di Shafique Khokhar
La Repubblica, 28 settembre 2019
Wajih ul Hassan era stato condannato a morte nel 2002. La sentenza è stata poi confermata dall'Alta corte di Lahore. Le prigioni pullulano di innocenti. La Corte suprema del Pakistan - riferisce Asianews - ha assolto un uomo accusato di blasfemia che ha trascorso 18 anni in carcere. Wajih ul Hassan era stato condannato a morte nel 2002 da un tribunale di Lahore per oltraggio al profeta Maometto secondo la sezione 295C del Codice penale pakistano. Alcuni attivisti laici hanno espresso soddisfazione per l'assoluzione e dispiacere per Hassan, rinchiuso per tanti anni per un fatto non commesso. Hamza Arshad, educatore e giornalista, ha detto: "L'omicidio è il crimine più grave, ma è persino peggio detenere una persona innocente dietro le sbarre per 18 anni".
La "prova maestra? Una presunta lettera blasfema. Il 25 settembre il tribunale composto da tre giudici, guidati da Sajjad Ali Shah, ha stabilito che le prove presentate contro il condannato non sono sufficienti per mandarlo al patibolo e ne ha stabilito il rilascio. Al momento l'uomo si trova ancora nel carcere di Kot Lakhpath. I giudici hanno ribadito che in casi così controversi, dove la prova "maestra" era una presunta lettera blasfema, deve prevalere "la presunzione d'innocenza". Hashir Ibne Irshad, direttore di Exist Communications, sottolinea: "Dopo Rimsha Masih e Asia Bibi, Wajih ul Hassan è la terza vittima prosciolta dall'accusa di blasfemia da una corte superiore. Di rado i tribunali di grado inferiore assolvono le vittime. I processi sono molto costosi e i familiari degli accusati arrivano a vendere tutto ciò che hanno, vivendo nell'indigenza e nel dolore costante".
Un sistema giudiziario che fa acqua dappertutto. Lo scrittore lancia una provocazione: "Deve essere riformato il sistema procedurale dei casi di blasfemia e stabilito che entrambi - accusato e accusatore - devono rimanere in carcere durante il processo. A quel punto credo che nessuno più farebbe false denunce". In Pakistan, sottolinea, "il sistema giudiziario fa acqua da tutte le parti, dal basso al vertice. I tribunali non sono trasparenti e equi. Le leggi sulla blasfemia sono applicate per risolvere dispute personali. Ci sono decine di esempi che lo provano. Addirittura a volte i tribunali superiori stabiliscono la liberazione dopo vari anni di carcere, senza nemmeno sapere che il presunto colpevole è già morto mentre era in prigione".
Destinati a marcire in galera o linciati a morte. Secondo Bilal Warraich, attivista e difensore d'ufficio, "in Pakistan le leggi sulla blasfemia sono così draconiane nella natura che le folle prendono la legge nelle loro mani e gli accusati sono linciati a morte, oppure costretti a languire in prigione per anni senza poter fare ricorso alla giustizia. Wajih ul Hassan e Asia Bibi sono solo due esempi: ci sono centinaia di cittadini innocenti in prigione, i loro casi sono in sospeso, gli avvocati sono costretti a fuggire per salvarsi la vita, fin dall'omicidio dell'avvocato e attivista Rashid Rehman. Prima di lui, il governatore del Punjab Salman Taseer è stato assassinato dalla sua guardia del corpo perché chiedeva la riforma delle leggi sulla blasfemia". L'avvocato ritiene che sia "interessante sottolineare che la 'spada' della blasfemia non colpisce solo le minoranze, ma anche i musulmani. Controversie sui terreni, i soldi e l"onorè diventano proiettili d'argento per le leggi sulla blasfemia. Come avvocato, ritengo che queste norme siano ripugnanti per il vero spirito della Costituzione che sostiene l'uguaglianza all'art. 10A del capitolo 2".
