affaritaliani.it, 2 ottobre 2019
Torna la Guerra di Parole, sfida dialettica che vede confrontarsi studenti dell'Università Statale di Milano e detenuti di San Vittore. Studenti dell'Università Statale di Milano sfidano i detenuti del carcere di San Vittore in una guerra... di parole. Torna con una nuova edizione la particolare sfida dialettica promossa da PerLaRe-Associazione Per La Retorica, che prevede anche un corso gratis di public speaking per tutti i partecipanti.
La squadra degli studenti e quella dei detenuti saranno preparate separatamente da PerLaRe e si incontreranno tra loro solo il giorno del dibattito, che si terrà a Milano nel carcere di San Vittore, il 23 novembre. Le lezioni di public speaking dedicate agli studenti si terranno nella sede dell'Università. Sono previsti in tutto quattro incontri, con l'esperta di retorica Flavia Trupia, l'attore e regista Enrico Roccaforte, il rapper Amir Issaa. Una giuria di esperti decreterà infine la squadra vincitrice.
Iscrizioni entro il 14 ottobre inviando una mail a
"La Guerra di Parole - spiegano gli organizzatori - non è un talent show. Gli organizzatori non cercano talenti innati, ma ragazzi e ragazze che abbiano voglia di migliorare le proprie capacità di parlare in pubblico e di mettersi in gioco".
Obiettivo del progetto #GuerradiParole, giunto alla quarta edizione, è preparare i partecipanti ad affermare le proprie ragioni solo con lo strumento pacifico della parola. La squadra vincitrice sarà quella maggiormente in grado di difendere la propria tesi con argomentazioni credibili, senza perdere la calma, alzare la voce o insultare.
In generale, le gare di retorica hanno la finalità di preparare i partecipanti ad affrontare la vita e il lavoro, contesti in cui è inevitabile confrontarsi con opinioni diverse. La #GuerradiParole è un format registrato e ha vinto il premio Prodotto Formativo dell'Anno 2016.
tuttoggi.info, 2 ottobre 2019
L'evento, organizzato da Fulgineamente, vuole mettere in relazione i cittadini di Foligno con una realtà carceraria. L'associazione Fulgineamente, presieduta da Ivana Donati, organizza a Foligno, nei giorni 4, 5 e 6 ottobre, una mostra-convegno sul volontariato in carcere, presso la sala Piermarini in corso Cavour, con il patrocinio del Comune di Foligno e della Fondazione Carifol. L'associazione opera, con numerosi volontari, da tre anni nella casa di reclusione di Spoleto con il progetto "Lib(e)ri dentro", e nell'ultimo anno anche nel carcere di Capanne. L'evento vuole mettere in relazione i cittadini di Foligno con una realtà, quella carceraria, sulla quale si riversano tanti pregiudizi, e che può invece riservare sorprese ove si ponga mente al cammino di riconciliazione che tanti detenuti compiono.
Questo cammino molto spesso passa dagli studi scolastici, dall'arte, dalla cultura in generale, dalla musica e dal teatro, con il contributo, a volte determinante, dei volontari. In questo contesto nascono opere artistiche di rilevante valore, itinerari scolastici che si concludono con la laurea, oppure interpretazioni teatrali di successo. A questo proposito la compagnia SineNomine, diretta dal prof. Giorgio Flamini, che presenterà a Foligno due spettacoli, costituisce una ibridazione tra il dentro ed il fuori, poiché annovera tra le sue fila attori detenuti e attori professionisti. Il momento del confronto sarà rappresentato dalla tavola rotonda di domenica 6 ottobre alle 10, nella quale i volontari parleranno della loro esperienza e dove interverranno anche detenuti ed ex detenuti.
Il programma in particolare prevede: venerdì 4 ottobre alle 17, alla sala Piermarini in corso Cavour, inaugurazione della mostra; alle 17.30 la prof.ssa Daniela Masciotti, il dott. Giovanni Spada e il sig. Ye Jiandong illustreranno il progetto sul lager di Bolzano, da loro curato sotto la direzione della prof. Olga Lucchi, di cui sarà ricordata l'appassionata attività in carcere. Si concluderà alle 19 con un aperitivo.
