di Antonella Mariani
Avvenire, 14 maggio 2025
Ci sono volute 18 ore perché Georges Salines sapesse se sua figlia Lola era tra i sommersi o i salvati. E ci sono voluti 3 giorni perché Azdyne Amimour uscisse dalla prigione dove è stato torchiato: suo figlio Samy era uno dei tre terroristi che hanno seminato orrore al Bataclan. Entrambi, Lola e Samy, avevano 28 anni. Entrambi sono morti in quel teatro parigino. Due padri, due lutti. Non uguali però: Azdyne aveva sulle proprie spalle anche il peso della colpa. Due padri che si sono incontrati, hanno voluto conoscersi e percorrere insieme il sentiero stretto e doloroso del perché. Perché Samy, ragazzo educato, obbediente, intelligente, quel 13 novembre 2015 ha scelto di uccidere altri ragazzi come lui, altre ragazze come Lola?
di Tommaso Di Francesco
Il Manifesto, 14 maggio 2025
In questi giorni i resoconti non veritieri di molti media sono arrivati nello stesso giorno in cui il nuovo Papa incontrando la stampa del mondo ha chiesto di disarmare l’informazione. Mentre scriviamo ancora non sappiamo cosa accadrà domani, giovedì 15, se Putin e Zelensky si incontreranno o meno a Istanbul e se parteciperà da “mediatore” Trump. Sappiamo solo con certezza che la prima vittima di ogni guerra è la verità. Basta vedere come gran parte dei media sta informando su come è nato l’evento. “Tregua, Trump convoca Putin”, “…Se Putin dovesse accettare l’invito del leader ucraino ad incontrarsi…”, “…Rimane il tema del cessate il fuoco, condizione ineludibile da Zelensky e dei leader europei…”, “Gelo da Mosca”: titoli e aperture di quotidiani e di tg tutt’altro che veritieri. Che dire poi delle dichiarazioni di Giorgia Meloni, volenterosa ma trumpiana: “L’Ucraina ha accettato subito di incontrare Putin a Istanbul giovedì, chiarendo in pochi minuti, rispetto a certa propaganda, quale tra le parti coinvolte nel conflitto sia certamente a favore della pace…”. In realtà - come il manifesto ha scritto - i fatti stanno diversamente: in sequenza temporale, è stato Putin che ha sparigliato il campo del vertice dei Volenterosi a Kiev, proponendo, con inusitato annuncio in tardissima serata da Mosca domenica sera, l’incontro diretto tra lui e Zelensky, “con il sostegno dei leader mondiali dei Brics”; ne è seguita dal presidente ucraino, con il sostegno della coalizione dei Volenterosi, una “accettazione riluttante” condizionata ad un cessate il fuoco prima di trenta giorni, e per questo subito dopo c’è stato l’intervento a gamba tesa di Donald Trump su Zelensky perché accettasse l’invito immediatamente anche senza la condizione della tregua di un mese. Si parla ora di “gelo da Mosca”. Ma se lo stesso racconto degli avvenimenti è capovolto, il “gelo” è inevitabile e il fallimento annunciato, come quello provocato per i negoziati russo-ucraini di Istanbul dell’aprile 2022.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 14 maggio 2025
Nella “Giornata d’Europa”, è stata definita l’istituzione, che avrà come base un accordo tra il Governo di Kiev e il Consiglio d’Europa. La nascita di un Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina è sempre più vicina. Durante i lavori preparatori, svoltisi a Leopoli nella “Giornata dell’Europa”, è stata definita l’istituzione, che avrà come base un accordo tra l’Ucraina e il Consiglio d’Europa. A suggellare l’importante iniziativa è stata la “Dichiarazione di Leopoli” di qualche giorno fa, che ha impegnato la Commissione europea, il Consiglio d’Europa e alcuni Stati - una quarantina - della coalizione internazionale che sostiene Kyiv.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 14 maggio 2025
È stato definito, non a torto, il più grande errore giudiziario della storia giudiziaria britannica quello che ha avuto come tragico protagonista Peter Sullivan. L’uomo infatti ha scontato ben trentotto anni in carcere perché condannato per l’omicidio di una donna avvenuto nel 1986, la barista 21enne Diane Sindall, vittima di una violenta aggressione sessuale a Birkenhead, nel Merseyside, mentre tornava a casa da un turno di lavoro. La Corte d’Appello, dopo che sono emerse nuove prove del DNA, ha ribaltato la sentenza. La Criminal Cases Review Commission (CCRC), l’organo statutario istituito per indagare su potenziali errori giudiziari, aveva rinviato il caso di Sullivan ai giudici. Ciò, perché l’anno scorso nuovi test avevano trovato un profilo genetico che indicava un aggressore sconosciuto rispetto ai campioni di sperma trovati all’epoca sulla scena del crimine.
