di Alessandro Congia
sardegnalive.net, 18 settembre 2019
È possibile, assieme ai ragazzi che hanno sbagliato, che sono "caduti", cercare di dar loro un motivo di riscatto sociale, anche attraverso il lavoro? Detto e fatto, all'Ipm è stato possibile ed è tuttora fattibile scontare la pena detentiva attraverso il lavoro manuale e le attività ricreative e non, come già raccontato recentemente nella video intervista di Sardegna Live, a Quartucciu.
Nel settembre 2018 infatti, è stato avviato un laboratorio di falegnameria all'interno dell'Ipm, grazie alla fattiva sinergie di un Ente della Procura generale e quello della congregazione delle missionarie figlie di San Girolamo emiliani Casa Emmaus, di Elmas, che gestisce da 20 anni una comunità alloggio per minori adolescenti (ragazze) affidate dai servizi sociali degli enti locali di residenza delle minori, servizi sanitari (neuropsichiatria infantile) e servizi della giustizia minorile per le minori autori di reato).
Una scommessa a più mani, da un lato la Direzione dell'Amministrazione Penitenziaria della Sardegna - Centro Giustizia Minorile, educatori ed operatori, dall'altro suor Silvia carboni, da sempre in aiuto ai disagiati: "Nell'ottobre 2018 - racconta con entusiasmo suor Silvia Carboni - è stato avviato un nuovo Centro semiresidenziale Borgotremani, situato a Cagliar in via Parraguez, anche questo destinato all'accoglienza di minori adolescenti di entrambi i sessi provenienti dai servizi sociali sanitari e della giustizia minorile.
All'interno del borgo si trovano varie botteghe e tra questa la bottega del falegname. da settembre 2018 il nostro ente sta gestendo un laboratorio di falegnameria presso il carcere di Quartucciu, dopo aver vinto un bando promosso dal Centro giustizia minorile della Sardegna. Essendo noi un ente che lavora nel sociale e non una falegnameria, abbiamo accettato la sfida di gestire la falegnameria "a modo nostro".
Gli operatori che lavorano coi ragazzi - aggiunge Suor Silvia - sono Valerio Ancis, 43 anni, psicologo psicoterapeuta familiare con la passione della lavorazione del legno e Rita Marongiu, 40 anni, creatrice del marchio officina del pallet, esperta nel lavoro del riciclo pallet, ma soprattutto con una grande sensibilità.
Sono loro due che hanno dato anima a questo laboratorio, obiettivo principale per noi missionarie è creare la relazione coi ragazzi attraverso un laboratorio "del fare". Altro obiettivo del laboratorio è la formazione al lavoro, ovvero l'etica vera e propria: rispettare gli orari, le regole della sicurezza, saper seguire le indicazioni del "datore di lavoro", collaborare coi colleghi, sentirsi parte di un processo produttivo.
Queste per noi le regole base. da qui abbiamo avviato i percorsi per l'apprendimento delle varie tecniche di lavorazione la maggior parte delle quali basate sull'arte del riciclo... oltre alla competenza tecnica il messaggio che volevamo dare al ragazzo è la possibilità della second chance, cosi come un pezzo di legno rovinato e vecchio può avere una nuova vita, cosi come ogni ragazzo che si considera un o viene considerato un "rifiuto della società" può avere una seconda chance essere rigenerato ed avere una nuova vita, da qui era nato un pensiero "talenti d'oro", partendo dal desiderio di "dare una nuova vita" e rigenerare ogni ragazzo attraverso la "rigenerazione di un pallet, abbiamo pensato che era importante "rigenerare" anche il luogo di vita, ovvero l'ambiente in cui il giovane detenuto vive.. cercando di rendere i ragazzi stessi responsabili della cura dell'ambiente dove vivono. Abbiamo iniziato con rendere bello il giardino antistante il campo sportivo. giardino inaugurato il 12 febbraio in occasione della giornata solidale promossa dalla Fondazione Giulini.