Il sabato mattina, 5 ottobre, sono previste visite guidate delle scuole superiori di Foligno con letture di scritti di detenuti. Il pomeriggio del sabato sarà dedicato alla presentazione di due tesi di laurea. La prima "Il cibo in carcere", alle 16, vedrà protagonista il dott. Tommaso Amato, laureato in scienza delle comunicazioni nel 2017. La tesi sarà illustrata dal prof. Giovanni Pizza, docente dell'Università di Perugia. La seconda "Lettere dal carcere di Antonio Gramsci", alle 18, verrà presentata dal prof. Fausto Gentili e dal dott. Luigi Della Volpe, che con questo lavoro ha conseguito la laurea nel 2017.
Il mattino di domenica 6, a partire dalle 10, ci sarà la già menzionata tavola rotonda sul volontariato in carcere. Il pomeriggio, per la felicità di adulti e bambini, la compagnia SineNomine proporrà alle 16, presso la sala Piermarini, lo spettacolo "Pinocchio scomposto", realizzato nell'ambito del festival di Spoleto di questo anno, e che ha avuto ampi consensi di pubblico e critica.
Alle 17.30 si proseguirà con la presentazione della terza tesi a cura della prof.ssa Francesca Gianformaggio, che insieme al dott. Patrizio Trovato parlerà de "I paesaggi di Giuseppe Verga".
Gli incontri del pomeriggio si concluderanno, alle 18.30 con un libro: "Il risolutore", scritto dal detenuto Giambattista Scarfone, pubblicato da Morlacchi; ne parleranno il cugino dell'autore, dott. Antonio Scarfone e le volontarie Alessandra Squarta e Luciana Speroni. L'iniziativa si concluderà allo Zut, alle ore 20.30, con lo spettacolo teatrale "Monologhi" interpretato dagli attori della compagnia SineNomine, per il quale è necessaria la prenotazione al numero 3472939271. Responsabili e curatrici del progetto sono Rita Cerioni e Lucia Vezzoni, volontarie nella casa di reclusione di Spoleto.
di Silvia Morosi
Corriere della Sera - Buone notizie, 2 ottobre 2019
Bollate - Le "Carte Bollate" per informare. Un giornale scritto, pensato e finanziato dai detenuti, aiutati nella redazione da alcuni volontari, giornalisti professionisti ed esperti di comunicazione. Un bimestrale che non si occupa solo di raccontare la situazione e i problemi dentro il carcere, ma che fa informazione, per raccontare il mondo "visto dalle sbarre".
Nato nel 2002 e attualmente diretto da Susanna Ripamonti, Carte Bollate ha l'obiettivo di creare canali di dialogo con la società civile ed essere uno strumento di dibattito con l'Istituzione carceraria. Dai primi mesi del 2011 ha anche avviato un'attività di formazione, rivolta alle scuole di giornalismo e ai giornalisti professionisti.
San Vittore - Diventare chef tra feste e buffet. Scoprirsi chef all'interno del carcere è possibile grazie alla Libera Scuola di Cucina gestita dalla cooperativa sociale "A&I". Un meccanismo virtuoso di reinserimento nel lavoro che dal 2012 coinvolge le detenute in percorsi formativi che ne sviluppino le competenze professionali, spendibili un domani nella ristorazione. La particolarità di questo progetto è quella di affiancare alla teoria anche la pratica, con l'organizzazione di eventi didattici nei quali - guidati dagli educatori sperimentare il lavoro sul campo con la simulazione di buffet, l'organizzazione di feste a tema o buffet in carcere aperti alla cittadinanza, imparando anche il servizio a tavola.
Opera - Riscatto (e lavoro) arrivando dal pane. Un forno che cuoce a pieno ritmo, un gruppo di detenuti in cerca di riscatto e la voglia di creare con il lavoro un ponte con il mondo esterno. È nato così nel 2013 il progetto della cooperativa "InOpera", un laboratorio di panetteria e prodotti da forno - fatti come una volta - all'interno della Casa di reclusione: "Rispondiamo al mercato con un prodotto naturale, che dura di più, che aiuta a evitare sprechi e offre qualità e risparmio per il consumatore". Solo così, con una professionalità in mano, chi per troppo tempo è stato lontano dalla vita civile può tornare a guardare al futuro con fiducia e responsabilità.
