di Eleonora Lorusso
donnamoderna.com, 14 maggio 2025
Il caso di Emanuele De Maria, il detenuto che aveva un lavoro a Milano fuori dal carcere e che ha ucciso una donna e ferito un uomo, ha parecchi punti oscuri. Il rischio però è di “vanificare sforzi e risultati ottenuti finora nella riabilitazione e reinserimento sociale di chi ha commesso reati”, spiega l’esperta. Da un lato il dolore per le vittime, dall’altro lo sconcerto per quanto accaduto. Nel mezzo qualche dubbio e una domanda ricorrente: si poteva prevedere che un “detenuto modello” come era stato definito Emanuele De Maria, con un lavoro fuori dal carcere, potesse commettere un nuovo reato, dello stesso tipo e con le stesse modalità, cioè l’uccisione di una donna a coltellate? Quanto può essere utile (e sicuro) il lavoro fuori dal carcere?
di Marco Travaglio
Il Fatto Quotidiano, 14 maggio 2025
Devo confessare una grave lacuna: non sono mai riuscito a capire perché un condannato per gravi delitti a tot anni debba uscire con largo anticipo per questo o quel permesso. “Certezza della pena” non è un’invenzione dei giustizialisti forcaioli, ma del padre del garantismo Cesare Beccaria. Vuol dire che la condanna scritta nella sentenza definitiva deve corrispondere a quella effettivamente espiata. E, se la pena è la “reclusione”, il condannato deve restare recluso fino all’ultimo giorno previsto dalla sentenza. Solo così la pena ha effetto deterrente: dissuadere il condannato dal riprovarci e tutti gli altri cittadini dal provarci. Altrimenti non solo non scoraggia nessuno dal delinquere, ma incoraggia tutti a farlo, e diventa financo criminogena.
di Caterina Pozzi
Il Manifesto, 14 maggio 2025
Quest’ultimo Decreto del governo Meloni ha esteso la logica repressiva anche al diritto di protestare, portando a un controllo “militare” dei territori. Accogliendo l’invito di Don Ciotti a digiunare contro le leggi ingiuste e raccogliendo l’iniziativa lanciata da Franco Corleone, come Cnca assieme ad altre associazioni (A Buon Diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Forum Droghe, L’Altro Diritto, La Società della Ragione, Ristretti Orizzonti) abbiamo lanciato il 29 aprile uno sciopero della fame a staffetta contro il Decreto sicurezza. Chiunque può partecipare segnalando il giorno del digiuno; ad oggi quasi 300 persone hanno già aderito al digiuno per uno, due o tre giorni ed altre reti lo hanno rilanciato. La staffetta terminerà il 30 maggio, vigilia della grande manifestazione nazionale che si terrà a Roma e che ci vedrà coinvolti.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 14 maggio 2025
La bozza di parere inviata al plenum elenca le criticità del provvedimento. Con cautela e rispetto istituzionale, ma senza nascondere dubbi e perplessità. Sia di ordine generale sia specifici. Il plenum del Csm in calendario per oggi voterà il parere sul decreto sicurezza tuttora in discussione in Parlamento (ieri sono stati giudicati inammissibili molti emendamenti, tra i quali quelli di Forza Italia sui limiti alla custodia cautelare per gli incensurati). Così, da una parte il testo approvato in commissione ricorda che se è prerogativa del legislatore l’individuazione delle condotte illecite colpite da sanzione penale, è la Corte costituzionale a sottolineare come la discrezionalità non può equivalere ad arbitrio; dall’altra va osservato che da accademia e avvocatura sono stati espressi “argomentati dubbi” sulle scelte incriminatrici e sull’inasprimento sanzionatorio che caratterizzata tutto il decreto.
di Simona Musco
Il Dubbio, 14 maggio 2025
“L’individuazione dei comportamenti illeciti che richiedono il ricorso alla sanzione penale e la quantificazione (in astratto) di quest’ultima rappresentano un terreno nell’ambito del quale la discrezionalità legislativa si manifesta al massimo grado”. Un fatto ribadito dalla Consulta nella sentenza 46 del 2024, nella quale, però, viene anche chiarito che “l’ampia discrezionalità di cui gode il legislatore “non equivale ad arbitrio”, giacché “qualsiasi legge dalla quale discendano compressioni dei diritti fondamentali della persona deve potersi razionalmente giustificare in relazione a una o più finalità legittime perseguite dal legislatore” e “i mezzi prescelti dal legislatore non devono risultare manifestamente sproporzionati rispetto a quelle pur legittime finalità”“. Sono queste le premesse dalle quali parte la Sesta Commissione del Csm nel suo parere sul dl Sicurezza, che verrà discusso oggi in plenum.
