di Giovanni Mura
vivicentro.it, 21 giugno 2019
Presentato il nuovo progetto dell'associazione l'Incrocio delle Idee che vedranno gli ombrelli distrutti dal vento trovare una loro seconda vita presso il carcere di Lauro. È stato presentato nei giorni scorsi dall'associazione socio culturale l'Incrocio delle Idee alla comunità, il nuovo progetto che fa seguito alla campagna promossa dalla stessa associazione lo scorso anno, attraverso la quale s'invitavano i cittadini a non abbandonare per strada gli ombrelli distrutti dal vento, ma di portarli in associazione deve gli veniva donata una shopper realizzata da un altro ombrello distrutto.
Un obiettivo di tutela dell'ambiente che ha avuto come consequenzialità l'aspetto del riciclo. Un progetto che vedranno gli ombrelli distrutti dal vento trovare una loro seconda vita presso la Casa Circondariale di Lauro in provincia di Avellino.
A presentare detto progetto la presidente dell'associazione Giovanna Massafra e la socia coordinatrice dello stesso Teresa Sansone. Sono seguiti gli interventi della psicologa Rosaria Varrella, dell'assessore all'ambiente Gianpaolo Scafarto e il direttore della Casa Circondariale Icam Lauro Paolo Pastena.
Gli ombrelli distrutti dal vento, abbandonati ma anche, verranno consegnati alla Casa Circondariale dove saranno lavorate. Le detenute di detta struttura - ha affermato Massafra - realizzeranno, dopo essere state formate dalle volontarie dell'associazione l'Incrocio delle Idee, shopper, grembiulini per bambini, mantelline parapioggia e impermeabili per cani.
Il progetto sarà avviato a settembre - ha ancora detto Massafra - e in quest'arco di tempo proveremo a coinvolgere l'intera comunità, in tutte le sue articolazioni, a rendersi disponibili a recuperare le tele degli ombrelli distrutti per essere, appunto, consegnate a Lauro. Con un applauso, i presenti hanno attestato la loro meraviglia quando Teresa Sansone ha mostrato e illustrato quanto è possibile realizzare con le tele degli ombrelli distrutti e che saranno appunto realizzate dalle detenute per essere poi commercializzate.
È seguito l'intervento della psicologa Rosaria Varrella che è stata da collegamento tra l'associazione e la direzione della Casa Circondariale, Una opportunità per le detenute, ha affermato Varrella. Il lavoro nel carcere da dignità ma anche la possibilità di imparare regole e percorsi utili e necessari per il processo rieducativo ma anche per acquisire un patrimonio per quando si esce dal carcere. Importante dunque il volontariato, ha ancora affermato, per attestare che la società è vicina ai detenuti e che il carcere è un luogo di riabilitazione.
Dopo avere fatto un plauso all'iniziativa, l'assessore all'ambiente Scafarto ha impostato il suo breve intervento sull'aspetto che riguarda la detenzione e la legislazione. Di grande interesse, coinvolgente e addirittura emozionante, l'intervento del direttore della Casa Circondariale Icam Lauro Paolo Pastena, che ha illustrato, a un pubblico attento e incuriosito, la specificità e la particolarità di un carcere di detenute mamme che hanno la possibilità di tenere con loro i bambini. Una struttura differente dalle altre, organizzata per non fare percepire al bambino l'aspetto di detenzione.
Una delle cinque strutture esistenti in Italia organizzato dunque in maniera particolarissima e che deve assomigliare il meno possibile a quelli che sono i carceri e le celle che normalmente siamo abituati a vere in televisione. Un intervento ricco di esempi e considerazioni, ma tutte colme di un'importante umanità che è stata trasmessa, e i commenti della dopo iniziativa, l'hanno dimostrato, di una persona che svolge con passione un lavoro difficilissimo e delicatissimo.