Beccaria - Rugbisti in campo con gli "All Blacks". Imparare sul campo l'importanza delle regole e il significato della lealtà. Sono questi i principi che portano alla meta la "Freedom Rugby", la squadra del minorile Beccaria attiva dal 2008. Ogni sabato i ragazzi prendono parte agli allenamenti organizzati per loro da alcuni volontari a rotazione tra allenatori, educatori e giocatori dell'As. Rugby Milano, che varcano il portone di via Calchi e Taeggi. Tra i tanti traguardi ottenuti anche l'arrivo nel dicembre 2009 degli "All Blacks", scesi nel piccolo campo dell'Istituto per un allenamento, e nel 2012 la realizzazione del documentario "All Bec, il senso di una meta", che racconta il significato profondo di questa esperienza (che va oltre le regole del gioco).
Bollate - Un vivaio di rose e futuri giardinieri. Si chiama Cascina Bollate, è una cooperativa nata nel 2007 nel carcere milanese da cui prende il nome. Vi lavorano giardinieri detenuti e non, che coordinati da Susanna Magistretti imparano un mestiere in un vivaio di erbacee perenni, graminacee, buddleje e una collezione di rose antiche messa a punto con Anna Peyron. Obiettivo: portare dentro una impostazione professionale, portare "fuori" lavoratori e prodotti di qualità. "Il giardino - ricorda il loro motto - non è solo un luogo di pace, è anche un posto dove attraverso i fallimenti si imparano la pazienza, la costanza, la precisione".
San Vittore - Viaggio sulla Nave fuori dalla droga. C'è una 'Navè al quarto piano del terzo raggio per i detenuti con problemi di dipendenza. Un reparto speciale dove si cerca di dare concretezza all'articolo 27 della Costituzione: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Un reparto rivoluzionario in cui dal 2002 le celle sono aperte dodici ore: in questo tempo si susseguono attività terapeutiche sulle sostanze e le dipendenze, lezioni di legalità, la realizzazione del mensile L'Oblò, l'appuntamento settimanale con le prove del Coro, l'educazione all'ascolto della musica con il progetto "C02" di Franco Mussida, gli incontri sull'arte e molto altro.
Opera - "Opera liquida": il teatro che unisce. Il teatro come strumento di espressione e condivisione. Dal 2009 l'associazione e compagnia 'Opera liquida' è attiva all'interno del carcere con un laboratorio per i detenuti di media sicurezza. L'idea è di utilizzare il palcoscenico come luogo di riflessione, oltrepassando le sbarre, su temi di attualità, portando in scena opere originali che nascono dai testi degli attori detenuti: l'idea - si legge sul sito - è quella di "trasformare la liquidità da dato negativo della vita contemporanea a valore". L'esperienza del teatro unisce così alla società le persone che stanno scontando una pena, in una riflessione che può favorire il cambiamento e il superamento di pregiudizi e luoghi comuni.
Beccaria - Imparo il mestiere e qui non torno più. Come abbattere il tasso di recidiva tra i minori che hanno avuto un'esperienza in carcere? La risposta è una: con il lavoro. È questa la convinzione che ha spinto il minorile Beccaria a realizzare insieme con la cooperativa Cidiesse - nata nel quartiere di Città Studi nel 1989, inizialmente occupata nel reinserimento lavorativo di ex tossicodipendenti - un laboratorio per insegnare ai ragazzi reclusi a realizzare circuiti elettrici per l'automazione industriale: i giovani imparano, così, a leggere schemi elettrici e a comporre i quadri. Il corso inizia durante il periodo di detenzione, ma prosegue anche dopo l'uscita dal carcere. Dalla strada al lavoro: "Dal bullo al bullone".
di Marcella Pace
Il Centro, 2 ottobre 2019
Dopo la segnalazione di Pettinari (M5S), il sottosegretario annuncia la redistribuzione dei detenuti. Sovraffollamento della casa circondariale. Sottodimensionamento dell'organico in servizio effettivo. Malfunzionamento dei sistemi di sicurezza automatizzati, danneggiati durante uno degli eventi alluvionali della scorsa primavera.
Carenza di posti dedicati a detenuti con problemi psichici. Sono queste le criticità in cui versa il carcere di Pescara, accertate dal vice presidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari e segnalate al ministro Alfonso Bonafede e al sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi. Criticità che sono state ulteriormente constatate nella visita di ieri mattina del garante dei detenuti della Regione Abruzzo, Gianmarco Cifaldi, accompagnato proprio da Pettinari.
L'11 giugno scorso, Pettinari, dopo un'ispezione, ha inviato una prima lettera al ministro Bonafede, alla quale è seguito, il 19 settembre, un sollecito, diretto al sottosegretario Ferraresi. Nella nota il vicepresidente fa riferimento a un "pesante sovraffollamento" ma anche a "turni massacranti".
