Redattore Sociale, 3 marzo 2015
Faranno di tutto: dai facchini al servizio di accoglienza alla fiera. Saranno pagati a mercede e lavoreranno per tutti i sei mesi dell'esposizione. Il risultato grazie ad un accordo firmato dal Provveditorato dell'amministrazione penitenziaria con Expo Spa.
All'Expo lavoreranno cento detenuti delle carceri milanesi. È il risultato ottenuto dal Provveditorato dell'amministrazione penitenziaria (Prap) di Milano grazie ad un accordo con la società Expo spa. Lo annuncia il provveditore Aldo Fabozzi durante l'incontro "Il carcere e la città", nell'ambito del Forum delle Politiche sociali.
La convenzione tra Prap ed Expo si articola in tre moduli. Il primo prevede appunto che l'amministrazione assuma 100 detenuti che svolgeranno diverse mansioni nei sei mesi dell'esposizione universale, dal facchinaggio all'accoglienza dei visitatori. "Saranno pagati a mercede, con uno stipendio inferiore di un terzo rispetto ai contratti collettivi nazionali, come previsto dalla legge 354 del 1975", spiega Luigi Palmiero, responsabile del settore lavoro in carcere all'interno del Prap. Nella convenzione l'amministrazione penitenziaria si impegna poi ad organizzare un convegno a Expo sul tema dell'inclusione sociale a cui parteciperà il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Ancora da fissare la data e il titolo dell'evento.
Il terzo modulo è stato parzialmente modificato rispetto alla stesura originale: all'inizio prevedeva che le cooperative sociali che lavorano in carcere avessero un loro spazio espositivo dentro Expo. Ma il ministero della Giustizia non aveva soldi per partecipare, così alla fine l'esposizione sarà fatta al carcere di Bollate, molto vicino all'area espositiva di Rho. All'interno del sito Expo i visitatori potranno solo vedere i prodotti realizzati dai detenuti di San Vittore insieme alla Libera scuola di cucina: il carcere ha infatti vinto un bando del Padiglione Italia dedicato alle "produzioni carcerarie".
www.radiolombardia.it, 3 marzo 2015
"Puntare l'attenzione sui casi, fortunatamente limitati ma in aumento, di detenuti minori già padri. Questa tipologia di detenuti non ha una corretta individuazione nell'ordinamento penitenziario, contrariamente a quanto già avviene nel caso di giovani madri in carcere". Questo l'aspetto che il Presidente della Commissione speciale sulla situazione carceraria, Fabio Fanetti (Lista Maroni) ha voluto sottolineare al termine della visita al carcere minorile "Beccaria" di Milano.
Attualmente all'interno del carcere sono presenti 49 ragazzi dai 15 ai 25 anni che vengono seguiti da 55 agenti di Polizia penitenziaria, da 9 educatori, oltre a circa una ventina di istruttori per le varie attività professionalizzanti (falegnameria, elettrotecnica, cucina, oreficeria). "Abbiamo notato il grande impegno degli educatori che riescono a far conseguire qualifiche importanti a questi ragazzi - ha stigmatizzato il Presidente Fanetti. Sarebbe importante sostenere ed ampliare le possibilità lavorative per permettere a questi ragazzi, spesse volte con grandi difficoltà famigliari, di crescere responsabilmente e di reinserirsi nella vita sociale". Al sopralluogo hanno partecipato i consiglieri Paola Macchi (M5S), Fabio Pizzul (Pd), Lara Magoni, Antonio Saggese e Carolina Toia (tutti del gruppo Lista Maroni), che hanno incontrato la direttrice dott.ssa Alfonsa Micciché.
Il Manifesto, 3 marzo 2015
Un anno fa, nella notte tra i 2 e il 3 marzo, moriva a Firenze Riccardo Magherini. Per ricordarlo oggi pomeriggio alle 17.30 familiari e amici daranno vita a una fiaccolata per chiedere la verità sulla sua morte, avvenuta dopo che l'ex calciatore della Fiorentina era stato fermato, in evidente stato di confusione, in Borgo San Frediano da de pattuglie dei carabinieri. Alle 18 si terrà una funzione religiosa nella chiesa di Santo Spirito e alle 18.30 inizieranno gli interventi dei familiari e degli amici. Nel corso della celebrazione saranno consegnate delle candele, simbolo della luce accesa sul caso che ha sconvolto Firenze.
