di Vincenzo Donvito Maxia
aduc.it, 8 settembre 2025
Suicidio nel carcere Sollicciano di Firenze, una ragazza di 26 anni. Il 61mo da inizio anno. Esecrazione diffusa. Tutti chiedono più Stato. Così come fanno almeno da una trentina d’anni a questa parte. E lo Stato per ora si è fatto sentire a singhiozzo ma senza soluzioni. E la situazione peggiora, mentre dalle parti del ministero della Giustizia dicono che ci vogliono più carceri, dicendo che quelle che esistono dovrebbero essere migliori, ma peggiorano. E se da qualche parte c’è qualche posto in più, la maggior parte degli istituti carcerari è in sovraffollamento. Sembra proprio che sia impossibile e sembra che il problema non sia economico ma proprio di volontà politica.
laciviltacattolica.it, 8 settembre 2025
Figura di riferimento e di provocazione per cattolici e non credenti dai tempi dell’antifascismo e della Resistenza, don Primo Mazzolari continua a parlare con voce chiara e profetica. Questo volume, curato da don Bruno Bignami e don Umberto Zanaboni, illumina un aspetto meno noto ma straordinariamente attuale del suo pensiero: la riflessione sul carcere e sulla dignità di chi ha sbagliato. In questi testi - articoli, pubblici interventi e omelie - don Mazzolari ci guida in un viaggio scomodo, ma necessario: ci invita a guardare oltre le sbarre per riconoscere nei carcerati, prima della colpa, la persona. Non il “detenuto”, non il “reo”, ma il “fratello”, anticipando un tema e un percorso complementare al processo, oggi presente anche nella recente riforma con l’introduzione dei princìpi della giustizia riparativa, nella convinzione che “la giustizia è nelle mani di pochi, la misericordia è nelle mani di tutti” (p. 31).
di Giovanni D’Angelo
La Sicilia, 8 settembre 2025
La prospettazione di una separazione delle carriere pare inadeguata, se non fuorviante, quanto ai fini della riforma, perché la separazione funzionale di giudici e pubblici ministeri è di fatto operante (nel 2023 il cambio di funzioni ha riguardato lo 0,38% dei magistrati e l’andamento è stabile). Alla ripresa della normale attività parlamentare un tema centrale in discussione sarà quello relativo alla riforma contenuta nel ddl costituzionale Meloni-Nordio n.1917/2024, comunemente intesa come quella della separazione delle carriere dei magistrati, che in realtà “traccia” una radicale revisione del sistema giudiziario nei suoi cardini strutturali e nei valori costituzionali che ne sono le radici.
agenzianova.com, 8 settembre 2025
“Sarebbe estremamente pernicioso perché la magistratura in questo modo si dimostrerebbe nei confronti dei cittadini ancora più politicizzata di quanto oggi i cittadini non la vedono”. La magistratura “ha manifestato il proprio dissenso verso la riforma ed è un dissenso comprensibile, però quello che io auspico è che questo dissenso si mantenga nell’ambito tecnico e giuridico e non tracimi invece in quello che è l’aspetto politico”. Lo ha detto il ministro della giustizia Carlo Nordio intervenendo al Forum Teha in corso a Cernobbio.
di Giuseppe Cricenti
Il Tempo, 8 settembre 2025
Tra le garanzie di cui il Consiglio Superiore della Magistratura gode, riconosciute quando forse neanche lontanamente si presagiva a quale destino le correnti lo avrebbero disposto, una è di particolare risalto. Il Csm è, tra gli organi di vertice dell’ordinamento, l’unico non soggetto a controlli di legalità. Può essere sciolto solo per impossibilità di funzionamento: in pratica solo se manca il numero legale. Non si può scioglierlo per gravi violazioni di legge, né per il compimento di atti contrari alla Costituzione. Un privilegio unico, dal momento che non c’è organo deliberativo - a quelli giudiziari e consultivi non si addice ovviamente un tale tipo di controllo - tra quelli di rilevanza, che non sconti una soggezione ai controlli di legalità.