Alla comunicazione è stata allegata una relazione della segreteria provinciale di Pescara del sindacato autonomo di polizia penitenziaria. E i numeri parlano chiaro. Il carcere di San Donato ha una capienza di 270 reclusi, mentre ne detiene 390. L'organico del personale di polizia penitenziaria ammonterebbe a 160 unità ma in servizio effettivo ce ne sono 126, di cui 13 ispettori, 2 sovrintendenti, 96 assistenti uomini e 15 donne. "Le 34 unità di poliziotti mancanti", riporta la relazione, riguardano "17 non assegnate e 17 distaccate in altri uffici". Il sindacato, pertanto, suggerisce di far rientrare almeno 15 unità maschili, tanto più che il personale è gravato da turni fino a 12 ore.
"Nella corrispondenza con il ministero", sottolinea Pettinari (del M5s), "ho posto più volte la questione delle strumentazioni usurate per le porte elettriche che dividono un settore dall'altro e dell'elevato numero di detenuti a fronte di pochi agenti di polizia penitenziaria. Una carenza ancor più evidente nel reparto psichiatrico della casa circondariale di Pescara. Il reparto, gestito dalla Asl, ha spazio per 6 detenuti con problemi psichiatrici, ma spesso a causa del sovraffollamento il numero cresce, toccando anche punte di 20 persone che necessitano di assistenza psichiatrica. Quando lo spazio manca, questi detenuti sono trasferiti in altri settori del carcere, entrando così a contatto con altri ospiti. Si creano situazioni potenzialmente molto pericolose che il poco personale deve gestire al meglio delle sue possibilità. Il rischio purtroppo è grande", commenta Pettinari.
Ma qualcosa potrebbe accadere. "Dal ministero, proprio questa mattina" (ieri per chi ci legge), "ho ricevuto una risposta a firma del sottosegretario Ferraresi che mi aggiorna sull'impegno a monitorare l'interlocuzione per quanto riguarda l'elettrificazione dei cancelli". In merito al sovraffollamento, la soluzione potrebbe giungere dall'operazione di ridistribuzione di 280 carcerati su tutto il territorio nazionale, dei quali 91 nel distretto del provveditorato regionale del Lazio, Abruzzo e Molise.
"Per la situazione relativa alla popolazione detenuta nel corso dell'anno 2019", scrive a questo proposito Ferraresi, "al fine di garantire un'equa distribuzione sul territorio nazionale dei reclusi, sono stati emessi provvedimenti deflattivi per la movimentazione di circa 280 unità". Nessun riferimento, invece, al sottodimensionamento dell'organico, mentre viene ribadita la presenza di un reparto per 7 detenuti affetti da disturbi psichiatrici.
"Su quest'ultimo punto, tornerò a chiedere maggiori delucidazioni. L'attenzione è alta", conclude Pettinari, "e la risposta di Ferraresi mi fa ben sperare sull'intenzione di non abbandonare a sé stessa la casa circondariale di Pescara, dal canto mio di certo non abbasserò la guardia e continuerò a sollecitare il ministero e tutti gli organi competenti su quanto accade in Abruzzo".
di Simona Volpicelli
21secolo.news, 2 ottobre 2019
Protesta dei detenuti del carcere di Secondigliano, per mancanza di linea Sky e la scarsa qualità di carne del vitto. Durante la giornata di lunedì 30 settembre, un episodio decisamente insolito è avvenuto presso il carcere di Secondigliano, in provincia di Napoli. I detenuti si sono "uniti" ed organizzati in una protesta, riguardante sia la mancanza di segnale Sky nelle celle, sia la dubbia qualità della carne loro offerta.
La protesta è stata inscenata da circa quaranta detenuti, appartenenti al circuito Media Sicurezza nel Centro Penitenziario, i quali, verso le 13.00 del mattino, hanno dimostrato il loro dissenso, per le suddette "mancanze" loro offerte, attraverso un blocco effettuato nel cortile, rifiutandosi di rientrare nel rispettivo reparto di appartenenza. Si sono così barricati nel cortile del carcere, rifiutandosi di rientrare nelle apposite celle, utilizzando i carrelli del vitto per creare una barriera ed ostruire i passaggi.
