di Gigi Di Fiore
Il Mattino, 13 agosto 2019
È la certificazione ufficiale del grande caos negli scenari criminali napoletani. Pochi giorni fa, la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, guidata da Federico Cafiero de Raho, ha inviato la sua relazione annuale, depositata il 31 luglio scorso, alla Procura generale della Cassazione, al Csm e al Parlamento. In 523 pagine, il bilancio dell'attività investigativa e l'analisi della realtà delle organizzazioni mafiose. Alla camorra, sono dedicate in dettaglio 21 pagine, curate dal procuratore nazionale aggiunto Giovanni Russo. Confermano quanto i gruppi camorristici di Napoli città siano sempre più "frammentati".
"Il vuoto provocato dalla disarticolazione delle storiche famiglie camorriste ha prodotto dinamiche incontrollabili e imprevedibili, con soggetti e gruppi criminali sganciati da rigide gerarchie e dal rispetto di qualsiasi regola di condotta e per ciò stesso anche più pericolosi".
È la sintesi, che è anche allarme, della relazione della Dna. Un grande caos, la confusione provocata dalla disgregazione dei clan organizzati, che si sono sviluppati a Napoli fino agli inizi di questo secolo. Poi, le mazzate di una vittoriosa e sempre più intensa repressione giudiziaria, con le collaborazioni di giustizia avviate anche da conosciuti capiclan.
Il dopo è una realtà sfuggente, spesso difficile da ricostruire anche per gli inquirenti. La Dna osserva l'affermarsi di gruppi e "elementi spuri non riconducibili alle forme classiche del fenomeno camorristico, con azioni e interrelazioni di tipo gangsteristico".
È la trasformazione della criminalità organizzata cittadina, in corso da almeno una decina d'anni. Le collaborazioni con la giustizia di capiclan di rilievo nel centro storico (i fratelli Giuliano di Forcella, i Misso alla Sanità), uniti ai successi delle indagini nelle aree periferiche della città (lo scompaginamento a Scampia dei Di Lauro, dei loro antagonisti Amato-Pagano, dei più giovani riuniti nel gruppo dei "girati", o i pentimenti nel clan Lo Russo di Miano) hanno dato il via a un'evoluzione in continua osservazione.
E dagli esiti difficilmente prevedibili. La relazione della Dna parla di "mafia fluida" che ha sostituito la vecchia definizione di "pulviscolarità" coniata in passato per i clan della camorra napoletana. Scrive il procuratore nazionale aggiunto Giovanni Russo: "Le strutture organizzative si sovrappongono le une alle altre, generando forme ibride, frutto di veloci processi di decomposizione, in modo incerto e temporaneo, volatile". Uno scenario instabile. L'esempio di quanto accaduto nel centro storico, tra i gruppi delle cosiddette "paranze dei bambini" è illuminante.
Uno scenario con "elevata mutevolezza delle alleanze tra i vari gruppi", condizionate da "episodica o contingente comunanza di interessi economici". Naturale che, nelle alleanze, contino sempre meno i rapporti personali tra i capi, condizionati dall'assenza di "storie criminali" e autorevolezza individuale in grado di imporsi negli equilibri tra i gruppi.
Un caos criminale, con protagonisti sempre più giovani, violenti ma privi di carisma. Il controllo delle piazze di spaccio e delle estorsioni in territori a volte assai limitati, è la posta in gioco. Si legge nella relazione della Dna: "Il controllo di un'area geografica diviene fondamentale e l'invasione delle aree sottoposte al controllo altrui costituisce una prova di forza essenzialmente per la sopraffazione del clan rivale fuori da ogni regola e logica".
Gruppi di giovani "impegnati a contendersi la scena mediatici a suon di omicidi e aggressioni" con una violenza definita dalla Dna "sfacciata, spesso gratuita e comunque volutamente esibita". Uno scenario allarmante. Si legge infatti nella relazione: "La città di Napoli sta vivendo un periodo particolarmente difficile dovendo confrontarsi quotidianamente con problemi atavici e con una criminalità, anche minorile, che appare addirittura più preoccupante e pericolosa di quella organizzata". Uno scenario criminale "unico nel territorio nazionale".
