di Luciano Violante
Corriere della Sera, 7 maggio 2026
Quando il potere si fa narrazione. Gli atteggiamenti del presidente Usa sono il frutto di una nuova filosofia autoritaria. Le fluviali dichiarazioni del presidente Trump hanno uno scopo che travalica i contenuti. Servono a comunicare l’immagine del leader forte, che decide e fa la storia. Trump impone e revoca dazi, bombarda Caracas e rapisce il presidente del Venezuela, redige un piano per Gaza, tanto ridicolo quanto tragico, ma che trasmette comunque l’idea dell’esistenza di un progetto, bombarda l’Iran in due tempi successivi, dichiarando in entrambi i casi di avere vinto, chiude lo stretto di Hormuz, ma annuncia che intende soccorrere le petroliere rimaste bloccate, dopo l’Iran sbarcherà a Cuba, impone dazi sulle auto europee, ordina il ritiro di 5 mila uomini dalla Germania. Per Slavoi Zuizedk, filosofo sloveno che si professa marxista, Trump è un liberalfascista (Liberal Fascisms, 2026): liberale in economia e fascista in tutto il resto. La definizione non coglie i limiti della categoria del fascismo né va al fondo dei caratteri di questo nuovo autoritarismo.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 7 maggio 2026
La vita di Narges Mohammadi è appesa a un filo. Ricoverata d’urgenza all’inizio di maggio dopo un rapido peggioramento delle sue condizioni, la premio Nobel giornalista e attivista iraniana in carcere dallo scorso dicembre rischia di morire in un ospedale non attrezzato, sotto stretta sorveglianza delle autorità della Repubblica islamica. Secondo i suoi legali e i membri della famiglia, Mohammadi ha subito una crisi cardiaca e diversi episodi di perdita di coscienza, mentre le cure ricevute restano insufficienti rispetto alla gravità del quadro clinico. L’allarme è stato lanciato pubblicamente da Parigi dalla sua avvocata, Chirinne Ardakani, che parla apertamente di un rischio imminente di morte. Accanto a lei, rappresentanti della fondazione che porta il nome dell’attivista e della coalizione internazionale per la sua liberazione hanno denunciato una responsabilità diretta del regime iraniano nel deterioramento delle sue condizioni. Per Jonathan Dagher di Reporters sans frontières, non si tratta più soltanto di una battaglia per la liberazione: “E’ una corsa contro il tempo per salvarle la vita”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 maggio 2026
Trenta giorni. Tanto ci è voluto per aggiungere altri 500 detenuti a un sistema già al limite. Ogni mese aumentano. Al 30 aprile le persone rinchiuse nelle carceri italiane sono 64.436, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti. Significa 13.171 persone in più di quanto il sistema potrebbe tecnicamente ospitare, con un tasso di sovraffollamento che supera il 125 per cento. In realtà il numero del sovraffollamento è anche maggiore, perché alla capienza regolamentare andrebbero sottratte migliaia di celle inagibili. Al 31 marzo erano 63.997, con un eccesso di 12.738 rispetto alla capienza. Un mese, 439 detenuti in più: la tendenza è esattamente questa, ed è la direzione in cui si muove il sistema da anni. I dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) sono pubblici, aggiornati, disponibili per chiunque voglia leggerli, e non lasciano spazio a interpretazioni rassicuranti. I numeri parlano da soli.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 maggio 2026
Sovraffollamento record con 64.436 reclusi. Oggi il commissario Doglio in audizione. Aveva 42 anni e una figlia di sei, l’assistente capo palermitano in servizio nella casa circondariale di Torino che il 30 aprile scorso ha deciso di togliersi la vita nella propria abitazione. Tre giorni dopo, il 4 maggio, dietro le sbarre di quello stesso carcere in cui lavorava l’agente di polizia penitenziaria, si è suicidato Francesco Curcio, detenuto di 54 anni. Nel penitenziario torinese Lorusso e Cutugno la comunità di agenti e detenuti ha pianto così il terzo morto nel giro di due mesi.
