di Salvatore De Napoli
La Città di Salerno, 16 agosto 2019
La protesta dei Radicali Italiani contro il tribunale di Sorveglianza. Nelle celle 529 persone su 366 posti. Troppo "duro" il tribunale di Sorveglianza di Salerno. A lamentarsene, ieri, alla fine della visita in carcere di una folta delegazione capeggiata da Donato Salzano dei Radicali Italiani, proprio gli esponenti pannelliani ma non solo.
"Abbiamo un problema oggettivo, quella della giurisprudenza del tribunale di Sorveglianza di Salerno, diversa da alti tribunali di Italia, dove si pensa ai diritti umani e non si è insofferenti ad applicare la sentenza Torreggiani, che prevede anche la possibilità di andare a lavoro per i detenuti - sottolinea Salzano. Notiamo che la giurisprudenza del tribunale di Sorveglianza di Salerno è completamente diversa da quella di altri tribunali, dove un permesso al lavoro lo danno. A Salerno non danno un permesso al detenuto per andare a trovare un familiare che sta morendo o per partecipare ai funerali dei genitori".
Di peso particolare è quanto affermato il magistrato in pensione Claudio Tringali, già presidente del Tribunale di Sorveglianza: "A Salerno c'è una resistenza all'applicazione alle misure alternative al carcere, una resistenza culturale evidente nei provvedimenti giudiziari. Una resistenza che personalmente ho incontrato. Evidentemente la pseudo cultura del ministro (Salvini, ndr)che parla di lasciare in carcere i detenuti aveva degli antesignani". All'uscita dal carcere, Salzano ha tenuto una conferenza stampa alla presenza dei parlamentari Gigi Casciello di Forza Italia e Federico Conte di Leu - che hanno sottolineato i disagi in cui versa il penitenziario, tale da vanificare lo stesso spirito di recupero del detenuto - di Claudio Tringali (ora presidente della Fondazione Menna), del segretario nazionale del Psi, Enzo Maraio, di Margaret Cittadino e Vinicio Colangelo del tribunale del malato, dei consiglieri comunali Ciro Russamando (medico per anni alla sanità penitenziaria) e Antonio Carbonaro, di Ernesto Natella della associazione Maurizio Provenza e Florinda Mirabile del partito radicale.
È emerso che a luglio scorso i detenuti erano 512 oggi sono 529, molti in attesa di giudizio, contro una capienza di 366 persone. Aumentati anche gli stranieri nel penitenziario: a luglio erano 40 ora sono 65, di cui 25 marocchini, 11 rumeni, cinque del Gambia e 24 di altri stati. Le maggiori criticità sono per il padiglione dei "comuni", per il quale partiranno i lavori di ristrutturazione a settembre.
Una cinquantina sono i detenuti ad alta sicurezza e 43 della sezione femminile. "Si tratta in genere di persone che vivono in una condizione disumana, fino a sette in una cella", ha sottolineato Salzano.
Pochi anche gli agenti: 243 quelli in pianta organica tarata per 366 detenuti; 42 della Polizia penitenziaria sono addetti alle traduzioni e gli effettivi sono 226, in servizio ieri ce ne erano 184. Il problema maggiore è quello sanitario, è necessario sottoscrivere un protocollo con l'Asl per organizzare visite mediche specialistiche senza che il detenuto in carcere attenda otto mesi. Fondamentale pure un approvvigionamento di farmaci di fascia C che sono a carico dell'utenza.
La Repubblica, 16 agosto 2019
Il tour di Anna Briganti nei penitenziari pugliesi: "Critico aspetto sanitario". Sono 1.060, a fronte di una capienza complessiva di 660, le persone detenute nel carcere di Lecce. Al sovraffollamento si aggiunge la carenza di organico nella polizia penitenziaria, con 581 agenti in servizio rispetto ai 795 del 2011. Sono alcuni dei dati forniti dalla delegazione del Partito Radicale, guidata da Anna Briganti, che giovedì 15 agosto ha visitato il carcere di Lecce nell'ambito dell'iniziativa "Ferragosto in carcere".
