avveniredicalabria.it, 16 agosto 2019
Si è tenuto a Melito Porto Salvo ed è stata un'esperienza speciale con ragazzi provenienti da ogni parte del mondo. È appena terminata la settimana di campo promossa dal centro Comunitario Agape e dalla Piccola Opera Papa Giovanni c/o Villa Falco, la comunità che accoglie a Melito Porto Salvo soggetti con disabilità mentale. e quest'anno è stata piuttosto speciale. È stato un campo multietnico a tutti gli effetti, dove ragazzi provenienti da tante parti del mondo hanno condiviso dei momenti importanti, di riflessione, di condivisione, di inclusione, di vita.
Sin da subito i ragazzi si sono sentiti accolti e hanno accolto, riuscendo facilmente a donare e allo stesso tempo ricevere, tornando così con una grande voglia di raccontare e di fare. I sorrisi, la spontaneità, le canzoni, i balli, i laboratori, le attività svolte, ma anche il lavare i piatti, lo spazzare per terra, le catene di montaggio per fare i panini e tutto il resto - li hanno resi una famiglia, li hanno resi una comunità.
"Siamo partiti da Reggio inconsapevoli di ciò che ci aspettava e siamo arrivati qui che abbiamo creato una comunità" (Marco, Volontario). Un "cammino"- come lo definiscono i volontari stessi - a volte stancante, ma pieno di bellezza, che li ha svuotati dai piccoli pensieri quotidiani e li ha riempiti di bellezza e felicità. Felicità, è proprio la parola chiave di questo cammino, infatti, ad ogni riunione in cui i ragazzi si confrontavano, non è mai mancata.
Giornalmente si sono sentiti felici; felici di portare gioia; felici nonostante a volte la stanchezza, consapevoli di aver dato tutto; felici di condividere un cammino con persone nuove, piene di vita, piene di storie; come afferma Silvia - una dei volontari. "Mi porterò dietro le piccole cose di questi giorni: i saluti ripetuti del signor F. Che mi hanno regalato un sorriso ogni giorno, le chiacchierate in giardino con F., la frase di D. "quando siamo felici possiamo fare qualsiasi cosa", gli abbracci delle famiglie Rom che mi ringraziavano, mi chiedevano i consigli e ripetevano il mio nome con il sorriso sulle labbra, il legame con tutti i volontari, anche i più piccoli che mi hanno reso una persona migliore".
Insieme ai ragazzi ospiti di Villa Falco sono riusciti a creare e realizzare dei momenti unici, ad estenderli e condividerli nelle divertenti serate di balli e musica insieme alle famiglie Rom, ma soprattutto a costruire dei rapporti tanto forti e solidi che dureranno nel tempo. I ragazzi di Villa Falco hanno donato tanto ai volontari presenti, insegnando loro che i momenti belli e i sorrisi permettono di andare avanti qualsiasi cosa accada. A volte ci si preoccupa tanto di qualcosa che non è niente e senza rendersene conto ci si ritrova a non pensare a ciò che conta davvero. A volte si dimentica la gioia della condivisione.
Bisogna ripartire da qui, perché il "cammino" dei ragazzi è appena iniziato e non vedono l'ora di ricominciare, come scrive Keita - volontario della Costa D'Avorio alla sua prima esperienza- " Di questi giorni porterò a casa la gioia e l'amicizia. È stato un piacere far parte di questa comunità, mi avete regalato un'esperienza bellissima, spero che continueremo anche durante l'anno a fare queste attività insieme come una bella squadra, e soprattutto non vedo l'ora di ripetere l'esperienza l'anno prossimo". Il campo è, dunque, un punto d'inizio, d'incontro, di condivisione, dove i ragazzi hanno imparato che le differenze sono sfumature di colori che riescono a rendere il mondo pieno d'amore, un amore che i ragazzi hanno dato e ricevuto, perché quando tutto si unisce e i colori si mescolano il mondo inizia ad appartenere a tutti e nessuno...sarà escluso mai!
I pensieri dei volontari.
Sono contentissimo di quello che vedo, di quello che state facendo per la gente. Per me è una lezione di vita. Sono contentissimo. Porterò tutto questo bene che state donando all'umanità. Sentirò tantissimo la mancanza dei ragazzi della comunità. Sono contento, davvero. Grazie.
(Moussa)
La cosa che mi porto a casa sono i visi delle persone che ho incontrato qui, i momenti passati assieme, i momenti che mi hanno segnato dentro e per questo mi mancheranno. È stata bellissima la comunità che si è creata tra tutti: noi, famiglie rom, ragazzi della villa. È stato bello ieri che tutti mi abbiano salutato ringraziandomi e sono dispiaciuto di tornare a casa e non poter continuare l'esperienza.
