di Giuseppe Ferlicca
tusciaweb.eu, 21 giugno 2019
Vittorio Ferraresi, sottosegretario al ministero di Giustizia prova a dare qualche risposta al termine del consiglio comunale straordinario sulla difficile situazione al carcere di Viterbo. Risposte a volte generali, altre particolari. Problema serio, servono risposte dello stesso tenore. Agenti sotto organico e sicurezza, appunto, anche per la presenza del reparto 41 bis. "La sicurezza è un tasto dolente - osserva Ferraresi - anche a Viterbo, pure per la presenza di detenuti difficili. Abbiamo messo in piedi un tavolo con la polizia penitenziaria, una task force tra istituti che interessa la struttura di questa città".
La mancanza di agenti: "Il vuoto d'organico lo colmiamo con assunzioni - prosegue il sottosegretario - sono 1300 più altri 350. Andranno a colmare il vuoto esistente. Non a coprire il turn over. Poi 260 persone nell'ambito civile e 35 dirigenti, oltre a mediatori culturali. Vogliamo investire sul personale, è una priorità". Anche attraverso il confronto con i sindacati sulle piante organiche: "Nello studio rientra anche Viterbo". La Casa circondariale è finita alla ribalta, suo malgrado della cronaca nazionale. "Quando abbiamo notizie, sono partite segnalazioni in procura. Ci sono anche due indagini ispettive interne".
Sul 41 bis Ferraresi la vede in modo diverso, oltre la preoccupazione che amministratori e cittadini possono avere per la sua presenza. "Il reparto è uno strumento imprescindibile per la lotta alla criminalità organizzata, che tende a comandare per mantenere i rapporti fuori ma anche dentro gli istituti". Un consiglio comunale affollato di presenze, parlamentari, rappresentanti dell'istituto penitenziario, consiglieri regionali, professionisti dell'ambito penale. Dalla seduta è partita la richiesta al sindaco Arena, affinché istituisca la figura del garante dei diritti dei detenuti o delle persone private della libertà personale, per il comune di Viterbo.
Proposta presentata da Massimo Erbetti (M5s), sottoscritta da altri esponenti dell'opposizione e avanzata anche da Andrea Micci (Lega). Nel lungo dibattito, durato fino a quasi le 21,30, c'è stato spazio anche per un aspro confronto fra senatori. Da una parte Francesco Battistoni (FI) e dall'altra Alessandra Maiorino (M5s). Battistoni, dopo avere ascoltato diversi interventi si è meravigliato di come non si sia parlato in modo chiaro delle carenze di organico della polizia penitenziaria. Il caso, finito sulle cronache nazionali della morte di un detenuto in cella lo prende a esempio. "Penso allo choc - ricorda Battistoni - della guardia che ha dovuto rilevare la situazione. Nessuno si è posto il problema del perché accada. Ho sentito parole, ho sentito parlare d'indagini, ma il personale che opera all'interno meriterebbe altro trattamento".
Battistoni ha presentato un'interrogazione sul sovraffollamento a Mammagialla e sulla carenza d'organico. Risposte deludenti. Maiorino attacca e sposta l'attenzione: "Quale choc - incalza la senatrice M5s - avrà provato la madre della persona morta, quando si è vista restituire in un sacco dei rifiuti, anonimo, gli effetti del figlio? Senza una parola". Diritto di replica per Battistoni: "Ho detto di guardare le due facce della medaglia, non solo i detenuti ma anche chi nel carcere ci lavora". Sull'agente che ha scoperto il ragazzo morto in cella, il sottosegretario rassicura: è stato spostato ad altro incarico.
Duro l'intervento di Luca Floris del sindacato Sappe. Riferendosi ai fatti alla ribalta della cronaca nazionale, con al centro il carcere di Viterbo: "Mammagialla non un carcere punitivo - tuona Floris - non è un luogo punitivo. Non si possono sparare ai quattro venti certe cose. Se questo è un carcere punitivo, allora la polizia penitenziaria cosa fa? Sono stufo di essere additato quando giro per la città".
