criminologiaitaliana.it, 12 maggio 2025
La Società Italiana di Criminologia rileva che è stata introdotta nella prassi dei collocamenti dei detenuti minorenni in carcere una rilevante eccezione al principio generale per cui i minori devono essere separati dagli adulti: una nota del Capo del Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità dello scorso 19 marzo 2025 suggerisce infatti, sfruttando il c.d. “decreto Caivano”, la recente modifica molto afflittiva del sistema della giustizia minorile, di trasferire soggetti detenuti in Istituto Penale Minorile presso Istituti penitenziari per adulti.
di Francesco De Masi
Ristretti Orizzonti, 12 maggio 2025
Non mi arrendo, ma sono stanco. Il carcere non può tornare a essere un luogo di morte. Di fronte alla recente decisione del ministro della Giustizia Carlo Nordio, spinta con forza dall’onorevole Andrea Delmastro, di reintrodurre la chiusura generalizzata delle celle, mi sento in dovere di alzare ancora una volta la voce. Perché chi conosce il carcere dal di dentro - non da una poltrona o da una conferenza stampa - sa bene che ogni serratura chiusa in più può significare una vita in meno. Con questo provvedimento siamo tornati indietro di vent’anni. Anni in cui, con fatica e senza armi, ma solo con le parole e con il senso profondo di umanità, ho cercato di contribuire a rendere il carcere un luogo almeno vivibile, dove fosse possibile rieducarsi, lavorare su sé stessi, pensare a un dopo.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 12 maggio 2025
La Chiesa dedica il mese di maggio alla Madonna, la madre di tutte le madri; la seconda domenica del mese in tutto il mondo si celebra la Festa della mamma. Per le mamme ristrette la condanna è come se fosse doppia: oltre alla privazione della libertà, anche quella dell’amore più grande. La testimonianza di Bruna, ex detenuta: “Il distacco dai figli uccide”. I momenti di festa in carcere, per le persone private della libertà, sono i più difficili: l’assenza della famiglia, il vuoto degli affetti mentre il resto del mondo si ritrova per festeggiare, si fanno sentire ancora di più. Non fa eccezione la Festa della mamma, oggi ricordata anche da Papa Leone XIV nel Regina Caeli, in un contesto dove già per le donne ristrette la lontananza dai figli è un dramma che si rinnova quotidianamente: “In carcere il distacco è la quotidianità - racconta ai media vaticani Bruna Arceri, ex detenuta del carcere romano di Rebibbia - i genitori, i fratelli, tutti vengono a trovarti, d’accordo, ma la mancanza della quotidianità con i figli, l’impossibilità di vederli crescere un giorno dopo l’altro uccide”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 12 maggio 2025
Il decreto (39 articoli) introduce nuovi reati, aggrava pene esistenti e prevede misure contro terrorismo, criminalità, occupazioni abusive e disordini pubblici. Il Governo ha approvato un nuovo decreto Sicurezza, scatenando forti polemiche per l’adozione della forma d’urgenza, considerata da molti una forzatura istituzionale. La premier Giorgia Meloni ha difeso la scelta come necessaria per onorare gli impegni presi con i cittadini e per rafforzare le tutele verso le forze dell’ordine. Il decreto (39 articoli) introduce nuovi reati, aggrava pene esistenti e prevede misure contro terrorismo, criminalità, occupazioni abusive e disordini pubblici. Le opposizioni e alcune associazioni parlano di norme sproporzionate, repressive e di dubbia efficacia, che rischiano di ledere diritti civili e aggravare il sovraffollamento carcerario.
di Riccardo Di Blasi
orticalab.it, 12 maggio 2025
In un anno gli omicidi attribuiti a minori sono triplicati. In Campania il 72% dei delitti è commesso da under 18. Gli Ipm della regione sono sovraffollati come le carceri degli adulti: “Emerge il profilo di una criminalità minorile arrogante, aggressiva, senza regole e persino pronta a sfidare la delinquenza organizzata”. In Campania degli oltre 7.500 detenuti, quasi 1.800 sono tossicodipendenti, 900 stranieri, 350 donne. Poco meno di 400 invece sono stati i minori reclusi presso gli Ipm di Nisida e Airola. Le criticità denunciate sono sempre le stesse: oltre al sovraffollamento, la carenza di personale sanitario, di assistenza sanitaria e di personale di polizia penitenziaria. Criticità che sono spesso alla base di atti di autolesionismo, risse, aggressioni e rivolte.
di Giuseppe Pollicelli
La Verità, 12 maggio 2025
Lo scrittore Aurelio Picca: “Una volta anche i violenti avevano delle regole. Tra i duellanti c’era un reciproco riconoscimento, l’agguato era l’eccezione. Ora non ci si rende conto delle azioni”. “Quando ero ragazzo io, negli anni Settanta, ma direi ancora fino quando il mondo non si è definitivamente globalizzato, quindi intorno alla metà degli anni Novanta, non credo ci fosse meno violenza giovanile di quanta ve ne sia attualmente. Aveva però una qualità diversa”.
