cronachepicene.it, 30 settembre 2019
Incontro con il poeta Franco Arminio per i detenuti della casa circondariale di Marino del Tronto e di quella di Fermo. L'appuntamento è legato al progetto "Ora d'aria", una serie di laboratori ideati da un altro poeta, Luigi Socci, direttore artistico del poesia festival "La Punta della lingua" che ha accompagnato lo stesso Arminio insieme al Garante regionale dei detenuti Andrea Nobili.
Arminio ha fatto quello che fa di solito, nelle sue letture in giro per l'Italia. Ha letto le sue poesie e una, che inizia con i tre intensi versi "Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento", l'ha fatta tradurre nei vari dialetti parlati dai detenuti. Poi ha cantato, insieme al pubblico dei ristretti, la canzone "Azzurro". L'esperimento è talmente riuscito che ha spinto un gruppo di detenuti nigeriani del carcere di Ascoli a cantare una canzone del loro paese.
Poeta, scrittore e regista italiano, Franco Arminio si è autodefinito "paesologo". Ha raccontato i piccoli paesi d'Italia descrivendo con estrema realtà la situazione soprattutto del Mezzogiorno. Animatore di battaglie civili, collabora con diverse testate locali e nazionali e ha realizzato anche vari documentari. Negli ultimi anni ha pubblicato molti libri, con notevole successo di critica e crescente apprezzamento dei lettori.
di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 30 settembre 2019
Wajih-ul-Hassan, un cittadino pachistano di religione musulmana, è uscito dal braccio della morte il 25 settembre. C'era entrato 18 anni prima, accusato di aver scritto una lettera "offensiva" a un avvocato, da questi resa poi pubblica, e dunque passibile della più estrema delle sanzioni ai sensi delle leggi sulla blasfemia. La Corte suprema ha stabilito che non vi sono prove certe che Wajih sia l'autore della lettera, cosa che l'ormai ex condannato a morte aveva sostenuto per quasi 20 anni. In questo blog, seguendo in particolare la vera e propria "via crucis" giudiziaria della cristiana Asia Bibi, ora in esilio, abbiamo più volte denunciato come le leggi sulla blasfemia, introdotte negli anni Ottanta per punire coloro che dissacrano il Corano e offendono il profeta Maometto - si prestino all'abuso e all'arbitrio più assoluti.
Dal 1987 al 2014, secondo la Commissione nazionale per la giustizia e la pace, 1300 persone sono state accusate di "blasfemia". Se è vero che la maggior parte degli accusati è di religione musulmana, va sottolineato come il 14 per cento dei processi abbia riguardato non-musulmani, che costituiscono il tre per cento della popolazione del Pakistan. Almeno 40 persone sono in carcere, condannate all'ergastolo o alla pena di morte. Fortunatamente, dall'entrata in vigore delle leggi non ha avuto luogo alcuna esecuzione capitale. Ma folle di facinorosi si sono fatte giustizia da sé: secondo il Centro di ricerca e studi sulla sicurezza, dal 1990 sono stati assassinati per via extra-giudiziale almeno 65 sospetti "blasfemi".
di Ester Palma
Corriere della Sera, 30 settembre 2019
Nell'omelia della messa in San Pietro, Francesco chiede ai fedeli di "sentire compassione per la sofferenza degli ultimi, avvicinarsi, toccare le loro piaghe, condividere le loro storie, per manifestare la tenerezza di Dio verso di loro". "Il mondo odierno è ogni giorno più elitista e crudele con gli esclusi. È una verità che fa dolore. I Paesi in via di sviluppo continuano ad essere depauperati delle loro migliori risorse naturali e umane a beneficio di pochi mercati privilegiati. Le guerre interessano solo alcune regioni del mondo, ma le armi per farle vengono prodotte e vendute in altre regioni, le quali poi non vogliono farsi carico dei rifugiati prodotti da tali conflitti. Chi ne fa le spese sono sempre i piccoli, i poveri, i più vulnerabili, ai quali si impedisce di sedersi a tavola e si lasciano le "briciole" del banchetto".