A chiedere la seduta di consiglio, Giacomo Barelli (Viva Viterbo), primo firmatario. Nel suo intervento si è rivolto al sindaco Giovanni Arena. Ha un potere. "Per la legge 102 il sindaco è l'unico all'interno del comune che può effettuare visite di sindacato ispettivo nelle carceri del territorio. Eserciti questa facoltà ogni volta che può. I sindaci sono il primo presidio istituzionale sul territorio ed è giusto che accedano alle carceri, che sono strutture sensibili".
di Maria Letizia Riganelli
Il Messaggero, 21 giugno 2019
"Temiamo una rivolta in carcere e altre aggressioni". Nel giorno in cui il consiglio comunale di Viterbo affronta la situazione del penitenziario del capoluogo, Danilo Primi, agente e rappresentante sindacale dell'Uspp, lancia l'ennesimo allarme. "Non vogliamo finire sotto scacco, come è successo il mese scorso a Campobasso, con alcuni detenuti si sono barricati nella struttura. Ma il rischio che un'eventualità di questo tipo accada è alto. La situazione a Mammagialla è rovente non abbiamo uomini per mandare avanti l'istituto. Non abbiamo forze giovani e le aggressioni al personale sono sempre più frequenti".
L'ultima solo pochi giorni fa, quando un detenuto ha mandato al pronto soccorso tre poliziotti della Penitenziaria con prognosi di 20, 10 e cinque giorni. Da quel giorni la polizia si è messa in sciopero. "Facciamo astensione dalla mensa ha detto ancora Primi -, un gesto dimostrativo che ovviamente ci costa anche in termini di soldi. Vogliamo far capire all'amministrazione centrale che sta diventando sempre più insostenibile".
Oggi il consiglio comunale parlerà di Mammagialla, della situazione di emergenza, del numero di detenuti e delle molteplici aggressioni. Senza dimenticare l'omicidio avvenuto pochi mesi fa e il suicidio, definito sospetto, di un giovanissimo egiziano. Saranno presenti anche amministratori: hanno dato adesione il senatore Umberto Fusco (Lega), il senatore Vittorio Ferraresi del Movimento 5 Stelle, la senatrice Alessandra Maiorino (sempre M5S). Poi i consiglieri regionali Chiara Colosimo (FdI), quella di 5 Stelle, Silvia Blasi, e di +Europa, Alessandro Capriccioli.
E ancora il Garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia, i rappresentanti della locale Camera penale. Ancora in forse, invece, la presenza del direttore del carcere Pierpaolo D'Andria. "Siamo contenti dice ancora il sindacalista che l'attenzione su Mammagialla sia massima, ma abbiamo bisogno di segnali concreti e di fatti, prima che la situazione diventi ingestibile. Presto stabiliremo altre forme di astensione e protesta. E in comunale saremo presenti anche noi". Appuntamento in sala del consiglio è alle 17.
di Giuseppe Baldessarro
La Repubblica, 21 giugno 2019
I sindacati della Polizia penitenziaria: "Ogni due giorni un atto di autolesionismo. In questa struttura per 500 detenuti ce ne sono 850. Con rischi per tutti. Il Garante: "C'è una grave carenza di operatori e educatori. E serve più cura per gli ospiti sotto processo".
Una rissa tra detenuti ogni due giorni, un atto di autolesionismo ogni trentasei ore. E ancora ventiquattro tentati suicidi (di cui uno riuscito) in dodici mesi. Periodo nel quale si sono registrati anche una ventina di aggressioni ai danni di agenti della Penitenziaria. Benvenuti alla Dozza, il carcere per 500 detenuti che oggi ne contiene oltre 850, in condizioni, secondo i sindacati, "rischiose sia per il personale che per gli ospiti".
Numeri preoccupanti che non riguardano la sola struttura di Bologna, ma che anche nella città delle Torri peggiorano di giorno in giorno. Secondo i dati in possesso del sindacato degli agenti penitenziari Sappe, nel corso del 2018 le colluttazioni tra carcerati sono state 195 a fronte delle 147 dell'anno precedente, mentre calano leggermente gli atti di autolesionismo, passati da 287 a 256.
Costanti i tentativi di suicidio (23 sia nel 2017 che nel 2018) con il dramma di un detenuto che nel 2018 è riuscito a togliersi la vita, mentre l'anno prima la Penitenziaria era riuscita a sventare tutti i tentativi. Numeri a cui va però aggiunto l'incremento di aggressioni nei confronti del personale da persone probabilmente esasperate dalle difficili condizioni di vita all'interno dell'istituto bolognese. Se si guarda ai numeri nazionali si nota l'incremento di tutte le tipologie di episodi violenti in carcere. Solo per fare un esempio, tra il 2017 e il 2018 sono cresciuti i suicidi (61 sui 48 dell'anno prima), come anche i tentativi di togliersi la vita, arrivati ormai a 1.200. L'esasperazione si coglie anche dai numeri sulle risse, 7.784, 350 in più che nel 2017.
