di Serena Sileoni
La Stampa, 15 maggio 2025
L’invito improvvido del presidente La Russa, seconda carica dello Stato, a non votare i referendum di giugno è l’occasione per guardare all’astensione come una foto in scala di grigio, anziché come una realtà in bianco e nero. Tutti i primi referendum abrogativi, tra gli anni 70 e 80, raggiunsero il quorum. Si trattava di quesiti importanti come il divorzio, il finanziamento dei partiti, l’aborto, l’ergastolo, il possesso di armi, la scala mobile, il nucleare, la responsabilità civile dei magistrati. Nel 1990, le consultazioni su caccia e pesticidi per la prima volta non raggiunsero la maggioranza dei votanti, ma già nel 1991 l’esito del referendum in materia elettorale cambiò, come noto, la natura politica della repubblica italiana.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 15 maggio 2025
Il quesito referendario dell’8-9 giugno relativo alla durata della residenza richiesta per acquisire la cittadinanza italiana (da 10 a 5 anni) è l’occasione per una riflessione sul significato di questo fondamentale istituto delle democrazie moderne, centrale nella regolazione dei rapporti dello Stato con gli individui. Grazie alla cittadinanza, questi si emancipano dalla condizione pre-moderna di sudditi: possono concorrere alle decisioni con il voto, ricevendo un incentivo importante a identificarsi con la comunità nazionale e ad assumere i doveri relativi. La cittadinanza diventa così il perno dell’appartenenza e della solidarietà nazionale: il collante che tiene insieme i membri della nazione, li fa sentire solidali fra loro, e li distingue dai non-cittadini.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 15 maggio 2025
A Palazzo Madama le testimonianze delle vittime della tratta di esseri umani, scambiati tra Tunisia e Libia. Emergono nuove testimonianze della tratta di esseri umani al confine tra Tunisia e Libia, già documentate e denunciate dal rapporto State trafficking pubblicato a fine gennaio e presentato al Parlamento europeo. Ieri due testimonianze dirette sono state rese al Senato, nel corso della conferenza stampa organizzata da Ilaria Cucchi (Avs) per denunciare il fenomeno e le compromissioni del governo italiano attraverso gli accordi con i due paesi nordafricani; altre tre invece sono state pubblicate dalla Ong Sos Mediterranèe, dopo averle raccolte a bordo della nave Ocean Viking a fine gennaio nel corso di una missione di salvataggio.
di Alberto Negri
Il Manifesto, 15 maggio 2025
L’Italia e l’Europa hanno fatto in Libia una scelta comprensibile nel breve periodo - soprattutto a scopi propagandistici presso l’opinione pubblica - ma miope. Regolamenti di conti mortali e scontri tra le fazioni in Tripolitania, avanzata delle truppe del generale Khalifa Haftar da Bengasi alla Sirte: la Libia sfugge a ogni controllo e soprattutto a quello del governo di Giorgia Meloni, che ieri a un certo punto stava valutando persino l’evacuazione degli italiani. Questa confusione e l’essere sempre in balìa delle fazioni e dei clan libici è dovuta essenzialmente alla scelta italiana ed europea di rinunciare a ogni strategia politica, tanto è vero che l’influenza militare maggiore è quella della Turchia e Ovest e della Russia di Putin, padrino del generale Haftar, a Est, in Cirenaica.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 14 maggio 2025
Intervista con Davide Galliani, professore di Diritto costituzionale all’Università di Milano. Trentacinque docenti universitari hanno firmato una lettera aperta indirizzata al Dap per supportare la testata dell’istituto padovano, dopo l’emanazione di una nota in cui si limitano gli orari in cui i detenuti di alta sicurezza possono uscire dalle celle. L’estensore Davide Galliani: “Non si può generalizzare e considerare tutte le persone di quelle sezioni problematiche perché ci sono stati eventi critici. Chiediamo un confronto con il Dipartimento”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 14 maggio 2025
I laici vicini al centrodestra chiedono una pratica sulla magistrata che ha ammesso al lavoro esterno De Maria. Sisto (isolato) invoca equilibrio. Le misure alternative funzionano. Serve “una pratica per eventuali profili di responsabilità del magistrato di sorveglianza che ha autorizzato il lavoro esterno” di Emanuele De Maria, che domenica ha ucciso Chamila Wijesuriya e poi si è suicidato gettandosi dal Duomo di Milano. A scriverlo al comitato di presidenza del Csm sono stati i cinque consiglieri laici del centrodestra, che chiedono un esame “sia sotto l’aspetto professionale e sia sotto quello eventualmente disciplinare” della magistrata milanese.