Le motivazioni che hanno scatenato la protesta dei detenuti riguardano, nel dettaglio, sia la mancanza della trasmissione della linea Sky, offerta ai detenuti dalla Curia di Napoli e trasmessa nelle celle, sia la qualità della carne, che, secondo il loro giudizio, non sarebbe di buona qualità.
Ovviamente, sono stati attimi di tensione, tanto che i poliziotti hanno pensato di dover intervenire in un'azione anti - sommossa per riportare la situazione ad uno status regolare, ma, per fortuna, hanno cercato, con ottimi risultati, di far ragionare i detenuti, riuscendo a far si che rientrassero nelle loro celle, evitando così l'utilizzo di azioni di forza. La protesta è stata placata in un paio d'ore, tanto che alle 15.30 i detenuti erano già rientrati regolarmente nelle rispettive celle.
di Leo Lancari
Il Manifesto, 2 ottobre 2019
Lampedusa 3 ottobre 2013. Furono 368 le vittime del naufragio al largo dell'isola, 155 i sopravvissuti. Le immagini delle bare allineate all'interno dell'hangar, con le quattro più piccole e bianche posizionate davanti a tutte, hanno fatto il giro del mondo e resteranno tra quelle destinate a diventare uno dei simboli dei tanti drammi dell'immigrazione. Furono 368 le vittime del naufragio avvenuto il 3 ottobre 2013 davanti Lampedusa, la tragedia che, almeno per qualche tempo, riuscì a cambiare le politiche europee sull'immigrazione. Dopo quel dramma, infatti, il governo italiano, allora premier era Enrico Letta, diede il via all'operazione Mare nostrum che in 12 mesi di attività riuscì a salvare più di 160 mila uomini, donne e bambini. Grazie a quella missione "l'Italia ha salvato l'onore dell'Europa", dirà anni dopo il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, quando ancora la politica dei porti chiusi era presente solo nei peggiori incubi.
Non sono ancora le cinque del mattino quando il barcone con a bordo tra i 500 e i 550 migranti partiti il primo ottobre dal porto libico di Misurata, si avvicina finalmente alle coste italiane. Solo mezzo miglio separa l'imbarcazione, un vecchio peschereccio lungo venti metri, dall'isola dei Conigli. Non più di due chilometri dal porto di Lampedusa. In quei giorni l'isola è ancora piena di turisti che si godono la coda dell'estate, gli alberghi sono pieni, gli ombrelloni degli stabilimenti tutti occupati. Condizioni meteorologiche favorevoli alla partenze dei migranti, tanto che quella stessa notte la Guardia costiera era intervenuta in soccorso di altri due barconi con 460 persone a bordo. Nessuno quindi, probabilmente, si aspettava che una terza imbarcazione fosse in arrivo.
Secondo le testimonianze dei sopravvissuti uno degli scafisti avrebbe acceso uno straccio per attirare l'attenzione dei soccorritori, provocando così un incendio. Presi dal panico, i migranti si sarebbero spostati tutti sullo stesso lato del peschereccio provocandone il rovesciamento. A centinaia caddero in acqua, molti dei quali affogarono subito, ma furono tantissimi quelli che rimasero prigionieri sullo scafo.
I primi ad accorgersi di quanto stava accadendo furono alcuni pescatori che intervennero subito, ma i tentativi di salvataggio furono resi più difficili della nafta che si era mischiata all'acqua. "Mi sono salvato aggrappandomi ai corpi senza vita dei miei compagni di viaggio che galleggiavano accanto a me", racconterà anni dopo uno dei sopravvissuti, Eskindr, un giovane eritreo diciottenne all'epoca della tragedia. "Sono rimasto in acqua quattro ore, ho aiutato altra gente a restare a galla e a salvarsi durate quel tempo".
Quella di Lampedusa fu sopratutto una strage di eritrei. Delle 368 vittime, 360 fuggivano infatti dall'Eritrea, mentre le restanti otto provenivano dall'Etiopia. 155 furono invece le persone tratte in salvo, tra cui 41 minori. Per quella strage il 13 febbraio 2015 un somalo indicato dai sopravvissuti come uno degli scafisti, è stato condannato a 30 anni di carcere per tratta di esseri umani, associazione per delinquere e violenza sessuale. Sentenza confermata il 15 aprile 2016 dalla Corte di Assise di Appello di Palermo.