Volano oltre i 10 mila gli atti di autolesionismo. Dati che secondo i primi riscontri non migliorano nel 2019. Secondo Giovanni Battista Durante, segretario del Sappe, i numeri sono legati "a diverse variabili: le attività lavorative, la presenza di figure professionali di sostegno, la tipologia di detenuti e l'organizzazione dell'istituto". Ed è qui che conta il personale.
Per Antonio Ianniello, garante dei detenuti di Bologna, a livello locale esiste "una grave ed eclatante carenza di educatori ed operatori, acuitasi nell'ultimissimo periodo". Ianniello, pensando al caso del suicidio di Stefano Monti, è convinto che serva "una cura particolare nel presidiare le (non poche) situazioni che possono essere potenzialmente stressanti in un contesto di privazione della libertà personale.
Tra queste rientrano i detenuti con un processo in corso con ipotesi di reati gravi: a loro è necessario prestare particolare attenzione nei giorni prima delle udienze e della condanna, e in quelli immediatamente successivi". Preoccupato Giuseppe Merola, segretario del Sinappe (altra sigla sindacale del settore), che riflette su Monti: "Di fronte a casi come questo viene da chiedersi come scorre la vita in carcere, se alcuni detenuti abbiano bisogno di maggiore supporto".
E aggiunge: "Esistono percorsi dedicati e assistenza psicologica, ma da tempo denunciamo il sovraffollamento. Ripetiamo, c'è una situazione di malessere generale, che incide sia sulla popolazione detenuta, sia sugli operatori di polizia penitenziaria".
Particolarmente critica la situazioni del secondo piano giudiziario della Dozza (dove ci sono i detenuti in attesa di giudizio) e dell'infermeria che, dice Merola, "versa in uno stato emergenziale. Vi sono alloggiati detenuti che non necessitano di cure, perché non ci sono posti nei reparti detentivi". Sulla stessa lunghezza d'onda anche Salvatore Bianco della FP-Cgil: "Siamo stufi di ripetere sempre le solite cose: sovraffollamento e carenza di personale".
Nessuno può dire se con più guardie e operatori Stefano Monti sarebbe ancora in vita, ma tutti sono concordi nell'affermare che in una situazione di sovraffollamento, che si aggiunge alla già difficile condizione carceraria, la sofferenza dei detenuti aumenta in maniera esponenziale. Sofferenza che nelle persone più fragili si traduce in gesti estremi.
lagazzettaaugustana.it, 21 giugno 2019
Si è conclusa la maratona di tre giorni che ha visto detenuti della Casa di reclusione di Brucoli e alunni dell'Istituto superiore "Arangio Ruiz" di Augusta insieme, sul palcoscenico all'interno del carcere, per rappresentare "Gl'innamorati" di Goldoni, la cui regia è stata curata da Antonino Cicero Santalena, attore proveniente dalla prestigiosa accademia dell'Inda di Siracusa.
Lo spettacolo si inserisce nel progetto di educazione alla legalità dal titolo "Il carcere va a scuola", curato da nove anni dalla docente del "Ruiz", Giusi Lisi, coadiuvata dai colleghi Marco Cannarella, Daniela Lo Faro, Lino Traina e Concetta Baffo. Obiettivo fondante del progetto è rendere visibile, attraverso il teatro, l'invisibile, ossia la detenzione.
Un progetto realizzato anche quest'anno per volontà della dirigente scolastica del "Ruiz", Maria Concetta Castorina, della direttrice della Casa di reclusione di Brucoli, Angela Lantieri, con la collaborazione della responsabile dell'area educativa dell'istituto di pena, Emilia Spuches. Presenti allo spettacolo diverse autorità e il cast della tragedia "Le Troiane", in scena in questi giorni al Teatro greco di Siracusa nell'ambito del ciclo delle rappresentazioni classiche.
