huffingtonpost.it, 3 marzo 2026
La scrittrice iraniana esiliata in America: “La questione non è solo cambiare regime ma la mentalità delle persone. C’è il rischio della guerra civile, ma voglio anche credere che ci siano diversi sostenitori del regime che liberi dalla paura e dalla convenienza sappiano guardare in faccia la realtà e disertare”. Sulla morte dell’ayatollah Khamenei, Azar Nafisi prova sentimenti contrastanti. La scrittrice iraniana che vive in esilio in America dal 1997 racconta che “nei momenti di grande disperazione, gli ho augurato la morte. Ma questo è il loro stile: non può essere il mio. Ci hanno preso la libertà dandoci la morte, quando più noi iraniani cercavamo la vita. Lucidamente, dico che avrei preferito vederlo processato e condannato per i suoi crimini: solo così avrei potuto dire che ha vinto la democrazia. Così, invece, ne hanno fatto un martire. Temo che il suo pensiero resti vivo e la sua mentalità resti profondamente radicata in Iran”.
di Marta Allevato
agi.it, 3 marzo 2026
Appello ai governi di tutto il mondo da parte della ong Chri per la loro liberazione. Al quarto giorno di guerra in Iran è allarme per la situazione dei prigionieri politici e dei detenuti in Iran, dove a ogni momento di crisi corrisponde un inasprimento della repressione interna. Il Centro per i Diritti umani in Iran (Chri), Ong indipendente con base a New York, ha lanciato un appello con cui chiede “ai governi di tutto il mondo e alle organizzazioni internazionali di utilizzare urgentemente ogni canale diplomatico e politico disponibile per fare pressione sulle autorità iraniane, affinché rilascino tutti i prigionieri politici e i detenuti e garantiscano che non vengano effettuate esecuzioni durante questo periodo di conflitto”, si legge nell’appello del Chri.
di Victor Serri
dinamopress.it, 3 marzo 2026
La Spagna ha contribuito all’apertura di due nuovi Centri per il rimpatrio dei migranti fuori dai propri confini, in Mauritania, dove è impossibile controllare le condizioni dei detenuti e le garanzie legali. Il quadro che emerge è quello di una frontiera europea sempre più delocalizzata, dove cooperazione allo sviluppo e cooperazione di polizia si intrecciano con obiettivi di contenimento migratorio. La Spagna è un paese di grandi contrasti. Può sembrare una formula a effetto, quasi da slogan, ma osservando l’attuale scenario politico appare sorprendentemente aderente alla realtà. Da un lato, Madrid è tra i governi europei che più apertamente si discostano dalle tendenze politiche destrorse di molti paesi dell’Unione, dalla denuncia del genocidio in Palestina, a molte politiche sociali applicate nella penisola. Dall’altro, sulla questione migratoria, mostra una linea dura e ambigua, che in molti definiscono persino schizofrenica.
di Coordinamento Carcere Due Palazzi
Ristretti Orizzonti, 2 marzo 2026
Concludiamo oggi il racconto che riguarda le persone detenute di Alta Sicurezza improvvisamente trasferite da Padova dopo anni di impegno in attività rieducative. Pietro Marinaro a Padova non ha retto all’idea di essere trasferito e ha scelto di concludere prima della partenza la sua vita. Per noi un dolore e uno sgomento che non si attenuano. Le nostre schede parlano attraverso la voce di Operatori Carcerari Volontari OCV, di Momart/Laboratorio di pittura e scultura, di Ristretti, della biblioteca, di MatricolaZero/Laboratorio di Teatro, del laboratorio di lettura e scrittura.
di Massimiliano Rais
L’Unione Sarda, 2 marzo 2026
Chi non vive quell’esperienza non sa cosa vuol dire l’ingiustizia”, ci dice Bemiamino Zuncheddu nella casa di Burcei in cui vive. 33 anni in carcere da innocente. La sorella Augusta e il cognato Piero Pisu, insieme alla nipote Maria Luigia, lo hanno accolto con calore e affetto. Augusta non l’ha mai perso di vista. Lo ha sostenuto, con il suo costante conforto, nelle pellegrinazioni carcerarie e nei processi, un lungo calvario giudiziario. Beniamino appare come un reduce da una guerra di cui è stato l’unica vittima. Continua a combattere. Partecipa alla mobilitazione per la proposta di legge di iniziativa popolare, promossa dal partito Radicale, che punta a garantire una provvisionale a chi alla fine di un processo è stato assolto.
