di Marco Iasevoli
Avvenire, 9 luglio 2026
L’entusiasmo con cui politici e industrie parlano di riarmo rischia di incrinare la credibilità della deterrenza e di allontanare i cittadini. Il consenso si gioca anche sul linguaggio con cui si raccontano difesa, sicurezza e pace. L’emblema è Mark Rutte, Segretario generale della Nato. Annuisce vistosamente quando Donald Trump rivendica nuove bombe lanciate sull’Iran. Sorride complice mentre il tycoon attacca la Spagna, che pure fa parte dell’Alleanza. E soprattutto parla di contratti in armamenti da bilioni di dollari con un’enfasi quasi fanciullesca. Si esalta tra proiettili di nuova generazione, droni, fregate, missili. Ma Rutte, ad Ankara, è solo la punta dell’iceberg di una sorta di fanatismo che ormai si stenta a contenere.
di Elisa Forte
La Stampa, 9 luglio 2026
Il portavoce di Riccardo Noury: “La contea di Harris ha detto che non chiederà la pena di morte, ma non c’è nessuna garanzia. In 50 anni ci sono state 600 esecuzioni”. Un ingegnere texano evaso con un jet privato, arrestato a Malpensa, oggi rinchiuso in un carcere sovraffollato di Ivrea, in Piemonte. Un ministro della Giustizia (Carlo Nordio) e una Procura generale che danno parere favorevole alla sua estradizione. E lui che ripete, agli avvocati e ai giudici, la stessa frase: “Ho paura di morire”. Il caso di Lee Morgenson Gilley, 39 anni, accusato dell’omicidio della moglie incinta e ora al centro della richiesta di estradizione verso il Texas, riporta al centro del dibattito una domanda che l’Italia si pone da decenni ogni volta che uno dei suoi tribunali deve decidere se consegnare una persona a un Paese dove la pena di morte esiste ancora: quanto valgono le “garanzie” fornite da un procuratore distrettuale, e chi ne risponde se vengono disattese? Ne parliamo con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, da decenni osservatore delle vicende legate alla pena capitale nel mondo.
di Guido Vitiello
Il Foglio, 8 luglio 2026
La prigione è il ritratto di Dorian Gray di ogni governo, di ogni comunità politica, di ogni società. La lettera dei detenuti di Opera al presidente Mattarella, al ministro Nordio, al Dap e alla Camera penale di Milano porge all’Italia un ritratto dai lineamenti mostruosi. È ora di guardarlo. Non è vero che la politica si disinteressa del carcere: se ne preoccupa morbosamente, ma per tenerlo nascosto. Forse meglio di me può illustrarlo Oscar Wilde: “Ogni prigione edificata dagli uomini è costruita con i mattoni dell’infamia ed è chiusa con le sbarre per paura che Cristo veda come gli uomini straziano i loro fratelli. Con delle sbarre essi sfigurano la graziosa luna e accecano il buon sole; e bene fanno a nascondere il loro inferno, perché vi accadono cose che non dovrebbero mai esser viste né dal Figlio di Dio né dal Figlio dell’Uomo”.
di Luisa Bove
chiesadimilano.it, 8 luglio 2026
Martedì 14 luglio l’Associazione Antogone promuove una giornata nazionale di visite negli istituti di pena per sensibilizzare sulle situazioni anticostituzionali che si vivono al loro interno. L’Italia, la Lombardia e anche Milano si mobilitano per il carcere. L’Associazione Antigone, impegnata nella difesa dei diritti delle persone ristrette, lancia una giornata nazionale di visite negli istituti di pena. Sarà martedì 14 luglio, ma l’Arcivescovo di Milano, per impegni improrogabili, la anticiperà a lunedì 13, recandosi alle 13.30 al carcere minorile Cesare Beccaria (via dei Calchi Taeggi 20, Milano). Obiettivo dell’iniziativa, spiegano gli organizzatori, “è sensibilizzare intorno alla questione penitenziaria, oggi vera e propria emergenza sociale, politica e umana”.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 8 luglio 2026
Alle direzioni delle galere toscane è arrivata una circolare che prescrive di riempire tutti gli spazi rintracciabili e, esauriti questi, andando “se necessario anche oltre”. Spazio per fare due passi dal letto al cesso non c’era già prima (se non alzandosi uno alla volta). Ora non ce ne sarà e basta. Il carcere di Sollicciano - cioè di Firenze, città che vanta un corredo invidiabile di edifici dalle più varie destinazioni - ha da tempo scoraggiato le deplorazioni e le maledizioni, per eccitare sofisticati esperimenti dadaisti. Un gruppo di visitatori (i soliti, Lensi, Galli, Bundu, Palagi) ne è uscito l’altro ieri esibendo un sacchetto di cimici catturate - vive e illese, s’intende - dai detenuti, e sottolineandone anche uno specifico interesse entomologico, quanto a dimensioni e temperamento.