Dei 1.060 detenuti, 83 sono donne, 283 sono detenuti nella sezione "alta sicurezza", altri 225 malati psichiatrici con 20 casi di soggetti autolesionisti e 290 casi di epatite C. Anna Briganti evidenzia che "l'aspetto più critico è proprio quello sanitario", ma quello di Lecce "nonostante sia un carcere vecchio, costruito nel 1997, ha una buona struttura e funziona bene grazie soprattutto alla collaborazione tra comandante della polizia penitenziaria, direzione e magistratura di sorveglianza". Ben 235 sono detenuti lavoratori, alcuni dei quali si occupano della manutenzione ordinaria interna della struttura, altri - in semi libertà - sono impiegati in un istituto tecnico o nella manutenzione di aree verdi e le donne prevalentemente nel progetto "Made in carcere". "Da settembre - annuncia Briganti - quattro detenuti lavoreranno in Procura a Lecce e si aprirà anche un panificio all'interno del carcere".
Venerdì 16 ci sarà la visita al penitenziario di Taranto e sabato alle due strutture di Bari, il carcere Francesco Rucci e l'istituto minorile Fornelli. Alla iniziativa, promossa dal Partito Radicale con l'Osservatorio Carcere dell'Unione Camere Penali, hanno partecipato Anna Briganti, Giovanni Zezza, Augusto Fonseca, Roberto Cavallo, Fabiola Bucarello, Pasquale De Salve e Cosimo Fonseca del Partito Radicale, Mario Barbaro, Coordinatore Associazione Marco Pannella di Torino e Germano Santacroce, presidente del Consiglio Comunale di Taviano.
quinewsfirenze.it, 16 agosto 2019
Dario Nardella nel penitenziario fiorentino rilancia l'idea della demolizione e annuncia iniziative per il reinserimento dei detenuti nella società. Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, è stato in visita al penitenziario di Sollicciano dove ha confermato la proposta della demolizione dei padiglioni perché "già nato con dei limiti, è oggi peggiorato ed è in una condizione che possiamo definire di vera e propria emergenza".
Secondo il sindaco: "I soldi spesi per carceri in queste condizioni sono soldi buttati via, i detenuti stessi ci hanno confermato che la rieducazione e la riabilitazione non funzionano ed escono da qui in una condizione sociale di estrema difficoltà". "Era un modello, oggi è uno dei carceri peggiori d'Italia" ha evidenziato Nardella.
Il sindaco all'uscita dal carcere ha sottolineato l'arrivo di nuovi agenti ma è tornato sulle carenze strutturali già commentate nelle scorse ore e sulla funzione della rieducazione dei detenuti per la quale il Comune di Firenze intende attivarsi "Intendiamo potenziare i programmi di reinserimento lavorativo - ha detto ai cronisti - con lavori socialmente utili come la cura del verde pubblico e delle sponde dei fiumi ed aumentare la formazione professionale".
Con Nardella si è schierato anche il sindaco di Scandicci, Sandro Fallani "Il carcere di Sollicciano va demolito e ricostruito, sono d'accordo con la posizione del sindaco Nardella. È una struttura obsoleta, lesiva dei diritti dei lavoratori e dei detenuti; potremmo avere l'occasione di progettare un modello carcerario innovativo che favorisca il reinserimento sociale e una struttura che si inserisca meglio nell'area di confine con la nostra città, riqualificandola. Abbiamo già fissato un incontro con il garante dei detenuti e proveremo a sostenere Firenze in questa battaglia di civiltà e di recupero urbano. Oggi nel giorno di ferragosto un ringraziamento particolare va a chi è al lavoro al servizio di tutti".
genova24.it, 16 agosto 2019
E Forza Italia aderisce all'iniziativa dell'Unione delle Camere penali e del Partito Radicale. L'Osservatorio Carcere, iniziativa promossa da Camere penali e Partito Radicale, visita costantemente nel corso dell'anno gli istituti di pena e la partecipazione al "Ferragosto in Carcere" ha soprattutto il valore simbolico di evidenziare l'importanza che deve avere nell'agenda politica il tema della detenzione. L'iniziativa prevede la visita agli istituti di pena in uno dei giorni tra il 15 e il 18 di agosto. Sono stati invitati a partecipare i parlamentari, italiani ed europei, i consiglieri regionali e i garanti per i diritti dei detenuti, soggetti tutti che godono di un particolare diritto, quello di visitare gli istituti senza necessità di autorizzazione alcuna.
