chietitoday.it, 4 giugno 2026
Si tiene giovedì 4 giugno lo spettacolo del progetto nato dalla collaborazione con l’associazione culturale “Il Ponte della libertà” e con il regista Ivan Zulli. I detenuti si trasformano per un giorno in attori. Succede nel carcere di Lanciano dove, giovedì 4 giugno, si terrà lo spettacolo “Emozionarsi...dentro”, messo in scena dalle persone ristrette che, dopo un lungo periodo di studio e preparazione, diventano i protagonisti dell’opera. Il sipario del Piccolo teatro Fenaroli della casa circondariale frentana si alzerà alle 15. L’iniziativa rientra nell’ambito della rassegna teatrale “Cattivi? voci, corpi e identità dal carcere”.
Corriere dell’Umbria, 4 giugno 2026
Il progetto si chiama Liberi Dentro ed è rivolto ai reclusi di media sicurezza. I cani come facilitatori in grado di far emergere la componente emotiva dei detenuti. È questo il progetto che coinvolgerà i detenuti della casa di reclusione di Spoleto. Una iniziativa promossa dall’associazione Una zampa per Birillo e dal Centro studi umanistici per l’Umbria e al quale il Comune ha concesso il proprio patrocinio. Il progetto, in questione si chiama Liberi Dentro e ha l’obiettivo di promuovere le capacità di mentalizzazione e regolazione emotiva dei comportamenti disfunzionali attraverso l’incremento delle competenze socio-relazionali della popolazione carceraria detenuta presso la casa di reclusione di Spoleto. In particolare la categoria dei detenuti di media sicurezza.
di Elisa Campisi
Avvenire, 4 giugno 2026
Dagli ex detenuti a chi ha disabilità, le storie di imprese sociali nella rete Cgm mostrano il valore delle attività basate su un modello di inclusione che fa insieme il bene dei vulnerabili e delle comunità: “Serve anche il sostegno di consumatori consapevoli”. Un migrante arrivato in Italia illegalmente, che sotto pressione per l’indigenza in cui vive commette l’errore di cercare guadagni facili attraverso lo spaccio. Una volta arrestato la sua storia sarebbe potuta finire con il carcere e un decreto di espulsione subito dopo aver finito di scontare la pena. Invece, sul finire del periodo di detenzione, l’uomo incontra la cooperativa sociale Nazareth, che opera a Cremona e inserisce nel mondo dell’agricoltura persone fragili altrimenti scartate.
di Luca Mazza
Avvenire, 4 giugno 2026
La strage dei quattro braccianti arsi vivi in un minivan nel Cosentino non è un episodio isolato, ma il punto più estremo di un sistema fondato su abusi, irregolarità e assenza di tutele. La strage dei braccianti arsi vivi in un minivan con le portiere bloccate a un distributore di benzina nel Cosentino sconcerta, comprensibilmente, soprattutto per la brutalità della morte a cui sono stati sottoposti quattro ragazzi. Eppure, a pensarci bene, non siamo di fronte all’eccezionalità di un’esecuzione barbara, ma alla manifestazione estrema di una violenza che rappresenta la punta di un iceberg assai più vasto. Il dramma di Amendolara è l’apice di un caporalato multiforme e sempre più diffuso nel nostro Paese.
di Marco Grimaldi
L’Unità, 4 giugno 2026
Il rogo nel quale han perso la vita quattro ragazzi stranieri che reclamavano il salario è la conferma: al governo che ringhia contro i migranti, i migranti servono. Purché schiavi. Quattro vite sono state spezzate nel modo più brutale possibile, nel rogo infame di Amendolara. Ragazzi di 19, 27, 28 e 29 anni. Si chiamavano Ullah Ismat Qiemi, Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad. Sappiamo che hanno tentato di difendere la propria dignità e sono stati orribilmente puniti. Una punizione esemplare per dire a tutti gli altri di tenere bassa la testa. All’unico sopravvissuto, Taj Mohammad Alamyar, va il nostro abbraccio, il nostro cordoglio per gli amici persi, la nostra vicinanza per il trauma subito e il dolore. Ci sono responsabilità penali che la magistratura accerterà: due uomini, Safeer Ahmed e Ali Raza, sono stati fermati con l’accusa di omicidio plurimo aggravato. Ma dietro questa tragedia c’è una realtà che denunciamo da anni.