E anche più pericoloso per la sua anarchia, diventata strutturale. Clan poco organizzati significano anche agguati sanguinari privi di logica, che mettono in pericolo passanti ignari. Come ha dimostrato il ferimento della piccola Noemi in piazza Nazionale. Avverte, con preoccupazione, la Dna: "In altre realtà metropolitane, il condizionamento della criminalità mafiosa sulla vita civile, economica e politica, pur asfissiante e intollerabile, non espone il singolo cittadino al rischio di agguati e sparatorie in pieno centro cittadino come avviene a Napoli".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 agosto 2019
Il Garante nazione delle persone private della libertà, come previsto dal suo mandato, ha scritto al comandante generale della Guardia costiera, Giovanni Pettorino per avere "informazioni e chiarimenti sulla situazione attuale" dei migranti presenti all'interno della nave battente bandiera spagnola Open Arms che non è potuta approdare a Malta.
di Paolo Conti
Corriere della Sera, 13 agosto 2019
Gli alberi piantati a Roma il 7 novembre 2018 per ricordare i magistrati uccisi: all'inaugurazione c'erano il ministro Bonafede e la sindaca Raggi. La siccità e la mancata manutenzione hanno cancellato il verde. Roma ha un immenso bisogno di tutelare la Memoria civile, soprattutto in una stagione incattivita e amara come quella che stiamo vivendo.
cemerepenali.it, 13 agosto 2019
L'Unione Camere Penali Italiane, con il proprio Osservatorio Carcere, ha aderito all'iniziativa "Ferragosto in carcere", promossa dal Partito Radicale e da Radio Radicale, per manifestare, anche nel periodo più caldo dell'anno, la vicinanza dei penalisti a coloro che sopportano spesso uno stato di detenzione contrario ai principi costituzionali e alle norme dell'Ordinamento Penitenziario.
sienanews.it, 13 agosto 2019
È partito ieri mattina il progetto dei lavori socialmente utili per i detenuti del carcere di Siena. Un gruppo si è messo all'opera per ripulire piazza Santo Spirito dalle erbe infestanti: si tratta della prima uscita a cui seguirà un impegno per la manutenzione e il decoro delle aree verdi in tutto il centro storico.
"Da oggi entra nel vivo la convenzione tra l'amministrazione e il Ministero di Giustizia che prevede di poter impegnare le persone in stato di detenzione nella casa circondariale di Siena per svolgere attività lavorative extra-murarie per la protezione ambientale e per il recupero del decoro di aree verdi e spazi pubblici, nonché attività inerenti la raccolta dei rifiuti, la protezione civile, compreso il piano neve. Nei prossimi giorni, ad esempio, saranno impegnati anche nelle attività collegate alla macchina organizzativa del Palio", spiega l'assessore al Decoro, Aree Verdi e Ambiente Silvia Buzzichelli che, questa mattina, ha voluto incontrare i detenuti impegnati nella pulizia dell'area di Santo Spirito, prospicente la chiesa e la casa circondariale.
"Questo progetto ha una valenza sociale, in cui il Comune di Siena svolge un ruolo attivo e di supporto per l'attuazione delle politiche volte al reinserimento dei detenuti e, dall'altro, è utile per la collettività per realizzare piccoli interventi di manutenzione", prosegue l'assessore. Proprio per questa ragione Buzzichelli, oltre a sottolineare la collaborazione "della direzione della Casa Circondariale e del Magistrato di Sorveglianza", ricorda che "i detenuti sono stati individuati solo tra quelli per cui sussistano le condizioni per l'ammissione al lavoro all'esterno, alla semilibertà, ai permessi o licenze e che sono state compiute tutte le verifiche del caso e sono stati formati dai tecnici del Comune".
agenziagiornalisticaopinione.it, 13 agosto 2019
Reinserimento sociale e lavorativo di giovani entrati nel circuito penale. Decisione della Giunta su proposta dell'assessore Achille Spinelli. Il progetto fa capo all'Autorità giudiziaria minorile. Sostenere i giovani entrati nel circuito penale e sottoposti a misure disposte dall'Autorità Giudiziaria Minorile, nel loro cammino di reinserimento sociale, e avvicinarli al mondo del lavoro attraverso tirocini formativi e di orientamento: questo l'obiettivo del progetto avviato dall'Ufficio Servizio Sociale - Servizio dell'Amministrazione della Giustizia Minorile, in collaborazione con l'Agenzia del lavoro - Ufficio inserimento lavorativo soggetti svantaggiati, approvato oggi dalla Giunta provinciale su proposta dell'assessore allo sviluppo economico e lavoro Achille Spinelli. I destinatari sono 10/15 minorenni e giovani adulti di età compresa tra i 16 e 25 anni, sottoposti a misure disposte dall'Autorità Giudiziaria Minorile.