Prigioni che pullulano di innocenti. L'educatore Hamza Arshad è disilluso: "Potrebbe essere scioccante per il mondo civilizzato, ma nel nostro Paese è la routine. Le nostre prigioni pullulano di innocenti rinchiusi a causa di un sistema giudiziario penoso. La lunga e dolorosa prigionia di Wajih ul Hassan ci ricorda che la legge viene usata per perseguitare i cittadini. Si può solo immaginare l'orrore provato da quest'uomo, ciò che egli deve aver pensato all'ombra del cappio che incombeva, lo spasimo senza fine della famiglia, l'umiliazione e la minaccia provate dalla comunità. Ora che la Corte suprema lo ha assolto, chi gli ridarà 18 anni di vita? Gli consentiranno di vivere una vita normale in mezzo alla gente? L'avvocato che ha sporto denuncia sarà arrestato o processato? La società e lo Stato riformuleranno le leggi? La risposta è no. Per questo imploriamo il perdono della famiglia di Wajih ul Hassan, perché lo Stato e la società non faranno nulla per riscattarli".
sestaopera.it, 28 settembre 2019
Fragilità psichiche e carcere: imparare ad avvicinare e accompagnare autori di reato con patologie psichiatriche. Da sabato 12 ottobre (ore 9, piazza San Fedele 4) il corso per volontari penitenziari promosso da Sesta Opera San Fedele Onlus. È dedicato al trattamento delle fragilità psichiche in carcere il ciclo di incontri che Sesta Opera San Fedele Onlus, associazione di volontariato penitenziario, promuove in collaborazione con l'Area Carcere e Giustizia di Caritas Ambrosiana e Seac (Coordinamento nazionale enti e associazioni di volontariato penitenziario).
Gli incontri si terranno a partire da sabato 12 ottobre fino a sabato 16 novembre (Sala Ricci, piazza San Fedele 4, dalle ore 9-12.30) con l'intervento di esperti, magistrati, psicologi e responsabili delle attività di volontariato. Un'occasione aperta a tutti, per approfondire i temi dell'amministrazione della giustizia e del disagio in carcere.
"Un tema spinoso ma purtroppo sempre più diffuso negli istituti penitenziari", ha sottolineato il Presidente di Sesta Opera, Guido Chiaretti. Il quadro della situazione verrà presentato sabato 12 ottobre da Pietro Buffa, Direttore del Prap Lombardia, e da Tiziana Valentini, coordinatrice degli psicologi che operano nelle carceri milanesi dell'Uos Psicologia Settore Penitenziario dell'Ospedale Santi Paolo e Carlo. Il trattamento e la presa in carico delle persone con fragilità in carcere e nelle misure alternative saranno illustrati sabato 19 ottobre da Giovanna Di Rosa, Presidente Tribunale di Sorveglianza di Milano, insieme a Cosima Buccoliero, Direttore del Carcere di Bollate e del Beccaria, e da Severina Panarello, Direttore Uiepe Lombardia.
Sabato 26 ottobre le esperienze di disagio e rischio suicidario e i diritti alle cure saranno al centro degli interventi di Elisabetta Palù, Vice Direttore carcere di San Vittore, di Roberto Bezzi, Responsabile Area educativa del carcere di Bollate, e di Francesco Maisto, Garante dei detenuti di Milano. Modalità di accompagnamento e di inclusione sociale di detenuti con problemi psichiatrici e il ruolo del Terzo settore saranno invece illustrati sabato 9 novembre, con la partecipazione di Luca Mauri della Cooperativa A&I, responsabile del progetto "Sulla Soglia" che da anni si avvale di un team multidisciplinare, e di vari responsabili delle attività di Sesta Opera. Infine, sabato 16 novembre verranno proposti criteri, atteggiamenti, metodi e strumenti per avvicinare, incontrare e accompagnare i detenuti.
L'iscrizione al corso (50 euro) potrà essere effettuata direttamente sabato 12 ottobre, prima dell'inizio dell'incontro. Per ulteriori informazioni è possibile contattare, da lunedì a venerdì (ore 9.30- 12.30) Sesta Opera San Fedele (tel. 02 863521) oppure scrivere a:
di Giuditta Nelli
imperiapost.it, 28 settembre 2019
Il progetto nasce dall'incontro fra la Direzione del carcere di Imperia, Arci e Uisp, per rispondere a esigenze individuate presso l'Istituto penitenziario. È stato presentato ieri mattina, venerdì 27 settembre, in biblioteca a Imperia il progetto "S.B.A.R.R.E.". "Solidarietà - Benessere - Accoglienza - Rispetto - Responsabilità - Empatia". Il progetto si fonda su diverse attività in carcere, per i detenuti, e si pone l'obiettivo di "portare fuori" una buona pratica che possa essere riproposta in altri contesti detentivi per il miglioramento del benessere fisico e psichico delle persone detenute.
