today.it, 15 maggio 2025
“Non vedo motivi per modificare l’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario sulla scorta di un’onda emozionale”, dice Pierantonio Zanettin, capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia al Senato. Ha suscitato polemiche la storia di Emanuele De Maria, il detenuto che ha accoltellato un collega nell'hotel in cui lavorava e ucciso Chamila Wijesuriyauna per poi lanciarsi dalle terrazze del duomo di Milano. Qualcuno si è domandato se il sistema delle misure alternative al carcere vada ripensato visto che il delitto è maturato mentre De Maria era fuori dal carcere per un permesso lavorativo. E il dibattito si è spostato anche nelle aule parlamentari.
di Anna Spena
vita.it, 15 maggio 2025
L'iniziativa ha sperimentato con successo un modello innovativo per il recupero di minori autori di reato in quattro regioni italiane. Attraverso percorsi individualizzati, coinvolgimento familiare e della comunità, mira a ridurre la recidiva e offrire nuove opportunità ai giovani. “Il decreto Caivano ha fallito”, dice Marco Gargiulo, presidente del Consorzio Idee in Rete, che ha sostenuto l'iniziativa. “I giovani hanno bisogno di approcci e attenzioni diverse”. Il 20 maggio a Savona la presentazione dei risultati e le proposte per il futuro, inclusa la creazione di “hub di legalità” permanenti sui territori.
sardiniapost.it, 15 maggio 2025
Un appello che arriva da chi ha vissuto l’ingiustizia sulla propria pelle. Beniamino Zuncheddu, recentemente riconosciuto innocente dopo aver scontato ingiustamente quasi 33 anni di carcere, si rivolge direttamente ai sindaci sardi per chiedere il loro sostegno nella raccolta delle 50mila firme necessarie a portare in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare nota come “Zuncheddu e altri”. “Ringrazio i sindaci che si sono già attivati per la raccolta firme - afferma Zuncheddu in un messaggio pubblico - ma abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Chiedo a tutti i sindaci della Sardegna di consentire ai cittadini di poter firmare in ogni Comune dell’Isola”. L’obiettivo della proposta è chiaro: garantire un sostegno economico immediato a chi, come lui, è vittima di errori giudiziari, nell’attesa dell’esito del lungo processo di risarcimento.
di Liana Milella
Il Fatto Quotidiano, 15 maggio 2025
Sulla custodia cautelare vince Nordio, l’emendamento Costa diventa odg. Tempi strettissimi alla Camera e poi al Senato perché il provvedimento scade l’11 giugno: sarà approvato anche qualora non sia stato chiuso in commissione e quindi senza il relatore. Vincono l’urgenza di convertire il decreto Sicurezza in versione super blindata e il Guardasigilli Nordio che vuole per se stesso “vanto e merito” di aver ristretto le regole della custodia cautelare. Così l’emendamento Costa al dl Sicurezza, che blocca l’arresto per il rischio che lo stesso reato venga ripetuto, viene sì riammesso, ma politicamente è già “morto”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 15 maggio 2025
“L’ampia discrezionalità di cui gode il legislatore non equivale ad arbitrio” e il dl Sicurezza rischia di “incentivare”, anziché scongiurare, “il ricorso a forme di disobbedienza e contestazioni”. Ma non solo: il ricorso accentuato allo strumento penale, “declinato nelle due forme dell’inasprimento delle pene attualmente previste e dell’introduzione di nuove fattispecie di reato”, rischia di avere un impatto “sul carico di lavoro e sull’assetto organizzativo degli uffici” che “non è del tutto prevedibile” e il “sistema giudiziario non potrà non risentirne”, dal momento che solo la depenalizzazione può alleggerire il peso degli uffici. Il Csm ha approvato con 4 voti contrari (i laici di centrodestra, Eccher, Bertolini, Aimi e Bianchini) e un astenuto (l’altro laico Giuffrè) il parere della Sesta Commissione sul dl Sicurezza, anticipato ieri dal Dubbio. Un dibattito che, ancora una volta, ha avuto un sapore politico, dati i riferimenti non solo al merito del decreto, ma anche allo strumento stesso e alla scelta del Csm di dare un “parere non richiesto e nemmeno dovuto”, come sottolineato dal laico di centrodestra Felice Giuffrè.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 15 maggio 2025
Il plenum approva un parere critico, che però non è vincolante: “Nessuna invasione di campo”. E i laici di destra si spaccano. La riforma della giustizia arriverà in Senato l’11 giugno. Anche senza relatore. L’impatto che avrà il decreto sicurezza sui tribunali “non è prevedibile”, ma di sicuro ci saranno ripercussioni “sul carico di lavoro e sull’assetto organizzativo degli uffici”. Lo dice il Consiglio superiore della magistratura in un parere approvato ieri dal plenum. Al di là dei numeri con cui è passato il documento (19 favorevoli, 4 contrari e un astenuto) la discussione è stata di quelle pesanti.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 15 maggio 2025
