di Eleonora Martini
Il Manifesto, 5 maggio 2026
La “forte preoccupazione” del Comitato contro la tortura delle Nazioni unite per gli attacchi del governo allo stato di diritto. Maltrattamenti in carcere e nei Cpr, scudo penale per gli agenti e discriminazioni. Polizia, carcere, Cpt, decreti sicurezza. È una lunga lista di criticità e di raccomandazioni, quella che il Comitato Onu contro la tortura (Cat) ha inviato il primo maggio al governo italiano a conclusione della VII revisione periodica dell’Italia (l’ultima volta c’era stata nel 2017) e dopo aver ascoltato, a Ginevra a metà aprile, le risposte alle osservazioni iniziali fornite dalla folta delegazione inviata per l’occasione da Palazzo Chigi.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 5 maggio 2026
Un rapporto, denso e circostanziato, invita le autorità italiane a prendere sul serio il diritto internazionale e i diritti umani e non farne carta straccia come avvenuto negli ultimi quattro anni. L’Italia è un paese a rischio per i diritti umani, per la tenuta dello Stato di diritto, per i migranti, per i detenuti e per chi nelle Ong prova a occuparsene. È questo il sunto brutale del Rapporto del Comitato Onu contro la tortura indirizzato al governo italiano. Un Rapporto, denso e circostanziato, che invita le autorità italiane a prendere sul serio il diritto internazionale e i diritti umani e non farne carta straccia come avvenuto negli ultimi quattro anni.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 maggio 2026
Domenica sera è andata in scena una sequenza televisiva che spiega lo stato di salute dell’informazione italiana meglio di mille saggi. Sigfrido Ranucci, il volto di Report, ha provato a chiudere il caso nato dalle smentite del ministro Nordio con una frase che merita di essere scolpita nel marmo dell’assurdo: “Non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto che stiamo verificando una notizia”. Se George Orwell fosse tra noi, aggiungerebbe un capitolo a 1984. Siamo nel pieno del bipensiero. Se un giornalista dichiara di stare verificando una cosa, ammette implicitamente che quella cosa non è ancora una notizia pronta per il lancio. Invece, nel circo mediatico attuale, la verifica stessa diventa l’evento, trasformando il dubbio in fango e l’insinuazione in una verità da dare in pasto al pubblico.
Il Sole 24 Ore, 5 maggio 2026
Il Viceministro della Giustizia spiega: “È ferma la volontà dell’Amministrazione di non disperdere le professionalità degli Addetti Upp, applicandoli alle funzioni di cancelleria solo in via residuale e ove strettamente necessario”. Il nuovo ordinamento professionale del personale non dirigenziale del ministero della Giustizia, definito dal Contratto collettivo nazionale integrativo in attuazione del Ccnl Funzioni centrali 2019-2021, ridisegna le “famiglie professionali” e introduce un modello organizzativo fondato sul lavoro per processi. Un passaggio che coinvolge direttamente anche gli Addetti all’Ufficio per il processo (Upp), al centro del dibattito nelle ultime settimane.
Il Dubbio, 5 maggio 2026
Il Gip dichiara il non luogo a provvedere sulla richiesta e rimette la questione all’amministrazione penitenziaria. La strada dei colloqui intimi in carcere resta ancora tutta in salita. Il gip di Palermo Lorenzo Chiaramonte ha infatti respinto, con una decisione di non luogo a provvedere, l’istanza presentata dall’avvocato Salvatore Pennica per il suo assistito Fabrizio Messina, boss di Porto Empedocle detenuto nel carcere di Tolmezzo dopo l’arresto di un anno e mezzo fa con accuse di mafia e traffico di cocaina. La richiesta puntava a consentire a Messina di incontrare la moglie senza il controllo a vista del personale di custodia. Una domanda che si inserisce in un terreno ancora molto incerto,
di Gerlando Cardinale
agi.it, 5 maggio 2026
La difesa di Fabrizio Messina voleva fargli incontrare la moglie nelle “stanze dell’amore” di Padova. Ma il gip allarga le braccia: “Senza legge attuativa, non posso provvedere”. Le chiamano “stanze dell’affettività”, o più direttamente “stanze dell’amore”. Sono spazi riservati dove i detenuti possono incontrare il coniuge lontano dagli sguardi della polizia penitenziaria, in un momento di intimità che la corte costituzionale ha riconosciuto come diritto fondamentale. Ma tra il principio e la pratica c’è un vuoto normativo che nessuno sembra voler colmare. E così l’istanza presentata dall’avvocato Salvatore Pennica per il suo assistito Fabrizio Messina, boss di Porto Empedocle detenuto nel carcere di Tolmezzo dopo il nuovo arresto di un anno e mezzo fa per mafia e traffico di cocaina, si è infranta contro un muro.