L'attrice Maddalena Crippa, che interpreta "Ecuba" nella tragedia euripidea, ha letto la poesia di un detenuto, dal titolo "Schegge di felicità", suscitando emozioni fortissime. E quelle stesse schegge di felicità che hanno aiutato il detenuto a sopravvivere all'ergastolo, hanno fatto breccia nell'animo di ciascuno dei presenti.
gazzetta.it, 21 giugno 2019
Ritorno a casa. È stato principalmente questo il senso della visita di Rosita e Angela Missoni, rispettivamente fondatrice e direttore artistico dell'omonima casa di moda, in via Rizzoli a Milano. La Gazzetta, infatti, è stata uno dei centri affettivi nella vita di Ottavio, marito e padre delle due ospiti illustri, fin da quando, come amava ricordare, era spesso ospite della mensa della Rosea nel 1946, subito dopo il suo rimpatrio dalla prigionia in Africa settentrionale.
"Frequentemente mi ha proprio sfamato in quei momenti difficili", raccontava l'uomo che arrivò sesto all'Olimpiade di Londra 1948 nei 400 ostacoli e che proprio la guerra derubò di una carriera che sarebbe stata straordinaria, date le premesse giovanili. L'episodio fu riscoperto proprio grazie a una lettera di Ottavio a Candido Cannavò, che la pubblicò nella sua rubrica. Del resto Missoni rimase per tutta la vita un appassionato di sport a 360 gradi, gareggiando a lungo anche fra i Master. E la lettura quotidiana della Gazzetta, unita a una curiosità polisportiva, rimase un must della sua giornata, fino alla scomparsa, avvenuta nel 2013.
Accolte dal direttore della Gazzetta Andrea Monti, da Raimondo Zanaboni, presidente di Rcs Sport e della Fondazione Candido Cannavò, da Franca Cannavò, vedova di Candido, e da Franco Arturi, direttore della Fondazione, Rosita e Angela hanno ufficializzato un significativo accordo con la Fondazione stessa, in base al quale saranno intitolati a Ottavio Missoni i corsi per detenuti e guardie penitenziarie che si terranno da ottobre 2019 a giugno 2020 nel carcere milanese di Opera. Il legame simbolico è proprio il lungo periodo di detenzione-prigionia che il grande Ottavio, poi divenuto il motore, con la moglie Rosita, di una casa di moda attiva da 66 anni, dovette sopportare. E la sua gratitudine verso il giornale rosa.
termolionline.it, 21 giugno 2019
Presso l'Istituto penitenziario di Larino è istituita una sezione dell'Istituto Agrario, frequentata con profitto dai detenuti e, da oltre un quinquennio, si svolge un percorso di discussione su temi filosofici condotto da un volontario. Nasce, con riferimento a queste due peculiarità il progetto "Dalla Conoscenza alla Tutela del patrimonio ambientale", approvato dall'Arsarp.
L'idea è quella di affidare ai detenuti, nel contesto già consolidato degli studi etici, il compito di approfondire la cultura della biodiversità, per adesione a strumentalità vivaistiche predisposte dalla Regione Molise a favore delle specificità del proprio territorio. Il concetto astratto di spazio; verrà sostituito dal concreto vivente, inteso come spazio ambiente, la cui cura, così come la "non cura" determina conseguenze collettive vitali.
Il territorio è uno dei settori in cui la malavita coltiva i propri interessi: il progetto vuol far maturare nell'attentatore reale o potenziale, il valore della conservazione e salvaguardia dell'ambiente, perché si renda parte attiva e consapevole di un processo di recupero della biodiversità.
Il progetto si articolerà in due fasi, la prima prevalentemente teorica come forma di riflessione filosofica, la seconda eminentemente pratica legata a percorsi coerenti con il vivaismo forestale e agricolo pianificato in ambito regionale. In data 24 c.m. alle ore 10,00 verrà presentato il progetto, gli obiettivi e le modalità per raggiungerli. Sarà presente l'Assessore Regionale all'Agricoltura Nicola Cavaliere, il Dirigente dell'Arsarp, l'Associazione che realizzerà il progetto.
di Sergio Harari
Corriere della Sera, 21 giugno 2019
Così non è in Europa, dove l'avanzata dei movimenti Verdi è stata chiara e la sensibilità dei cittadini è ben diversa. Si sente un gran parlare di questi tempi di ambientalismo, sono in molti a improvvisarsene alfieri e a ricordare come in anni passati già erano stati paladini di questa o quella campagna politica, delle quali però nessuno si ricorda. In realtà con pochissime eccezioni l'ambientalismo nel Belpaese non ha mai fatto notizia né tantomeno attecchito, Verdi e similia non hanno mai avuto gran fortuna e quando hanno avuto un qualche spazio politico se lo sono lasciato accuratamente sfuggire (chi ricorda il ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio?), mentre gli altri partiti non ci hanno mai creduto davvero.
