di Eliana Riva
Il Manifesto, 14 marzo 2026
Stuprarono un prigioniero palestinese riducendolo in fin di vita. Il video fece il giro del mondo, l’unica a pagare fu la “gola profonda”. Li ha definiti “eroici combattenti” i cinque militari ripresi mentre abusavano di un prigioniero palestinese bendato e ammanettato. Benyamin Netanyahu ha interpretato la notizia dell’archiviazione del caso come una vittoria dell’intero Paese, del bene che trionfa sul male. Eppure, quel filmato lo abbiamo visto tutti e abbiamo letto l’esito raccapricciante del referto medico della vittima. Non conosciamo neanche il suo nome: dieci giorni dopo il ricovero e l’operazione chirurgica l’esercito lo aveva già rispedito nella grotta degli orrori di Sde Teiman. Poco dopo lo ha deportato a Gaza, disfacendosene arbitrariamente, proprio come quando lo hanno sequestrato, insieme a migliaia di altri, senza accusa.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 13 marzo 2026
Negli ultimi anni sono stati oltre una ventina le inchieste e i processi che hanno avuto o hanno tuttora per oggetto comportamenti illegali di membri della Polizia penitenziaria. Si tratta di centinaia di indagati e condannati; e di altre centinaia di agenti (ma anche dirigenti e comandanti) che hanno taciuto o depistato o apertamente protetto i responsabili di illegalità, arrivando a falsificare atti e testimonianze. È il quadro generale del sistema penitenziario (Giustizia minorile compresa) a rivelare, così, il suo stato rovinoso. Nell’arco di due anni e due mesi i suicidi in carcere sono stati 182. Ma un altro dato suscita particolare allarme. Nel corso del 2025, su 254 decessi ben 50 si devono a “cause da accertare”. E questo, oltre a far sospettare che i suicidi effettivi possano essere ancora più numerosi, segnala quale sia il livello dell’assistenza sanitaria all’interno delle celle.
di Paolo Galletti
strisciarossa.it, 13 marzo 2026
La Costituzione e le sue previsioni possono essere offese anche con le Circolari e non solo con le iniziative legislative. Così una disposizione del Dap (Dipartimento per l’amministrazione Penitenziaria) emanata nel mese di ottobre 2025 ha stabilito che “l’autorizzazione per gli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo da svolgersi presso gli istituti ricomprendenti circuiti di Alta Sicurezza debba ora essere sempre richiesta alla Direzione Generale, anche quando gli eventi siano rivolti ai soli detenuti del circuito di media sicurezza”. Nei fatti l’attuazione pratica di questa normativa ha portato a revocare l’autorizzazione allo svolgimento di attività che si svolgevano da anni senza alcun problema e che rappresentavano un momento di crescita per le persone coinvolte.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 13 marzo 2026
Intervista con la responsabile giustizia del Pd sui limiti alle attività culturali per i detenuti. “La nuova circolare complica la situazione detentiva che già è gravissima. Non ci accontentiamo delle risposte di Nordio: succede il contrario di ciò che dice”. Debora Serracchiani, il governo limita le attività teatrali e culturali in carcere. Alcune le vieta. Che idea si è fatta di questa stretta? Abbiamo chiesto conto al governo della circolare di ottobre scorso, che accentra su Roma le decisioni sulle attività nelle carceri dove ci sono detenuti in alta sicurezza. Ha risposto che va tutto bene, ma noi non ci accontentiamo: facciamo di continuo visite in carcere e sappiamo che succede l’esatto opposto di quello che dice il ministero.
Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2026
Incardinata al Senato una proposta di legge a prima firma Marco Meloni (Pd) per eliminare la “corsia preferenziale” che colloca in via prioritaria i detenuti al 41-bis nelle strutture carcerarie delle isole, in particolare la Sardegna. Fino a circa dieci anni fa, la Sardegna ospitava nelle strutture carcerarie dell’isola pochissimi detenuti in regime di carcere duro (il cosiddetto 41-bis), poi cresciuti gradualmente fino a un centinaio di unità. Ora il loro numero dovrebbe raggiungere un nuovo picco: nelle prossime settimane ne sono attesi oltre 160, in linea con la politica di “concentrazione” dei detenuti più pericolosi nelle carceri delle isole annunciata dal ministero della Giustizia, deciso ad attuare la “corsia preferenziale” per le isole introdotta nell’ordinamento penitenziario nel 2009 ma mai realmente applicata.