(Gianluca)
Siamo partiti da Reggio inconsapevoli di ciò che ci aspettava e siamo arrivati qui che abbiamo creato una comunità. È stata davvero un'esperienza indimenticabile e voglio ringraziare tutti voi per questo. Mi sento felice.
(Marco)
Ho appreso tanto e spero di aver lasciato un piccolo pezzettino positivo di me in chiunque ho incontrato. Perché io sono stata egoista e ho voluto prendere tanto da tutti, grazie davvero mi avete regalato tanto.
(Silvia)
È stata un'esperienza indimenticabile sotto tutti i punti di vista, grazie a voi per avermela regalata, non dimenticherò mai niente e nessuno, mi avete davvero segnato dentro.
(Ayub)
Vi ringrazio per quello che c'è stato in questi giorni che sono stati belli e intensi. Ho sempre lavorato con piacere e con il sorriso sulle labbra. È stato bello stare con i rom, che hanno un senso di civiltà che non avrei mai immaginato. Spero di tornare l'anno prossimo e ripetere l'esperienza.
(Domenico)
di Francesco Giavazzi
Corriere della Sera, 16 agosto 2019
Una quota elevata della nostra spesa pubblica è spesa sociale e di questa beneficiano soprattutto gli anziani, che infatti nelle elezioni contano più dei ragazzi, ai quali stiamo lasciando in eredità debiti.
Non sappiamo se e quando si andrà a nuove elezioni. Ma quando si voterà, dei 60 milioni circa di cittadini italiani, quasi 10 milioni non potranno farlo perché troppo giovani. Eppure con le elezioni un Paese disegna il proprio futuro, quello in cui vivranno proprio quei 10 milioni di cittadini che oggi non votano. Quale Paese vorrebbero questi cittadini se potessero esprimersi e partecipare al voto? Quale sarà la nostra eredità? Rispondere a queste domande dovrebbe essere il principale esercizio di una politica che guarda al futuro e non all'eterno presente nel quale sembriamo immersi.
Qualche tempo fa una studentessa quindicenne (chiamiamola Sofia) mi chiese: "Professore, perché dovremmo farci noi carico dei debiti accumulati dalla vostra generazione? Quelle spese vi hanno consentito di vivere al di sopra dei vostri mezzi, mentre noi non ne abbiamo tratto alcun beneficio. Né ci avete lasciato, ad esempio, edifici scolastici o impianti sportivi più moderni". Sarebbe stato facile rispondere a Sofia che in realtà ciò che conta non è il debito in sé, ma il debito in rapporto al reddito nazionale: se l'economia crescesse, diciamo al ritmo del 3 per cento l'anno, il debito si cancellerebbe da solo. Ma sarebbe una bugia: è improbabile che noi rivedremo mai quei ritmi di crescita. Oppure avrei potuto risponderle che di quei debiti ha beneficiato un po' anche lei, almeno nei suoi quindici anni di vita. Ma anche questa sarebbe stata una bugia. Una quota elevata della nostra spesa pubblica (circa un quarto del totale) è spesa sociale e di questa beneficiano soprattutto gli anziani, che infatti nelle elezioni contano più dei giovani, come i partiti ben sanno.
Questa distorsione a favore degli anziani tende ad allargarsi. Un esempio è la legge cosiddetta Quota 100, che da quest'anno consente ai sessantenni di anticipare la pensione. Un provvedimento che aumenta il nostro "debito pensionistico". Il debito pensionistico è la differenza fra le pensioni che lo Stato si è impegnato a pagare in futuro e i contributi che lo Stato incasserà da chi lavora. Oggi questo debito è circa il doppio di quello "pubblico" composto da Bot, Btp etc. Ed è anch'esso a carico delle generazioni future, cioè di Sofia e dei suoi coetanei. Solo Quota 100 lo ha accresciuto di circa 100 miliardi, 6 punti di reddito nazionale.
Siamo già così a un'eredità composta essenzialmente da due debiti. Ma allargando lo sguardo, ci accorgeremmo che ne stiamo contraendo anche altri. Persino più pesanti. Sofia avrebbe gioco facile a ricordarci l'azione di Greta Thunberg, la sua coetanea svedese che ha annunciato che avrebbe smesso di andare a scuola finché il governo del suo Paese non avesse ridotto le emissioni di anidride carbonica (co2) entro i limiti previsti dall'accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Il riscaldamento della Terra e l'accumulo di CO2 sono un'altra forma di debito che lasciamo alla sua generazione. Un debito, come si osserva da alcuni anni in qua, che causerà siccità, tempeste estreme, inondazioni, aumento del livello del mare, caldo intenso, incendi, desertificazione, diffusione di malattie, terremoti, tsunami, aumento dell'acidità degli oceani, estinzioni di specie vegetali e animali. Il rilascio di carbonio nell'atmosfera è la causa principale dei cambiamenti climatici, ma altrettanto grave è l'uso del suolo e l'abbattimento delle foreste.
