di Francesco Grignetti
La Stampa, 17 giugno 2019
Il Segretario Anm: "Necessario anche bloccare il passaggio diretto da incarichi associativi a incarichi istituzionali". Giuliano Caputo, pubblico ministero della procura di Napoli, è il quarantenne segretario generale dell'associazione nazionale magistrati. "Siamo solo all'inizio", ha spiegato all'assemblea dei suoi.
Che cosa si inizia, Caputo?
"Un lungo percorso per recuperare la fiducia dispersa. Dobbiamo ricostruire la nostra immagine davanti ai cittadini, ma anche ai magistrati stessi. Sa, sono migliaia i giovani entrati negli ultimi anni. E non se l'aspettavano proprio una cosa del genere".
Come reagirete?
"Con un gran lavoro di ascolto e di coinvolgimento sulle proposte".
Quali proposte?
"La base di partenza è nel documento che abbiamo scritto il 5 giugno. Quello che definiva "indegni" i consiglieri del Csm coinvolti negli incontri notturni e ne chiedeva le dimissioni. La prima proposta è stabilire che non si può passare dagli incarichi associativi direttamente a quelli istituzionali. Così come il passaggio dalla giurisdizione alla politica e ritorno. Occorre stabilire delle incompatibilità. Ma c'è anche un male oscuro da combattere: il carrierismo".
In che senso, scusi?
"Purtroppo, e mi duole dirlo, tra molti di noi, anche tra i più giovani, si ritiene più importante fare carriera piuttosto che svolgere bene il proprio lavoro giorno per giorno. È un frutto perverso della riforma dell'ordine giudiziario, del 2006".
Forse anche del clima generale che si respira in Italia...
"Prendiamo lo stesso Csm: fa mille cose importanti, ma si parla solo delle nomine e sembra che si occupi solo di questo".
E come si combatte il carrierismo?
"È da qualche tempo che abbiamo insediato una commissione di studi. Una chiave è l'accesso in magistratura: noi critichiamo quel sistema dei corsi privati a pagamento, che solo pochi si possono permettere. Meglio valorizzare i tirocini formativi, di giovani laureati che affiancano i magistrati. Un contatto sano con la giurisdizione".
Non siete d'accordo, insomma, che il problema si risolva con il test psicologico, come vorrebbe la ministra Giulia Bongiorno...
"Se parliamo di test psico-attitudinali, i parametri ovviamente dovrebbero essere esclusivamente medici. Ma basta la normale attenzione ai segnali di disagio odi anomalie comportamentali e la vigilanza c'è e fin dal tirocinio".
A proposito, che pensate delle riforme in arrivo?
"Siamo in attesa di conoscere i testi del pacchetto Bonafede. Abbiamo partecipato con alcune nostre proposte e sappiamo che c'è stato un percorso virtuoso di confronto tra noi, l'avvocatura e il ministero della Giustizia. Una migliore efficienza del processo civile e del processo penale sono obiettivi che interessano tutti. Sì, siamo molto soddisfatti del metodo che è stato adottato. Sul merito delle proposte, aspettiamo di leggere".
La Lega però annuncia un pacchetto alternativo. E c'è sullo sfondo una riforma epocale, per la separazione delle carriere. Che voi temete come la peste...
"Vero, ma da cittadini prima che da magistrati, temiamo uno stravolgimento degli equilibri costituzionali. L'attuale assetto è una garanzia rispetto alla separazione dei poteri. Vogliamo davvero stravolgere questo assetto? Ricordo che la separazione dei poteri è una garanzia di libertà per tutti i cittadini. Così come per l'obbligatorietà dell'azione penale. E la Corte costituzionale che ci ricorda come quell'obbligatorietà garantisca l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge".
di Luca Fiori
La Nuova Sardegna, 17 giugno 2019
Il progetto della Casa della Fraterna Solidarietà ha raggiunto le celle di Bancali. Il miracolo delle dentiere ha spezzato le sbarre del carcere e raggiunto anche i detenuti di Bancali. In attesa di impiantare la millesima protesi dentaria gratuita ai bisognosi - che ormai arrivano in città da ogni angolo della provincia - la Casa della Fraterna Solidarietà da qualche mese sta provando a restituire il sorriso anche a chi è costretto a vivere dentro una cella.