"Vogliamo ricordare Riccardo nella sua bellezza e nella sua purezza - hanno spiegato ieri Guido e Andrea Magherini, padre e fratello dell'ex promessa viola - con le persone che gli volevano bene e che in questo anno ci hanno accompagnato in questo cammino difficile e con tutti i fiorentini che vorranno venire a ricordare Riccardo. Purtroppo Riccardo non potrà mai restituircelo nessuno ma insieme ai suoi amici e alle persone che ogni giorno ci dimostrano affetto e solidarietà continueremo a raccontare la sua storia perché nessuno possa più morire nelle mani dello Stato mentre chiede aiuto".
Lo scorso 3 febbraio il Gup del Tribunale di Firenze, Fabio Frangini, ha rinviato a giudizio i quattro carabinieri e i tre soccorritori del 118, volontari della Croce Rossa, accusati di omicidio colposo per la morte di Magherini. Uno dei militari è accusato anche di percosse. Il processo è stato fissato per il prossimo 11 giugno.
www.lecceprima.it, 3 marzo 2015
Fermato un nigeriano 26enne. I baschi azzurri l'hanno bloccato ancora all'interno del perimetro di sicurezza del carcere. Pressappoco nello stesso modo nei giorni scorsi è evaso un 18enne a Torino. La notizia trapelata dal Cosp, una delle sigle sindacali della polizia penitenziaria.
Si sarebbe arrampicato sul muro perimetrale che delimita il passeggio del cortile reparto transito, e tutto questo davanti agli occhi di un agente di polizia penitenziaria che lo teneva sotto osservazione. Ehiejilikwe Moritz Ifeanyi, giovane nigeriano di 26 anni, avrebbe tentato in questo modo una clamorosa evasione dal carcere di Borgo San Nicola. La notizia è trapelata tramite una nota della segreteria generale nazionale del Cosp, uno dei sindacati della penitenziaria, coordinata da Domenico Mastrulli.
Subito è stata messa in allerta la sorveglianza generale dell'istituto e i "baschi azzurri". Il nigeriano sarebbe stato alla fine intercettato e bloccato ancora all'interno del perimetro di sicurezza del carcere. Tutto questo, intorno alle 10,20 circa. Il 26enne si trova nel penitenziario del capoluogo per scontare una condanna definitiva, con fine pena prevista nel 2018, per reati contro persona e patrimonio. All'atto del fermo, avrebbe opposto anche una passiva.
Il 26enne è stato fermato più volte, negli anni scorsi, per aver molestato gli automobilisti all'altezza di un semaforo nei pressi di un incrocio con viale Gallipoli, pretendendo denaro con modi bruschi e intimidazioni e arrivando a minacciare anche i poliziotti chiamati da alcuni passanti spaventati. In passato era stato fermato anche per violenza sessuale e tentato omicidio e condannato dal Tribunale di Foggia. Un personaggio, dunque, dal carattere molto particolare.
Il Cosp invia dunque una nota di apprezzamento agli agenti della polizia penitenziaria per il fermo del fuggitivo e coglie l'occasione per rimarcare per l'ennesima volta come a Lecce si operi con personale sottodimensionato di circa cento uomini e venti donne, fra pensionamenti e riforme, senza alcun ricambio. L'episodio di oggi a Lecce, peraltro, ricorda Mastrulli, segue a 24 ore di distanza dall'evasione consumata a Torino di un detenuto di 18 anni, praticamente nello stesso modo e ancora ricercato.
"Il sindacato Cosp - si legge nella nota - si dichiara contro la vigilanza dinamica e le celle aperte nelle carceri a fronte delle negative situazioni registratesi sul territorio, e chiede al ministro della giustizia Andrea Orlando e al capo del Dap, Santo Consolo, maggiore attenzione per le 236 carceri in Italia e per i baschi azzurri del corpo che operano in sofferenza, con eccessivo carico di lavoro e in condizioni igienico-sanitarie preoccupanti".
www.torinotoday.it, 3 marzo 2015
È durata appena due giorni la sua fuga prima di decidere di costituirsi. Il ragazzo, che ha fatto il suo ritorno in cella, era scappato sabato durante l'ora d'aria scavalcando il muretto di protezione nel cortile interno- Condannato a scontare una pena per rapina e violazione della legge in materia di sostanze stupefacenti, un detenuto diciottenne era evaso dal carcere minorile Ferrante Aporti nella giornata di sabato. Sparito nel nulla, la sua fuga è durata appena 48 ore. Il ragazzo si è costituito nel tardo pomeriggio di ieri, presentandosi spontaneamente.