Tutti questi fenomeni avranno, sulla generazione di Sofia, costi economici elevati: effetti del riscaldamento sul livello del mare e quindi sull'attività produttiva in città costiere, sulla salute delle persone, sulla produttività di chi lavora, sulla domanda di energia, e così via. Il "Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico", un foro scientifico creato delle Nazioni Unite per studiare il riscaldamento globale, ha recentemente prodotto un rapporto ben illustrato in uno studio di Moody's Analytics. Aggregando diverse analisi scientifiche questo rapporto stima i costi economici nel 2100 di un innalzamento della temperatura contenuto entro i limiti dell'accordo di Parigi del 2015 (1,5 gradi oltre i livelli di riscaldamento precedenti il 1900) e di scenari più e meno favorevoli. Se gli obiettivi di Parigi fossero raggiunti, il costo economico annuale ammonterebbe nel 2100, ad esempio negli Stati Uniti, a poco meno di un punto di Pil (0,8), circa 200 miliardi di dollari l'anno. In uno scenario di "business as usual" cioè se si facesse poco o nulla, come è appunto il caso degli Usa dopo la decisione di Trump di non sottoscrivere l'accordo di Parigi, il costo salirebbe a 1,2 punti di Pil. Un'accelerazione dell'implementazione dell'accordo ridurrebbe il costo, sempre nel 2100, a mezzo punto di Pil.
La paura del futuro ci spinge a discutere solo di quanto abbiamo conquistato in questi anni e come difenderlo da chiunque lo metta in discussione, che si tratti di migranti o di attacchi da parte di altri Paesi. Ma non può essere la paura del futuro, offuscato dai debiti che stiamo lasciando in eredità ai giovani, a guidarci nelle nostre scelte. Dovremmo invece dare voce alle speranze di Sofia e dei suoi coetanei. Basterebbe iniziare ad ascoltarli dando risposte alle loro domande. E non solo a quelle di chi vota.
La Repubblica, 16 agosto 2019
La situazione all'aeroporto torna normale, ma si teme un'escalation. L'ambasciatore cinese a Londra: "Pronti a intervenire". Migliaia di uomini della polizia militare cinese hanno sfilato in uno stadio a Shenzen, al confine con Hong Kong. Nello stadio, secondo quanto accertato da un cronista dell'agenzia France Presse, ci sono anche veicoli armati per il trasporto di truppe, il che accresce i timori di un intervento militare cinese nel territorio. Questo sfoggio di mezzi e potenza militare - anticipato dallo stesso regime - arriva dopo più di 10 settimane di proteste pro-democrazia nell'ex colonia britannica, spesso sfociate in violenti scontri tra i manifestanti e la polizia. Domenica è prevista una nuova manifestazione e si teme che in quella occasione Pechino possa usare la forza come ha più volte minacciato.
La Cina non "starà a guardare" ed è pronta a "reprimere i disordini rapidamente" se la crisi di Hong Kong diventa "incontrollabile", ha ribadito l'ambasciatore cinese a Londra, Liu Xiaoming. "Se la situazione peggiora ulteriormente in disordini incontrollabili da parte del governo il governo centrale non resterà a guardare. Abbiamo abbastanza soluzioni e abbastanza potere per reprimere i disordini rapidamente", ha detto.
La situazione all'aeroporto internazionale di Hong Kong è tornata alla normalità dopo le proteste di questi ultimi due giorni che hanno costretto alla cancellazione di circa 979 voli. L'Airport Authority, ha spiegato l'amministratore delegato Fred Lam, ha ottenuto un'ingiunzione temporanea che impedisce ai manifestanti di entrare in alcune aree dello scalo. Attualmente non ci sono più manifestanti nel terminal e diversi checkpoint sono stati installati. Solo il personale dell'aeroporto e i passeggeri in partenza con biglietti aerei o carte d'imbarco per le prossime 24 ore e documenti di viaggio validi saranno ammessi nei terminal.