Sarà l'occasione per avere un quadro complessivo delle condizioni delle nostre carceri e delle relative criticità che spingono, giorno dopo giorno, i detenuti, ma anche i detenenti, ad assumere condotte a volte disperate. La risposta delle camere penali territoriali e dei penalisti iscritti è stata massiccia, nonostante il periodo feriale. Tra le adesioni anche quelle dei politici di Forza Italia con i parlamentari Roberto Cassinelli e Roberto Bagnasco, membri rispettivamente della Commissione Giustizia e della Commissione Affari Sociali della Camera, e il consigliere regionale Claudio Muzio, segretario dell'Ufficio di Presidenza dell'Assemblea legislativa della Liguria e membro della Commissione Sanità, faranno visita alla casa circondariale di Genova Marassi.
La Nuova Sardegna, 16 agosto 2019
Il Ferragosto lontano dalla spiaggia è quello dell'Unione delle Camere Penali, che con il proprio Osservatorio Carcere e con la partecipazione delle Camere Penali territoriali, ha aderito all'iniziativa "Ferragosto in Carcere" promossa dal Partito Radicale: i delegati Rosaria Manconi, Anna Maria Uras, Franco Villa e Maria Teresa Antonia Pintus visiteranno il carcere di Massama. "È l'occasione per richiamare l'attenzione delle istituzioni sulle molteplici problematiche del sistema carcerario e sulle croniche disfunzioni, a cui non si è voluto porre rimedio con l'approvazione della riforma penitenziaria ed anche per sensibilizzare la società civile circa le condizioni di vita dei detenuti, sulle quali persistono disinformazione e pregiudizi", spiegano.
I problemi restano i soliti, in particolare "la chiusura impermeabile del carcere verso l'esterno e l'isolamento, non solo fisico, in cui la popolazione carceraria è costretta e per altro verso
derivati da una politica che tende a creare suggestioni ed e individua nel carcere il tranquillante per l'allarme sociale". La visita ha poi la finalità di verificare la situazione dei luoghi di detenzione, le condizioni di vita delle persone ristrette, la sussistenza di aspetti critici.
di Paolo Ardovino
La Nuova Sardegna, 16 agosto 2019
In un dvd il tour degli Istentales tra i detenuti isolani e quelli in giro per lo stivale. Un'iniziativa della Nuova Sardegna che arriverà nelle edicole in autunno.
Un lungo viaggio, musicale ma anche e soprattutto fatto di chilometri, su e giù per l'isola e attraversando il mare. A fare da guida, la lunga barba ormai imbianchita dal tempo di Gigi Sanna e le note degli Istentales, iconiche. "Liberi dentro" è il nome dell'ambizioso progetto portato avanti negli ultimi anni e che allo stesso tempo omaggia il venticinquesimo anniversario della band nuorese. Si tratta della ristampa del libro omonimo, accompagnato da un dvd che raccoglie 16 videoclip tra brani inediti e storici. "Liberi dentro" è espressione di uno stato d'animo, ma è anche la metafora del tour nelle carceri compiuto dai musicisti, tra i detenuti isolani e quelli in giro per lo stivale. "Ogni tappa è stata un'occasione per fotografare un pianeta altrimenti sconosciuto" scrive nelle prime righe Luciano Piras, il giornalista de La Nuova Sardegna che ha seguito gli Istentales e curato il volume.
Lettere dal carcere. "Abbiamo da sempre rapporti epistolari con molti detenuti, che ci scrivono le loro storie, sia dalla Sardegna che da chi si trova fuori dall'isola", Gigi Sanna racconta com'è partita l'idea di organizzare l'insolita tournée. Spoleto, Volterra, Padova, Milano, le carceri sarde, come Buoncammino, Mamone, Bancali, Badu e carros. "Nel libro abbiamo deciso di riportare integralmente anche molte lettere dal carcere, ovviamente con nomi di fantasia per rispettare la privacy di chi ha scritto, ma volevamo portare fuori dalle mura i loro racconti. In maniera integrale, con gli errori e le forme particolari". Testimonianze di detenuti, ma anche "ex detenuti, che ancora ci scrivono, c'è chi ha cambiato vita e ci racconta come vive questi nuovi giorni".
