cobas-scuola.it, 10 giugno 2025
I detenuti della Casa Circondariale di Genova - Marassi il 4 giugno hanno messo a ferro e fuoco un’intera sezione dell’istituto penitenziario per protestare contro l’assoluta mancanza di intervento dell’amministrazione che ha permesso il protrarsi, sembra per ben tre giorni, di una brutale violenza ai danni di un giovane adulto recluso, di 18 anni. I docenti e le docenti della Rete delle scuole ristrette sono venuti a conoscenza dei fatti accaduti dagli organi di stampa, ma hanno potuto, immediatamente dopo, confrontarsi con i colleghi/e che insegnano nell’istituto penitenziario e sono parte della Rete.
di Andrea D’Aurelio
ondatv.tv, 10 giugno 2025
Quaranta detenuti sono arrivati nel weekend nel carcere di massima sicurezza di Sulmona per riempire il nuovo padiglione entrato in funzione lo scorso marzo. Lo scorso sabato sono stati accolti infatti 25 nuovi reclusi e gli altri 15 domenica scorsa. Entro fine mese tutte le celle della nuova struttura saranno occupate. La realizzazione del nuovo padiglione era partita nel 2015. La struttura si prepara quindi ad ospitare fino a 265 detenuti che andranno ad aggiungersi ai 462 già presenti nell’istituto penitenziario.
di Gianmarco Lotti
La Repubblica, 10 giugno 2025
In scena i detenuti del carcere al largo di Livorno, il progetto ideato da Gianfranco Pedullà. Una seconda opportunità, l’occasione per mettere in scena sé stessi, la propria creatività, con uno spettacolo teatrale. In mezzo al mare al largo di Livorno c’è la Gorgona e sull’isola c’è una casa di reclusione, che ancora oggi ospita qualche decina di detenuti. Domenica 29, lunedì 30 giugno e martedì 1 luglio il carcere diventerà un palcoscenico e i detenuti si trasformeranno in attori grazie al progetto “Il Teatro del Mare”, ideato e diretto da Gianfranco Pedullà, regista teatrale da sempre attivo per portare il teatro dietro alle sbarre.
di Alessandro Pendenza
gnewsonline.it, 10 giugno 2025
Venerdì 13 giugno, in occasione del Giubileo degli sportivi, si svolgerà l’edizione ‘zero’ dei Giochi della speranza, un ideale ponte tra mondo delle carceri e spirito olimpico. Confermato, quindi, l’annuncio dato durante i lavori del convegno “Lo sport dentro” sul ruolo della pratica sportiva nelle carceri, organizzato dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, dall’Università degli studi di Roma Foro Italico, che ha ospitato l’evento, e dalla Rete Sport & Legalità.
ilreggino.it, 10 giugno 2025
Il pianista e compositore italo-brasiliano Marcelo Cesena protagonista dell’iniziativa promossa dal coordinamento regionale Aiga Calabria. Si è svolto ieri mattina presso la casa circondariale di Arghillà il concerto-racconto “Inno alla Speranza” del pianista e compositore italo-brasiliano Marcelo Cesena. L’iniziativa - proposta dal coordinamento regionale Aiga Calabria (associazione italiana giovani avvocati), presieduto dall’Avv. Nancy Stilo, in collaborazione con l’Associazione di Promozione Sociale Espero, presieduta da Antonino Stilo - nasce dal desiderio condiviso di portare un messaggio di forte speranza e solidarietà alla comunità carceraria. Il concerto ha visto la partecipazione di circa 80 detenuti, operatori a vario titolo dell’istituto penitenziario, nonché dei rappresentanti delle associazioni promotrici.