Trump chiede incontro a Xi Jinping - E dopo giorni di silenzio sulla crisi è intervenuto il presidente Usa, Donald Trump, che ha chiesto un incontro con l'omologo cinese, Xi Jinping, per parlare di Hong Kong. "Conosco molto bene il presidente cinese Xi. È un grande leader che ha un grande rispetto per il suo popolo. È anche un uomo buono nelle situazioni difficili. Non ho dubbi che se vuole risolvere il problema di Hong Kong in modo rapido e umano, può farlo", ha twittato il presidente Usa, che conclude il messaggio con una frase, "Personal meeting?", che sembra una esortazione ad un vertice con il collega cinese. Gli Usa hanno espresso "forte preoccupazione" per la concentrazione di militari cinesi al confine e allo stesso tempo hanno condannato la violenza nelle proteste e hanno esortato le due parti alla "moderazione": la crisi rischia di danneggiare i delicati negoziati commerciali in corso da settimane fra Pechino e Washington.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 agosto 2019
Nel 2017 la mancata riforma, nel 2018 quella svuotata, ora il nulla. Sono due i momenti più duri della vita in carcere: il periodo di agosto e quello natalizio. L' estate produce situazioni di abbandono, soprattutto dove non c'è una presenza esterna organizzata come il volontariato, la sola che si adoperi affinché i detenuti possano trascorrere un po' di tempo per rendersi occupati durante queste giornate torride.
di Rita Bernardini
Il Dubbio, 15 agosto 2019
La visita del Partito Radicale e dell'Unione camere penali italiane in 70 istituti di 14 regioni. Ma come? Sta succedendo il finimondo, cade il governo e voi andate a visitare le carceri? Crediamo, e non siamo certo i primi, che il carcere sia il luogo più adatto per testare il grado di civiltà di un Paese e la tenuta della sua democrazia. Con l'esperienza che il Partito Radicale ha potuto fare grazie a Marco Pannella e alla sua instancabile attenzione per il mondo penitenziario, potremmo tracciare un grafico incredibilmente esatto dei cedimenti allo stato di diritto che si sono via via concretizzati con chiunque abbia governato nel corso degli ultimi decenni.
Il Manifesto, 15 agosto 2019
Il "Ferragosto in carcere" è l'iniziativa promossa dal Partito Radicale insieme all'Osservatorio carcere dell'Unione camere penali che si svolge tra oggi e il 18 agosto in 70 luoghi di detenzione visitati da 278 tra dirigenti e militanti del Partito Radicale, avvocati dell'Unione camere penali, parlamentari, Garanti delle persone private delle libertà personali.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 15 agosto 2019
Visitare gli Istituti, come fanno i Radicali in queste ore, rafforza quel mondo penitenziario che conserva una cultura democratica. Stupirsi della violenza significa fare il gioco del fascismo, scriveva Walter Benjamin. La violenza è parte costitutiva dei rapporti di potere presenti nella società. La violenza è il cuore del diritto penale e della risposta punitiva dello Stato.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 15 agosto 2019
Si può rendere il Ferragosto speciale trascorrendo alcune ore con persone che, quando farà buio, resteranno dentro col loro buio. Un articolo redazionale ha qui spiegato ieri - "Ferragosto tra le sbarre" - le motivazioni che ispirano l'iniziativa promossa dal Partito Radicale, con l'Osservatorio sulle carceri dell'Unione Camere Penali, con l'adesione di un numero di parlamentari, di dedicare il Ferragosto e i giorni adiacenti alla visita di molte decine di prigioni italiane.
di Matteo Marcelli
Avvenire, 15 agosto 2019
Un Ferragosto di vicinanza e solidarietà che vede la società civile in uscita e i suoi rappresentanti farsi prossimi, "con una dedizione sempre più piena alla causa degli ultimi", per usare le parole di Papa Francesco in occasione del 40esimo convegno nazionale delle Caritas diocesane.
di Stefano Rizzi
lospiffero.com, 15 agosto 2019
Sovraffollamento, personale sotto organico, strutture fatiscenti. Giachetti a Novara con don Campiotti, a Cuneo sindaco e vicesindaco. Nel solco della migliore tradizione radicale il garante dei detenuti Mellano denuncia un sistema prossimo al collasso. Buttare via la chiave e marcire in galera. Si fa presto a dirlo - come capita spesso a Matteo Salvini - e si prendono applausi e voti.
- Quell'uovo di serpente covato sotto la bomba della prescrizione
- I profili identitari del "falso innocuo", del "falso grossolano" e del "falso inutile"
- Emoderivati, niente prova del nesso di causalità
- Anche gli omeopatici scaduti fanno scattare il reato di commercio di medicinali guasti
- Firenze: a Sollicciano condizioni disumane, il carcere va abbattuto e ricostruito










