di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 agosto 2019
Collaborazione tra Antigone e Sism per studiare le patologie. L'associazione Antigone, in collaborazione con Sism Segretariato Italiano Studenti Medicina, ha dato vita a una collaborazione il cui scopo è accrescere la conoscenza sulle patologie presenti in carcere e sulle loro cause. Il carcere facilmente si sviluppano malattie e le si cura più difficilmente che all'esterno.
di Luca Bottura
La Repubblica, 14 agosto 2019
Potrebbe apparire quantomeno una forzatura definire Matteo Salvini il mandante morale della lapidazione subita da un bangladese, sul lungomare di Napoli, a opera di una baby gang. Invece è solo un'imprecisione. Perché insieme a Salvini, ai suoi spin doctor, a chi si nutre delle sue briciole razziste per piccolo tornaconto personale, i mandanti sono tantissimi.
E una mandante Giorgia Meloni, altra dispensatrice di bufale, che ancora ieri condivideva la fake news secondo cui Carola Rackete ha ricevuto ordine di portare migranti in Italia direttamente da Angela Merkel. È mandante Luigi Di Maio, che per intercettare qualche voto a destra ha coniato la divertente definizione di "taxi del mare" per le carrette sgonfie che fanno da bara alle speranze dei disperati.
È mandante chi, a "sinistra", ha spacciato per emergenza un'emergenza che non esiste se non nell'agenda altrui. Ha stimolato l'evoluzione intellettuale dei propri. Ha cooptato parole d'ordine ipocrite come "aiutiamoli a casa loro" e intanto ha permesso che, culturalmente, diventasse un po' meno doloroso ammazzarli a casa nostra.
Sono mandanti i giornali che campano di odio, che per quattro copie in più spargono livore, che aizzano le folle contro nemici immaginari, che gonfiano la pancia del Paese di nuovi gas tossici, e poi magari vanno a fare i simpatici, i compiti, gli elegantoni, nei talk show di prima serata. Sono mandanti quei talk show di prima serata, in primis berlusconiani, ora non più, che da almeno vent'anni danno voce ai peggiori razzisti, ai commentatori più violenti, che conferiscono dignità formale a parole, concetti, disegni inaccettabili.
Sono mandanti i telegiornali che specificano la nazionalità di ogni reprobo straniero, dando visibilità nazionale a notizie che un tempo sarebbero rimaste - non tutte - nelle cronache locali, e tacciono le prodezze dei criminali italiani. Mafie in testa. Sono mandanti tutti gli "italiani brava gente", i bandierini da social, i fasci conclamati, gli Adolph Hipster tutti polo firmata e moschetto, gli spacciatori di fuffa fascista che monetizzano il proprio odio e scrivono i loro libriccini pieni di falsità come fossero controinformazione, lordando, inquinando, i pozzi della civiltà, come se tutto fosse sullo stesso piano, come se vittime e carnefici fossero la stessa cosa.
Ma soprattutto rischiamo di essere mandanti noi, ogni volta che tutto questo ci sembra normale, ricevibile. Ogni volta che non reagiamo come possiamo, magari attivamente, a questa montagna di liquami che tutto sommerge e tutto affoga.
Ogni volta che derubrichiamo gli episodi che si susseguono: "Erano solo ragazzi", "Sarà stato uno spacciatore", "Non sono razzista ma". E la pancia - ce l'abbiamo pure noi duole sempre di più. C'è un'unica medicina: anche se è impopolare, restare umani. Perché il comportamento personale è l'ultimo atto politico che ci è rimasto. Per non essere, pure noi, mandanti.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 14 agosto 2019
Quale Governo vi metterà mano adesso non si sa. È certo però che di tempo non ce ne sarà poi molto. Perché, il decreto sicurezza bis, appena convertito in legge dal Senato, in vigore da pochi giorni, proroga, ed è la seconda volta dopo la prima che aveva rinviato ad aprile, sino a fine anno il congelamento della riforma Orlando delle intercettazioni.
di Lisa Zancaner
Il Gazzettino, 14 agosto 2019
Il sovraffollamento delle carceri ha ricominciato "a mordere anche in Friuli". Celle sovraffollate, poco personale e una direttrice "a mezzo servizio". La fotografia scattata dal Coordinatore per i diritti dei detenuti, Corleone: "Situazione inaccettabile, in alcune celle sono in otto con un solo bagno". Il sovraffollamento delle carceri ha ricominciato "a mordere anche in Friuli". Celle sovraffollate, poco personale e una direttrice "a mezzo servizio". È la fotografia scattata da Franco Corleone, Coordinatore dei garanti territoriali per i diritti dei detenuti che ieri mattina ha visitato il carcere di via Spalato con il provveditore regionale all'amministrazione penitenziaria Enrico Sbriglia e la garante dei diritti dei detenuti di Udine, Natascia Marzinotto.