L'idea di chiedere aiuto alla Onlus creata 13 anni fa da Aldo Meloni l'ha avuto il garante dei detenuti Mario Dussoni, il dentista Giuseppe Siddi e l'odontotecnico Gavino Dettori hanno fatto il resto senza chiedere niente in cambio.
In tre mesi sono stati già otto i detenuti dell'istituto penitenziario sassarese (uomini e donne) che hanno potuto riprendere a sorridere senza vergogna grazie alle dentiere realizzare e impiantate gratuitamente con il supporto finanziario della Casa della Fraterna Solidarietà.
Dopo aver messo su una rete di volontari capace di sfamare ogni giorno almeno 200 famiglie bisognose e una vera e propria struttura di assistenza medica e sociale che si sostituisce in alcuni casi al Comune e in altri all'azienda sanitaria, la Onlus di Aldo Meloni di recente ha iniziato a offrire anche le visite oculistiche gratuite e gli occhiali ai bambini dai 4 ai 13 anni delle famiglie in difficoltà.
Ma evidentemente non era abbastanza. "Molte delle persone che aiutiamo nella nostra sede di corso Margherita di Savoia - spiega Aldo Meloni - hanno avuto esperienza diretta o indiretta con la detenzione e dunque sappiamo bene quanto bisogno di aiuto ci sia anche tra i carcerati". Ma i miracoli continuano a verificarsi anche fuori dalle celle e l'ultimo in ordine di tempo è accaduto qualche mattina fa nell'ambulatorio dentistico di Paolo Usai in via Roma.
Il dentista - che da anni impianta le dentiere gratuite realizzate in collaborazione con l'odontotecnico Gavino Dettori - per la prima volta ha impiantato un bite dentale a un paziente di 42 anni a cui le strutture pubbliche avevano fatto una richiesta economicamente inaccessibile alle sue tasche.
"Questa persona stava soffrendo le pene dell'inferno - spiega Paolo Usai - a causa di una patologia dell'articolazione temporo-mandibolare. Quando Aldo Meloni ci ha segnalato il suo caso con Gavino Dettori ci siamo detti che non potevano non aiutarlo. Cosa ci guadagniamo? Vedere una persona sofferente o in difficoltà riprendere a sorridere - conclude il dentista - non ha prezzo".
di Daniela De Crescenzo
Il Mattino, 17 giugno 2019
Celle a soqquadro, sale allagate, la protesta sedata dopo tre ore. Carcere di Poggioreale, padiglione Salerno in rivolta: letti divelti e usati come armi, scope e piedi di tavolini trasformati in corpi contundenti, sale allagate, guardie accerchiate. Per ore, in uno degli istituti di pena più affollati di Italia, si è vissuto l'inferno.
Alla fine il reparto, che ospita 244 detenuti, tutti "comuni", vale a dire non appartenenti ai clan, è risultato gravemente danneggiato. La protesta sarebbe cominciata perché i reclusi chiedevano che uno di loro, ricoverato in infermeria con la febbre alta, venisse portato in ospedale temendo che potesse trattarsi di una malattia infettiva.
Ma è subito risultato evidente che la protesta affondava le radici nelle pessime condizioni di vita nei padiglioni. Già lo scorso sabato il garante per i detenuti, Samuele Ciambriello, aveva lanciato l'allarme: "Nelle carceri si sta consumando un'altra emergenza, la carenza idrica, che in questi giorni di caldo sta gettando nel caos diversi istituti penitenziari.
Le strutture che ospitano i detenuti, spesso antichissime, hanno tubature e condotte usurate dal tempo che non riescono a rifornire di acqua tutti i piani degli edifici, a far fronte a una popolazione carceraria così massiccia".
E dal report dell'associazione Antigone, nell'aprile 2018, risultò che l'istituto dovrebbe ospitare 1.611 posti: attualmente ha più di 600 detenuti in eccesso. E non solo. Si legge ancora nel report: "Il carcere, costruito nel 1918, presenta condizioni generali inadeguate, incompatibili con quanto previsto dall'attuale ordinamento penitenziario, soprattutto da un punto di vista architettonico". Una situazione difficilissima, dunque: i detenuti hanno chiesto un confronto con il provveditore Giuseppe Martone - sul posto con il procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso e il magistrato di turno Walter Brunetti in stretto contatto con il procuratore Giovanni Melillo.
