di Ilario Ammendolia
Il Dubbio, 13 marzo 2026
Cosa sarebbe meglio per l’Italia: lo Stato di polizia o una Repubblica in cui i giudici avranno (come in parte già hanno) il ruolo degli ayatollah in Iran? Secondo molti è questo il vero quesito a cui dovrà rispondere il popolo italiano al prossimo referendum. È c’è chi sogna e lavora per uno Stato in cui il governo potrà ordinare una retata di rom, di immigrati o di ragazzi che manifestano per la pace, senza “l’impaccio” dei magistrati. Così dall’altro lato, ci sono coloro che vorrebbero travolgere gli argini costituzionali per stabilire il primato etico, politico e legale dei giudici. Un loro ruolo di reggenza della Repubblica con una politica delegittimata. Questa è la scelta che ci vorrebbero imporre dall’una e dall’altra parte.
di Guido Salvini*
Il Dubbio, 13 marzo 2026
Dopo una lunga riflessione ho deciso di non partecipare a questa chiamata alle armi che non è un referendum su una legge ma appunto una guerra. Abbiamo assistito ad una campagna più pubblicitaria che di informazione ai cittadini, che ben poco possono sapere della materia del referendum. Una campagna contrassegnata da slogan fasulli. Per il Sì “Vuoi una giustizia più giusta?”, per il No “Vuoi magistrati sottoposti al Governo?” come dire “In Italia preferisci che ci sia la pace o la guerra?”, domande che hanno già in sé una risposta tautologica. E poi “Voterebbero Sì Gelli e i malfattori” o, al contrario, votare No significherebbe tradire Giovanni Falcone che era per la separazione delle carriere. Ed ancora per qualcuno se ci fosse stata questa riforma Enzo Tortora non sarebbe stato arrestato ingiustamente mentre per gli altri con questa riforma non ci sarebbe stato Mani Pulite. Ma così, sganciando in modo suggestivo eventi lontani dal loro contesto storico-giudiziario, non riproducibile oggi, si può dire qualsiasi cosa. In sostanza questi slogan sono un inganno e una manipolazione degli elettori.
di Susanna Marietti
Il Fatto Quotidiano, 13 marzo 2026
Non parliamo di pericolosi terroristi ma di ragazzini, spesso di minori stranieri non accompagnati pluritraumatizzati da viaggi della speranza. Il 7 luglio scorso Antigone aveva depositato un esposto in procura nel quale raccontava le presunte violenze subite da ragazzini reclusi nel carcere minorile romano di Casal del Marmo. Erano varie settimane che eravamo stati raggiunti dalle prime segnalazioni e ne avevamo informato la garante comunale delle persone private della libertà, che ha avuto un ruolo fondamentale nel far sì che l’inchiesta oggi esplosa andasse avanti.
di Gigliola Alfaro
ancoraonline.it, 13 marzo 2026
Al 31 dicembre 2025 i minori e giovani adulti in carico al sistema penale minorile erano 17.027, con una crescita del 25% rispetto al 2022. Negli istituti penali per minorenni, ricorda l’VIII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile dal titolo “Io non ti credo più” presentato a fine febbraio, si è passati da 381 presenze a fine 2022 a 572 a fine 2025. Secondo il Rapporto è particolarmente critica la situazione dei giovani stranieri. E sono proprio alcuni detenuti stranieri, tra i 15 e i 19 anni, sarebbero le presunte vittime di pestaggi e aggressioni a opera di dieci agenti che sarebbero avvenuti nell’istituto penale minorile di Casal del Marmo, secondo un’inchiesta della Procura di Roma. Ne parliamo con don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane.
di Valentina Moro
La Stampa, 13 marzo 2026
Il guardasigilli risponde all’interrogazione parlamentare presentata da Ilaria Cucchi sulla morte dell’elettricista e dj di Asti, che lo scorso 29 dicembre si è tolto la vita nel carcere di Quarto dopo il suo arresto. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio interviene sul caso di Christian Guercio, elettricista e dj di 38 anni che si è ucciso all’interno del carcere di Asti lo scorso 29 dicembre. La risposta del guardasigilli arriva in seguito all’interrogazione parlamentare presentata da Ilaria Cucchi, senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra. “Alla visita di ingresso Guercio ha riferito tossicodipendenza e alcol-dipendenza. La valutazione psicologica ha indicato comportamento e ideazione corretti, umore tranquillo, assenza di propositi autolesivi e basso rischio di aggressività.
