di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 28 giugno 2024
La Corte di cassazione ribadisce che l’inammissibilità del ricorso supera la questione di procedibilità sottoposta per la prima volta in sede di legittimità. La Corte di cassazione ribadisce che l’inammissibilità del ricorso supera la questione di procedibilità sottoposta per la prima volta in sede di legittimità. In particolare afferma che non si può pretendere con il ricorso per cassazione la valutazione, non chiesta in sede di merito, del reale contenuto dell’atto di denuncia fatto dalla parte offesa. Infatti, nel caso concreto, il ricorrente invocava la causa di improcedibilità per il furto mono aggravato, per cui era stato condannato, solo all’atto di impugnare la sentenza pronunciata dal giudice del rinvio. Non aveva in effetti sollevato la questione nel primo ricorso per cassazione quando tra la sentenza di appello e il giudizio di legittimità era già entrata in vigore la Riforma Cartabia. E neanche nel giudizio di rinvio conclusosi con la sentenza ora impugnata e con cui si chiedeva ora per la prima volta l’esame della denuncia orale della vittima.
Il Dubbio, 28 giugno 2024
Anastasìa: “Fate la cosa giusta, altrimenti sarà un’estate di lacrime e dolore”. Il Garante del Lazio: “Quel poco che sentiamo non ci piace: nuovi reati, pene più alte, l’idea che la sofferenza e le proteste in carcere si affrontino con le maniere forti”. "Non sapremo mai se si è trattato di un suicidio o di una morte accidentale, dovuta all’abuso dell’inalazione del gas, dunque se si è trattato di un suicidio volontario o di un suicidio involontario, ma sempre e comunque di un suicidio si è trattato, di un ragazzo poco più che ventenne, detenuto in attesa di giudizio, con problemi di salute mentale (nelle scorse settimane era stato ricoverato in ospedale per un trattamento sanitario obbligatorio).
di Erica Manna
La Repubblica, 28 giugno 2024
Nel giorno della Maratona Oratoria “Non c’è più tempo” davanti al Palazzo di Giustizia di Genova, un egiziano di 47 anni si è impiccato con la cintura nella sua cella di Marassi. Il numero è sbagliato. Perché il tabellone rosso che tiene accesi i riflettori su quanti si sono tolti la vita in carcere dall’inizio dell’anno, sistemato nel cortile del palazzo di Giustizia, non riesce a tenere il conto di una emorragia che non si arresta. E così, stamattina, 46 è diventato 47. Un’altra persona che si è uccisa dietro le sbarre. “Non c’è più tempo”, è il titolo dell’appello della maratona oratoria andata in scena in tutta Italia, a Genova davanti al Palazzo di Giustizia, organizzata dalla Camera Penale Ligure. E infatti, alle 7 della mattina, un uomo egiziano di 47 anni ancora da compiere si è impiccato con la cintura nella sua cella dentro al carcere di Marassi. Per lui, era già tardi. Un caso avvenuto a poche ore da un’altra morte, sempre in cella, sempre a Marassi: un detenuto che ha inalato volontariamente gas dal fornello da campeggio.
di Alessandra Rossi
Il Secolo XIX, 28 giugno 2024
Un detenuto egiziano si è tolto la vita stanotte. L’altro ieri un’altra tragedia sempre nello stesso carcere. Presidio degli avvocati penalisti fuori dal tribunale. Delmastro: “48 nuovi agenti a Imperia e Sanremo”. Un detenuto egiziano si è impiccato alle prime luci dell’alba nel carcere di Marassi. A darne notizia il capogruppo di Linea condivisa in Consiglio regionale, Gianni Pastorino, a poche ore da un’altra tragedia in cui ha perso la vita un’altra persona, a causa dell’inalazione di gas.
di Isabella De Silvestro
Il Domani, 28 giugno 2024
Nella struttura sono detenute 680 persone a fronte di capienza effettiva di 453 posti, con un tasso di sovraffollamento reale del 150 per cento, maggiore nei reparti comuni. Si registrano. tra le altre cose, grossi problemi di areazione e l’igiene minima dei detenuti con fragilità psichica non è tutelata. Una situazione di grave sovraffollamento e situazioni igienico-sanitarie che in diversi reparti sono al limite del drammatico. È ciò che segnala l’associazione Antigone in seguito a una visita di monitoraggio realizzata il 7 giugno scorso presso la casa circondariale Torre del Gallo di Pavia. Nella struttura sono detenute 680 persone a fronte di capienza effettiva di 453 posti, con un tasso di sovraffollamento reale del 150 per cento, maggiore nei reparti comuni. Significa, per esempio, che in sezioni che dovrebbero ospitare 50 persone ne vengono stipate 70, con il conseguente aumento della sofferenza dei reclusi e delle difficoltà nella gestione dei reparti da parte del personale penitenziario.
