di Veronica Valente
lecceprima.it, 8 febbraio 2024
Per tre giorni, a partire da oggi, i penalisti leccesi si asterranno dalle udienze. Tra i temi caldi: sovraffollamento carcerario e suicidi nei penitenziari. Nel carcere di Borgo San Nicola sono presenti 1.301 detenuti a fronte dei 798 posti regolamentari, quindi ci sono ben 503 persone in più. Nell’ultimo anno, inoltre nei penitenziari di Lecce e Taranto, ci sono stati complessivamente 5 suicidi, 116 tentati suicidi, 294 episodi di autolesionismo, 240 scioperi della fame, 100 scioperi della terapia, 45 aggressioni fisiche al personale di polizia.
La Nazione, 8 febbraio 2024
L’appello del presidente della Camera penale: “Grande collaborazione ma servono assunzioni”. “Il carcere di Maiano non deve essere un problema, ma deve rappresentare una risorsa per la città”. Sono le parole del presidente della Camera penale “Stefano Pecchioli” di Spoleto, l’avvocato Roberto Calai, che in occasione della prima giornata di sciopero indetta dall’Unione Camere penali italiane, insieme alle colleghe del consiglio, Marta Maestripieri e Francesca Pepperosa, ha posto l’attenzione sulle problematiche del carcere di Spoleto, visto che tra i motivi della protesta dei penalisti italiani che si materializza con l’astensione da tutte le attività, c’è anche il “peggioramento delle condizioni di vita a cui sono costretti i detenuti ristretti in carceri ormai al collasso”.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 8 febbraio 2024
“C’è stato un malinteso sui tempi”. Il magistrato Giovanni Russo, responsabile del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: “Riteniamo un privilegio che il presidente emerito della Consulta venga a parlare in carcere. Marcia indietro del ministero della Giustizia sull’annullamento in extremis dell’incontro che i detenuti di San Vittore del gruppo “Costituzione Viva” avrebbero dovuto avere martedì mattina con il presidente emerito della Corte Costituzionale, Giuliano Amato, e con la giornalista Donatella Stasio, autori del libro “Storie di diritti e di democrazia. La Corte costituzionale nella società”.
di Andrea Siravo
La Stampa, 8 febbraio 2024
Elisabetta Condò, 51 anni, a maggio fu aggredita da uno studente 16enne ad Abbiategrasso: “Non dimentico, ma non porto nemmeno rancore”. “Smaltita la tensione accumulata, incrociando il suo sguardo mi sono sentita di esprimere un gesto di incoraggiamento per il prosieguo della sua vita protendendomi verso di lui con una stretta sulle spalle”. La professoressa Elisabetta Condò racconta così l’abbraccio in cortile avuto con lo studente sedicenne che lo scorso 29 maggio l’aveva aggredita con un coltello in classe all’Istituto superiore Alessandrini di Abbiategrasso, in provincia di Milano. La prima volta che alunno e docente si sono ritrovati uno di fronte l’altra. Non in classe, ma al Tribunale dei minorenni per la prima udienza del 16 gennaio del processo in cui il ragazzo è accusato di tentato omicidio aggravato.
recensione di Guido Caldiron
Il Manifesto, 8 febbraio 2024
“Le prime gocce della tempesta” di Leonardo Bianchi, in libreria da domani per Solferino. Da Breivik a Casseri, il percorso di “lupi solitari” che si fanno interpreti del senso comune del rancore. In un’epoca che si vorrebbe segnata dalla fine delle ideologie, ve n’è una che conferma drammaticamente ogni giorno la sua crescente “presa” a livello internazionale. Certo, deve la sua diffusione soprattutto a interventi online, a testi che circolano sui social, a qualche titolo di narrativa distopica trasformato in “manifesto politico”, alle parole pronunciate dai protagonisti di terribili fatti di sangue e, sempre più spesso e incredibilmente, anche da rappresenti politici o istituzionali di questo o quel Paese.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 8 febbraio 2024
Anche la Cassazione stoppa il decreto Cutro. La questione del diritto d’asilo riguarda l’Europa. Per questo la Corte di Cassazione, chiamata a decidere sul ricorso del Viminale contro il provvedimento della giudice di Catania Apostolico e degli altri che hanno deciso di disapplicare il decreto Cutro nella parte che riguarda le procedure accelerate di frontiera per i migranti provenienti da Paesi sicuri, quindi ha deciso di sospendere i provvedimenti in attesa della pronuncia della Corte di giustizia europea.