L'idea. "Mi ha affascinato Volterra, dove ho trovato un'apertura mentale bellissima" continua Gigi Sanna, e racconta l'esperienza: "è un carcere molto permissivo, ogni settimana è previsto un pranzo o una cena regionale, una volta si scelgono i prodotti di una regione e la volta dopo di un'altra, sono le "cene galeotte"", c'è il lato simpatico e conviviale che caratterizza attività di questo tipo, e c'è l'impatto che hanno sulle giornate dei reclusi, "è un modello bellissimo che ho anche proposto alla direttrice del carcere di Nuoro, non è facile ma ci proveremo. Non solo, durante queste cene lì aprono i cancelli ai turisti e curiosi, e il ricavato delle loro attività va ai detenuti che partecipano, in modo che possano in qualche modo ripartire non da zero".
Il progetto in uscita. La prima edizione del volume uscì nel 2014, a distanza di cinque anni si arricchisce di nuove tappe e nuove immagini, raccontate con la penna di Luciano Piras e con le foto di Donatello Tore. L'istantanea di copertina, in bianco e nero, un uomo anziano a fianco al suo lettino, che guarda fuori dalla finestra con le sbarre, è di Claudio Gualà. In autunno il progetto sarà pubblicato con La Nuova Sardegna, presumibilmente a novembre. Spesso chiamati dai detenuti stessi a esibirsi nel loro carcere - eventi tutti a costo zero -, a oggi l'ultima data è stata lo scorso aprile, nell'istituto di Badu e Carros. Vicini alla causa di queste persone, gli Istentales, attraverso la loro associazione, in passato hanno preso sotto la propria ala protettrice quindici ragazzi provenienti dal carcere minorile di Quartucciu, cercando di dar loro una mano alla ricerca. "Per qualche tempo hanno anche fatto i pastori con noi, poi abbiamo cercato di collocarli nel mondo del lavoro".
La loro musica. "Una bella esperienza che portiamo dietro è quella a Buoncammino - chiosa il leader degli Istentales - dove ci fu permesso di portare 100 litri di latte e i detenuti hanno potuto rivivere le sensazioni di fare il formaggio, la ricotta, le attività alle quali erano abituati in precedenza". Oltre al cantante, Sandro Canova e Luca Floris sono lo zoccolo duro del gruppo, arricchito da Pierfranco Meloni e Alessandro Damini. Tra i videoclip presenti nel dvd c'è "Naralu tue", il primo, datato 1995,
tra gli altri anche "Promisas" con Pierangelo Bertoli e "Testamento del poeta" dell'anno scorso con Roberto Vecchioni, che ancora non era uscito. In più un altro inedito, "A Gianluca", canzone composta per la recente scomparsa del fratello di Gigi Sanna.
leccoonline.com, 16 agosto 2019
Ha fatto tappa anche a Lecco l'iniziativa "Ferragosto in carcere", promossa in tutta Italia dal Partito Radicale con l'Osservatorio sulle carceri dell'Unione Camere Penali e l'adesione di un numero di parlamentari di ogni colore politico, con lo scopo di incontrare i detenuti e il personale che svolge la propria attività lavorativa e conoscere meglio le condizioni della struttura carceraria della città.
Una struttura piccola, quella situata in via Beccaria a Pescarenico, ma non priva di criticità, come emerso dalla visita del 2017 con il senatore democratico Roberto Rampi e l'onorevole pentastellato Riccardo Olgiati e nuovamente, a distanza di due anni, da quella effettuata oggi da una delegazione di attivisti radicali composta da Mauro Toffetti di Opera Radicale, Antonella Carenzi e Andrea Consonni del Partito Radicale.
Tra le problematiche emerse - come sottolineato da Consonni - quella degli spazi personali, "pressoché assenti". "Le possibilità di socializzare sono davvero poche", ha commentato. "Quasi tutti i detenuti si sono lamentati degli spazi per la socialità e dei trattamenti, una vera e propria esigenza per loro. È emerso un forte senso solitudine, la paura di non avere prospettive future e la sensazione di essere stati "abbandonati" dallo Stato".