Frutto del lavoro congiunto dei tre enti promotori, il progetto realizza attività intra moenia e extra moenia, con la fondamentale collaborazione delle realtà territoriali, da tempo attive in carcere: Arci Imperia e UISP Imperia. Il progetto S.B.A.R.R.E. è realizzato con il sostegno di Compagnia di San Paolo e della Fondazione Carige, Bando Libero Reload 2018.
"Sbarre è un acronimo, lascia già intuire che si tratta di un progetto legato al carcere, ai detenuti e ha un ampio respiro. Tra le parole ci sono solidarietà, benessere, empatia e responsabilità. Con questo progetto, che ha come capofila Arci Liguria e come partner Uisp Liguria e la casa circondariale di Imperia.
È finanziato da Carige e compagnia Sanpaolo. Desidera innanzitutto lavorare per i detenuti, realizzando attività ludico motorie e mediazione interculturale. Attraverso queste attività andare a delineare quelle che sono le buone pratiche per la scrittura di linee guida che possono essere rese accessibili anche da altri volessero ripetere il nostro progetto.
Abbiamo pensato a uno strumento utile a migliorare la vita dei detenuti, a dare una diversa responsabilizzazione e questo chiaramente stimolandoli al dialogo, al superamento dei conflitti, alla gestione delle proprie relazioni, al miglioramento delle relazione con i propri affetti, con la finalità di un maggior benessere dentro, ma di curare anche i propri legami al di fuori".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 28 settembre 2019
Il Ministero ha disposto l'allontanamento degli agenti coinvolti. "Risale al 13 agosto scorso la comunicazione con la quale l'Amministrazione penitenziaria informava la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza di "comportamenti non consoni di alcuni Operatori di Polizia Penitenziaria"". Lo si legge in una nota il ministero della Giustizia che fa riferimento a un pestaggio che sarebbe avvenuto il 3 agosto 2019 a un detenuto ristretto nell'istituto lombardo. È stata l'associazione Antigone, che si occupa per i diritti dei detenuti, a segnalare il caso al Dap tramite Pietro Buffa, il provveditorato della regione Lombardia.
Nell'esposto presentato alla Procura, il presidente di Antigone Patrizio Gonnella riferisce che il detenuto sostiene che gli sia stato fatto firmare un foglio in cui dichiarava di essersi fatto male da solo. "Il medico che lo ha visitato non ha refertato alcuna lesione", spiega Gonnella. Inutile far notare, che, a differenza di Monza, la dottoressa del carcere di San Gimignano ha invece evidenziato le lesioni del detenuto che sarebbe stato pestato e segnalato alla Asl locale che, a sua volta, ha inoltratato il tutto, come notizia di reato, alla procura competente.
In seguito all'aggressione a Monza, il detenuto è stato messo in isolamento per quindici giorni e, durante questo periodo, è stato visto dalla suora che frequenta il carcere. L'uomo, che sostiene di essere in grado di riconoscere gli autori delle violenze, a dieci giorni dal fatto è stato trasferito presso la casa circondariale di Modena. Qui al momento dell'ingresso in carcere a seguito di visita medica gli sono state riscontrate le lesioni ancora presenti e gli sono stati dati sette giorni di prognosi. Si è attivata, come di consueto in questi casi, anche l'autorità del garante nazionale delle persone private della libertà.
"Sono stati messi a nostra disposizione i filmati registrati dalle videocamere interne all'Istituto che - spiega il Garante Mauro Palma - abbiamo subito trasmesso alla Procura". Inoltre, "precauzionalmente - aggiunge sempre il Garante - abbiamo chiesto l'apertura della procedura disciplinare nei confronti delle persone sospettate dei reati, eventualmente da sospendere in attesa degli esiti della procedura penale".
Come ha precisato il ministero della Giustizia, in seguito alla segnalazione, l'Amministrazione penitenziaria disponeva la sospensione del procedimento disciplinare e della sanzione dell'esclusione dalle attività in comune. Al tempo stesso procedeva ad assegnare "il personale coinvolto in diversa misura nella vicenda in posti di servizio non a contatto con la popolazione detenuta, in attesa delle valutazioni dell'Autorità giudiziaria".