di Angela Stella
L’Unità, 6 maggio 2026
A togliersi la vita due detenuti e un agente, intanto la popolazione reclusa ha superato quota 64mila. Gonnella: “Il Dap ritiri le circolari che hanno reso il carcere un luogo senza speranza”. Ciambriello: “Stretta in nome della sicurezza”. Tre suicidi in pochi giorni nelle carceri italiane: due detenuti e un agente. La denuncia è arrivata ieri dall’associazione Antigone: “il 30 aprile si è suicidato un agente penitenziario di 42 anni, ieri (due giorni fa, ndr) è morto, dopo tre giorni di agonia, un uomo di 27 anni che si trovava in custodia cautelare nel carcere di Parma e si è tolto la vita un altro uomo, di 54 anni, recluso nel carcere di Torino. Sono già 19 le persone detenute che si sono tolte la vita da inizio anno”.
di Enrico Sbriglia*
L’Opinione, 6 maggio 2026
Occupandomi di carcere e del mondo penitenziario da tanti, forse fin troppi, anni, spesso rivedendo le stesse devastanti storie di inefficienza del sistema, pensavo di aver letto tutto, ma alcune note recenti, a firma del capo del dipartimento che non allego per pudore, mi hanno proiettato, insieme a tanti giovani colleghi, direttori d’istituto penitenziario, spesso provenienti dalle professioni di avvocato o di altre afferenti il mondo giuridico, oppure da altre importanti amministrazioni dello Stato, in una dimensione surreale. Siamo passati dalla gestione dell’emergenza calura all’interno delle carceri a una sessione imprevista di analisi grammaticale e semantica, dove ci viene spiegato - con un tono che percepiamo tra il paternalistico e il professorale - che “frigo” è l’abbreviazione di “frigorifero” e che non bisogna confondere un elettrodomestico da cucina con un minibar, lì dove un direttore ritenesse doveroso, perché rispettoso della dignità umana, consentirne l’impiego in quei indecenti loculi tropicali in cui si trasformano le celle d’estate.
di Gigliola Alfaro
agensir.it, 6 maggio 2026
Una presenza, quella dei cappellani, che attraverso il sostegno spirituale ma anche opere concrete dà prospettive ai ristretti per un futuro migliore. Lavoro, accoglienza e servizio: sono stati i temi al centro del VI convegno nazionale dei cappellani e degli operatori della pastorale penitenziaria “…perché lo coltivasse e lo custodisse (Gn 2,125). Lavoro, accoglienza e servizio” che si è svolto ad Assisi dal 29 aprile al 2 maggio. A don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane, abbiamo chiesto un bilancio dell’incontro.
di Fabio Falbo*
Il Dubbio, 6 maggio 2026
“Non scriverò i nomi di chi firma le ordinanze e decide, lo ha chiesto la Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma, scriverò però i fatti, perché i fatti non diffamano viceversa interrogano”. Tempo addietro la Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma ha chiesto alla vostra redazione la pubblicazione di una rettifica, spiegando che non è corretto indicare nomi e cognomi dei magistrati quando si raccontano decisioni dolorose assunte in carcere. Forse la critica deve restare astratta, impersonale, “continente”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 6 maggio 2026
Ministero della Giustizia e Csm lanciano un piano d’emergenza: stop a corsi e udienze per la Cassazione per centrare l’obiettivo Ue del -40% entro giugno. Il cronometro corre veloce e il traguardo di Bruxelles sembra ancora un miraggio. Ministero della Giustizia e Csm hanno dato il via a una mobilitazione d’emergenza nel tentativo di evitare il fallimento degli obiettivi Pnrr. La scadenza è fissata al 30 giugno 2026, ma i dati raccontano una realtà complessa: secondo l’ultimo bilancio di Assonime, i progressi sono “importanti”, ma non bastano per chiudere la partita.
di Francesco Petrelli*
Il Dubbio, 6 maggio 2026
Il dibattito sulla magistratura riapre il nodo del Csm: per il magistrato in pensione le correnti hanno reagito, ma resta il problema strutturale. La giustizia è materia incandescente. Se una mancata riforma costituzionale, in ogni altro contesto, si limita a confermare lo status quo, al contrario, dopo lo scampato pericolo, il potere giudiziario rivendica a sé tutto lo spazio disponibile. Si riappropria degli spazi che erano stati strategicamente abbandonati. La materia surriscaldata dal conflitto, anziché raffreddarsi, esonda e preme da ogni lato, in una sorta di incontenibile reazione a catena. Anche l’insostenibile sistema correntizio del quale ogni componente della magistratura riconosceva l’urgente necessità di riforma, dopo un attimo di smarrimento, sembra riacquistare decisamente quota.
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- Modena. “Sovraffollamento e degrado. Molte celle hanno la muffa”