La pena è una parentesi che prima o poi finisce - ha concluso il direttore - "dallo scarto costruiamo qualcosa di nuovo, ed è un fortissimo messaggio rappresentato da questo progetto che oggi è stato presentato". Progetto che sicuramente si diffonderà in altri istituti, è stato ancora affermato, per dare concretezza al ruolo del volontariato che attesta vicinanza alle carceri che vuol dire contribuire a combattere la criminalità.
di Rachele Gonnelli
Il Manifesto, 21 giugno 2019
Intensa battaglia all'aeroporto mentre le milizie di Serraj si combattono tra loro e Misurata si prepara a una disfatta nella capitale, il generale cerca di rassicurare l'Europa e gli Usa. A due mesi e mezzo dall'inizio dell'offensiva su Tripoli il generale Haftar sembra essere arrivato a un passo dalla conquista della città.
La percezione potrebbe essere soggettiva, esplicitata con l'affermazione "la situazione a Tripoli è eccellente" in una lunga intervista in inglese pubblicata giusto due giorni fa dal suo giornale di riferimento, The Libyan Address Journal. Ma a ben vedere potrebbe esserci una realtà oggettiva dietro il suo trionfalismo se anche il sito d'inchiesta Africa Intelligence, di solito non benevolo con le pretese della Cirenaica, scrive che, dopo la recente apertura del secondo fronte a Sirte, le forze della città-Stato di Misurata, che si sono assunte il ruolo di principali difensori della capitale con la controffensiva "Vulcano di rabbia", sono in difficoltà a Tripoli.
Secondo lo stesso giornale, si starebbero già preparando, in caso di disfatta, a trasferire a Misurata il cuore del potere libico, ovvero la sede della Banca centrale. E quindi l'ufficio del suo governatore, quel Sadiq al Kabir, che è l'obiettivo segreto dell'offensiva di Haftar in quanto da lui, membro della Fratellanza musulmana, dipende la distribuzione dei proventi dell'export petrolifero e con esso il finanziamento delle milizie di Tripoli, obiettivo dichiarato dell'offensiva del "feldmaresciallo di Bengasi".
Un'aspra battaglia si è svolta ieri mattina intorno all'aeroporto internazionale e dopo sei ore di intensi combattimenti con armi pesanti i generali sul campo del Libyan national army (Lna), l'esercito di Haftar, si sono detti pronti ad avanzare nel centro urbano, cioè in direzione del mare, lasciando alla Mezzaluna rossa il compito di rimuovere 40 cadaveri dopo aver preso prigionieri 15 miliziani I comandanti aspettano dunque un via libera politico e Haftar, per prepararne le condizioni, ha rilasciato la sua lunga intervista, nella quale rassicura l'Europa sulla sua propensione a favorire un processo democratico, una nuova legge sul referendum costituzionale e infine le elezioni come da impegni presi a Parigi, Palermo e Abu Dhabi. Il tutto però - sottolinea - non prima di aver preso il controllo della capitale e "eliminato la corruzione e le milizie, terroristi e gang di trafficanti". Le milizie del premier Serraj sono nel frattempo riuscite ulteriore prova di inaffidabilità tornando a combattersi tra di loro, mercoledì, proprio vicino all'aeroporto di Tripoli, per la liberazione di alcuni presunti jihadisti detenuti nel vicino carcere affidato alla Rada, la forza di intervento rapido.
Il presidente turco Erdogan, alfiere della Fratellanza musulmana, ieri ha ribadito che continuerà ad appoggiare - e rifornire - militarmente Serraj. O meglio Misurata, visto che Serraj, "non controlla neanche il suo ufficio", per dirla con le parole di Aguila Saleh. O "sembra un uomo scosso, terrorizzato", "che ripete come un'eco i discorsi dell'inviato Onu Salamè", come lo descrive Haftar declinando con ciò, come "nulla", la proposta di tregua lanciata dal premier domenica scorsa.
di Federico Fumagalli
Corriere della Sera, 21 giugno 2019
In via Gleno, venticinque detenuti coinvolti nel torneo organizzato dalla Uisp. Il calcio travalica le barriere. Di età e di genere. Il Mondiale Under 20 e quello femminile in svolgimento in Francia, infatti, sono diventati un successo nazional popolare. L'iniziativa "Oltre il muro, porte aperte allo sport", il torneo organizzato da Uisp Bergamo nella Casa Circondariale di Via Gleno, prende a pallonate un altro pregiudizio sociale. "Vogliamo riaffermare il bisogno di un senso forte di umanità e di convivenza" anche fra i detenuti, cui viene "restituito l'agire del proprio corpo".