D'intesa con la Polizia penitenziaria, con i Carabinieri, con i suoi familiari e avvocato, il diciottenne ha fatto il suo rientro in cella. La fuga del detenuto era avvenuta nell'ora d'aria: in un momento di distrazione delle guardie era riuscito a scavalcare il muro di protezione del carcere attraversando il cortile interno dello stesso. Il suo ritorno in cella non chiude però il capitolo: Antonio Pappalardo, il dirigente del Ferrante Aporti, ha fatto sapere che "il lavoro della commissione d'inchiesta costituita per l'indagine amministrativa in corso, finalizzata a individuare eventuali negligenze e/o superficialità di singoli operatori di Polizia penitenziaria andrà avanti".
www.umbria24.it, 3 marzo 2015
L'ultimo episodio lunedì pomeriggio: un detenuto ha colpito un poliziotto con una testata. Sale la tensione tra la polizia penitenziaria del carcere di vocabolo Sabbione a Terni. Gli agenti infatti nel giro degli ultimi quattro giorni sono stati aggrediti dai detenuti in tre occasioni. La denuncia arriva dal segretario locale Ugl per la polizia penitenziaria, Tony Di Fiore e dal segretario regionale Francesco Petrelli.
Testata all'agente "L'ultima aggressione in ordine di tempo - si legge in una nota del sindacato - è avvenuta lunedì pomeriggio nel reparto As3, dove un detenuto preso dall'ira per motivi futili ha colpito con una testata un agente di polizia penitenziaria. Il fine settimana è stato incandescente: venerdì un ispettore durante le normali attività è stato aggredito con un manico di scopa da un detenuto tossicodipendente, mentre sabato un assistente, durante la perquisizione ordinaria del mattino, è stato sfregiato sul torace con forbici da bimbo. Tanta paura per tutti ma dai referti le prognosi li giudicano guaribili in pochi giorni".
Ugl all'attacco Da tempo il carcere di vocabolo Sabbione soffre per il sovraffollamento. Ma il problema, secondo l'Ugl, non sarebbe soltanto questo. "Troppe tipologie di reato per una struttura penitenziaria obsoleta, mal costruita e non in grado di gestire più di cinquecento detenuti. Non parliamo di sovraffollamento ma di dinamiche che hanno accentuato una carenza strutturale e di personale. Troppa accondiscendenza da parte della direzione per una realtà sempre più a rischio, personale sovraccaricato di richieste e ospiti reclusi non soddisfatti della loro cura. La nostra piena solidarietà va al personale aggredito con la speranza che non sia l'inizio del susseguirsi di episodi evitabili e da censurare".
di Federica Cioni
www.parlamento.toscana.it, 3 marzo 2015
Si terrà a Firenze mercoledì 4 marzo a partire dalle ore 9.30 (Sala delle Feste di Palazzo Bastogi, via Cavour 18), il convegno organizzato dal Garante toscano per i diritti dei detenuti. Saranno presenti i presidenti di Consiglio e Regione Alberto Monaci ed Enrico Rossi.
Il processo di superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg) che ha preso forma nell'ambito del passaggio di competenze in tema di sanità penitenziaria dallo Stato alle Regioni, sembra giunto a un momento decisivo essendo prevista, per il 31 marzo prossimo, la chiusura definitiva di tali strutture. Governo e Regioni hanno lavorato in questi anni per individuare modalità alternative di gestione del disagio psichiatrico, che dà luogo a pericolosità sociale, nella prospettiva di privilegiare l'aspetto medico e di riservare le misure di sicurezza detentive a quei casi residuali che non sia possibile prendere in carico altrimenti.