di Federico Gottardo
La Repubblica, 5 maggio 2026
Gli agenti di Polizia penitenziaria l’hanno trovato in bagno privo di sensi, hanno tentato a lungo di rianimarlo ma l’uomo, di 54 anni, non ce l’ha fatta. Ancora un detenuto morto nel carcere di Torino: intorno alle 15 di oggi, lunedì 4 maggio, un uomo si è impiccato con un cappio rudimentale nei bagni del padiglione A del Lorusso e Cutugno, a quanto pare utilizzando dei pezzi di stoffa ricavati da vecchie lenzuola. Gli agenti della polizia penitenziaria lo hanno trovato privo di sensi e hanno dato l’allarme: i soccorritori del 118 sono arrivati nel giro di pochi minuti e hanno tentato a lungo di rianimare il detenuto, senza riuscirci. Il detenuto suicida aveva 54 anni, si chiamava Francesco Curcio.
di Giorgio Maria Leone
rainews.it, 5 maggio 2026
Il giovane era in custodia cautelare dal 30 aprile. È morto dopo tre giorni di agonia un detenuto 27enne di origine straniera che si trovava in custodia cautelare nel carcere di Parma per non avere ottemperato all’ordine di allontanamento dalla città, dopo avere scontato una precedente condanna. Si era impiccato nella cella del padiglione di media sicurezza. Soccorso dal personale sanitario, era stato trasportato all’ospedale Maggiore in condizioni disperate. “Ancora la morte di un detenuto, con tossico dipendenza e debilitato, per il quale era necessaria una soluzione diversa dalla carcerazione”, ha detto il Garante regionale, Roberto Cavalieri.
di Liborio La Mattina
giornalelavoce.it, 5 maggio 2026
Dal suicidio di un agente alla visita di Giulia Marro nel Lorusso e Cotugno: sovraffollamento, carenze strutturali e turni fuori misura raccontano una crisi che non può più essere rimandata. Si è alzata. Ci ha pensato non più di due minuti. Poi ha deciso: ci vado. Non c’è una vera discussione interiore, non c’è tempo per costruire un ragionamento ordinato. Ci sono notizie che non si elaborano, si attraversano. Il suicidio di un agente di Polizia penitenziaria, il primo maggio, resta lì, come una frattura. Nel giorno in cui si celebra il lavoro, a cedere è proprio uno di quelli che il lavoro lo reggono ogni giorno, dentro un sistema che da anni chiede di più di quanto restituisca. È da lì che parte la visita della consigliera regionale Giulia Marro (Avs) al carcere Lorusso e Cotugno di Torino. Non come atto rituale, ma come necessità. “Una notizia grave, che impone rispetto e attenzione”, dice. Ma rispetto e attenzione, qui, non sono parole astratte. Sono il modo in cui si entra, si guarda, si resta in ascolto.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 maggio 2026
Da oltre sette mesi Sandro Scariato non fa l’esame che potrebbe dirgli se la leucemia sta tornando. È detenuto nel carcere di Bari, ha trentanove anni, viene da Taurianova in provincia di Reggio Calabria, e quella malattia la conosce bene: gli è stata diagnosticata la prima volta nel 2018, quando era già in carcere, e allora era stata talmente grave da renderlo incompatibile con la detenzione ordinaria. Adesso la situazione si è fatta di nuovo pericolosa, ma l’inerzia e ritardi hanno fatto da padroni. L’esame in questione si chiama qPCR, una tecnica di biologia molecolare che misura la quantità di cellule leucemiche presenti nel sangue. Per chi ha una leucemia mieloide cronica e ha sospeso la terapia farmacologica, questo controllo non è opzionale: è l’unico strumento in grado di dire se la malattia è ancora sotto controllo o sta riprendendo. L’ultimo referto disponibile è datato 29 settembre 2025. Da allora, niente. Nessun risultato.
- Trieste. La denuncia del Garante “I detenuti dormono nei corridoi, situazione insostenibile”
- Avellino. “La speranza apre un varco, si può sempre ricominciare”
- Turi (Ba). La direttrice: “Sono come il Sindaco di una comunità, ma di persone sofferenti”
- Agrigento. Valle dei Templi, detenuti al lavoro per il reinserimento: firmato l’accordo
- Catania. Minori in carcere: il concerto che mostra cosa manca agli Ipm