Il 19 maggio il Consiglio superiore della magistratura e i procuratori di tutta Italia si incontreranno per fare il punto sui primi mesi di applicazione della nuova circolare sulle procure. Superate le tensioni dei giorni scorsi. L'intermediazione di Pinelli. Si svolgerà lunedì 19 maggio il vertice tra il Consiglio superiore della magistratura e i procuratori di tutta Italia, per fare il punto sui primi mesi di applicazione della nuova circolare sulle procure, adottata a luglio. Lo ha appreso il Foglio da fonti qualificate del Csm. La riunione, inizialmente fissata per martedì 13, era stata annullata dalla Settima commissione del Csm, competente sull’organizzazione delle procure, in seguito all’irritazione provocata da una missiva inviata proprio al Csm dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e dai procuratori distrettuali antimafia prima dell’appuntamento e ritenuta inopportuna per i toni e i contenuti, fortemente critici sui primi mesi di applicazione della circolare. L’annullamento dell’incontro aveva rappresentato un momento di scontro senza precedenti tra il Csm e i pm antimafia. A spingere ora la Settima commissione a riprogrammare l’incontro e a ricucire così lo strappo è stato soprattutto il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, in accordo con il comitato di presidenza e il Quirinale, nella convinzione che lo spirito di leale collaborazione debba prevalere sempre nei rapporti tra le istituzioni.
di Antonio Esposito
Il Fatto Quotidiano, 15 maggio 2025
La Camera ha approvato, in prima lettura, la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, che è stata demagogicamente blindata con una procedura che non ha precedenti: si decide di modificare la Carta costituzionale respingendo a priori qualsiasi emendamento, qualsiasi modifica, così dimostrando quale concezione della democrazia e dello Stato di diritto abbia l’attuale maggioranza parlamentare. I sostenitori della riforma - e in primis Carlo Nordio, il peggiore ministro di Giustizia dell’era repubblicana e che ritiene la separazione delle carriere la madre di tutte le riforme e, come tale, la panacea di tutti i mali della giustizia - pongono a base della riforma i seguenti argomenti: garantisce la “terzietà” del giudice e il “giusto processo” e renderà la giustizia più efficiente; esiste in quasi tutti i Paesi europei; evita quella sorta di consuetudine, di frequentazione e di commistione tra giudici e pm che potrebbe influenzare il giudizio e l’esito stesso del processo.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 15 maggio 2025
La giustizia italiana è lenta ma inesorabile, oppure è solo inesorabilmente lenta? Quando 18 anni dopo un delitto, si comincia a cercare nei campi l'arma con cui è stato commesso e che non era mai stata trovata, la domanda è legittima. Stiamo parlando ovviamente del delitto di Garlasco, l'omicidio di Chiara Poggi per il quale, ricordiamolo, è già stato condannato in via definitiva dopo un lungo iter processuale, dunque oltre ogni ragionevole dubbio secondo quanto prescrive la legge, l'allora fidanzato di Chiara, della vittima, e cioè Alberto Stasi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 maggio 2025
“Possiamo parlare di depistaggio istituzionale e si sta addirittura imboccando la strada verso una relazione finale focalizzata su un'unica pista che stravolge la verità dei fatti”, tuona Giuseppe Conte, capo del M5S, durante la conferenza stampa. L'accusa riguarda la scelta della presidente della commissione antimafia di approfondire sia la pista mafia- appalti come causa dell'accelerazione della strage di Via D'Amelio, che di come sia stato gestito quel procedimento. Quest'ultimo, dopo stralci e rinvii a giudizio di alcuni soggetti, fu archiviato nell'agosto del 1992. Si decise poi di riaprire ex novo un altro procedimento che però ha avuto un lungo travaglio: prima nel ' 93 con un relativo processo attraversato da patteggiamenti e scarcerazioni, poi nel 1997 con un secondo processo, in cui vennero ripescati personaggi come Buscemi e Filippo Salamone, infine condannati, e ulteriori procedimenti annessi dopo il 2000.
- Cuneo. Torture sui detenuti: chiesto il rinvio a giudizio per 14 agenti e operatori del Cerialdo
- Pisa. Il no al Decreto sicurezza. Nella Rete 15 associazioni
- Udine. Hub di giustizia di comunità, una struttura che aiuta i detenuti
- Catanzaro. Progetto “La cultura rende liberi”, Stefania Romito porta Cesare Pavese nelle carceri
- Roma. Giovani Mcl, con l’iniziativa “Sulle ali della libertà” un Caf a Rebibbia