Il senso di solitudine, oltre alla carenza di attività lavorativa e di tipo ricreativo-culturale, è stato segnalato anche da Carenzi. "I detenuti hanno la necessità di avere un punto di riferimento istituzionale. Vi è inoltre un grande turn-over di medici. Ora, grazie alla Sentenza Torreggiani sul diritto del detenuto a un trattamento penitenziario umano, ci sono diverse uscite a disposizione degli ospiti, ma se le attività mancano e si può solo girovagare per i corridoi, i momenti fuori dalla cella servono a poco. L'istruzione e il lavoro aiuterebbero i carcerati a gestire lo stress di una convivenza forzata e a non far venire loro la paura di pensare a cosa dovranno fare una volta usciti, continuando a formarli e risocializzarli".
Forte anche il problema del sovraffollamento, presente pressoché in tutte le strutture carcerarie italiane, come evidenziato da Mauro Toffetti. "La Casa Circondariale di Pescarenico è piccola, ma la pianta organica dei detenuti superiore alla capacità d'accoglienza è abbastanza ben gestita. Anche in questo caso il supporto alla vita dei detenuti è data dalla polizia penitenziaria, perché c'è una carenza totale di organico della parte educativa e questo si ripercuote sui tempi della chiusura dei fascicoli. Il vero "cancro" di tutte le carceri - compreso quello di Lecco - è però la mancanza di lavoro che impedisce la rieducazione, finalità della pena costituzionalmente riconosciuta dall'articolo 21. Inoltre, non ci sono né spazi né operatori e il tutto è sulle spalle dei volontari, tra i quali il cappellano Don Mario Proserpio".
A Pescarenico, su circa settanta detenuti, sono presenti un solo lavoratore esterno in regime di articolo 21 e due lavoratori interni. "L'ozio la fa da padrone - ha proseguito Toffetti - Un detenuto ha inoltre suggerito la previsione di una serie di agevolazioni alle aziende sulla assunzione di una percentuale di carcerati, individuati naturalmente dal magistrato di sorveglianza per svolgere lavori manuali o che stanno sparendo: è un'idea che facciamo nostra per poterla rilanciare a livello nazionale, istituzionale e legislativo". Grande "neo" all'interno della giustizia di esecuzione penale sarebbe, secondo l'esponente di Opera Radicale, l'assenza dal carcere del magistrato di sorveglianza. "Colui che deve controllare l'esecuzione penale non entra negli istituti penitenziari e questo è l'ulteriore grande dramma di un mondo che ha bisogno di risposte. La frustrazione è altissima perché passano mesi prima di potere ottenere un colloquio".
Per quanto concerne gli spazi fisici, a Lecco le celle sono "al limite della Torregiani". "Tuttavia, applicandosi la sorveglianza dinamica, esse rimangono aperte dalle 9 alle 21, permettendo movimento e un minimo di socialità ai detenuti. Se ci limitassimo alle celle chiuse, la situazione sarebbe davvero tragica".
Da quanto emerso dalla visita della delegazione, dunque, il sistema carcerario lecchese "sembra non collassare, seppur con tutte le varie criticità". Significativi i limiti strutturale e le carenze a livello di attività trattamentale, con la presenza di un solo educatore e di uno psichiatra che effettuano visite settimanali. Buona, nel complesso, la pulizia della struttura, "nonostante la mancanza di ventilatori e di frigoriferi che rende la detenzione particolarmente sofferta nei mesi estivi e le condizioni non proprio ottimali di alcuni servizi igienici".
Un paio i casi di carcerati con disturbi psichiatrici che fanno riferimento all'Ospedale San Paolo di Milano. "La parte specialistica viene drenata in loco, l'urgenza su Lecco", spiega Toffetti. "Rilevante infine il problema delle liste d'attesa, molto più lunghe del normale".