L'Ufficio Servizio Sociale Minorenni (Ussm) - servizio dell'Amministrazione della Giustizia Minorile - tra le sue funzioni annovera anche, nel processo di presa in carico, l'attività di reinserimento sociale di minori e giovani adulti entrati nel circuito penale e sottoposti a misure disposte dall'Autorità Giudiziaria Minorile. L'attività si sostanzia anche in interventi di carattere sociale che possano incidere su percorsi educativi e formativi interrotti o segnati da difficoltà ed insuccessi. L'Ufficio anche nel 2019 ha avviato un progetto di avvicinamento al mondo del lavoro, riservato a 15 minorenni e giovani adulti, di età compresa tra i 16 e i 25 anni, chiedendo la collaborazione dell'Ufficio inserimento lavorativo Soggetti svantaggiati dell'Agenzia del lavoro. L'Obiettivo generale del progetto è l'avvicinamento al mondo del lavoro attraverso i tirocini formativi e di orientamento, ognuno della durata variabile da due a quattro mesi.
L'attuazione del progetto sarà affidata a un Soggetto del Terzo Settore, individuato attraverso una procedura negoziale attivata dall'Ufficio Servizio Sociale Minorenni (Ussm), che provvederà a segnalare i minori e i giovani adulti. Come lo scorso anno saranno coinvolti nel progetto i Centri per l'Impiego dell'Agenzia del lavoro, che avranno il compito di iscrivere i giovani coinvolti come disoccupati, di verificare i requisiti per attivare il tirocinio, di procedere con l'attivazione del tirocinio medesimo e di partecipare a un incontro finale di valutazione dell'andamento e dei risultati conseguiti. L'Accordo proposto ha validità dal giorno della sottoscrizione per la durata di 3 anni, con possibilità di proroga per altri 3 anni.
di Alessia Rabbai
roma.fanpage.it, 13 agosto 2019
Il Garante della Libertà per la Regione Lazio Stefano Anastasìa ha denunciato una condizione critica nel Centro di permanenza per il rimpatrio Roma-Ponte Galeria, nei confronti di 157 ospiti, aggravate dal caldo intenso che si sta registrando in questi giorni. Le criticità riguardano l'assistenza sanitaria, il cibo e i contatti telefonici con l'esterno.
Assistenza sanitaria insufficiente, scarsa qualità, quantità e varietà del cibo, contatti telefonici con l'esterno difficili. Una condizione generale quella degli ospiti del Centro di permanenza per il rimpatrio di Roma-Ponte Galeria, aggravata dal caldo intenso da bollino rosso che si sta registrando oggi e nei giorni scorsi, con picchi oltre 40 centigradi. A denunciare la situazione è Stefano Anastasìa, Garante della Libertà per la Regione Lazio, al termine della visita di oggi nel Cnp. Si tratta di una struttura che accoglie 157 persone, precisamente 106 uomini e 51 donne. Particolarmente critica è la situazione nel reparto maschile recentemente riaperto e subito riempito, in gran parte da ex-detenuti che vengono trasferiti all'interno della struttura alla fine della pena. Suddiviso in otto sezioni chiuse e separate tra loro da grate e cancellate alte circa otto metri, gli ospiti hanno segnalato alcune criticità, che riguardano la somministrazione dei pasti, l'impossibilità di utilizzare telefoni personali, l'assistenza sanitaria carente e la scarsità del personale, ridotto a soli otto operatori per turno, ciò ricade sugli spostamenti degli ospiti nella struttura, che devono essere sempre sorvegliati.
"Già nelle scorse settimane avevo rappresentato alla Prefetta di Roma il problema della comunicazione con l'esterno, che non può essere garantita dall'uso di telefoni fissi a scheda, troppo dispendiosi economicamente per i trattenuti - ha spiegato Anastasìa - Oggi ho scritto al Direttore generale della Asl Rm3, competente per territorio, affinché sia al più presto riattivato il protocollo con la Prefettura, che fino a ottobre dello scorso anno ha garantito la presenza quotidiana a Ponte Galeria di medici Asl, sia a fini certificatori che per la prenotazione di accertamenti diagnostici e visite specialistiche negli ambulatori del territorio".
di Giuseppe Amato
Il Sole 24 Ore, 13 agosto 2019
Cassazione - Sezione IV penale - Sentenza 12 luglio 2019 n. 30626. Nell'ambito dell'attività medica e della cosiddetta "responsabilità di équipe", il principio di affidamento (in forza del quale il titolare di una posizione di garanzia, come tale tenuto giuridicamente a impedire la verificazione di un evento dannoso, può andare esente da responsabilità quando questo possa ricondursi alla condotta esclusiva di altri, contitolare di una posizione di garanzia, sulla correttezza del cui operato il primo abbia fatto legittimo affidamento) consente di confinare l'obbligo di diligenza del singolo sanitario entro limiti compatibili con l'esigenza del carattere personale della responsabilità penale, sancito dall'articolo 27 della Costituzione, perché, spiegano i giudici della Cassazione con la sentenza 30626/2019, il riconoscimento della responsabilità per l'eventuale errore altrui non è illimitato e impone, per essere affermato, non solo l'accertamento della valenza concausale del concreto comportamento attivo o omissivo tenuto rispetto al verificarsi dell'evento ma anche la rimproverabilità di tale comportamento sul piano soggettivo secondo i principi in tema di colpa.