La capienza è di 90 detenuti, ma i carcerati di via Spalato sono 155 e dallo scorso anno nulla è cambiato, anzi. Nulla è cambiato negli ultimi 5 anni. Basta scorrere i numeri del 2014 a livello regionale: 5 istituti per una capienza complessiva di 495 posti, ma un totale di 677 detenuti. "Così il carcere non è accettabile dice Corleone facendo riferimento alla situazione di Udine : alcune celle ospitano 8 detenuti con un solo bagno all'interno".
Una situazione difficile, dunque, "ma il vero problema non sono i metri quadrati, bensì le condizioni di vita nelle celle, problemi di vivibilità diurna e notturna". Eppure stando alle statistiche, a riempire il carcere sono ingressi per detenzione o piccolo spaccio (art. 73), quasi il 30%, detenuti per cui si potrebbero prevedere pene alternative. Tanti, troppi detenuti a fronte di poco personale e una direttrice "a mezzo servizio che si divide tra Udine e Tolmezzo. Preoccupante", aggiunge Corleone.
Tanti bisogni ma poche risorse. Eppure qualche fondo per dare il via ad alcuni lavori c'è. Circa 600mila euro che serviranno in buona parte per ristrutturare l'ex sezione femminile da destinare a attività comuni, un recupero di una parte del carcere finora in pessime condizioni ma che per lo meno, in vista dei lavori, è già stata ripulita. Grande novità l'apertura dell'articolazione psichiatrica che sarà completamente gestita da camici bianchi. Sette posti per tutto il Fvg a completa gestione sanitaria che si andranno ad aggiungere all'ala psichiatrica che sarà realizzata nel carcere di Padova, uniche due articolazioni per tutto il Nordest, "una sorta di isola sanitaria all'interno del carcere".
In via Spalato nascerà uno spazio, "possibilmente verde o comunque uno spazio dedicato ai bambini - afferma la garante dei diritti dei detenuti di Udine, l'avvocato Natascia Marzinotto e c'è la volontà di ampliare anche la stanza colloqui. Speriamo che le risorse, in parte già erogate, siano disponibili interamente e la situazione non cambi con l'avvicendamento del Governo. Sarebbe estremamente importante averle perché nell'ambito della ristrutturazione della sezione femminile, si potrà recuperare stanze dedicate ad aree ricreative o per laboratori.
Uno dei problemi del carcere di Udine prosegue Marzinotto è l'assenza di stanze per fare attività di studio, formazione e attività culturali. Ci sono spazi minimi che non possono ospitare più di 12 persone". Agli spazi, però, va aggiunto il personale e tra le tante carenze dell'istituto di via Spalato c'è quella che riguarda il personale, soprattutto nell'area educativa con la presenza di un solo educatore part time tre volte alla settimana, "che non è in grado di gestire quasi 160 detenuti". Una carenza, insomma, che cozza con le finalità educative della detenzione, ma quest'anno i finanziamenti da parte di Uti e Regione stanno a zero, con plauso ai volontari.
A risolvere il problema del sovraffollamento in Fvg doveva, o meglio dovrebbe, essere il nuovo istituto di San Vito al Tagliamento, con una capienza di 300 detenuti. I lavori dovevano partire a settembre per una durata di 18 mesi, con tanto di piccoli capannoni per avviare i detenuti al lavoro, per rispondere a un'esigenza sentita in regione dove gli istituti sono troppo compressi. Ma la ditta aggiudicataria è stata esclusa così come la seconda arrivata.
"Al momento è tutto fermo", conferma Corleone, mentre le carceri scoppiano e il presidente della Camera penale di Udine, Raffaele Conte denuncia una situazione invivibile negli istituti di Pordenone e Gorizia. Nel carcere pordenonese, a fronte di una capienza di 38 detenuti, le presenze sono 67.