Corriere della Sera - Buone Notizie, 28 giugno 2024
Entrambi vengono da esperienze difficili e oggi hanno un contratto alla Dusty srl come meccanici. L’inserimento di ex detenuti in sei delle nove province siciliane con il progetto. “Grazie a “Fuori le Mura” con un contratto indeterminato si sta bene. In famiglia si sta bene ed è sempre più felice”. Così Daniel, 41 anni. E ancora Giuseppe, di 37: “Sto imparando un mestiere e avendo famiglia è importante avere un lavoro sicuro”. Entrambi vengono da una vicenda di vita complicata, ma oggi hanno un lavoro come meccanici per una grande impresa catanese. L’azienda è la Dusty srl, tra le maggiori in Italia nel settore della raccolta e del trattamento dei rifiuti. Lavorano nell’officina, dove l’azienda si occupa della manutenzione di un migliaio di mezzi che servono sei delle nove province siciliane. Un lavoro di responsabilità, arrivato però con un iter non comune: da un tirocinio professionale svolto durante l’esecuzione di pena. Un percorso svolto all’interno del progetto “Fuori le Mura”, imperniato sul lavoro come fattore centrale del processo di inclusione sociale, sostenuto dalla Fondazione Con il Sud nell’ambito dell’Iniziativa Carceri 2019.
di Eleonora Lanzetti
Corriere della Sera, 28 giugno 2024
Il progetto A filo libero riutilizza e rimodella l’esistente. “Già raccolti 150 jeans”. Restituire fuori qualcosa di bello creato dentro. In un laboratorio del carcere Torre del Gallo di Pavia i detenuti diventano designer di moda e sarti. C’è chi taglia i modelli, chi cuce, chi lavora al telaio del denim, chi studia come dar vita a scampoli che diventano nuovi abiti. È il progetto “A filo libero”, promosso da Lavgon, “manifattura sartoriale e vita rurale” di Michela e le sue figlie, Carlotta e Lavinia, col supporto della dirigenza della casa circondariale. Il tempo, in questa piccola sartoria, scorre in modo diverso, scandito dal rumore della macchina da cucire e dal ferro da stiro. All’esterno il trambusto, le liti, le celle problematiche. Qui, invece, la prospettiva cambia, e un reinserimento lavorativo nella società si fa concreto.
di Barbara Calderola
Il Giorno, 28 giugno 2024
Una delegazione di amministratori di Vimercate in visita in carcere con l’associazione “Nessuno tocchi Caino”. “Ci sono quasi 300 detenuti in più rispetto alla capienza: difendiamo la dignità di chi vive e lavora lì dentro”. Le foto dei figli appese alle pareti, il dolore del distacco, la speranza di uscire. Scossa emotiva per i consiglieri e gli assessori di Vimercate che hanno visitato il carcere di Monza. Celle, detenuti, personale: una realtà durissima, per tutti un bagno di realtà che fa riflettere. Ad accompagnare maggioranza di centrosinistra e opposizione di centrodestra, c’era Sergio D’Elia, segretario di “Nessuno tocchi Caino”.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 28 giugno 2024
Telecamere di sorveglianza spaccate, il pianterreno in parte allagato, controsoffitti caduti. E ancora celle devastate e incendiate, e altri danni per decine di migliaia di euro. È il risultato di una mezza sommossa da parte di un’ottantina di detenuti di Regina Coeli che ieri mattina hanno dato vita a una violenta protesta durata alcune ore che ha impegnato gli agenti della polizia penitenziaria, polizia di Stato e anche i vigili del fuoco, intervenuti per mettere in sicurezza i locali coinvolti.
di Mauro Gentile
La Voce e il Tempo, 28 giugno 2024
Togliersi la vita in carcere, una tragedia che negli ultimi tempi si ripete con sempre maggiore frequenza tant’è che, solo nei primi sei mesi dell’anno in corso, è già salito a 45 il numero dei suicidi tra i detenuti. Tanti casi, troppi ricordando anche che proprio l’essere reclusi, quindi sotto la custodia e la responsabilità dello Stato, avrebbe dovuto garantire loro una maggiore tutela. 45 persone che, come previsto dalla legge e per averla infranta, stavano scontando una pena a causa dei propri errori ma, secondo quanto indicato esplicitamente dall’articolo 27 della Costituzione italiana, questa avrebbe dovuto essere finalizzata alla “rieducazione” per prepararle al reinserimento nella società dei liberi.
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