemonte Occidentale e della Valle d'Aosta.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 18 settembre 2019
Corte di cassazione - Sentenza 17 settembre 2019 n. 38456. A seguito di una segnalazione di Bankitalia, per un'ipotesi di falso in bilancio, sono legittimi i decreti del Pm che dispongono la perquisizione e il sequestro di computer e pen drive dei vertici della banca. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 38456 di ieri, respingendo i ricorsi del Presidente del Cda, del Direttore centrale crediti, del direttore generale e del Risk manager della Banca di Pisa e Fornacette Credito Cooperativo.
Secondo l'ipotesi accusatoria, le false comunicazioni sociali, riguardanti il bilancio 2016, erano avvenute mediante la cessione infragruppo, a favore della controllata Sigest, del residuo patrimonio immobiliare della Banca e attraverso la rivitalizzazione di crediti, inizialmente portati a sofferenza verso cinque creditori. Il management, e la banca stessa, hanno proposto ricorso contro la misura giudicata "sproporzionata" rispetto all'accusa.
La V Sezione, per prima cosa, ricorda che "l'art. 244, comma 2, c.p.p. prevede la possibilità di adottare, riguardo ai rilievi ed alle operazioni tecniche da effettuare in relazione a Sistemi informatici o telematici, misure tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei dati originari e ad impedirne l'alterazione". E "l'art. 247, comma 1 bis, c.p.p. prevede analoghi accorgimenti, nel consentire la perquisizione di un sistema informatico o telematico, anche se protetto da misure di sicurezza, quando vi è fondato motivo di ritenere che in ess si trovino dati, informazioni, programmi informatici o tracce comunque pertinenti a reato analoga possibilità di perquisizione è riconosciuta alla polizia Giudiziaria dall'art. 352, comma 1-bis, c.p.p.".
Riguardo invece alla supposta sproporzione della misura, la Suprema corte afferma che "l'ordinanza impugnata ha dato conto dell'impossibilità di conseguire il medesimo risultato attraverso altri e meno invasivi strumenti cautelari, sulla base della valutazione della complessiva vicenda e, segnatamente, rilevando le difficoltà operative e tecniche di procedere ad una perquisizione mirata di dati relativi ad accertamenti complessi, riguardanti più parti (banca e diversi creditori, nonché rapporti infragruppo, con la controllata Sigest) e l'acquisizione di documentazione contabile, anche di natura tecnica, relativa al confezionamento del bilancio".
Una misura dunque conforme al consolidato orientamento della Cassazione per cui "in tema di acquisizione della prova, l'autorità giudiziaria, ai fine di esaminare un'ampia massa di dati i cui contenuti sono potenzialmente rilevanti per le indagini, può disporre il sequestro dai contenuti molto estesi". "Il sequestro probatorio, infatti, può coprire il singolo apparato, il dato Informatico in sé, ovvero il medesimo dato quale mero "recipiente" di informazioni". Del resto, conclude la Corte, i ricorrenti non hanno neppure dedotto quale sia "l'interesse leso", mentre esso deve essere "concreto ed attuale, specifico ed oggettivamente valutabile, sulla base di elementi univocamente indicativi della lesione di interessi primari (quali quello alla riservatezza o al segreto), conseguenti all'indisponibilità temporanea delle informazioni contenute nei documenti informatici sottoposti a sequestro".
di Giampaolo Piagnerelli
Il Sole 24 Ore, 18 settembre 2019
Corte di cassazione - sezione III penale - Sentenza 17 settembre 2019 n. 38485. Non sono soggetti a misura cautelare gli strumenti rinvenuti in un centro medico che hanno la sola finalità di raccogliere i dati del paziente, la patologia da cui sono affetti e un preventivo della cura. Questo il contenuto della sentenza della Cassazione di ieri n. 38485/19. La Corte si è trovata alle prese con un centro in Roma presso il centro commerciale Cinecittà 2 non propriamente medico in cui erano presenti strumenti elettronici e un'infermiera.
Come si era espresso il Tribunale. Nel grado precedente era stata eccepita l'incompetenza di quest'ultima a gestire mezzi elettronici accostati al mondo medico. E, quindi, anche in funzione di ciò il tribunale si era espresso per il sequestro. Niente di più sbagliato, sottolinea la Corte, secondo cui la funzione dell'infermiera era assolutamente paragonabile a quella di una segretaria, perché doveva aiutare i pazienti a inserire nei computer dati e ricevere preventivi. Tutti gli interventi, non venivano effettuati presso questo centro ma in un centro medico vero e proprio ubicato in altra zona della Capitale. Si tratta di quella che la Cassazione ha definito telemedicina, assolutamente legittima e che in nessun caso prevede la misura cautelare sui mezzi che servono a raccogliere dati dei pazienti. Secondo la giurisprudenza di Cassazione, ai fini dell'integrazione del reato (nel caso non avere apposita autorizzazione regionale) è necessario che nella struttura avente una finalità imprenditoriale e non meramente libero professionale, siano erogate in assenza di autorizzazione, prestazioni tipicamente sanitarie quali - a titolo meramente esemplificativo -, quelle relative alla somministrazione di farmaci, all'assistenza medica e infermieristica o relative alla medicina estetica e dermatologica. In definitiva il requisito fondamentale è che all'interno della struttura siano compiuti atti aventi una rilevanza medica. Non rientrano, invece, in questa categoria gli atti il cui svolgimento sia scevro da una qualsivoglia attività organizzativa oppure gli atti nei quali è lo stesso paziente ad acquisire i dati anamnestici che egli successivamente trasferirà al personale sanitario tramite l'utilizzo di strumenti comunemente detti di autodiagnosi
di Maria Gabriella Romano
gnewsonline.it, 18 settembre 2019
Antonio Mirra, sindaco di Santa Maria Capua Vetere, ha consegnato un defibrillatore a Elisabetta
Palmieri, direttrice della casa circondariale della cittadina campana. Clemente Russo, pugile campione olimpionico delle Fiamme Azzurre noto con il soprannome di Tatanka, e Tommaso Rossano, tecnico della sezione pugilato del gruppo sportivo, erano presenti alla cerimonia di consegna del prezioso salvavita che si è svolta nella sala della Giunta comunale. Il defibrillatore verrà sistemato nella palestra delle Fiamme Azzurre inaugurata nel maggio scorso presso il carcere.
Clemente Russo ha tenuto a precisare che "la consegna del defibrillatore da parte del sindaco Mirra è al carcere di Santa Maria Capua Vetere e precisamente alla struttura sportiva, la casa della boxe delle Fiamme Azzurre dove ci alleniamo". "Piano piano - prosegue l'atleta medaglia d'argento tra i pesi massimi alle Olimpiadi di Pechino 2008 e Londra 2012 - cercheremo di aprire le porte non solo ai dipendenti della struttura, ma anche ai giovani atleti del settore giovanile delle Gruppo Sportivo della Polizia Penitenziaria e al pubblico".
Il tecnico Tommaso Rossano ha sottolineato il rapporto che lega lo sport delle Fiamme Azzurre, gli istituti detentivi/riabilitativi e la scelta della città di Santa Maria Capua Vetere. "Abbiamo individuato questa struttura - ha spiegato Rossano - che già fa parte della nostra amministrazione. Per noi è fondamentale coltivare il rapporto tra gruppo sportivo e il personale che opera negli istituti penitenziari. Sul binomio Polizia Penitenziaria-sport intendiamo investire perché a noi offre la possibilità di stare accanto ai nostri colleghi e a loro dà la chance di allenarsi al nostro fianco. Un'esperienza che vale tanto".
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