di Andrea Marini
Il Sole 24 Ore, 2 marzo 2026
Diverse rilevazioni mostrano un vantaggio variabile per il sì, con l’affluenza che si conferma fattore decisivo per l’esito del voto. Il referendum costituzionale sulla giustizia sulla separazione delle carriere si avvicina (si andrà al voto il 22 e 23 marzo) e i sondaggi continuano ad uscire copiosi. Se la maggioranza delle rilevazioni continua a dare il sì in vantaggio, sono comunque aumentate le rilevazioni (rispetto a un mese fa) che danno in vantaggio il no. I sondaggi, tuttavia, variano molto a seconda del campione utilizzato, del tipo di domanda e dalla percentuale di indecisi considerata. Un aspetto continua comunque ad emergere con una quasi certezza: più altra sarà l’affluenza più probabile sarà la vittoria del sì. Ecco qui le ultime rilevazioni.
di Federico Gonzato
pagellapolitica.it, 2 marzo 2026
Fratelli d’Italia e Forza Italia stanno facendo una campagna elettorale intensa, a differenza della Lega. Azione e Più Europa invece si stanno esponendo poco. Manca meno di un mese al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo e la campagna elettorale è entrata nel vivo. In vista del referendum, i primi a mobilitarsi sono stati i comitati, ossia gruppi di cittadini ed esperti che promuovono le ragioni del Sì o del No alla riforma della separazione delle carriere dei magistrati. Finora ne sono nati una decina, alcuni dei quali sono finiti al centro di una polemica su come si finanziano. A fianco ai comitati, però, nelle ultime settimane hanno iniziato a mobilitarsi via via i partiti, ma in modi diversi tra loro. Anzi, tra i partiti che sostengono il Sì alcuni partiti stanno facendo una campagna referendaria piuttosto intensa, altri meno, altri ancora si stanno esponendo poco, per motivi di posizionamento politico e divisioni interne. E c’è chi ha paura di una possibile vittoria del No.
di Elvira Serra
Corriere della Sera, 2 marzo 2026
Il Governo ha deciso di istituire sette istituti di massima sicurezza in 5 regioni italiane per 750 detenuti, un terzo dei quali in Sardegna. Sapevate che oggi in Italia ci sono 750 detenuti in regime di 41 bis? Sono quelli più pericolosi: i capi della criminalità organizzata. Si potrebbe opinare sulla capacità rieducativa del carcere duro prevista dalla nostra Costituzione. Ma non è questo il tema: e, nel merito, si sono comunque già espresse la Corte costituzionale e la Corte europea dei diritti dell’uomo. Attualmente questi 750 detenuti sono reclusi in 12 istituti di pena distribuiti in 8 regioni. Ora il governo ha deciso di trasformarne sette in carceri “dedicate”, riducendo le regioni ospitanti a cinque. L’anomalia è che tre dei sette istituti saranno in Sardegna: a Uta (Cagliari), Bancali (Sassari) e Badu e Carros (Nuoro).
di Davide Vari
Il Dubbio, 2 marzo 2026
A Cagliari circa duemila persone davanti alla Prefettura: “Scelta sproporzionata e calata dall’alto”. Sindaci e Garante: sistema carcerario già al limite. La Sardegna porta il tema del 41-bis in strada e lo fa con una piazza piena, davanti alla Prefettura di Cagliari. Circa duemila persone si sono ritrovate in piazza Palazzo per la mobilitazione lanciata dalla presidente della Regione Alessandra Todde contro l’ipotesi che all’Isola vengano destinate tre delle sette carceri italiane dedicate ai detenuti sottoposti al regime di massima sicurezza. Alla protesta, insieme alla governatrice, hanno partecipato il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, numerosi sindaci, rappresentanti sindacali, esponenti del Campo largo, associazioni e comitati.
di Pasquale Bartolomeo
rainews.it, 2 marzo 2026
Il 23enne molisano morto in carcere ad Ascoli presentava segni sul corpo che hanno insospettito la famiglia. Al vaglio anche alcune lettere rinvenute insieme agli effetti personali. I segni sul corpo, forse di una possibile violenza in un contesto difficile, quello del carcere dove era recluso. E le lettere alla famiglia, mai spedite, piegate in mezzo al vestiario e restituite insieme agli altri effetti personali solo dopo il decesso. Sono questi i due nodi principali da sciogliere intorno alla morte di Joshua Di Carlo, 23enne di Campodipietra, detenuto nel carcere di Ascoli Piceno e trovato senza vita lo scorso 24 febbraio. L’autopsia, che avverrà all’ospedale Mazzoni di Ascoli in presenza dei due consulenti medici legali della famiglia, servirà a fare chiarezza.
- Sulmona (Aq). Nuovo giro di vite nel carcere, ma sale la tensione tra i detenuti
- Catania. Rivolta a Piazza Lanza fermata: ma il reparto è distrutto, divelti anche i termosifoni
- Milano. Tensione al Beccaria: scontri tra detenuti e piccoli roghi
- Reggio Calabria. In Consiglio Regionale esperti a confronto sul sistema carcerario
- Catanzaro. Laboratorio educativo in carcere minorile, il Rotary punta su lettura e arte