di Antonio Andreotti
Corriere del Veneto, 13 marzo 2026
Disponibili ad attività con i ragazzi nello sport, musica, musica, teatro e arti. Cresce a vista d’occhio l’”esercito” di volontari pronti a prestare servizio nel nuovo carcere minorile in via Verdi che, da fine febbraio, ha iniziato ad ospitare i primi cinque detenuti. Tra i temi più gettonati per realizzare progetti a favore dei giovani ospiti lo sport, la musica e l’espressività artistica. L’altra sera al Seminario diocesano “San Pio X” nel capoluogo un primo incontro di formazione e confronto dedicato alle associazioni di volontariato interessate a sviluppare attività per i minori ospiti del nuovo Istituto penale per i minorenni (Ipm). Quasi un centinaio i volontari e i cittadini che hanno risposto alla chiamata della Diocesi di Adria-Rovigo e del Centro servizi volontariato (Csv) di Padova e Rovigo.
di Estefano Tamburrini
Avvenire, 13 marzo 2026
Finalmente libero, ma davanti c’era il vuoto: Mohammed era solo, senza casa né lavoro. Dopo il carcere c’era solo la strada, dove ha dormito per “alcuni mesi” dopo il suo rilascio. “Avevo paura di morire o di finire di nuovo in carcere. Non mi sentivo protetto da nessuno: ero completamente solo”, racconta lui stesso. Temeva di “essere aggredito” e, a un certo punto, si è rifugiato nell’alcol per “non pensare” a ciò che lo “faceva preoccupare o stare male”. La prigionia a Sant’Anna (la Casa circondariale di Modena) era ormai alle spalle, ma il “reinserimento sociale” - di cui parla l’articolo 27 della Costituzione - non c’era affatto.
di Annavera Scandone
zetaluiss.it, 13 marzo 2026
La giornalista Federica Delogu a Voices ha tenuto un panel sugli stereotipi di genere e la loro influenza nelle prigioni. “Il 97,5 % della popolazione detenuta è composta da uomini. La sproporzione è importante, ma gli obiettivi del sistema penitenziario rimangono l’ordine e la sicurezza. Ecco perché le donne trans sono collocate in istituti femminili”: Federica Delogu, giornalista italiana che collabora, tra gli altri, con Internazionale, Domani e Antigone, ne ha parlato al festival Voices, spiegando come destinare una donna transessuale a un istituto penitenziale maschile la esporrebbe a ripercussioni sulla sua incolumità, rischi di soprusi e violenze.
di Giampaolo Cirronis
laprovinciadelsulcisiglesiente.com, 13 marzo 2026
“Quando il carcere è donna” è il tema dell’incontro dibattito in programma domani pomeriggio, a partire dalle 17.00, nella sede del Mutuo Soccorso di Iglesias (via XX settembre n. 84 palazzo Upim). Promosso dall’associazione La Mandragola, dall’Anpi e dallo SPI Cgil nell’ambito delle iniziative per la Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, l’appuntamento intende approfondire il tema della detenzione femminile. Hanno aderito all’iniziativa Arci, Soims e Casa Emmaus di Iglesias, l’incontro sarà introdotto da Maria Luisa Tocco e Gabriella Masala rispettivamente presidenti de “La Mandragola” e dell’ANPI. Seguirà una relazione di Maria Grazia Caligaris, presidente di “Socialismo Diritti Riforme” a cui seguirà il dibattito.
di Ombretta Grasso
La Sicilia, 13 marzo 2026
Stasera e domani lo spettacolo fra “cunto” e giochi di luci. Il monologo “Vorrei una voce” storie di donne attraverso le canzoni di Mina è nato da un laboratorio con le detenute. “Perdere la capacità di sognare significa far morire una parte di sé”. Di quanti sogni sono fatte le vite delle detenute della Casa Circondariale di Messina, rinchiuse in uno spazio di sbarre, cancelli, grate? Lo spettacolo “Vorrei una voce” - stasera e domani alle 21 al Teatro Ambasciatori di Catania per la rassegna Palco Off - è dedicato a coloro i quali hanno perso la capacità di sognare.










