di Luigi Ciotti*
La Repubblica, 4 agosto 2019
L'unico fine di queste norme è quello di restringere l'area dei diritti e della civiltà. Caro direttore, è una normativa perfino peggiore della precedente, questo "decreto sicurezza bis" in procinto di passare al vaglio del Senato. Finalità e scopi restano però gli stessi: restringere sempre più l'area dei diritti e dunque della civiltà.
fanpage.it, 4 agosto 2019
"È un suo diritto e anche un suo preciso dovere. Se poi ne visitava anche altri era anche meglio, ma in ogni caso ha esercitato un suo diritto e una sua responsabilità come parlamentare".
Lo ha detto la senatrice Emma Bonino, riferendosi al deputato Ivan Scalfarotto che è andato in carcere per visitare i due americani accusati dell'omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega.
di Erika Noschese
cronachesalerno.it, 4 agosto 2019
Necessità di un protocollo operativo tra il servizio della sanità penitenziaria dell'Asl e l'azienda ospedaliera Ruggi d'Aragona per garantire percorsi assistenziali anche rapidi per i detenuti della casa circondariale di Salerno. È quanto emerso dalla visita effettuata dal Psi di Salerno, con il segretario nazionale Enzo Maraio, presso il carcere di Salerno.
Il segretario del partito ha denunciato, ancora una volta, oltre alla problematica relativa al sovraffollamento, anche la carenza di rapporti di collaborazione con le istituzioni locali e l'azienda ospedaliera. A questo si aggiunge poi una "necessità sanitaria": sono circa una decina le persone detenute presso la casa circondariale di Fuorni in attesa di interventi. Per il salernitano Maraio bisogna "sensibilizzare i medici rispetto agli interventi necessari ed urgenti di cui i detenuti hanno bisogno".
Chiede un percorso di reintegrazione per le donne, la consigliera socialista Veronica Mondany affinché alle donne venga concessa una seconda possibilità dopo il carcere. "Il direttore Romano ha messo a disposizione dei detenuti vari progetti ma, sostiene la Mondany, "è importante permettere alle donne di cucinare e a tal proposito verranno fatti dei lavori in cucina per dare loro questa possibilità".
Il gruppo socialista al Comune di Salerno pensa all'istituzione di un banco farmaceutico per i farmaci di tipo c "perché ci sono delle esigenze importanti perché ci sono condizioni economiche scarse e i detenuti non possono permettersi di curarsi - ha spiegao il capogruppo Massimiliano Natella - C'è un'emergenza sanitaria e c'è bisogno di coinvolgere e coordinare meglio il rapporto con la struttura sanitaria del Ruggi d'Aragona per quanto concerne gli interventi che sono in lista d'attesa.
Ci sono anche altre emergenze di cui poterci far carico come il rapporto con Salerno Sistemi per l'ammodernamento della struttura che è in sovrannumero e c'è un grosso sacrificio da parte del personale e del penitenziario per poter gestire molti detenuti". Parla invece di maggiori attenzioni da dare ai detenuti il consigliere Paolo Ottobrini: "La nostra visita aveva il senso di verificare un po' le condizioni; condizioni che non sono negative, c'è una realtà molto attiva all'interno del carcere, chiaramente noi come consiglieri comunali ci faremo parte attiva per promuovere determinate iniziative per supportare le esigenze dei detenuti". Intanto, proprio ieri è giunto un parere positivo per un finanziamento dalla cassa ammende di 480mila euro da destinare alle opere infrastrutturali interne della casa circondariale. Si tratta, nello specifico, di un ok propedeutico al sì definitivo che deve giungere da Cassa ammende.
di Maria Bella
livesicilia.it, 4 agosto 2019
Da giorni attende un farmaco per curare un insidioso batterio che lo ha attaccato allo stomaco ma manca l'autorizzazione dell'istituto penitenziario. Questa la denuncia dell'avvocato Ernesto Pino, che parla di gravi inadempienze ai danni del proprio assistito. Non si tratta di un detenuto qualunque. Ad aver contratto il batterio è Antonino Cintorino, boss dell'omonimo clan operante a Calatabiano, rinchiuso da anni al regime di 41 bis nel carcere di Novara.
Il batterio se non curato adeguatamente rischia di diventare pericoloso. Questa la preoccupazione dei familiari del detenuto che dopo aver procurato il farmaco, che l'istituto penitenziario non era riuscito a rinvenire in commercio, hanno chiesto che fosse somministrato al congiunto.