Poi - aggiunge sempre Suor Silvia Carboni - abbiamo allestito e abbellito la biblioteca dei ragazzi.. e ora abbiamo puntato ad allestire e rendere accogliente lo spazio di accoglienza dei familiari dei ragazzi.. la sala d'attesa.. io ho sempre lavorato dietro le quinte... la realizzazione e la creatività è tutta di Valerio e Rita, persone diverse, con stili diversi con competenze diverse che però sono riusciti ad integrare bene le loro diversità.. e il risultato è sotto gli occhi di tutti... anche il gioco delle relazioni gli operatori e l'integrazione delle diversità è stato educativo e terapeutico per i ragazzi.
Siamo convinti che il messaggio educativo passi anche attraverso la cura dell'estetica degli ambienti di vita che accolgono giovani che provengono da situazioni abbruttite e abbrutenti. Infine - conclude la missionaria - da cosa nasce cosa, per alcuni di loro, cioè per coloro che hanno colto il messaggio della possibilità della rinascita, offriamo la possibilità di continuare il loro percorso di cambiamento presso la bottega del falegname all'interno del Borgotremani, un altro passaggio verso l'inclusione sociale".
di Maria Stefania D'Angelo
sicilianpost.it, 18 settembre 2019
Marcello, salvato dalla scuola in carcere. Con l'associazione "Dolce Buonaspina", ispirata al nome del carcere minorile palermitano in cui ha conosciuto una seconda possibilità dopo un'infanzia difficile, il 45enne coinvolge giovani disagiati e disabili nella realizzazione di tipici dolci siciliani da vendere nei teatri cittadini. "Il sogno? Un punto vendita tutto nostro".
Aveva soltanto 11 anni quando tra i vicoli del quartiere Ballarò di Palermo ha conosciuto la terribile faccia dell'illegalità, quella fatta di droga e criminalità. Ma dal sapore amaro dell'esperienza in carcere, Marcello Patricola, oggi 45enne, ha trovato la spinta per costruirsi un futuro che profuma di cannella e arancia. Un profumo di vita, che lo rende protagonista delle attività portate avanti con la sua associazione "Dolce Buonaspina", fondata proprio in ricordo del carcere minorile Malaspina di Palermo, con la speranza che si possano diffondere sempre di più misure alternative alla pena, soprattutto per i giovani.
Con il suo cappello da chef e un sorriso che testimonia un lungo percorso di riscatto sociale, Marcello si occupa con l'associazione di produrre dolci tipici siciliani, come i biscotti alla cannella e il pan d'arancio, e venderli nei foyer dei teatri cittadini.
Una professione, quella da pasticciere, che ha coltivato durante gli anni trascorsi in carcere. "La scuola mi ha salvato la vita - commenta. Oggi il carcere è molto più riabilitativo rispetto a tanti anni fa, io ho avuto la fortuna di frequentare l'Istituto Alberghiero e apprendere un mestiere che mi è servito per ricominciare".
Figlio di entrambi genitori disabili, Marcello conosce sin da piccolissimo modelli di vita sbagliati, che lo portano a scontrarsi con la dipendenza e il consumo di droghe pesanti fino a quando viene segnalato dal tribunale per minorenni e inserito nella comunità di recupero di San Patrignano.
"Dopo un percorso in comunità - aggiunge - avevo superato il problema della dipendenza, ma non quello del "fascino del quartiere". Quei motorini, quelle luci sono per chi cresce in periferia delle altalene, se ci fossero più interventi di rigenerazione urbana, più centri aggregativi, più contaminazione con modelli positivi forse molti ragazzi prenderebbero strade diverse. Io non ho scelto di rubare, conoscevo solo quel modello".
Ha studiato la Divina Commedia più volte, letto intere pagine dei Promessi Sposi ma poco importa se qualche volta ha dovuto ripetere l'anno scolastico. La scuola e soprattutto gli insegnanti sono stati i migliori compagni di vita con il quale confrontarsi e riflettere su tematiche sociali. "Quando suonava la campanella ero il primo ad entrare in classe e l'ultimo ad andare. A differenza del carcere, dove devi mantenere il ruolo del duro, a scuola sei libero. Libero di costruirti nuovi modelli, parlare di valori e alimentare il tuo pensiero critico. Non smetterò mai di dirlo: ogni giovane che sfortunatamente vive l'esperienza del carcere deve avere la possibilità di studiare".