Industria, immigrazione, lavoro, segreti di Stato. Le esondazioni delle procure non sono atti dovuti
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 14 maggio 2025
Parte della magistratura italiana oltrepassa i confini del proprio ruolo in nome di una presunta tutela della democrazia. I casi Ilva, Firenze, Milano e Anm. In difesa del primato della politica. In Italia, si sa, la politica più disinvolta tenta da anni di giocare con le leve della magistratura per provare a combattere per via giudiziaria i propri avversari politici utilizzando spesso e volentieri la chiave di lettura della lotta per la salvezza della democrazia per nascondere le invasioni di campo delle procure. In Italia, si sa, la politica più disinvolta tende da tempo a far coincidere l’impegno della magistratura contro l’immoralità della politica a una grande battaglia così detta di civiltà, volta a tutelare le istituzioni dall’irresponsabilità della politica. E seguendo questo schema di gioco, la politica, per anni, ha scelto di chiudere gli occhi di fronte a un fenomeno che, negli ultimi tempi, ha assunto delle dimensioni mostruose, tali da suggerire agli osservatori che hanno costruito una carriera travestendosi da buca delle lettere delle procure di riflettere su cosa significhi per uno stato sovrano avere una magistratura che ha trasformato il primato della politica in una fattispecie di reato. I segnali a volte sono impercettibili, a volte sono più evidenti, a volte sono più clamorosi, a volte sono più sottili ma sono sempre lì, tutti, ogni giorno di fronte a noi. E scegliere di non vederli, girandosi dall’altra parte, non è sinonimo di equilibrio: è sinonimo di complicità.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 maggio 2025
In Commissione Antimafia, Mario Mori e Giuseppe De Donno - ex ufficiali del Ros, convocati per proseguire l’audizione sul controverso procedimento nato dal dossier “Mafia Appalti” - hanno subito un nuovo atteggiamento ostilite da parte del Movimento Cinque Stelle e del Partito Democratico. All’avvio delle domande, il pentastellato Luigi Nave ha sollevato un singolare rilievo, prontamente respinto dalla presidente Chiara Colosimo, mentre il deputato Verini evidentemente era “distratto”. Il clima, in pratica, resta ancorato alle vecchie accuse mosse dagli ex procuratori di Palermo, tra cui il senatore Roberto Scarpinato, oggi componente della Commissione.
novaradio.info, 14 maggio 2025
Scetticismo sulla possibilità che i lavori annunciati per Sollicciano possano cambiare la situazione, denuncia per i ritardi della politica nell’affrontare le questioni relative al penitenziario - a partire dalla nomina del direttore, forte preoccupazione per le condizioni effettive dei detenuti in vista del caldo estivo. Ad esprimerla l’associazione Pantagruel, che da anni ogni settimana entra nel carcere per i colloqui con detenuti, fornendo assistenza psicologica e materiale, e coinvolgendoli nei laboratori e attività. E questo nonostante le dichiarazioni del sottosegretario alla Giustizia Del Mastro, che ha annunciato la nomina del nuovo direttore entro fine mese, e l’avvio di lavori per 10 milioni di euro per la coibentazione dei tetti e il rifacimento delle docce nelle celle.
viterbonews24.it, 14 maggio 2025
Cosa è successo esattamente nella cella di isolamento dell’istituto penitenziario Mammagialla di Viterbo il 21 maggio 2018? Andrea Di Nino si è suicidato oppure è stato ucciso? Ieri sera, in prima serata, su Italia 1, nuove e importanti rivelazioni nell’inchiesta di Alessandro Sortino e Veronica Di Benedetto Montaccini. Nel servizio le voci di ex detenuti, le dichiarazioni di agenti penitenziari che lavorano tutt’oggi nel carcere di Viterbo e un’intervista esclusiva al supertestimone che racconta cosa avrebbe visto e sentito quel maledetto giorno.
Il Manifesto, 14 maggio 2025
Parlamentari, amministratori locali e società civile insieme per i diritti dei detenuti e il reinserimento sociale. Mercoledì 14 maggio dalle 17 al giardino di via Arenula, vicino al ministero della giustizia, parlamentari, amministratori locali ed esponenti della società civile si ritrovano per chiedere “l’amnistia e il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute”. “In un paese che si vuole fondato sulla dignità della persona e sul rispetto dei diritti fondamentali non possiamo chiudere gli occhi di fronte alla disumanità delle nostre carceri - dice tra le altre cose l’appello firmato tra gli altri dalla parlamentare europea Ilaria Salis, dalla deputata Avs Francesca Ghirra, dalla senatrice Avs Ilaria Cucchi e dal responsabile Giubileo delle persone di Roma Capitale Andrea Catarci - L’emergenza carceraria è una ferita aperta che interpella la coscienza civile e morale dell’intero paese. È tempo di affrontarla con strumenti straordinari: l’amnistia, il lavoro esterno in misura massiccia, l’attuazione concreta e diffusa di percorsi di reinserimento sociale e lavorativo”. Di seguito, il testo completo dell’appello e le adesioni.
- Roma. Domani al Senato si parla di indulto con La Russa e Pinelli
- Bologna. Pietro Grasso sorprende sulla Dozza
- Fossano (Cn). Il calcio oltre le mura del carcere: torneo fra detenuti, avvocati e studenti
- Pavia. I detenuti del carcere potranno svolgere un’attività sportiva
- Torino. Alla Casa Circondariale Lorusso e Cutugno lo spettacolo “Ottantaquattro pagine”