di Sara Tirrito
Il Fatto Quotidiano, 8 febbraio 2024
L’ultima volta che lo hanno visto vivo, alle tre di notte del 4 febbraio, Ousmane Sylla stava pregando. Voleva tornare da sua madre e lasciare per sempre l’Italia. Il suo suicidio, avvenuto nel Centro per il rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria a Roma, si aggiunge alla lista di orrori che ogni giorno vengono denunciati dai centri di permanenza per il rimpatrio sparsi per il Paese, otto quelli aperti attualmente. Le condizioni in cui vivono i trattenuti in queste strutture sono certificate dai report dei Garanti delle persone detenute e private della libertà, dalle denunce delle associazioni di settore e dalle inchieste giudiziarie in corso che, al momento, riguardano i centri di Milano e Potenza.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 8 febbraio 2024
Prima sentenza europea su questi Centri di detenzione per il rimpatrio. La Corte ordina il trasferimento del ricorrente e l’adeguamento della struttura. In questi mesi sono fioccate condanne all’Italia per gli hotspot e le strutture di accoglienza, ma quella di ieri è la prima decisione con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) si pronuncia su quanto accade nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Rispondendo a un ricorso d’urgenza presentato dall’avvocato di Asgi Angelo Raneli per conto di un cittadino tunisino trattenuto a Trapani, i giudici di Strasburgo hanno ordinato “l’immediato trasferimento del ricorrente in una struttura di accoglienza adeguata ai suoi bisogni” e “l’adozione di ogni altra misura finalizzata a garantire condizioni di vita e accoglienza adeguate nel Cpr, secondo gli obblighi stabiliti dall’articolo 3 della Convezione europea dei diritti dell’uomo”. Quello che vieta i trattamenti inumani e degradanti.
di Federica Rossi
Il Manifesto, 8 febbraio 2024
Prossimo appuntamento il 25 febbraio a Roma, in piazza Vittorio. Decine di sigle hanno contribuito ieri a un presidio in piazza Santi Apostoli, davanti alla prefettura di Roma, per chiedere la chiusura del Centro di permanenza per i rimpatri di Ponte Galeria. La protesta nasce a seguito dell’ennesimo suicidio all’interno delle strutture per il rimpatrio, quello di Ousmane Sylla nel centro alle porte della capitale. La morte del giovane 22enne originario del Gambia ha portato alla creazione di quella che i presenti chiamano la Rete Stop Cpr. Ancora in fase embrionale ma determinata a raccogliere le forze della società civile per opporsi alla detenzione amministrativa delle persone migranti. “Ci uniamo per una battaglia comune: la chiusura immediata dei Cpr, perché in questo sistema di morte, Ousmane deve essere l’ultimo”, commenta Luca Boccoli, di Giovani Verdi Europeisti.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 8 febbraio 2024
Nicola Cocco, infettivologo che lavora nelle carceri milanesi e fa parte della Società italiana di medicina delle migrazioni, spiega tutte le falle del rilascio dell’idoneità al trattenimento. Fuori visite sotto la pressione delle questure, dentro psicofarmaci prescritti a caso. Nicola Cocco è medico infettivologo, ha 40 anni e sa bene cosa significa fornire assistenza sanitaria in contesti di detenzione: da tempo lavora nelle carceri milanesi. Si è occupato anche di Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr): in quello di Ponte Galeria, domenica scorsa, Sylla Ousmane si è tolto la vita.
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