di Fernanda Fraioli
Gazzetta del Mezzogiorno, 5 gennaio 2024
Che il rapporto debba essere disciplinato a dovere è cosa non soltanto nota, ma che non può più aspettare perché, se vero è che la giustizia si amministra in nome del popolo italiano, altrettanto vero è che questo debba essere messo al corrente di quel che lo riguarda.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 5 gennaio 2024
Sensazionalismo e suggestione possono impossessarsi dell’informazione e provocare seri danni. I rischi che si corrono anche in riferimento a recenti inchieste giudiziarie sono tanti, a partire dalla gogna mediatica. Ne abbiamo parlato con il professor Alberto Abruzzese, sociologo dei processi culturali e comunicativi.
di Lorenzo Zilletti*
Il Dubbio, 5 gennaio 2024
La vittima è la Costituzione. Sì, avete letto bene, sulla e c’è un accento. Si tratta di un accento grave, come giuridicamente, culturalmente e politicamente grave è quello che il senatore Balboni (FdI), in compagnia di un variopinto rassemblement di parlamentari (dal piddino Parrini, al grillino Marton, al rossoverde De Cristofaro), vorrebbe apprestarsi a fare sull’articolo 111 della Costituzione: introdurvi la figura della vittima.
di Andrea Aversa
L’Unità, 5 gennaio 2024
Ad Ancona c’è stata una protesta con due detenuti saliti sul tetto della struttura: uno di essi è caduto ed è stato soccorso. Inoltre ci sono giunte segnalazioni per presunti casi di mala sanità. In provincia di Caserta, per la Polizia Penitenziaria, c’è stata una rivolta che ha causato gravi danni e la presa in ostaggio di alcuni agenti. Ma il Garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello ha smentito.
di Ciro Cuozzo
Il Riformista, 5 gennaio 2024
“Con il nuovo decreto sarà sempre così”. “Secondo voi come è possibile che una rivolta che avrebbe visto protagonisti 230 detenuti sia rientrata nel giro di poco tempo con direttore, vice-direttore e magistrato di sorveglianza già tornati a casa?”. Parte con una domanda la prima risposta di Samuele Ciambriello, garante dei detenuti in Campania, quando gli viene chiesto cosa è effettivamente successo nel carcere Raffaele Uccella di Santa Marica Capua Vetere (Caserta), già tristemente noto per la mattanza durante le prime settimane di Covid che, ad oggi, vede decine di agenti penitenziari imputati. Per Ciambriello di stratta di “procurato allarme” da parte dei sindacati di polizia penitenziaria che sempre più spesso sono soliti “enfatizzare in negativo” tutto quello che succede all’interno del carcere.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 5 gennaio 2024
Sul numero di telefonate che i detenuti possono fare ai parenti, carcere che vai, regole che trovi. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio lo aveva promesso alla vigilia di Ferragosto dopo la sua visita alle Vallette di Torino in seguito alla morte di due giovani recluse, una per suicidio, l’altra, madre di due bambini, per inedia dovuta a disperazione: “Due chiamate in più al mese per tutti”.
di Angiola Petronio
Corriere del Veneto, 5 gennaio 2024
Polemica dell’associazione “Sbarre di zucchero” sul trattamento riservato al 22enne reo confesso del femminicidio di Giulia Cecchettin. La direttrice smentisce: “L’infermeria reparto a sé ma nessun trattamento di favore”. Tre. Talmente “invisibili” da essersi suicidati. Eterei, come gli altri 490. E uno, assolutamente “appariscente”. È su questa proporzione che trascorrerebbe la vita nel carcere di Montorio, a Verona. Quello in cui, come in tutti i penitenziari italiani, i detenuti sono accatastati per il sovraffollamento e la mancanza cronica di agenti di polizia penitenziaria.
di Emanuele Lombardini
Avvenire, 5 gennaio 2024
Morire in carcere, o peggio ancora morire di carcere. Una condizione che in alcuni penitenziari ha superato il livello di guardia. Lo certifica il report dell’associazione “Ristretti Orizzonti” che nella triste classifica annuale dei morti suicidi in cella del 2023 - ben quattro vittime per penitenziario - ha messo a fianco di Regina Coeli e San Vittore anche il più piccolo istituto di Terni. Cosa sta accadendo da mesi nell’istituto umbro? E come si spiega tutto questo?
di Francesco Patané
La Repubblica, 5 gennaio 2024
Intervista al Garante palermitano per i diritti dei detenuti: “La Regione presieduta da Schifani non sta facendo nulla per garantire ai detenuti il diritto alla salute”. “Nelle carceri siciliane non è garantito il diritto alla salute, ci sono detenuti con gravi problemi psichici e di tossicodipendenza che nemmeno dovrebbero entrare in cella e i percorsi di reinserimento sono pochi e inefficaci. Questo porta alla violenza e ai suicidi a cui assistiamo nelle strutture detentive dell’Isola”. Pino Apprendi, il garante palermitano per i diritti dei detenuti, è appena uscito dall’istituto penale per minorenni Malaspina di Palermo dopo l’ennesimo episodio di violenza.
di Gerlando Cardinale
agrigentonotizie.it, 5 gennaio 2024
Il presidente della Camera, Angelo Nicotra: “I fatti andranno accertati ma vanno garantiti i diritti dei detenuti, non si possono negare acqua calda e assistenza medica”. “Senza entrare nel merito dei fatti accaduti nel carcere di Agrigento, che verranno accertati, va detto - come recita la Costituzione - che il trattamento carcerario non può essere contrario al senso di umanità e tendere alla rieducazione del condannato”.
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