Tutti hanno ascoltato i detenuti e ne hanno visitato le celle. In pochissimo tempo sono arrivati anche il commissario coordinatore della polizia penitenziaria, Gaetano Diglio, il vice direttore dell'istituto di pena Stefano Martone e il garante per i detenuti, Samuele Ciambriello.
Finalmente nel tardo pomeriggio la protesta è rientrata, il detenuto ammalato è stato portato in ambulanza in ospedale per accertamenti e gli altri si sono impegnati a tentare di riparare i danni, a partire dall'allagamento che avevano provocato. E domani dovrebbe arrivare a Poggioreale il capo del Dap Francesco Basentini.
"E urgente impegnare i 12 milioni già stanziati per ristrutturare i tanti padiglioni antichi e fatiscenti del carcere, Livorno, Napoli, Milano, Salerno, dove le celle sono piene di muffa e di umidità - ha sostenuto Ciambriello al termine della visita - bisogna dire basta ai rinvii e commissariare il provveditorato alle opere pubbliche".
In campo sono scesi subito i sindacati della polizia penitenziaria. "Basta col regime aperto in un carcere con quasi 2.500 detenuti, dove ogni giorno l'incolumità dei colleghi è messa seriamente a rischio. Basta con questo immobilismo - protesta il segretario regionale dell'Uspp, Ciro Auricchio - c'è bisogno di misure urgenti per decongestionare il sovraffollamento, inoltre è necessario implementare la pianta organica dell'istituto dove si registrano carenze di oltre 200 agenti".
"La situazione è molto grave - dice Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe. Mi sembra evidente che c'è la necessità di interventi immediati da parte degli organi ministeriali e regionali dell'Amministrazione della giustizia minorile, che assicurino l'ordine e la sicurezza in carcere a Poggioreale tutelando gli agenti di polizia penitenziaria che vi prestano servizio.
Ed è grave che non siano stati raccolti, nel corso del tempo, i segnali lanciati dal Sappe sui costanti e continui focolai di tensione del carcere napoletano". E Gennarino De Fazio, per la Uil-Pa Polizia penitenziaria nazionale interviene dicendo: "Solo pochi giorni fa, nel corso del confronto in atto fra amministrazione penitenziaria e organizzazioni sindacali sul dilagare dei disordini, dei tumulti e delle aggressioni alle donne e agli uomini della polizia penitenziaria, l'abbiamo detto al capo del Dap Basentini: la fase di studio, analisi e proposte deve essere serrata e rapida e, parallelamente, è indispensabile introdurre misure che elevino gli standard di sicurezza e correggano le falle nei sistemi di custodia, altrimenti si rischia di arrivare troppo tardi esattamente come nel detto popolare: mentre il medico si istruisce, il malato muore".
Di Giampiero Casoni
cisiamo.info, 17 giugno 2019
Nelle carceri italiane si muore di caldo e l'acqua è troppo spesso razionata, quando non carente in sé per annosi e irrisolti problemi di distribuzione. Nelle carceri italiane si muore di caldo e l'acqua è troppo spesso razionata, quando non carente in sé per annosi e irrisolti problemi di distribuzione, e il meteo torrido di questi giorni non migliora certo la situazione, con sempre più detenuti vittime di malori, disidratazione e patologie figlie della scarsissima igiene, alla faccia dell'articolo 27 della Costituzione.
È il caso del carcere di Santa Maria Capua Vetere, preso in esame da un ottimo approfondimento di Caserta News, in cui "i detenuti devono fare ancora i conti con la carenza idrica, che li costringe ad avere solo 2 litri di acqua, a volte di un colore giallastro".
La denuncia è arrivata senza mezzi termini dal deputato del M5S Antonio Del Monaco, reduce da una visita presso la Casa circondariale campana. "Rispetto a un cronoprogramma - si legge nella nota - che prevedeva il termine del collaudo (e quindi l'effettiva conclusione dei lavori) a luglio 2019 la realtà riscontrata appare completamente diversa: ad oggi non c'è ancora una ditta vincitrice di una gara di appalto che possa dare il via ai lavori; lavori che, ovviamente necessiteranno di altro tempo. Perché siamo ancora a questo punto?