di David Maria Riboldi*
Avvenire, 8 luglio 2026
L’uscita dal carcere e la politica chiamata a misurarsi con una riforma sempre più necessaria. Fa tutto un po’ strano in questa storia di Alemanno, che esce di galera. Il 15 maggio 2025, al convegno “Per un gesto di clemenza” indetto dalla mia cooperativa La Valle di Ezechiele, Ignazio La Russa entrò con passo militare nella Sala Zuccari, si mise su una sedia in prima fila, tirò fuori carta e penna cominciò a scrivere. Non prendeva appunti: scriveva una lettera al suo amico Gianni Alemanno. “Se lo conosco bene, farà il partito dei carcerati”, disse il presidente del Senato. Effettivamente, tutti coloro che si battono per i diritti delle persone detenute hanno esultato per avere inaspettatamente tra le proprie fila un intrepido assertore della sicurezza e della certezza della pena. Intesa come carcere, chiavi e quant’altro.
di Giuseppe Belcastro*
Il Dubbio, 8 luglio 2026
Ne abbiamo provate di strade nel corso di questi anni, con la fronte metallica di chi persegue gli obbiettivi, a qualunque costo, consapevole di giocare partite con capitali altrui di vita, speranze, famiglia, salute. Interlocuzioni, documenti, astensioni, proteste, agitazioni non hanno prodotto risultati commisurati all’impegno. La situazione della esecuzione della pena nel nostro distretto resta, infatti, drammatica. È il dramma delle carceri - luoghi di tale annichilimento della persona e dell’anima che il pallottoliere di quest’anno segna già 33 suicidi - di cui l’opinione pubblica è più consapevole. Ma è anche il dramma, questo molto meno percepito, di un altro luogo della giurisdizione dove il sipario si alza proprio quando il processo finisce e la pena irrogata deve essere eseguita: il Tribunale e gli Uffici di Sorveglianza, dove donne uomini operano con l’obbiettivo di dare concretezza alla lungimirante risocializzazione pensata da madri e padri costituenti come conclusione del cammino esecutivo.
di Marcello Basilico
Il Dubbio, 8 luglio 2026
Istituendo la Scuola superiore della magistratura nel 2006, il legislatore la volle dotata di “autonomia organizzativa, funzionale e gestionale, negoziale e contabile”. Lo ribadisce il suo statuto e non poteva essere altrimenti: essa, infatti, concorre alla crescita professionale dell’ordine giudiziario, autonomo e indipendente per Costituzione. Infatti, sino ad allora essa era affidata al Csm stesso. Espressione dell’autonomia della Scuola è stata il conferimento della sua direzione, storicamente, a un presidente emerito della Corte costituzionale, figura super partes per rango istituzionale e statura giuridica. Vi si sono succeduti Valerio Onida, Gaetano Silvestri, Giorgio Lattanzi, fino a Silvana Sciarra.
di Giuseppe Baldessarro
La Repubblica, 8 luglio 2026
La decisione dopo la richiesta della procura di Bologna che ha voluto mandare un segnale. Indagini su altri complici. Roberto Savi è detenuto nel carcere di Ferrara. Il trasferimento da Bollate sarebbe stato deciso dopo una richiesta della procura di Bologna, a seguito dell’intervista rilasciata a Francesca Fagnani per la trasmissione di Rai2 “Belve crime”. E dell’interrogatorio dei pm durante il quale si è avvalso della facoltà di non rispondere. Comportamenti che confliggono, rispetto ai quali i magistrati bolognesi hanno voluto lanciare un segnale. Il capo della banda della Uno Bianca a inizio maggio scorso aveva deciso di rompere il silenzio dopo 32 anni.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 8 luglio 2026
Processo sulla Cascina Spiotta. Condannato a 6 anni solo Lauro Azzolini, pena di fatto già scontata. Cinquantuno anni dopo i fatti - e cinque anni dopo la riapertura dell’indagine - il processo di Alessandria per i fatti della Cascina Spiotta è finito con un sostanziale nulla di fatto: sei anni di condanna per Lauro Azzolini, non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per Mario Moretti e Renato Curcio. La procura aveva chiesto ventuno anni per il primo e l’ergastolo per gli altri due.
- Umbria. Materassi a terra nelle celle, il Garante Caforio denuncia il collasso delle carceri
- Firenze. Sollicciano, carcere degli orrori. Le carte inedite: 446 reclami dei detenuti
- Bologna. Il carcere è senza acqua e divampa la protesta
- Roma. La Garante dei detenuti Calderone: “Non possiamo più parlare di emergenza”
- Genova. In carcere a 98 anni, il triste record di Marassi