Nel caso di specie, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di condanna nei confronti di uno dei chirurghi dell'equipe per non essere state affrontate in modo adeguato le questioni di cui sopra in punto di responsabilità individuale, essendo emerso in fatto che a tale sanitario era stata addebitata la responsabilità per un errore riconducibile ad altro operatore nelle manovre di posizionamento dei divaricatori neppure immediatamente percepibile durante l'intervento.
Come è noto, nell'attività medico-chirurgica, qualora ricorra l'ipotesi di cooperazione multidisciplinare, anche se svolta non contestualmente, nell'apprezzamento della colpa professionale occorre tenere conto che, ogni sanitario, oltre che al rispetto dei canoni di diligenza e prudenza connessi alle specifiche mansioni svolte, è tenuto a osservare gli obblighi ad ognuno derivanti dalla convergenza di tutte le attività verso il fine comune e unico.
Da ciò conseguendo che ogni sanitario non può esimersi dal conoscere e valutare l'attività precedente o contestuale svolta da altro collega, sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza, se del caso ponendo rimedio a errori altrui che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l'ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio. Il mancato rispetto di tale obbligo cautelare, coerentemente, può quindi fondare la responsabilità concorsuale. L'obbligo di garanzia non è ovviamente senza limiti, giacché, in difetto, finirebbe con il fondare una sorta di responsabilità oggettiva di posizione.
La responsabilità per l'errore altrui, cui non si è posto rimedio o non si è cercato di porre rimedio, presuppone infatti, pur sempre, un addebito a titolo di colpa. In questa prospettiva, deve ritenersi che l'errore altrui per poter essere addebitato al sanitario o deve rientrare nel bagaglio di conoscenze di qualsivoglia sanitario medio (non fosse altro che per la sua abnormità ed evidenza) o deve rientrare nello specifico settore in cui anche egli è specializzato.
Deve ovviamente trattarsi di un errore, nei termini di cui si è detto, che quel sanitario sia in grado di percepire nel corso dello svolgimento della sua attività, in ragione delle specifiche mansioni che egli è chiamato a svolgere. Solo se ricorrono queste condizioni la mancata percezione dell'errore e/o il mancato intervento potranno addebitarsi a titolo di colpa al sanitario.
L'ipotesi paradigmatica in cui si può porre la responsabilità di équipe è ravvisabile nell'obbligo posto a carico di tutti i sanitari intervenuti all'atto operatorio di partecipare ai controlli volti a fronteggiare il frequente e grave rischio di lasciare nel corpo del paziente oggetti estranei, conseguendone che non è neppure consentita la delega delle proprie incombenze agli altri componenti, perché ciò vulnererebbe il carattere plurale, integrato, del controllo, che ne accresce l'affidabilità (cfr. sezione IV, 18 giugno 2009, Cazzato e altro).
Diverso discorso deve farsi, invece, per quelle fasi in cui, distinti nettamente, nell'ambito di un'operazione chirurgica, i ruoli e i compiti di ciascun elemento dell'equipe, dell'errore o dell'omissione ne può rispondere solo il singolo operatore che abbia in quel momento la direzione dell'intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica. In queste situazione deve valere il principio del legittimo affidamento sull'altrui competenza professionale e, del resto, la specificità dell'intervento altrui renderebbe impraticabile ipotizzare il profilo di colpa (sub specie, del mancato controllo) che è condizione per la formalizzazione dell'addebito. Esemplificando: l'anestesista non potrebbe essere certo chiamato a rispondere dell'errore del chirurgo, come questi non potrebbe, a sua volta, rispondere di una inidonea somministrazione di anestetico da parte del primo (cfr. sezione IV, 22 maggio 2009, Riva e altro).
di Giulio Benedetti
Il Sole 24 Ore, 13 agosto 2019
Corte di cassazione - Sentenza 27822/19. L'amministratore commette il reato di appropriazione indebita se non paga i tributi del condominio. È il caso trattato dalla Corte di Cassazione (sentenza 27822/2019) che ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore di condominio avverso una sentenza che lo aveva condannato per il reato di appropriazione indebita aggravata. I condòmini avevano revocato l'incarico all'amministratore perché, dopo che per dieci anni aveva amministrato il condominio, erano arrivate dall'Agenzia delle Entrate alcune cartelle ed avvisi di accertamento relativi a pendenze sottaciute dall'amministratore.