Dopo una prima richiesta inoltrata dalla titolare della farmacia presso cui è stato recuperato il farmaco, è stato l'avvocato Pino, come chiesto dalla struttura carceraria, ad inoltrare a fine luglio un'istanza di autorizzazione all'invio, presso l'area sanitaria del penitenziario, di due flaconi di farmaco, necessari per una cura di 15 giorni.
"Poiché il batterio in questione è un carcinogeno di prima classe - si legge nell'istanza inviata dal legale - ed è stata dimostrata una relazione diretta tra infezione e tumore allo stomaco, è di estrema importanza eradicare il batterio al più presto, motivo per il quale resto in attesa di cortese e, soprattutto, sollecita risposta". Ma ad oggi la domanda sembra essere caduta nel vuoto. Dopo giorni di inutile attesa l'avvocato Pino prepara nuove azioni.
"Non avendo ricevuto alcuna risposta dall'istituto penitenziario - spiega il legale - invierò una denuncia al Garante nazionale e regionale dei diritti delle persone detenute ed al magistrato di sorveglianza. Mi riservo, inoltre - conclude Ernesto Pino - di presentare una denuncia anche ai carabinieri".
irpinianews.it, 4 agosto 2019
"Un giovane detenuto nel carcere di Ariano Irpino (Avellino) si è dato fuoco all'interno della sua cella. Era solo in cella perché aveva chiesto il divieto di incontro con gli altri. Si tratta di un giovane napoletano di 24 anni che ha riportato gravi ustioni (è in prognosi riservata) ed è stato trasportato ieri in elicottero al Cardarelli di Napoli. La direzione del carcere è stata in costante contatto con la mamma e l'avvocato del giovane.
Era giunto nel carcere avellinese nel 2018 da Secondigliano. Aveva iniziato una serie di proteste perché voleva tornare a Napoli. La direzione del carcere aveva chiesto la ritraduzione, che però gli veniva negata. Il carcere di Ariano Irpino con i suoi 350 detenuti, il 90% definitivi ha solo due educatori, i professionisti esperti (psicologi e psichiatri) hanno 50 ore mensili. Ci sono stati nel carcere nell'ultimo mese due Tso. Nel carcere dove il 18% dei detenuti ha problemi psichici, vive forme di autolesionismo, a volte qualche detenuto ha aggredito anche agenti di polizia penitenziaria, lo psichiatra va due volte al mese! Benevento con poco più di 400 detenuti ha sei educatori. Arienzo con 85 detenuti ha due educatori, Vallo della Lucania con 56 detenuti ha due educatori. Insomma pochi educatori, poche figure sociali nelle carceri campane e a volte mal distribuite".
"Un carcere quello di Ariano, lontano dal mondo, con poche attività trattamentali, senza campo di gioco, una infermeria da terzo mondo, che spero quanto prima sia messa a nuovo, con una sanità per visite specialistiche e ricoveri molte volte con ritardi inspiegabili.
La stessa struttura risponde a logiche securitarie (con - ad esempio - altissimi muri di cinta) che ancora oggi riducono al minimo gli spazi per le attività trattamentali (si segnala l'assenza di un campo di calcio, di una palestra e di un teatro); il 7 maggio 2014 è stato consegnato un Padiglione di recente costruzione (padiglione B) con una capienza di 200 posti, costruito sul campo di calcio esistente e mai più ricostruito!".
"Spero che il Provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria, l'Asl di competenza eroghino, ciascuna per le sue competenze, prestazioni inerenti al diritto alla salute, al miglioramento della qualità della vita, mettano in campo prestazioni finalizzate al recupero, alla reintegrazione sociale e all'inserimento nel mondo del lavoro dei diversamente liberi di Ariano Irpino".
sardegnalive.net, 4 agosto 2019
"Sono una decina i medici che hanno partecipato al concorso per ricoprire l'incarico di Direttore Sanitario della Casa Circondariale di Cagliari-Uta. Una "rosa" di idonei per titoli ed esperienza professionale a cui dovrà attingere il Commissario dell'Ats per individuare la persona che ricoprirà il delicato incarico.
Un ruolo molto importante per le attività della struttura penitenziaria, in cui sono ristretti 576 detenuti per 561 posti, e per il Minorile. Senza contare gli Agenti e l'insieme degli operatori della struttura. Nelle ultime settimane sono stati confermati nel ruolo di facenti funzioni i medici Anita Frau e Sebastiano Forteleoni, quest'ultimo subentrato con il ruolo di coordinatore sanitario a Matteo Papoff, che aveva concluso il suo incarico". Lo rende noto Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", che aveva più volte sollecitato la necessità di dotare la principale Casa Circondariale di un Direttore stabile.