di Errico Novi
Il Dubbio, 14 maggio 2025
Il viceministro Sisto assicura che Nordio valuterà con “attenzione” se “procedere” sui giudici di Milano. Zaccaro (Area) ricorda: “Il lavoro esterno riduce la recidiva”. Ancora una volta la dialettica fra magistrati e governo è sospesa a un filo sottile. Alla tragica eccezionalità del caso Emanuele De Maria, il receptionist che, da detenuto in lavoro esterno, si è tolto la vita domenica con un volo dal Duomo di Milano, dopo essersi reso con molte probabilità responsabile della morte di Chamila Wijesuriyauna, la collega trovata uccisa nel Parco Nord del capoluogo lombardo. Via Arenula, com’è noto, ha avviato accertamenti per valutare se sia il caso di sottoporre il Tribunale di sorveglianza milanese a una vera e propria ispezione. È una scelta delicata: deve fare i conti con un clima reso pesante, per esempio, dalla posizione del capogruppo di FI al Senato Maurizio Gasparri, il quale ha invocato già lunedì l’espulsione dalla magistratura per i giudici che avevano concesso il lavoro extramurario al 35enne.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 14 maggio 2025
Misure alternative alla detenzione, benefici, affidamento, permessi, lavoro esterno. Sono diverse le modalità di esecuzione di una pena che consentono di non scontarla tutta e soltanto in galera. E a prescindere dalla loro diversità e tipologia è bene aver chiari due concetti che le accomunano. Il primo è che il legislatore, nel prevederle, non fu mosso da benevolenza buonista verso i condannati ma dall’aver compreso prima di tutti gli altri che in realtà quella era la strada per ridurre il ritorno al crimine quindi aumentare la sicurezza generale (e i dati reali gli hanno sempre dato ragione, al netto dei singoli “fallimenti” che poi conquistano la cronaca mentre le migliaia di “successi” no). “A distanza di mezzo secolo dalla legge del 1975 che ha introdotto queste possibilità - sottolinea Roberta Cossia, giudice di sorveglianza del Tribunale di Milano - ci sono tutti i i numeri per poter fare delle valutazioni concrete: scontare una condanna chiusi in carcere dal primo all’ultimo giorno non significa certezza della pena ma, nella maggior parte dei casi, solo certezza di ritorno al crimine”.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 14 maggio 2025
Lo studio, il teatro e soprattutto il lavoro sono stati l’apriscatole per combattere la recidiva, che nell’istituto milanese vanta il tasso più basso. “Criminalizzare” quel modello sarebbe un pessimo segnale. L’intervento più sbagliato e controproducente, dopo la tragedia di Milano e del detenuto Emanuele De Maria omicida-suicida, sarebbe quello del ministero. Sarebbe un errore qualunque sanzione nei confronti dei giudici o della direzione del carcere di Bollate, l’istituto di pena che vanta il più basso tasso di recidiva di reati d’Italia.
di Davide Milosa
Il Fatto Quotidiano, 14 maggio 2025
Sono solo due le relazioni dell’amministrazione penitenziaria sulle quali si è basato il Tribunale di Sorveglianza per concedere il lavoro esterno. Emanuele De Maria, il 36enne che in meno di 48 ore ha ucciso la 51enne Chamila Wljesuriya, ha ferito quasi mortalmente un suo collega di lavoro e alla fine si è suicidato lanciandosi dal Duomo di Milano con il volto coperto da una kefiah, per circa sei mesi si era arruolato nella Legione Straniera. “Avevo bisogno di sentirmi parte di qualcosa, di un gruppo”, dirà l’uomo alla psicologa del carcere di Bollate. L’ingresso nel corpo militare d’élite dell’esercito francese avviene nel 2015. Un anno dopo a Castel Volturno in un hotel abbandonato sgozza una prostituta di origini tunisine.