Non soltanto legalità e riscatto sociale, il cuore pulsante dell'associazione è promuovere buone pratiche di inclusione coinvolgendo sia gli ex detenuti che le persone disabili. "Dolce Buonaspina" collabora, infatti, con l'Aias, Associazione Italiana per l'Assistenza agli Spastici, attraverso un laboratorio di pasticceria, guidato da Marcello, che appassiona sempre di più i disabili nella preparazione dei dolci.
"Da loro ricevo tantissimo - confessa - e questo mi dà la carica per continuare a portare avanti la mia battaglia. Che è quella di donare ai giovani meno fortunati speranza ed esempi positivi. Da qualche anno, mi vengono affidati inoltre alcuni ragazzi che vivono nelle case famiglie e attraverso lezioni di pasticceria cerco in tutti i modi di far comprendere che c'è sempre un'alternativa".
L'associazione non ha un punto vendita dove proporre le proprie specialità, ma in maniera del tutto itinerante si garantisce la sostenibilità. Ma il sogno adesso è di avviare una vera e propria attività che coinvolga ex detenuti e disabili. "Una pasticceria o un mini market, mi piacerebbe vedere dietro il bancone il sorriso di un ragazzo disabile o lo sguardo di chi ce l'ha fatta. Confido proprio nella generosità di chi ci apprezza e spero prima o poi di realizzare questo sogno".
di Laura Tedesco
Corriere di Verona, 18 settembre 2019
"Il fatto non sussiste". Cibo scadente ai detenuti di Montorio: nessun colpo di scena ieri al processo davanti al giudice Camilla Cognetti che, dopo la richiesta di assoluzione formulata a luglio dal pm, ha effettivamente visto cadere le accuse contestate agli imputati.
L'ipotesi di reato era frode nelle pubbliche forniture: dalla Procura vennero indagati il rappresentante della ditta che gestiva la fornitura del cibo e le due responsabili di una delle ditte a cui è subappaltato il servizio. La frode si sarebbe consumata dall'ottobre 2012 all'ottobre 2013: ma in aula, a raccontare tutt'altra verità, erano stati due imputati, ovvero i responsabili di una delle ditte subappaltanti, Michela e Savino Tiraboschi, rispettivamente legale rappresentante e gestore di fatto della Ortobergamo srl.
Stando all'accusa, avrebbero "fornito beni in cattivo stato di conservazione e alterati, con muffa, marci, inadatti al consumo, da qualificare in più occasione come materiali di scarto e difformi per qualità dal contratto di fornitura".
Otto detenuti, al processo si erano costituiti parte civile, chiedendo i danni. Alle scorse udienze, tra i vari testimoni, spiccavano appunto i Tiraboschi, padre e figlia, secondo cui "nessuno ha mai agito per lamentare l'inadempimento nelle forniture svolte a Montorio né chiesto la risoluzione del contratto e le occasionali contestazioni sulla qualità della merce giungevano solo da questa casa circondariale, e non da altre strutture, come quella di Vicenza". E ieri sono stati assolti.
gnewsonline.it, 18 settembre 2019
Si chiama "Fuori luogo" ma in realtà il nuovo negozio aperto nell'ambito del progetto "Laboratorio sartoriale" si trova proprio nel posto-simbolo giusto: a Forlì in via Regnoli, 52, una delle 452 social street italiane i cui residenti promuovono pratiche di buon vicinato e di condivisione. Promosso dalla cooperativa sociale Formula Solidale in collaborazione col Soroptimist Club, "Fuori luogo" vende abiti e altre creazioni di otto donne, tre delle quali detenute nella casa circondariale di Forlì e le altre in condizioni di svantaggio.
4Più che un negozio di abbigliamento è una specie di un concept store della creatività eco sostenibile made in carcere. Pareti variopinte, materiali e tessuti innovativi o riciclati, atmosfera accogliente e la possibilità di curiosare con calma alla ricerca di abiti, accessori, magliette, borse e vintage d'autore. La sperimentazione comprende anche un modo nuovo di coinvolgere le donne nel progetto sartoriale mettendole nelle condizioni di realizzare capi tutti diversi, che rispecchiano la loro sensibilità.