"A caratterizzare il ruolo del direttore sanitario - sottolinea - è la gestione dell'intero sistema clinico-sanitario e burocratico, spesso con riferimento all'intera regione e non solo. Oltre a favorire il lavoro dei colleghi dei diversi settori e garantire il controllo sull'efficienza organizzativa, il responsabile della sanità penitenziaria interagisce con la Direzione dell'Istituto e la Magistratura. Impegno quest'ultimo assolto finora dal coordinatore facenti funzioni con positivi riscontri. La gestione riguarda però anche la relazione con i liberi professionisti, qualora il detenuto chieda una visita specialistica o debba produrre una relazione di parte a integrazione di un'istanza. Il Direttore Sanitario infine si occupa dell'inoltro e predisposizione delle domande di invalidità, delle denunce Inail, tiene i rapporti con i Consolati e i Mediatori Culturali, oltre a predisporre o integrare relazioni per l'incompatibilità dietro le sbarre".
"Quella della Sanità Penitenziaria resta uno degli aspetti più delicati della vita all'interno delle carceri. I Medici (e gli Infermieri) si trovano in una condizione particolare dovendo rispettare il giuramento di Ippocrate in un ambiente in cui occorre ottemperare a interessi contrastanti tra esigenze di sicurezza, accesso a misure alternative, richiesta di accertamenti diagnostici, farmaci e perfino strumenti per esami sanitari. Molto difficile talvolta verificare le oggettive condizioni di salute di una persona privata dalla libertà - conclude la presidente di SDR - laddove proprio le sbarre sono la prima causa di gravi problematiche comportamentali e psichiche".
Il Sole 24 Ore, 4 agosto 2019
Conduce Raffaella Calandra. In onda la domenica alle 7.30 e in replica il sabato alle 22.30. In principio fu il caso Tortora, ma non sono così rare le storie degli errori giudiziari, di persone, cioé, finite in carcere da innocenti. A volte, solo per pochi giorni; altre, per più decenni. Tanto che dal 1991 al 2018, sono stati in 55mila ad aver presentato domanda di risarcimento per ingiusta detenzione.
A questo filone sarà dedicato un ciclo speciale di "Storiacce. I Racconti" di Radio 24, sempre condotto da Raffaella Calandra. Cinque puntate in onda la domenica alle 7.30 e in replica il sabato alle 22.30, per ricostruire dalla viva voce dei protagonisti storie di indagini sbagliate, di equivoci, di condanne e poi di revisioni: storie di vite stravolte da errori giudiziari.
Dal 1991 al 2018, lo Stato ha già pagato 800 milioni, per aver portato in cella indagati che non avevano commesso nulla. Sono cifre del Ministero della Giustizia, rilanciate dall'associazione "Errori giudiziari".
In queste puntate, Raffaella Calandra racconta la storia di Angelo Massaro, in carcere 21 anni e poi assolto dall'accusa di omicidio; quella di Giuseppe Gulotta, che ha trascorso 22 anni recluso, per poi essere scagionato; ci sarà la storia di Antonio Lattanzi, arrestato e scarcerato per 4 volte e poi assolto. E infine quella di Peter Pringle, irlandese, 14 anni nel braccio della morte. Le loro storie, insieme ai costi pagati dallo Stato, a riflessioni e analisi sulle ragioni di questo fallimento della Giustizia, nel ciclo estivo di Storiacce, la trasmissione d'inchiesta di Radio 24 condotta da Raffaella Calandra. Per l'ascolto: www.radio24.it.
di Emilio Enzo Quintieri*
emilioquintieri.com, 4 agosto 2019
Il Presidente del Consiglio Regionale della Calabria Nicola Irto, con Decreto n. 5 del 30 luglio 2019, ha proceduto alla nomina del Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale, scegliendo l'Avvocato Agostino Siviglia di Reggio Calabria, peraltro in carica dal 2015 come Garante dei Diritti dei Detenuti della Città Metropolitana di Reggio Calabria.
Il Presidente Irto, per come si desume dal Decreto, ha inteso nominare il Garante Regionale visto che il Consiglio, nonostante la questione sia stata iscritta per ben tre volte all'ordine del giorno (11 marzo, 15 aprile e 29 aprile), non ha proceduto alla "nomina" del Garante.