Alcuni di loro scenderanno in campo domenica 30 giugno, per le finali del quadrangolare di calcio a sette. È l'atto conclusivo di stagione, che arriva al termine di un percorso "durato tre mesi. Per due volte a settimana, venticinque detenuti della sezione penale si sono allenati con i mister Guido Proserpi e Giorgio Rota - spiega Fabio Canavesi, fra gli organizzatori della iniziativa -. Io stesso sono stato in galera - continua Canavesi. So per certo di quanto lo sport possa avere una valenza reintegrativa effettiva. E di come favorisca l'abbattimento della recidiva".
Si comincia da piccole cose. Come "imparare a rispettare l'avversario", una buona prassi che spesso non viene adottata. Sia al di qua, sia al di là del "muro". Il solco tracciato da Uisp (Unione italiana sport per tutti), oltre al calcio si estende ad altri programmi promossi in collaborazione con l'amministrazione penitenziaria bergamasca. "Nella sezione femminile abbiamo attivato un corso di pallavolo, con quindici detenute seguite da due allenatori, Eleonora Villa e Luigi Riboli - aggiunge Canavesi -. In futuro, ci piacerebbe organizzare un corso per arbitri".
Come ente di promozione sportiva riconosciuto dal Coni e dal Ministero della giustizia, "negli anni Uisp ha sostenuto attività sportive e ricreative, intervenendo spesso nelle carceri. Il nostro lavoro si rivolge ai detenuti, ma prestiamo attenzione anche alle loro famiglie".
La strada percorsa è quella segnata e illuminata dall'art. 27 della Costituzione della Repubblica Italiana e dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani. Molto si è fatto ma "tanto altro resta da fare. Però, un cambio di passo c'è stato". Per la finale del 30, tante società sportive affiliate a Uisp "hanno dato disponibilità immediata. Sulle iniziative promosse in carcere c'è attenzione.
Senza che si trasformi mai in un interesse morboso". "Oltre il muro, porte aperte allo sport" si inserisce in un "momento in cui è più facile parlare di esclusione che di inclusione". Non suonino inopportune allora, aspirazioni come "nuove forme di cittadinanza e partecipazione consapevole, sviluppate grazie alla pratica sportiva".
Così, gli incontri di calcio della Casa Circondariale di Via Gleno vengono infarciti di valori "socio educativi", capaci di "aprire il carcere" e affermare "il diritto di ognuno alla dignità". Viene riversata troppa responsabilità sul gioco più amato dagli italiani? Forse. Ma il calcio, come a volte riesce a dimostrare, è in grado di superare le barriere.
dirittifondamentali.it, 21 giugno 2019
(Cedu, sez. II, sent. 18 giugno 2019, ric. nn. 47121/06, 13988/07 et 34750/07). La Corte europea dei diritti dell'uomo si è pronunciata sul caso di due detenuti condannati all'ergastolo che, desiderando continuare i propri studi superiori, interrotti a causa di tale condanna, avevano chiesto di poter utilizzare un computer ed accedere a Internet durante la reclusione in carcere. Avverso il diniego opposto dalle autorità turche a tali richieste, inutile era risultato l'esperimento delle vie interne di ricorso.
Dopo aver esaminato le circostanze, i Giudici di Strasburgo hanno rilevato che i tribunali nazionali non avevano effettuato alcuna dettagliata analisi dei presunti rischi per la sicurezza addotti dalle autorità a sostegno del diniego e, in definitiva, non avevano operato un equo bilanciamento degli interessi dei ricorrenti con gli imperativi d'ordine pubblico. La Corte, dopo aver ribadito che l 'importanza dell'istruzione in carcere era stata riconosciuta dal Comitato dei Ministri nelle sue raccomandazioni sull'istruzione in carcere e nelle sue European Prison Rules, ha, così riconosciuto, all'unanimità, l'avvenuta violazione dell'articolo 2 del Protocollo n. 1 Cedu che tutela, appunto, il diritto all'istruzione.
abruzzolive.it, 21 giugno 2019
La Manada Band si esibirà per i detenuti. La Festa Europea della Musica approda a Castrogno, sede della Casa Circondariale di Teramo. La donna sarà al centro della manifestazione teramana per tutto il programma: dal jazz al rock, dal folk alla classica e al pop saranno dedicati alle voci femminili.