"L'apertura di Fuori luogo è il frutto di un lavoro che dura da diversi anni - ha dichiarato Palma Mercurio, direttrice del carcere. Ora la città può toccare con mano il risultato finale. Dare gli strumenti a queste donne è fondamentale per il loro reinserimento". Nel negozio si possono trovare anche articoli realizzati da donne detenute degli istituti penitenziari di Genova e Venezia.
Il Gazzettino, 18 settembre 2019
"Lo dico provocatoriamente: o si investe su questa struttura o va chiusa. E sarebbe un grosso peccato". L'appello al ministro pentastellato della Giustizia, Alfonso Bonafede, lo firma Giuseppe Moretti, presidente nazionale dell'Uspp, l'unione dei sindacati della polizia penitenziaria ieri mattina in vista al carcere femminile della Giudecca, dopo che venerdì la tappa del tour dei sindacati aveva toccato l'istituto di Santa Maria Maggiore.
A sentire il numero uno dell'unione dei sindacati di polizia penitenziaria la maggiore criticità del carcere della Giudecca è la struttura stessa. "Bellissima, del 1.400" la definisce Moretti "ma proprio per questo soggetta al tempo. Manca una portineria adeguata, l'automazione dei sistemi che permetterebbe di migliorare le condizioni di lavoro degli agenti in servizio. E mancano soprattutto gli alloggi per il personale". Nella loro visita i rappresentanti dell'Uspp (con Moretti anche il segretario regionale Leo Angiulli e il segretario provinciale Umberto Carrano) hanno portato alla luce il caso di quattro agenti che lavorano a Venezia ma dormono a Padova ("Per entrare in servizio alle 14, partono alle 10", la denuncia) e di altri tre colleghi alloggiati in una struttura della guardia di finanza. "Le caserme interne ed esterne non sono più sufficienti, si potrebbe ristrutturare la palazzina dell'ex Sat (Sezione attenuata tossicodipendenti) - è la proposta di Moretti - chiusa da tempo e con cui si risolverebbe il problema alloggio. Investire sul carcere della Giudecca è la strada migliore, quella per cui ci rivolgiamo al ministro". Chiamato a risolvere pure la "mancanza di continuità nella gestione".
Anche perché il penitenziario femminile veneziano è considerato all'avanguardia sotto certi punti di vista, soprattutto per il coinvolgimento delle detenute e la presenza dell'Icam, la sezione dedicata alle madri recluse a cui è concesso di vivere con i figli piccoli. "Qui c'è una lavanderia che serve molti alberghi, c'è un rapporto numerico detenuti-agenti ottimo - conclude Moretti - sarebbe un peccato non si risolvesse la situazione".
sestodailynews.net, 18 settembre 2019
Prenderà avvio nei prossimi giorni presso la Fabbrica del Vapore-Village Off (via Procaccini 4) la terza edizione del MilanOff Fringe Festival, che ospiterà due importanti iniziative promosse dal Comitato MI'mpegno e dall'Associazione Greco in Movimento in collaborazione con Milano Vapore. Alle ore 18 si terrà lo spettacolo teatrale "Coralmente" organizzato dall'Associazione culturale Greco in Movimento e "Le Ragazze di San Vittore". Sarà un importante momento di riflessione sul carcere e sul percorso rieducativo che i detenuti possono compiere già dentro le "mura".
L'arte e il teatro diventano una forma di riscatto e di crescita personale. "Solo nel buio più profondo è possibile trovare il coraggio di voler uscire, consumare, vivere. Solo nel buio più profondo riusciamo a conoscere noi stessi, a capire che in noi vive una forza indescrivibile, un'energia assoluta, rara. In noi vive la luce.
Una luce abbagliante, che ci rende pregiati, unici". Al termine dello spettacolo, alle ore 19, si terrà un dibattito per parlare di "Dipendenze affettive e recupero sociale" con Giovanna Di Rosa, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano, Giacinto Siciliano, Direttore del Carcere di San Vittore, Paola Boccardi, Vice Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Milano, Carmelo Ferraro, Portavoce del Comitato MI'mpegno. È previsto il saluto di Giampaolo Berni Ferretti, Presidente dell'Associazione Milano Vapore.