È la 105esima Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato e papa Francesco ha celebrato, in unione con i fedeli di tutte le Diocesi del mondo, una Messa dedicata sul sagrato di San Pietro: "Il tema di quest'anno è "Non si tratta solo di migranti". Ed è vero: non si tratta solo di forestieri, ma di tutti gli abitanti delle periferie esistenziali che, con stranieri e rifugiati, sono vittime della cultura dello scarto. Il Signore ci chiede di mettere in pratica la carità nei loro confronti; ci chiede di restaurare la loro umanità, assieme alla nostra, senza escludere o lasciare fuori nessuno".
"Chiediamo a Dio la grazia di piangere davanti alla sofferenza" - Ha aggiunto il Papa: "Amare il prossimo come se stessi vuol dire anche impegnarsi seriamente per costruire un mondo più giusto, dove tutti abbiano accesso ai beni della terra, dove tutti abbiano la possibilità di realizzarsi come persone e come famiglie, dove a tutti siano garantiti i diritti fondamentali e la dignità. Significa sentire compassione per la sofferenza dei fratelli e delle sorelle, avvicinarsi, toccare le loro piaghe, condividere le loro storie, per manifestare concretamente la tenerezza di Dio nei loro confronti.
Significa farsi prossimi di tutti i viandanti malmenati e abbandonati sulle strade del mondo, per lenire le loro ferite e portarli al più vicino luogo di accoglienza, dove si possa provvedere ai loro bisogni". E ha concluso: "Come cristiani non possiamo essere indifferenti di fronte al dramma delle vecchie e nuove povertà, delle solitudini più buie, del disprezzo e della discriminazione di chi non appartiene al "nostro" gruppo. Non possiamo rimanere insensibili, con il cuore anestetizzato, di fronte alla miseria di tanti innocenti. Non possiamo non piangere. Non possiamo non reagire. Chiediamo al Signore la grazia di piangere, il pianto che converte il cuore davanti a questi peccati".
La scultura per la "sfida dell'accoglienza" - Dopo la Messa e l'Angelus e prima del giro in papamobile sulla piazza, Francesco ha ringraziato tutti i partecipanti alla celebrazione e benedetto la scultura in bronzo e argilla dell'artista canadese Timothy Schmalz che ha come tema le parole della Lettera agli Ebrei: "Non dimenticate l'ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli". E ha spiegato: "L'opera raffigura un gruppo di migranti di varie culture e diversi periodi storici. l'ho voluta qui in piazza San Pietro, affinché ricordi a tutti la sfida evangelica dell'accoglienza". Francesco ha davvero apprezzato l'opera: l'ha osservata nei dettagli e toccata, girandole intorno più volte.
Bassetti: "Gli stranieri come Lazzaro alla nostra tavola" - Al termine della celebrazione, ha preso la parola anche il cardinal Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, cher ha concelebrato la Messa col Papa: "Questa piazza vivace e colorata ha raccolto gente di ogni dove, unita nello spirito di lode al Signore, padre di tutta l'umanità.
La fede e la potenza del risorto ci fanno sentire fratelli e ci spingono ad amare tutti, come Lui ci ha amati e ha dato se stesso per noi. La Chiesa che è in Italia si sente interpellata dal mondo delle migrazioni. Milioni di uomini e donne, bambini, giovani e anziani ogni anno lasciano la propria terra in cerca di una vita migliore, di un luogo di pace o di progresso dove poter trovare rifugio e dignità. Stendono la mano come il povero Lazzaro, chiedendo almeno le briciole del pane per sfamarsi.
Ma il ricco epulone della parabola non vuole vedere né sentire, la sua ricchezza lo ha reso povero di sentimento e gli ha inaridito il cuore. Egli non vuol condividere con altri le sue ricchezze e la prosperità la considera cosa privata. Ma il Signore, con la sua Parola e il suo esempio di amore, ci invita ad essere solidali, a non assecondare le ingiustizie e l'empietà. I poveri che bussano alla nostra porta, i migranti che cercano una vita migliore sono il nostro prossimo nel bisogno".
