di Simone Bauducco
Il Fatto Quotidiano, 2 dicembre 2023
Tentativi di suicidio, abuso di psicofarmaci e cibo coi vermi. Persone identificate con numeri, cibo scaduto con i vermi, difficoltà nell’accesso alle cure e uso di psicofarmaci in gran quantità che genera una “zombizzazione” dei trattenuti. È questo il quadro che emerge dal report dell’associazione Naga e della rete Mai più Lager-No Cpr che per un anno hanno raccolto testimonianze e documenti sulle condizioni del Centro di Permanenza per i Rimpatri di via Corelli a Milano.
di Andrea Siravo
La Stampa, 2 dicembre 2023
L’accordo Italia-Albania? Rischiamo di creare la nostra piccola Guantánamo”. L’ex senatore denuncia le irregolarità dopo i sopralluoghi nei Centri di permanenza per il rimpatrio di Milano e Roma. Il fine settimana del 5 giugno 2021 e il 29 maggio 2022 l’ex senatore Gregorio De Falco era entrato nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Milano. Quel caseggiato di cemento grigio in fondo via Corelli dove venerdì primo dicembre hanno fatto i militari della Guardia di Finanza e i pm di Milano. Un’ispezione effettuata nell’ambito di un’inchiesta sulle presunte irregolarità nell’affidamento dell’appalto Martinina srl e la successiva gestione dei servizi.
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 2 dicembre 2023
L’inchiesta della Procura di Milano parte anche dalle segnalazioni dell’ex senatore 5Stelle che fece due ispezioni: “Il gestore del centro ha tutto l’interesse a trattenere il maggior numero di persone perché è pagato per quello. Se nessuno controlla può succedere qualsiasi cosa, e infatti succede”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 2 dicembre 2023
L’intesa Meloni-Rama. Un documento interno del governo rivela: costi altissimi per allestire tre strutture dove ci sarà posto per 720 migranti. Un hotspot nel porto di Shengjin, un luogo di trattenimento e un Cpr a Gjader. E mancano ancora le spese per l’ente gestore e i trasferimenti navali a bordo di mezzi militari. Circola nelle mail dei funzionari dei ministeri coinvolti un prospetto complessivo sul totale dei costi stimati per i centri italiani in terra albanese e accende una prima luce sull’impegno economico della nuova scommessa di Meloni: almeno 92,5 milioni di euro il primo anno e poi 49 per ognuno dei quattro successivi previsti dall’intesa quinquennale. Nel documento che il manifesto ha potuto visionare, finora inedito, c’è un numero importante che smentisce gli annunci della premier: saranno 720, e non 3mila, i migranti trattenuti contemporaneamente oltre Adriatico nella migliore delle ipotesi. Almeno nella fase di avvio del progetto, che da protocollo prevede un totale “non superiore” a quello dichiarato dalla presidente del Consiglio.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 2 dicembre 2023
Le potenze mondiali dovrebbero convocare un summit per fermare il conflitto e creare uno Stato palestinese. All’Occidente serve un accordo durevole tra leader responsabili, l’occupazione di terra produce solo terrorismo. Resisterà la tregua? Saprà svolgersi in una reale ricerca di accordo? Questo si chiedevano tutti qualche ora fa. La risposta sembra tragica: no, la guerra continua, si riaccende. Ma con quali prospettive? Eppure sembra del tutto chiaro che queste si riducono essenzialmente a due, e chiaro anche quali di ognuna siano le conseguenze. La prima alternativa è quella che tutti dovrebbero augurarsi e per la quale tutte le potenze globali dovrebbero lavorare: la convocazione di una Conferenza internazionale di pace. Soltanto essa potrebbe produrre mutamenti immediati negli assetti delle rispettive leadership, la cui inadeguatezza è palese, e riaprire le possibilità di accordi tra Palestina e Israele, possibilità calpestate da una parte e dall’altra dopo Camp David e Oslo. Solo una Conferenza di pace può avviare concretamente il processo verso la formazione di uno Stato palestinese, che non sia l’imitazione di un lager e dunque il grembo sempre fecondo di Hamas, di uno Stato retto da leader responsabili e dunque capace di riconoscere sine glossa il diritto a esistere dello Stato di Israele.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 dicembre 2023
È privo di forze, ridotto a deambulare in carrozzina e soprattutto lo avrebbero costretto ad assumere ansiolitici. Parliamo di Leonardo Cisaria, fino al 20 novembre recluso presso la casa circondariale di Brindisi. Ora detenuto presso la casa circondariale di Lucera. Sandra Berardi, la presidente dell’Associazione Yairaiha, ha rivolto un accorato appello alle massime istituzioni, tra cui il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Giovanni Russo, e la direttrice della Casa circondariale di Lucera Patrizia Andrianello, in seguito alle gravi condizioni di salute denunciate dal detenuto Leonardo Cisaria.
di Franco Corleone
L’Espresso, 1 dicembre 2023
In Italia molti ostacoli a un diritto che è già realtà in Francia, Germania e molti altri Paesi. La situazione delle carceri rischia di divenire esplosiva: ormai si superano i sessantamila detenuti e il governo senza pudore immagina una norma contro paventate rivolte in carcere con pene spropositate anche verso forme di resistenza passiva. La nonviolenza fa paura a Carlo Nordio, ministro sedicente garantista. Per non dire della persecuzione delle madri detenute che provocherà l’aumento dei bambini in carcere.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 1 dicembre 2023
1) Si è aperta una lotta molto aspra sulle sorti del sottosegretario Delmastro, esponente di Fratelli d’Italia e vice di Nordio al ministero della giustizia. Dopo parecchio tempo l’opposizione sembra decisa stavolta ad andare fino in fondo. E la maggioranza, e il governo, hanno capito che questa è una battaglia seria e complicata. Non è una cosuccia, come qualche decreto per aumentare il carcere ai minorenni, per ingabbiare più profughi possibile, per consentire ai neonati di finire in cella con la mamma rom e roba simile. Quelle sono questioni semplici da risolvere senza grandi ostacoli. Chi vuoi che si opponga davvero a un arresto? Arrestare è bello e porta voti. Stavolta invece si tratta di una grande questione di principio. È in gioco la dignità della repubblica, se ho capito bene.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 1 dicembre 2023
Tra i delitti e le pene non c’è alcun ragionevole rapporto. Sono due ambiti incompatibili: se non due tipi di pena, spesso due tipi di delitto. Siccome niente piace e lusinga più dell’autoinganno, si pretende di adeguare (la bilancia della giustizia) delitti e pene alla stregua di un libro mastro: il debito, il conto saldato con la giustizia, gli sconti...
di Manuela Perrone
Il Sole 24 Ore, 1 dicembre 2023
Da quando ha giurato l’Esecutivo Meloni, è stato introdotto in media un delitto al mese. La mappa delle novità dal decreto Rave al disegno di legge Sicurezza, che ne ha aggiunti sei. Quindici nuovi reati o fattispecie in quasi 14 mesi, di cui otto già entrati in vigore. Con il record raggiunto dall’ultimo Ddl sulla sicurezza, che da solo ne aggiunge sei. E con interventi massicci per aumentare le pene di molti delitti già previsti dal Codice.