consiglioveneto.it, 13 maggio 2025
Baldin (M5S): “Politica e istituzioni raccolgano l’appello dei docenti universitari: i detenuti di Alta Sicurezza del carcere di Padova partecipino ai lavori di redazione di “Ristretti Orizzonti”, modello di reinserimento sociale”. “Da quasi trent’anni, nel carcere padovano Due Palazzi, la redazione della rivista Ristretti Orizzonti racconta dall’interno la vita tra le sbarre, impegnando quotidianamente una cinquantina di detenuti e contribuendo al loro futuro reinserimento nella società. Tra essi, circa dieci provengono dal circuito Alta Sicurezza e sono operativi dal 2013.
di Cesare Giuzzi e Pierpaolo Lio
Corriere della Sera, 13 maggio 2025
Anche il sindaco Beppe Sala si è detto “sgomento” per questa vicenda: “È difficile spiegare alla gente perché fosse fuori”. Emanuele De Maria aveva avuto accesso al lavoro esterno dopo aver scontato cinque dei 14 anni e 3 mesi di pena per omicidio, come prevedono le norme. Era stata la direzione del carcere di Bollate - il penitenziario con il più basso tasso di recidiva d’Italia - a chiedere al Tribunale di sorveglianza di Milano l’autorizzazione all’impiego nell’hotel “Berna” di via Napo Torriani. Un lavoro alla reception dell’albergo quattro stelle “particolarmente indicato”, a parere del datore di lavoro, per la sua conoscenza di cinque lingue.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 maggio 2025
Dopo la vicenda del detenuto evaso che si è lanciato dal Duomo di Milano, si riapre il dibattito sulle misure alternative. I dati ufficiali però raccontano una realtà diversa: ogni anno decine di migliaia di detenuti ne usufruiscono senza mai violare la legge. La cronaca di Milano si è tinta di tragedia nei giorni scorsi, quando Manuele De Maria, 34 anni, detenuto in permesso premio dal carcere di Bollate per lavorare come receptionist all’hotel Berna, è evaso, ha accoltellato un collega all’alba e, dopo circa trenta ore di fuga, si è tolto la vita gettandosi dalle terrazze del Duomo. Quel venerdì 10 maggio, purtroppo, non era la prima volta che De Maria commetteva un gesto inaudito: già in precedenza aveva ucciso un’altra collaboratrice dell’albergo.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 13 maggio 2025
Torna a delinquere il 69% di chi sconta la pena tutta e solo in carcere, ma, siccome non “si vede”, neppure fa interrogare sul perché lo si accetti visto che nessun consumatore accetterebbe una fabbrica che rivendesse i suoi prodotti difettosi 7 su 10, o un ospedale che su cento malati dimessi ne rispedisse 70 di nuovo al Pronto soccorso. Non “si vede” anche che torni a delinquere solo il 17% di chi al contrario sconta parte della pena in misura alternativa al carcere, e addirittura solo il 5% di chi lavora all’esterno. E non “si vede” che solo l’1,2% in 5 anni abbia commesso un reato durante i benefici e se li sia perciò visti revocare.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 13 maggio 2025
Dopo il femminicidio di Milano commesso da Emanuele De Maria, l’associazione Antigone invita a non demonizzare uno strumento efficace e che incide sull’affollamento dei penitenziari. Novanta settemila detenuti che usufruiscono di misure alternative al carcere e misure di comunità e meno dell’1 per cento di recidiva. Nel giorno in cui il femminicidio di Milano di Chamila Wijesuriya uccisa da Emanuele De Maria, già condannato per un precedente omicidio di una donna e per un tentato omicidio e da due anni ammesso ad un permesso di lavoro, rilancia le polemiche sulla certezza della pena, dall’Associazione Antigone arrivano numeri assai significativi sull’efficacia e sulla sicurezza delle misure alternative alla detenzione in carcere e l’invito a non demonizzare l’unico strumento che oltre a rieducare incide sull’affollamento delle carceri.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 13 maggio 2025
Un detenuto del carcere di Bollate, in permesso di lavoro, ha ucciso una donna e ferito gravemente un collega. Poi si è suicidato lanciandosi dal Duomo di Milano. Luciano Pantarotto (Confcooperative - Federsolidarietà): “C’è il rischio che si enfatizzi il singolo caso: il lavoro abbatte la percentuale di chi torna a commettere reati”. Patrizio Gonnella (Antigone): “Mettere in discussione le misure alternative al carcere per un singolo caso di cronaca è sbagliato e anche pericoloso”. Era in carcere per aver ucciso una ragazza nel 2016.
- Da Bollate ogni giorno escono 200 detenuti per lavorare: “De Maria aveva tutti i requisiti”
- L’ex direttore di San Vittore: “Farli lavorare fuori è necessario”
- La criminologa: “Ci sono stati errori nel dargli il permesso di lavoro”
- Il penalista: “Misure alternative solo dopo iter riabilitativi e perizie psichiatriche”
- Il diktat di via Arenula: tornate tutti nelle gabbie!