"Capite che esiste uno spazio piccolissimo di vuoto, una distanza di soli pochi centimetri, quella che passa dalla testa al cuore, ma che racchiude un'infinità di tesori e segreti preziosi da tempo nascosti all'interno di ognuno di noi, ma che può diventare una voragine se voi non lavorate insieme, perché rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore e uniche coloro che usano entrambi". L'ingresso è gratuito fino alle ore 19.30. Per maggiori informazioni https://milanooff.com/it.
aisnapoli.it, 18 settembre 2019
Chef stellati e Maestri pizzaioli per la cena delle detenute. È uno degli appuntamenti più attesi della XIV edizione di Malazè, l'evento archeo-eno-gastronomico dei Campi Flegrei in programma fino al 24 settembre. Mercoledì 18 settembre c'è la "Notte Galeotta. Evasioni di Gusto".
Dopo le esperienze del 2010 e del 2011, la kermesse flegrea torna tra le mura della Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli per un'altra serata di solidarietà. Stavolta a cucinare per una rosa di detenute saranno chef stellati del territorio e maestri pizzaioli.
Alla serata parteciperanno la cantante Monica Sarnelli e il gruppo musicale Zio Natal, di cui alcuni dei componenti appartenenti all'Amministrazione penitenziaria, hanno sentito forte il desiderio di dare il loro sostegno.
Spiega Rosario Mattera, ideatore ed organizzatore di Malazè: "La serata si svolgerà all'interno del cortile seicentesco della struttura che sarà trasformato in un vero proprio ristorante all'aperto. Le ospiti dell'istituto in questa particolare occasione, tutta dedicata a loro, saranno invitate a prendere posto e gustare una cena davvero speciale.
E non solo... alcune di loro, che nel corso della detenzione hanno mostrato particolari competenze manuali e olfattive, saranno premiate con una Borsa di Formazione". L'idea che abbiamo voluto proporre ha subito trovato l'interesse e la collaborazione della direzione del carcere, in particolare della direttrice Carlotta Giaquinto, che ringraziamo per aver sostenuto questa iniziativa".
Proporranno i loro piatti la chef Marianna Vitale, stella Michelin di "Sud Ristorante" di Quarto, Angelo Carannante, stella Michelin di "Caracol" di Bacoli, Franco Pepe, di "Pepe in Grani", Diego Vitagliano di "10 Diego Vitagliano pizzeria", Francesco D'Alena di "Officina Bufala" Officine Nautilus. Saranno inoltre presenti: La cooperativa Lazzarelle, Donne del Vino Campania, AIS Delegazione di Napoli, l'Apericar de "La Bottega dei Semplici Pensieri", Perrella Distribuzione e gli studenti dell'I.s.i.s. Vittorio Veneto di Scampia. L'evento non è aperto al pubblico. Per maggiori informazioni e aggiornamenti: www.malaze.it.
Nb: la cena è riservata esclusivamente alle detenute. I giornalisti che vorranno accedere alla struttura di detenzione dovranno esibire tesserino dell'Ordine dei Giornalisti. Nato da un'idea di Rosario Mattera per promuovere le bellezze e le molte proposte turistico-culturali di un'area del napoletano poco nota, Malazè è l'evento Archeo-Eno-Gastronomico dei Campi Flegrei. La manifestazione si svolge tutti gli anni nelle prime settimane di settembre e si sviluppa nei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto, Isola di Procida e una parte della città di Napoli, per mettere in mostra il meglio dei prodotti tipici di una zona poco conosciuta ma dal grande patrimonio artistico, archeologico e ambientale.
Malazè negli anni è diventato un laboratorio diffuso di innovazione territoriale dove si sperimentano e si attivano nuovi percorsi di sviluppo a base creativa e culturale che combinano la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico con il food, il sociale, le nuove tecnologie digitali, il design e il fare impresa. Una dimensione in cui si coniugano sviluppo, identità e sostenibilità.
di Francesco Tomassini
malpensa24.it, 18 settembre 2019
Ad aprire la stagione del Gagarin è stato l'hardcore al fulmicotone degli Young Blood che sabato 14 settembre, insieme agli Scheletri, hanno calcato il palco del circolo Arci di Busto Arsizio. Tra gli artisti che si esibiranno prossimamente ci sono Ronin e White Hills ma, come ha raccontato Francesco Tosi, colonna portante del locale, oltre alla musica dal vivo c'è un calendario ricco di iniziative.