Infine "successivamente alla segnalazione alla Procura e al Provveditorato regionale lombardo dell'Amministrazione penitenziaria, gli atti venivano inviati alla Direzione generale del personale del Dap, per le valutazioni disciplinari di competenza in merito a "comportamento delle unità di Polizia Penitenziaria nominate in oggetto non in linea con i doveri istituzionali".
di Marcella Cavaliere
La Città di Salerno, 28 settembre 2019
La direttrice Romano chiede fondi per i lavori urgenti. Parte il progetto per i detenuti-addestratori. Ventiquattro detenuti della casa circondariale di Fuorni, con alle spalle un passato da tossicodipendenti, addestreranno cani randagi provenienti dai canili della cooperativa Dog Park di Ottaviano, Monte di Eboli e Salerno. Parte dunque il progetto promosso dalla direttrice della casa circondariale di Salerno, Rita Romano, che prevede il futuro inserimento lavorativo dei detenuti che impareranno in carcere un nuovo mestiere.
Sarà consegnato un attestato a fine corso e se l'esperienza progettuale avrà continuità, la direttrice pensa già "all'eventualità futura di costruire un canile nel carcere". Gianluigi Lancellotta, comandante del reparto polizia penitenziaria, ha spiegato come sono stati scelti i detenuti che diventeranno addestratori di cani. "Sono soggetti che hanno fatto un percorso regolare, privo di sanzioni disciplinari e meritevoli".
Sono 82 i tossicodipendenti nel carcere di Salerno e il progetto ne coinvolgerà 24. Michele Visone, presidente della cooperativa Dog Park di Ottaviano, promotrice del progetto, ha spiegato che la valenza dell'iniziativa è duplice "promuovere l'autostima e il controllo dell' impulsività dei detenuti e l'adottabilità dei cani. Ne impiegheremo 7, incluso tre randagi di riserva".
Daniela D'Angelo, professoressa della Federico II di Napoli ha ribadito che sarà monitorato il benessere dei cani, "tramite il prelievo di campioni salivari per valutare l'aumento del cortisolo e quindi il loro grado di stress, oltre a valutare l'impulsività e l'emotività degli addestratori". Per l'assessore comunale Angelo Caramanno "il recupero e l'inserimento, oltre all'addestramento in sé, sono una grande scommessa e rappresentano per i detenuti la possibilità di dare continuità all'esperienza fatta in carcere una volta concluso il periodo di reclusione".
Per quanto riguarda l'iniziativa la direttrice del penitenziario ha detto che "il progetto può servire da crescita sia per i detenuti sia per i cani e avrà valenza scientifica curata dalla facoltà di Veterinaria dell'Università di Napoli. I risultati di fatto saranno oggetto di una pubblicazione scientifica". Invece per quanto riguarda i fondi Romano ha precisato che "il progetto è stato approvato e la ditta che sarà incaricata di eseguire i lavori impiegherà anche 5 detenuti, ma sapremo quando si procederà con l'erogazione il prossimo 13 ottobre".
Sos dalle celle. Le condizioni del penitenziario non sono ottimali dal punto di vista strutturale in alcuni reparti, tant'è che Romano ha chiesto 480mila euro per eseguire i lavori più importanti, a partire dalla sezione dedicata ai tossicodipendenti.
È tornato sulle condizioni poco decorose del carcere anche il garante dei detenuti per la Regione Campania, Samuele Ciambriello: "La squadra impegnata nel progetto, incluso Asl e Sed (servizi dipendenza, ndr), sta facendo un lavoro ottimo e la direttrice Romano ha tutto il mio appoggio, ma dopo un'ispezione nel padiglione dei detenuti abbiamo notato che era allagato, c'erano problemi igienici e sanitari, non funzionano al meglio i servizi igienici, non ci sono le docce e si vedono fili appesi con il rischio che possa accadere qualcosa". A suo avviso l'amministrazione penitenziaria dovrebbe contribuire a migliorare "la vita poco decorosa dei detenuti anche nel carcere di Salerno".
di Pino Dragoni
Il Manifesto, 28 settembre 2019
Il regime tenta di camuffare la mobilitazione e fa sfilare al Cairo i propri sostenitori, portati nella capitale con i bus. Minacce "velate" ai reporter stranieri e arresti eccellenti. Ieri un altro venerdì di proteste e repressione ha attraversato l'Egitto, dopo che la scorsa settimana alcune migliaia di persone erano scese in strada in alcune delle maggiori città del paese chiedendo le dimissioni di al-Sisi.