Inoltre i condòmini accertavano che Equitalia aveva emesso nei confronti del condominio una cartella di pagamento per il mancato pagamento dei contributi previdenziali del portiere e altre per l'omesso pagamento delle ritenute di pagamento sulle retribuzioni, sulle fatture emesse dai fornitori e per il mancato pagamento della Tosap (per ponteggi esterni). Una situazione molto insidiosa anche per le proprietà individuali e persino per i beni mobili dei singoli condòmini, a rischio pignoramento.
Il nuovo amministratore concordava con Equitalia un piano di rientro, mentre il precedente professionista non gli aveva consegnato alcun fondo cassa, né gli dava conto dell'accantonamento del Tfr del dipendente. La Corte di Cassazione sosteneva che la condotta dell'amministratore, che aveva trattenuto le somme di cui aveva la responsabilità in ragione del suo ufficio e con destinazione vincolata ai pagamenti nell'interesse del condominio, integrava il delitto di appropriazione indebita: la specifica indicazione del denaro, contenuta nell'articolo 646 del Codice penale, può costituire oggetto del reato di appropriazione indebita poiché il denaro stesso può essere oggetto di trasferimento relativamente al mero possesso, senza che al trasferimento del possesso si accompagni anche quello della proprietà.
osservatoreitalia.eu, 13 agosto 2019
Tra standing ovation, cori, balli e forti emozioni ha preso il via, martedì 23 luglio, la rassegna "La mia Libertà-Note in Carcere", progetto promosso dal vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Giuseppe Cangemi, realizzato insieme all'agenzia Joe & Joe per portare la musica nelle carceri. Ad aprire la rassegna negli istituti penitenziari, il cantautore fiorentino Paolo Vallesi che ha letteralmente entusiasmato le detenute di Rebibbia femminile: un'ora di musica tra cover e pezzi con pezzi celebri come "La Forza della Vita" a "Le persone inutili" e il nuovo singolo "Ritrovarsi ancora" in cui Vallesi non si è risparmiato improvvisando anche emozionanti duetti con le detenute, sulle note di evergreen di Battisti e Mina, che ha trasformato il concerto in un momento di forte coinvolgimento.
Non è stata da meno l'esibizione di Marcello Cirillo e Mario Zamma che hanno trascinato i detenuti del carcere di Velletri e poi quello di Regina Coeli in un vortice di risate e di musica. Prima le esilaranti imitazioni dell'eclettico Zamma, volto storico del Bagaglino, che ha portato in scena i suoi cavalli di battaglia.
Poi è stata la volta del ritmo irrefrenabile di Cirillo che, accompagnato dalla sua band e dalla guest star direttamente da cuba, Irina Arozarena, ha fatto inondato di note e energia i detenuti. In occasione dei due eventi, è stata distribuita una copia del testo del brano di Califano "La mia libertà", che dà anche il titolo al progetto, che i detenuti hanno cantato a squarciagola insieme a Cirillo in apertura e in chiusura dell'evento.
"L'entusiasmo dei detenuti sono la migliore risposta a questo progetto che abbiamo voluto realizzare in omaggio a Franco Califano - ha detto Cangemi partecipando alle iniziative - una delle ultime esibizioni in pubblico di Califano, ormai parecchi anni fa, fu al carcere di Velletri; ero assessore regionale e mi disse che avrebbe voluto portare la musica in tutti gli istituti penitenziari.
Abbiamo voluto coronare il suo sogno e per questo ringrazio le direzioni delle carceri che hanno dato disponibilità a portare questi venti negli istituti, l'agenzia Joe & Joe per la preziosa collaborazione e gli artisti che hanno accettato di fare con noi questa esperienza mettendo a disposizione tempo e talento". La rassegna "La mia libertà-Note in carcere" prosegue a settembre con gli ultimi due concerti in programma: Dolcenera a Rebibbia Nuovo Complesso e Enrico Ruggeri alla casa circondariale di Civitavecchia.
- Padova: il 23 agosto alla Casa di Reclusione concerto-evento per il Venezuela
- Ferrara: due giornate aperte alla cittadinanza per conoscere il carcere
- Germania. Rimpatriati con la violenza 1.289 migranti
- Più di 500 migranti abbandonati in mare
- "Io, sentinella di Facebook, vi spiego come combattere l'odio sui social"