Il 21 giugno la Festa Europea della Musica prenderà il via, alle 9, dalla Casa Circondariale di Teramo con una musicista d'eccezione, Nancy Fazzini. Il motto dell'edizione 2019, "Musica fuori centro", condurrà Nancy e i Manada tra i detenuti della Casa Circondariale con una performance tutta da scoprire.
La Manada Band è un gruppo eterogeneo costituito da Nancy Fazzini, Marcello Graduato e Daniel De Donatis. Tre professionisti, tre amici che collaborano da anni scrivendo e rappresentando anche a teatro delle sonorità brillanti e un po' rock. Legati anche dalla collaborazione con il CSM (Centro di salute mentale) di Teramo, quest'anno si esibiranno per i detenuti del reparto Alta sicurezza della Casa Circondariale di Teramo, ai quali sarà consentito esibirsi al termine del concerto come cantanti o musicisti.
Dal 1985, Anno Europeo della Musica, la Festa della Musica si svolge in Europa e nel mondo. Dal 1995, Barcellona, Berlino, Bruxelles, Budapest, Napoli, Parigi, Praga, Roma, Senigallia sono le città fondatrici dell'Associazione Europea Festa della musica. Dal 2002, grazie al lavoro fatto dalla AIPFM (Associazione Italiana per la Promozione della Festa della Musica), in Italia hanno aderito più di 150 città, dando vita a una rete distribuita su tutto il territorio nazionale. Tantissimi concerti di musica dal vivo si svolgono ogni anno, il 21 giugno, in tutte le città, principalmente all'aria aperta, con la partecipazione di musicisti di ogni livello e di ogni genere.
di Daniele Mastrogiacomo
La Repubblica, 21 giugno 2019
Nel 2018 sono stati quasi 350mila. Più che siriani e afgani. "È il maggior esodo della storia recente in America Latina e una delle maggiori smobilitazioni del pianeta". Sono i dannati della Terra. Gli ultimi ma i più numerosi. Nel 2018 hanno battuto il record: spiccano in vetta alla classifica dei rifugiati nel mondo. Parliamo dei venezuelani che in base a Tendenze globali, ultimo rapporto che oggi pubblica Unhcr, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati, hanno superato come numero la somma di quelli siriani e afgani. L'anno scorso 341.800 hanno chiesto asilo in diversi paesi del mondo, dando vita a quello che viene definito "il maggior esodo della storia recente in America Latina e una delle maggiori smobilitazioni del pianeta".
Nel giorno del rifugiato, il dossier offre una dettagliata panoramica su questo enorme popolo costretto alla fuga, a spogliarsi di ogni piccolo e grande avere, a sradicarsi dal suo paese e a vagare all'estero per tentare di ricostruirsi una vita. Nel 2018 sono state 70,8 milioni le persone che hanno dovuto abbandonare le proprie terre. È la cifra più alta registrata dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ci sono 25,9 milioni di rifugiati, 3,5 richiedenti asilo e 41,3 milioni di sfollati all'interno del loro paese.
In America Latina sono i venezuelani quelli più colpiti dalla diaspora. Ogni giorno, secondo gli estensori del rapporto Ancur, fuggono in 5 mila. Se la tendenza non cambierà si stima che saranno 5 milioni quelli andati all'estero entro la fine di quest'anno. "Non esiste al mondo un gruppo tanto grande di persone che sia stato costretto a lascare il proprio paese senza la presenza di una guerra o di una catastrofe", commenta con il Pais William Spindler, portavoce di Ancur per l'America Latina.
La maggioranza si è trasferita in Colombia (1,1 milioni) e in Perù (428.200), senza considerare gli irregolari che restano dei fantasmi. La Colombia confina con il Venezuela e questo dimostra che la maggioranza dei rifugiati spera di tornare presto a casa, anche se le scelte dipendono spesso da fattori economici: molti non hanno nemmeno i soldi per pagarsi il biglietto di un bus e proseguire il viaggio.
