di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 14 febbraio 2024
Secondo Giorgia Meloni il problema del sovraffollamento carcerario non si risolve togliendo reati, ma aumentando le strutture penitenziarie. La Corte europea dei diritti dell’uomo, che nel 2013 ha già condannato l’Italia per le condizioni di detenzione, è di diverso avviso. Diciotto suicidi in carcere nei primi 44 giorni dell’anno. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di recente ha detto che un primo passo per affrontare il problema sarebbe “ridurre o eliminare il sovraffollamento”. Sovraffollamento che, secondo la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non si risolve togliendo reati, ma aumentando le strutture penitenziarie. Davvero è questa la soluzione?
di Thomas Usan
La Stampa, 14 febbraio 2024
L’appello del Sindacato di Polizia penitenziaria: “Chiediamo urgentemente un tavolo di confronto con il ministero della Giustizia e governo”. Così incalza Aldo Di Giacomo segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Spp, dopo gli ultimi due casi di suicidio da parte di detenuti, nelle ultime 48 ore, nelle carceri di Latina e Terni. Dall’inizio del 2024 sono 18 le persone che si sono tolte la vita negli istituti penitenziari italiani, un numero in netta crescita, rispetto ai primi due mesi del 2023. Un caso ogni poco due giorni e mezzo.
di Daria Bignardi
Vanity Fair, 14 febbraio 2024
Sovraffollamento, condizioni sanitarie precarie, maltrattamenti. Invece di cercare misure alternative, si inaspriscono le pene. E in carcere soffrono tutti. “È stato un lungo momento di terrore puro. Non riesco più a dormire ripensando a quanta paura ho avuto di morire, e a tutta quella forza e violenza usata nei miei confronti mentre ero a terra ammanettato”. Sono le parole messe a verbale dalla vittima dei maltrattamenti nel carcere di Reggio Emilia mostrati dall’Ansa. Il detenuto ha una maglietta gialla e la testa stretta in una federa bianca, viene trascinato da un gruppo di agenti penitenziari che lo colpiscono mentre è in piedi e poi a terra. Qualcuno gli stringe la federa intorno al collo. Viene buttato in cella senza più pantaloni. È un cittadino tunisino di 43 anni, condannato per reati legati allo spaccio a una pena di tre anni. La mattina dopo ha chiamato il suo avvocato Luca Sebastiani e gli ha raccontato tutto. La Procura di Reggio Emilia è intervenuta per mettere al sicuro il contenuto delle telecamere del carcere.
di Francesco Petrelli*
L’Unità, 14 febbraio 2024
18 suicidi dall’inizio dell’anno. Morti che invocano rimedi deflattivi immediati e segnali forti della volontà di una reale inversione di rotta. Dovremmo imparare a riconoscere nella disperazione, non una condizione individuale, un sentimento proprio del singolo detenuto, ma un dispositivo collettivo autodistruttivo suscettibile di allargarsi all’interno di ogni comunità, di insidiarsi in particolare in ogni comunità chiusa quale è un carcere, facendo proprio del carico di autodistruzione il contrassegno oggettivo della condizione carceraria nel suo complesso.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 14 febbraio 2024
Dopo i casi di tortura a Reggio Emilia, ci si interroga sull’adeguatezza di alcuni poliziotti in ruoli così delicati. Quante ore di formazione sono necessarie per “fare un poliziotto”, che sia rispettoso della Costituzione e delle garanzie e capace, allo stesso tempo, di risolvere i conflitti col minore ricorso possibile all’uso della forza? Dopo la conferma che in un certo numero di carceri italiane - a Reggio Emilia e non solo - viene applicata la tortura risulta inevitabile porsi quella domanda. Insieme a un’altra, di minore spessore ma altrettanto significativa: come può accadere che funzionari dello Stato (membri della polizia penitenziaria), pur sapendo dell’esistenza di telecamere di sorveglianza, abbiano messo in atto quegli orribili “trattamenti inumani e degradanti”? Quegli stessi che un legale della difesa ha definito pudicamente “forse eccessivi”.