di Fausto Carioti
Libero, 8 settembre 2025
Non tutto il cinema vien per nuocere, persino a destra. “Ho assistito al film di Marco Bellocchio sul caso Tortora, pochi giorni fa. Dovrebbe essere proiettato anche alla Scuola superiore della magistratura”, dice Carlo Nordio. Per la precisione è una serie tv in sei episodi, con Fabrizio Gifuni nel ruolo del presentatore di “Portobello” che finì nel tritacarne giudiziario. Sarà trasmessa presto, alla Mostra del cinema di Venezia c’è stata la presentazione dei primi due episodi, il guardasigilli era in sala. Al termine della proiezione ha avuto parole dure, ha detto che “il magistrato che sbaglia perché non conosce le leggi o le carte, o perché, per ottusità preconcetta, manda in prigione un innocente, non deve pagare con il portafoglio, ma deve pagare con la carriera, deve cambiare mestiere”.
di Anna Grazia Concilio
spazio50.org, 8 settembre 2025
“La politica deve essere lungimirante”. Sono sedici gli istituti penitenziari della regione Toscana, a questi si devono aggiungere altri due, le carceri minorili di Firenze e Pontremoli. Tra strutture medio grandi e strutture più piccole, con una differenziazione tra l’alta sicurezza e la media, oltre alle strutture destinate ai collaboranti, la popolazione carceraria toscana si aggira intorno alle 3.200 unità. “Il 50% di detenuti - spiega Giuseppe Fanfani, Garante dei detenuti della regione - è di origine straniera, il 35% ha problemi di tossicodipendenza. In una condizione simile, le modalità di gestione sono abbastanza difficili”.
di Stefano Brogioni
La Nazione, 8 settembre 2025
La 26enne sarebbe stata scarcerata tra un anno. Sabato c’era stata una protesta. Monsignor Gambelli: “Sovraffollamento e strutture fatiscenti, è inaccettabile”. Il terzo dell’anno a Sollicciano. Il primo nella sezione femminile. A togliersi la vita, usando le lenzuola come una corda, Elena, rumena di 26 anni. Era detenuta da poco meno di un anno, in custodia cautelare. Lo scorso aprile, era stata condannata a quattro anni e otto mesi, in abbreviato, per una movimentata rapina, avvenuta a fine agosto nella cantina di un palazzo del centro di Firenze, in cui un anziano di 91 anni aveva rischiato di morire per le lesioni riportate.
quotidianocanavese.it, 8 settembre 2025
Andrea Pagani Pratis, 47 anni, è morto il 7 gennaio dello scorso anno nel carcere di Ivrea per un edema polmonare. Era detenuto da tempo e da sei giorni segnalava sintomi piuttosto chiari: febbre, tosse persistente e un forte malessere generale. Nonostante tre visite mediche in momenti diversi, nessuno dei sanitari in servizio avrebbe disposto esami diagnostici, cure adeguate o un trasferimento in ospedale. Ora la Procura di Ivrea, con il pubblico ministero Valentina Bossi, chiede il rinvio a giudizio per tre medici della casa circondariale. Sono accusati di omicidio colposo nell’esercizio della professione sanitaria. L’accusa sostiene che la morte di Pagani Pratis poteva essere evitata, se fosse stato seguito un protocollo medico adeguato.
di Andrea Ranaldi
latinaoggi.eu, 8 settembre 2025
Nei giorni scorsi in Procura è stato ascoltato Roberto Toselli, ritenuto il supertestimone della morte del detenuto Andrea Di Nino, nel carcere di Viterbo il 21 maggio 2018, inizialmente classificata come un suicidio e finita ora al centro di una nuova inchiesta avviata per fare chiarezza sull’accaduto, sulla base di una denuncia presentata dai familiari della vittima. Le dichiarazioni di Toselli, detenuto anche lui in quel periodo nello stesso istituto di pena Mammagialla di Viterbo, ristretto due celle dopo, sostengono l’ipotesi dell’omicidio, o comunque della morte come conseguenza di un’aggressione da parte degli agenti della penitenziaria.
- Cagliari. Detenuti al 41 bis nel carcere di Uta, proteste anche a Capoterra
- Vigevano (Pv). Affidati i lavori nel carcere per l’area riservata al 41-bis
- Sanremo (Im). Carcere, oggi in visita il procuratore generale
- Cremona. Due detenuti al lavoro in oratorio, accordo fra il carcere e la parrocchia don Mazzolari
- Pistoia. La marcia per la giustizia con Don Ciotti