I paesi ospitanti hanno sopportato il peso più forte di questo esodo. L'anno scorso hanno concesso oltre un milione di permessi di residenza o di permanenza legale, documenti che consentono ai rifugiati e migranti di accedere ai servizi di base, sanitari, scolastici e di assistenza. Il Perù ha tuttavia deciso di stringere le maglie dell'accoglienza: per entrare adesso occorrono un visto e un passaporto.
Una condizione quasi impossibile peri venezuelani. Il regime di Maduro non rilascia facilmente passaporti. Cerca di frenare la diaspora. Per non parlare delle ambasciate, travolte dalle richieste. "L'America Latina non era pronta a questo esodo massiccio", osserva Spindler. "Solo 21 mila venezuelani hanno ottenuto lo status di rifugiato nella regione e sui tre milioni che stavano all'estero nel 2018 solo in 460 mila hanno chiesto asilo". Per affrontare questa emergenza l'agenzia Onu può contare sul 28 per cento dei fondi necessari. Il resto è affidato a ong e volontari.
agensir.it, 21 giugno 2019
Mons. Mata (Estelí), "si intensificano persecuzioni contro chiese e fedeli". In Nicaragua il cartello delle opposizioni Alianza Cívica ha chiesto la liberazione di 89 detenuti politici che sono ancora agli arresti. Si tratta di persone comprese nella lista della Croce Rossa internazionale, ma che non sono riconosciuti come tali dal Governo., che ha invece liberato nei giorni scorsi oltre un centinaio di detenuti. Ma non è questo l'unico segnale che la repressione è ancora in atto nel Paese centroamericano.
"Negli ultimi giorni il Governo, attraverso la Polizia e altri gruppi affini, ha intensificato la persecuzione verso i nostri fedeli, filmandoli, fotografandoli, intimorendoli con aggressioni verbali e fisiche e con l'assedio alle chiese durante le celebrazioni liturgiche. Per questo denunciamo gravi violazioni alla libertà di culto, garantita dall'articolo 29 della Costituzione". Queste le parole del segretario generale della Conferenza episcopale nicaraguense, mons. Abelardo Mata Guevara, vescovo di Estelí, al termine dell'incontro dei vescovi che si è svolto lunedì scorso, dopo che nel weekend di erano registrati attacchi alle cattedrali di León e di Managua. Mons. Mata ha spiegato di parlare a titolo personale, poiché i vescovi non sono riusciti, per il poco tempo a disposizione e perché c'erano altri temi all'ordine del giorno, a elaborare un documento comune sulla situazione.
Il vescovo ha proseguito dicendo che la Chiesa "avrà sempre le porte aperte per tutti coloro che si sentano perseguitati ed esclusi", spiegando che è "proprio di ciascun uomo e donna che si sentano deboli e impotenti di fronte alle armi e al potere dei sistemi ingiusti cercare rifugio in luoghi di pace e tranquillità, nei luoghi dove abita Dio". Mons. Mata ha detto che i vescovi si sono impegnati a discutere più a fondo della situazione del Paese e della libertà religiosa nel loro prossimo incontro.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 20 giugno 2019
Nel penitenziario napoletano di Poggioreale, pochi giorni dopo una rivolta, è morto un detenuto malato. Questa volta, ha fatto sapere il ministero, c'è stata "fortunatamente, soltanto una protesta sonora, battitura di oggetti sulle porte delle celle conclusasi nel giro di poche decine di minuti". Ah beh, allora tutto a posto.
internazionale.it, 20 giugno 2019
Una mattina di qualche inverno fa, il freddo di Padova aveva seccato i terreni intorno al carcere Due palazzi e gelava il fiato di decine di persone davanti al suo ingresso. Erano giornalisti e familiari di detenuti, ed erano lì per partecipare a un convegno organizzato dall’associazione Ristretti Orizzonti. Tra loro c’era una ragazza di diciotto anni. Piccola e magra, era contenta e nervosa per il padre, che doveva intervenire a uno degli incontri.
di Errico Novi
Il Dubbio, 20 giugno 2019
Diversi Tribunali avevano già rimesso alla Corte costituzionale le norme della "spazza corrotti" che precludono le misure alternative al carcere. Ora compie la stessa scelta anche la Cassazione, con un'ordinanza depositata martedì scorso, e fa vacillare così anche il principio della possibile retroattività nel campo dell'esecuzione penale.
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