La Repubblica, 30 settembre 2019
Scontri con la polizia nel campo dove sono ospitati 13mila migranti a fronte di una capienza di 3mila. Tragedia nel campo profughi di Lesbo dove la situazione era già insostenibile da mesi con oltre 13.000 persone in una struttura che ne può ospitare 3500. Una donna e un bambino sono morti nell'incendio (sembra accidentale) di un container dove abitano diverse famiglie ma le vittime potrebbero essere di più. Una quindicina i feriti che sono stati curati nella clinica pediatrica che Medici senza frontiere ha fuori dal campo e che è stata aperta eccezionalmente.
"Nessuno può dire che questo è un incidente - è la dura accusa di Msf. È la diretta conseguenza di intrappolare 13.000 persone in uno spazio che ne può contenere 3.000". Dopo l'incendio nel campo è esplosa una vera e propria rivolta con i migranti, costretti a vivere in condizioni disumane, che hanno dato vita a duri scontri con la polizia e hanno appiccato altri incendi all'interno e all'esterno del campo di Moria, chiedendo a gran voce di essere trasferiti sulla terraferma. Ancora confuse le notizie che arrivano dall'isola greca dove negli ultimi mesi gli sbarchi di migranti provenienti dalla Turchia sono aumentati in maniera esponenziale.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 30 settembre 2019
Mentre si chiudono le urne e ancora si parla di un accordo coi talebani, una giovane giornalista racconta da Kabul cosa significhi difendere i diritti femminili. "La nostra linea rossa? Fondamentalmente è la sopravvivenza".
Farahnaz Forotan, 26 anni, originaria della provincia di Kapisa è una delle giornaliste afghane più note. Un curriculum come reporter nei più grandi network afghani, Tolo e Ariana, oggi Forotan ha deciso di mettersi in proprio e lavorare per proteggere i diritti delle donne afghane. E all'inizio di quest'anno - proprio mentre si tenevano i round negoziali tra i talebani e l'inviato Usa a Mosca e a Doha - con l'agenzia delle Nazioni Unite Women Afghanistan ha lanciato un campagna social dal titolo #MyRedLine. Obiettivo, raccontare racconta le libertà e i diritti a cui donne e uomini afghani non sono disposti a rinunciare in nome di un accordo per il ritiro delle forze straniere.
"Come reporter ho avuto accesso alle zone più remote del Paese, compreso l'Helmand sotto il controllo dei fondamentalisti", spiega al Corriere in vista del suo arrivo in Italia (Forotani sarà a Ferrara al Festival di Internazionale, venerdì 4 ottobre alle 18.30). Durante i suoi viaggi Forotan ha incontrato decine di donne che le hanno raccontato la loro sfida quotidiana di sopravvivenza. "Nella provincia di Feourzah, ad esempio, ho avuto modo di conoscere una poliziotta locale che aveva perso negli attacchi 35 membri della sua famiglia. Nonostante tutto quella donna aveva deciso di continuare a lottare e di lavorare per la sicurezza del suo villaggio".
In questi mesi molto si è dibattuto a proposito del rischio che un accordo con i talebani potesse far tornare indietro il Paese di 18 anni. Negli ultimi anni le donne afghane hanno compiuto notevoli progressi verso l'uguaglianza. Nel 2001 solo in 900 mila andavano scuola, quasi nessuno di sesso femminile. Oggi, 9 milioni di bambini hanno accesso all'educazione. Di questi 3,5 milioni sono ragazze. Inoltre, 100 mila donne frequentano l'università. Sebbene i talebani abbiano apparentemente allentato le redini sull'educazione femminile, in realtà la loro posizione è ambivalente. Non è un caso che subito dopo la pubblicazione del documento finale di Doha siano emerse delle incongruenze tra la versione in inglese e quelle in dari e pashto, le due lingue maggioritarie in Afghanistan.