Perché si è sprecato un anno? Scriverò una lettera - a questo punto Del Monaco fa i nomi e i cognomi - ai sindaci di Santa Maria Capua Vetere (Antonio Mirra) e San Tammaro (Ernesto Stellato) perché è una situazione vergognosa. La direzione del carcere al momento riesce a fornire gratuitamente ogni detenuto di una bottiglia da 2 litri di acqua in più per le loro esigenze; l'acqua dei rubinetti viene da un pozzo, una cisterna periodicamente sottoposta a controllo, ma piuttosto inadeguata, poiché molto spesso l'acqua erogata ha un colore giallo scuro, indice di detriti ferrosi e non solo.
Ma non è tutto - chiosa il deputato pentastellato - altre due questioni vanno risolte: il nauseante olezzo che rende l'aria irrespirabile proveniente dall'impianto di trattamento dei rifiuti (Stir), ubicato proprio dinanzi al carcere, nel quale vivono più di 1.000 detenuti, oltre al personale penitenziario che vi lavora".
Metropolis, 17 giugno 2019
Ciambriello, Garante dei detenuti: "sbloccare i lavori di adeguamento". "I fondi per adeguare il carcere ci sono, ma il rischio e che i lavori vengano fatti tra due anni. Serve un commissario ad acta". Samuele Ciambriello Garante dei diritti dei detenuti in Campania, e stato tra i primi ad arrivare al carcere di Poggioreale appena appresa la notizia del la rivolta in atto nel padiglione Salerno.
"Una vera e propria rivolta", racconta all'uscita spiegando che "il pretesto iniziale è stata la condizione sanitaria di un giovane detenuto al secondo piano, Luciano Do Luca - continua. Poi le con dizioni igieniche sanitarie, il sovraffollamento, le condizioni delle singole celle, intonaci consumati dall'umidità e dalla muffa, perdite di acqua che rischiano di andare a contatto con fili elettrici scoperti".
Una serie di criticità già note e per le quali da tempo si chiede un intervento. "Sono disponibili da tempo dal Provveditore Regionale delle Opere pubbliche del Ministero delle Infrastrutture 12 milioni dì euro per lavori sia al padiglione Salerno che Livorno, Milano e Napoli - spiega Ciambriello - Si sono fatti dei sopralluoghi. Il rischio è che i lavori siano fatti tra due anni".
Per il garante dei detenuti della Campania: "Ci vuole un commissario ad acta per questi lavori, prima che sia troppo tardi - continua - Lo spazio fisico, sensibile e significativo, spazi vitali aggregativi e ricreativi, la mancanza di vuoti comunicativi e relazionali con la famiglia sono stati già oggetto di sanzione della Corte Europea. Alla persona che sbaglia va tolto il diritto alla libertà, ma non alla dignità".
Ciambriello ha discusso anche con i rappresentanti delle istituzioni presenti sul posto al momento della rivolta: "Ai magistrati presenti Fragliasso e Brunetti, al provveditore Martone ho riferito della situazione drammatica in cui versano i detenuti - racconta - Fragliasso ha parlato con una delegazione che protestava ed ha visto da vicino.
La situazione è stata incandescente e solo la bravura degli agenti di polizia penitenziaria ha evitato il peggio. In serata, prima della mia uscita, il detenuto Luciano De Luca è stato trasferito in ospedale per accertamenti".
E proprio per quanto riguarda la situazione dei poliziotti chiede un intervento il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli: "Il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, chiede tutele per gli agenti, per i quali, incolumità e sicurezza sono sempre più a rischio dal momento in cui i focolai di tensione nel penitenziario partenopeo sono continui e crescenti - dice. Non si abbassi la guardia e non si scenda a patti con i criminali, necessario il carcere duro e lavori forzati per domare queste belve". I detenuti che hanno guidato la rivolta invece "devono lavorare per sistemare i danni arrecati alla struttura", conclude Borrelli.
La malasanità dietro le sbarre
Solo 36 in tutta la Campania i posti lotto negli ospedali per 7.400 detenuti. È il dato choc -non l'unico - sullo stato della sanità penitenziaria nella nostra regione. In Campania finire in carcere non significa solo perdere la libertà, ma anche un diritto fondamentale e innegabile: quello alla cura e alla salute.
Solo dieci i posti letto destinati ai carcerati all'ospedale Cardarelli per gli interventi chirurgici, otto al Ruggì D'Aragona a Salerno e se si guarda al Cotugno la situazione peggiora: 4 i posti per patologie infettive. Se non ci sono posti negli otto ospedali "riservati" (Cardarelli, Cotugno, San Paolo, Sant'Agata dei Goti, Ruggì D'Aragona, Sessa Arunca, Moscati di Avellino e Ariano Irpino) i detenuti non possono essere ricoverati altrove perché le altre strutture non sono ritenute idonee alla sicurezza.