Anche stavolta Mohammed Ali, l'imprenditore in esilio che denunciando gli scandali di corruzione ha dato l'innesco A questa nuova ondata di agitazione, ha lanciato da internet il suo appello a manifestare per un secondo "venerdì della rabbia".
Ma se le manifestazioni della scorsa settimana avevano colto di sorpresa molti (comprese le forze di sicurezza) stavolta il regime non si è fatto trovare impreparato. Il dispositivo di sicurezza schierato al Cairo ha impedito fisicamente l'accesso a Tahrir e a tutte le zone circostanti chiudendo una decina di strade e tutte le fermate metro della zona. L'area vista dalle rare immagini circolate e dalle testimonianze di chi si trovava nel centro città aveva un aspetto surreale per chi è abituato al traffico chiassoso di quei luoghi. Sospeso anche il campionato di calcio.
Il corrispondente del Washington Post al Cairo in un tweet ha raccontato di aver visto decine di uomini a volto coperto e pesantemente armati trasportati su dei pick-up nei dintorni di una delle piazze principali della città. Ma mentre il centro veniva occupato militarmente, alcune proteste sparse si sono verificate nei quartieri popolari ai margini della metropoli (a Giza e a Helwan) e sull'isola di al-Warraq, ancora protagonista con massicce manifestazioni degli abitanti mobilitati da anni contro lo sgombero.
Le manifestazioni sono state rapidamente attaccate con violenza dalle forze di sicurezza con lacrimogeni e colpi di arma da fuoco. È ancora incerto il bilancio degli arresti della giornata. Secondo fonti vicine al governo citate da MadaMasr l'ordine per le forze di polizia è impiegare "ogni mezzo disponibile" se in pochi minuti l'assembramento non si disperde "con le buone". Altre manifestazioni in alcune province dell'Alto Egitto, compresa la città di Luxor.
Finora si contano più di 2mila persone arrestate in tutto il paese in relazione alle manifestazioni dei giorni scorsi, tra questi noti avvocati, diversi attivisti (spesso non coinvolti nelle proteste), docenti universitari e dirigenti di partiti islamisti e di sinistra. Scomparso da giovedì sera anche lo scrittore Muhammad Aladdin (ospite più volte anche di festival letterari in Italia). Decine di avvocati lavorano incessantemente per individuare gli arrestati, pubblicarne i nomi e offrire difesa legale.
Intanto gli apparati dello Stato hanno messo in campo tutti i mezzi a disposizione per dimostrare di godere ancora del consenso della maggioranza degli egiziani. I media ufficiali ieri hanno diffuso le immagini di un'imponente manifestazione "per la stabilità del paese" che ha avuto luogo nella famigerata piazza Rabea al-Adawiya (dove oltre mille oppositori islamisti furono trucidati in pochi giorni nell'agosto 2013) con tanto di mega-palco, canzoni patriottiche e sventolio di bandiere egiziane.
Secondo MadaMasr e altre fonti locali, molti dei manifestanti pro-regime sarebbero stati trasportati in autobus da diverse province in cambio di un pasto gratuito (pratica largamente in uso sotto Mubarak e tra i Fratelli musulmani). E cresce la pressione anche nei confronti dei corrispondenti stranieri (in molti arrivati nel paese nell'ultima settimana). Il Servizio informazioni di Stato ha diramato una serie di comunicati in cui - senza mai usare la parola proteste - invita la stampa estera a "non esagerare" la situazione e a non dare credito alle notizie raccolte sui social. I loro articoli e i loro servizi, spiega l'autorità governativa, sono "attentamente monitorati".