Nella appena trascorsa campagna elettorale per le europee, malgrado il successo del movimento Fridays for future e della sua animatrice Greta Thunberg, in Italia non si è praticamente parlato di ambiente, sebbene sia un tema tipicamente comunitario. È una emergenza che può essere seriamente affrontata solo coinvolgendo in strategie e interventi ampie regioni europee, ma da noi è totalmente dimenticato, salvo ricordarsene un po' opportunisticamente in qualche occasione.
Sono anni che si discute sulla necessità di aggiornare le norme comunitarie sui valori soglia per gli inquinanti atmosferici (peraltro regolarmente non rispettate dall'Italia), non allineate con quanto suggerito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e assai meno protettive di quelle americane, ma l'argomento è lontanissimo da qualsiasi agenda politica e latitava nei vari programmi elettorali.
Anche alcuni provvedimenti sull'agricoltura e l'inquinamento del suolo che hanno importanti ripercussioni sull'ambiente meriterebbero di essere presi in considerazione, ma tutto tace o quasi. Stessa filosofia del silenzio sulla sicurezza alimentare e la salute pubblica, meno se ne parla e più ci si dimentica dei problemi, anche se non sarà rimuovendoli dalle nostre menti che si risolveranno. Salute, ambiente e sicurezza alimentare non a caso costituiscono un'unica commissione nel Parlamento europeo ma ci si chiede quale ruolo potrà mai avere il nostro Paese nella prossima legislatura visto il nazionale disinteresse. Oggi, in Italia, nessuno sembra minimamente sensibile ai valori più importanti per il nostro futuro.
Così non è in Europa, dove l'avanzata dei movimenti Verdi è stata chiara e la sensibilità dei cittadini è ben diversa. Nella bella intervista che ha rilasciato al Corriere Annalena Baerbock, leader di successo dei Verdi tedeschi, pone la questione europea al centro dell'impegno politico in una nazione come la Germania, dove non era per nulla scontato, e dichiara che l'Unione per la difesa del clima è il futuro della Ue. Al successo della Baerbock, futura cancelliera ad alta probabilità, fa da contraltare l'ennesima sconfitta dei Verdi e più in generale dei temi ambientali nel nostro Paese. È venuto il momento che gli italiani decidano di riempire un vuoto che i politici non vedono o non sanno riempire, il successo dei movimenti ambientalisti prova che si può fare anche senza avere dietro particolari partiti, anzi forse meglio.
La Nuova Sardegna, 21 giugno 2019
La mostra racconta l'ambiente esterno attraverso i quadri e i lavori artigianali. Secondo Harari, il giovane storico israeliano le cui opere sono oggi degli autentici best-seller, ciò che ha reso l'uomo quello che in effetti è diventato è l'immaginazione. Per Jean-Paul Sartre, questa non solo qualificherebbe l'homo sapiens, proprio come dice Harari, ma addirittura gli conferirebbe il potere di trasformare il mondo e infrangere le barriere di un presente opprimente. Qualcosa di simile lo hanno sperimentato i detenuti della struttura carceraria di Nuchis realizzando i lavori che saranno in mostra allo Spazio Faber sino al 22 giugno. Per giungere a questo risultato è stato necessario il coinvolgimento di più soggetti, a partire dalle professionalità che operano nel carcere, la stessa direzione e gli enti (Comune, Lions, cooperativa Il piccolo principe) che hanno patrocinato l'evento.
L'effetto finale è stato il prodotto di una sinergia collaborativa che ha consentito ai detenuti che si sono cimentati in diverse forme di arte (lavori artigianali, quadri) di raccontare l'ambiente esterno. Non come sarebbe venuto loro in mente di immaginarlo a occhi chiusi, ma con il supporto di un team di fotografi e artisti del territorio che, coordinati da Massimo Masu, hanno fornito materiali su cui riflettere e lavorare.
Una sorta di "in & out" all'insegna della massima creatività, verrebbe da dire, perché, come spiega Edy Baldino, garante dei diritti dei detenuti a Tempio, "l'idea guida è stata quella di porre l'arte come ponte tra il dentro e il fuori".