di Sandro Gugliotta*
Il Dubbio, 14 febbraio 2024
La situazione all’interno degli istituti penitenziari è diventata ormai insostenibile. Il focus che qui si intende porre non è sulle condizioni dei detenuti ma sulle condizioni di lavoro in cui operano i Funzionari Contabili. Nessuno ne parla, nessuno sa chi sono questi funzionari dello Stato che si occupano di fare girare la macchina economica e finanziaria del carcere. Gestione del patrimonio, gestione dei capitoli di bilancio su cui arrivano i fondi del ministero della Giustizia e con cui provvedere a tutti gli acquisti necessari alla vita dell’istituto, sempre attraverso il mercato elettronico della Pubblica amministrazione.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 14 febbraio 2024
Senato, passa il ddl Nordio con lo stop all’abuso d’ufficio. Il via alla “legge bavaglio”. “Alla (quasi) abolizione dell’abuso d’ufficio”: il disegno di legge Nordio è appena passato al Senato con i 146 sì di maggioranza più Iv e Azione, e i 56 no di Pd, M5S e Avs, quando il Guardasigilli brinda “a spritz”, alla buvette, con il ministro leghista Roberto Calderoli e il collega sottosegretario Andrea Ostellari e il viceministro forzista Francesco Paolo Sisto. Ora resta da affrontare la Camera. “Ma andremo avanti, fino in fondo, costi quel che costi”, assicura il Guardasigilli mentre l’Aula riprende la corsa a perdifiato. E dà il via anche alla cosiddetta “legge bavaglio” che limita la pubblicazione delle intercettazioni contenute nelle richieste di rinvio a giudizio.
di Valentina Stella e Simona Musco
Il Dubbio, 14 febbraio 2024
Via libera a Palazzo Madama con 104 sì e 56 no, il provvedimento ora passa alla Camera. Abolizione dell’abuso d’ufficio e stretta alle intercettazioni, ecco le novità.Sì del Senato, con 104 voti favorevoli e 56 contrari, al ddl Nordio, riguardante modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento giudiziario e al codice dell’ordinamento militare. Il ddl abolisce innanzitutto il reato di abuso d’ufficio. Inoltre prevede una stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni e una serie di novità sulla custodia cautelare.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 14 febbraio 2024
Il Senato ha approvato, in prima lettura, il Disegno di legge Nordio, ennesima “riforma epocale” della giustizia penale. Un ulteriore capitolo della bulimia legislativa che ha caratterizzato ormai da anni governi di diverso colore. La novità recente, il Ddl Nordio ne è l’ultimo (per ora) clamoroso esempio, è nelle riforme che giustappongono proclamata istanza “garantista” e concreta attuazione del populismo punitivo.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 14 febbraio 2024
Abuso d’ufficio cancellato, traffico d’influenze ridotto ai minimi termini, limiti alla pubblicazione delle intercettazioni (e alla possibilità di citarle negli atti), inappellabilità delle sentenze di proscioglimento per una serie di reati. E soprattutto un depotenziamento delle misure cautelari a tutto vantaggio dei colletti bianchi. Ecco la “(contro)riforma Berlusconi” della giustizia penale, il pacchetto di norme “garantiste” presentato - dopo mesi di annunci - dal Guardasigilli Carlo Nordio e dedicato dal governo al fondatore di Forza Italia appena scomparso. Come da anticipazioni, la bozza del disegno di legge in otto articoli è arrivata sul tavolo del pre-Consiglio dei ministri, la riunione tecnica di mercoledì mattina che ha anticipato il Cdm, in programma giovedì alle 18. Su RaiNews24 il viceministro azzurro di via Arenula, Francesco Paolo Sisto, ex avvocato di Berlusconi, dice che la riforma “è stata studiata e calibrata nel tempo, con la diretta partecipazione” dell’uomo di Arcore, che “ha subito tanto, troppo, a causa della giustizia” (sic).