La delegazione ha dunque fatto il punto della situazione sulla struttura per meglio agire nel richiedere ai consiglieri regionali, ai parlamentari e al Governo una maggiore attenzione sulla condizione dei detenuti e del personale che svolge il proprio lavoro all'interno, proprio come è stato fatto - a livello nazionale - dagli esponenti del partito che fu di Marco Pannella che hanno deciso di trascorrere questo "Ferragosto in carcere".
di Monica Curino
sdnovarese.it, 16 agosto 2019
Una delegazione, composta dall'avvocato Fabio Fazio del foro di Novara, dall'onorevole Roberto Giachetti del Partito democratico e dal garante cittadino dei detenuti, don Dino Campiotti, ha fatto oggi, giovedì 15 agosto, visita alla Casa Circondariale di Novara, per verificare le condizioni di detenzione della popolazione ristretta e sensibilizzare l'opinione pubblica sullo stato delle carceri italiane.
La delegazione, spiega una nota della Camera Penale novarese, "da un lato, ha potuto constatare lo stato di sovraffollamento di alcune celle, dove vengono ospitate fino a 6 persone e la inadeguatezza del sistema penitenziario (edilizia obsoleta, regole farraginose, pastoie burocratiche) a fronte di esigenze di sicurezza e recupero sociale sempre nuove; ma, dall'altro, ha potuto anche apprezzare le tante attività di risocializzazione (biblioteca, corsi scolastici, palestra e campo sportivo, lavori di pubblica utilità) che l'Istituto di pena novarese offre per il riscatto dei detenuti, pur nella cronica carenza di personale e fondi. "La civiltà di una società si vede anche dallo stato delle sue prigioni", conclude la Camera Penale, citando Dostoevskij.
di Paolo Conti
Corriere della Sera, 16 agosto 2019
Colpe all'ex assessora Pinuccia Montanari? Fu scelta da Grillo, non passava per caso. Virginia Raggi non si esprime ufficialmente su un episodio che offende la memoria di quei magistrati che si volevano così ricordare. Almeno questo, dopo giorni di attesa, lo abbiamo saputo.
La sindaca Virginia Raggi (ma si tratta di notizie "apprese da fonti del Campidoglio" e apparse informalmente su un'agenzia di stampa) avrebbe espresso "profondo disappunto" dopo la pubblicazione sul nostro giornale delle immagini che testimoniano la morte per incuria del parco e delle 27 querce del Giardino della Giustizia, realizzato nel novembre 2018 alla Romanina per onorare altrettanti magistrati uccisi dalla mafia. Apprendiamo anche che Virginia Raggi sarebbe "adirata" perché l'appalto firmato dall'allora assessora all'Ambiente, Pinuccia Montanari, sarebbe stato "sprovvisto della garanzia di attecchimento degli alberi piantati".
Sappiamo infine da queste voci informali che il Servizio giardini sarebbe stato allertato per intervenire. Qualche breve riflessione. Primo: Virginia Raggi non sente il bisogno di esprimersi ufficialmente su un episodio che, di fatto, offende la memoria di quei magistrati che il Giardino avrebbe voluto onorare. Sarebbe stato obbligatorio ammettere l'errore rivolgendosi alle famiglie di quei Martiri civili che hanno offerto la vita allo Stato. Le famiglie Alessandrini e Scaglione hanno già trasmesso al Corriere della Sera la loro amarezza. Non una parola di Virginia Raggi su di loro. Scelta che, purtroppo, si commenta da sola.
Secondo punto: la sindaca attribuisce le colpe all'ex assessora Pinuccia Montanari. Però Pinuccia Montanari non era una sconosciuta di passaggio ma una professionista molto vicina a Beppe Grillo che la "suggerì" proprio alla giunta Raggi. Dunque l'errore nell'appalto non è solo dell'ex assessora ma dell'intera macchina burocratica capitolina, incapace di accorgersi della mancanza di una clausola essenziale.
Terzo punto: un altro gravissimo silenzio va registrato dalla presidente del VII Municipio, Monica Lozzi, che apparve con la sua fascia da presidente accanto a Virginia Raggi nella cerimonia di inaugurazione del Giardino della Memoria il 7 novembre 2018. Nessun commento da parte sua sull'incuria, l'abbandono, il disastro del Giardino.