A giudicare dalla qualità di molti dei lavori esposti, il risultato sembra essere stato raggiunto. Lo pensa Massimo Masu, fotografo professionista, curatore dell'esposizione, e così anche Franco Pampiro, che, insieme a Antonello Naitana e Massimo Gobbi, ha "foraggiato" la creatività degli artisti detenuti, fornendo il materiale fotografico che hanno utilizzato per ispirarsi.
Tra le opere del "Varco nel muro" (titolo a dir poco eloquente della mostra) sono davvero tante quelle che, per così dire, catturano l'occhio. Tra queste non può non richiamare l'attenzione che merita il quadro di Massimiliano Avesani, il detenuto che in carcere ha affinato il suo estro creativo, diventando scrittore e pittore. Il suo quadro colpisce per il valore emblematico dei contenuti: quattro mezze figure, ritratte senza testa e busto, che percorrono l'atrio di un anonimo edificio che non può non far pensare al carcere, sotto la luce artificiale dei neon e in un involucro spaziale diviso in piccoli quadrati che danno l'idea di un ambiente privo di una vera soglia. Un "dentro" che esclude ermeticamente lo spazio esterno e che, seppure per qualche giorno, è riuscito a gettare un ponte con il mondo di fuori.
mentelocale.it, 21 giugno 2019
Claudio Montagna, regista e animatore teatrale dagli anni settanta, da anni collabora con il Gruppo Abele, in attività che coinvolgono le famiglie e le comunità migranti. Ha fondato un gruppo di teatro chiamato il Teatro del Noi che intende praticare il teatro privilegiandone la concezione comunitaria, in quanto è luogo di aggregazione sociale. Un luogo in cui teatralità e spettacolarità sono solidali al fine di favorire conoscenza, consapevolezza e un senso di unità in chi partecipa. Ma la sua vera passione è il lavoro in carcere.
Nella serata del 28 giugno, ore 19.00, a Binaria presenterà il suo libro Teatro e carcere - la verità della finzione (Effatà editrice) che, scritto sulla base di una lunga e appassionante esperienza sul campo, ci conduce per mano oltre i cancelli di un carcere per mostrarci, quasi in presa diretta, cosa significhi fare teatro con un gruppo di detenuti.
Le loro storie di vita, dolenti e al tempo stesso così avide di significati, possono trovare nella "finzione" di uno spettacolo ideato e messo in scena non semplicemente uno svago, ma un tratto di strada in cui poter approdare a nuove verità sulla propria esistenza e sul proprio tempo vissuto.
Il teatro, infatti, consente di uscire dal tempo e dallo spazio comuni e farsi veicolo di comunicazione e di arte, a beneficio non solo dei detenuti ma della società tutta. L'autore dialogherà sul libro e sulla sua esperienza con Roberto Falciola, scrittore e responsabile dell'Ufficio Stampa e Comunicazioni Esterne di Effatà Editrice. Alla fine sono previste delle sorprese e un #portatortaparty per condividere un momento di festa insieme.
zero.eu, 21 giugno 2019
Non poteva che essere al Pratello la prima osteria in un carcere minorile d'Italia. Già dall'autunno prossimo potremmo, infatti, pranzare e cenare all'interno del noto penitenziario minorile che affaccia sulla strada. La struttura - attualmente in fase di ristrutturazione - sarà in un corridoio e verrà gestita dai detenuti stessi, che da mesi si preparano per lavorare in cucina e servire ai tavoli.
Il progetto è sostenuto dalla Fondazione del Monte con un finanziamento di 30 mila euro annue e partirà come esperimento di un anno, che verrà poi ampliato (e magari ripreso da altri penitenziari) se avrà successo. Un intervento per l'inclusione socio lavorativa dei detenuti che si aggiunge all'attività quasi ventennale del Teatro del Pratello con il coinvolgimento di alcuni studenti delle scuole superiori di Bologna e ai corsi di edilizia e falegnameria, ai laboratori musicali con l'Orchestra Mozart alla pallacanestro e alle tante attività formative, professionali, culturali e di animazione destinate al recupero sociale dei ragazzi. Qualcosa di simile è "InGalera", nell'Istituto penitenziario di Bollate (Milano) dal 2015; mentre a Roma solo per i mesi estivi è aperta "l'osteria degli Uccelli in gabbia", nell'area verde all'interno della Casa circondariale di Rebibbia "Raffaele Cinotti".