Il Garante per i diritti dei detenuti della Toscana Franco Corleone, in collaborazione con la Fondazione Giovanni Michelucci e l'Associazione di volontariato penitenziario Onlus di Firenze, organizza un seminario, "Opg addio, per sempre", che si terrà mercoledì prossimo, 4 marzo, a partire dalle ore 9.30 presso la Sala delle Feste di Palazzo Bastogi (Firenze - via Cavour, 18). Il convegno, che vedrà la partecipazione anche dei presidenti di Consiglio e Regione Alberto Monaci ed Enrico Rossi, sarà occasione ideale per presentare un'indagine sulla popolazione internata nell'Opg di Montelupo Fiorentino.
La ricerca ha analizzato infatti i fascicoli delle presenze in istituto all'8 novembre 2014 e i nuovi ingressi fino al 31 dicembre 2014 con lo scopo di mettere in evidenza, oltre alle caratteristiche generali della popolazione detenuta, gli elementi della presa in carico da parte dei servizi sociali, i meccanismi di proroga delle misure di sicurezza, la durata della permanenza in Opg alla luce dei nuovi limiti di legge. Ai lavori è stato invitato a partecipare anche il sottosegretario di stato al ministero della Salute, Vito De Filippo.
Fdi: in fumo 7,5 milioni su Opg
"Tra 28 giorni l'Opg di Montelupo dovrebbe essere chiuso e nessuno ancora ha trovato una soluzione adeguata. Facile per Luca Lotti dire di voler restituire la bella villa alla cittadinanza e dimenticarsi sia i 7,5 milioni di euro spesi dal 2007 ad oggi per adeguare la struttura detentiva di Montelupo, sia i gravissimi rischi per la sicurezza dei cittadini se la Regione dovesse individuare come sede per la Rems (residenza per l'esecuzione di una misura di sicurezza sanitaria) un non carcere".
È quanto commenta il capogruppo regionale di Fratelli d'Italia e candidato governatore Giovanni Donzelli dopo il sopralluogo alla struttura di Montelupo: "Probabilmente- aggiunge- è anche possibile un recupero della usufruibilità aperta di parti della villa con il contributo di eventuali detenuti, ma gli amministratori locali e regionali dovrebbero avere gli attributi di contraddire Lotti e pensare al bene della collettività e questo nel Pd renziano è fantascienza. Speriamo che presto non si debba piangere crimini efferati causati dalla leggerezza di questa gente".
di Paola Arosio
Famiglia Cristiana, 3 marzo 2015
Il primo incontro dedicato all'universo-carcere. Ma poi si parlerà anche di "povertà e diritti privati", "lavoro e diritti precari", "scuola e diritti svalutati", "finanza e diritti sacrificati". È la serie di incontri inaugurata nei giorni scorsi a Verona, per promuovere - come sottolineano gli organizzatori - "concrete strategie di cambiamento sociale".
"L'ingiustizia in un luogo qualsiasi è una minaccia per la giustizia ovunque", diceva Martin Luther King. Ne è convinta la rete di associazioni, con capofila Spazio Solidale Arci, che ha lanciato a Verona Diritti per le nostre strade (www.dirittiperlenostrestrade.it), un progetto di informazione, sensibilizzazione, condivisione per promuovere dignità e giustizia, trasformandole in concrete strategie di cambiamento sociale. Fa parte dell'iniziativa un laboratorio permanente dal titolo "Regimi di legalità e pratiche di cittadinanza", rivolto soprattutto a volontari, operatori, insegnanti e articolato in cinque tappe.
La prima cui seguiranno gli appuntamenti del 26 marzo (povertà e diritti privati), 23 aprile (lavoro e diritti precari), 21 maggio (scuola e diritti svalutati), 18 giugno (finanza e diritti sacrificati) - è stata tutta dedicata al carcere.
"Sono le zone intermedie tra diritti e abusi a condizionare la vita dei detenuti", denuncia Paolo Bottura, volontario dell'associazione Ripresa responsabile, da anni attiva per promuovere un'altra cultura della pena. "Il carcere rimane un mondo a parte, un'istituzione totale, dove vigono i principi di separazione, isolamento, negazione. Spesso diventa una scuola di delinquenza, dove i detenuti non sono più persone".
Non sempre questo risulta evidente, alla luce del sole. "La violenza che il carcere esercita non è stata eliminata, ma solo mascherata, disinfettata. Non lascia traccia, ma si insinua gradualmente". E sono proprio i diritti, secondo Bottura, "a fare la differenza. Un vero salto di qualità non passa attraverso corpi gestiti con più attenzione. Occorre andare oltre la richiesta di più docce, carta igienica, cibo, spazi, attrezzature, medicine. Va distinta la soddisfazione dei bisogni di base dall'essere cittadini a pieno titolo, individui".