A Gorizia, dati alla mano, il problema non sembra sussistere e, quanto alle condizioni della struttura, il Provveditore Sbriglia tiene a precisare che "sono in corso lavori per migliorare l'istituto". Quanto a sovraffollamento, è esplosiva anche la situazione a Tolmezzo, dove per altro c'è il 41 bis, il cosiddetto carcere duro attualmente con otto internati. Qui i detenuti sono 230 per una capienza di 149 posti.
di Errico Novi
Il Dubbio, 14 agosto 2019
Depositati i testi che modificano la "spazza-corrotti". Non si può dire se l'accordo tra M5S e Pd andrà in porto. Ma di certo tra le incognite che punteggiano il sentiero dell'intesa ci sono pure quelle sulla giustizia. E non sono poche. Perché se è vero che su alcuni dossier le distanze potrebbero rivelarsi meno siderali del previsto (per esempio la riforma dell'ordinamento giudiziario) per altri versi si profila un rischio enorme, in particolare per il Pd: vedersi messo alle strette dalle iniziative garantiste del centrodestra.
Il partito guidato da Nicola Zingaretti, se davvero si acconciasse a formare un esecutivo con i Cinque Stelle, finirebbe fatalmente per essere messo in gravissimo imbarazzo da alcune proposte di legge del neo- rinato centrodestra. Tra i diversi casi, ce ne sono due che spiccano: si tratta di un testo presentato dal capogruppo del Carroccio a Palazzo Madama, Massimiliano Romeo, e di un altro depositato alla Camera da Forza Italia, e certamente destinato a calamitare anche il consenso leghista.
La prima proposta riguarda l'eliminazione degli effetti retroattivi delle norme con cui la spazza corrotti ha esteso ai reati contro la Pa le preclusioni nell'accesso alle misure alternative al carcere, cioè il famigerato articolo 4 bis. La seconda, firmata dal responsabile Giustizia di Forza Italia Enrico Costa, punta - udite udite - a sopprimere la "nuova" prescrizione introdotta, sempre con la spazza corrotti, a inizio gennaio. Due siluri che costringerebbero i dem a scegliere tra garantismo e sintonia con il nuovo alleato. Due azioni di disturbo che metterebbero a dura prova la tenuta di un sodalizio politico che prima ancora di nascere pare a tutti, per mille ragioni, carico di insidie.
L'iniziativa di Romeo al Senato riprende in modo quasi fotostatico un'analoga proposta di legge presentata proprio da Costa alla Camera nel febbraio scorso. Nel mirino c'è appunto l'efficacia anche retroattiva della misura inserita all'articolo 1 comma 6 della spazza corrotti che, a chi è condannato per reati contro la Pa, impedisce di chiedere l'applicazione di misure alternative alla galera, salvo dimostrare, dopo l'incarcerazione, disponibilità a collaborare con la giustizia. La modifica entrata in vigore a inizio anno ha già prodotto effetti paradossali in numerosissimi procedimenti che non solo riguardavano reati commessi molto prima della promulgazione della legge, ma per i quali spesso i condannati avevano preventivamente optato per riti come il patteggiamento proprio in vista dei benefici a cui avrebbero così potuto accedere, benefici clamorosamente svaniti con la spazza corrotti.
A inizio marzo il sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi, sollecitato da Costa, aveva prefigurato una norma di interpretazione autentica che sottraesse alla ghigliottina della riforma almeno i processi già definiti e per i quali mancasse il solo ordine di esecuzione. Ritocco in ogni caso parziale: così la proposta "anti-retroattività" del deputato azzurro, di appena un articolo, era stata assegnata alla commissione Giustizia di Montecitorio a inizio aprile, senza però essere mai messa all'ordine del giorno.
Ora a Palazzo Madama ci prova il capogruppo del Carroccio, che potrà contare su un presidente della commissione Giustizia che al Senato è a sua volta un leghista, Andrea Ostellari, e che non esiterebbe certo a spingere lo stop alla spazza corrotti nella pole position dei fascicoli da esaminare. Anche considerato che nel frattempo quelle norme sull'esclusione dei benefici penitenziari sono state inviate alla Consulta, per sospetta incostituzionalità, da diversi giudici di merito e, poche settimane fa, persino dalla Cassazione.
Su questa batteria di incursioni in materia di giustizia penale, il ritrovato centrodestra potrebbe contare sulla regia di una figura altrettanto sagace come la "quasi- ex" ministra alla Pa Giulia Bongiorno. È a lei che il Carroccio si affida per sbrogliare le matasse legislative in ambito giudiziario. E Bongiorno certo non si farebbe sfuggire l'occasione offerta dall'altro testo depositato da Costa, il più recente, a cui si è fatto cenno all'inizio: quello con cui sarebbe soppressa, come detto, la nuova norma che abolisce la prescrizione in tutti i processi penali dopo la sentenza di primo grado. Il responsabile Giustizia di Fi l'ha presentata pochissimi giorni fa, lo scorso primo agosto, proprio a ridosso del deflagrare della crisi di governo. Neppure è stato assegnato, ovviamente, alla competente commissione Giustizia.