di Vincenzo Scalia
L’Unità, 13 marzo 2026
Dai tempi del lockdown, in Italia, ha preso piede la costruzione della devianza minorile come il principale problema del nostro Paese. Una rappresentazione dicotomica, lanciata dalla serie televisiva Mare Fuori, che raccontava di giovani che scelgono di sprofondare in un destino criminale malgrado il sostegno degli operatori penitenziari. Una mistificazione della realtà, prontamente recepita dalle altre articolazioni dell’apparato mediatico, e fatta propria da quelle forze politiche che, sin dai tempi di Bibbiano, puntavano a liquidare uno dei migliori sistemi penali minorili del mondo, studiato e copiato a livello internazionale per la residualità della pena e l’attenzione rivolta alla crescita del minore.
di Alice Dominese
Il Domani, 13 marzo 2026
Il rapporto della ong Save the Children sulla criminalità minorile spiega perché dietro l’espansione di denunce, arresti e armi tra i più giovani ci sono “fragilità emotive diffuse” di adolescenti spaventati dal mondo esterno. L’Italia è uno dei paesi con il tasso di criminalità minorile più basso in Europa, ma tra fragilità relazionali e vuoti educativi aumentano i minori denunciati o arrestati per reati violenti. “Almeno fare paura significa essere visti”, dice un ragazzo intervistato da Save the Children nell’ambito del report “(Dis)armati. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, che critica la risposta punitiva prediletta dalle istituzioni. “Di fronte a questo scenario, un approccio emergenziale che fa della punizione e del controllo gli strumenti principali per prevenire e affrontare la violenza minorile non è coerente con il superiore interesse del minore”, dice Antonella Inverno, responsabile della ricerca dell’ong.
di Nina Fresia
La Stampa, 13 marzo 2026
Tra i reati in aumento anche l’associazione mafiosa. Save the Children: “La risposta non può essere solo punitiva”. Rabbia, paura e forte sfiducia nella società: sono i sentimenti dietro ai numeri del rapporto “(Dis)armati. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà” realizzato da Save the Children. Il campanello d’allarme suona forte e chiaro: è vero che le segnalazioni dell’autorità giudiziaria minorile sono diminuite nel corso degli ultimi vent’anni, ma allo stesso tempo sono aumentati i reati di natura violenta commessi dai giovanissimi. Rapine, lesioni personali, risse e minacce sono sempre più diffusi.
di Michele Passione*
Ristretti Orizzonti, 13 marzo 2026
Immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori, antagonisti; tutti in libertà, “se non passa la riforma”. Già che ci siamo, in direzione contraria, anche figli strappati alle madri. Con la bava alla bocca, chiamando a gran voce i suoi, scuotendo i peggiori umori forcaioli, la donna, madre, italiana fa la faccia feroce, e di nuovo tocca ingoiare e trattenere il respiro, per provare a spiegare, ancora una volta, che separare le carriere non ha nulla a che fare con questa pazza idea di rimettere a posto le cose e fermare il “plotone di esecuzione”. Piuttosto, senza pretesa di esaurire l’elenco, c’è l’ambizione di non far del processo uno strumento di lotta alla criminalità, ma di accertamento di un fatto, dando alle parti un ruolo paritario, dinanzi a un giudice terzo (non solo imparziale).
di Renato Balduzzi
Avvenire, 13 marzo 2026
Nonostante un clima non propriamente favorevole a ragionamenti e a riflessioni, ecco una chiave di lettura che potrebbe consentire di esercitare meglio, i prossimi 22 e 23 marzo, il dovere civico del voto, ai sensi dell’art. 48, comma 2, della Costituzione. Dopo l’autorevole e fermo invito del presidente della Repubblica a rispettare il Consiglio superiore della magistratura, i toni si sono un po’ abbassati, ma la campagna referendaria sulla riforma dell’ordinamento giudiziario continua ad affrontare l’ultima settimana intrecciando luoghi comuni non dimostrati, falsità contrabbandate per evidenze, attacchi generalizzati e talvolta scomposti alla magistratura quando non a singoli magistrati in particolare. Neppure le accresciute preoccupazioni che l’attacco all’Iran sta comportando, anche con riferimento alla vita quotidiana di ciascuno, sembrano indurre ad approcci più equilibrati.
- Il garantismo non è la repubblica dei giudici ma nemmeno lo “stato di polizia”
- Non è un referendum ma una vera guerra. E io non partecipo alla chiamata alle armi
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