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 28 settembre 2019
L'iter riprende dalla Commissione affari costituzionali. Il relatore Brescia (M5S): "Basta propaganda, cittadinanza a chi completa positivamente un ciclo di studi. Cittadini italiani appena completato positivamente un ciclo di studi. Riparte alla Camera, su impulso del M5S, la discussione sullo ius culturae. La commissione Affari costituzionali discuterà giovedì prossimo i testi di modifica della legge di cittadinanza. Lo ha annunciato ieri il presidente della commissione Giuseppe Brescia (M5S), spiegando: "Serve una discussione che metta all'angolo propaganda e falsi miti, guardi in faccia la realtà e dia un segnale positivo a chi si vuole integrare". Immediati i consensi da parte del Pd. E la replica del leader leghista, Matteo Salvini: "La Lega si batterà contro loius soli, comunque lo chiamino, contro la cittadinanza facile, senza se e senza ma. Se questa è la priorità del governo, povera Italia...".
Il sì della Cei - Proprio ieri il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, aveva lanciato un appello. "Lo ius culturae è da promuovere perché l'integrazione, senza il riconoscimento da un punto di vista normativo, sarebbe un contenitore vuoto. Accogliere è un dovere fondamentale ma se poi non si integra, non si forma, e non si porta una persona anche alla cittadinanza, resta un guscio vuoto. Non basta essere nati in un suolo. La cittadinanza va costruita, è frutto di integrazione, di un accompagnamento". E l'appello è stato colto al volo. "Siamo ancora all'inizio", ha dichiarato Brescia - grillino molto vicino al presidente della Camera Roberto Fico - ricordando che oltre al testo a prima firma di Laura Boldrini (Leu all'epoca della stesura, ora passata al Pd) ne sono stati depositati anche altri tra cui uno della Polverini (FI) che introduce proprio lo ius culturae. "Naturalmente arriverà anche un testo M5S", annuncia Brescia.
Di Maio: "Blocchiamo le partenze" - Concorda con la necessità dello ius culturae l'ex segretario dem, Maurizio Martina. Sottolineando che "occorrono tempi certi per portare a casa il risultato". Soddisfatto anche il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci: "Giusto portare finalmente all'approvazione lo ius culturae". Di ritorno da New York, Luigi Di Maio, riprende in mano la questione immigrazione. Anticipa a ministri e viceministri che lunedì arriveranno importanti novità sul tema. "Non potevamo fermarci alla redistribuzione", è il suo ragionamento. "Dobbiamo andare oltre bloccando le partenze. Dobbiamo lavorare in loco", dice. La sua idea è quella di creare una "sinergia" tra Farnesina, ministero dei Trasporti e Viminale "che ci permetta di lavorare al meglio, trovando le giuste soluzioni". E per questo chiede il "supporto" al sottosegretario alla presidenza Crimi e al sottosegretario ai Trasporti Cancelleri. Poi, con inguaribile ottimismo, annuncia: "La soluzione è vicina".
Che cos'è lo "ius culturae"? - La "ius culturae" è un istituto giuridico inedito per l'Italia. Si riferisce all'acquisizione della cittadinanza italiana da parte degli stranieri minorenni nati in Italia o che siano arrivati nel nostro paese prima dei 12 anni di età. L'intenzione è quella di far diventare cittadini italiani gli immigrati che abbiano completato positivamente almeno un ciclo di studi. Altra condizione indispensabile è che almeno uno dei genitori sia regolarmente residente in Italia. Lo "ius culturae" si distingue dallo "ius soli": quest'ultimo principio prevede che per acquisire la cittadinanza basta essere nati in un determinato paese.
Corriere del Trentino, 28 settembre 2019
Nelle carceri sovraffollate di Spini di Gardolo arriveranno 5 medici, in modo tale da garantire, ai 322 detenuti, la presenza medica continuativa 24 ore al giorno 7 giorni su 7. Attualmente l'assistenza è garantita solo di giorno e nelle ore notturne solo su chiamata.
L'accordo siglato con l'Azienda sanitaria ha carattere transitorio in attesa di una specifica regolamentazione nazionale del rapporto di lavoro dei medici del settore penitenziario. Sempre "per promuovere la salute e il benessere dei detenuti e l'umanizzazione della pena" è stato proposto dall'assessora Stefania Segnana e varato dalla giunta uno schema di protocollo tra Ministero della giustizia, Provincia e Regione.