Ma sarebbe l'arma che anche la Lega (Bongiorno innanzitutto) sarebbe ben lieta di brandire contro i Cinque Stelle e soprattutto il Pd. Il tratto di penna sulla prescrizione bloccata dopo il primo grado realizzerebbe la tesi leghista per cui una simile norma non possa entrare in vigore senza la preliminare riforma complessiva del processo, allo stato difficile da recuperare.
Con la richiesta di approvare la pdl di Costa, azzurri e salviniani metterebbero, di nuovo, il Pd alle strette: lo obbligherebbero a dimostrare di avere a cuore le ragioni del garantismo, a costo di mettere a dura prova l'eventuale alleanza con il Movimento, senza neppure avere avuto il tempo di abituarsi all'imprevedibile matrimonio.
camerepenali.it, 14 agosto 2019
L'Ufficio del Garante nazionale delle persone detenute o private della libertà personale è una autorità indipendente posta a tutela sia delle persone recluse, sia delle persone che per qualsiasi ragione sono private della libertà. Il Garante, come è suo dovere, ha chiesto informazioni alla Guardia Costiera, circa le condizioni delle persone a bordo della nave "Open Arms", soggetta al divieto ministeriale di ingresso nelle acque nazionali.
Ristretti Orizzonti, 14 agosto 2019
Il Garante nazionale dei detenuti si costituisce parte offesa. Apprendiamo la notizia della morte di una giovane nell'ospedale di Bergamo a seguito dell'incendio scoppiato proprio nel reparto di psichiatria dove era ricoverata. La ventenne, secondo quanto dichiarato dall'ospedale in una nota, era stata "bloccata" pochi istanti prima. Forse è proprio per il fatto di essere contenuta al letto che non si è riusciti a mettere in salvo la giovane, come è stato invece possibile per tutti gli altri pazienti. La Regione Lombardia ha già chiesto l'istituzione di una commissione di verifica, mentre sarà la Procura della Repubblica a individuare le eventuali responsabilità.
Il Garante nazionale, da parte sua, si costituirà come parte offesa, così come fa in ogni caso di morte di persone private della libertà, quando il decesso è connesso con la situazione di restrizione. Il Garante nazionale nell'esprimere la propria vicinanza alla famiglia della giovane vittima, sottolinea ancora una volta la drammaticità della contenzione delle persone nelle istituzioni psichiatriche e delle sue possibili conseguenze.
ilgerme.it, 14 agosto 2019
Altro che "al fresco", il carcere in questi giorni sembra una fonderia, commenta così sarcastico il sindacalista della segreteria confederale Uil Cst Adriatica Gran Sasso Mauro Nardella, che continua: "Oggi un carcere compreso quello di Sulmona è praticamente un misto di cemento e ferro sormontato da guaina attira calore. Il tutto in un contesto ove la limitatissima libertà di movimento ne accentua il disagio e con tutto ciò che ne consegue in ordine a stress e malesseri vari. Per quel che è stato possibile fare dobbiamo dire che la Direzione del penitenziario di piazzale vittime del Dovere l'ha fatto. Tuttavia ciò non è assolutamente sufficiente stante proprio l'impossibilità oggettiva di stemperare, con semplici climatizzatori e per di più allocati nei soli box riservati agli agenti, una struttura a massima conducibilità termica".
"Nel reparto infermeria - continua Nardella - ove allo stato equiparare gli ambienti di una fonderia non è un eufemismo farlo, si sta vivendo il maggiore disagio. Ciò rappresenta un autentico controsenso visto che è proprio in tale contesto, ove sono ricoverati appunto detenuti con diverse patologie, che manca del tutto una tutela in termini di salubrità legata al caldo.
Lo Stato deve fare qualcosa e presto. Rivedere i parametri adeguandoli alle attuali norme in materia di salubrità è un passo che non può più procrastinare. Ne vale della salute di chi in tali contesti è costretto svariati motivi a starci. Al garante dei detenuti chiederemo di partecipare in simbiosi con noi all'opera di rilevamento e rivelamento delle cattive condizioni alle quali sono costretti a sottostare detenuti ed agenti di polizia penitenziaria".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 agosto 2019
Vivono in condizioni sempre più difficili con una assistenza sanitaria insufficiente e il caldo di questi giorni peggiora le cose. Formalmente non è un carcere, ma di fatto lo è ed è anche di gran lunga peggio. Parliamo del Centro di permanenza per il rimpatrio (Cie) Roma-Ponte Galeria, dove sono trattenuti gli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno.