"La stagione sarà in continuità con gli anni scorsi. Ora si apre la campagna associativa Arci che per noi è importante, ci sostiene", ha spiegato Tosi. Quanto ai concerti, "è prevista la solita commistione: tante band straniere ma anche italiane e locali. Tra gli appuntamenti più significativi spicca sicuramente il concerto di venerdì 15 novembre dei White Hills, formazione tra indie e new wave.
Aprirà per loro Martin Bisi, famoso fonico che ha prodotto Sonic Youth e Swans: sarà una serata dedicata al rock newyorchese. Dall'Italia indie arriveranno, venerdì 27 settembre, le rivisitazioni di famosi brani trap a opera dei The André e, il giorno dopo, il post-rock dei Ronin, che proprio al Gagarin terranno il primo concerto del nuovo tour di "Bruto Minore". Poi suoneranno i Pedigree, gruppo metal estone, e gli Shivas di Portland, che fanno rock'n'roll".
Tra le altre proposte "torneranno il pugilato e lo yoga. Sono inoltre previsti un corso di editoria con alcune professioniste del settore, tra cui Violetta Bellocchio, e uno di teatro gestito dall'associazione Oblò: chi lo frequenta avrà la possibilità, una volta al mese, di entrare nel carcere di Busto.
La compagnia svolge infatti al suo interno alcune attività: l'obiettivo è proprio aiutare a creare dei legami sociali tra chi è in carcere, chi ci è stato e non ci sta più, e chi non ci è mai stato. Abbiamo risistemato l'angolo libreria e verranno aumentate le iniziative letterarie; domenica 20 ottobre è previsto un appuntamento con Roberto Morandi, giornalista di Varese News, in cui verranno proiettate alcune puntate di un documentario sul rastrellamento nazifascista della Val Grande".
Come ha concluso Tosi, "oggi è molto importante fare attività aggregativa in provincia: magari viene vista un po' come il luogo dove ci sono gli affetti, ma soprattutto come un luogo da abbandonare. Noi vogliamo diventare un punto di attrazione offrendo una programmazione di qualità".
diocesi.torino.it, 18 settembre 2019
Al via il concorso nazionale di cinema Le Ali della Creatività, il concorso nazionale di scrittura Io sono tante/i e il Contest musicale nel quartiere delle Vallette a Torino. "LiberAzioni" è il primo festival nazionale che si svolge dentro e fuori dal carcere.
La seconda edizione, che segue quella del settembre 2017, è in programma dal 18 al 20 ottobre 2019 a Torino. Non si tratta però di un appuntamento isolato, quanto del culmine di un lungo percorso che coinvolge, attraverso concorsi e laboratori, persone libere e detenute.
Lungo l'arco di un intero anno LiberAzioni promuove infatti laboratori di progettazione culturale, scrittura creativa e autobiografica, arte, musica, fotografia e video partecipativo, a beneficio del quartiere Vallette di Torino, che ospita il carcere della città. L'obiettivo è creare una collaborazione attiva tra i giovani del territorio, chiamati a essere parte attiva del festival realizzando allestimenti, convegni, reading, proiezioni, spettacoli teatrali, concorsi nazionali in ambito artistico. A partire dal 21 marzo sono inoltre aperte le partecipazioni ai tre concorsi collegati a LiberAzioni.
- Il concorso nazionale cinematografico "Le Ali della Creatività", è aperto a tutti i film-maker italiani o residenti sul territorio italiano, senza limiti di età. Prevede tre premi da 1.000 euro, assegnati da giurie di professionisti, giovani autori, critici e detenuti.
- "Io sono tante/i" è il bando nazionale di scrittura creativa rivolto esclusivamente ai detenuti. E prevede tre premi da 1.000 euro.