Al calvario della malattia per loro si unisce così quello del ricovero: quando stanno male devono sperare che uno di quei 36 posti sia libero. Il paradosso si raggiunge nell'impianto di Radiologia di Poggioreale recentemente acquistato ed utilizzabile anche dai detenuti delle carceri vicine. La struttura in questo caso esiste ma mancano i macchinari utili e necessari per effettuare una tac o una risonanza magnetica.
di Giuseppe Amato
Il Sole 24 Ore, 17 giugno 2019
Cassazione -Sezione III penale -Sentenza 12 marzo 2019 n. 10800. Relativamente ai delitti di cui agli articoli 10-bis, 10-ter, 10-quater, commi 1, 4 e 5 del decreto legislativo n. 74 del 2000, l'estinzione del debito tributario mediante pagamento ovvero il ravvedimento operoso non possono configurare una condizione per accedere al patteggiamento giacché tali evenienze integrano una causa di non punibilità del reato, come tale concettualmente incompatibile con la definibilità con il rito alternativo.
Da ciò consegue - chiariscono i giudici della Cassazione con la sentenza 10800/2019 - che l'ammissibilità al rito speciale non presuppone affatto la preventiva verifica dell'essersi realizzate le anzidette condizioni: non a caso l'articolo 13- bis, comma 2, del decreto legislativo n. 74 del 2000, che pone tale regola di verifica per gli altri delitti tributari, fa salvi i casi di cui ai commi 1 e 2 del precedente articolo 13, proprio relativi ai reati suddetti.
Ad analoga conclusione deve pervenirsi anche relativamente al reato di cui all'articolo 10 del decreto legislativo citato, sia pure per ragioni diverse. Infatti, l'occultamento o la distruzione delle scritture contabili ivi sanzionati non sono correlati all'esistenza di un profitto o di un danno erariale quantificabili, per cui rispetto a tale fattispecie il preventivo accertamento dell'estinzione integrale del debito o del ravvedimento operoso risulta inesigibile, a meno che non si verifichi - e sia oggetto di contestazione - che nei confronti dell'imputato, in relazione alla peculiare condotta illecita descritta dal predetto articolo 10, sia eventualmente maturato uno specifico debito erariale che avrebbe potuto essere estinto dal contribuente con gli istituti all'uopo previsti dal sistema tributario.
Sulla questione, cfr., peraltro sezione III, 26 febbraio 2019, Proc. gen. App. Perugia in proc. Di Cristina, secondo la quale, per il reato di cui all'articolo 10 del decreto legislativo n. 74 del 2000 (occultamento o sottrazione di documenti contabili), la possibilità di richiedere il patteggiamento, giusta la disciplina dettata dall'articolo 13-bis, comma 2, dello stesso decreto, è necessariamente subordinata, laddove possibile, al ravvedimento operoso (nella specie, consistente nell'esibizione, sia pure tardiva, delle scritture contabili e dei documenti eventualmente occultati e tuttavia non distrutti) e, in ogni caso, all'integrale estinzione del debito per imposte sui redditi e/o sul valore aggiunto, compresi interessi e sanzioni amministrative, riferito alle annualità oggetto di accertamento e in relazione alle quali la condotta illecita è stata tenuta.
In generale, sulla disposizione di cui all'articolo 13-bis, comma 2, del decreto legislativo n. 74 del 2000, come inserito dall'articolo 12 del decreto legislativo 24 settembre 2015 n. 158, che introduce condizioni all'accesso al "patteggiamento" per i reati tributari, subordinando tale accesso all'integrale pagamento del debito tributario o al ravvedimento operoso, cfr. sezione III, 16 ottobre 2018, Proc. gen. App. Brescia in proc. Demiri, che l'ha ritenuta senz'altro applicabile al reato di cui all'articolo 2 del decreto legislativo n. 74 del 2000, a differenza di quanto invece previsto per il reato di cui all'articolo 10-ter dello stesso decreto legislativo, giacché per tale reato, come per quelli di cui agli articoli 10-bis e 10-quater, l'estinzione del debito tributario mediante integrale pagamento, da effettuarsi prima dell'apertura del dibattimento, con costituisce presupposto di legittimità del patteggiamento per l'empirico rilievo che per tali reati l'integrale pagamento del debito tributario configura, ai sensi dell'articolo 13, comma 1, del decreto legislativo n. 4 del 2000, una causa di non punibilità, onde il patteggiamento non sarebbe tout court configurabile rispetto a reati non punibili.
