di Antonio Maria Mira e Costanza Oliva
Avvenire, 6 settembre 2025
Il sacerdote fondatore di Libera compirà 80 anni il 10 settembre e ripercorre i grandi nodi affrontati in decenni di sfide: “Pace da edificare nel pensiero, nel linguaggio e nelle pratiche”. La tregua armata non basta, “la logica di deterrenza va scardinata”. Semplicemente perché “una pace vera non può essere fondata sull’equilibrio delle forze”. Don Luigi Ciotti va subito al cuore della questione, e come fa da sempre non rinuncia a mettere in discussione uno dei concetti “mainstream”.
di Roberto Ciccarelli
Il Manifesto, 6 settembre 2025
In movimento All’Altra Cernobbio organizzata da Sbilanciamoci! e dalla Rete Pace e Disarmo il progetto di un’agenda politica in comune. Acli, Arci, Anpi, Marcia Perugia Assisi, e oltre: “Creare unità, fare da collante”. Lo slancio della Global Sumud Flotilla ha investito ieri l’Altra Cernobbio, l’incontro organizzato dalla campagna Sbilanciamoci! e dalla Rete pace e disarmo in alternativa al Forum Ambrosetti che si sta svolgendo nella Villa d’Este sul quel ramo del lago di Como. La quindicesima edizione del forum nazionale quest’anno è attraversata dalla nuova stagione del pacifismo internazionale che sta declinando la larghissima opposizione al genocidio di Gaza con la ricerca di una politica di pace che prefigura un progetto di mondo opposto al regime di guerra in cui viviamo.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 6 settembre 2025
Il presidente Usa ha deciso di ripristinare il nome originale cancellando la parola “difesa”: “Gli stati Uniti sono una grande potenza offensiva”. C’è chi, come Filippo Tommaso Marinetti, nella guerra vedeva l’”igiene del mondo” e chi vi scorge l’eco terribile di un dio arcaico, capace di pretendere sacrifici umani in cambio di gloria. Marte, divinità romana della battaglia, torna oggi a incarnarsi simbolicamente a Washington, dove Donald Trump ha deciso di riportare il Pentagono al suo nome originario: non più Dipartimento della Difesa, ma Dipartimento della Guerra. Il decreto è stato firmato con la motivazione spiegata dallo stesso presidente: “Difesa è un termine inadeguato, gli stati Uniti sono una grande potenza offensiva”, spiega il tycoon. Un ribaltamento lessicale coerente con il nuovo ordine planetario perseguito dalla Casa Bianca.
di Virginia Pishbin
L’Unità, 6 settembre 2025
Sono un medico educato a osservare e valutare sintomi. Vedo i sintomi di una febbre mortifera del passato tornare nel mio Paese, l’Iran. E allora lancio l’allarme prima che sia troppo tardi. I presagi del massacro del 1988, quando 30.000 prigionieri politici furono sistematicamente giustiziati, si stanno manifestando. Scrivo oggi perché so che cinque prigionieri politici sono stati condannati a morte e separati dagli altri, un terrificante indicatore, questo della separazione, della loro imminente esecuzione.
Nigrizia, 6 settembre 2025
Siguide Djimtoide è un attivista ciadiano delle opposizioni, che da mesi si trova in carcere senza che né lui né i suoi avvocati possano sapere di cosa è accusato. Ha subito torture e da settimane è detenuto in condizioni definite “disumane” nel più famigerato istituto penitenziario di massima sicurezza del paese, Koro Toro, due edifici nel cuore del deserto a centinaia di chilometri dalla città più vicina e ad anni luce dal rispetto di qualsivoglia diritto dei detenuti. Il carcere di Koro Toro è di per sé un insulto ai diritti umani. È una struttura di cui si chiede la chiusura o la completa ristrutturazione, da parte di diverse organizzazioni locali e internazionali che si battono per i diritti umani. La sola esistenza di Koro Toro nelle condizioni attuali rappresenta una violazione della stessa Costituzione del Ciad e dei numerosi impegni in termini di rispetto dello stato di diritto che il paese ha assunto con le istituzioni internazionali.
di Livio Pepino
volerelaluna.it, 5 settembre 2025
L’estate sta finendo e, dopo le illusioni di Ferragosto, quando ci sono state alcune iniziative per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, sul carcere sono nuovamente calati il disinteresse e il silenzio, nonostante le denunce, le testimonianze, un’inedita unità di intenti di magistrati, avvocati e docenti e l’apporto di alcune voci eccellenti come quella dell’ex sindaco di Roma Alemanno, direttamente toccato dalla detenzione. Quel che non si ferma è la triste conta dei suicidi: arrivati, nel momento in cui scrivo, a 56 o forse a 59 (nemmeno il conteggio dei morti è certo in carcere…), il numero più elevato di sempre, superato solo nel 2024. Una quantità esorbitate, in sé e rapportata alla percentuale dei suicidi in libertà, che solo il cinismo forcaiolo di Carlo Nordio (ex magistrato chiamato all’incarico di ministro della giustizia non per competenza o per meriti ma per affinità politica) consente di qualificare come “dato inferiore alla media”.
di Anna Paola Lacatena
Avvenire, 5 settembre 2025
I limiti dell’ipotesi governativa che punta a collocare i detenuti con dipendenze in strutture esterne come risposta al sovraffollamento. I centri riabilitativi sono luoghi di cura, non di reclusione: rischierebbero di diventare colonie penali in balia delle dinamiche tipiche della reclusione. Posti insufficienti, costi insostenibili, modelli rigidi e rischi di conflitti tra giustizia e salute. La funzione terapeutica snaturata dall’esodo verso le “Ct”.
di Igor Cipollina
Gazzetta di Mantova, 5 settembre 2025
Marcello Bortolato sollecita il percorso riparativo: “Attraverso l’intervento di un mediatore, la vittima può liberarsi dalla tirannia del dolore e il colpevole cambiare il suo sistema di valori”. La sfida è culturale. Anzi, sentimentale, perché ha che fare con la materia incandescente delle emozioni e con l’impasto mutevole delle relazioni. La questione interpella il valore stesso dell’umanità. Da un lato c’è la vendetta di Stato, che priva (legittimamente) i condannati della propria libertà. Dall’altro, “l’idea di curare il male senza produrre altra sofferenza”, il fulcro della giustizia riparativa. La sfida (a lungo termine) è di affrancarsi dalla logica attuale, che riduce la pena alla sua componente vendicativa, per recuperare il principio costituzionale della rieducazione del condannato.
di Giorgio Pieri
interris.it, 5 settembre 2025
Don Oreste Benzi è stata una figura centrale nel progetto della Comunità Educante con i Carcerati. Il suo insegnamento ci ha mostrato una strada non violenta per trasformare la società, passando da un modello basato sul profitto a uno fondato sulla gratuità, dove la gioia di uno è la gioia di tutti. Don Oreste ci ha fatto toccare con mano che questo mondo è possibile, attraverso la creazione di quelli che lui chiamava “mondi vitali nuovi”. Questo passaggio è doloroso ma necessario, come un’evoluzione dal buio alla luce.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 5 settembre 2025
Nello Rossi, esponente storico di Magistratura democratica, le toghe ripetono che la riforma della separazione delle carriere condurrà alla loro perdita di autonomia e indipendenza. Eppure il nuovo art. 104 ribadirà questo principio. Siete caduti nella fallacia del pendio scivoloso? Lei pensa che, all’indomani della separazione delle carriere, cesseranno, come d’incanto, le veementi polemiche contro i pm da parte di esponenti della maggioranza di governo? Evidentemente no.
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