di Andrea Galli
Corriere della Sera, 12 maggio 2025
Dallo sport ai laboratori di arte, viaggio nella coop sociale della periferia di Milano che aiuta (anche) gli adolescenti in difficoltà: “Ma servono subito mediatori esperti della strada, le nozioni non bastano, le università lo capiscano”. Il presidente Silvio Tursi possiede un approccio realistica, laico ed entusiasta alla vita, di fatica, ma sì, insomma, di cazzimma & garra, altrimenti non governerebbe una struttura del genere e un programma di interventi che a sentirli elencare ci si perde, sul serio.
di Daniela Mainenti*
Il Fatto Quotidiano, 12 maggio 2025
“Non è incostituzionale l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio”. Con questa formula asciutta, la Corte Costituzionale ha chiuso una stagione e ne ha aperta un’altra. Nonostante i dubbi espressi da ben 14 autorità giudiziarie - tra cui la Corte di Cassazione - la Consulta ha confermato la piena legittimità della legge 114/2024, che ha cancellato dal Codice penale il reato di abuso d’ufficio. La motivazione arriverà tra qualche settimana, ma l’impianto del comunicato ufficiale è già chiaro: nessun obbligo internazionale (nemmeno dalla Convenzione di Merida delle Nazioni Unite contro la corruzione) impone allo Stato italiano di mantenere il reato. Ergo, nessuna violazione costituzionale. Punto. Eppure, quel punto non è un punto fermo. È un punto di domanda politico e giuridico che interpella la tenuta dello Stato di diritto.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 12 maggio 2025
Torino, 1977. Una primavera ancora lontana, una città gelida e ferita, dove le ombre si muovono veloci sotto i portici e le auto parcheggiate diventano trappole. Da tempo le Brigate Rosse colpiscono a cadenza regolare. Magistrati, giornalisti, agenti di polizia. In questo clima da guerra civile strisciante, un uomo distinto con la toga sulle spalle e l’etica come bussola, decide che la paura non può diventare legge. Si chiama Fulvio Croce, è presidente dell’Ordine degli Avvocati di Torino, classe 1901, piemontese fino al midollo: rigoroso, riservato, fedele a un codice d’onore che sembra uscito da un’altra epoca. Croce non cerca la ribalta e non sarà una carriera politica o mediatica a consacrarlo, ma il suo sacrificio. Nel 1976 si era aperto a Torino il processo al nucleo storico delle Brigate Rosse: tra gli imputati ci sono Renato Curcio, Alberto Franceschini, Prospero Gallinari e Paolo Maurizio Ferrari. Ma i leader della lotta armata non intendono difendersi, non riconoscono il tribunale dello “Stato borghese” che li deve giudicare e minacciano di rappresaglia qualsiasi avvocato accetti l’incarico: “Se i difensori accettano la nomina saranno ritenuti come collaborazionisti del regime, con le conseguenze che ne potranno derivare”, tuona in aula Ferrari. L’obiettivo è palese: trasformare l’aula di giustizia in un palcoscenico politico, farne un’arma di propaganda, ma soprattutto sabotare il processo. Il problema è giuridico, ma anche profondamente morale. Secondo l’articolo 24 della Costituzione italiana ogni imputato ha diritto “inviolabile” alla difesa anche se rifiuta ogni rappresentanza; come si può dunque celebrare il processo? Un corto circuito perfetto.
di Marzia Piga
sassaritoday.it, 12 maggio 2025
La Garante dei detenuti della Sardegna, Irene Testa, ci racconta la situazione delle madri detenute con figli piccoli: poche, ma trascurate. Le Icam, istituti “di custodia attenuata”, uno è a Senorbì inaugurato e mai utilizzato. Che sia una celebrazione cattolica, una festa pop, un evento commerciale o correlato a iniziative solidali, la Festa della mamma (ogni seconda domenica di maggio) è la giornata dedicata a tutte le donne che sono anche madri. Delle lavoratrici che fanno surf tra carriera e cura dei figli, di quelle che hanno scelto o sono costrette a dedicarsi solo alla famiglia. E di quelle che hanno sbagliato. Quelle i cui errori hanno portato dietro le sbarre di una cella.
- Milano. Detenuto evaso si toglie la vita. Trovato in un laghetto il corpo della collega scomparsa
- Milano. Quando la reintegrazione fallisce: tra utopia e abbandono
- Ivrea (To). Il Garante: “Pochi volontari, sovraffollamento e scarsi interventi”
- Roma. Quei bambini “prigionieri” con le madri dietro le sbarre di Rebibbia
- Torino. Dietro le sbarre del carcere c’è un bimbo di 21 mesi, senza il diritto di crescere