Una questione che in apparenza riguarda solo chi è dietro le sbarre, ma che coinvolge, in realtà, tutto il tessuto sociale, diventando paradigma, cartina di tornasole della società stessa. "Quando riusciamo a metterci dalla parte dei poveri, dei perdenti, dei senza voce, dei vinti, possiamo percepire il carcere come la reificazione di un sistema che sconfigge tutti, anche chi non è recluso", osserva Bottura.
Al termine del ciclo di incontri, "si giungerà alla definizione di un vocabolario dei diritti, capace di esprimere le sfumature che ci sono tra rispetto e violazione", spiega Giovanni Ceriani, responsabile del progetto. "Oltre a questo, si completerà un "manifesto dei diritti" da sottoporre alla cittadinanza e alle realtà associative del territorio. Infine, si indicherà una lista di proposte pratiche di cittadinanza attiva e si cercherà di favorire la nascita di reti sociali di mutuo-aiuto".
Ristretti Orizzonti, 3 marzo 2015
Mercoledì 4 marzo 2015 alla Casa Circondariale Dozza di Bologna, Wajih Saad Abu Abd Al-Rahman, Imam di Reggio Emilia e la Prof.ssa Cinzia Benatti, terranno la lezione: "I rapporti familiari: diritti e doveri dei componenti del nucleo familiare. La gestione della crisi coniugale. Panoramica della situazione italiana e di quella dei Paesi arabo-islamici". Alla lezione parteciperà la Garante delle persone private della libertà personale della Regione Emilia-Romagna, avv. Desi Bruno.
Si tratta della quindicesima di un ciclo di ventiquattro lezioni dedicate ai detenuti della Casa Circondariale Dozza di Bologna iscritti ai corsi dell'anno scolastico 2014-2015, nell'ambito del Progetto "Diritti, doveri, solidarietà. La Costituzione italiana in dialogo con il patrimonio culturale arabo-islamico", realizzato a seguito dell'Accordo quadro tra la Garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale della Regione Emilia-Romagna e il Centro per l'istruzione degli adulti Cpia Metropolitano di Bologna.
www.varesenews.it, 3 marzo 2015
Giovedì 5 marzo presso il teatro di Varese si terrà l'annuale conferenza dei Giovani Alianti che concluderà il progetto dell'anno 2014-2015. La conferenza conclusiva della XIV edizione del progetto Giovani Alianti si terrà giovedì 5 marzo presso il teatro di Varese dalle ore 8 alle ore 13 circa. A prendere parola saranno gli studenti di diverse scuole di Varese che hanno aderito all'iniziativa, esponendo i propri progetti relativi al tema della "Riconciliazione", affrontato in tutte le sue forme. Sul palco saliranno anche alcuni relatori per affiancare i ragazzi durante la presentazione.
Parlerà di "Riconciliazione con se stessi e con gli altri" Elena Marta, Professoressa di Psicologia Sociale e di Psicologia della Comunità presso l'Università cattolica Sacro Cuore di Milano. A seguire verrà affrontato il tema della "Riconciliazione tra carnefici e vittime" dove la relatrice sarà Marcella Reni, presidente dell'organizzazione Prison Fellowship Italia Onlus, associata all'ente "Prison Fellowship International" con sede a Washington D.C. che si occupa di detenuti, ex detenuti e delle loro famiglie e che è presente in 135 paesi nei 5 continenti. Verrà affiancata da Mario Congiusta cofondatore dell'associazione Victim Fellowship Italia Onlus e fondatore dell'Associazione Gianluca Congiusta Onlus, fondata in seguito all'uccisione del figlio avvenuta nel maggio del 2005.
A concludere sarà Giacomo Crespi educatore professionale della Barabbàs Clowns Onlus per affrontare l'argomento della "Riconciliazione tra i popoli (e tra i ragazzi difficili)". Gli studenti avranno un ruolo attivo durante l'evento presentando i propri progetti, elaborati in seguito a una serie di 5 incontri per informarli e sensibilizzarli sul tema.
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