Grazie al Comitato 3 ottobre, nato immediatamente dopo la tragedia, il 16 marzo del 2016 il Senato ha invece approvato in via definitiva l'istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione che si celebra ogni anno a Lampedusa il giorno del naufragio. L'anno scorso nessun esponente del governo gialloverde partecipò alle cerimonie. Ma va detto che neanche il nome di un esponente del nuovo governo giallorosso appare finora nel programma delle manifestazioni di quest'anno.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 2 ottobre 2019
Una legge seria sulla cittadinanza agli immigrati e più ancora ai loro figli è necessaria. Ma è sbagliato continuare a riproporre semplificazioni come invece sta avvenendo. Ogni mattina, quando si alza, Matteo Salvini dovrebbe mandare una torta a certi avversari che gli fanno tutti i giorni lo stesso regalo. Cosa vorreste, voi, se foste al posto del segretario della Lega, ammaccato dopo aver infilato una serie di errori? Sperereste che qualcuno tornasse alla carica con lo ius soli. Manco a dirlo, c'è chi l'accontenta. E insiste tutti i giorni: ius soli! Ius soli! Ius soli! Come Matteo Renzi che su quelle due parole continuò a battere e ribattere come una cinciallegra impazzita contro un vetro. Fino a perdere. Il che oggi consente al leghista di barrire: Eccoli! Sono loro stessi che lo chiamano ius soli! Quello vogliono: basterà partorire a bordo di un barcone per essere italiani!
Sia chiaro: che una legge seria sulla cittadinanza agli immigrati e più ancora ai loro figli vada assolutamente fatta è sacrosanto. Ed è una vergogna che sia stata finora bloccata da questa insensata rissa sullo ius soli o meglio il suo stravolgimento. Le parole pesano. E pare davvero impossibile che chi si spaccia per classe dirigente non sappia che, come hanno scritto Graziella Bertocchi e Chiara Strozzi nel libro L'evoluzione delle leggi sulla cittadinanza: una prospettiva globale lo ius soli puro (la cittadinanza automatica alla nascita: punto) è ormai, letteralmente, fuori dal mondo.
Era applicato nel 1948 dal 47 per cento dei Paesi, nel 1975 dal 31 per cento e oggi, di fatto, solo negli Stati Uniti. Dove, com'è noto, è aperto un dibattito. Tutti gli altri Paesi, infatti, sia che venissero dallo ius sanguinis sia dallo ius soli, sono passati a un sistema misto. Temperato. Che tenesse conto sia dell'uno sia dell'altro sistema. Come quello proposto di Italia. Una scelta di buon senso che nel 2015 fa raccoglieva per l'Istat il via libera di oltre il 70 per cento degli italiani. Consenso poi perduto.
Tema: perché tornare dunque sulla stessa semplificazione insistendo come hanno fatto nei giorni scorsi Matteo Orfini ("per fare lo ius soli ci vogliono solo pochi giorni") e Roberto Giachetti e perfino Roberto Saviano che ha associato in un tweet ius soli e ius culturae come fossero più o meno la stessa cosa? Mah... Le battaglie serie vanno vinte. Non sventolate per la propaganda.
di Andrea Carotenuto
Il Secolo XIX, 2 ottobre 2019
Il Teatro e la musica tornano in carcere con la seconda edizione di "Voci dall'Arca". Dopo il successo della sua prima edizione, la rassegna conferma la sua linea artistica e la sua organizzazione nelle due oramai classiche sezioni: "Note d'autunno", dal 12 ottobre al 7 dicembre 2019, e Parole di primavera, dal 14 aprile al 31 maggio 2020. Il principale obiettivo di "Voci dall'Arca" è quello di portare la società civile nel carcere e le voci del carcere oltre le mura di recinzione grazie ad una programmazione che "sdogani", per i temi trattati e le caratteristiche degli interpreti, il teatro del carcere dal contesto detentivo per aprirlo al territorio e ad un pubblici sempre più numeroso. La Rassegna, attraverso una programmazione di spettacoli ricchi di implicazioni sociali e civili, intende promuovere cultura, inclusione sociale ed educazione alla legalità utilizzando il teatro come un "ponte" tra la popolazione detenuta e la cittadinanza attiva.