di Annadelia Turi
Gazzetta del Mezzogiorno, 17 giugno 2019
Impareranno a sorridere perché "la medicina non è divertente ma c'è molta medicina nel divertimento". Da detenuti a clown: donare un sorriso a chi soffre tra le corsie d'ospedale per aiutare i pazienti piccoli e grandi ad affrontare meglio la malattia e a combatterla con la forza del sorriso.
È il progetto inedito dell'associazione nazionale di clownterapia "Teniamoci per mano Onlus" dedicato a 14 detenuti della casa circondariale di Bari. L'iniziativa prenderà il via oggi e si concluderà mercoledì 19.
I detenuti sono stati scelti direttamente dall'amministrazione penitenziaria per un'iniziativa interamente finanziata dall'associazione, con il patrocinio della Regione Puglia. L'obiettivo - come si legge in una nota - è costruire un momento di riflessione basato sui principi della "terapia del sorriso" per contribuire allo sviluppo personale dei detenuti e al loro ottimale reinserimento nella società.
Il corso tenuto da un formatore specializzato dell'associazione, prevede varie fasi. La prima definita "emozionale" è basata sulla ricerca introspettiva del proprio carattere clown. Successivamente, si passerà alla parte ludica che include: yoga della risata, improvvisazione teatrale e tecniche di clownerie.
"L'idea di realizzazione un progetto che coinvolga i detenuti - spiega Paolo D'Amobrosio, clown Professor Pallino, responsabile del Distretto Puglia che ha organizzato l'iniziativa - nasce grazie al successo delle collaudate ed apprezzate iniziative di clownterapia già svolte nella casa circondariale di Bari e dedicate ai figli dei detenuti in attesa dei colloqui con i propri genitori, ma soprattutto grazie alla sensibilità mostra dalla direttrice dell'Istituto Penitenziario, Valeria Pirè che ha voluto inserire i volontari di Teniamoci per Mano Onlus nei progetti di recupero sociale dei detenuti".
Attualmente l'associazione di volontariato è operativa in oltre 40 strutture ospedaliere di tutta Italia. Conta circa 700 volontari su tutto il territorio nazionale, di cui 70 in Puglia operativi nell'ospedale Giovanni XXIII, negli Ospedali Riuniti di Foggia, in varie case di riposo e case-famiglia. Un bel numero che si possa crescere sempre di più. È l'appello dell'associazione che invita chiunque fosse interessato a diventare clown di corsia a collegarsi al sito teniamocipermanoonlus.net.
di Andrea Magagnoli
Italia Oggi, 17 giugno 2019
Dalla lotta all'immigrazione clandestina alla tutela delle forze dell'ordine: le novità del dl. Freni alla violenza in manifestazioni sportive e di piazza Per ragioni di sicurezza e ordine pubblico, il ministro dell'interno può limitare o vietare transito e sosta, in acque nazionali, di imbarcazioni non in regola.
È questa una delle misure di stretta contro l'immigrazione clandestina, contenuta nel decreto legge sicurezza bis, approvato dal consiglio dei ministri l'11 giugno scorso. Il decreto, diviso in 18 articoli, prevede disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica e segue il precedente provvedimento (il dl n. 113/2018 convertito con modificazioni dalla L. 1 dicembre 2018, n. 132, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 281 del 3 dicembre 2018) anch'esso avente a oggetto la sicurezza. Immigrazione nuovi poteri per il ministro dell'Interno.
Il decreto legge si apre con le disposizioni relative all'immigrazione: si tratta di norme dirette a reprimere l'ingresso di migranti clandestini. A questo scopo, l'articolo 1 riguarda i poteri attribuiti al ministro dell'interno che, in qualità di Autorità nazionale di pubblica sicurezza, acquisisce il potere di limitare o addirittura vietare il transito e la sosta in acque nazionali dei natanti non in regola con la normativa vigente.