Il Riformista, 10 giugno 2025
Il parroco cremonese dedicò la vita alla rieducazione dei detenuti. “Io non so se l’umanità arriverà a spezzare le sbarre delle sue innumerevoli prigioni, ma il sogno fa parte della mia fede nella redenzione, perché, se quelle sbarre si schiudono appena e non si spezzano, vuol dire che anche i nostri cuori si aprono solo saltuariamente alla redenzione”. Quella di Don Primo Mazzolari è stata una grande figura: sacerdote cremonese, arrestato più volte durante il fascismo, nel suo ministero pastorale non ha mancato di avere parole e gesti di prossimità nei confronti dei detenuti delle carceri di Cremona e Mantova, in particolare, ma anche di altre carceri italiane. Nel centotrentacinquesimo della sua nascita, Edb pubblica il volume “Oltre le sbarre, il fratello”, a cura di Bruno Bignami e Umberto Zanaboni con pregevole prefazione dell’arcivescovo Gian Carlo Perego, offrendo ai lettori una guida autorevole per esplorare la profonda spiritualità e umanità del sacerdote cremonese e perpetrare il suo impegno “che anche oggi vede molti segni nelle nostre chiese: segni di misericordia, segni di speranza, segni di fraternità”.
di Raffaella Tallarico
gnewsonline.it, 10 giugno 2025
“Non mi interessa formare rapper professionisti, né scoprire la nuova promessa del rap italiano. Quello che mi interessa davvero è che trovino una voce, e soprattutto il coraggio di farla sentire. E se quella voce poi la usano in musica, in un libro o semplicemente per spiegare cosa provano…è già tanto. È già tutto”. Parla dei ragazzi detenuti Francesco Carlo, in arte Kento. Da 15 anni li aiuta a creare ‘barrè, ossia le strofe rap, tenendo laboratori di scrittura e poesia. Le barre come unità di misura della musica, ma anche del tempo trascorso in carcere: centinaia gli incontri, migliaia i giovani degli istituti penali minorili coinvolti. È di giovedì scorso il suo ultimo spettacolo con i ragazzi dell’Ipm di Treviso. Per tutti loro, la prima esibizione dal vivo di fronte al pubblico “ristretto” della comunità penitenziaria.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 10 giugno 2025
Astenersi è una libertà democratica. Ma davanti alla progressiva erosione dei diritti democratici, la graduale irrilevanza del parlamento e l’abuso dei decreti legge, esercitare la libertà di voto attraverso il non-voto significa svuotare di senso la democrazia diretta. E dimenticare il periodo storico precedente a quello in cui la Costituzione vide la luce. Il referendum dell’8 e del 9 giugno ha visto protagonisti, ancora una volta, coloro i quali non hanno votato. È una libertà democratica anche astenersi. Ma, ora che il referendum si è tenuto, può risultare più chiaro spiegare cosa significhi esercitare la libertà di voto attraverso l’inerzia, cioè il non-voto.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 10 giugno 2025
Delusione referendum. Il 70% di astenuti è una conferma di come in questo paese sia in via di sparizione l’elemento base della partecipazione. La prima cosa da fare davanti a una sconfitta è riconoscerla come tale. Certo, ci sono anche dei segnali che, con qualche sforzo, possono essere interpretati positivamente, poco più di 14 milioni di elettori sono comunque andati a votare in condizioni difficili con l’ostilità e il boicottaggio del governo. Ma non si mettono in piedi cinque referendum per fare un sondaggio sulle intenzioni di voto degli italiani. Né è corretto interpretare i 12 milioni di sì al referendum (media dei quattro quesiti sul lavoro, estero escluso) come la prova dell’esistenza di una maggioranza alternativa rispetto ai 12 milioni e 300mila voti messi insieme dal centrodestra in una consultazione tutta diversa tre anni fa. Non è corretto numericamente e non lo è logicamente, visto che i promotori si erano appellati anche agli elettori di Meloni perché andassero a votare per i loro diritti di lavoratori, a prescindere dalle preferenze politiche.
di Diego Motta
Avvenire, 10 giugno 2025
La bocciatura del quesito referendario e il dato sul “no” fanno riflettere l’opposizione. In Parlamento giacciono 18 testi di riforma, anche se il percorso adesso appare in salita. Cosa resta di una mobilitazione? E che spazi ci sono per parlare ancora di cittadinanza? Il doppio interrogativo che segue al mancato quorum referendario non tiene banco solo tra le nuove generazioni di stranieri nati e cresciuti nel nostro Paese, che pure hanno avuto modo di farsi conoscere più e meglio di prima in questi mesi di campagna elettorale da buona parte dell’opinione pubblica. Riguarda anche una politica e un Parlamento in cui il tema aleggia da sempre e che adesso ha meno tempo per legiferare, visti i due anni scarsi che separano la consultazione che si è appena svolta dalla fine della legislatura.
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