Il protocollo prevede l'istituzione di una commissione tecnica con rappresentanti degli enti pubblici ma anche dei servizi sociali e delle organizzazioni di volontariato. Garantire il trattamento rieducativo e il reinserimento sociale e lavorativo è tanto più cruciale in vista del fatto che - come ha detto Segnana - "dei 322 detenuti, a breve 100 torneranno nella società". Sempre su proposta di Segnana è stato presentato il bando di concorso per 25 posti per il corso triennale 2019-2022 in medicina generale. In virtù delle novità apportate dal decreto Calabria, al corso saranno ammessi anche 7 medici idonei in precedenti concorsi.
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 28 settembre 2019
Forse per la prima volta a Milano una manifestazione è partita in orario. Scelta obbligata perché alle 9.30 la piazza di Largo Cairoli era già piena di ragazzi e ragazze, ma anche adulti, insegnanti, genitori e persone di ogni età che hanno sentito di doverci essere. È questa è la prima novità della giornata: tanti adulti sono andati a guardare da vicino questo movimento giovane. "O ci salviamo tutti o non si salva nessuno" dice facendo sintesi una signora.
Mentre la testa del corteo si avviava lungo il percorso in altre zone della città i pre-concentramenti aspettavano ancora studenti dalle scuole: a Porta Venezia oltre 5 mila persone riempivano le strade attorno ai Bastoni proprio nei minuti in cui il corteo partiva da Cairoli. Chilometro dopo chilometro la manifestazione si è gonfiata e a fine mattinata gli attivisti di Fridays For Future hanno potuto dire "siamo in 200 mila, inarrestabili. Un altro mondo è possibile". 250 mila sommati a quelli della sera, perché Milano anche in questo terzo global strike for future ha raddoppiato con un corteo serale per chi non aveva potuto partecipare la mattina. Ad aprire la manifestazione l'ormai immancabile risciò a pedali spinto a turno dagli studenti. Tra gli striscioni in prima fila uno con sopra scritto "stop speaking, start doing" sintetizzava il senso di questo terzo global strike.
Dopo aver portato il tema della crisi climatica causata dall'uomo sulla bocca di tutti, ora il movimento chiede a tutti, e soprattutto alla politica, di fare azioni concrete e passare dalle parole ai fatti: "stop speaking, start doing". Pochi giorni fa Greta Thunberg aveva detto in faccia ai potenti dell'Onu "non fate abbastanza" e questa piazza milanese non ha voluto fare sconti a nessuno. "Spesso usiamo lo slogan "salviamo il Pianeta" ma in realtà dovremmo cambiarlo in 'salviamo l'umanità'" dice Sergio Marchese. "Siamo noi il problema, la Terra c'era prima di noi e ci sarà anche dopo senza di noi".
A differenza di quanto pensano alcuni adulti distratti come il filosofo Massimo Cacciari che ieri al Corriere ha detto che questi ragazzi sarebbe meglio stessero in classe ad ascoltare gli scienziati, uno dei tratti salienti di questo movimento è proprio quello di parlare direttamente con gli scienziati bypassando politici e adulti distratti. Basterebbe fare una veloce ricerca per vedere la quantità di convegni organizzati dai nodi locali di Fridays For Future insieme agli scienziati per non dire sciocchezze simili. Tra gli striscioni in piazza ce n'era uno molto grosso scritto in inglese sorretto da sei studenti che riportava dati e grafici presi proprio dai rapporti scientifici. "Noi siamo quelli che dicono ai politici che devono ascoltare gli scienziati e agire. Noi quei rapporti li abbiamo letti e abbiamo capito che non era più tempo di starcene da soli a casa ad aspettare che qualcuno facesse qualcosa" dice il gruppetto che sorregge il cartello "agire subito!".
Alcuni cartelli riprendono le grafiche dei meme che vediamo online, un altro aspetto interessante del rapporto reale-virtuale che la generazione post 1998 sta portando con se. Ci sono l'ironia e la leggerezza "No more toxic air, no more toxic waste. Only toxic by Britney Spears" ma anche la giusta pretesa che si parli in modo serio e rigoroso del cambiamento climatico e che si agisca. "Pretendi il futuro". Fuori dalla sede dell'Agenzia delle Entrate gli attivisti lasciano appesi alcuni striscioni: "Il Governo finanzia il fossile per 18 miliardi l'anno. Investiamoli in salute, trasporti, istruzione, territorio". E ancora "Basta incentivi al fossile. Giustizia climatica: chi si è arricchito inquinando deve pagare la riconversione". Dal megafono qualcuno urla "è troppo comodo essere dalla parte dei giovani con quattro post su Facebook".