Per questo motivo, per ogni spettacolo in programma, è anche prevista una replica dedicata alla popolazione detenuta, nell'ottica di sviluppare un percorso articolato di educazione alla teatralità e di formazione alla visione. I concerti, gli spettacoli e gli eventi collaterali scelti per questa seconda edizione continuano ad essere accomunati dall'idea di mettere insieme un cartellone che, pur con un elevato livello artistico, non trascuri le contaminazioni di genere e le integrazioni con artisti e operatori che muovono i loro passi al di fuori dei circuiti ufficiali ma con le radici ben piantate sul terreno delle contraddizioni sociali, delle mediazioni culturali e degli inevitabili disagi determinati dall'appartenere ad una frangia marginale e spesso contradditoria, ma al contempo così ricca di spunti, per sollecitare un'approfondita analisi sociale, etica e artistica. Un cartellone ricco di appuntamenti che apre la stagione il 12 ottobre con la Compagnia Arakne Mediterranea, un gruppo di artisti, studiosi e ricercatori che si propongono di diffondere e far conoscere le tradizioni, le danze, gli usi e i costumi della terra salentina.
Un'occasione festosa per l'inaugurazione di questa seconda edizione della rassegna che prosegue poi con altri appuntamenti fra i quali l'Ulisse di Igor Chierici e Luca Cicolella e Die Mauer di Eutopia Ensemble, concerto concepito in occasione del trentennale della caduta del muro di Berlino. In un momento storico nel quale si ricomincia tristemente a parlare di innalzare nuovi muri, è il tema del "dialogo" quindi a guidare le principali scelte per la programmazione di questa seconda edizione: dialogo fra culture, dialogo fra generazioni, dialogo come unica possibilità per superare egoismi, conflitti e confini nei quali la civiltà occidentale sembra oggi sempre più spinta dalla paura a rinchiudersi, nell'illusione di poter così preservare i propri privilegi. Tutto ciò sul palcoscenico di un teatro che, collocato dietro le mura di un carcere ma aperto alla città, acquista così una sempre più forte valenza simbolica.
I titoli in programmazione nella sezione teatrale, oltre al tema del dialogo, come per "Antropolaroid" di Tindaro Granata, "Dialogo" di Mauro Simone e "La Classe" di Voci erranti, mettono al centro della loro ricerca anche e soprattutto il fenomeno dell'immigrazione, come accade per "Profughi da tre soldi" della Compagnia Scatenati e "Italiani Cincali" di Mario Perrotta. Altre importanti novità vanno a completare questa seconda edizione: alcune culturali, come la tavola rotonda organizzata in concomitanza con il concerto Die Mauer / Il Muro che, prendendo spunto dalla caduta del muro di Berlino, propone una riflessione sul tema dell'integrazione; altre di tipo organizzativo, come ad esempio la possibilità di acquistare una card per assistere a più spettacoli ad un prezzo scontato.
La rassegna Voci dall'Arca, finanziata dalla Compagnia di San Paolo e con il sostegno della Regione Liguria, dal Comune di Genova e dell'Otto per mille della Tavola Valdese, è stata realizzata in collaborazione con la Direzione della Casa Circondariale di Genova - Marassi e consolida la collaborazione con il Teatro Nazionale di Genova, l'Istituto Vittorio Emanuele II- Ruffini, le Associazioni Fuoriscena, Echo Art ed Eutopia Ensemble. Per assistere agli spettacoli programmati al Teatro dell'Arca è obbligatoria la prenotazione online da effettuare entro tre giorni dall'evento sul sito: www.teatronecessariogenova.org.
reggiotoday.it, 2 ottobre 2019
Si discuterà di carcere, Costituzione e speranza nella sala conferenze di Palazzo Alvaro nei prossimi 4 e 5 ottobre nel convegno dal titolo "Eppur si muove". La prima giornata si aprirà alle ore 15 con parte introduttiva a cura di Armando Veneto avvocato e presidente del Consiglio delle Camere penali. La prima sessione ha come titolo "Ieri, oggi, domani. Un bilancio sulla riforma e sullo stato attuale della penalità penitenziaria".
Ad intervenire: Fabio Gianfilippi, Riccardo Polidoro, Rita Bernardini, Carmelo Occhiuto a coordinare questa prima parte il magistrato del tribunale di Reggio Calabria Fabrizio Forte. "Fiato alla speranza: L'ergastolo ostativo e il dialogo tra le Corti" il tema della seconda sessione che partirà alle 17,15. Interverranno Davide Galliani, Marcello Bortolato, Roberto Lucisano, Roberto Piscitello, coordinerà l'incontro Gianpaolo Catanzariti avvocato, responsabile nazionale Osservatorio carcere Unione delle Camere penali italiane.