Quarto ma non ultimo punto: non si vede cosa possa concretamente fare il Servizio Giardini dal momento che quelle querce sono morte, secche, prive di vita e che l'intero parco è ridotto a una sterpaglia, potata qualche giorno fa solo perché si era trasformata in una piccola, impraticabile giungla urbana.
Breve conclusione, amarissima per la dignità della città di Roma: se non arriveranno gesti espliciti, la giunta Raggi non apparirà più credibile nelle prossime occasioni in cui parlerà di tutela della Memoria.
Un'amministrazione che si impegna, davanti al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, a onorare con un Giardino della Giustizia il retaggio di 27 magistrati uccisi mentre difendevano le leggi della Repubblica e lascia che tutto muoia e si secchi, non sarà più attendibile se e quando tratterà di nuovo temi tanto delicati. Certi valori essenziali non si tutelano con cerimonie e tagli di nastri ma con la cura quotidiana, l'attenzione costante, il pensiero continuo. E la capacità amministrativa.
ilsolidale.it, 16 agosto 2019
Siglati i protocolli d'intesa fra l'Azienda sanitaria catanese e le Case circondariali della provincia di Catania, finalizzati all'implementazione delle attività per la prevenzione del rischio suicidario nelle carceri. I protocolli, sottoscritti presso la Direzione generale dell'Asp di Catania, si inseriscono nella cornice del Piano regionale per la prevenzione delle condotte suicidarie nel sistema penitenziario adulti e attuano le procedure necessarie per aggiornare i Piani locali di prevenzione del rischio suicidario, già vigenti, uniformandoli alle indicazioni dell'Assessorato regionale alla Salute, dettate con il decreto del 28 novembre 2018. Tutti gli interventi predisposti saranno coordinati dal Dipartimento di Salute mentale, di concerto, per quanto di competenza, con le Amministrazioni penitenziarie e con i servizi della sanità penitenziaria.
In applicazione del Piano nazionale per la prevenzione delle condotte suicidarie nel sistema penitenziario per adulti, il Piano regionale intende perseguire l'obiettivo di prevenire le condotte suicidarie nell'ambito degli Istituti penitenziari della Regione Siciliana. Questa finalità impegna le amministrazioni coinvolte nella scelta di strategie operative per l'adozione di metodologie innovative improntate all'integrazione più efficace delle reciproche competenze. All'atto dell'ingresso dei detenuti in ciascun Istituto, anche provenienti da altre strutture penitenziarie, è prevista la valutazione del rischio suicidario e l'attivazione di una fase d'osservazione al fine di individuare potenziali fattori di rischio e di approfondire la conoscenza del detenuto stesso attuando un regolare follow up.
I singoli protocolli, siglati questa mattina, sono stati redatti tenendo conto delle specificità di ciascun Istituto di pena, con particolare considerazione per gli aspetti etici e psicologici connessi. Sono stati aggiornati i Piani locali di prevenzione (PLP) di ciascuna Casa Circondariale, sono stati individuati precisi strumenti operativi e sono stati definiti, altrettanto precisi, protocolli operativi clinici, in conformità con le linee guida nazionali e regionali.
In continuità con le attività già svolte, grande attenzione è rivolta alla formazione dei care givers della popolazione detenuta e del personale coinvolto nella gestione diretta dei detenuti, secondo modalità integrate concordate dalle Direzioni dei singoli Istituti penitenziari e dalla Direzione generale dell'Asp di Catania.
Gli accordi sono stati firmati da: Maurizio Lanza (direttore generale dell'Azienda sanitaria catanese), Elisabetta Zito (direttrice della Casa circondariale di Piazza Lanza), Giuseppe Russo (direttore della Casa circondariale di Bicocca), da Giorgia Gruttadauria (direttrice della Casa circondariale di Caltagirone) e da Milena Mormina (direttrice della Casa circondariale di Giarre). Presenti per l'Asp di Catania: Carmelo Florio (in rappresentanza del direttore del Dipartimento di Salute mentale), Roberto Ortoleva (coordinatore staff del Dsm), Franco Luca (direttore del Distretto sanitario di Catania) e Salvatrice Riillo (responsabile dell'Uos di Sanità penitenziaria).
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