Il provvedimento del ministro dell'interno dovrà comunque essere motivato da ragioni relative alla sicurezza o all'ordine pubblico e adottato di concerto con il ministro della difesa e con quello delle infrastrutture e dei trasporti, dandone informazione alla presidenza del consiglio dei ministri. In concreto potranno essere bloccate le navi quando, in una specifica ottica di prevenzione, il ministro ritenga necessario impedire il cosiddetto "passaggio pregiudizievole" o "non inoffensivo" di una specifica nave impegnata in una delle attività elencate dalla Convenzione delle nazioni unite sul diritto del mare, o nel carico e scarico di materiali, valuta o persone in violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione vigenti. Fa eccezione il passaggio del cosiddetto naviglio militare (ossia le navi militari e le navi da guerra) e delle navi in servizio governativo non commerciale.
Previste poi sanzioni salate per chi favorisce gli ingressi illegali in territorio nazionale. Destinatari saranno capitano, armatore e proprietario dell'imbarcazione usata per l'ingresso illegale. Alle sanzioni pecuniarie amministrative si affiancheranno anche quelle penali qualora le condotte di tali soggetti costituiscano reato. L'articolo 2 del decreto sicurezza bis consente, infatti al Prefetto territorialmente competente di comminare una sanzione di carattere amministrativo, la cui entità varierà tra 10 mila e 50 mila euro, e che potrà essere accompagnata da una misura accessoria anch'essa di competenza del Prefetto, costituita dalla confisca del natante utilizzato per compiere la traversata.
Il provvedimento di confisca a sua volta potrà essere preceduto dal sequestro del mezzo in forma cautelare. Si estende, poi, alle fattispecie associative realizzate al fine di favorire l'immigrazione clandestina, la competenza delle procure distrettuali e la disciplina delle intercettazioni preventive.
L'immigrazione clandestina in Italia viene contrastata anche attraverso il rafforzamento dell'azione delle forze di polizia, attraverso l'incremento di operazioni sotto copertura. Inoltre il testo introduce inoltre misure volte a chiarire che la comunicazione alle questure, da parte dei titolari di strutture ricettive (hotel, pensioni, B&B ecc.), delle persone alloggiate per un solo giorno vada effettuata "con immediatezza".
Il decreto legge prevede infatti l'istituzione di un fondo diretto a potenziare e a rafforzare l'attività delle forze dell'ordine dirette ad assicurare alla giustizia le organizzazioni criminali che favoriscono, al fine di trarne profitto, gli ingressi clandestini nel territorio nazionale. Inoltre sulla stessa linea si colloca un ulteriore disposizione del decreto, l'articolo 4, il quale prevede che i reati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina divengano di competenza delle procure antimafia.
Manifestazioni pubbliche e sportive. Giro di vite anche per i reati commessi nel corso di manifestazioni pubbliche. Obiettivo è evitare condotte violente od oltraggiose nei confronti degli appartenenti alle forze dell'ordine. Così è introdotta una norma ad hoc che prevede, per i comportamenti violenti tenuti in tali occasioni, un automatico aggravamento delle pene.
Non solo, ma la risposta punitiva è rafforzata con l'introduzione di un nuovo illecito: si tratta di un reato vero e proprio, previsto dall'art.6 del decreto sicurezza bis, applicato alle sole condotte tenute nel corso di manifestazioni pubbliche. Si tratta dell'uso di mezzi pericolosi come mazze o bastoni, comunque di strumenti idonei a offendere, in modo da creare pericolo per le cose o le persone. Sarà sanzionato con una pena che va da uno a quattro anni chi, nel corso delle manifestazioni, lanci o utilizzi illegittimamente appunto razzi, oggetti contundenti o gas.
Sono state introdotte poi specifiche circostanze aggravanti per reati commessi nel corso delle manifestazioni quali violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di ufficio o servizio pubblico o di pubblica necessità, nonché per le condotte di devastazione e saccheggio e di danneggiamento. Più in particolare è in arrivo l'inasprimento delle sanzioni previste per chi contravvenga al divieto di fare uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona.
Non manca poi la disciplina anti violenza durante le manifestazioni sportive: viene previsto l'ampliamento della possibilità per gli organi di pubblica sicurezza di vietare l'accesso a eventi, attraverso il provvedimento cosiddetto di Daspo (acronimo per Divieto di accedere alle manifestazioni sportive), e che consente ai questori competenti per territorio di inibire l'accesso alle manifestazioni sportive a soggetti ritenuti pericolosi per l'ordine pubblico.