A denunciare la situazione critica è il garante regionale delle persone private della libertà Stefano Anastasìa che nei giorni scorsi è andato a far visita. Si tratta di una struttura che accoglie 157 persone, precisamente 106 uomini e 51 donne. Particolarmente critica è la situazione nel reparto maschile recentemente riaperto e subito riempito, in gran parte da ex- detenuti che vengono trasferiti all'interno della struttura alla fine della pena.
Suddiviso in otto sezioni chiuse e separate tra loro da grate e cancellate alte circa otto metri, gli ospiti hanno segnalato alcune criticità, che riguardano la somministrazione dei pasti, l'impossibilità di utilizzare telefoni personali, l'assistenza sanitaria carente e la scarsità del personale, ridotto a soli otto operatori per turno, ciò ricade sugli spostamenti degli ospiti nella struttura, che devono essere sempre sorvegliati.
"Già nelle scorse settimane avevo rappresentato alla Prefettura di Roma il problema della comunicazione con l'esterno, che non può essere garantita dall'uso di telefoni fissi a scheda, troppo dispendiosi economicamente per i trattenuti - ha spiegato Anastasìa. Oggi ho scritto al Direttore generale della Asl Rm3, competente per territorio, affinché sia al più presto riattivato il protocollo con la Prefettura, che fino a ottobre dello scorso anno ha garantito la presenza quotidiana a Ponte Galeria di medici Asl, sia a fini certificatori che per la prenotazione di accertamenti diagnostici e visite specialistiche negli ambulatori del territorio".
L'edificio di Ponte Galeria era stato riaperto pochi mesi fa, a maggio, dopo che nel 2015 era stato danneggiato a seguito di una rivolta di alcuni migranti ospitati all'interno del centro. Il 5 luglio scorso 30 migranti erano fuggiti dal Cie. Avevano inscenato una rivolta in tarda serata. I migranti hanno sfondato le porte e scavalcato le recinzioni fuggendo nelle campagne circostanti. Delle trenta persone scappate, la maggior parte sono state riprese. I migranti reclusi nel centro, formalmente vengono chiamati ospiti, ma di fatto sono detenuti.
Ma con la differenza che hanno meno garanzie dei detenuti reclusi nelle carceri. Quest'ultimi - come ha spiegato più volte l'autorità del garante nazionale delle persone private della libertà - hanno il magistrato di sorveglianza che oltre a vigilare sulla legittimità del loro essere detenuti deve (o dovrebbe) vigilare anche sulle condizioni interne.
Mentre, nei centri per il rimpatrio il giudice di pace vigila sulla correttezza dell'averli messi lì ma non vigila poi sulle condizioni interne. In più emerge un dato che il Garante nazionale Mauro Palma ha esposto recentemente alla commissione della camera sull'indagine conoscitiva in materie di politiche dell'immigrazione. "Delle 2.267 persone che sono state trattenute nei centri nei primi sei mesi - ha spiegato Palma alla camera - soltanto una percentuale pari al 39,3 per cento è stata rimpatriata. Tale questione ci pone il problema della legittimità della privazione della libertà per le rimanenti persone".
Trattandosi di Centri per il rimpatrio, teoricamente lo scopo del trattenimento è funzionale a un effettivo rimpatrio. "Nel momento in cui, invece, diventa una misura indipendente dall'effettivo rimpatrio - ha spiegato sempre il garante in commissione - c'è il rischio che essa sia soltanto una misura che agisce sul piano simbolico e sul piano dell'avvertimento, come un messaggio del tipo: non venite in Italia, perché rischiate di essere trattenuti, indipendentemente dal fatto che poi questo avvenga con il rimpatrio".
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 14 agosto 2019
In tempi di "buttare la chiave" l'iniziativa del Partito Radicale vale di più. Il ministro Guardagalere Alfonso Bonafede, quello secondo cui l'unico modo per scontare una pena è il carcere, probabilmente toglierà il disturbo, comunque vada la faccenda del governo. Il dottor Davigo, quello secondo cui esistono solo colpevoli che non sono ancora stati acciuffati, si può sperare che avrà meno influenza sulle linee di condotta di Via Arenula.
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