Ma, in realtà, non si tratta di una "nomina" come sostiene il Presidente del Consiglio, bensì di una "elezione" poiché l'Art. 3 della Legge Regionale n. 1/2018, istitutiva dell'Autorità di Garanzia, prevede che il Garante debba essere eletto dal Consiglio Regionale con deliberazione adottata a maggioranza dei due terzi dei Consiglieri assegnati. In mancanza di raggiungimento del quorum, dalla terza votazione, l'elezione avviene a maggioranza semplice dei Consiglieri assegnati.
La "nomina" del Garante appare illegittima e annullabile sia perché avvenuta in violazione di legge e sia per carenza di potere, visto che la Legge Regionale n. 1/2018 non conferisce espressamente tale compito al Presidente del Consiglio Regionale. Invero, il potere sostitutivo, come prevede l'Art. 113 del Regolamento interno del Consiglio Regionale della Calabria, può essere esercitato dal Presidente per le nomine e designazioni di competenza del Consiglio Regionale.
Tale potere riguarda le nomine e designazioni scadute, terminato il periodo di prorogatio, nonché le nomine e designazioni relative a organi di nuova istituzione qualora la Legge attribuisca esplicitamente tale potere al Presidente del Consiglio. Mi sembra che il Regolamento sia abbastanza chiaro e preciso !
Come già detto, il Garante Regionale, non doveva essere "nominato" ma "eletto" (sono due cose diverse, con procedimenti altrettanto diversi) e la Legge Regionale non prevede l'intervento sostitutivo del Presidente del Consiglio in caso di inadempienza da parte dell'Assemblea. Ma, a quanto pare, in Calabria, si può fare di tutto, giocando con cavilli, silenzi e ritardi.
Anche quando si tratta di un organismo estremamente importante, appositamente istituito per vigilare sulla tutela dei diritti umani fondamentali delle persone detenute o private della libertà personale. Per tali ragioni, ritenendo che la "nomina" del Garante Regionale non sia avvenuta nel pieno rispetto della Legge e delle procedure da essa stabilite, presenterò ricorso al Tar della Calabria, Sezione di Reggio Calabria, per chiedere l'annullamento del Decreto del Presidente del Consiglio Regionale.
*Già Consigliere Nazionale Radicali Italiani
agensir.it, 4 agosto 2019
Anche quest'estate al carcere di Castelvetrano si sta svolgendo il laboratorio di bricolage che vede insieme detenuti e volontari per preparare portachiavi, piccoli gadget che poi vengono donati, dietro un'offerta, nelle piazze delle frazioni balneari. L'iniziativa vede insieme Caritas diocesana e Servizio diocesano di Pastorale giovanile.
Per quest'estate, oltre ai volontari locali, partecipano anche i seminaristi e una ragazza di Milano. A volere conoscere la realtà del laboratorio, qualche giorno fa, è stato Roberto Piscitello, direttore generale dei detenuti e del trattamento della persona del Dipartimento amministrazione penitenziaria, accompagnato dal vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, da don Giuseppe Inglese, responsabile del Servizio di Pastorale giovanile, e Maria Luisa Malato, direttrice del penitenziario.
"Qui sperimentiamo lo stare insieme come famiglia - ha detto suor Cinzia Grisafi - e non è semplice, perché siamo diverse come persone e come carisma". Dietro le sbarre, però, si sperimenta lo stare insieme e l'amore: "Siamo felici nel sentirci voluti bene", ha detto Antonio, originario di Falcone e detenuto della terza sezione.
"Noi volontari ci arricchiamo di umanità stando insieme ai detenuti", hanno aggiunto. "È quella che spesso la società ignora - ha detto il vescovo - perché considera il detenuto un appestato". "In questi anni ho notato che il carcere è anche il luogo degli ultimi - ha detto Piscitello davanti a volontari e detenuti - e non solo di chi ha commesso un reato".
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 4 agosto 2019
Secondo i dati del Ministero della Giustizia, per quello che riguarda i reati per cui è aperto un procedimento a carico di minorenni o di giovani adulti, il totale si assesta a quota 51.363.
C'è un esercito di ragazze e di ragazzi "ospiti dello Stato", ovvero affidati ai servizi della giustizia minorile. Gli ultimi dati raccolti ed elaborati dal ministero della Giustizia sono stati pubblicati lo scorso 17 luglio e il totale di quelli che nel gergo burocratico si chiamano "soggetti presi in carico" fa 13.473, di cui 12.064 maschi e 1.409 femmine.
- Napoli: Don Raffaele, una vita nelle carceri nel nome di Francesco
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