- Il contest di musica, infine, punta a scoprire un talento nel quartiere delle Vallette di Torino. In palio un premio da 300 euro per la miglior traccia originale, di qualsiasi genere musicale, che diventerà la colonna sonora del video promo del festival 2019.
Le giurie dei concorsi sono formate da professionisti del settore cinematografico, artistico e letterario e dai detenuti del carcere di Torino (Casa Circondariale Lorusso e Cutugno alle Vallette).
Il Festival LiberAzioni 2019 si aprirà il 18 ottobre 2019 presso il Teatro Don Orione di Torino, nel quartiere delle Vallette, con un testimonial d'eccellenza: Paolo Rossi, artista da sempre impegnato su diritti umani e tematiche sociali. Per l'occasione Paolo Rossi interpreterà un'opera originale, in doppia replica per i detenuti e per il pubblico.
Protagonisti del festival tanti nomi del panorama artistico internazionale tra cui l'artista Jhafis Quintero, coinvolto in un laboratorio artistico nella sezione dell'Alta sicurezza di Torino, il romanziere Alessio Romano, docente di scrittura creativa nella sezione "protetti" del carcere di Torino, il musicista Omar Pedrini e il regista Daniele Gaglianone, presidente della giuria cinematografica del concorso.
Fin dalla sua prima edizione, LiberAzioni si basa su un'organizzazione partecipata attraverso l'offerta gratuita a giovani, detenuti e non, di laboratori e concorsi artistici. Al centro vi è sempre il rapporto tra il carcere e la società, che tende a viverlo come un tabù. In particolare per il quartiere delle Vallette, da sempre etichettato come quartiere difficile, la convivenza con la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno è talvolta problematica: molti dei residenti non vorrebbero infatti che il quartiere fosse identificato esclusivamente con la struttura carceraria.
Questa seconda edizione del festival punta dunque a dare sostegno e continuità alle alle reti territoriali, istituzionali, artistiche consolidatesi nella prima edizione anche grazie al bando AxTO - azioni per le periferie torinesi del Comune di Torino. Il progetto LiberAzioni ha per capofila l'Associazione Museo Nazionale del Cinema in partenariato con Antigone Piemonte, Cooperativa Eta Beta, Lacumbia film, SaperePlurale, SocietàINformazione, Quinto Polo e con la collaborazione per i laboratori di formazione dentro e fuori dal carcere di Agave. Agency of video empowerment. Contatti coordinamento progetto LiberAzioni:
di Alessio Sgherza
La Repubblica, 18 settembre 2019
Il social pubblica la Carta dell'Oversight Board: come sarà formata, quale sarà il rapporto con l'azienda di Zuckerberg e come prenderà le sue decisioni. Potrebbe diventare un organismo centrale nel stabilire a livello transnazionale i limiti del free speech, dell'odio online e ogni forma di pubblicazione dentro il social. I membri saranno nominati entro quest'anno
Ora c'è una data, c'è una Costituzione, c'è un meccanismo di funzionamento: nasce l'Oversight Board di Facebook, la Corte di Appello contro le decisioni del social network sulla cancellazione dei contenuti. Di fatto nasce un organismo transnazionale che si troverà a decidere e (di fatto) stabilire uno standard su quali sono i limiti della libertà di parola. E avrà impatto mondiale.
"Siamo responsabili - scrive Mark Zuckerberg in una lettera aperta - dell'applicazione delle nostre politiche ogni giorno e prendiamo milioni di decisioni sui contenuti ogni settimana. Ma non credo che aziende private come la nostra debbano prendere decisioni così importanti da sole. Ecco perché ho chiesto ai governi un intervento per chiarire nuovi standard sui contenuti dannosi. È anche il motivo per cui abbiamo deciso di offrire alle persone un modo per fare appello contro le nostre decisioni, istituendo il consiglio di sorveglianza indipendente".
L'idea di un'Oversight Board era stato annunciato per la prima volta lo scorso autunno dallo stesso Zuckerberg. Dopo mesi di dibattito, interventi via podcast, pareri di esperti legali, Facebook ha svelato la Carta di questo nuovo organismo.