Sabato 5 ottobre dalle 9 alle 13 la seconda giornata con la parte introduttiva tenuta da Mariarosaria Guglielmini, magistrato e segretario generale Md. Inizio della terza sessione previsto alle 9,30 su tema " Una penalità da rieducare. Carcere e risocializzazione", a cura di Arturo Capone, Francesca Vianello, Gioacchino Criaco, Gemma Tuccillo con il contributo di Lucia Castellano, sessione coordinata da Cinzia Barillà magistrato Corte di Appello di Reggio Calabria. "Le emergenze del carcere e il carcere dell'emergenza" si svolgerà a partire dalle 11, protagonisti della sessione conclusiva: Elisabetta Zamparutti, Mauro Palma, Alessio Scandurra.
Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Gaetano Calogero Paci coordinerà la quarta sessione di lavori. Le conclusioni saranno affidate a Gian Domenico Caiazza e Riccardo De Vito, Gianpaolo Catanzariti avvocato, responsabile nazionale Osservatorio carcere Unione delle Camere penali italiane, coordinerà la parte finale del convegno. L'evento è in corso di accreditamento per la formazione degli avvocati. Per contatti e iscrizioni:
chiesadimilano.it, 2 ottobre 2019
"Fragilità psichiche e carcere: imparare ad avvicinare e accompagnare autori di reato con patologie psichiatriche". Da sabato 12 ottobre (ore 9, piazza San Fedele 4) il corso per volontari penitenziari promosso da Sesta Opera San Fedele onlus. È dedicato al trattamento delle fragilità psichiche in carcere il ciclo di incontri che Sesta Opera San Fedele onlus, associazione di volontariato penitenziario, promuove in collaborazione con l'Area Carcere e Giustizia di Caritas Ambrosiana e Seac (Coordinamento nazionale enti e associazioni di volontariato penitenziario).
Gli incontri si terranno a partire da sabato 12 ottobre fino a sabato 16 novembre (Sala Ricci, piazza San Fedele 4, dalle ore 9-12.30; no sabato 3 novembre) con l'intervento di esperti, magistrati, psicologi e responsabili delle attività di volontariato. Un'occasione aperta a tutti, per approfondire i temi dell'amministrazione della giustizia e del disagio in carcere.
"Un tema spinoso ma purtroppo sempre più diffuso negli istituti penitenziari", ha sottolineato il Presidente di Sesta Opera, Guido Chiaretti. Il quadro della situazione verrà presentato sabato 12 ottobre da Pietro Buffa, Direttore del Prap Lombardia, e da Tiziana Valentini, coordinatrice degli psicologi che operano nelle carceri milanesi dell'Uos Psicologia Settore Penitenziario dell'Ospedale Santi Paolo e Carlo. Il trattamento e la presa in carico delle persone con fragilità in carcere e nelle misure alternative saranno illustrati sabato 19 ottobre da Giovanna Di Rosa, Presidente Tribunale di Sorveglianza di Milano, insieme a Cosima Buccoliero, Direttore del Carcere di Bollate e del Beccaria, e da Severina Panarello, Direttore Uiepe Lombardia.
Sabato 26 ottobre le esperienze di disagio e rischio suicidario e i diritti alle cure saranno al centro degli interventi di Elisabetta Palù, Vice Direttore carcere di San Vittore, di Roberto Bezzi, Responsabile Area educativa del carcere di Bollate, e di Francesco Maisto, Garante dei detenuti di Milano. Modalità di accompagnamento e di inclusione sociale di detenuti con problemi psichiatrici e il ruolo del Terzo settore saranno invece illustrati sabato 9 novembre, con la partecipazione di Luca Mauri della Cooperativa A&I, responsabile del progetto "Sulla Soglia" che da anni si avvale di un team multidisciplinare, e di vari responsabili delle attività di Sesta Opera.
Infine, sabato 16 novembre verranno proposti criteri, atteggiamenti, metodi e strumenti per avvicinare, incontrare e accompagnare i detenuti. L'iscrizione al corso (50 euro) potrà essere effettuata direttamente sabato 12 ottobre, prima dell'inizio dell'incontro. Per ulteriori informazioni è possibile contattare, da lunedì a venerdì (ore 9.30- 12.30) Sesta Opera San Fedele (tel. 02.863521) oppure scrivere a:
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