di Niccolò Zancan
La Stampa, 4 giugno 2026
Il via vai dei furgoncini, i migranti stremati, le paghe da fame. Viaggio nelle terre gestite dai caporali: “Non parliamo, andate via”. Bevono birre da 66. Non parlano, stanno seduti sul marciapiede. Buttati a terra, divisi per nazionalità, aspettano un segnale. Ma il segnale tarda a arrivare. Alle tre di pomeriggio, i fantasmi dei campi sono tutti fuori. Alla luce del sole. Chiamarli invisibili è solo un altro modo per cancellarli dalla faccia dalla terra. Perché, in realtà, dopo aver lavorato, sono qui: Statale 106, all’altezza di Roseto Capo Spulico, fra la salumeria e il bar. Ci sono già due furgoni e due minivan nello spiazzo. Li vedi, li vedi eccome. Dentro quello azzurro, sei braccianti dormono distrutti dalla fatica.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 4 giugno 2026
Copione già scritto al Senato: la maggioranza chiede il rinvio per riaprire il testo Zanettin-Zullo. Bazoli (Pd): “Non c’è più tempo: così si seppellisce la legge”. È bagarre in due atti sul fine vita. Il primo prepara al secondo. Ma bisogna tornarci dopo, partendo dalla fine. Ovvero dal verdetto dell’Aula che nel pomeriggio archivia il debutto lampo della legge al Senato rispedendo il dossier in commissione. Nessuno, tra i parlamentari, si mostra sorpreso: il copione è già scritto. E lo annuncia ad apertura di seduta Lucio Malan, capogruppo di FdI, che prende parola per presentare a nome della maggioranza la richiesta di sospensiva secondo l’articolo 93 del regolamento. “Non per procrastinare i tempi - assicura - ma per trovare una soluzione”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 4 giugno 2026
Il ddl Bazoli arriva in aula, i partiti di governo rinviano di nuovo tutto in commissione. La legge sul fine vita richiesta sette anni fa dalla Corte costituzionale è di fatto morta. Con eutanasia, dopo una lunga vita di sofferenze e senza dignità. Come previsto, infatti, il ddl Bazoli, approdato in Aula al Senato ieri senza relatori, dopo appena un’ora e mezza di interventi è stato rispedito alle commissioni riunite Giustizia e Sanità dove lo stallo perdura da oltre due anni. Il testo del senatore dem Bazoli era stato ripescato proprio per l’impossibilità di sbloccare l’impasse in commissione - a mediare era stato il presidente La Russa dopo il pressing di Forza Italia - ma con 88 voti favorevoli e 59 contrari la maggioranza ieri ha approvato la questione sospensiva presentata da Fd’I e ha rinviato di nuovo la palla fuori dagli spalti.
di Giuseppe Mastropasqua*
Il Dubbio, 3 giugno 2026
L’esecuzione delle pene detentive e pecuniarie presenta molteplici criticità, che di fatto ne vanificano la finalità rieducativa sancita dell’articolo 27, comma 3 della Costituzione, ovvero la concreta possibilità di avviare un reale percorso di inclusione sociale e di rielaborazione critica delle condotte criminose perpetrate. La prima criticità è rappresentata dal sovraffollamento carcerario; gli istituti penitenziari - a fronte della capienza regolamentare di 51.265 posti - alla data del 30 aprile 2026 ospitano 64.412 fra condannati e imputati. A detto sovraffollamento si aggiunge la scopertura delle piante organiche del personale di polizia penitenziaria e dell’area pedagogica; ciò determina oggettive difficoltà nell’assicurare sia i servizi di traduzione, vigilanza e piantonamento dei detenuti, sia l’osservazione scientifica della personalità e la realizzazione di attività trattamentali costanti ed efficaci.
di Alessandra Vescio
marieclaire.it, 3 giugno 2026
Sempre più minori in carcere: cosa sta succedendo alla giustizia minorile italiana. Secondo l’ultimo report di Antigone, l’associazione che si occupa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, al momento in Italia sono detenute 581 persone minorenni. Non solo si tratta di un dato già elevato di per sé, ma rappresenta anche un aumento notevole rispetto al passato: in confronto al 2022, infatti, c’è stato un incremento del 52,5%. A ciò vanno aggiunti anche i trasferimenti delle persone che sono state detenute quando erano minorenni e trasferite poi nelle carceri per adulti appena compiuti i 18 anni. Questo aumento non è dovuto, secondo Antigone, a una crescita della criminalità minorile, ma piuttosto all’inasprimento delle pene favorito dal cosiddetto “decreto Caivano”, che da settembre 2023 ha introdotto una serie di misure per contrastare la criminalità giovanile.
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