La chart del Consiglio di Supervisione (come si può tradurre Oversight Board) si apre così: "La libertà di espressione è un diritto fondamentale. Facebook cerca di dare alle persone una voce così da connettersi, condividere idee ed esperienze e comprendersi l'un con l'altro. La libertà di espressione è sovrana, ma ci sono momenti in cui i contenuti possono essere in contrasto con autenticità, sicurezza, privacy e dignità. Alcune forme di libera parola possono mettere a rischio l'abilitù di altre persone di esprimersi liberamente. Quindi bisogna trovare un bilanciamento".
Cos'è odio online. Cos'è libertà di parola. Cos'è disinformazione e cos'è falso. Cos'è satira. Non è un errore dire che l'Oversight Board avrà un impatto enorme sulla vita e sulla politica mondiale, in un contesto in cui le elezioni si vincono anche attraverso i social, in cui i contenuti disinformativi o falsi plasmano le opinioni, in cui vita sociale e digitale tende sempre più a combaciare. Solo per fare un esempio recente e italiano: la disattivazione degli account di Casapound decisa dal social e contro la quale il movimento ha fatto causa (in un tribunale italiano); dal 2020 Casapound potrà appellarsi all'Oversight Board che potrà ribaltare la decisione di Facebook.
La chart continua: "Lo scopo di questa Carta è quello di stabilire il quadro per la creazione di un'istituzione: il Consiglio di Sorveglianza. Lo scopo del Consiglio è quello di proteggere la libertà di espressione prendendo decisioni di principio e indipendenti sul contenuto ed emettendo pareri consultivi sulle politiche relative ai contenuti di Facebook. Il consiglio opererà in modo trasparente e le sue motivazioni saranno spiegate chiaramente al pubblico, nel rispetto della privacy e della riservatezza delle persone che utilizzano i servizi di Facebook, Inc., incluso Instagram (collettivamente denominati "Facebook")". Già dalla prima riga, è chiaro che il Consiglio sarà in relazione con Facebook e questo non si potrà cancellare, non nel prossimo futuro.
Cinque i poteri del Consiglio come riportati nella sezione 4 della Carta.
1 - Il Consiglio potrà richiedere che Facebook fornisca informazioni richiesta ragionevolmente dal board in tempi rapidi e trasparenti.
2 - Il Consiglio dovrà interpretare gli Standard della Comunità di Facebook e altri politiche interne rilevanti alla luce dei valori complessi che Facebook difende.
3 - Indicare a Facebook di consentire o rimuovere contenuti
4 - Indicare a Facebook di difendere o ribaltare una decisione presa sui contenuti
5 - Emettere tempestive spiegazioni scritte delle decisioni del Consiglio
I numeri e i componenti dell'Oversight Board - Si partirà da 11 membri, il numero minimo, ma la chart già prevede che "probabilmente" il numero crescerà fino a 40 e che potrà crescere o diminuire in futuro in base alle necessità di funzionamento. Sarà composta da membri esperti che avranno "uno spettro ampio" di conoscenze, competenze, diversità e specializzazioni. Scontato dire che "non ci saranno conflitti d'interessi, reali o perpecipiti". I membri saranno nominati per tre anni e per un massimo di due rinnovi (quindi un totale di 9 anni). La nomina non avverrà tutta allo stesso tempo, ma scaglionata, in modo da garantire una continuità della composizione e non un rinnovamento totale del Consiglio. All'inizio, specifica Facebook, solo il social potrà sottoporre casi al Consiglio, ma i singoli utenti potranno appellarsi già "dalla prima metà del 2020".
Il rapporto tra Facebook, il Consiglio di Supervisione e Il trust - Per stabilire i rapporti con il social, la Chart prevede esplicitamente anche la nascita di un trust indipendente da Facebook, una fondazione che avrà il compito di nominare i membri del Consiglio e fornire i fondi per il funzionamento del Consiglio (i membri saranno quindi pagati dal trust e non da Facebook). Certo, sarà Facebook a nominare i membri del Trust indipendente e i fondi al Trust li fornirà sempre l'azienda fondata da Facebook. Come riportato nella Carta (articolo 5 sezione 1), Facebook userà il Consiglio come se fosse un appalto esterno di consulenza sui temi trattati e si impegna a mettere in atto le decisioni del Consiglio.










