Askanews, 9 gennaio 2015
L'Ue potrebbe proporre nuove norme per rafforzare la sicurezza negli Stati membri, in risposta all'attentato di Parigi contro la redazione del Charlie Hebdo. Lo hanno affermato oggi a Bruxelles fonti comunitarie qualificate, precisando che innanzi tutto potrebbe esserci una revisione della decisione quadro 2002/475/ del Consiglio Ue per gli Affari interni e di Giustizia (Jha) sulla lotta al terrorismo.
A livello legislativo, il giro di vite riguarderebbe in particolare i cosiddetti "foreign fighter", i combattenti della Jihad islamista provenienti dai Paesi europei, che rappresentano una minaccia alla sicurezza al loro ritorno in patria. La revisione della decisione quadro Ue sarebbe anche un modo per applicare a livello europeo la risoluzione 2178 adottata dal Consiglio di sicurezza dell'Onu nel settembre scorso, che chiede di definire e perseguire come reati gravi i viaggi per compiere attività terroristiche o per l'addestramento nelle basi terroristiche, e il finanziamento o l'organizzazione di queste attività. Oltre alla definizione comune dei reati, verrebbero anche fissate nuove pene minime molto severe per chi li commette.
Secondo le stime dell'Ue, i "foreign fighter" sarebbero oggi circa 12.000, di cui 2.500 di origine europea. Per poter individuare e bloccare più facilmente i "foreign fighter", comunque, sarà necessario ripresentare la normativa sulla raccolta dei dati dei passeggeri aerei (Pnr), che il Parlamento europeo aveva bocciato per ragioni di protezione della privacy.
Un intervento in un campo d'azione nuovo, secondo le fonti, potrebbe interessare la sicurezza privata, con l'imposizione di standard comuni almeno per quanto riguarda il reclutamento e il "training" degli agenti, per i quali oggi esistono "enormi differenze" a seconda delle diverse agenzie, che competono sul piano dei costi. Basta guardare i numeri per capire quanto potrebbe essere utile un miglioramento qualitativo in questo settore: "Gli agenti privati sono oggi nell'Ue 2,5 milioni, il quintuplo degli agenti della sicurezza pubblica", hanno spiegato le fonti.
Un altro livello è quello della cooperazione fra gli Stati membri, e in particolare giudiziaria e di polizia, di sicurezza e intelligence, delle forze speciali etc., che deve essere intensificata.
A livello di "policy", infine, vanno intensificati i controlli sulle armi e gli esplosivi e sui possibili materiali chimici, biologici e nucleari che potrebbero essere usati per degli attentati. L'idea è quella di utilizzare l'"expertise" e le competenze tecniche avanzate che sono state accumulate negli ultimei anni su questo tipo di controlli negli aeroporti, e trasferirla negli edifici pubblici e nei luoghi in cui si svolgono riunioni pubbliche.
Ma la "policy" più importante è quella da condurre contro la radicalizzazione nelle società europee, "che non è solo una questione di intelligence, ma anche e soprattutto di lavoro nel sociale". Per un ex detenuto, per esempio, "la fase più delicata, è quella del suo ultimo mese in carcere, o dei suoi primi giorni di libertà", quando più è esposto al reclutamento terrorista. A questa politica anti radicalizzazione, secondo le fonti, "è importante che partecipino anche le Ong, i sindacati, le organizzazioni giovanili. E soprattutto la polizia locale, che deve essere in grado di interpretare i primi segni della radicalizzazione negli individui: per esempio simboli ostentati come tatuaggi e bandiere, oppure il fatto che uno scompare per sei mesi e poi torna con un certo taglio di capelli".
Dopo l'attentato al Charlie Hebdo, la minaccia terroristica, i "foreign fighter" e la nuova strategia europea di sicurezza saranno al centro di una serie di riunioni dei ministri degli Esteri e di quelli degli Affari interni e di Giustizia dell'Ue, nelle prossime settimane, come nuove priorità, o priorità rafforzate nelle agende dell'Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, e della nuova presidenza lettone del Consiglio Ue. Il Parlamento europeo ne discuterà con la presidenza lettone e con l'Alto rappresentante durante la sua sessione plenaria la settimana prossima a Strasburgo.
Aki, 9 gennaio 2015
Il messaggio del leader del Pkk rilanciato dal presidente del Partito democratico popolare Demirtas. Il leader del Pkk Abdullah Ocalan ha promesso che resterà in carcere fino a quando non sarà risolta la questione curda in Turchia. Lo ha detto Selahattin Demirtas, il leader del curdo Partito democratico popolare (Hdp) che ad agosto ha sfidato Recep Tayyip Erdogan alle elezioni presidenziali.
"Non lascerò il carcere fino a quando cambieranno le cose che mi hanno portato qui. Ora per me non ha senso rimettermi in libertà", ha detto Ocalan in un messaggio rilanciato da Demirtas. Il leader del Pkk, che si trova in un carcere di massima sicurezza sull'isola di Imrali in Turchia dal 1999, nel marzo dello scorso anno ha avviato un processo di pace con Ankara. "Anche se mi aprissero le porte del carcere di Imrali, non uscirei", ha detto.
Demirtas ha poi dichiarato che Ocalan, 66 anni, non ha mai chiesto alle autorità turche di liberarlo. "Sono trascorsi 15 anni da quando Abdullah Ocalan è stato incarcerato per motivi politici e non legali - ha detto Demirtas - Vuole agire perché si scriva una Costituzione civile e non ha mai chiesto alle autorità turche di rilasciarlo".