Dopo la rottura dei negoziati all'inizio di settembre voluta dal presidente statunitense Donald Trump e durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali, #MyRedLine ha ottenuto l'appoggio dall'establishment afghano. Tra gli oltre 30 video pubblicati in rete e l'oltre milione e mezzo di visualizzazioni, è arrivato anche l'appoggio del presidente Ashraf Ghani che durante un incontro nella provincia di Faryab ha dichiarato "Le donne sono la mia linea rossa nei colloqui di pace".
D'altro canto per Forotan e per le sue colleghe ("ho sempre saputo che avrei fatto la giornalista e questo nuovo modo di farla mi entusiasma"), ora oltre al diritto all'istruzione, c'è anche un'altra linea rossa da difendere. Ed è quella della libertà di espressione, "un diritto che ci siamo faticosamente guadagnate pagando anche con la nostra stessa vita. E che difenderemo con tutte noi stesse".
di Luca De Carolis
Il Fatto Quotidiano, 29 settembre 2019
Il Guardasigilli: "Col Pd partiamo da posizioni differenti, ma non accetto che si perda tempo sulla riforma della giustizia". Il ministro che è rimasto dov'era doveva ripartire da lì, dalla sua riforma della giustizia: "Uno dei motivi per cui Matteo Salvini ha fatto saltare il governo è stato quello di fermarla".
di Niccolò Zancan
La Stampa, 29 settembre 2019
A Castiglione delle Stiviere la residenza con 20 donne giudicate incapaci di intendere e volere. Gli psichiatri: "Il momento più straziante è quando ti chiedono di pregare sulla tomba dei figli".
Come bisogna chiamarle, innanzitutto, le donne che vivono qui? "Per il codice penale sono internate. Un nome che fa paura. Definirle utenti sarebbe scorretto, visto che non scelgono di usare questo servizio. Ospiti, poi, non avrebbe alcun senso. Per noi sono semplicemente delle pazienti".
Ristretti Orizzonti, 29 settembre 2019
Il 3 ottobre, nella "Fiera delle Parole", alle ore 16.30, presso la Sala Grande del Centro Universitario di Padova, Angelo Ferrarini, docente di scrittura volontario in carcere, presenterà due volumetti nati nella redazione di "Ristretti Orizzonti" al carcere Due Palazzi: Angelo Meneghetti, Gli occhi azzurri di Luana e altri sorrisi. Racconti per uccidere la noia di oggi; Antonio Papalia, Poveri figli d'Aspromonte. Insieme ai promotori Mauro e Anna Feltini, saranno presenti volontari dell'Associazione Granello di Senape e redattori di Ristretti.
di Federico Capurso
La Stampa, 29 settembre 2019
Il premier spinge per lo Ius culturae, il ministro teme invece ripercussioni elettorali e frena pure sul "fine vita". Giuseppe Conte sta marcando una volta di più, nel campo dei diritti civili, la differenza che passa tra la sua idea di leadership e quella di Luigi Di Maio. Il premier affronta il "fine vita" accogliendo i dubbi dei vescovi italiani e spinge a favore di uno Ius culturae che estenda la cittadinanza ai minori stranieri.
di Iuri Maria Prado
Il Dubbio, 29 settembre 2019
L'idea che il magistrato "sia" giustizia, piuttosto che un funzionario che la amministra, è diffusa e comanda tante volte l'atteggiamento di chi è incaricato di accusarci e giudicarci. "Spero venga letto con serenità".
- Diritto all'oblio: quando la memoria non è un valore
- Oristano. Massama, la cultura in carcere
- Torino. Detenuto non mangia da quasi due mesi, è ricoverato in terapia intensiva
- Barcellona P.G. (Me). Antigone: "situazione critica per la salute psichica dei detenuti"
- Trento. Liberi da Dentro: kermesse dà voce ai detenuti, per sovvertire gli stereotipi