L'applicabilità del provvedimento viene estesa anche agli eventi sportivi al di fuori del territorio nazionale, con la previsione di un potere per gli organi di pubblica sicurezza di vietarne l'accesso a coloro che abbiano tenuto comportamenti violenti nel corso di manifestazioni sportive.
Non solo: saranno destinatari del provvedimento di divieto coloro che nel corso di eventi sportivi abbiano inneggiato alla violenza, coloro che abbiano commesso all'estero atti di violenza in forma individuale o associata, e infine i condannati anche in via non definitiva nei precedenti cinque anni. Infine è previsto un aumento di pena per i reati commessi in occasione di manifestazioni sportive, attraverso l'inserimento nel codice penale di una apposita aggravante.
Altre disposizioni vedono come destinatari le società sportive alle quali viene assai spesso contestato di tenere comportamenti equivoci nei confronti di soggetti che gravitano attorno agli eventi organizzati. A esse, viene infatti vietata ogni condotta agevolatoria nei confronti di chi sia stato destinatario dei provvedimenti previsti dalla legislazione antimafia o abbia commesso reati nel corso di manifestazioni sportive, in particolare la norma inibisce la corresponsione di ogni forma di agevolazione o sovvenzione ai predetti soggetti.
Personale aggiuntivo. Per dare effettiva esecuzione delle sentenze di condanna, è previsto un aumento del personale pari a 800 unità per un incarico con contratto a tempo determinato non superiore a un anno, nel settore giustizia, da realizzarsi attraverso l'utilizzo di un apposito fondo a ciò preposto e del quale viene previsto il finanziamento.
L'Unione Sarda, 17 giugno 2019
Va avanti da giorni al largo di Lampedusa lo stallo per la nave Sea Watch3 dove restano 43 persone fra cui 3 minori, dopo il salvataggio a 47 miglia dalle coste libiche e lo sbarco autorizzato di io migranti. Al comandante è stato notificato il Decreto sicurezza. E c'è chi parla di "emergenza umanitaria che persiste" come il deputato Riccardo Magi di +Europa.
Mentre il ministro dell'Interno Matteo Salvini, che sabato ha firmato il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque italiane per la nave della ong tedesca, in un tweet cita Papa Giovanni Paolo "È responsabilità delle autorità pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune", sono le parole di Wojtyla citate dal leader leghista e titolare del Viminale, quasi a cercare un endorsement postumo.
"L'accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi", prosegue la citazione di Salvini, prima di Dalla Germania Sarebbero 4.602 i profughi trasferiti in Italia dal Governo tedesco nel 2019 partire per Washington per incontrare il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence e il segretario di Stato Mike Pompeo per parlare anche di immigrazione.
Intanto emerge che la Germania avrebbe accompagnato in Italia migliaia di profughi che secondo le regole Ue dovrebbero essere trasferiti nei Paesi di primo approdo. Nel primo trimestre del 2019 sono stati ben 4.602, il 33% del totale delle domande fate arrivare a tutti i partner Ue. Soprattutto, un boom del 50% rispetto al trimestre precedente (tra ottobre e dicembre erano state 2.979 le richieste a Roma, il 25,4%).
Dati che si prestano a un affondo immediato dell'opposizione contro il governo. Per il deputato dem Filippo Sensi numeri svelano "il fallimento della politica di Salvini sui trasferimenti dei profughi dalla Germania all'Italia. Effetto perverso dell'accordo dello scorso giugno a Bruxelles che ha penalizzato il nostro Paese".
A tuonare con toni anti Ue è il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. "La Germania aumenta i rimpatri degli immigrati clandestini. Come? Li sedano, li ammanettano e li spediscono in Italia. Ecco la strategia dell'idolo degli europeisti Angela Merkel: scaricare il problema sicurezza e immigrazione della Germania sulla nostra nazione".
rainews.it, 17 giugno 2019
La Guardia costiera libica annuncia di aver "salvato" ieri 91 migranti di "diverse nazionalità africane" che erano su un gommone a 35 miglia a nord-est di Gasr Garabulli. Nell'intervento compiuto a est di Tripoli, sono state tratte in salvo anche "tre donne e due bambini".
Dopo aver ricevuto "assistenza umanitaria e medica", i migranti sono stati rinchiusi in un centro di detenzione, si desume dal testo: si tratterrebbe di una consegna al "Centro di controllo dell'immigrazione illegale".
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