A essere allentante, dice Demirtas, dovrebbero essere le condizioni di detenzione di Ocalan. "Sono tre anni che a nessuno degli avvocati di Abdullah Ocalan è stato concesso di incontrarlo. Penso che non ci dovrebbero essere divieti simili, anche per i politici che vogliono vedere Abdullah Ocalan", ha affermato Demirtas.
Ansa, 9 gennaio 2015
Via le guardie donne dalla prigione di Guantánamo: lo stabiliscono nuove disposizioni, che riguardano tuttavia solo i cinque detenuti imputati per l'11 settembre e rinchiusi nell'ala off limits del supercarcere militare americano nella base a Cuba conosciuta come Camp 7.
La decisione è stata presa dopo che i detenuti, tra cui Khalid Sheikh Mohamed, considerato la mente degli attentati alle Torri Gemelle, si erano rifiutati di parlare con i loro avvocati perché considerano umiliante e contro la fede islamica essere 'toccati' da donne che non hanno alcun legame con loro. Inizialmente le autorità militari avevano ribattuto dicendo che l'impossibilità di usare le donne per spostare i detenuti da Camp 7 avrebbe creato sovraccarichi di lavoro, ma poi hanno ceduto "nel tentativo - come loro stessi hanno detto - di fare gli interessi di tutte le parti" e ora il provvedimento è in attesa di una decisione finale e riguarda solo i top prisoners di Camp 7. "Il carcere di Guantánamo - ha detto il tenente colonnello Myles Caggins, Defense Department spokesman for Military Commissions, si adeguerà all'ordine temporaneo di non assegnare personale femminile per gli spostamenti dei detenuti per i loro incontri con i legali, le udienze preliminari e altre circostanze".
di Roberto Russo
www.queerblog.it, 9 gennaio 2015
Da quando è stato reintrodotto il reato di omosessualità in India, sono aumentate le aggressioni a persone Lgbt. Il Ministero degli Interni dell'India ha pubblicato una relazione in cui si illustrano le detenzioni che si sono avute fino al mese di ottobre 2014 nel Paese per violazione della sezione 377 del Codice Penale Indiano che dichiara illegale qualunque atto considerato "contro natura".
Secondo la relazione, si sono avuti 778 casi che avevano a che fare con la pratica dell'omosessualità e 587 detenzioni. Stando alla stampa, però, le cifre reali sarebbero superiori, perché alcuni stati non hanno comunicato i dati (come il Bengala Occidentale e Karnataka) e altri ancora lo hanno fatto parzialmente (Dehli - che ha il più alto numero di detenzioni in merito - ha fornito i dati fino a settembre, e Uttar Pradeh fino a giugno). Si stima che le detenzioni per omosessualità siano oltre seicento.
Come ricorderete, alla fine del 2013 la Corte Suprema dell'India ha reintrodotto la sezione 377 del Codice Penale, sezione che punisce le relazioni sessuali "contro natura". Nel 2009 l'Alto Tribunale di Delhi aveva abrogato tale sezione, perché punire atti sessuali consenzienti tra adulti viola i diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione. Ma nel dicembre 2013 la Corte Suprema rimise in vigore la norma, perché di competenza del potere legislativo e non di quello giudiziario. Da allora, le relazioni omosessuali sono punite in India con la detenzione fino a dieci anni. Le associazioni per la difesa dei diritti umani delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali hanno denunciato che, da quando è stata reintrodotta la sezione 377 del Codice Penale, sono aumentate moltissimo le aggressioni omofobiche nel paese.
di Igiaba Scego
Internazionale, 8 gennaio 2015
Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l'ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto.
Ansa, 8 gennaio 2015
Rischio che interpretazioni altalenanti compromettano le tutele. Il Viceministro della Giustizia Enrico Costa ha ricevuto il Segretario dei Radicali Italiani Rita Bernardini per un confronto sulle criticità nell'applicazione della nuova normativa sui risarcimenti ai detenuti.
Il provvedimento prevede misure risarcitorie e compensative in favore di detenuti e internati che siano stati sottoposti a condizioni di detenzione inumane o degradanti a causa del sovraffollamento carcerario in Italia, in violazione dell'art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
di Giovanni Maria Berruti (Presidente sezione di Cassazione)
Corriere della Sera, 8 gennaio 2015
Caro direttore, la guerra fredda è finita da tempo. Ma hanno tardato a finire le strutture culturali e di potere che la caratterizzavano. Comunisti ed anticomunisti. Una contrapposizione che era "l'in sé" della guerra fredda.
di Valter Vecellio
America Oggi, 8 gennaio 2015
La questione è indubbiamente spinosa e lacerante; come spinose e laceranti sono tutte le cose che riguardano la vita e la morte; e in particolare quando si arriva a un punto, ben sintetizzato da Leonardo Sciascia, quando la speranza non è più l'ultima a morire, ma morire è l'ultima speranza.
La Difesa del Popolo, 8 gennaio 2015
La sperimentazione coinvolge dal 2004 dieci carceri italiane, compresa Padova. Ogni anno la Cassa delle ammende ha versato in media 4 milioni di euro per impiegare 170 detenuti nel settore delle mense interne agli istituti di pena. I risultati ci sono ma non basta: rubinetti chiusi dopo l'incontro tra i presidenti delle 10 cooperative interessate e il ministro Orlando.
Askanews, 8 gennaio 2015
Rossomando, Amoddio, Sorial e Iacono. Al Ministro della giustizia, per sapere, premesso che: nel 2003 il Dap, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, ha avviato un progetto sperimentale in dieci istituti penitenziari italiani (Trani, Siracusa, Ragusa, Rebibbia circondariale, Rebibbia reclusione, Torino, Milano-Bollate, Padova e Ivrea)
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