Dopo averlo anticipato con un'intervista a Repubblica a un certo punto del corteo arriva anche il sindaco di Milano Beppe Sala. "Se scende in piazza ci deve dimostrare di fare qualcosa sennò nessuno gli darà mai retta" dice Miriam Martinelli ai giornalisti. Miriam ha 16 anni, studia all'Istituto agrario di Milano e fin dall'anno scorso è stata ribattezzata "la Greta di Milano" perché il venerdì salta la scuola. "Non lo fischieremo Sala" dice Miriam "ma vogliamo vedere i fatti". Conviene le ascolti queste parole il sindaco se non vuole restare vittima del proprio story-telling. I giovani non lo contestano ma chiedono scelte adeguate all'emergenza sanitaria e ambientale che Milano vive da anni.
Lungo il corteo piantano un albero contro la cementificazione, un'azione simbolica, un acero in piazza Baiamonti al centro di un'area verde di proprietà del Comune su cui è prevista la realizzazione di un nuovo edificio-piramide firmato dall'architetto Jacques Herzog. "È il simbolo della Milano che continua a cementificare, l'amministrazione potrebbe lasciare verde quest'area". La manifestazione si chiude in una piazza Duomo piena. Gli studenti mettono la struttura sferica di un pianeta Terra di carta in mezzo alla piazza e gli danno fuoco. La foto della Terra che brucia davanti alla cattedrale di Milano è di quelle che resteranno nella storia.
di Monica Riccio
orvietolife.it, 28 settembre 2019
"A pranzo con papà" è l'iniziativa che oggi la Casa di Reclusione di Orvieto ha organizzato a beneficio dei detenuti che attualmente sono associati alla struttura diretta da Paolo Basco. Un pranzo tutti insieme, detenuti e famiglie, mogli e soprattutto bambini, per affermare sempre e comunque la persona, prima del recluso. "I detenuti che si trovano presso la nostra struttura - ha spiegato il direttore - ricevono le proprie famiglie tre volte a settimana. Con questo momento conviviale vogliamo fare in modo che tutti si sentano sereni, facendo entrare luce laddove c'è il buio".
Il pranzo, a cui oggi parteciperà anche il sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, è offerto da numerose attività della ristorazione cittadina che, coinvolte nel progetto da Alessandra Taddei, presidente della Cooperativa Mir che da tempo si occupa di reinserimento sociale dei detenuti, hanno sposato senza alcun indugio la causa. "Noi di Mir siamo onorati di poter collaborare a queste iniziative - spiega Taddei - il nostro obiettivo è proprio la costruzione di percorsi educativi o rieducativi per persone in difficoltà, in stato di fragilità, e il lavoro e l'impegno in iniziative è sicuramente un ottimo strumento per avviare queste azioni sulla persona".
Una occasione, il pranzo di oggi, fortemente orientata a offrire un momento di serenità familiare laddove le circostanze negative di una reclusione hanno interrotto forzatamente rapporti e genitorialità. "Il carcere non può e non deve essere fuori della città - ha spiegato Basco - e questa interazione che questa iniziativa propone è una occasione importante. La realtà educativa del carcere va fatta conoscere così come le ragioni del torto, vanno capiti gli errori e comprese le situazioni che hanno portato una persona a commettere un reato. Il nostro lavoro è basato sulla umanità e sulla legalità, non può esistere recupero se non agiscono insieme tutte le realtà che compongono la vita del carcere." Il prossimo progetto che la direzione del carcere di Orvieto ha in programma è la creazione di una ludoteca che possa accogliere i bambini mentre attendono di poter vedere i propri padri.
Attualmente la Casa di Reclusione di Orvieto, struttura di tipo Ica Istituto a Custodia Attenuata, ospita 90 detenuti che vengono impegnati quotidianamente in lavori socialmente utili all'esterno, quando la condizione giudiziaria del recluso lo permette, e all'interno con lavori di manifattura varia. A vigilare sulla sicurezza ci sono 59 agenti di Polizia Penitenziaria sotto la guida del comandante Enrico Gregori e dal vicecomandante Alessandra Onofri.









